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La Grande Guerra dei Libri

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La Grande Guerra dei Libri

 

        Ed è certamente un’ignoranza minore vergare vocaboli con ogni consonante troppo scarsa piuttosto che aggiungerne alcune di troppo. Fine? Diciamolo con dei missili allora, arabescando così la pagina. Avete la vostra tazza scottante, la vostra sigaretta lato destro, lo zampino del vostro gatto, il chiodo di garofano, vibrissa di coniglio, peluzzo di vispistrello, l’ultimo fiato di talpa morente, bacca di tasso conservata tre anni nell’erbario (estratto concentrato), essenza di papaya fermentata 5 mesi, sospiro di coniglio bianco albino che scorge la luna attraverso una ragnatela irrugiadata, zampa di ragno costruttore della ragnatela, raggio di luna pallida circondata da infausti cirri, estratto di pallottola della Grande Guerra, eco sonoro verde di starnuto di Futurista sul punto di bestemmiare Promèteo, lontano la chiatta ha suonato, ricordo di reti di pescatori a Rimini, frammento di barriera corallina del Pacifico crollata durante un esperimento nucleare, profumo di ventata di foglie autunnali mentre a notte fonda si va a zonzo qua e là e suona l’ora, prati di primavera nel ricordo la terra tornerà a fiorire, ultimo sorso nella coppa di Confucio prima di salutare l’armata nell’addio, colore intenso fioritura di belato in pascoli collinari, contaminato campanaccio mucche annunzio del crollo dell’Occidente (Mahler, inizio Sesta Sinfonia), in alpeggi, ricordo un po’ sbiadito ultimo sguardo di Pietro Aretino, chiasso muto di pudendascopio, naso delicato della Maremma pikkiatori scelti, crepitio di spolette in trincea, sguardo radiografante giovanissimo Ernst Jünger nelle tempeste d’acciaio, frammento di tartaro di balena purificato da fuoco azzurrissimo d’azoto, piccolo prelievo di polvere sull’alambicco di Faust disseccata per 7 mesi sotto il sole di Vieste, la cicca del cacciavite nella canna del fucile mentre la mettevate in parole, onda d’emozione eco di frammento di liquerizia nella tabacchiera di Franz Joseph al momento di dichiarare guerra alla Serbia, dimenticanza del freddo di Filippo Tomaso Marinetti in ritirata in Russia, suono sonoro di starnuto di Napoleone in stracci, lo smantello gran baraonda di bombe dal cielo, la vostra lodaburla nell’aria pura… l’essenza di tutte ’ste cose, una bistecca, nuovo Seitan nuovo Tofu alimentazione toga stomodo che ti rende immortale leggerissimo danzatore funambolico sull’orlo di crateri spenti. Così perché, di grazia Signori Miei, firmare qualsiasi cosa dato che ogni parola, lettera, fatto fratto di penna, faccia di papera sono di per se stessi una firma perfetta? Un amico sincero lo si conosce molto più facilmente, e magari al meglio, dai rapporti personali, dalle abitudini da sera o da camera, dai gesti, le circostanze… tutto! dalle reazioni, ancora, agli appelli alla carità che dalle calzature, diciamo.

         OGM incrocio grillotalpa e toporagno, suono intermittente ala di libellula, un soffio… là! grazia! e hop-là! fino alla prossima volta! e ancora!… ancora! Nebbie di Londra, svanire nel miraggio asessuato gamba di ballerina, appello appassionato di Cesare alle truppe… e medicina! E, conversando a proposito di Tiberiade…

 Giuliano Brenna - 12/11/2014 12:26:00 [ leggi altri commenti di Giuliano Brenna » ]

vertiginoso ma molto bello, un concentrato di milioni di scritture.

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