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Alfonso Lentini su Affinità divergenti

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Riporto qui di seguito la nota di lettura che Alfonso Lentini mi ha gentilmente inviato dopo la lettura del mio ultimo romanzo breve, appena uscito, Affinità divergenti, Italic (con la sua autorizzazione); mi pare che il commento esprima appieno le motivazioni del romanzo:

 

Si può raccontare la diversità facendola scivolare con naturalezza sul terreno del normale semplicemente adottando un adeguato registro narrativo: questo a mio parere dimostra il tuo nuovo libro che ho appena finito di leggere.
A libro chiuso, mi girano ancora intorno le immagini e le voci dei personaggi che hai saputo raccontare con tanta freschezza e spontaneità mettendo in campo una storia da cui filtra un senso di equilibrio, una perfetta capacità di controllo armonico della forma e dei contenuti. Un poliedro trasparente dove tutto, anche le parti che agli occhi di qualche bigotto potrebbero apparire "scabrose", acquista purezza e semplicità. Questo purtroppo fa a pugni con il persistere nel modo reale di tanti pregiudizi. Ma forse le tue intenzioni erano proprio di presentare una sorta di exemplum, un paradigma del possibile (che si fa più evidentemente utopistico nelle "profetiche" pagine conclusive) per mostrare che in fondo basta poco; che le cose, se affrontate con serenità e apertura, possono assumere altre valenze rispetto a quelle convenzionali. Mi hanno colpito in particolare le descrizioni dettagliate e a volte crude che riguardano la sfera sessuale, dove la purezza, la naturalezza con cui ogni gesto è mostrato cancella qualsiasi rischio di volgarità. Basta un po' di semplicità, di pulizia interiore, di civiltà, per chiamare le cose col proprio nome senza che nessuno debba scandalizzarsi. In “Affinità divergenti” tutto, compresa la scansione cristallina e geometrica del racconto, è avvolto in un'atmosfera di innocenza quasi primordiale e la storia scorre in pianura senza inciampi, in un clima di (provocatorio?) ottimismo che non può far altro che bene alla salute (soprattutto mentale) di chi legge!

 

Alfonso Lentini

 

 

 

 

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