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Le Idi di Marzo

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"Le Idi di Marzo"

George Clooney firma questo intenso film tratto dall’omonimo play di Beau Willimon, in cui si racconta la storia di un ragazzo idealista, membro dello staff di uno dei candidati alla Presidenza USA, che resta travolto da giochi di potere e politici corrotti, proprio nel bel mezzo della campagna elettorale. Pur tuttavia la storia che vi si racconta non è quella appena descritta, altrimenti non si comprende il perché fuorviante del titolo: “Le Idi di Marzo” ? Una domanda che si pongono in molti appena usciti dalla proiezione ma pochi lo rapportano con la rilettura di Le Idi di marzo (latino: Idus Martii) riferite al 15 di marzo del calendario romano, utilizzato per il 15esimo giorno dei mesi di marzo, maggio, luglio e solitamente usato per indicare la data dell'assassinio di Giulio Cesare. La storia dunque, e per di più a fosche tinte, entra in questo noir psicologico dalla porta d’ingresso quasi non vista, quasi inascoltata, perché nell’incrociarsi delle sequenze, i primi piani, i dialoghi sempre sulle righe e pur tuttavia mai convenzionali, disorientano dal cimentarsi con l’intento moralistico del film, in cui, una fiducia mal riposta fa crollare il rapporto di lavoro consistente e audace come quello di un promoter di successo alle prese con l'occasione di una vita. Ma non c'è spazio per il tradimento (che essendo nelle intenzioni era pertanto come già consumato) che si trasforma in un debito con la propria coscienza, e che resterà senza possibilità di riscatto. Cinema di grande impatto sociale che rispecchia uno degli aspetti più “violenti” della corruzione politica.
Cast di levatura eccezionale: Jennifer Ehle, Jeffrey Wright, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Ryan Gosling e George Clooney che ancora una volta, da prova della sua capacità di fine tessitore di sequenze visive, colto nei dettagli “epidermici” della fotografia, quasi che la sola immagine lasci trasparire il compimento dei dialoghi, prima ancora che lo svolgersi della trama. Sottigliezza registica questa che avevamo già riscontrata in “Good night and Good luck” e che fa di George Clooney un regista se vogliamo patinato ed effimero, non per questo meno audace e al passo coi tempi.

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