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Questa poesia č proposta dal 21/08/2017 12:00:00
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La signorina Richmond ci racconta la vera storia di Tralalą

di Nanni Balestrini

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LXII. La signorina Richmond ci racconta la vera storia di Tralalà

 

 

1.

 

Eccola lì che

si alza e si abbassa

entra e esce

senza accorgersene

 

nessuno se ne accorge

hai visto cosa hai fatto

qualcuno sussurra

davanti a quello spettacolo

 

così inconsueto

e proprio in quel momento

comincia a volare in alto

una nuvola viola

 

venuta dal mare

non sarà mica amara

temono i presenti

velenosa micidiale polluzione

 

la catastrofe sempre in agguato

è evocata ma niente

di male accade

per questa volta almeno e

 

tutti tornano ai loro posti

la nuvola non c’è più

c’è un bel sole lassù

buono per andare a pescare

 

2.

 

Com’è che adesso non

c’è più niente da

creare o benedire

con bandiere o infrangendosi

 

ci chiediamo sotto il diluvio

sternutendo interminabile

ma a un tratto ecco la lepre

saltare con tutte le forze

 

infilarsi nel buco perpetuo

inseguita da tanti

accidenti pensò disse

la storia non ha futuro

 

correva a perdifiato

non si fermava mai

scompare nella nebbia

pozzanghere notte

 

anche interminabile tutto

era chiaro fin dal principio

scontato imprevedibile e così

quando arrivarono coi neri mantelli

 

era uscita dall’altra porta

era andata dall’altra parte

era partita da poco

da appena un sec

 

3.

 

Non è roba che si mangia

ma qualcuno che

visto passare

tutti quei

 

insipidi e insistenti e

sembrava che non

finisse mai di

poi basta e ecco

 

adesso la mano

che si stende fino a

toccare dov’è

più molle e sente

 

ridere dietro le

righe rosse

e blu se

il cancello si aprisse

 

a un segnale invisibile

e si apre proprio

ma proprio in quel momento

l’imprevedibile accade

 

accade l’indicibile

cade dalle scale e quasi

si fa male ma

il bello deve ancora venire

 

4.

 

Prima o poi lo incontrò

lo rivide sporgendosi

grande colorato sporco di

rosso a capofitto come

 

un lampo prima del

prossimo volo uscire

da un cartello murale

in carne muscoli ossa

 

poi ci siamo chiesti chi

aspettava all’alba lì

dietro la banca

senza muovere l’anca

 

non c’era da aspettarsi

niente da una giornata che

cominciava così

con l’urlo della sirena

 

poi si mettono a sparare

scappare arrivano gridano

tutti corrono di qua

di là lamenti sanguina

 

speriamo almeno che tutto

finisca presto o

tardi tanto io qua

non ci torno mai più

 

 

 

[ da Le avventure della signorina Richmond e Blackout - poesie complete, volume secondo (1972 - 1989), Derive Approdi ]

 

 

 


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