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Raccolta di articoli di guido brunetti
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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- Scienza

Moralità e coscienza nell’ uomo e negli animali

Guido Brunetti

Moralità e coscienza nell' uomo e negli animali

 

Numerose ricerche nel campo delle neuroscienze mostrano che parti delle nostre qualità morali sono "condivise" con altri animali (Hauser). Gli animali- precisa Darwin- sono dotati di istinti sociali e hanno un senso morale o coscienza. Gli animali- aggiunge Damasio hanno un certo livello di coscienza e forme di "metacognizione".

Il cane che ad esempio riconosce dall' odore la propria urina da quella di un altro cane indica la presenza di un grado di consapevolezza. Ricerche sui cani evidenziano la presenza di "alcune capacità" simili a quelle degli umani, le quali si sono evolute per migliaia di anni insieme con l'uomo. Queste capacità non sono apprese, ma sono "innate" (Hare).

I cani "comprendono" ciò che il suo padrone può vedere, "implorano" per ottenere il cibo, non si avvicinano al cibo proibito, "cooperano" e sono capaci di "scovare" il cibo nascosto in un punto in cui l' uomo sta indicando.

La capacità morale come aiutare e prendersi cura degli altri si collega a una capacità di lettura della mente, di autoriflessione, altruismo ed empatia.

Ulteriori ricerche sostengono che non solo gli esseri umani, ma anche gli animali hanno "una personalità individuale".

 

Come nasce il comportamento morale? Nasce attraverso una spinta evolutiva e si realizza per mezzo di forme già presenti in altri animali, come i mammiferi. La morale si è evoluta nel mondo animale, in particolare  tra i primati, a partire- afferma de Waal- da comportamenti, come la socializzazione, la sessualità, l' altruismo, l'empatia, la compassione. Sono comportamenti finalizzati alla sopravvivenza dell' individuo e della specie.

Le ricerche hanno messo in evidenza che la moralità non è dunque una prerogativa umana e si è evoluta a partire dagli "istinti sociali degli animali". E' in sostanza un processo di natura biologica profondamente "radicato" nel cervello.

 

I dati emersi da approfondite indagini effettuate su scimpanzé, cani e altri animali rivelano la presenza di "straordinarie capacità sociali, cognitive e morali, "similmente" a quanto avviene fra gli esseri umani.

Il cane, e così gli altri mammiferi hanno un "impulso altruistico", nel senso che si attivano,sentono cioè il bisogno di intervenire, rispondendo ai segnali di sofferenza.

C' è quindi una "continuità emotiva" tra l'uomo e gli animali. Un esempio memorabile è quello citato da de Waal di un cane che non si allontanava mai da un cesto nel quale si trovava un suo amico malato, un gatto. Sono comportamenti giudicati da Darwin un sicuro segno emotivo ed affettivo.

 

Perché il cane si prende cura degli altri? La cura dell' altro e la socialità sono dovute alla pressione dell' evoluzione per favorire valori nuovi, come ad esempio il "benessere" degli altri (Kitcher). E' stato accertato che le formiche possono raggiungere forme di altruismo "moltro superiori" a quelle degli esseri umani" (Churcland).

 

La disposizione a estendere la cura agli altri è il sistema di "attaccamento", il quale diventa in tal modo la base della morale (Blackburn). Tutte le specie di mammiferi (circa 5700 conosciute) sono individui sociali.  E' stato accertato che i cani, ma così i mammiferi tutti sembrano straordinariamente esperti nel "predire" cosa desiderano i loro padroni o cosa faranno. (Churcland). Da sempre infine l' uomo e il cane cooperano in molti modi. Una recente ricerca sugli scimpanzé ha rivelato 18 casi di adozione di orfani, la metà dei quali da parte di maschi. Sono stati studiati poi comportamenti di topi maschi coinvolti nelle cure genitoriali.

 

A "materializzare" il cervello provvedono gli ormoni, come ad esempio l' ossitocina. Così quando un cane si trova davanti il padrone dopo tempi di assenza avviene il rilascio di oppiacei che generano sentimenti di gioia. Sono sostanze che agiscono sui neuroni (Keverne).

Ci sono mammiferi come il cane che hanno appreso ad allevare la prole di altre specie (gatto o maiale).

                       

 

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- Letteratura

I grandi scrittori della letteratura. Dostoevskij e Tolstoj

 

Guido Brunetti

I grandi scrittori della letteratura mondiale. Dostoevskij e Tolstoj

 

Fedor Michajlovic Dostoevskij e Lev Nikolaevic Tolstoj sono stati definiti da autorevoli critici due "pilastri", due "giganti" della letteratura. Lo studioso George Steiner ha scritto: "Lasciatemi affermare la mia incrollabile convinzione della supremazia di Tolstoj e Dostoevskij tra tutti i romanzieri". Essi eccellono per "ampiezza di visione e forza espressiva".

Nessuno dei grandi romanzieri infatti è riuscito a "dipingere" un quadro così completo della vita dell'uomo. attraverso la descrizione della sua dimensione "quotidiana ed eroica" (Tolstoj) o della sua sua anima, esplorandone "le pieghe più profonde e sotterranee" (Dostoevskij).

 

Invero, le loro opere mostrano due concezioni opposte della letteratura. Tolstoj è un autore "epico", nel solco dell'opera omerica; Dostoevskij è un romanziere "tragico" (Ordine), per il senso tragico della vita e per i personaggi che vengono descritti come "eroi tragici" che commettono delitti orrendi.

 

Lev Nikolaevic Tolstoj (1828-1910)

 

Tolstoj raffigura la complessa e multiforme realtà del mondo ed è fortemente motivato da un bisogno di ricerca morale e spirituale, allo scopo di "trasformare e migliorare" la vita terrena. Un'esistenza- afferma- che ha smarrito Dio e vive una grande tragedia umana.
Qual è la sua concezione dell'esistenza e del mondo? E' racchiusa in questa proposizione, che chiude il romanzo "Anna Karenina": "La mia vita...tutta la mia vita...ogni suo attimo...ha un indubitabile senso di bene".

La sua opera  è aperta a "una religione dello spirito semplice e lineare" e a "un cristianesimo "chiaro e trasparente, attraente e seducente, schietto e umile". E' un cristianesimo fondato sul bene e sulla solidarietà. Che dà "senso" alla vita. Dopo aver criticato l' apparato ecclesiastico e la civiltà contemporanea, Tolstoj rileva che il senso principale della dottrina cristiana è il "ristabilimento" di una comunicazione diretta tra "Dio e l' uomo".

"Guerra e pace" rappresenta "una vera e propria epopea" (Strada). E' un romanzo caratterizzato da una forte opposizione al razionalismo dogmatico e astratto, e si snoda attraverso la resistenza della Russia all' invasione napoleonica,  disegnando un quadro dell' alta società di Mosca. Alla vita mondana della capitale, l'autore contrappone la calma della campagna. A sconvolgere questo clima di serenità  è proprio la guerra. Compaiono, tra l' altro, molti personaggi che proiettano una sicura dimensione spirituale contro altri che invece vivono una sofferenza psicologica e una inquietudine esistenziale.

"Anna Karenina" è un grande classico della letteratura, un romanzo sull' ipocrisia e sulla fedeltà, sull'amore e sul matrimonio, sul progresso e sulla fede, e sulla ricerca della felicità.

Anna è l' immagine che domina l' intera struttura letteraria, una figura che si eleva e si nobilita, mentre quella di Karenin, che doveva essere un personaggio centrale, presenta aspetti decisamente negativi.

Tolstoj teorizza l' idea della non resistenza al male con la violenza ed esalta il sentimento spirituale e la dimensione dell 'io e della sua unità bio-psichica.

Più che ottuagenario, all'approssimarsi della morte, il profeta di Jasnaja Poljana, novello Gilgamesh, fugge attraverso la gelida steppa con la rinuncia ai beni e agli affetti familiari in cerca    della comprensione e dell' essenza della vita, e di una crescita spirituale. E' una fuga verso l' Assoluto, oltre la vita, verso una realtà che trascende il finito e si fa suprema salvezza.

E' il bisogno di una ricerca interiore che ritroviamo anche nell' opera "La morte di Ivan Il'ic", un racconto sulla vita del protagonista, il quale per un banale incidente è costretto a condurre una vita di soffernza e angoscia, che lentamente lo conduce alla morte.

La malattia diventa un dolente percorso nella conoscenza di sé, della propria interiorità, e dell' ignoto e dell' infinito che sono in noi. Fatto che lo porta ad approfondire il senso della vita, i valori, i rapporti interpersonali, l' indifferenza della gente, nonché il degrado morale di una società fatta di stereotipi, ipocrisia, menzogna, apparenza, egoismo.

Il racconto è una metafora della condizione umana e delle ferite dell' anima e quindi del senso tragico dell'esistenza considerata nei suoi aspetti universali, come per l'appunto il dolore, la malattia e la morte. La morte allora diventa una "rinascita".

Il libro è una lucida "rappresentazione" del mondo odierno. Un' opera moderna, di grande attualità.

 

 Fedor Michajlovic Dostoevskij (1821-1881)

 

Questo autore ha la grande capacità di "scavare" nel sottosuolo delle nostre anime, facendo emergere la forza, la lucidità e la sottigliezza con cui esplora i nostri vizi, le nostre paure, i nostri sentimenti, le nostre depravazioni. Affiorano i conflitti interiori più profondi, le pulsioni istintive, le tensioni individuali, la complessità dell'uomo e l'ontologica sua finitezza.

Dostoevskij è lo speleologo dell'anima e  riesce ad affondare nelle radici del nostro inconscio ancor prima di Freud,

Molti suoi personaggi mostrano un io diviso, frantumato, un io scisso sempre "affascinato" dalla presenza del male, del dolore e della perversione.

Dostoevskij è un grande romanziere, ma è anche un grande psicologo con ampie aperture filosofiche. Un poeta "squisitamente psicologico" (Majkov). Egli spazia nei diversi campi della psicopatologia con la competenza e la capacità che non tutti gli psichiatri e gli psicologi hanno.  Escono fuori personaggi terribili, che uccidono, derubano, stuprano, tradiscono. L'autore non giudica i loro comportamenti, cerca soltanto di "comprenderli". Aspetti positivi invece presentano le figure femminili, le quali- concordiamo con la filosofa J. Kristeva- sono persone degne, piene di coraggio. Che rifiutano la schiavitù e l'essere considerate oggetti sessuali.

 

L'uomo- scrive in una lettera al fratello Michail- è "un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo. Io studio questo mistero perché voglio essere un uomo". Insieme con questo mistero, c'è anche il "tormento" sull'enigma e l'esistenza di Dio. Un Dio che riveste un ruolo centrale nella sua concezione. L'idea di Dio è un bisogno profondo, che aiuta l'uomo a lenire il suo dolore.

 

Il nucleo del dolore umano viene analizzato in "Memorie da una casa dei morti", un'opera "edificante", per Tolstoj, paragonata da Turgenev tra il bagno penale e un girone dantesco o a "un affresco michelangiolesco".

E' un libro originale che riesce a fondere la cronaca della vita degli ergastolani con l'analisi dei tratti psicologici e morali di quel mondo (Strada).

Sono pagine che rivelano una concezione tragica della vita, il racconto di un'ascesa verso la consapevolezza della natura del dolore, insieme con la colpa di esistere e di non saper far fronte al male. Il quale non può essere sconfitto, è una presenza ineluttabile, che può essere controstata soltanto sopportando. E' questo il senso della "resurrezione dei morti".

Nessuno è "legittimato" a  lamentarsi delle proprie sofferenze di fronte a quelle di Cristo. Quello che conta- scrive nei "Fratelli Karamazov"- è "lo scandalo di Cristo, lo scandalo di aver voluto soffrire benché innocente". Si risorge dalla condizione di morti solo se ci si libera della propria colpa per assumere la  pienezza del dolore. La via maestra per questo affrancamento è la "religiosità".

 

I misteri e i problemi della condizione umana son al centro di "Delitto e castigo", un'opera che racconta la dicotomia Bene e Male.

 L'uomo deve ammettere le sue colpe, e accettare la condanna e la sofferenza, come avviene nel protagonista del romanzo. E' la sofferenza che lo rimetterà "in piedi". "Abbiate un cuore grande- dice il giudice al colpevole-, non abbiate timore...per un pò di tempo nessuno vi vedrà, ma poi diventerete un sole, tutti vi vedranno".

 

"L' idiota" è la "logica prosecuzione" di "Delitto e castigo". Il romanzo rappresenta un uomo descritto come "pienamente buono e splendido". E' il principe Myskin, l'idiota, un uomo delicato, fragile, indifeso, malato di epilessia, privo di eros. La sua immagine proietta un io-diviso, scisso, con note marcate di nevrosi.

Mykin raffigura la "negazione" della Legge, sostiene la necessità di una nuova legge, quella della "compassione". E' il Cristo del Vangelo di Giovanni, mentre è impegnato nelle "dispute" con gli Scribi e i Farisei nell'intento di "sovvertire" la loro legge ed affermare la propria estraneità al mondo. Al pari di Cristo, il principe Myskin incarna la dimensione dello "splendore", quella "bellezza" cui era riservata di "salvare il mondo".

 

Scritto negli anni del nichilismo "trionfante", il romanzo i "Demoni" è un'accusa all'incoerenza, alla superficialità della politica e del criminale dilettantismo di certi gruppi, il cui "unico scopo" è quello di creare disordine e caos. Dostoevskij richiama la parabola dell'evangelista Luca: il messaggio della speranza. I "Demoni" alla fine "soffogheranno e l'uomo sarà libero".

E' un'opera violenta, complessa, notturna, con tanti morti, ma ricca di suggestioni.

 

I "Fratelli Karanazov" forniscono, secondo taluni critici, due grandi lezioni, che sono al centro del romanzo La prima lezione riguarda la Chiesa. Dostoevskij sostiene che essa ha "deformato" l'insegnamento di Cristo, irrigidendolo in precetti, dogmi e norme, e rimuovendo quella grandiosa libertà che rende l'essere umano consapevole e responsabile delle proprie scelte. Cristo perdona la Maddalena mentre la Chiesa condanna la prostituta. A sua volta, l'autore fa di una prostituta il personaggio "più spirituale" della sua opera.

L'altra lezione è fornita da Ivan Karamazov, un personaggio che mostra di essere un "cattivo maestro", che usa la parola senza rendersi conto della "violenza" che nasconde. Egli è un soggetto ribelle, cinico, ateo, che predica il "tutto è permesso", ossia la totale amoralità. Quando comprende che il parricidio è frutto delle sue teorie, perde il controllo e impazzisce.

 

Che cosa emerge dalle sue opere? Queste rappresentano tutte le profondità dell'anima umana. Dostoevskij ha la capacità unica di indagare e scavare nel sottosuolo del mondo oscuro e interiore dell'animo umano.

Una polifonia di voci, atmosfere, situazioni.

Le sue concezioni si articolano sui grandi temi della condizione umana, raggiungendo "altezze" e profondità di pensiero (filosofico), di introspezione psicologica, di intensità drammatica e di poesia "rare" nella letteratura moderna. Qualità  che lo rendono degno di stare accanto ai nomi di Platone, sant'Agostino, Dante e Shakespeare.

Dostoevskij riesce con una scrittura di grande efficacia a delineare un Io superiore all'Io psicologico, un Io che trova "pace e felicità" nella misteriosa visita dell' altro. 

La sua infatti è  una concezione dell'uomo aperta alla dimensione del sacro e del soprannaturale attraverso cui egli riceve "la visita di Dio".

E' lo spirito ciò che fa per eccellenza l' uomo, ciò che costitisce il suo valore unico tra gli esseri di questo mondo.

Senza Dio, per Dostoevskij, "Tutto è permesso, tutto è lecito. Se Dio non esiste, tutto è legittimo, anche le più gravi malvagità. Esiste invece una legge morale, oggettiva, divina. C' è nell' uomo un bisogno innato di Dio. Un uomo caratterizzato dall' angoscia della solitudine e dalla disperazione di una coscienza complessa e oscura; da una natura sfingea, eternamente diviso tra l' abisso nichilistico del dubbio e la trasfigurazione religiosa.

E' la bellezza-  dice il principe Miskin nell' Idiota- a salvare il mondo. Che cosa è la bellezza per Dostoevskij? La vera bellezza è "la perfezione spirituale", è un valore assoluto che aiuta a vincere l' egoismo del proprio io. La bellezza è presente non solo nella donna, ma in tutte le manifestazioni dell' essere umano, anche nella natura.

Qui, l'idea di bellezza coincide con quella di Platone: "Il bello è lo splendore del vero. Essa è aspirazione all' armonia del mondo, è un ideale per ricomporre il disordine presente nell' uomo e nella realtà. Sono concetti filosofici di grande profondità, fatto che ha posto l' opera  di Dostoevskij al centro della riflessione filosofica del Novecento. Una personalità poliedrica, pluridimensionale: scrittore, psicologo, filosofo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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- Filosofia/Scienza

Saggezza, interiorità e cura dei disturbi psichiatrici

Guido Brunetti

Saggezza, interiorità e cura dei disturbi psichiatrici

 

Introduzione

Preliminarmente, dobbiamo precisare che la saggezza è differente dalla sapienza, e  che il suo significato varia in base alle teorie. Si tratta di un percorso di introspezione, analisi e autoanalisi, e conoscenza, sempre legato al senso di umanità, una qualità che si nutre di ragione e intelligenza, moderazione ed equilibrio.

 

Concetto di saggezza

La saggezza è distinta dalla sapienza, che è il possesso di conoscenza, un sapere acquisito con lo studio e l'esperienza. Nella Bibbia, la sapienza è considerata "un'emanazione della potenza di Dio", che risiede negli uomini "non abituati al male". Saggio può essere anche chi possiede limitate conoscenza e il sapiente può anche non essere saggio.

La saggezza ha una dimensione etica, è l'arte di "condursi" nella vita- afferma il grande psichiatra Eugenio Borgna nel suo nuovo libro "Saggezza" (il Mulino)- per conseguire quello che ci si prefigge come ideale morale. L'istanza etica è alla base della conoscenza di noi stessi e degli altri. E' poi un elemento importante nella cura dei disturbi psichiatrici.

Il concetto di saggezza varia in base alle teorie filosofiche. E' apatia e tranquillità dell'animo per gli stoici; atarassia per l'epicureismo; coraggio per Orazio; amore per il cristianesimo; entità etica per Kant, presenza di Dio per Kierkegaard; umiltà per Eliot.

 

Nella cura della sofferenza

Certamente, non è facile conoscersi, né conoscere gli altri, soprattutto chi soffre o è ammalato. Anzitutto, occorre scegliere le parole giuste, quelle che non feriscono, ma che fanno del bene. Il rischio è quello di usare comportamenti e parole che "generano" ferite, le quali non si "cicatrizzano più".

In psichiatria, i farmaci- precisa Borgna- non bastano. A venirci incontro è proprio la saggezza attraverso l'umanità, la gentilezza e la capacità di trovare le parole che "curano". E' la saggezza, questa "fragile e impalpabile somma di ragione e intelligenza, di intuizione e immaginazione, moderazione e mediazione" a scoprire le parole che "salvano" e abbattono le barriere del mal di vivere.

 

La saggezza come conoscenza di se stessi e degli altri

Valgono dunque le parole che si dicono, ma anche il modo in cui si dicono e il tono della voce. Ci sono voci gentili e voci sgarbate, voci rispettose, sommesse, educate e voci "gridate". aggressive e rozze.

Nella cura dei disturbi psichiatrici, è necessario anche "ascoltare" le parole dei pazienti, quello che le parole dicono e non possono dire. Dobbiamo interpretare e ascoltare il "silenzio" del paziente, quel silenzio che ha in sé "un valore terapeutico", poiché il silenzio esprime infiniti orizzonti di senso: si manifesta e si nasconde, compare e scompare, si avvicina e si allontana, affascina e atterrisce.

La saggezza è anche prestare attenzione nei rapporti con se stessi e gli altri. E' la capacità di rientrare nel proprio io e distaccarsi da sé, cercando di moderare le emozioni, le quali rivestono un ruolo importante nella vita ferita  dalla sofferenza e dalla malattia. Sono rivelatrici del senso e del destino dell'uomo. Fanno parte della sofferenza psichica, rivelando inquietudine e tristezza, angoscia e depressione, deliri e allucinazioni. Siamo chiamati insomma a "decifrare" cosa si nasconde nelle emozioni dei pazienti.

 

Il linguaggio degli occhi

In questo percorso di analisi, si rivela essenziale anche il linguaggio degli occhi, dei volti, degli sguardi, del sorriso e delle lacrime. E' il linguaggio del dolore, della tristezza e dell'angoscia. Gli occhi sono l'espressione della dimensione più profonda delle persone, perché consentono- precisa Borgna- di "scendere" negli abissi della nostra interiorità, là dove, come dice sant' Agostino abita la verità (In interiore homine habitat veritas).

Conoscenza delle terre incognite della ragione, delle emozioni, sentimenti, passioni. Dialogo con la nostra interiorità. Alla fine, possiamo scoprire che la saggezza è virtù, una qualità che determina ciò che è bene e ciò che è male. E' condotta di vita razionale che apre orizzonti di senso "sconfinati".

 

L'etica della saggezza

La questone della saggezza, in verità, può essere considerata, come concorda anche Schopenhauer, l'arte di vivere in modo piacevole e felice, orientando la propria vita secondo criteri di moderazione, adattando cioè il proprio comportamento alle esigenze, alle attese e alle speranze delle persone che la vita ci fa incontrare. E' l'etica della saggezza, che consiste nella disposizione a scegliere il bene e a evitare il male. In questo senso, essa ha una finzione "maieutica" di ascolto, di attenzione e di analisi degli stati d'animo, delle emozioni e del malessere esistenziale.

 

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- Filosofia/Scienza

Riflessioni sulla condizione umana

 

Guido Brunetti

Riflessioni sulla condizione umana

 

Nel caotico divenire del mondo, si viene sempre più rafforzando l'idea, convalidata dalle brillanti e straordinarie scoperte delle neuroscienze, di una natura egoistica dell'uomo e dunque di una società fondata su meccanismi individualistici.

 

La post-modernità con le sue trasformazioni porta non alla liberazione, ma all' alienazione dell'individuo, danneggiando quell' umanità etica, che da sempre ha sorretto la nostra civiltà occidentale. Certezze, principi e valori si sono sciolti, liquefatti. Sono scomparsi l'anima, Dio e la dimensione del sacro e del trascendente. C'è solo l'utopia del presente. Un progressivo impoverimento umano, culturale e morale. Un futuro privo di prospettive. Con i giovani che vivono in una condizione di marginalità e l'emergere di sottoculture malevoli e violente dei social. Un malessere in crescita. Che sta conducendo a una società ansiosa e insicura, stressata e impaurita,  incapace di realizzare la sua grammatica emancipatrice. C'è un nuovo modello di pensiero, rompere con il passato (J.F. Lyotard).

 

Stiamo attraversando una crisi antropologica caratterizzata da legami affettivi, emotivi e sociali inconsistenti che favoriscono l'emergere di un'atmosfera di insicurezza e dunque, come concorda P. Mishira, di paura. Affiora il senso di una grande solitudine e come diceva Leopardi con la tragicità della condizione umana. L'immagine che la società ci offre è quella di una visione amara e dolente.

 

Lo spirito del tempo volge  verso  una crisi che coinvolge un insieme di sistemi, come la civiltà occidentale, la Chiesa, la religione. La civiltà sta crollando, per P. Bruckner, perché il sapere è diventato il " nuovo nemico". Si esaltano gli incompetenti e l'incompetenza e dunque l' ignoranza. La cultura è un disvalore. L'ignoranza è una virtù. Oggi, un uomo politico piace nonostante non sappia il congiuntivo, meglio, proprio perché non sa il congiuntivo. Manca la cultura, ma mancano la forza morale e un Io ideale. Sta di fatto che la cultura, come sosteneva Cechov, rappresenta una vittoria dell'umanità e della civiltà, poiché la sua più alta e sacra missione è di "servire" e promuovere"l'essere umano".

 

Come? Recenti scoperte neuroscientifiche ci offrono l'immagine di una persona umana dotata non solo di comportamenti brutali, ma anche di empatia. L' avvento di un'età dell' empatia potrebbe realizzare una società più solidale, riscoprendo quei valori quali creatività, pietà, altruismo e sacrificio, che sono stati, come conferma Faulkner, la gloria del passato dell'uomo.

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- Letteratura

La donna angelicata

Guido Brunetti

La donna angelicata

 

Si parla poco e si conosce poco o nulla della donna, delle sue capacità intellettive e cognitive, emotive e sociali. Finora, sono state le nuove neuroscienze, dopo gli studi di Freud, a indagare sul pianeta ancora sconosciuto e misterioso della donna.

Nel corso dei secoli, la figura femminile è stata sottoposta dalle diverse culture e società a forme di pregiudizi, steretipi, ingiustizie, violenza. Un'immagine caratterizzata da una presunta  inferiorità fisica e cerebrale e da esclusione sia sul piano sociale che giuridico.

Emerge la rappresentazione di una donna che via via è una presenza priva di rilievo, oggetto, serva, schiava, domestica, casalinga, regina, eroina. E comunque sempre avvolta da un alone di mistero.

 

A partire dai poemi omerici, la donna è sottoposta all'autorità  del marito, anche se gode di una certa considerazione. L'Iliade è piena di figure femminili, che esercitano una funzione di pacificazione e di equilibrio. La Bibbia presenta come immagine costante un ruolo subalterno della donna. Nel libro della Genesi sta scritto: "Sarai sotto la potestà del marito ed  egli dominerà su di te". Nella lettera ai Corinti, san paolo afferma: "Il capo della donna è l'uomo, capo dell'uomo è Cristo, capo di Cristo è Dio".

 

Nella civiltà greca, la donna vive isolata. La sua capacità giuridica è praticamente nulla. La società etrusca invece tiene in grande considerazione la donna. I romani affidavano alle loro spose il dominio della casa.. La parola donna deriva infatti dal latino "domina", che significa padrona. Con il cristianesimo e il medioevo, la condizione femminile assume un'immagine più spirituale. Sta di fatto che nella letteratura e nelle arti, essa ha esercitato un ruolo importante. Pensiamo alla donna stilnovista e  alla donna angelicata rappresentata soprattutto dalla Beatrice di Dante. Qui, la letteratura è fondata sulla sublimazione della donna, esaltata come la più bella e la più nobile, un essere  dotato di qualità interiori  e di principi morali.

 

La sua funzione è tesa alla dimensione del trascendente e -sostiene Carlo Di Lieto nel suo libro "L'inconscio" (Marsilio, 2020) della "salvazione". La "donna-angelo" diventa un mezzo per raggiungere la divinità, il simbolo di unione tra Dio e l'uomo.

"Come il sole diffonde la luce, così la donna- scrive Davanzati in una sua poesia- rallegra chi avesse alcun dolore e infonde gioia". Nella poesia del "Dolce stil novo" c'è la capacità di "idealizzare" l'Amore, fatto che pone la donna non nei suoi attributi terreni, ma come essere "angelicato" inviato da Dio dal cielo in terra "a miracol mostrare". La sua immagine spirituale diventa emozione lirica: "Chi è questa che ven, ch' ogn' om la mira/ e fa tremar di chiaritate l'aere?".

 

Per Guinizelli e Dante, l'amore è tormento ed estasi, mentre per Guido Cavalcanti questo sentimento suscita struggimento e sgomento. In questa poetica coesistono "bellezza celestiale e amore tragico" (M. David). La visione della donna e l'estasi di una "eterna devozione" riescono ad "annullare" l'angoscia per la morte, mentre l'amore diventa "rivelazione" della verità divina.

 

L'analisi dei versi evidenzia temi rilevanti del dolce stil novo, come identificazione tra la donna e l'angelo, la gentilezza e l'indissolubilità del rapporto tra questi sentimenti e l'amore. C' è insomma un'ansia metafisica, c'è un ancoraggio trascendente (Marti). La sua immagine diventa fonte di elevazione morale e spirituale, è ricerca "dell' oltre", dell'altrove metafisico, in un "estatico rapimento". Vogliamo dire che l'immagine di questa visione va oltre la dimensione sensibile, per collocarsi in una realizzazione allucinatoria di "desideri inconsci" (Di Lieto). La metafora della "donna-angelo" è insomma una modalità per esprimere, secondo Sapegno, il "soprannaturale", l'Assoluto.

 

La coscienza morale (Super-io) determina un processo di sublimazione, ossia il meccanismo della rimozione degli impulsi istintivi, soprattutto di quelli sessuali. In questo senso, nella poesia appare il divino e un "oltre", che simboleggia il soprannaturale e l'ideale dell'io, al di là del principio di piacere.

 

La Beatrice di Dante poi diventa anche il simbolo materno, mentre Virgilio assume quello paterno. In questa dimensione psicoanalitica, la "Commedia" assume una funzione di sublimazione nel segno del Super-Ego. L' "Inferno" rappresenta l'inconscio, il "Purgatorio", il luogo della rigenerazione e della catarsi e il "Paradiso", la sede di "Una pacificazione interiore".

E' una lirica tutta "interiore e psicologizzata" mirante alla "lauda" della "donna gentile" e alla sua complessa fenomenologia. E' un amore "dissessualizzato e sublimato" (Musatti).

 

Concludendo. La donna angelicata, nella poetica del dolce stil novo, esprime non solo un meccanismo di identificazione tra la donna e l'angelo, ma è manifestazione della bellezza e della verità. Il sentimento dell' amore viene spiritualizzato. La donna è un' immagine spirituale, un elemento fondamentale verso un approdo trascendente. La metafora della donna-angelo è  allora una proiezione dell'Assoluto, del sovrannaturale.

 

 

 

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- Filosofia/Scienza

Una postmodernità misologa

Guido Brunetti

Una postmodernità misologa

 
L' analisi della nostra condizione umana mostra quanto le neuroscienze hanno dimostrato in questi ultimi anni. Il cervello umano è una combinazione di bene e male, altruismo ed egoismo, eros e thanatos, bontà e malvagità, miseria e nobiltà. La postmodernità è caratterizzata da anomia, dalla mancanza  di norme, valori, principi, certezze, ideologie. Emerge una società "liquida" (Bauman) e "schiumosa" Sloterdijk), attraversata da consumismo, insicurezza, vulnerabilità. Una vita "liquida", discontinua, frammentata, attraversata da una profonda angoscia esistenziale.
L'essere umano si scopre sempre più solo nelle incertezze del vivere, tormentato, come sostiene Leopardi da una "infelicità nativa". Un individuo infelice. Un io scisso. Una società chiusa al logos, alla metafisica e alla ragione. Una società che già Platone chiamava misologa. Avversione contro tutto ciò che è pensiero, conoscenza. Cresce il culto dell'ignoranza e dell'incompetenza. Il mantra è: "la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza. Il nuovo nemico, per Bruckner, è il sapere. Questa incapacità di comprendere e apprezzare la cultura e il pensiero critico è stata definita oicofobia e antropofobia: odio per la cultura e la conoscenza (Finkielkrant).
E' un sistema che "deumanizza" (Socrate) e che distrugge il nostro io interiore. E' l'eclissi dell'uomo. All' homo religiosus è subentrato l' homo technologicus, oeconomicus.  Sono scomparsi Dio e l'anima, la dimensione del sacro e del trascendente.
Tutto viene "liquesfatto": logos, pensiero critico e autonomo,certezze, categorie, sistemi sociali e filosofici. Il nostro è il tempo di "carenze" (Heidegger) abitato dall'asenza di pensiero, fatto che renderà sempre più difficoltosa l'evoluzione umana (Horkheimer). A  partire dall'infanzia: un essere educato al ruolo di "apprendista consumatore" (Packard), tutt'uno con il computer e la tecnologia per poterne eseguire "gli ordini" in maniera "meccanica e irriflessa" (Boeter). Per le sue modalità ossessive e compulsive, la rete sta modificando tutti gli aspetti della nostra personalità, l'intera struttura psichica. Ci mette tutti in comunicazione nel momento stesso in cui ci isola l'uno dall'altro, riducendoci a "monadi comunicanti".
L'uome per questa via subisce una regressione, una mutazione antropologica poiché sta consegnando la propria esistenza a "divinità terrene, immanenti". Si viene così realizzando un sistema di "mercificazione" dell'essere umano. Un soggetto che acquista valore soltanto in quanto genera "profitto", l'unico mezzo valoriale e di pensiero. E' la nuova religione dell'illuminismo tecnologico
E' un sistema che "de-umanizza". E' l'eclissi dell'uomo. Che presenta- lo ribadiamo- un io scisso. Questa condizione lo pone in uno stato di ipnosi, narcosi e ottundimento. In molti soggetti si creano una identità alienante (Lacan), Un io patologico, un ego distorto, un logos in sofferenza (Turkle), un' assenza di empatia (Gardner), senso di colpa (Freud), un io falso, schizoide (Laing). Figli di un dio minore, individui isolati, fragili etero diretti, rancorosi, violenti. Siamo passati dall'uomo a "una dimensione" (Marcuse) all'uomo senza dimensione, all'uomo che "non pensa" (Heidegger).
A favorire questo processo hanno contribuito parecchie concezioni filosofiche e culturali, come, ad esempio, il "posmodernismo", che ha determinato la fine delle ideologie, il ridimensionamento dell'uomo e della sus facoltà di pensiero, i processi di irrazionalismo, di omologazione e massificazione, il rifiuto di Dio, logos, religione, filosofia, verità consolidate e l'affermazione del nichilismo e del "pensiero debole".
Di qui, il post-pensiero, la post-verità, la post-conoscenza.
In rfealtà, è il pensiero- il logos- a definire la nostra specificità, la nostra identità più profonda. Pensare ed essere- diceva il filosofo Parmenide- sono la stessa cosa. Il pensiero è in fatti comune a "tutti" (Eraclito). Posso benissimo- scrive Pascal- concepire l'uomo "senza mani nè piedi né testa. Ma non posso concepire l'uomo senza pensiero:  sarebbe una pietra o un bruto". Sono- chiarisce Cartesio-"una cosa pensante" (res cogitans), un "Io pensante" (Hegel). un essere che riflette, dubita, afferma, nega, sente, immagina.
 
 

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- Scienza

Guido Brunetti autore di neuroscienze

Guido Brunetti autore di neuroscienze

 

E' in libreria il nuovo volume di Guido Brunetti, che s'intitola "Fascino e mistero del cervello e della mente" (Editore Campanotto, 2020). Il libro comprende una serie di saggi che spaziano nei diversi campi delle neuroscienze, della psichiatria e della psicoanalisi.

E' un campo di ricerca- ha affermato l'autore- che "genera stupore, meraviglia e sgomento. Il cervello che studia il cervello. E' una delle maggiori sfide del XXI secolo per i neuroscienziati. La più grande avventura mai tentata dalla specie umana".

Nella prefazione, Giulio Maira, neuroscienziato di fama mondiale, ha dichiarato che gli argomenti trattati "sono di grande interesse e aggiungono nuovi tasselli alle nostre conoscenze nel chiarire i molteplici punti oscuri della mente e del cervello". Nella sua vasta opera ci sono pagine- ha aggiunto Maira- che presentano una scrittura "colta, bella e raffinata".

A sua volta, Vincenzo Rapisarda, docente di psichiatria, ha sostenuto che "l'autore con i suoi libri e i suoi saggi da anni offre importanti contributi al progresso delle neuroscienze, della psichiatria e della psicoanalisi. Fascino e mistero del cervello e della mente si rivela un'opera ricca di argomentazioni ben articolate".

Infine, Tonino Cantelmi- docente di psichiatria nell'Università La Sapienza di Roma- nella postfazione ha scritto: "Il professor Brunetti è noto per aver elaborato la Teoria trinitaria della persona umana, una concezione che rappresenta un contributo fondamentale al progresso della conoscenza e costituisce un decisivo superamento sia del riduzionismo scientifico sia del riduzionismo delle scienze umane".

Marta Gabriele

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- Filosofia/Scienza

L’ombra più dolce. L’uomo e il cane

L'ombra più dolce

La poesia e il cane

L'ombra più dolce mai lasciata. Che accompagna in silenzio l'essere nel suo cammino ontologico.

Un'immagine onirica tra sogno e realtà, alba dell'avvenire e tramonto della luce, inquietudine dell'animo e serenità dello spirito.

Una poesia, un intreccio di sentimenti, una narrazione struggente. Che mai dovrebbe concludersi. La separazione del cane dal suo padrone.

I versi del grande poeta americano, Billy Collins, generano intense emozioni, brividi di smarrimento. Un profondo affetto, una devozione, una fedeltà e tanta tenerezza. Ecco i bellissimi versi.

"Un cane sul suo padrone

Per quanto possa sembrare più giovane,

invecchio più in fretta di lui,

sette a uno

dicono sia il  rapporto.

Qualunque sia il numero,

lo supererò un giorno

e gli starò davanti

come faccio nelle nostre passeggiate nel bosco.

E se questo riuscirà mai

anche solo a sfiorargli la mente,

 sarà l'ombra più dolce

che io abbia mai lasciato impressa sulla neve o sull'erba".

Una poesia struggente. che penetra nell'abisso sfuggente dell'animo umano.

 

In realtà, la capacità del cane di provare emozioni proviene dalla storia dell'evoluzione. Ricerche sul comportamento animale indicano che la morte di un conspecifico induca in alcune specie di animali comportamenti interpretabili come espressione di "emozioni complesse di dolore e di sofferenza".

Konrad Lorenz, premio Nobel per la medicina assimila l'atteggiamento delle oche che perdono il partner alla prostrazione osservata nei bambini orfani. uno stato generale di abbandono e di perdita, con la testa penzoloni e gli occhi infossati nelle orbite.

Esitono prove che gli animali sentano il dolore. Insomma, nella testa del cane c'è più di quanto noi supponiamo. I cani sono in grado di risolvere problemi in situazioni nuove. I cani guida o per ciechi devono saper reagire in modo appropriato alle novità.

Le emozioni e i sentimenti, come mostrano ricerche neuroscientifiche, nascono da aree del cervello, che coinvolgono il sistema limbico e l'amigdala, Questi meccanismi cerebrali rivestono un ruolo fondamentale nella formazione di legami tra gli individui della stessa specie.