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Le poesie di Atteone

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Non sempre è facile restare imbrigliati nella rete delle emozioni attraverso la nobile ma inattuale arte della poesia. Non è facile che nel silenzio della lettura si possa udire il suono sottile eppure dirompente delle parole. Nondimeno, è questo che, pochi giorni fa, mi è accaduto leggendo il libro di un giovane autore esordiente: "Le poesie di Atteone" di Luca Caddeo. La raccolta, divisa in tre parti, si apre con un’introduzione (Il vestibolo di Atteone) nella quale il poeta guida il lettore alla condivisione empatica delle sue parole raccontando il mito di Atteone e il nesso che lega la poesia all’intuizione di cui il mito sarebbe la cifra. Evocando, quasi alla maniera antica, le Muse, il poeta spiega come lo smembramento di Atteone sbranato dai suoi cani dopo essere stato trasformato da Diana in cervo, preluda alla metamorfosi del soggetto contemplante nell’oggetto contemplato gettando le basi per quella conoscenza intuitiva ed estatica in cui trova il proprio luogo la Poesia.
I primi versi della raccolta sono significativamente dedicati al paradossale rapporto che il poeta intrattiene col nichilistico foglio bianco e con le parole. Le parole, nelle quali il novello Atteone muore per rinascere, sono come “fondi tagli di inchiostro nel tacito foglio del fato” e hanno l’alchemico potere di imprigionare quando liberano, di liberare quando irresistibilmente, fatalmente incatenano a sé. Le Muse che sembrano vegliare sul poeta facendosi sovrabbondante presenza nella più bianca assenza e malinconica assenza nella presenza, appaiono quasi come dee da pregare attraverso il rito magico della poesia. La seconda parte del libro comprende liriche dedicate a temi più generali ma non per questo meno essenziali e, in certo senso universali, quali la morte, la colpa, il mistero dell’esistenza, la ricerca della verità e il suo intersecarsi con l’illusione e con la menzogna. La terza parte è dedicata essenzialmente all’amore. Questo immortale sentimento sembra di sovente il prezioso pretesto per decorare la ricerca di senso con sfumature delicate e sensuali. L’Amore è così la chiave segreta che, in uno scenario tragico e misterico, permette di varcare soglie arcane oltre le quali baudelaireiane corrispondenze collegano segretamente, plasticamente, la luce con il buio, l’effimero con il permanente, l’immanente col trascendente. L’autore spiega come le bellissime immagini che imperlano i carmi si incontrino con questi nel seno della ricerca eterizzando il mutevole con la fotografia e sfumando l’eterno fino al senso con la pittura. Così, è bene menzionare, come l’autore avrebbe certamente gradito, i nomi di questi artisti che in modo essenziale, e non contingente, fanno della raccolta un’opera d’arte: Michele Zucca, Paolo Caddeo, Marco Caddeo, Ilaria Diana, Gianluca Melis. L’ultima parte del libro è dedicata ad una metabiografia significativamente intitolata "Schizzi biografici" nella quale l’autore, dopo aver rivelato quale luogo originario delle poesie il proprio blog (www.lucidicieli.blogspot.com), con una prosa libera ed espressionista, ricorda in forma romanzata la sua esperienza di vita, di pensiero e di poesia.


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