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Le attese dei rosari

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Voi che avete dentro le attese dei rosari

v'inorgoglite ancora a giudicare il cuore

pregandolo bordello di strada in strada, ovunque

 

Avide serpi, insetti d'inclemenza,

murate la fatica per capire

l'unico libro che vi deborda in testa

l'inabile coscienza

 

E siete tutti in veglia

a piangere i morti come le carogne

non vi chiedete mai se il sole onora i fiori

prima del germoglio?

 

Muta è la parola che porta alla pazienza

domani è un altro giorno e un altro inferno

da deglutire piano

così per non scarnire l'inganno che ospitate

 

Era del fiume la corsa valorosa

la ghiaia lì a servire la pendenza

incolta conficcava il fiume e il vento

dinanzi al freddo mare, ingenuo sotto l'onda

 

Il mio nome è rinuncia, dovuta noncuranza

e il pegno che ora spero è solo un dubbio

perché se fossi folle a dire di voi altri, l'omertà,

e questo puzzo antico che bendate

io loderei col grembo le vostre vene salve

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Carla de Falco - 26/12/2012 21:10:00 [ leggi altri commenti di Carla de Falco » ]

Bella, scrosciante, difforme. Mi è piaciuta.

 Franca Alaimo - 25/12/2012 17:59:00 [ leggi altri commenti di Franca Alaimo » ]

Quello che mi scuote è la violenza verbale di questa poesia che cresce potentemente da un sentimento di rabbia contro chi usa la parola sacra per giudicare e condannare, senza nemmeno quella pietà del dubbio che l’autrice stessa si concede.

 Domenico Morana - 25/12/2012 11:19:00 [ leggi altri commenti di Domenico Morana » ]

"Natura
luogo del vincolo

Poesia
arte del vincolo"

Così un poeta madrileno che leggo adesso, Jorge Riechmann.

Un grido, anche se può darsi solo in catene, vale per liberare.

Ciao Teresa Anna, buon Natale!

 Cristina Bizzarri - 25/12/2012 11:01:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Mi ha colpita in particolare la quinta strofa che ho percepito come catarsi. Di fronte ai nostri limiti, che ci rendono pieni di paura - madre di superstizioni - l’acqua scorre pura. Il nostro dramma è di non essere quell’acqua, e di dovere
continuamente fare i conti con il nostro pensiero e le mostre emozioni. Poesia che è un grido levato contro l’ipocrisia. Potente, dolorosa. Io l’ho sentita così. Una piccola riflessione: anche questo grido mi sembra rimanga prigioniero - nonostante la sua forza sovversiva - all’interno del linguaggio.

 Loredana Savelli - 25/12/2012 08:44:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Tono da invettiva, moderato dall’ultimo verso che contempla il beneficio del dubbio, se ho letto bene.
Scrittura forte e toccante.
Ciao!!!

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