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al testo di Pietro Menditto
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La casa dove attendere confinava con il giardino. All’orizzonte morbide ombre fasciavano i fianchi remissivi delle colline, come pepli. Ricordo in gola la nostalgia, il suo cordoglio. Una gioia occulta asfissiava gli uccelli. Sebbene non fosse ancora divenuto il passato quel tempo prendeva posto con orgoglio al passaggio del suo trionfo sentimentale. Ora è l’unico bene tra le cortine di questi sordidi silenzi ritti intorno alla pietà attonita alla cura che stenta si leva sulla mistica rovina. Torturare il tempo al suo muro germano non servì che a ebeti suffragi d’oche, alle loiche favole, all’ebbro pathos delle parabole. Prova a dire il numero di quest’anno innumerabile a chiamare luce la lisa seta rivoltata della stagione che frecciava orgasmi a deviare alle rondini le rotte. Trova nella notte la forma che sia martire del giorno. Non tu, ma il desiderio di te mi ha ispirato una bibbia dai fogli immacolati. In questo vuoto dove vigoreggia acuto il male giro intorno alla stalattite della tua assenza come uno senza più anima, eppure un animale. |
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