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al testo proposto da Giuseppe Paolo Mazzarello
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Genova centro, 2024.
Si respira aria discreta, i mezzi di trasporto sono silenziosi. Sempre più commercianti 'minori' devono chiudere per mancanza di clienti. I provvedimenti ecologici (sic) pretendono che per raggiungere De Ferrari, la nostra piazza che brulicava di gente, ci stipiamo negli autobus; in alternativa, ci sono le auto sempre più nuove e costose dotate dei dispositivi di legge, oppure lunghe camminate in un centro che non è più tale. Le librerie sono state uccise da Amazon and co. - all'infuori di una post moderna. Il nostro bel vecchio centro è morto: resta solo il Mercato Orientale, in attesa che se ne impossessino le grosse catene. Gli immobili, antichi e gloriosi, si avviano a diventare Bed and Breakfast. Le poche attività produttive sono relegate nei siti delle ex periferie operaie gestite da faccendieri – chiamiamoli così – e svogliatamente sorvegliate da burocrati. L'età mi impedirà di vedere l'avanzata della desertificazione I pochi turisti brancolano tra le vecchie chiese che, almeno, accogliessero ancora le molte genti che un tempo andavano a pregarvi per salvarsi l'anima. Fuori, di tanto in tanto, odi qualche scellerato che impreca: perché non è introdotto per legge umana il reato di bestemmia? Quei turisti, comunque, quando non sono aggrediti da altri scellerati fotografano i Rubens della Chiesa del Gesù pensando che siano dipinti di origine imprecisata: nel vecchio porto arriva infatti il turismo mercificato che non distingue un manichino dell'outlet da Fidia. A proposito di Grecia più moderna: i nostri salari sono tipo Atene ma i prezzi da Bruxelles. Le merci relegate in lontani terminal: spariti quindi anche i camalli comunisti ormai in qualche ricovero con il divieto di fumare. Boh! -Fine- POSCRITTO di Giuseppe Paolo Mazzarello Questo scritto non ha toni drammatici: eloquente l'immagine qui sopra di Leorchidea da Santo Domingo, dove questa sua giovane amica aspetta l'Autore di ritorno dalla sua città natale. Lo scritto è tuttavia evocativo: di buoni insegnamenti letterari alla Scuola dei Padri Gesuiti del già Istituto Arecco di Genova. Anche questa sua nostalgia è evocativa di solitudine: chi condivide, infatti, un progetto di cambiamento di questa realtà? Alla fine si tratta di un lamento: più da 'Satyricon' però che da 'Lamentazioni'. L'afflato religioso lo aggiungo io, che conosco la Buona Fede dell'Autore. |
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