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La forbice 8

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La rappresentazione della felicità perfetta è certamente difficoltosa, anzi, impossibile, come la spiegazione soddisfacente di un testo di cui si può osare proporre solo interpretazioni lacunose. I paradisi nascono da progetti concepiti in un mondo che si muove nel tempo, dunque in un mondo imperfetto, spesso ingenuo. Il cacciatore sogna i pascoli celesti, l'eschimese non vorrebbe un paradiso senza foche. Il guerriero caduto vorrebbe continuare la guerra nell'aldilà; le sue ferite guariscono al sopraggiungere della notte che egli trascorre alla tavola di Odino e tra le braccia delle vergini valchirie.

La frattura non è rimossa, è anzi più profonda che in vita. Sono gradite in particolare le descrizioni di inferni dove compaiano raffinate camere di tortura: le religioni della terra fanno a gara per inventarli. Non c'è morte che liberi da questo supplizio.

Ci si potrebbe aspettare dai Buddisti la miglior comprensione per la forbice che non taglia.

 

© Paolo Melandri (10. 3. 2019)

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