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Ruscello e aridità

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A voi, sopraffattori d’anime
Lei deve il giovamento di un attimo mai stato
Le mani confinate e le mancanze
Continue come nubi a piccole scadenze

Agnese occhi socchiusi, dai modi ereditari
Dov’è la tua coscienza, l’istinto che deborda
E sempre non conduce in fondo alla pietà
Per dirti che potresti liberare le braccia dietro al vento

Agnese gesto fermo, indefinita pace
Scandisci ogni tuo nome, le maschere non sanno
E a calco - dura argilla - non piangono per te
Che temi l’interezza, le viscere sul letto
E gli avi come forca  

Agnese che non mordi, azzanna la bontà
Ripudiala domani, smagrendo sotto il sole
La tua comparsa arresa, lontana dal respiro
Spontaneo quanto l’arte

A voi, soprafattori d’anime, lei deve la perfidia
La sete e l’ira in gabbia
Sopite fra le labbra, nei pomeriggi in cui tutto dipende
Persino l’imbrunire appeso al volto

Agnese grano e biada, padrona in sudditanza
Dimentica gli eletti, le statue convenienti
La gola dei presunti e tutte le virtù
Ferite in pasto a chi non  cura l’orizzonte
E a priori perde il vizio d’esistere domani

A voi, soprafattori d’anime
Lei deve l’attenzione precisa e indelicata.
In quale ricorrenza sarete possessori del suo tesoro incolto
Se chiuderà la vena che calda lo contempla

Agnese conseguenza, ruscello e aridità
Concediti l’orgoglio scontento di pagare
Poi sfida la tempesta armandoti le spalle
La vita non è mai pena fedele
Né cenere per sempre


 


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