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al testo di Simone Tinari
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Chi è l'amante?
Certamente colui che nutre un desiderio affettivo e progettuale nei confronti di una persona specifica. Gli amanti condividono il comune intento della mancanza: essi non possono vivere senza l'altro, staccarsi pare essere un'utopia parimenti insensata e irragionevole. La meccanica, per così dire, dietro il discorso amoroso è verosimilmente la stessa sita nel primo motore immobile aristotelico. Esso, causa prima incausata, motore di tutti i movimenti, all'origine stessa dell'essere muove senza essere mosso, entro una logica metafisica-fisica del movimento che pone la sua attività nella praxis pura. Non può non causare il movimento, giacché il suo atto è fine in sé: amore. Nella letteratura la costellata perpetrazione della metafora aristotelica la si può evincere in numerosi capolavori. Rammento fra tutti Morte a Venezia di Thomas Mann, in cui il protagonista, Gustav Aschenbach, è preso da un irresistibile coinvolgimento nei confronti del giovane fanciulo Tadzio – il quale per descrizione estetica è un chiaro riferimento al culto di Adone. Tra le definizioni più incisive troviamo, come spesso accade alla modernità che fugge le proprie origini, quella di Lucrezio nel De Rerum Natura: "Amantes Amentes". Gli amanti sono privi di mente, il loro oggetto d'amore li pone nella condizione di essere ironicamente "dementi". L'amante come vive questa passione? Manifestamente, è irrazionale: l'amore è quel sentimento che, direbbe Nietzsche, è al di là del bene e del male. Quante sciocchezze vengono compiute, in virtù di ciò che ci dispone senza che vi disponiamo a sua volta, come se l'amore fosse una potenza in nostro pieno esercizio cosciente? Innumerevoli scelleratezze di ogni genere: pianti, violenze, guerre, sofferenze e azioni di cui con estrema fatica parleremmo volentieri in pubblico. È proprio il volontarismo il punto problematico; non vi è volontà laddove insiste una forza, ossia una passione che patiamo "passivamente". Gli amanti sono folli perché nel sentimento non persiste la ragione. Una lieve associazione è relativa ai genitali: come si può essere ragionevoli se è l'impulso sessuale a spingere gli individui a consolidare qualcosa di tale portata universale? Gli innamorati sono coinvolti dal rapporto sessuale. Quando il piacere carnale viene assorbito, poiché soddisfatto ripetutamente, talvolta l'energia si spegne lentamente, facendo sì che gli amanti cambino la loro direzione pulsionale, alla ricerca di altri piaceri, o istinti, da assecondare. Spesso, tornando ad Aristotele, il movimento sessuale è affine alla kinesis. Essendo un'attività poietica, il fine dell'azione una volta raggiunto naturalmente il suo scopo s'interrompe. L'amore rende ciechi, e forse questa demenza non-razionale è tanto forte quanto dirompente da offrire numerosi spunti di raffinatezza poetica–vitalistica. |
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