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Raccolta di articoli di Anna Maria Bonfiglio
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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- Letteratura

Stefanie Golisch, Ferite Storie di Berlino

Di Stefanie Golisch avevo letto ed apprezzato due racconti, Klara in agosto e Tortorici, leggo ora con particolare interesse questa sua recente opera dall’originale struttura narrativa. Ferite non si colloca  nelle categorie canoniche della letteratura proprio per la peculiarità della sua natura che non rientra tout court nel novero dei romanzi o dei racconti né in quello dei saggi o dei mémoires. Tuttavia ciascun lettore può decidere di  assegnarlo ad una o più di queste categorie, secondo la prospettiva dalla quale lo legge. Le pagine di Golisch sono innanzi tutto un atto d’amore verso il proprio Paese, qui simboleggiato dalla sua capitale, Berlino, metafora di distruzione e di rinascita. E “Ferite” sono i capitoli del libro, ognuno dei quali racconta un episodio, un personaggio, una storia individuale o corale, riferiti al tempo oscuro vissuto dai berlinesi nel periodo bellico e postbellico. La prima “ferita” ci pone di fronte ad una realtà poco conosciuta, o disconosciuta, quella della prigione di Plötzensee dove fra il 1933 e il 1945 la Germania nazista “giustiziò” più di duemila fra uomini e donne che ebbero il coraggio di opporsi alla dittatura. Certo, fu una parte minima di umanità, individui non organizzati che agivano solo assecondando la loro coscienza ci testimoniano che, seppure in misura ridotta e in modalità sottaciuta, anche in Germania operò una Resistenza. Stefanie Golisch si inoltra in quello che fu un luogo di morte con l’intento di confrontarsi con quel passato di tenebra ma ponendo fra sé e il tempo dell’orrore il suo presente. E lo fa trasmettendo al lettore le sue più intime sensazioni, con una lingua narrativa pacata e suggestiva; con poca descrizione e molto realismo, riesce a farci rivivere le atrocità di cui l’essere umano è capace. In questa sorta di pellegrinaggio che la scrittrice compie nei luoghi maledetti del secondo conflitto mondiale incontriamo molte figure di intellettuali: il poeta Johannes R. Becher, fervente comunista e ministro della cultura nell’ex DDR, la cui vita tormentata riflette il dramma di tutta una generazione di intellettuali di sinistra; incontriamo Bertolt Brecht, fruitore di tutti i privilegi del governo di Berlino Est, “sempre in bilico tra libertà artistica e fedeltà ideologica”. Ed entriamo con Stefanie nella Bobrowski Zimmer, la stanza del poeta Johannes Bobrowski dove si incontravano scrittori e artisti dell’Est e dell’Ovest di Berlino: Ingeborg Bachmann e Uwe Johnson, Gunter Grass e Christoph Meckel sedevano in quella stanza, in quegli anni Sessanta in cui il futuro della Germania era ancora incerto e la letteratura e i poeti vivevano il disagio di una cultura le cui sorti dipendevano dal clima sempre più politicizzato. La ferita più profonda e più brutale che ci troviamo di fronte leggendo questo libro è proprio quella che è stata inferta in quegli anni atroci al milieu artistico e culturale della Germania e Golisch fa rivivere nella sua scrittura il declino e l’oblio a cui molti degli intellettuali del tempo sono stati consegnati. E vi è, in questo raccontare, una malinconia che colpisce, un rammarico triste e rassegnato per tutto ciò che di bello si è dissolto nel tempo: “I tempi cambiano, i confini si spostano”. Ferite è un libro da leggere e rileggere, il documento vivo e sanguinante di un amore maltrattato dal tempo.

 

anna maria bonfiglio


Id: 1107 Data: 18/06/2014 17:50:01

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- Societ

Un nuovo 8 marzo

 

Finalmente questa data ha preso un altro trend. Le mimose sono tornate un fiore gentile e cadùco che ci piace appuntare ogni tanto sul risvolto dei nostri tailleurs primaverili di femministe attempate, e i giovanotti che si spogliavano allegramente per far divertire gruppi di donne ghettizzate in locali severamente off limits ai maschi hanno preso altre strade. Gli anni ’80 sono finiti dentro fotografie ingiallite e i ’90 hanno ci hanno lasciato un’eredità oscura. Ora è tempo di soffermarsi meditatamente su una realtà che stentiamo ad accettare. Sentiamo che attorno si fa sempre più buio e dunque dobbiamo svegliarci dal torpore ed agire. La violenza è diventata pane quotidiano: violenza sulle donne, sui bambini, sui più deboli; violenza fisica e psicologica. Io sono una donna di “parole”, non ho altri strumenti che la mia voce di poeta, con questa parlo e cerco di farmi ascoltare. C’è stato un tempo in cui ho amato le barricate, le manifestazioni di protesta, i cori di “il corpo è mio e lo gestisco io”, e ancora oggi credo che le donne non abbiano quello che spetta loro. Hanno vissuto come “secondo sesso”, come costola strappata ad Adamo in quanto soprannumeraria; hanno cercato e voluto una parità che non si è ancora realizzata in pieno. Una parte del femminile ha usato la rivendicazione come una vendetta, un’altra parte ne ha fatto oggetto di esibizionismo. Non era questo che volevamo. Quello che si sperava realizzare era una posizione di dignità e di rispetto, era il desiderio di sentirsi parte attiva ed integrante del Mito Umano. A nome di tutte ringrazio le donne che hanno lottato per svolgere un ruolo importante al fine di raggiungere e assicurare a chi veniva dopo il diritto ad affermarsi come entità uguale nella differenza. Ma tanto ancora bisogna fare: le madri per insegnare ai figli; le mogli, le sorelle, le amiche, le colleghe di lavoro, per indicarsi a vicenda il percorso corretto per vincere sui soprusi e le vessazioni che purtroppo persistono. Benvenuto nuovo 8 marzo.

 

Anna Maria


Id: 747 Data: 09/03/2013 17:50:57

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- Letteratura

Per ricordare Elsa Morante

Cento anni fa nasceva Elsa Morante, scrittrice che ebbe in vita un notevole successo letterario, ma la cui figura viene poco ricordata. Eppure fu una delle narratrici pi interessanti del secondo Novecento, autrice, oltre che di poesie e di scritti giornalistici, di romanzi che conseguirono i pi importanti premi letterari, da Menzogna e Sortilegio, a cui fu assegnato il Premio Viareggio, a Lisola di Arturo, risultato vincitore del Premio Strega. Scrittrice dalla corposa produzione e donna dalle sofferte problematiche esistenziali, Elsa Morante visse una giovinezza travagliata, una maturit ricca di esperienze ed una vecchiaia tormentata dalla malattia e dalla quasi indigenza, tanto da riuscire, per interessamento di Alberto Moravia, ad ottenere lassegno Bacchelli.
Elsa Morante nasce a Roma nel 1912 dalla relazione di una maestra ebrea, Irma Poggibonsi, con un impiegato delle Poste, Francesco Lo Monaco, ma viene riconosciuta dal marito della madre Augusto Morante, sorvegliante in un istituto di correzione giovanile, in casa del quale cresce assieme ai fratelli pi piccoli Aldo, Marcello e Maria. Inizia a scrivere giovanissima filastrocche e fiabe per bambini, poesie e racconti che gi nel 1933, grazie allappoggio del critico letterario Francesco Bruno, pubblica su riviste e giornali quali il Corriere dei piccoli e il Meridiano di Roma; nel 1935 comincia a collaborare con il settimanale Oggi. Concluso il liceo, lascia la famiglia e si stabilisce per conto proprio, mantenendosi con lezioni private e redazioni di tesi di laurea. Ad un certo punto, per, le ristrettezze economiche le impediscono di continuare gli studi alla Facolt di Lettere. Nel 1936 incontra lo scrittore Alberto Moravia che sposa nel 1941. E ununione che si riveler problematica: dopo un periodo in cui la coppia condivide sia i disagi della guerra, a causa dellantifascismo di Moravia, sia, in seguito, la vita mondana e culturale dellambiente romano, il rapporto fra i due si svolge in un alternarsi di momenti di grande comunicazione e di periodi di malessere e di distacco. Il carattere della Morante ambivalente, il suo desiderio di protezione e di affetto si scontra con la sua necessit di sentirsi libera; desidera la maternit ed allo stesso tempo la rifiuta, per poi rimpiangerne la possibilit perduta. Infine lascia la casa coniugale e si trasferisce in un appartamento in via del Babuino, continuando tuttavia a frequentare Moravia e a viaggiare con lui. Nel 1962 si separa definitivamente dal marito e in seguito frequenta Luchino Visconti e il pittore americano Bill Morrow con il quale ha una relazione. In questo periodo
la scrittrice riflett a lungo sulla sua narrativa, rifiutando e distruggendo molto di ci che aveva scritto nel frattempo, ad eccezione di poche cose, tra cui la poesia L'avventura. Con il suicidio di Morrow comincia per Morante un triste periodo in cui avverte langoscia della morte e la paura della vecchiaia che le instillano uno stato di ossessione che la tormenter fino alla fine dei suoi giorni. Trascorre gli ultimi anni a letto, impedita nella deambulazione a causa di una operazione per la rottura di un femore, e nel 1983 tenta di suicidarsi con il gas. Salvata dalla domestica, viene ricoverata in una clinica romana dove, dopo un secondo intervento chirurgico, muore dinfarto il 25 novembre del 1985.
La sua narrativa essenzialmente inquadrata nella storia della condizione delluomo e nei suoi aspetti irreversibili che si esplicitano nella contrapposizione umili-potenti, innocenti-colpevoli, paradisi-inferni. In Morante narrativa e poesia sono tematicamente vicine, nella narrazione il linguaggio di volta in volta, allucinato, visionario, barocco, descrittivo, puntualistico; quello poetico colloquiale, effuso di rimandi storici e mitologici, di narrazioni favolistiche, di visioni oniriche. Il romanzo Menzogna e sortilegio si conclude con la poesia Canto per il gatto Alvaro, che la protagonista Elisa eleva a suo interlocutore privilegiato e suo unico amico, unode in cui lanimale assume valenza umana e si veste di tutti quegli attributi che connotano un essere umano. La poesia Alibi una lunga tessitura di rimandi storici alla mitologia greca e a quella medievale e introduce il lettore in un mondo di magico incantamento. Canta lamore in una partitura mitopoietica che ricrea mondi feudali, classici, sognanti. Linterlocutore a cui si rivolge lautrice la somma di tutte le figure epiche della storia letteraria. Quella "Storia" che si ripete nei fatti e nei sentimenti, nelle vicende comuni a tutti gli esseri umani e nei percorsi psicologici ed emotivi del singolo.
Dal 1971 al 1973 Elsa Morante si dedica alla stesura di quella che sar la sua pi popolare e discussa opera: La Storia, che verr pubblicata nel 1974, in edizione economica per volont dellautrice. Al suo apparire il romanzo, di seicento e pi pagine, suscita entusiasmo e polemiche, alla popolarit che guadagna presso i lettori si oppone la riserva di una parte della critica. Scrivere unopera di narrativa dallimpianto ottocentesco, quale La Storia, in un tempo in cui leco delle avanguardie non si del tutto dileguata e poeti e scrittori sperimentano tecniche innovative di scrittura, non pu non far discutere. Fra coloro che ne sono entusiasti vi Natalia Ginziburg, fra i polemici Italo Calvino e fra coloro decisamente ostili allopera morantiana spicca Enzo Siciliano. Lanimosit di questi ultimi, generata da ragioni ideologiche, si manifesta con la denigrazione del romanzo in quanto ritenuto narrativamente esuberante, dagli incerti esiti artistici e dalla decisa vena populista. Tuttavia non ne vengono negati i valori positivi, come il rispetto per lessere umano e la pietas verso la categoria degli umili, gli sconfitti della vita, quegli ultimi di evangelica memoria.
Il romanzo copre un arco di tempo che va dal 1941 al 1947 e racconta la storia della maestra Ida Ramundo, una vedova ebrea che viene stuprata da un giovane soldato tedesco. Da quellatto di violenza nasce Useppe, il figlio che diviene lunica ragione di vita di Ida, donna mansueta e rassegnata, mater dolorosa che arriva anche a rubare pur di provvedere al nutrimento del piccolo, a sua volta creatura gracile cresciuta fra gli stenti della guerra. La storia di queste due esistenze, anime semplici calate nel groviglio dannato di unera di violenza e di morte, il paradigma della follia dei potenti e della devastazione fisica e psicologica perpetrata a danno dei soggetti pi deboli. Il recondito fine di questopera sta nella concezione di unideologia che condanna la Storia come uno scandalo che dura da diecimila anni, un ciclo immutabile che non si sviluppa secondo le leggi del progresso, ma che si accanisce sui pi deboli attraverso ingiustizie e follie distruttive. Al pregio narrativo dellopera va associato il valore aggiunto di una puntuale cronologia degli eventi storici nazionali e internazionali del secolo scorso, dallinizio del Novecento fino al 1967. Ogni capitolo infatti preceduto da un quadro di ordine temporale nel quale sono elencati per data gli avvenimenti coevi al periodo narrato. E, questo elemento, una cifra in pi che assegna allopera limportanza del documento storico.



Id: 645 Data: 29/09/2012 19:44:09

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- Letteratura

Ricordando Montale a trent’anni della scomparsa


Sono le ore 13 di gioved 23 ottobre 1975 ed Eugenio Montale sta fumando nel salotto della sua casa milanese quando squilla il telefono. A rispondere la Gina, ormai lunica persona che vive con il poeta da quando rimasto vedovo di Drusilla Tanzi. La Gina stata presa a servizio in casa Montale negli anni Quaranta, su segnalazione di un medico, e da quella casa non si pi mossa, divenendo con il tempo la governante e la custode prima dei coniugi Montale e poi del vecchio senatore Eugenio. La Gina dunque risponde al telefono e subito si reca in salotto per annunciare al poeta che a chiamare lambasciata di Svezia: gli stato assegnato il Nobel per la letteratura. E un momento indimenticabile, la solitudine della casa viene invasa dagli annunci radiofonici e, subito dopo, dalle felicitazioni degli amici.
Personaggio particolare, questo grande poeta, vissuto in una solitudine interiore seppure confortata dai rapporti con altri poeti e con stimati critici. A Genova, dove nato il 12 ottobre del 1896 da una famiglia della borghesia colta e liberale e dove ha vissuto fino al 1927, ha frequentato Camillo Sbarbaro e Angelo Barile; a Firenze, dove lavora come redattore presso leditore Bemporad, gli viene affidato lincarico di direttore del Gabinetto Vieusseux, frequenta il Caff delle Giubbe Rosse ed entra in contatto con Vittorini, Tecchi, Quasimodo, Gadda, Landolfi, Luzi Il rifiuto a tesserarsi al partito fascista gli costa lespulsione dal Vieusseux, i mezzi economici scarseggiano, vive di articoli e traduzioni, traduce Shakespeare, Blake, Emily Dickinson, Eliot. Lui, che a causa della salute delicata ha frequentato solo lIstituto Tecnico, padroneggia linglese e si costruito da giovane un background letterario leggendo e studiando assistito dalla sorella Marianna. Inoltre ha studiato canto con il baritono Ernesto Sivori, esperienza della quale gli rimasto un grande amore per la musica che in seguito eserciter nella funzione di critico musicale. La vita a Firenze scorre fra incertezze economiche e fragili relazioni sentimentali, conosce lo storico darte Matteo Marangoni e sua moglie Drusilla Tanzi dai quali nel 1929 viene ospitato per un certo periodo di tempo. Fra il poeta e Drusilla nasce una relazione, che si concluder dopo una lunga convivenza con il matrimonio, ma ci non impedisce a Montale di instaurare altri rapporti amorosi il pi significativo dei quali quello con Irma Brandeis, da lui immortalata con il senhal di Clizia nelle poesie de Le occasioni. Quello dei due un rapporto vissuto nei tre viaggi che la giovane studiosa di Dante compie in Italia, nel 33, nel 34 e nel 38, ma nutrito da un lungo epistolario. Irma-Clizia d un nuovo corso alla poetica montaliana che nelle liriche de Le occasioni coglie nelle apparizioni della donna unepifania di nuovi ideali e di salvezza. Il soggetto lirico si sposta dal descrittivismo degli Ossi di seppia a una dimensione temporale dove lassenza della donna, interlocutrice privilegiata, si rappresenta simbolicamente attraverso gli oggetti e i luoghi della memoria, vedi, ad esempio, La casa dei Doganieri e Non recidere forbice quel volto:
Non recidere, forbice, quel volto,
solo nella memoria che si sfolla,
non far del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre.
Un freddo cala... Duro il colpo svetta.
E l'acacia ferita da s scrolla
il guscio di cicala
nella prima belletta di Novembre.
La donna-angelo, langelo della visitazione, apparsa al poeta come dono, scompare, ne resta il ricordo che sfumando nella nebbia della lontananza tutto oscura. Nellespressione al negativo non recidere forbice quel volto viene invocata la possibilit di far sopravvivere limmagine dellamata oltre il freddo e la melma (belletta) che regala loblio.
Le Occasioni sono gli istanti in cui dato di poter intravedere una realt diversa da quella vissuta, occasioni che nella vita Montale lascia sfuggire: indeciso e sempre legato a Drusilla, schiva con motivazioni pragmatiche e pretesti drammatici, quale il tentativo di suicidio della compagna, i reiterati segnali damore di Irma che infine lascia cadere ogni ulteriore tentativo fino ad interrompere la corrispondenza con il poeta. Nella sua ultima lettera, in possesso degli studiosi, cos gli scrive: "Purtroppo, io ti amo. Ogni cosa che fai per farti del male, la fai anche a me. Non posso sopportare questa nostra vita dolente e poco eroica, ridicola quasi, ma vedo che ormai troppo tardi per porvi rimedio..."
Nel 1948 Montale viene assunto al Corriere della Sera e si stabilisce definitivamente a Milano. Scrive di attivit culturale e politica nel segno di una tendenza a sostegno di una cultura borghese critica e razionale, reportages di viaggio, racconti e recensioni musicali. Nel 1958 le prose vengono raccolte e pubblicate nel volume Farfalla di Dinard, nel 1981 esce il libro Prime alla Scala, dove sono riunite le critiche musicali. In seguito escono le raccolte di poesia Satura, Diario del 71 e del 72 e Quaderno di quattro mani. Alla moglie Drusilla Tanzi sono dedicate le poesie di Xenia, titolo mutuato dal greco xenia che nellaccezione ellenica era non solo il dono fatto allospite ma aveva anche il significato di ospite temporaneo, ci che porta al correlativo presenza terrena in quanto appunto transitoria. Fra i testi della raccolta particolarmente significativa la poesia Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale:
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei pi il vuoto ad ogni gradino.
Anche cos stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, n pi mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realt sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non gi perch con quattrocchi forse si vede di pi.
Con te le ho scese perch sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Con gli occhi offuscati la Mosca, come Montale aveva soprannominato Drusilla, continua ad essere per il poeta, anche da morta, la guida, la rupe a cui ancorarsi e gli ricorda che il significato dellesistenza non la realt che si vede, quella costituita da scadenze, prenotazioni, trappole, ma laccettazione che la vita un transito passeggero. Nel 1980, unico caso per un autore vivente, viene pubblicata ledizione critica dellintera produzione poetica di Montale, l Opera in versi. Nominato nel 1967 senatore a vita e premiato col Nobel nel 1975, Eugenio Montale, considerato uno dei maggiori poeti, se non il maggiore, del secolo scorso, muore a Milano il 12 settembre del 1981 per una vasculopatia cerebrale.

Anna Maria Bonfiglio

RICORDANDO MONTALE A TRENTANNI DALLA SCOMPARSA

Sono le ore 13 di gioved 23 ottobre 1975 ed Eugenio Montale sta fumando nel salotto della sua casa milanese quando squilla il telefono. A rispondere la Gina, ormai lunica persona che vive con il poeta da quando rimasto vedovo di Drusilla Tanzi. La Gina stata presa a servizio in casa Montale negli anni Quaranta, su segnalazione di un medico, e da quella casa non si pi mossa, divenendo con il tempo la governante e la custode prima dei coniugi Montale e poi del vecchio senatore Eugenio. La Gina dunque risponde al telefono e subito si reca in salotto per annunciare al poeta che a chiamare lambasciata di Svezia: gli stato assegnato il Nobel per la letteratura. E un momento indimenticabile, la solitudine della casa viene invasa dagli annunci radiofonici e, subito dopo, dalle felicitazioni degli amici.
Personaggio particolare, questo grande poeta, vissuto in una solitudine interiore seppure confortata dai rapporti con altri poeti e con stimati critici. A Genova, dove nato il 12 ottobre del 1896 da una famiglia della borghesia colta e liberale e dove ha vissuto fino al 1927, ha frequentato Camillo Sbarbaro e Angelo Barile; a Firenze, dove lavora come redattore presso leditore Bemporad, gli viene affidato lincarico di direttore del Gabinetto Vieusseux, frequenta il Caff delle Giubbe Rosse ed entra in contatto con Vittorini, Tecchi, Quasimodo, Gadda, Landolfi, Luzi Il rifiuto a tesserarsi al partito fascista gli costa lespulsione dal Vieusseux, i mezzi economici scarseggiano, vive di articoli e traduzioni, traduce Shakespeare, Blake, Emily Dickinson, Eliot. Lui, che a causa della salute delicata ha frequentato solo lIstituto Tecnico, padroneggia linglese e si costruito da giovane un background letterario leggendo e studiando assistito dalla sorella Marianna. Inoltre ha studiato canto con il baritono Ernesto Sivori, esperienza della quale gli rimasto un grande amore per la musica che in seguito eserciter nella funzione di critico musicale. La vita a Firenze scorre fra incertezze economiche e fragili relazioni sentimentali, conosce lo storico darte Matteo Marangoni e sua moglie Drusilla Tanzi dai quali nel 1929 viene ospitato per un certo periodo di tempo. Fra il poeta e Drusilla nasce una relazione, che si concluder dopo una lunga convivenza con il matrimonio, ma ci non impedisce a Montale di instaurare altri rapporti amorosi il pi significativo dei quali quello con Irma Brandeis, da lui immortalata con il senhal di Clizia nelle poesie de Le occasioni. Quello dei due un rapporto vissuto nei tre viaggi che la giovane studiosa di Dante compie in Italia, nel 33, nel 34 e nel 38, ma nutrito da un lungo epistolario. Irma-Clizia d un nuovo corso alla poetica montaliana che nelle liriche de Le occasioni coglie nelle apparizioni della donna unepifania di nuovi ideali e di salvezza. Il soggetto lirico si sposta dal descrittivismo degli Ossi di seppia a una dimensione temporale dove lassenza della donna, interlocutrice privilegiata, si rappresenta simbolicamente attraverso gli oggetti e i luoghi della memoria, vedi, ad esempio, La casa dei Doganieri e Non recidere forbice quel volto:
Non recidere, forbice, quel volto,
solo nella memoria che si sfolla,
non far del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre.
Un freddo cala... Duro il colpo svetta.
E l'acacia ferita da s scrolla
il guscio di cicala
nella prima belletta di Novembre.
La donna-angelo, langelo della visitazione, apparsa al poeta come dono, scompare, ne resta il ricordo che sfumando nella nebbia della lontananza tutto oscura. Nellespressione al negativo non recidere forbice quel volto viene invocata la possibilit di far sopravvivere limmagine dellamata oltre il freddo e la melma (belletta) che regala loblio.
Le Occasioni sono gli istanti in cui dato di poter intravedere una realt diversa da quella vissuta, occasioni che nella vita Montale lascia sfuggire: indeciso e sempre legato a Drusilla, schiva con motivazioni pragmatiche e pretesti drammatici, quale il tentativo di suicidio della compagna, i reiterati segnali damore di Irma che infine lascia cadere ogni ulteriore tentativo fino ad interrompere la corrispondenza con il poeta. Nella sua ultima lettera, in possesso degli studiosi, cos gli scrive: "Purtroppo, io ti amo. Ogni cosa che fai per farti del male, la fai anche a me. Non posso sopportare questa nostra vita dolente e poco eroica, ridicola quasi, ma vedo che ormai troppo tardi per porvi rimedio..."
Nel 1948 Montale viene assunto al Corriere della Sera e si stabilisce definitivamente a Milano. Scrive di attivit culturale e politica nel segno di una tendenza a sostegno di una cultura borghese critica e razionale, reportages di viaggio, racconti e recensioni musicali. Nel 1958 le prose vengono raccolte e pubblicate nel volume Farfalla di Dinard, nel 1981 esce il libro Prime alla Scala, dove sono riunite le critiche musicali. In seguito escono le raccolte di poesia Satura, Diario del 71 e del 72 e Quaderno di quattro mani. Alla moglie Drusilla Tanzi sono dedicate le poesie di Xenia, titolo mutuato dal greco xenia che nellaccezione ellenica era non solo il dono fatto allospite ma aveva anche il significato di ospite temporaneo, ci che porta al correlativo presenza terrena in quanto appunto transitoria. Fra i testi della raccolta particolarmente significativa la poesia Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale:
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei pi il vuoto ad ogni gradino.
Anche cos stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, n pi mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realt sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non gi perch con quattrocchi forse si vede di pi.
Con te le ho scese perch sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Con gli occhi offuscati la Mosca, come Montale aveva soprannominato Drusilla, continua ad essere per il poeta, anche da morta, la guida, la rupe a cui ancorarsi e gli ricorda che il significato dellesistenza non la realt che si vede, quella costituita da scadenze, prenotazioni, trappole, ma laccettazione che la vita un transito passeggero. Nel 1980, unico caso per un autore vivente, viene pubblicata ledizione critica dellintera produzione poetica di Montale, l Opera in versi. Nominato nel 1967 senatore a vita e premiato col Nobel nel 1975, Eugenio Montale, considerato uno dei maggiori poeti, se non il maggiore, del secolo scorso, muore a Milano il 12 settembre del 1981 per una vasculopatia cerebrale.

Anna Maria Bonfiglio



Id: 396 Data: 20/10/2011 19:48:55

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- Societ

Amarcord per Palermo


Ci fu un tempo che Palermo non fu soltanto sacco, mafia e spazzatura ma anche impegno sociale, slancio culturale, fermento artistico e passione musicale, come testimoniano il film documentario di Mario Bellone, Dreaming Palermo, presentato nel corso del Seacily Jazz Festival 2010, e lomonima mostra fotografica che, attingendo agli archivi dei migliori fotografi palermitani (Scafidi, Glaviano) e a quelli di privati cittadini, ha esposto 150 foto in bianco e nero che raccontano la citt nel ventennio 1950-1970. Il film parte dal raduno musicale del luglio 1970, quattro giorni di una kermesse che ebbe luogo allo stadio della Favorita dove si esibirono Duke Ellington, Aretha Franklin, Brian Auger, Jhonny Halliday, Tony Scott e Kenny Clarke, gli Exseption e Arthur Brown, e dove migliaia di giovani sdraiati sul prato replicavano la Woodstock degli hippy. Il Festival Pop 70 nel film di Bellone il culmine di una Palermo dimenticata, ricordata e raccontata da musicisti, giornalisti, organizzatori di eventi, una citt che oggi i giovani non possono riconoscere, che li stupisce perch creduta e identificata come luogo provinciale, lontana dai grandi fervori sociali e culturali, e senza speranza.
E invece nelle belle immagini del film rivive la Palermo che, archiviato il dopoguerra, riscopre il piacere del ballo, della musica, del teatro e inaugura la stagione dei grandi concerti: il Teatro Biondo ospita Louis Armostrong, il Golden Nat Coleman, Ella Fitzgerald e John Johnson; nascono i locali dove si suona jazz: Mirage, Miramare, Birreria Italia, Caff Moka, Open Gate e iniziano ad affermarsi Claudio Lo Cascio, Gianni Cavallaro, Enzo Randisi, musicisti il cui nome rester iscritto nella storia del jazz siciliano. Nascevano le Settimane Internazionali di Nuova Musica, si esibiva il controverso maestro Stockhausen, si dibattevano i grandi temi dellAvanguardia Europea, nasceva proprio a Palermo il Gruppo 63 con Eco, Sanguineti, Pagliarani. Saffacciava il boom economico, la citt iniziava ad essere saccheggiata, ma dal Belvedere di Palazzo Utvegio era ancora possibile scorgere le vie rettilinee e spaziare con lo sguardo fino al mare di Mondello e alle sue ville Liberty, e dai tornanti di Monreale ancora la Conca offriva aranceti e odore di zagara. Anche a Palermo, estremo lembo di continente e avamposto dAfrica, si evolvevano i costumi, i giovani occupavano le scuole e proclamavano lautocoscienza, le ragazze osavano le minigonne e riconoscevano in Franca Viola, prima donna siciliana a rifiutare il matrimonio riparatore, lantesignana di un sistema sociale che esigeva un cambiamento. Poi gli anni 70 iniziarono ad avvelenare il clima nazionale ma a Palermo sopravviveva ancora un respiro di buona cultura, le librerie Flaccovio, Cavallotto, Ciuni accoglievano gli intellettuali siciliani che resistevano allemigrazione, Leonardo Sciascia si divideva fra la capitale dellisola e la Francia; proliferavano le associazioni: letterarie, teatrali, musicali. Fino agli anni 80, gli anni della primavera di Palermo del sindaco Orlando, la citt fu un fiorire di iniziative ed eventi culturali, si riaprirono antiche ville e si infiorarono i vicoli del vecchio centro storico. Dopo cal il silenzio della disfatta. Torneremo ancora a sognare per Palermo lAziz?

Id: 231 Data: 16/07/2010 15:39:37

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- Alimentazione

L’autunno siciliano di una poetessa tedesca


LAUTUNNO SICILIANO DI UNA POETESSA TEDESCA

Verso la seconda met del Settecento si verific in Sicilia un forte incremento di viaggiatori. LIsola, che i compilatori cosmografici del Cinque e Seicento avevano descritto come terra selvaggia di miniere e caverne di zolfo, vive in quel periodo la stagione mitica della sua riscoperta, unet felice che si concluder nei primi anni del Novecento con il dissolvimento delle due ultime dinastie commerciali: i Florio e i Withaker. Fino a quel momento la Sicilia aveva ospitato nomi illustri di artisti, di scrittori e di regnanti. Numerosi e prestigiosi furono soprattutto i viaggiatori di lingua tedesca quali, solo per citarne alcuni, Goethe, Freud, Wagner. Questultimo dimor a lungo a Palermo dove, chiuso in una camera del raffinato Grand Hotel et des Palmes, che a lui ha intestato una delle sue grandi sale, complet il suo Parsifal.
Nellautunno del 1951 arriva in Sicilia la scrittrice tedesca Marie Luise von Kaschnitz. LIsola le si presenta nella realt di un dopoguerra che la vede s dilaniata dai bombardamenti, ma ancora custode di un passato di arte e di civilt che nessuna guerra ha potuto cancellare. Da questa esperienza di viaggio nascono nove poesie che alla fine del secolo scorso sono state pubblicate dalle Edizioni della Battaglia con il titolo di Autunno Siciliano e con la traduzione di Maria Teresa Galluzzo e Fabio Oliveri. Nove poesie ciascuna delle quali ritrae e racconta alcuni dei luoghi dellisola.
La silloge si apre con un testo che ne disegna il profilo: Unala come dalla spalla duna dea/della Vittoria.//Lo schizzo, una zolla di monti rocciosi/rimasta in piedi sotto il fulgore del sole,/mentre con alga e sabbia e moto dei pesci/il mare ricopre le dolci pianure. Sei versi nei quali laspetto geografico viene delineato come da una esperta matita dartista. E continua addentrandosi nei particolari attraverso una scelta semantica che ne esplora colori, contorni, riti, dominazioni: Questa dalla terra ferma, questa dallAfrica/questa dalla Spagna,questa dal Peloponneso:/ecco le vie dei navigli dei conquistatori stranieri. E pi avanti: Ora sollevate dal sentiero del giardino i ciottoli bianchi/a due, a tre. Non vi risplendono/simili a templi e duomi nella luce lunare? Oltre lannientamento bellico ecco risplendere le vestigia delle antiche civilt che nulla riesce a cancellare: Splendore e rovina, eterno conflitto.
Dieci distici e un quadrisillabo finale raccontano Palermo in sequenza ossimorica: Palermo che luccica di chiese e gelsomini e Palermo di tanfo di morte e germogli color carne; Palermo arcobaleno e nave arrugginita, tunica ridotta a polvere corona e spada. Nessunaltra parola poteva dire meglio la duplicit di una contraddizione radicata nel tempo e nella storia.
Latmosfera autunnale induce la poetessa ad indagare la natura e le cose. Nelle gocce di pioggia respira larcobaleno, gli uomini sugli asini cavalcano ai margini del cielo, nelle capanne rurali si dialoga di pene antiche e miseria, ma infine il sole che risucchia dal fango fattorie e vetri risplende come piccola luce rossa. E via via tutto viene incluso nel dettato poetico: banditi e cattedrali, templi e miti, rovine e splendori, vivi e morti, una tassonomia in cui non si classificano generi e specie ma nella quale si riconosce il segno della potenza affabulatoria dellautrice. La Sicilia che si presenta a Kaschnitz luogo di miseria ma anche crocevia di luoghi e figure che, nel bene e nel male, hanno lasciato il segno: Agrigento, Siracusa, Selinunte; Pirandello, Aretusa, Empedocle. Ma anche il bandito che ha concluso la sua vita come Ges Cristo/per mano di un traditore, nel quale ci consentito individuare quel Salvatore Giuliano ucciso nel 1950. E la Sicilia che ancora e sempre vive nella contrapposizione, nel contrasto stridente, nellantitesi, e che questi nove testi hanno consegnato ai lettori di due secoli quale prova illuminante di come la poesia possa rendersi anche documento storico.
Marie Luise von Kaschnitz nacque nel 1901 a Karlsruhe ma ancora giovinetta si trasfer con la famiglia a Berlino. Nel 1925 spos larcheologo Guido von Kaschnitz-Weniberg e con lui nel 1941 si stabil a Francoforte sul Meno che consider sempre come la sua vera patria. Comp molti viaggi e soggiorn a lungo a Roma. Scrisse poesie, romanzi, saggi e biografie e consegu diversi premi letterari. Mor a Roma nel 1974.



Id: 223 Data: 20/06/2010 18:53:27

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- Letteratura

Il gusto del Liberty nella poesia di Paul Graldy

Entra: ecco la camera confusa e provvisoria/ dovero solo e dove aspettandoti vivevo,/ e la mia tristezza con la sua lampada e gli armadi,/ ed ecco il ritratto di mia madre a ventanni

Inizia cos, con linvito ad entrare nella propria camera e quindi nella propria vita, essendone la camera il luogo-simbolo, la storia damore in poesia che Paul Graldy ha intitolato TOI ET MOI. Storia di due cuori che sincontrano, si amano, si annoiano, si dividono e infine si ricongiungono, a perpetuazione di unabitudine damore ormai tanto radicata da non poter essere divelta. Storia comune che la parola poetica riveste di fascino e fa assurgere a fatto unico.
TOI ET MOI esce in Francia nel 1913, il suo autore un giovane poeta che il tempo ha collocato nel limbo degli autori minori fino a consegnarlo alloblio. Invero la sua una poesia che non suscita clamori, non presenta particolari innovazioni rispetto al tempo coevo e non si ascrive nel registro di movimenti o stili che hanno avuto peso nellevoluzione della letteratura moderna. Eppure possiede una sua grazia di gusto liberty e rappresenta uno dei primi indizi di quella forma poetica di sapore realista che in seguito sarebbe esplosa con altri poeti di maggior fortuna, quale ad esempio Jacques Prvert. Paul Graldy, al secolo Paul Le Fvre, nato nel 1885 e morto nel 1983, oggi un poeta sconosciuto ai pi e la sua opera non ha certo inciso il corso della storia letteraria, tuttavia questo suo libro, che peraltro fu fra le sue opere quella pi conosciuta, un esempio di quella letteratura che agli inizi del secolo riusc a coinvolgere un numeroso pubblico di lettori. Se proprio vogliamo fare dei collegamenti possiamo fare riferimento a quella letteratura definita rosa che nel primo dopoguerra sostitu il sensualismo dannunziano con un romanticismo di carattere borghese.
Paul Graldy fu anche autore di testi teatrali che egli stesso chiam tragedie leggere, drammi imperniati sui conflitti interiori e sui giochi psicologici dellamore; inoltre pubblic un libro di memorie dal titolo Carnet di un autore drammatico e un libro di massime sullamore dal titolo Amore, appunti e massime. Al suo stile, che fu definito mondano e leggero, non si pu negare quel fascino, costituito appunto da unapparente fatuit, che lo stesso fascino di unepoca che viveva il fermento della frattura con i canoni del classicismo. Le poesie di TOI ET MOI ricordano quelle cartoline inizio-secolo dove le immagini avviluppate da intrecci e ghirigori floreali finivano per suscitare ineffabili sensazioni. Un gusto estetico che rappresenta il tempo in cui viene espresso, quel tempo definito belle poque che alluscita del libro al suo spasimo finale.

Le poesie della raccolta sono di carattere colloquiale, una storia damore da leggere con lo spirito del tempo cui si riferisce e lamore vi trabocca espresso con veemenza e spesso con sovrabbondanza di effusioni e di tenerezze. Ricordiamo che al momento della sua uscita le atmosfere dannunziane impregnano ancora i salotti ed in simile contesto la poesia di TOI ET MOI pu rappresentare un punto di rottura per la forma dellespressione che si avvale di un lessico dove la parola non ha risonanze auliche e non esplora il mistero dei simboli e delle metafore.
La raccolta una sorta di diario attraverso il quale il poeta ripercorre il cammino della sua storia damore, dal primo incontro alla conclusione. I versi sono la scarna rappresentazione della realt, sono il quotidiano che si fa poesia per accogliere loggetto dellamore ed inglobarlo in un mondo fatto di cose tangibili: i dischi, gli armadi, la lampada, il ritratto, e di tensioni intime, segrete: la malinconia, i versi. Mano a mano che la donna amata sinserisce in questa realt damore il discorso poetico si allarga e abbraccia una visione sempre pi ampia dove trovano posto la malinconia per un distacco, la gelosia, lincantamento, il dubbio, la tenerezza, linquietudine, il litigio.
Poesia datmosfera, talvolta resa con un fraseggiare di tenere dolcezze, talaltra comunicata con impalpabile lievit. Il registro colloquiale si impreziosisce a tratti di versi che lo illuminano e ne riscattano il dettato strettamente connesso alla banalit della vita quotidiana ( quella malattia di cui poco manc che non morissi ; un profumo danima tinventi che non ti conoscevo ancora; ci amiamo soltanto per avere cominciato). In un alternarsi di stati danimo che vanno dallesaltazione alla caduta si snoda una storia damore resa unica dalla capacit del poeta di imprimerle un carattere speciale. Poesia di gusto liberty, si diceva, non solo per la descrizione dellambiente dalla quale emergono gli abiti, i cappelli, le lampade, le stanze, i satin, i pizzi, le frange, ma soprattutto per latmosfera che vi aleggia: raffinata, sospirata nei dialoghi, sospesa per gli interrogativi, gli esclamativi, le reticenze. Un quadro depoca che se da un lato rende datata la raccolta dallaltro ne fa testimonianza di tutto un modo di vivere e di vivere lamore. Un piccolo documento di vita borghese in cui la poesia lestremo tocco di eleganza.




Id: 220 Data: 13/06/2010 18:51:30

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- Letteratura

Eros e misticismo nella poesia di Alda Merini


Ho conosciuto in te le meraviglie
meraviglie damore s scoperte
che parevano a me delle conchiglie
ove odoravo il mare e le deserte
spiagge corrive e l dentro lamore
mi son persa come alla bufera
sempre tenendo fermo questo cuore
che (ben sapevo) amava una chimera.

Analizzando questa poesia mi sono accostata alla tematica meriniana, per consuetudine ascritta prevalentemente al percorso manicomiacale-religioso, da una mia prospettiva. Questo breve testo, costituito da otto versi endecasillabi divisi in due quartine senza cesura con rime A-B, A-B, C-D,C-D, ancorch inserito in una raccolta di poesie damore dedicate, include una disposizione di segno pi ampio, aperto a ben pi di un significato. La purezza del verso, la scelta semantica e landamento lirico della composizione rimandano ad una misura damore che trascende la mera sensualit. Qui le meraviglie damore non sono solo lo stupore per il sentimento ma accolgono implicazioni di valore spirituale giacch si collegano agli elementi della natura e suscitano una gioiosa esaltazione che viene accompagnata dal tumulto dellanima. Non si tratta dunque della meraviglia come sorpresa dellincontro con laltro ma delle meraviglie intese come prodigio damore aurorale dentro il quale perdersi ( e l/dentro lamore/mi son persa come alla bufera). In questo senso mi sentirei di assegnare al testo una valenza metafisica, uneco mistica. Erotismo e misticismo sono daltra parte due coordinate essenziali nella poetica di Alda Merini. Ma il sentimento erotico che investe grande parte della sua opera contiene in s dei limiti, non rende felicit, intriso di nostalgia, di rimpianto, una ricerca continua che non placa il bisogno di donarsi. E tanto misterico quanto misteriosa la scaturigine della parola poetica meriniana, vibrante, sferzante, aspra e dolcissima, stillata da una predisposizione naturale, quasi inconsapevole. Mistero linquietudine dellanima in bilico fra lucidit e follia, mistero lesasperato inseguimento delleros e il contrappunto di un misticismo al limite dellestasi, mistero infine lapprodo alla fede, lincontro con la Croce e la rivelazione del messaggio cristiano comunicato attraverso la visione dellattesa come meraviglia.
La prima giovinezza di Alda Merini segnata dallincontro con poeti e critici gi affermati nel campo della cultura nazionale, uomini molto pi grandi di lei, dai quali impara quello che gli studi incompiuti le hanno negato. () sedevo gomito a gomito coi grandi della poesia, con la classe del rinnovamento letterario. Io ero troppo piccola per capire cosa facessero quei grandi uomini. Erba, Pasolini, Turoldo, Manganelli. E da qualcuno di questi grandi, grandi anche anagraficamente, viene attratta e coinvolta sentimentalmente. E facile immaginare quanto in questo pesi la figura del padre dal quale la giovane si sempre sentita compresa. Racconta: Mio padre aveva capito il mio destino di monaca e laveva aiutato. Mia madre lo aveva combattuto () e cos mi obblig a sposarmi. () Mio padre si oppose, ma lei fu molto decisa e disse giustamente che la vita in famiglia di una madre molto pi meritevole ed onerosa di quella dei Santi e non c grazia che possa illuminare una madre se non quella che viene direttamente da Dio. La Merini nutre ammirazione per questa madre dalla rigida volont e dalla notevole bellezza ma al contempo prova gelosia per il rapporto di forte complicit che avverte fra i genitori e fra i due sceglie il padre dal quale riceve insegnamenti e al quale chiede approvazione. Figura di riferimento, dunque, quella paterna, inseguita nelle tante presenze maschili e ritrovata come Padre Eterno alla fine del suo percorso.
La poetica dellEros in Merini un dolore che nasce da radici profonde, percorre la sua vita e la sua scrittura e in fondo si riduce ad una privazione sofferta, ad un bisogno di elevare lo spirito verso qualcosa di ideale e di trascendente. Alla fine una condizione di solitudine e di vuoto che si riconduce alla necessit di farsi abitare da unAssenza mistica. Basta un sorriso o unassenza e/ la mia mente concepisce un amore. Tutto larco dellesistenza di Merini percorso da una tensione erotizzante che la conduce verso esperienze amorose che la poesia esalta o maledice ma sempre sublima attraverso la parola affabulante, fascinosa, temeraria nella sua sostanza per i tratti del vissuto che osa raccontare e audace nella sua forma per il privilegio di poter coniugare costruzione lirica e libert versificante. Eppure il turbamento sensuale la prova, considera una condanna la sua appartenenza al sesso femminile al punto di stabilire quasi una relazione fra la follia e lessere donna: Luomo che vuole imporre la sua diversit con la violenza fa pensare che nascere donna sia quasi un invito al delitto. () E ancora: Il marchio manicomiacale della donna sono proprio i suoi genitali. Ogni donna stata nel proprio manicomio. Ogni donna, bench si coprisse, ha dovuto sottostare alle voglie del maschio dopo la battaglia. (...) La donna viene umiliata ogni volta che ride ed felice di se stessa. Questa sorta di abiura ha radici lontane, nel tempo in cui la giovanissima Alda si scopre gelosa del rapporto fra i suoi genitori. Scriver infatti: Il pi grande dualismo della mia vita furono mio padre e mia madre. Io un figlio che stava nel mezzo, con un sesso che non mi piaceva. La complicit con il padre, considerato il primo maestro, pari allostilit nei confronti della madre, ritenuta collerica e autoritaria. Scriver in seguito a proposito della figura materna: Sono anni che ti penso, e sebbene tutti dicano che sono impazzita per amore, sbagliano. Io sono impazzita per te. Sei stata la donna che ho odiato di pi nella vita, perch eri bella, stupenda, regale
Nella prima raccolta di poesie, La presenza di Orfeo, inizia a prefigurarsi la dualit presenza-assenza (si vedano i versi: Orfeo novello amico dellassenza) e a delinearsi la percezione del corpo come limite e dellamore come destino di abbandono; mentre in Paura di Dio si annuncia la tensione che ascende alla preghiera e si manifesta la concezione della passione amorosa come Vetta e Abisso. (Padre, se questa ascesa/ simile allabisso e colorata,/ prosperosa ogni vena di ricordo,/ dammi morte ossequiosa/ dei miei ciechi travagli/ e una pura deriva/ a cui possa ancorare ogni divieto). Qui Dio ancora presenza indefinita, duplice entit che ha volto luminoso per chi non conosce travaglio ed occhi foschi per le anime inquiete che si scontrano con lombra nemica brancolando nel buio. Tutta la raccolta vibra di stanchezza interiore, nasce il dolore, parto ultimo e solo, per essere inghiottito dal respiro perfetto della morte (Pax). La preghiera urgenza, solo Dio pu porre fine al tormento scatenato dai turbamenti damore perch a Te che io tendo dalla vita/ prima che conoscessi questi inferni.
Amore-amori-amanti: cosa cerca Alda se non lAmato, lo Sposo primo ed ultimo? E una lunga ricerca durante la quale si mettono in uso tutte le armi, una corsa dentro la quale sta la paura e la follia, un percorso di attesa e nostalgia, di accensioni e spegnimenti, di forza e di delusione. Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato /lamato del mio cuore;/ lho cercato ma non lho trovato. Dichiara la sposa del Cantico dei Cantici. E cos Alda che non si stanca di percorrere sentieri bui, di bruciare di passione per ogni incontro, e ogni amore per lei unAnnunciazione, anche quando il tempo ha accumulato anni e segni sul suo corpo e sulla sua anima. Cambia lapparato simbolico, resta lattesa, la ricerca di un unico volto che ha assunto vari nomi o, cambiando i termini, di un solo nome che si rivestito di tanti corpi.
Le duplici nozze, gli amanti goduti e quelli solo desiderati, le fantasie erotiche avvolte in dense metafore o espresse con linguaggio esplicito, tutto si riconduce al bisogno di abitare il vuoto, di popolare il deserto dentro cui lanima vaga anelando il congiungimento che le renda unidentit unica. Gi Pasolini, recensendo La presenza di Orfeo, parlava della ragazzetta milanese come di una personalit dallinquietudine nervosa e dai sensi infelici () che vive uno stato di informit e continuava () soltanto la mancanza del senso didentit configura nella Merini un dato mistico. Laspetto peculiare della poetica meriniana si costituisce in una sorta di associazione ossimorica di erotismo e di misticismo, di cristianit e di paganesimo, in un linguaggio che pu apparire irriverente ma che sboccia da una splendida frase musicale piovuta dalle mani di Dio, come lei stessa dice. E la luce mistica della sofferenza che accompagna il cammino della poetessa nella ricerca di una identit damore. Mettimi come sigillo sul tuo cuore/ come sigillo sul tuo braccio/ perch forte come la morte lamore/tenace come gli inferi la passione, prega la Sposa del Cantico. E Merini: Ah, se tamo, lo grido ad ogni vento/gemmando fiori da ogni stanco ramo/ e fiorita son tutta e dogni velo/ vo scerpando il mio lutto (Genesi). Nella ricchezza dellamore, genesi che cancella il lutto per ci che andato perduto o che mai si trovato, si riflette quella sorta di misticismo umano che pervade leros quando totale e felice, quando dono di s allaltro, quando fecondo di intenti nei quali riconoscersi. Trovare lAmato e perderlo e non stancarsi di ricominciare a cercare, perch la ferita della sua assenza inguaribile e la nostalgia pi grande del desiderio di arrendersi. La parola meriniana, corporea e fremente, racconta lautentica essenza a cui appartiene primariamente la natura del poeta: materia di sensazioni che lintelletto traduce in realt metaforica, rivelazione misterica e testimonianza di vita. La donna Alda Merini cerca in ogni amante le tracce assolute dellAmato, la parte divina che vive in ogni uomo, e in questa ricerca esperisce lavventura nascita- morte- rinascita, sia attraverso la propria vicenda umana sia con il parto della parola creativa. Quando tu non vieni/le acque del parto/si diffondono in terra/ e cade un pensiero meraviglioso/che tu vedi/ ed la fine del mondo nel cuore di una donna/ () ma quando tu non vieni/ le acque del parto si colorano dolio/ e io vorrei uccidere mia madre. (Clinica dellabbandono). Versi in antitesi, dove lincipit metafora di creazione gioiosa e la chiusa tenebra di morte, desiderio di cancellare la nascita. Il corpo, nella sua gloria e nella sua miseria, la chiave che pu condurre lanima ad aprirsi allenigmatica dimensione dellInvisibile.
Il suo sperma bevuto dalle mie labbra/era la comunione con la terra./Bevevo la mia magnifica/esultanza/guardando i suoi occhi neri/che fuggivano come gazzelle. Versi audaci per la carica transustanziale che traghetta lassalto dei sensi verso lesaltante convinzione di appartenere ad una dimensione panteistica. La comunione con la terra lanticipo dellIncontro Ultimo a cui Merini affider il tratto finale della sua avventura umana, condotta come un estenuante duello fra la vita e la sofferenza. Il dolore stato nella sua carne e nella sua anima, urlo e silenzio, stato la terra orfica dalla quale tutto ha inizio e nella quale tutto si conclude. Si sfaldano le rose della mia avvenenza/piano piano in un terreno consunto./Non solo petali che ardono di luce/ma solitarie piante/di chi stato a lungo dimenticato
Merini vive una libert di linguaggio che si apparenta alla lingua della contemporaneit, un linguaggio che pur restando radicato nella tradizione del secondo Novecento letterario parla alla modernit e forse proprio per questo la sua poesia, contrariamente a quanto succede alla poesia in genere, amata anche dai giovani, soprattutto dalla parte femminile. La sua parola poetica terra scavata e dissodata dove il seme della sofferenza fa germogliare la speranza.

Anna Maria Bonfiglio



Id: 217 Data: 29/05/2010 15:13:32