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il sapore del sale

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L'immagine può contenere: cielo, spazio all'aperto, natura e acqua

 

Siate il sale della Terra si legge nel Vangelo. Non l'oro, non i diamanti. Il sale. Il cosiddetto oro bianco.

 

Il sapore del sale di Valentina Ciurleo

 

Saline di Trapani, l'immensa ed abbagliante distesa bianca, uno dei paesaggi più incredibili del Mediterraneo. Le vie del sale erano antichi percorsi e rotte di navigazione utilizzati dai mercanti del sale marino, ce n’erano diverse in Italia dove emiliani, lombardi, piemontesi e siciliani disegnavano la propria rete di sentieri e collegamenti per portare le merci verso il mare dove potevano scambiarle col prezioso sale.

Quella di cui volevo parlarvi è quella che conduce da Trapani a Marsala, in Sicilia e dove si trova la riserva naturale orientata delle Saline di Trapani e Paceco.

 

Un antico mulino a vento e la sua storia. Gli uomini lavorano da sempre nei ritratti, nelle prosettive di luoghi semplici e comuni. Si può appartenere ad un luogo anche senza esserci nati, le sensazioni danno risultati forti, sicuri, nascono dalla radice, da dentro. Sento di avere un conto aperto, un conto in sospeso, una resa dei conti. Non si può rinunciare a lungo, scrivere è la mia ombra. A meno che, non decida di restare al buio, devo posizionarmi lenta, sentimentale, aderente al corpo. Trascorrere diversi giorni, pensare, attraversare, il doppio strato di silenzio o semplicemente il balbettio del mio respiro.Ogni punto è una sequela di prove. Un acrobatico esercizio per menti che puntano dentro, sulla logica, sulla riflessione. Sui pori della pelle che lontano inondano. Sono qui a scansionare pagine del mio quaderno, oltrepassare, scavalcare il confine, toccare rifugio segreto. Del nostro essere in ballo, su questa melodia, in prima fila, esserci ora, nella pienezza. 

 

Il contenuto è proprio in quelle battute, in quell'accenno interiore. Per quel che ne sappiamo, a questa prima lettera, ne segue una seconda, poi una terza. Affidare il pensiero alle parole, alle voci intorno. La sostanza è dentro, come un panorama che indaga, una diversa prospettiva, la rifinisce, la completa. Un origami del cuore. Niente è recapitato per caso. Al di là di tutto, posso affiancarmi, al tuo lato, al confine dell’occhio. Cercare di essere visibile, fiorire di voce e di respiro. Prendere parola in natura, con te. Il vero silenzio, ospita e ripara.

 

La smisurata dilatazione del corpo che trasgredisce; risale dall'altra parte del mondo. C'è un silenzio che accompagna ogni parola, un linguaggio sterminato di pause e acuti. Silenzi, ore meridiane e notturne, indugi, tregue, soste assopimenti. Ripartire poi, come se nulla fosse. Pensi ci sia solitudine nell'ascoltare? Rallentare i battiti, fino a non sentirli. Essere vivo in questa corda vibrante, toccarsi nella vicinanza delle menti. Abitare alla soglia del silenzio, in primo luogo, è attendere, qualcosa di udibile, attorno a noi. Quando tu senti la parola amore non voltarti subito. Non chiedere cosa sia. Quando tu senti la parola amore, stendi il miracolo in casa tua, invocalo e ringrazialo. 

 

Il tempo si è fermato in un punto preciso. E se la solitudine è una dichiarazione. Questa, voglio scriverla a me stessa. Non cercare di coprire il vuoto, truccarlo come fosse bello, alterato alle scommesse, al gioco della vita. Dall'altra parte dello specchio, della maschera, reclama a bassa voce il diritto di esporre. Si può vivere in balia di assenze senza pretendere nulla. La vera sconfitta sarebbe riempire, adeguarsi all'ombra. Prova invece l'incontro con l'anima, quella rimane inalterata, attaccata alla radice. Attendere voci e parole che giungano a noi dalla valle, dall'altro capo della luce, del corpo. 

 

Ritrovare il gusto, quello vero, autentico.

Il sale della vita.

 

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