LaRecherche.it

« indietro :: torna al testo senza commentare

Scrivi un commento al testo di Giacomo Colosio
E a me piaceva tanto giocare.

- Se sei un utente registrato il tuo commento sarà subito visibile, basta che tu lo scriva dopo esserti autenticato.
- Se sei un utente non registrato riceverai una e-mail all'indirizzo che devi obbligatoriamente indicare nell'apposito campo sottostante, cliccando su un link apposito, presente all'interno della e-mail, dovrai richiedere/autorizzare la pubblicazione del commento; il quale sarà letto dalla Redazione e messo in pubblicazione solo se ritenuto pertinente, potranno passare alcuni giorni. Sarà inviato un avviso di pubblicazione all'e-mail del commentatore.
Il modo più veloce per commentare è quello di registrarsi e autenticarsi.
Gentili commentatori, è possibile impostare, dal pannello utente, al quale si accede tramite autenticazione, l'opzione di ricezione di una e-mail di avviso, all'indirizzo registrato, quando qualcuno commenta un testo anche da te commentato, tale servizio funziona solo se firmi i tuoi commenti con lo stesso nominativo con cui sei registrato: [ imposta ora ]. Questo messaggio appare se non sei autenticato, è possibile che tu abbia già impostato tale servizio: [ autenticati ]

Credo molto nel destino, in quelle cose meravigliose che ti possono succedere di punto in bianco. Ero lì lì che stavo per buttarmi disperato dalla finestra, quando sentii squillare il telefono. Era un Road manager americano, e mi disse che mi avrebbe aiutato a mettere insieme una nuova band. Mi assicurò che tutti i componenti erano dei talenti nati, mancavano solo di esperienza musicale, mentre io ne avevo da vendere. Non capii bene cosa intendesse dire; infatti io me l'ero venduta tutta, la mia esperienza musicale, e non mi restavano altro che i soliti vizi, fumo e alcool. Niente soldi, non una donna che mi accudisse; quelle poi se ne stavano alla larga dopo che il mio successo era crollato, anzi svanito nel nulla. No money, no woman, è questa la dura legge del mondo dello spettacolo. Ero rimasto a secco, colpa di quel mio modo di aggredire il pubblico, dicevano i sapientoni, in altre parole quella che passa sotto il nome di critica musicale. E allora avevo lasciato, abbandonando il gruppo. Svanito nel nulla, si disse nell'ambiente a ragion veduta. « Jeff, prima di tutto ti devo tirar fuori da quel buco nel quale ti sei rinchiuso di proposito; quel posto è veleno per te, come uomo e ancor più come musicista » disse con una voce calma e pacata che sapeva tanto di forza e decisione; insomma, si capiva che il tipo ci sapeva fare con gli sbandati come me. Dopo meno di un'ora era già lì col suo furgone, ed io mi sentivo come una foglia secca sbattuta di qua e di là dal vento. Mi spingeva a raccattare dei vestiti e me li fece buttare alla rinfusa in una vecchia borsa, una sacca che usavo quando giocavo a basket. Prese le mie chitarre, ed aggiunse: « Vedrai la Fender che ti ho preparato... però ti devi portare anche le tue, ti aiuteranno a ricominciare. I ricordi sono più vivi che le persone, ed aiutano, specialmente se sono belli. E qualche foto della tua ex, se ti va... ma di donne, vedrai quante ne arriveranno » Mi portò a casa sua e mi mise a letto, fino a tarda sera. Mi sentivo un bambino nelle braccia di una mamma adottiva, maschio per giunta. E non era nemmeno gay, era così per natura, carino, autoritario, forte e gentile, il tutto in una miscela ben dosata. Abitava nel quartiere di West London, in una via parallela alla famosa Portobello Road. Aveva un grande appartamento in un edificio dipinto in colori pastello, ogni finestra della facciata aveva il suo, quasi fosse un arcobaleno di mattoni. Quando mi svegliai, mi parve di sentire degli strani rumori venire dalla cantina. Non potevo sbagliarmi: erano accordi, prove musicali. C'era il bel suono di un piano, e una batteria che mandava in temperatura il sangue, per non parlare del sax che pareva piangesse note calde. Sentivo l'argento vivo in corpo, e mi fiondai giù per le scale. La cantina era una grande stanza, accogliente, per niente umida. Per terra c'erano dei mattoni, disposti in strani disegni geometrici. Alle pareti erano stati dipinti degli spartiti di vecchie canzoni rock, e mi si allargò il cuore quando vidi che c'era anche la mia Heart full of soul, di qualche anno prima, quando ero diventato una star del gruppo The Yardbirds. Molto ben augurante, quella canzone, anche perché il mio cuore era pur sempre pieno di soul, anche nella disgrazia, nella vita allo sbando. I tre ragazzi mi guardarono come ipnotizzati. Avevano smesso di suonare, e mi fissavano. Erano commoventi, pareva avessero avuto una visione, e quella visione ero proprio io. Come non sentirsi gratificati. Poi Rod, il cantante, uno che aveva un sorriso pulito come una piazza spazzata dal vento di primavera, disse: « Sei sempre stato un mito per noi. Se vuoi si suona insieme, tu ci puoi aiutare » Non sapeva che erano loro che stavano aiutando me, poveri bravi ragazzi, ingenui e inesperti delle brutture della vita. Mi intonò una strofa di una canzone che non conoscevo, così, sui due piedi, senza accompagnamento. Mi venne un colpo; mi pareva di sentire me stesso quando cantavo nelle chiese di Wallington, a dieci anni, e suonavo la chitarra acustica. Li guardai tutti con un groppo alla gola, sentii una stupida lacrima che mi inumidiva la gota, e mi venne logico pensare, a quel punto: poche balle Jeff, se non ricominci sei un pezzo di merda, butti nel cesso non solo te stesso, ma anche questi bravi ragazzi, che non se lo meritano. E così decisi. E quando un uomo decide non ci sono cazzi che tengano, riprendersi è un gioco da ragazzi. E a me piaceva tanto giocare, specialmente con la musica. Inoltre, diciamo la verità, mi sentivo ancora un ragazzo.

 

nota: è la storia del rientro di Jeff Beck nel mondo della musica.

Nessun commento

Leggi l'informativa riguardo al trattamento dei dati personali
(D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196 e succ. mod.) »
Acconsento Non acconsento
Se ti autentichi il nominativo e la posta elettronica vengono inseriti in automatico.
Nominativo (obbligatorio):
Posta elettronica (obbligatoria):
Inserendo la tua posta elettronica verrà data la possibilità all'autore del testo commentato di risponderti.

Ogni commento ritenuto offensivo e, in ogni caso, lesivo della dignità dell'autore del testo commentato, a insindacabile giudizio de LaRecherche.it, sarà tolto dalla pubblicazione, senza l'obbligo di questa di darne comunicazione al commentatore. Gli autori possono richiedere che un commento venga rimosso, ma tale richiesta non implica la rimozione del commento, il quale potrà essere anche negativo ma non dovrà entrare nella sfera privata della vita dell'autore, commenti che usano parolacce in modo offensivo saranno tolti dalla pubblicazione. Il Moderatore de LaRecehrche.it controlla i commenti, ma essendo molti qualcuno può sfuggire, si richiede pertanto la collaborazione di tutti per una eventuale segnalazione (moderatore@larecherche.it).
Il tuo indirizzo Ip sarà memorizzato, in caso di utilizzo indebito di questo servizio potrà essere messo a disposizione dell'autorità giudiziaria.