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Aleph della tua penna

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È facile per te scrivere romanzi

imprimermi nel tempo di piccoli rifugi

macchiare il silenzio di fiori

perché ti abbia negli occhi, fino

al profumo accartocciato

Aleph della tua penna,

nel primo rigo inizia l’illusione

delle porte sull’amore circolare

largo di cielo, d’alti e bassi

pieni e vuoti come le quattro stagioni

Mi disegni mistero

con pupille di mediterraneo

guardare te

scolmarti la sete di conoscenza

di quanto siamo centro, un punto

per arrivare all’universo

Dove si va l’uno dentro l’altro?

Negli spazi a perdersi, puntando in alto

Cos’è questa scia che abbranca il fiato?

Scrivilo

che siamo stati qui

sull’ultima pagina, con le immagini vive

a luci spente

 

 Giorgio Mancinelli - 18/08/2019 18:39:00 [ leggi altri commenti di Giorgio Mancinelli » ]

Scusa. leggi l’indicibile come l’indefinibile di ciò che siamo nella irrealtà del nostto immaginifico essere.

Continua a scrivere, vale la pena leggerti.

 Giorgio Mancinelli - 18/08/2019 18:33:00 [ leggi altri commenti di Giorgio Mancinelli » ]

Complimenti, c’è nei tuoi versi l’indicibile che pure ci appartiene, che spesso è nell’aria, nella mimesi che ci trasforma in angeli di quel paradiso che sappiamo perduto da sempre e che ci ostiniamo a voler raggiungere ... e che possiamo raggiungere ricominciando, appunto dall’aleph del nostro discorso interiore.

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