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Preghiere silenziose

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Imploravo te, Angelo Custode,

t’imploravo nel silenzio

perché tu e solo tu

avresti potuto avere clemenza.

Ignoravo la mia colpa

ma conoscevo la loro condanna. 

Ero un corpo calpestato fra tanti

indegno d’umano rispetto

per chi s’assurgeva a prediletto

con la sua ferocia legalizzata.

 

E chi avrei potuto invocare 

io, nudo tra i nudi

per volare via dall’Inferno terrestre?

 

E così mi sono affidato 

alle mie invisibili ali di farfalla 

per non finire sulle reti fulminanti 

e sono volato via in un prato 

romito e verde, in mezzo ai fiori.

 

Ed ero già io stesso un fiore

nutritomi delle mie stesse ceneri

prodotte in quei camini ardenti

lontano dagli occhi sicuri e salvi

di chi regnava nel suo Paradiso terrestre.

 

Oggi quei fiori sono appassiti

divenuti concime per un albero vigoroso 

le radici salde al suolo

e fruttifica parole mature 

e il mondo dovrà raccoglierle

per assimilare rispetto. 

 

Donaci Signore

bocche per raccontarle

penne per tramandarle

orecchie per sentirle

cuore per nutrirle

testa per non dimenticarle

perché non accada ancora

e ancora, come allora. 

 

 Giulia Bellucci - 28/01/2019 21:14:00 [ leggi altri commenti di Giulia Bellucci » ]

Grazie Maria Musik
Grazie Edi Davoli

 Edi Davoli - 27/01/2019 15:57:00 [ leggi altri commenti di Edi Davoli » ]

Si sente la levità, la dolcezza e l’arrendevolezza di una preghiera. Mi sono arrivati i tuoi sentimenti, grazie!

 Maria Musik - 27/01/2019 10:29:00 [ leggi altri commenti di Maria Musik » ]

La preghiera si fa solenne se si leva a baluardo di un "mai più" che si nega nell’oggi, ogni giorno.
Grazie, Giulia.

 Giulia Bellucci - 26/01/2019 14:03:00 [ leggi altri commenti di Giulia Bellucci » ]

Grazie Salvatore e Klara.

 Salvatore Pizzo - 25/01/2019 18:04:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Pizzo » ]

La chiusa è ancor più toccante, con l’invocazione a che la memoria non debba più permettere orrori di questo genere. Sì, perchè non è errato concepire la memoria come punto debole dell’umanità: essa è come la battigia, sulla quale le onde cancellano le orme, anche le più profonde...
Molto apprezzata
un caro saluto

 Klara Rubino - 25/01/2019 11:21:00 [ leggi altri commenti di Klara Rubino » ]

Una grande sofferenza spinge quest’anima a chiedere aiuto, in silenzio, al suo angelo custode, anche e soprattutto per liberarsi dalla rabbia ed accedere alla pace del perdono, poiché alla vita essa ha già rinunciato.
Per alcuni, la vita è un paradiso terrestre dove regnare sicuri e salvi, per altri un inferno, la cui unica via di salvezza è, invisibili ali di farfalla, la morte.
Grande separazione c’è : gli eletti , i reietti.
Sotto questo strato dalla tua poesia emerge un senso enorme di armonia: è ciò che ha la forza di sopravvivere alle contingenze: la fede, la vita nella sua ciclicità, speranza nel domani, il dialogo e l’ascolto.
Grazie per questi toccanti versi.

 Giulia Bellucci - 24/01/2019 15:31:00 [ leggi altri commenti di Giulia Bellucci » ]

Grazie cara Graced per il tuo apprezzamento. Ricambio il tuo saluto con grande stima.

 Graced - 23/01/2019 20:00:00 [ leggi altri commenti di Graced » ]

Bisogna raccontare sempre quegli orrori che ci furono in modo da non dover più ricadere in un altro olocausto che determinò la Scioà. Versi toccanti, un caro saluto!

 Giulia Bellucci - 23/01/2019 11:16:00 [ leggi altri commenti di Giulia Bellucci » ]

Grazie Franca e Alberto. Sono perfettamente d’accordo con te, Alberto. Come dicevo in un mio precedente commento al testo di Maggi, ciò che manca è l’immedesimazione nel dolore altrui. Se riuscissimo a immaginarci per un solo istante in coloro che subiscono violenza, odio e che soffrono urleremmo di rabbia e certe cose non le consentiremmo. Intanto ci giriamo dall’altra parte.

 Alberto Becca - 23/01/2019 09:00:00 [ leggi altri commenti di Alberto Becca » ]

Nel grande mistero della storia uman molte volte si sono susseguiti "Paradisi terrestri" (pochi) e troppo spesso "Inferni terrestri" (troppi) che ancora oggi, quotidianamente, travolgono e sconvolgono i viventi, quasi che la storia stessa non abbia insegnato nulla a nessuno

 Franca Colozzo - 22/01/2019 22:36:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Cara Giulia, io che ho avuto un padre deportato in diversi campi di concentramento nazisti dopo l’armistizio del 1943, riesco ad immedesimarmi nella tua poesia che srotola tutta l’incomprensione di così grande ingiustizia e dolore!
La follia umana non ha argini e viaggia, schizzando all’improvviso alla velocità della luce, nella paranoia dell’indifferenza delle masse, trascinate verso il male da propagande faziose come quella che subiamo ogni giorno sui migranti.
Il passo verso il fascismo è breve e subdolo quando si addita il primo nemico a tiro, quello che fa più comodo per trascinare masse di popolo, come pecore, verso pascoli confacenti a fini elettorali.
L’uomo nemico dell’uomo "Homo homini lupus", frase del commediografo latino Plauto (lupus est homo homini, "Asinaria"), poi ripresa e discussa nel XVII secolo dal filosofo inglese Thomas Hobbes, secondo il quale la natura umana è fondamentalmente egoistica e gestita dagli istinti di sopravvivenza e di sopraffazione.
Speriamo che prevalga il raziocinio sull’istinto animalesco e che il bene dell’umanità abbia il sopravvento sull’egoismo del singolo, affinché non avvengano più simili misfatti. Ti auguro la buona notte.

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