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L'ombrello

 

Una pioggerella primaverile che pareva più una nebbia, che non bagnava davvero ma lasciava sulla pelle una vaga umidità. La ragazzina, che si era precipitata in strada, solo quando vide l'ombrello del ragazzo se ne accorse:

Ehi, ma piove!”.

L'ombrello, più che per la pioggia, il ragazzo l'aveva aperto per nascondere l'imbarazzo di passare davanti al negozio dove sedeva la ragazzina.

Però senza dire una parola la prese sotto l'ombrello. Lei vi entrò solo con una spalla. Il ragazzo si bagnava ma non osava avvicinarsi e dirle «vieni vicino». La ragazzina avrebbe voluto mettercela anche lei una mano sul manico dell'ombrello, invece pareva sempre sul punto di sgusciar fuori.

Insieme entrarono da un fotografo. Il padre del ragazzo, che era un magistrato di sorveglianza, veniva trasferito lontano. Era una foto d'addio.

«Mettetevi qui, uno di fianco all'altro» e il fotografo fece cenno al divano, ma il ragazzo non osava sedersi accanto alla ragazzina. Rimase in piedi dietro di lei, e per poter pensare che i loro corpi fossero in qualche punto allacciati, allungò le dita che teneva attorno al divano fino a sfiorare appena appena la giacca di lei. Era la prima volta che la toccava. Alle sue dita si trasmetteva un impercettibile tepore, ma lui sentì lo stesso calore che se l'avesse stretta nuda fra le braccia.

Per tutta la vita, ogni volta che avesse guardato quella foto, gli sarebbe tornato in mente quel calore.

«Ne facciamo ancora una? Se vi mettete fianco a fianco facciamo un primo piano.»

Il ragazzo si limitò ad annuire. Si volse alla ragazzina e sottovoce le disse: «I capelli!». Lei levò la testa di scatto, lo guardò e avvampò, e con gli occhi che le brillavano di gioia, come una bimba trotterellò ubbidiente allo stanzino del trucco.

Quando aveva visto il ragazzo passare davanti al negozio si era lanciata fuori senza nemmeno il tempo di aggiustarsi i capelli. Quei capelli, sempre per aria come si fosse appena sfilata una cuffia da bagno, erano il suo eterno cruccio. Ma lei davanti a un uomo si sarebbe vergognata anche solo di accennare a ravviarsi una ciocca. Il ragazzo, a sua volta, pensava di metterla in imbarazzo a dirle di pettinarsi.

L'allegria con cui andò allo stanzino del trucco mise allegria anche al ragazzo. E dopo riuscirono a sedere con naturalezza sul divano, vicini.

Quando furono pronti per uscire dal fotografo, il ragazzo cercò l'ombrello. Gli scappò l'occhio e vide la ragazzina che era già uscita e lo aspettava in strada con l'ombrello in mano. Quando la guardò, solo allora, lei si rese conto di essere uscita con l'ombrello del ragazzo. E sbalordì. Con quel gesto involontario non aveva forse dimostrato di sentirsi sua?

Il ragazzo non riuscì a dirle di tenere l'ombrello. Né la ragazzina ebbe il coraggio di porgerglielo. Ma di colpo erano diventati adulti e, ben diversamente dall'andata, il ritorno lo fecero da coppia. Solo per via di un ombrello…

 

© Paolo Melandri (3. 9. 2018)

 Glauco Ballantini - 04/09/2018 15:55:00 [ leggi altri commenti di Glauco Ballantini » ]

Galeotto fu l’ombrello e poche gocce di pioggia...

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