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al testo di Rosetta Sacchi
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Ho nostalgia del tuo attraversare le mie vie passando per gli occhi, di mete oltre il confine, di muri superati, dei convolvoli ai cancelli, dell'inebriante gelsomino ho nostalgia di te mia roccia, del tuo idioma possente di un narrare aneddoti di vita, paesaggi straordinari lungo i binari. Ho nostalgia dei tuoi silenzi, preghiere innalzate al tempo, al suo fluire, al nostro restare fermi, pur sempre indenni, dopo ogni seme andato a male ho nostalgia d'ogni tua scrittura, delle orme che lasciavi sui sentieri dove si consumava il mio dolore, delle orme affiancate alle mie, in differita. Ho nostalgia d'un testamento di beni inesistenti, erede dei tuoi sogni, ferita da promesse decadute per mano del destino, folle più dell'amore senza vie d'uscita ho nostalgia di stagioni andate, del cuore crocifisso e appeso a un chiodo sulla parete costellata di ragnatele e di visioni, rosario di notti insonni. Ho nostalgia del gioco della vita, crudele, dei suoi bisogni, dei misteri insoluti d'una parola, seppure muta, folgore dentro gli occhi ho nostalgia di te che non hai nome, senza confini né definizione, di te che mi sei culla tra cielo e mare mio orizzonte lontano, perduto amore. Ho nostalgia d'un credo rinnegato, di cose mai accadute, quasi irreali, se non fosse per quella luce inaspettata che sconfigge ogni mia caduta ho nostalgia di te che sempre torni senza che me ne accorga e ancora vegli sulle zolle aride dell'anima e sul cuore incappato nella trappola. |
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