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al testo proposto da Gian Piero Stefanoni
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Figura sapienzale e d'amore abbiamo già avuto modo di definire quella del Professor Spagnuolo, per autorevolezza autoriale e di vita certo, nella appassionata acclamazione di una gioia cui la parola per quanto può espande e riverbera. Non si tiene infatti, non può nella direzione dei suoi quasi cent'anni, iscrivendosi nel novero di quei grandi vecchi del dire poetico che hanno nell'ultima fase di Yeats il grande maestro. Ecco ancora in una delle ultime raccolte, Dissolvenze e sussurri (Napoli, 2025) di quasi cinquanta testi, pur nello sgretolarsi incalzare dell'inesorabile, l'aprirsi nella lotta di quel piccolo satellite del cuore (curioso richiamo a chi scrive all'intonazione di Lou Reeed) gemma di un'eredità a lasciarsi qui per chi resta, e di affidamento, pronuncia all'altrove che già la sigilla. L'inconscio, ancora, allora a smontare e ridefinire figure di sé e degli altri nel caleidoscopio di affinità oltre le forme, oltre il ventaglio di una idealità rimossa giacché a restare tra le fenditure di fotogrammi universali non è che la carne nel suo frammento di carezza e palmo a imbaciare quello spirito altrimenti perso.
"Una tenera misura cerca le stelle" è scritto in uno dei versi iniziali, verso (intensissimo nella sua cristallina trasparenza) in cui a nostro dire è tutto il commosso motivo di una poetica che testo dopo testo tra garbugli di colori e pitture di incontri come da tela (ora addirittura barocca ora quasi alla Pollock) finisce col dare all'uomo dignità di lampeggi, di piccoli segnali a evocarsi, a ricordarsi nel buio delle incrostazioni e dei silenzi. Questo il dono senza oblio, questa la danza di ciò che resta del sogno- forse sogno compiuto:" Le semplici carezze più volte/ sanno fondo di bosco". Germogliare di codici nel riconoscimento del mondo, è infine questo per Spagnuolo l'amore. Lasciando infine spazio al lettore per le sue risonanze andiamo a chiudere proponendo tra gli altri per meglio apprezzare questa poesia il testo "Tramonto rosso". |
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