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Raccolta di articoli di Alberto Castrini
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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- Religione

Senza Dio di Giulio Giorello

Argomento caro al filosofo Giulio Giorello l'ateismo, già affrontato in “Di nessuna chiesa” e svariati articoli.

Qui viene particolarmente eviscerato cercandone i fili, le origini, attraverso un'analisi non leggera.

 

All'autore “non interessa l'esistenza o la non esistenza di qualche divinità quanto il fatto che Dio può venire impugnato come clava per sottrarci ogni forma di autonomia...si deve evidenziare l'infondatezza di tale pretesa da parte di chiunque: maghi, incantatori, sacerdoti, funzionari di partito, imbonitori televisivi”.

Altra tesi è che “I vizi non sono crimini” (Lysander Spooner) ma questo non è ammesso dalle chiese e nemmeno dai totalitarismi.

Hitler, ad esempio: “Quanto più si allentano i freni e si lascia libero il campo alla libertà individuale tanto più la storia di un popolo si avvia al regresso civile”.

 

I fari che sorreggono l'analisi sono John Stuart Mill che mira a ridurre non l'eccesso di libertà dell'individuo ma del legislatore e Baruch Spinoza il teorico della potenza del libero intelletto. Non tralasciando Darwin e la selezione naturale.

 

Giorello però denuncia anche la futilità di quell'ateismo che fonda sulle prove la non esistenza di Dio. Il sottotitolo è infatti “Del buon uso dell'ateismo”.

Perché la forza dell'ateismo non sta nel dimostrare che Dio non c'è ma nel rifiuto di riconoscerlo come padrone. Di conseguenza non ci può essere mai nessun abbassamento, nessun inginocchiamento.

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- Storia

Hitler di Joachim Fest

Il corposo volume, oltre mille pagine, non è una narrazione storica ma un'analisi psicologica di Hitler, del suo sviluppo mentale e della sua incapacità strutturale di affrontare una realtà difforme dal proprio pensiero.

Che si blocca, senza dettagliarlo troppo, alla sua giovinezza viennese.

Gli anni della permanenza nell'odiata capitale multietnica e della nascita del suo odio verso gli ebrei ritenuti “la tubercolosi razziale dei popoli”.

Cercherà di evitare il servizio militare per l'impero austro-ungarico per presentarsi invece volontario alla guerra accanto ai “fratelli tedeschi”.

Viene analizzato il suo sviluppo politico per oltre settecento pagine, poco rimane alla guerra (alla misteriosa “fuga” di Hess è dedicata una sola riga).

Al processo per il putsch del 1923 von Lossow dichiarerà di lui “...privo di tatto, limitato, noioso, ora brutale, ora sentimentale e comunque spregevole". Alla fine della deposizione richiederà vanamente, una perizia psichiatrica

 

Rimane incredibile come nel divenire cancelliere, nel 1933, sopprima senza colpo ferire, partiti, sindacati e associazioni padronali, calpestando la costituzione, senza che nessuno degli alleati governo s'opponga.

Così pure attuerà subito una epurazione massiccia di magistrati e dirigenti statali con quel mix di adulazione/intimidazione, forca/festa

Ci fu però chi avvertì da subito il baratro.

Il generale Ludendorff, ex alleato di Hitler nel putsch di Monaco assieme a von Lossow, scrisse una lettera aperta al presidente Hindenbug: “Avete consegnato la nostra sacra madre terra Germania ad uno dei più grandi demagoghi di tutti i tempi. Profetizzo solennemente che quest'uomo dannato scaglierà il nostro Reich negli abissi e porterà un'inconcepibile miseria nella nostra nazione. Le generazioni future vi malediranno nella tomba per la vostra azione”.

Sorprendente il numero di progetti, abortiti, di assassinio da parte della Wermacht per impedirgli l'entrata in guerra.

Perché, se la Conferenza di Monaco per evitare la guerra, fu una sconfitta per Francia e Gran Bretagna, questo è quello che volevano le masse, tedesche comprese.

 

Importante il capitolo “Consequenzialità tedesca” profonda analisi sociologica della società tedesca e “Ritratto di una non persona” sulla trasformazione da caporale austriaco al Führer del Reich e alla sua infallibilità .

Eccessiva, a mio parere, l'influenza del pensiero wagneriano in questa trasformazione.

 

Per quanto riguarda l'organizzazione dello Stato: “Una realtà incompiuta, provvisoria, una distesa di rovine di progetti farraginosi ...l'insieme assumeva senso solo dal punto di vista della mostruosa volontà di potenza del Führer...

Il regime non è giunto neppure a sviluppare forme razionali coerenti con i propri scopi....

La creazione di nuovi posti di lavoro ed altri progetti, varati con gran clamore, erano presi dai progetti weimariani. Però ora in un regime di silenzio sociale obbligatorio e con una situazione economica mondiale favorevole.

Andava, per questo, meglio approfondita la tremenda situazione economica della Repubblica di Weimar e la crisi economica mondiale.

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- Storia

I Crociati di Johannes Lehman

Si può leggere un saggio storico e sorridere? Sì, è il caso di questo testo, scritto con stile brillante ed ironico.

L'autore palesa subito di non ammirare lo scopo delle crociate e non evita pungenti riferimenti al quotidiano.

Contesta che le Crociate siano sette, perché si tratta solo una semplificazione degli storici, si concentra principalmente sulla Prima, quella della conquista di Gerusalemme da parte di Goffredo di Buglione.

Ma è persino la motivazione della Prima che viene contestata, con i suoi tentennamenti, le stragi degli ebrei al procedere dei pellegrini.

Ovviamente i personaggi vengono vivisezionati, perché si parla di Crociati non di Crociate, con le loro debolezze, meschinità e spirito di rapina e gli accordi con i nemici musulmani per contrastare gli amici cristiani.

Non sfuggono all'analisi le avidità degli ordini cavallereschi e l'enigmistico intreccio delle parentele dei regnanti di Gerusalemme, assemblate al solo scopo di mantenere solo l'immagine di un regno.

Ed è significativo che le successive crociate non si pongano più nemmeno il compito di riprendere Gerusalemme, ma solamente i vari principati, fondati da chi s'era installato prima ancora di ottemperare al giuramento della liberazione.

Grande risalto è data alla figura, divenuta subito leggendaria, per il comportamento “da vero cristiano” del curdo Saladino.

Il testo è corredato da numerose cartine che illustrano opportunamente le località.

 

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- Storia

La Grande guerra, un racconto in cento immagini

 

 

Si tratta praticamente di cento schede redatte da cinquantasette autori, con foto rare, molto interessanti, a cura dello Stato Maggiore della Difesa.

Serve come approfondimento e stimolo ai fatti della prima guerra mondiale.

Le schede abbracciano numerosissimi argomenti, sia tecnici, come ad esempio l'elettricità e la guerra, le invenzioni o argomenti prettamente politici o storici.

Ma ci sono anche argomenti ignorati dalla storiografia come gli orfani dei vivi (cioè i figli nati dagli stupri degli invasori).

Poco spazio invece ai martiri irredentisti: Battisti, Filzi, Sauro ecc., forse perché ampiamente trattati dai testi canonici.

Mancano però cartine che illustrino le posizioni degli eserciti ed i relativi spostamenti, anche del resto dell'Europa.

In conclusione un libro che introduce comunque degnamente ad una approfondita analisi della Prima guerra mondiale.

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- Letteratura

la lotta col demone: hölderlin, von kleist, nietzsche

Il filo conduttore dell'analisi di Stefan Zweig è l'inconciliabilità dei tre personaggi simbolo con il mondo in cui vivono. Meglio dire con il mondo che li circonda, li assedia.

Molto intelligente il raffronto dei tre con “la misura”, incarnata da Goethe.

Hölderlin all'inizio deve disfarsi del mito di Schiller, gli scrive:” Talvolta sono in segreta lotta col vostro genio per salvare la mia libertà”.

Ma principalmente deve evitare Kant, definito da Zweig: “...solo cervello, spirito. Un gigantesco e gelido blocco di pensiero che ha profondamente ostacolato la produttività dell'era classica, stroncando la sensibilità, la gioia di vivere, il libero volo degli artisti... Un negazionista della natura, privo di spontaneità”.

Hölderlin invece crede nella origine divina della Poesia che per lui non è ornamento ma senso e finalità supreme.

Egli non trae versi dal suo sangue, semi, nervi, sensi...ma da una naturale nostalgia verso l'irraggiungibile mondo superiore.

Trasforma perciò la vita in poesia ma rifugge dalla vita nella poesia, rifugiandosi nella realtà superiore e più vera della sua esistenza.

Von Kleist è definito un fanatico della disciplina esercitata su se stesso con metodi prussiani d'insegnamento. Fu in eterno contrasto con se stesso.

La sua tragicità e grandezza sta nel suo gettarsi tutto intero in un sentimento senza trovare mai la via del ritorno se non esplodendo o autodistruggendosi.

Sweig non riesce a spiegare nulla dei suoi problemi sessuali, che paiono invece essenziali in von Kleist.

Per Nietzsche il cambiamento radicale, il suo rinascere, avviene dal viaggio in Italia con la scoperta della luce. Diventa senza patria, uccello libero.

Griderà: Sono evaso!

Nietzsche riuscì a tollerare così a lungo la vita solo perché fu pronto a gettarla via ogni ora.

L'istinto di autodistruzione o auto rigenerazione diventa poco a poco la sua passione spirituale.

In conclusione un testo che può ben introdurre all'analisi dei tre giganti e al loro peso nella letteratura tedesca ed europea.

 

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- Politica

La scuola dei dittatori di Ignazio Silone

I libro scritto nel 1938, contemporaneamente a “Vino e pane”, affronta stavolta tematiche strettamente politiche.

Il saggio è impostato come testo teatrale con i soli dialoghi tra i tre protagonisti.

Si confrontano in un hotel di Zurigo: Mr Doppio Vu (aspirate dittatore statunitense, in cerca di suggerimenti), il Prof Pickup (suo assistente e consulente) e Tommaso il Cinico (italiano, esperto di questioni socio-politiche).

E' lui il personaggio principale, quello che risponde alle domande e spiega la nascita e lo svilupparsi delle dittature.

Ovviamente nello sfiduciato Tommaso non è difficile riconoscere Silone e la sua amarezza di esule.

Risulta spietata l'analisi, ancor prima dell'inizio della guerra (1938), sui comportamenti di Mussolini e Hitler la loro metamorfosi per la conquista del potere.

Ma oltre alla denuncia delle dittature Silone critica l'impotenza delle democrazie e la loro incapacità di capire le masse (che vengono comunque criticate per la loro facile adesione ai totalitarismi).

Per questo sottolinea: “...educare a capire e ragionare, rispettare le loro opinioni quando sono diverse dalle nostre, mantenere vivo lo spirito critico, creare delle coscienze....è l'azione più efficace contro il contagio dell'ipnosi totalitaria”.

Insomma un libro che mantiene tuttora il suo pungolo nel capire non solo il passato ma pure l'attualità.

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- Musica

Guida al teatro d’Opera di Aldo Nicastro

Si tratta di un testo importante per chi ama l'opera lirica e intenda approfondirla addentrandosi in questo vasto campo della musica, per capire cosa vi sta sotto, dietro e dentro.

Il libro di oltre 600 pagine è ben strutturato e risponde a tutte le domande che ci si pone durante l'ascolto delle opere liriche.

Si analizzano ben 85 compositori a partire da Claudio Monteverdi sino a John Adams (classe 1947) per un totale di 160 opere.

Per ogni compositore e delle sue principali opere, oltre alle note professionali, si analizza: la genesi, i cenni storici, la trama, l'introduzione all'ascolto, la critica, gli aneddoti e la discografia consigliata.

Si possono così analizzare compositori e opere ormai dimenticate o fuori cartellone.

Insomma tutto quello che permette al melomane di tenere il libro a portata di lettura per ben comprendere la materia.

 

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- Fede

Dio e il suo destino

Dio e il suo destino è un libro provocatorio, già dal titolo e dalla dedica: “A chi ha perso Dio a causa di Deus”.

Vito Mancuso affronta il problema con coraggio, senza paraocchi, iniziando con la distinzione fra Dio e Deus che è la sovrastruttura della divinità inventata dalla nomenclatura.

Ed allora bisogna costruire un nuovo Dio ed il libro continua con provocazioni e stimoli continui.

Perché Dio serviva, anche nei tempi antichi, per mantenere aperta la mente alla trascendenza e la religio tesseva la societas mentre la sua assenza la sfilacciava.

Perché, citando Wilde “Una carta geografica senza l'isola di Utopia non merita nemmeno uno sguardo perché escluderebbe l'unico paese al quale l'Umanità approda in continuazione”.

Gli gnostici sostenevano che c'era il Dio della creazione e quello del governo del mondo.

Il cattolicesimo, al contrario dello gnosticismo, non si pone il problema della presenza del male che è invece (non dimentichiamolo) una creazione di Dio. E, se Dio è onnipotente, perché non lo contrasta?

Nessuno vive senza credere, si deve dire in quale Dio si crede o non si crede, senza più rifugiasi nei recinti dell'istituzione.

Citando Marco Aurelio : “Ognuno vale tanto quanto le cose di cui s'interessa”.

E, precisa Spinoza: “Tutta la felicità o infelicità risiede solo nella qualità dell'oggetto al quale l'amore ci lega”.

Il vero problema non è se esiste o meno Dio ma è l'identità di questa Realtà.

Viene poi evidenziato come il Dio della Bibbia approvi anche lo sterminio.

Se ci fosse solo Dio al comando del mondo non esiterebbe la libertà, per questo non è ancora nata la libertà nelle menti che che vedono il mondo sottoposto al Governo di Dio (meglio di Deus), ad esempio per l'Islam Dio è solo onnipotente, non esiste alcun patto con l'uomo.

In conclusione, il libro è una dichiarazione d'amore per Dio che deve però essere liberato dal Clero per salvare il mondo, come diceva Teilhard De Chardin, uno dei pensatori più citati assieme a Schweitzer.

Si tratta di un testo denso, forte, che per il suo coraggio intellettuale non lascia indifferenti e pone domande che stimolano credenti e a-teisti.

 

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- Letteratura

Louis-Ferdinand Céline gatto randagio

Marina Alberghini: Louis-Ferdinand Céline Gatto randagio

 

Titolo azzeccato per questo libro di oltre mille pagine, edito nel 2007.

Ben scritto e a dispetto della mole, con una prosa scorrevolissima, anche se le pagine dell'esilio sono veramente troppe.

É comprensibile che il biografo s'innamori del personaggio col quale ha convissuto a lungo ma l'autrice si è spinta oltre.

Altrimenti come spiegare il parallelismo fra Céline e Dante solo perché quest'ultimo è morto in esilio mentre il nostro...

Emerge un personaggio dal carattere impossibile, con una altissima concezione di se ma incapace di rapportarsi con il prossimo; animali e Lucette esclusi.

Per quanto riguarda invece il rapporto politico l'autrice è di un anticomunismo così d'antan da superare Céline che li nomina ben poco.

Mentre invece sono ignorati gli ebrei e i ricchi che sono il vero bersaglio dello scrittore; “Bagatelle per un massacro” docet.

Per la Alberghini esiste solo questa intellighenzia di sinistra, che segue un metodo di calunnia collaudato dai giacobini e che muove tutta la cultura mondiale.

Non mancano però alcuni svarioni come definire Wagner il maestro di Hitler, ignorando che l'opera preferita dal dittatore era quella comica: “I maestri cantori di Norimberga”.

La biografa non si chiede come mai l'ostracismo contro Celine, dimenticando la sua condanna per collaborazionismo, non gli impedì, al ritorno dall'esilio e dopo l'amnistia, di pubblicare sino alla fine con un grande editore.

E specialmente quanto peso invece abbia avuto il suo insopportabile carattere.

Forse nella biografia sarebbe stato bene analizzare di più il lato tecnico/letterario, del suo genio nel trasporre dal parlato allo scritto. “É la forma che fa l'arte e non il contenuto”.

Appartiene poi all'esagerata compiacenza del biografo definire inesistente l'attaccamento al denaro di Céline, che invece traspare dai suoi atteggiamenti.

Gatto randagio è comunque un testo consigliabile per chi voglia conoscere meglio un grande della letteratura del novecento.        

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- Musica

Mille e una Callas.

Mille e una Callas. A cura di Luca Aversano e Jacopo Pellegrini.

Il corposo testo, di oltre seicento pagine, non tutto di lettura facile, analizza dettagliatamente la figura della grandissima artista.

E' incredibile come dopo quarantanni dalla morte Lei occupi ancora la scena e l'interesse di un pubblico vastissimo. Forse la sua fama è ancora più solida oggi, con meno pettegolezzo e maggior interesse musicale.

Fortunatamente il libro evita il prurito.

Maria Callas viene letteralmente studiata da ogni sfaccettatura da ben trentasette diversi pareri. Mille e una Callas è giustamente il titolo!

Qualcuno esce dal tema ma, per chi la ama ancora o voglia approfondirne la conoscenza, questo testo porta a casa egregiamente il suo compito, evitando anche l'altro rischio, quello dell'agiografia.    

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- Arte

Da Hayez a Boldini.

Da Hazey a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell'Ottocento.

Questa bella mostra di Palazzo Martinengo a Brescia può piacere anche a chi storce il naso sulla pittura di questo periodo.

Ma dopo la visita si capirà meglio che un secolo, com'è ovvio, comprenda differenti stili o scuole pittoriche.

Si inizia col bel gesso di Amore e Psiche del Canova e poi la dolcezza del Neoclassicismo di Andrea Appiani.

Coinvolgente la grande tela dell'Hayez “Maria Stuarda che sale il patibolo”: una selva di personaggi vivi che assistono o si emozionano.

Si passa alla contestazione della Scapigliatura contro il Neoclassicismo con artisti come il Piccio, Cremona e Bianchi.

Bello spazio anche per i macchiaioli: Fattori con Le ordinanze, Signorini con l'interessante Ghetto di Firenze e Silvestro Lega.

Pure i divisionisti sono presenti con il grande Segantini e il suo Alpe di maggio affiancato da Pelizza da Volpedo.

Il percorso si conclude con i cosiddetti Italiani a Parigi: De Nittis con la bellissima Il pasto degli anatroccoli, Zandomeneghi e la sua accDa Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell'Ottocentoattivate Serata di gala.

Conclude Boldini con due dei suoi celebri ritratti, anche se colpisce particolarmente La visita.

Alla fine si uscirà arricchiti della conoscenza di circa cento opere, per lo più provenienti da collezioni private e perciò difficilmente visibili.   

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- Musica

La musica nel castello del cielo

John Eliot Gardiner - La musica nel castello del cielo – Un ritratto di Johann Sebastian Bach

 

Libro consigliato a chi ama Bach o desideri conoscerlo meglio.

Gli ostacoli però ci sono, a partire da chi annaspa non solo sulle semicrome ma anche su: “...intervallo discendente di una settima, diminuita, con lente minime e in canone.”

Gardiner, uno dei più massimi esperti di Monteverdi e Bach la prende lunga.

Nelle quasi 6oo pagine inizia con un'approfondita analisi sociale della Germania dell'epoca per poi passare a quella musicale.

Del genio tedesco vengono analizzate le tristi vicissitudini familiari, i rapporti conflittuali con le corti o le municipalità ma specialmente la stretta radice della sua formazione luterana, senza la quale la sua musica non sarebbe pienamente compresa.

Gardiner su concentra principalmente, data la sua attitudine, sulla musica corale.

Vengono analizzate, vivisezionate, le principali cantate, le messe e le Passioni.

L'autore mette subito in guardia dall'idolatria su di un personaggio complesso e imperfetto dal quale discende però tutta la musica a seguire. Senza citarlo, conviene con Beethoven: “Non Bach (ruscello) ma mare dovete chiamarlo”.

 

 

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- Storia

Robespierre di mario mazzucchelli edizione 1930

La biografia inizia con la partenza da Arras del giovane avvocato Robespierre e termina tragicamente a Parigi cinque anni dopo con la sua esecuzione pubblica.

Cinque anni che rivoluzioneranno dalle radici non solo la Francia ma il mondo intero per il contagio delle idee.

Robespierre è sicuramente un personaggio assai complesso che continua a dividere gli storici e le coscienze.

Credo che sarebbe importante, oltre all'analisi storico-politica, anche quella psicologica tant'è sconcertante il suo porsi rispetto alla “normalità”.

Risulta chiaro come 540 pagine siano insufficienti per un'analisi profonda in questo senso, anche se il lungo testo è comunque ben scritto e mantiene un certo ritmo che coinvolge.

Il libro da ovviamente per scontata la conoscenza degli accadimenti concentrandosi sulle dichiarazioni ed i proclami copiosamente presenti negli archivi.

Per procedere è essenziale tenere bene a mente il baillame degli organismi che si creano, si sovrappongono e si combattono aspramente tra loro (convenzioni, comitati, tribunali, Comune ), come pure le varie formazioni politiche.

Emerge durante la Rivoluzione, da ogni parte, lo svuotamento della parola e il suo isterilimento. Vengono usati senza alcun pudore: Popolo, Verità, Giustizia, Tirannia, Virtù, Patria, Libertà.

Robespierre però sopralza tutti per l'ardimento delle sue idee, la coerenza e la dirittura morale assoluta .

Ma sarà questa ricerca della purezza, della Virtù suprema, incurante del mare di sangue incolpevole versato e delle debolezze umane a perderlo.

La sua, dopo l'invenzione dell'Essere Supremo, sarà una sorta di identificazione con Lui che aumenterà il suo rigore intollerabile staccandolo dagli uomini giudicati solo deboli e corrotti, riservando solo al popolo nel suo complesso il deposito delle purezze d'ispirazione rousseauiana.

Questo moltiplicherà la sua visione paranoica dei nemici dopo ogni ondata di esecuzioni.

La ghigliottina purificatrice, imposta da chi non comprende e non sa perdonare le debolezze umane, cementerà il terrore di tutti, senza eccezione, e consegnerà inesorabilmente anche lui alla lama fatale.

 

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- Letteratura

La veritŕ della suora storta di Andrea Vitali

Il nuovo romanzo di Andrea Vitali, uscito nel 2015, si svolge come sempre a Bellano sul lago di Como.

Le uscite delle sue opere sono ormai un rituale a scadenze fisse. Come i CD di Mina a Natale.

Comunque attesi ed apprezzati da migliaia di lettori.

Il personaggio del titolo, la suora storta, fa finalmente la sua comparsa ad un terzo della storia. E fino alle ultime pagine non se ne capisce l'importanza.

É uno dei vezzi che Vitali si concede, come l'ostentazione pervicace di 'IL' Scaton.

Il personaggio principale, una sorta di filo rosso che tiene tutta la storia, è il giovanotto Sisto Santo, cresciuto in orfanotrofio e circondato dai soliti balordi.

Ma come farà Vitali ad inventare 'sti nomi?

La storia inizia bruscamente, con la morte, nel taxi del baldo giovane, di una cliente sconosciuta.

Come nella consueta tradizione, l'autore ti conduce per mano invitandoti a sciogliere la matassa sempre più ingarbugliata, le false piste disseminate nel proseguire del racconto.

Purtroppo i salti temporali dei capitoli a volte risultano pesanti e l'uso degli attributi sessuali sfiora il gratuito.

Divertente la parte del gatto col topo dell'immancabile maresciallo del carabinieri, Riversi, con l'avvocato Agliati.

La scrittura di Vitali mantiene la freschezza e la leggerezza di sempre: molti i dialoghi, capitoli brevi e frasi cortissime.

In conclusione, un libro divertente, in apparenza frivolo, ma che ti lascia anche spunti di riflessione.

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- Arte

El Greco a Treviso

La mostra “El Greco in Italia – Metamorfosi di un genio” si tiene sino al 10 aprile 2016 alla Casa dei Carraresi a Treviso.

Si tratta, come appare dal titolo, del periodo a partire dal 1567 (a 26 anni, lascia la natia Creta) data del suo trasferimento a Venezia e poi a ROMA , sino al 1576.

Nel 1577 lo troviamo prima a Madrid poi a Toledo dove morirà nel 1614.

Mancano ovviamente le opere della maturità.

E' però interessante vedere come già nella sua produzione di icone compaiano i suoi colori brillanti.

Sono presenti in mostra, per poter fare confronti: Tiziano, Parmigianino, Veronese e Bassano e persino il cartone delle Demoiselles d'Avignon di Picasso .

La mostra ti mette in contatto con un grande artista che se ovviamente studiò le opere di diversi pittori mantenne sempre una sua assoluta originalità con i suoi preferiti rosso porpora e azzurro brillante. Un sorta di personalissima versione del manierismo.

Unico il suo allungamento delle figure che dona ai soggetti un'aura di ieraticità.

Sicuramente da vedere con l'occhio ai capolavori spagnoli.

Rimane un mistero: perché se nella locandina vengono citati Manet e Cézanne, non vi è nessuna loro opera e vengono invece esposte due improponibili Crocefissioni (?) di Francis Bacon? .

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- Poesia

La poesia salva la vita

Ho letto parecchi libri di introduzione alla Poesia o manuali del genere ma finalmente ho trovato quello che li riassume e li supera come chiarezza espositiva.

Si tratta di “La poesia salva la vita – Capire noi stessi e il mondo attraverso le parole” della nota poetessa Donatella Bisutti, edito da Mondadori nel lontano 1992.

Un libro che ovviamente, non trattando di attualità, mantiene tutta la sua validità e freschezza.

Fin dall'inizio si pone l'obiettivo di non parlare solo ai poeti ma anche a chi desidera leggere le poesie e specialmente capirle.

Attraverso più di un centinaio opere di vari autori, e differenti stili, la Bisutti viviseziona il messaggio che a volte è sotteso portando alla luce la costruzione di ogni tipo di lirica.

Il filo conduttore è la duplice valenza della parola: oggetto e significato.

Un testo che con leggerezza vi porta attraverso: gioco dei colori, vedere un suono, disegnare con le parole, magie, rime, metafore, musica, parole che si consumano e tanto altro.

Insomma, anche chi non ama la poesia ma ha solo il desiderio di saperne di più, uscirà da questo intelligente percorso diverso e più ricco.