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Le bizzoche

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La prima voce intona;
la seconda 
se ne va

libera per la navata

- troppo libera in verità - 

E’ un controcanto poco ortodosso:
Ama e fa’ ciò che vuoi
- le bizzoche sussurrano -
tra terze e seste puramente casuali.
Il peccato di oggi?
Mettere lo zucchero nel caffè.

 

 Leonora Lusin - 20/01/2012 18:29:00 [ leggi altri commenti di Leonora Lusin » ]

Deliziosa!

 Luca Soldati - 19/01/2012 17:53:00 [ leggi altri commenti di Luca Soldati » ]

Ho un ricordo che conservo gelosamente...molti anni fa quand’ero bambino e mia nonna mi portava in chiesa...uno ’spettacolare’ Tantum ergo con desinenze a dir poco maccheroniche! Bellissima questa tua

Un abbraccio

 Alessandro Mariani - 19/01/2012 17:20:00 [ leggi altri commenti di Alessandro Mariani » ]

Ogni volta mi stupisco e trasalisco! Scorrazzi nella forma come un bambino che gioca con un oggetto prezioso senza curarsene troppo. E questo tuo modo giocoso di svelare le cose, ( il grande dono che possiedi, e di cui forse non ti rendi conto, è una forza vitale, una prospettiva che vede le cose primariamente, come se altri non le avessero mai viste prima di te) mi riporta alla mente l’energia che muove ogni tuo testo. Questa, in particolare, sembra un monologo dell’assurdo, e leggendoti a lungo si può evincere come, sotto il tuo atteggiamento scherzoso e, soprattuto, umilissimo, si nasconda una grande padronanza non solo della lingua, ma del pensiero intero. A presto

 Lorena Turri - 19/01/2012 14:49:00 [ leggi altri commenti di Lorena Turri » ]

Io che sono peccatrice e tutto fuor che bizzoca, prendo il caffè senza zucchero e canto a squarciagola stonatamente ma perchè Dio mi senta. Il peccato è essere troppo intonati!

 Mauro Iozzi - 19/01/2012 14:29:00 [ leggi altri commenti di Mauro Iozzi » ]

Meglio per te se l’unico peccato di ieri è stato mettere lo zucchero nel caffè...ciao Lory

 Loredana Savelli - 19/01/2012 14:18:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

A Federico: intendo che le bizzoche in fondo sono anime semplici e innocenti (e le adoro). Che peccato possono fare? Al massimo qualche peccatuccio di gola...
Grazie ai miei gentilissimi lettori :))
A Giovanni: sei un lettore molto preparato!

 Federico Caruso - 19/01/2012 11:26:00 [ leggi altri commenti di Federico Caruso » ]

Scusa,ma perchè è peccato mettere lo zucchero nel caffè?che significa ciò? Ciao

 Censa Cucco - 19/01/2012 11:12:00 [ leggi altri commenti di Censa Cucco » ]

sempre efficace nelle tue descrizioni, sembra di vederle e di sentirle con un sorriso...

 Fiammetta - 19/01/2012 10:50:00 [ leggi altri commenti di Fiammetta » ]

Noto che da tempo è presente un tuo devoto e puntuale commentatore, di cui apprezzo l’aver individuato la metafora un po’ buffa e, aggiungo, deliziosa. Purtroppo le bizzoche sono in via di estinzione, causa l’età, e quindi in chiesa si sorride di meno. Attendo una tua performance sui predicatori cosiddetti colti. Ciao.

 Giovanni Degli Esposti - 19/01/2012 10:24:00 [ leggi altri commenti di Giovanni Degli Esposti » ]

Mi hai costretto ad una ricerca per conoscere il significato di "bizzoche"... dopo l’origine storica del nome, un dizionario mi porta una analogia: Bigotte. Con questa "chiave di titolo" ho riletto la tua poesia... va bene l’interpretazione?
Ci porti ancora nella musica di un coro e, di nuovo, all’interno di una Basilica?
Simpatico il tuo verso di chiusura, che pare proprio scaturire dal dover ascoltare (tu amante della bella musica) un canto stonato... tanto da doverti chiedere "ma che peccato ho fatto oggi da meritarmi questo strazio?".
Uscendo però dalla metafora allegra e un po’ buffa, non scordo mai la "serietà" del tuo scrivere... e allora mi è naturale tornare sul verso/citazione di memorie Agostiniane: "Ama e fa ciò che vuoi". Lì riprendo il filo delle sensazioni e risalgo, attraverso le sevete navate (sempre della Basilica?), ad un breve inno alla gioia della libertà, data dal vero Amore, che ti fa divenir sottofondo il controcanto sgraziato e porre in una visione più serena anche il senso degli eventuali errori commessi, riassunti in quella "simpatica immagine" dell’ultimo verso.
Ciao Loredana!

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