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Rede des Philosophen - Discorso del filosofo

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Rede des Philosophen

Nachts,
wenn die Welt eine Chance hat,
beginne ich mit der Arbeit.
Aber erwarten Sie kein System.
Kühnheit war mir stets fremd,
für eine Schule war ich zu müde,
das Fremde machte mir Angst.
Eine Zukunft des Denkens
kann ich mir nicht vorstellen,
die Entfernung von Begriff zu Begriff
nimmt zu, und über dem Vergangenen
hängen schwere Wolken.
Alles, was ich noch sehe,
sind ein paar Fußabdrucke von weither,
die ich sorgfältig übersetze,
ehe sie sich verlieren.
Von meinem Buch über die Ethik
schrieb ich nur das Wort ››Ich‹‹,
auch das mit unsicherer Hand.
Manchmal schreibt mir die Kindheit
eine Postkarte: Erinnerst du dich?
Aber das ist, strenggenommen,
keine Philosophie.


***

Discorso del filosofo

Di notte,
quando il mondo ha una chance,
mi metto al lavoro.
Non vi aspettate che ci sia un sistema.
L’audacia mi è stata sempre estranea,
per una scuola ero troppo stanco,
l’ignoto mi faceva paura.
Un futuro del pensare
non so figurarmelo,
la distanza fra concetto e concetto
aumenta, e sul passato
gravano pesanti nubi.
Tutto quello che ancora vedo
sono delle orme venute da lontano
che io traduco con cura
prima che si perdano.
Del mio libro sull’etica
ho scritto solo la parola ››io‹‹,
e anche questa con mano insicura.
Ogni tanto l’infanzia mi manda
una cartolina: ti ricordi?
Ma questo a rigore
non è una filosofia.


(tratta da "Il coro del mondo", Mondadori, 2010, http://ipoetisonovivi.com/2013/03/06/)

 

 Cristiana Fischer - 30/04/2013 23:47:00 [ leggi altri commenti di Cristiana Fischer » ]

Non saprei dure se mi piace, certo nella poesia c’è un atteggiamento che noi non conosciamo: analisi, senso di colpa e bisogno di rinnovamento.
Si mette al lavoro allontanando le pretese che la sua tradizione culturale ha manifestato: audacia, Scuole, esplorazione dell’ignoto, non si rappresenta il futuro non padroneggia il presente (i concetti) il passato è inquinato. Può solo raccogliere delle tracce e le conserva con cura.
L’etica a cui egli pensa ha un senso storico preciso. Il richiamo all’io e all’infanzia non sono regressione, come potrebbe essere in una simile poesia italiana. Però, dice, quel ricordare strettamente parlando non è filosofia. Cioè da quell’innocenza dell’infanzia non può fare il passo che lo immetta nella sua grande tradizione e gli permetta di discutere e capire cosa è successo.

 Luciana Riommi Baldaccini - 30/04/2013 21:03:00 [ leggi altri commenti di Luciana Riommi Baldaccini » ]

Interessante proposta, Loredana, di un autore per me sconosciuto. Mi piace molto la seconda parte, che mi pare meno costruita della prima: la sola parola "io" scritta nel libro dell’etica e quelle cartoline dal passato: Ti ricordi?
Grazie del suggerimento.
Ciao

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