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Raccolta di articoli di Maria Grazia Ferraris
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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- Alimentazione

L’Elba e il mare bianco

I luoghi del silenzio. L'Elba e il mare bianco

Mi son sempre chiesta da dove provengano i racconti, le storie, le immagini poetiche o realistiche che vogliamo fissare sulla carta: forse da un paese lontano dove chiss, magari in unaltra vita siamo gi stati, e chiss se eravamo proprio noi, o dai sogni che ci costruiscono unaltra possibilit desistere Dentro quelle immagini salvate dalloblio si avvera la vita che non abbiamo mai vissuto, gli amici che non sono pi o lontani, gli affetti irrimediabilmente presenti nella loro evocazione epifanica, gli amori sognati con nostalgia. Le evocazioni, i ricordi, i sogni rendono pi significante la vita, il silenzio raccontato attraverso i luoghi fascinosi costruisce intorno un porto sicuro di cui fidarsi. Alcuni luoghi svolgono nel nostro vissuto questa importante funzione, sono
luoghi sospesi, in cui aspettiamo che succeda qualcosa, qualunque cosa. Ci servono, ci consentono di sentire, di metterci in ascolto.
Silentium silere : tacere,... ma i luoghi del silenzio tendono ad essere sempre pi scarsi. Allopposto, nel passato, chiunque poteva trovare rifugi per rimettere ordine nella propria anima turbata Si impara a comunicare anche tacendo guardando e ascoltando, facendo spazio dentro di noi. Ma scrivere il silenzio qualcosa che va oltre. come ricercare nuovi alfabeti, nuove esperienze emotive, nuovi stupori. Tutto sommato un gran lusso.
Una vacanza fuori stagione, lontana dalle presenze massicce dei turisti estivi, unisola visitata frettolosamente in tempi ormai lontani, di cui poco ricordo. La ricerca un po scontata del mio tempo perduto. Questo il senso del mio viaggio. Scelgo di passare una settimana allElba. LElba della mia giovent, i cui richiami storici e paesaggistici mi appassionavano. La casa reggia di Napoleone, il porto ospitale, il mare potente richiamo, le spiaggette solitarie, i resti romani, i monti dellinterno.Ci ritorno. Vuol essere una verifica della mia memoria e dei miei gusti, cambiati nel tempo. Anche una presa di distanza dal passato ingenuo ed infantile.
Mi trovo una sistemazione isolata, sulla scogliera ovest di Capoliveri: devo percorrere quattro chilometri di stradine in salita per raggiungere il paese. Ma un eden di colori e di silenzio. Un incanto. Una preziosit.
Fiori che iniziano a sbocciare, verde intorno, mare a strisce bianche e blu, onde che giocano sgroppando felici. Un mare infinito davanti agli occhi che al tramonto, dopo aver giocato coi colori dellarcobaleno diventa tutto bianco. Questo mare bianco che guardo nel silenzio ogni sera, come se fosse un rito di addio, non smette di affascinarmi, inquietante, prima di abbrunare insieme al cielo, dimentico di luci, vivo dei suoi brontolii, solo e autosufficiente nella notte che incombe.
Lindomani si ripresenta eterno e quotidiano come sempre: mare ventoso, assolato, inquieto davanti a me. Giochi di blu e di bianchi, folate di vento, brividi dacqua. Bellezza che risponde silenziosamente a se stessa.
Tutto verde e inesplorato il versante nord della collina: mi avvio a piedi verso il porto di Mola, scorgo a pochi metri dallabitato i ruderi di una chiesa diruta eppur splendida: Pieve di San Michele, dice il cartello nascosto, timido, vecchio, rugginoso: luogo abbandonato, indifferente ai pi, certo ai soliti turisti.
Mi addentro in esplorazione nel prato incolto, tra fichi dIndia, olivastri in fiore e fichi selvatici, trifogli e ortiche: un vecchio muro rabberciato, grandi lesene angolari incornicianti, unabside perfetta, miracolosa, unica, con arcatelle a tutto sesto, lavorata a sfida del tempo. Unemozione. Silenzio vivo intorno. Sul sentiero due ragazzi, incerti se addentrarsi o meno nella piccola selva incolta, guardano il mare, laggi, lontano.
Mi informo. Voglio sapere la storia di questo luogo, di questa chiesa appartata.
Fu nei tempi lontani assalita e distrutta dai Turchi, che impazzavano indisturbati nel Mediterraneo, nel Medio evo fu una delle chiese con maggiori rendite dellisola. Esistono ancora documenti storici conservati, ma poco studiati Ha una storia importante, coinvolgente.
Un papa vi fece sosta, Gregorio XI, costretto dal fortunale; ritornava finalmente da Avignone a Roma. La tempesta lo ferm, indifferente alla storia e alle speranze dello spirito.
Conosco la storia medioevale. Storia interessante, dimenticata, emozioni afasiche per il turista superficiale distratto dai supermarket e dagli infiniti ristoranti, hotel e pizzerie che promettono serate danzanti e di divertimento.
Un richiamo al passato, a una dimensione estetica e spirituale dellarte che, frastornati da musiche, grida, sport, turismo di massa, abbiamo perduto. Di certo c una voce misteriosa che mi/ci attira, quasi volessi cercare un senso non ancora trovato, un messaggio rassicurante, qualcosa che ancora mi sfugge, che non solo il richiamo artistico culturale.
Bellezza eterna di un paesaggio verde e blu, spumeggiante, Caput Liberum antica, irride il turista distratto ed i suoi abitanti indifferenti o forse inconsapevoli di tanto passato.
Lerba alta si piega assecondando il respiro del vento. Le pietre squadrate, il famoso granito dellisola, sono luminose nella luce radente. Il mare, sullo sfondo grigio-blu, mostra le sue onde bianche ballerine che si innalzano e corrono giocose. I due ragazzi sul sentiero,dimentichi di tutto, passato e presente, e perfino di futuro, si guardano e si baciano con gli occhi.


Id: 1639 Data: 07/02/2016 15:52:49

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- Alimentazione

Omaggio a Gianni Rodari

OMAGGIO a Gianni Rodari

Ci sono tanti modi di ricordar Gianni Rodari nel trentacinquesimo anno della sua morte.
E alcuni proprio originali ed inaspettati.
A Samanta Cristofoletti,lastronauta italiana che suscita tanta simpatia ed ammirazione, partita per la sua missione spaziale, stato chiesto se avrebbe portato con s dei libri.e quali.
E lei ha risposto: < S,sto portando dei libri con me nello spazio. Non intendo i libri digitali di quelli posso farmene mandare pi di quanto possa leggerne in una vita intera! No,parlo proprio di libri di carta, quelli dove puoi fare lorecchia alla pagina per tenere il segno.Ho esitato un po, perch i libri di carta pesano e occupano volume e ho una disponibilit di peso e volume piuttosto limitata nel mio bagaglio personale per lo spazio. Ma alla fine, nello spazio non si va tutti i giorni. E lesperienza di fluttuare nella Cupola e di sfogliare le pagine di un libro mentre davanti (o sotto, o sopra) scorrono maestosamente oceani e continenti val bene la rinuncia a qualche tavoletta di cioccolato extra-fondente o qualche busta di frutta liofilizzata!...>
Bene, brava Samanta! E che ha scelto? Ha scelto < Due libri parecchio sgualciti, perch li ho letti pi volte: Palomar, di Italo Calvino. E Pilote de Guerre, di Antoine de Saint-Exupry. Questi li avevo messi da parte da tempo.Poi,allultimo momento, ho ordinato due libricini per bambini di Gianni Rodari. Uno Agente X.99: storie e versi dallo spazio. Laltro : I Viaggi di Giovannino Perdigiorno. Splendido!
E qualcuno crede ancora che Rodari sia solo un autore per bambini! Lei ha intuito con gusto infallibile perfino quello che pu avvicinare due autori come Calvino e Rodari: lesattezza e la leggerezza!
Facciamo un cenno esemplificativo. Giovannino Perdigiorno un viaggiatore curioso che ha voglia di raccontare le sue avventure in paesi straordinari, un esploratore esigente che non si accontenta delle apparenze e dopo una breve sosta fra "uomini di tabacco", "uomini di sapone" e altre specie originali riparte alla ricerca di un "paese senza errore" dove tutto sia "perfetto" e "bello".
Rodari non ci insegna una geografia immaginaria, ma ci contagia con la sua fantasiosa imprevedibilit e trasferisce nei lettori, piccoli e grandi, la sua voglia di un futuro migliore. ben intonato allo stato danimo di unastronauta come la Cristoforetti, serissima e spiritosa. Apprezzer i posti incredibili nati dalla fantasia di Rodari mentre esplora luniverso e guarda la Terra lontana, o i posti di ghiaccio o di gomma o di carta o di tabacco, il pianeta di cioccolato, quello fatto di nuvole, quello malinconico e quello fanciullo, quello abitato dagli uomini "pi" dove ognuno fa il record in qualche specialit, quello dove comanda il vento, quello dove nessuno va mai a dormire e quello dove tutti invece di dire s o no, rispondono sempre "ni" e l'ultimo paese visitato il paese senza errore, dove tutto perfetto.

Giovannino perdigiorno,/ viaggiando in supersonico
capit nella capitale/ del pianeta malinconico
viaggiando in su e in gi,/ capit nel paese/ degli uomini pi.

Lagente X.99, potr davvero divertirla. lesploratore spaziale, guardiano del radiofaro sullasteroide X.99 che ci immerge in situazioni che ricordano i racconti calviniani. A cominciare dallincipit: Se vero che durante una delle mie esplorazioni spaziali, capitato su un pianeta selvaggio, mi sono fatto passare per il Dio del fuoco? No, signor giornalista, non vero. Non mi piace ingannare la genteSulle mie avventure corrono molte esagerazioni. Non ho mai sposato la Donna Ragno, per la semplice ragione che non lho mai incontrata e credo che non esista neppure.
Non sono mai stato il Re del popolo dei Canguri: tra laltro non lavrebbero tollerato, perch erano e sono lass, ferventi repubblicani.
Gli alberi non sono assassini, i Ragni del cosmo, i ricordini di Osiride, ambientati nei pianeti Parco, Aberdan2, Osiride, e soprattutto Segnali nella notte, dove il nostro esploratore, sbarcato su Kama, rischia di morire nella gelida notte che dura lass cinquanta ore delle nostre e sar salvato dalle api che danzano intorno a lui disegnando figure geometriche, alla ricerca di un nuovo linguaggio comunicativo comune, trasformandosi poi in una freccia luminosa che lo condurr alla porta di un bunker, il quale con ospitalit generosa, lo riscalder e rifociller, mettendolo poi in comunicazione radio coi suoi soccorritori sono davvero racconti affascinanti e solo apparentemente, nella loro serissima giocondit, scritti per bambini.
Quellavventura su Kama era stato in verit un fortunato incontro,inaspettato e imprevisto, con unaltra civilt, quella arborea,che apre a nuove visioni,nuove prospettive, nuovi linguaggi.
Non per niente il nostro Agente X.99 dovr farsi spiegare lo strano linguaggio degli alberi parlanti dallentusiasta linguista prof. De Mauro, che stender un vocabolario completo della lingua vegetale, scoprendone la disponibilit alla pace,al rispetto e allamicizia tra gli esseri viventi.
Succede, a volte, di vivere tra meraviglie di cui nessuno si accorgeconclude Rodari.
Ed una conclusione che anche la nostra astronauta condivide con felicit. Tanto da ricordare a termine della sua intervista, alcuni versi dell Ulysses del poeta A. Tennyson:
I am a part of all that I have met;..

Io son parte di tutto ci chincontrai;
Eppure ancor tutta lesperienza un arco attraverso cui
Brilla quel mondo inesplorato i cui confini sbiadiscono
Per sempre e per sempre quando mi muovo.
Com sciocco fermarsi, finire,
Arrugginire non lucidati, non brillare nelluso!
Come se respirare fosse vivere! Vita ammucchiata su vita
Sarebbero tutte troppo poco, e di una sola a me
Poco rimane: ma ogni ora salva
E questo grigio spirito bramare nel desiderio
Di seguire la conoscenza come una stella cadente,
Oltre il limite pi estremo dellumano pensiero.

M.Grazia Ferraris

Id: 1397 Data: 01/04/2015 15:47:17

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- Letteratura

Vittorio Sereni (1913-1983):il lago e Luino,il paese natale.

Vittorio Sereni (1913-1983) : il lago ed il paese natale, Luino .

In un ricordo commosso, legato alla morte di Vittorio Sereni, lo scrittore Piero Chiara, che gli fu amico fin dallinfanzia comune, a Luino, ha scritto:
Sereni stato sepolto a Luino, suo e mio dolce luogo nativo..: una giornata di quelle nelle quali pu culminare la vita di un poeta. Il nostro paese gli aveva preparato uno scenario di lago azzurro, di nubi argentate, di nevi bianchissime sui monti, chiuso in un cristallo di gelo Luino il punto comune di partenza: dalla nostalgia potevano trarre le radici della loro amicizia, la diversa malinconia e forse anche della solitudine che pur li accomunava.
Infatti lultimo scritto di Sereni per la Rotonda,la rivista luinese cui collabor attivamente, del 1984, dice: Per un certo periodo linverno entr nelle metafore che andavo tentando.Devessere stato tra la fine del 36 e linizio dellanno successivo, in occasione di un mio ritorno dalle nostre parti dopo molti anni di assenza.
Smettila di corteggiarmi- disse al viaggiatore il paesaggio innevato su tutta la sua estensione- smettila di starmi attorno con parole. Sopraffatto dallo sfavillio della giornata di sole sopraggiunta allintero arco montuoso fulgido di neve, vivevo uno di quei momenti di completezza, di piena fusione tra s e il mondo sensibile, grazie e di fronte ai quali lo spirito desiderante si appaga di se stesso, rifiuta i contorni, sdegna ogni soccorso specie di parole- dissuaso com dal cimentarsi nella sfida che lo sguardo gli propone. . Non diversamente il mio modo odierno di guardare a Luino vede o crede di vedere in trasparenza una storia nascosta, continua nel tempo, che vi si svolge; una rete di gesti e di sguardi, un sottinteso. Figure che si sfiorano appena movendo nel paese e nella sua aria, in un battito di ciglia, in un sorriso si riconoscono abitatori di un paese segreto che gli sta dietro, sempre sul punto di sconfinare nella patria notturna variegata e proteiforme dei sogni, dove si scompongono e ricompongono gli accadimenti diurni spesso appaiono a loro volta nella parte di testimoni piuttosto che di protagonisti. Ai margini del paese visibile.

Sereni ha scritto ripetutamente in prosa e in poesia sul paese di lago, il luogo della sua infanzia, Luino: Mai il paesaggio cos struggente come quando gli imminente una nube o unombra di mestizia o di strazio: il positivo e il negativo e viceversa, il canto e il controcanto, laccendersi e lo scolorare, la vampa e la sua cenere, Scrive pensando ai suoi luoghi:

Improvvisa ci coglie la sera./ Pi non sai / dove il lago finisca;
un murmure soltanto/ sfiora la nostra vita
sotto una pensile terrazza

Emerge unansia interiore e una condizione esistenziale dolorosa, esperita storicamente.
Quasi programmaticamente si ripresenta nella sua poesia il paese coi temi dellamato e riconoscibile Montale, i correlativi oggettivi, metafore della vita e della morte:

Gi lolea fragrante nei giardini / damarezza ci punge: il lago un poco
si ritira da noi, scopre una spiaggia/ daride cose,
di remi infranti, di reti strappate

C lo scolorare dellesistenza nei colori sfumati della fine e della perdita, vista con occhi asciutti e fermezza esemplare .Il luogo topico diventa rispecchiamento della vita. La malinconia e lincertezza sono nondimeno mitigate dal tempo, dal conforto del noto, delle stagioni che si rinnovellano rassicuranti, come ben dice nella poesia davvero magistrale, nelle antitesi di felicit e tremore, del dicembre 40, inviata allamico G. Vigorelli:

Presto la vela freschissima di maggio/ ritorner sulle acque
dove infinita trema Luino/ e il canto spunter remoto

Linizio della riflessione poetica di V. Sereni,che ha consacrato alla fama nazionale il luogo da cui partito,con la prima raccolta Frontiera-, muove in toto dal luogo natale, rappresentato soprattutto negli elementi del paesaggio lacustre, la cui natura potenzialmente idillica, non vive nella pura descrittivit, bens viene rappresentata come turbata da minacciose presenze, che insinuano il disagio negli uomini e nelle cose.
Ne sia un esempio anche linedito in cui Sereni scrive di una traversata del lago:
..era ormai tardi e bisognava tornare, se lultimo battello della sera lasciava Cannero e salpava verso il suo riposo. Gli passarono davanti le luci verdi e bianche del Lombardia e solo allora sent che era stata una stravaganza fuori posto quella traversata del lago fatta nel pomeriggio e che lo obbligava ora a una lunga remata nel buio e con un tempo incerto. ... Rivedeva se stesso nel pi meraviglioso e libero pomeriggio del mondo nuotare l intorno fra quelle isole minute, fra quei grandi sassi emergenti nel lago calmissimo e celeste: e gli amici, e la barca legata a una pietra Non pioveva pi. Ma subentrava unaltra zona, si annunciava con rumori e scosse minute sulle fiancate. Il lago cominciava a turbarsi.
Il paesaggio assume valore per il ricordo di cui carico, diventa significativo per lorganizzazione mentale allusiva che gli si attribuisce. Il lago entrato con Sereni nella grande poesia, con le aride cose di lago- come le reti strappate, i remi infranti,- correlativi oggettivi, indici di una condizione esistenziale universale.

Ci desteremo sul lago a uninfinita / navigazione. Ma ora
nellestate impaziente/ sallontana la morte

Il tema del lago-specchio- attonito-, lacuna del cuore, ricompare esplicitamente in una rielaborazione di alcuni versi giovanili, poi comparsi definitivamente in quartina, col titolo Un ritorno:

Sul lago le vele facevano un bianco e compatto poema
ma pari pi non gli era il respiro/ e non era pi lago ma attonito
specchio di me una lacuna del cuore.

E questo lapprodo, pura emozione intellettuale, in zona metafisica , del vedere paesaggistico di Sereni, che viene disegnato con segnali minimi: il calare della sera che sottrae familiari e rassicuranti punti di riferimento, la sensazione di sospensione nel vuoto che d una terrazza pensile o il ritirarsi del lago che lascia affiorare poveri, quotidiani oggetti infranti, il cui significato viene potenziato e dilatato dal poeta, in preda talvolta a una visione catastrofica.

..Siamo tutti sospesi/ a un tacito evento questa sera
entro quel raggio di torpediniera/ che ci scruta poi gira se ne va.

Con insistenza reiterata, sia nelle prose che nelle poesie, il poeta appartiene a quel lago, il suo lago: fino allultima raccolta: Stella variabile. In rapporto a questo luogo topico che nello stesso tempo geografia, mito, infanzia, figure dell' esistenza c, e soprattutto negli epistolari, la nudit, la verit, il riconoscimento, talvolta faticoso e doloroso, della propria irrinunciabile voce.

Alla svolta del vento/ per valli soleggiate o profonde
stavo giusto chiedendomi se fosse/ argento di nuvole o innevata sierra
cose di cui tuttora sfolgora linverno
dei luoghi folti dei nomi rupestri/ di suono a volte dolce
di radice aspra/ Valtravaglia Runo Demenza Agra

Commenta Chiara che ben lo conobbe e frequent: Come ogni cosa da lui nominata, il paese, il paesaggio, un colore,un qualsiasi strumento umano, diventa parte viva dellesistenza di tutti, della vita universale.Per questo elementare prodigio che concesso solo ai veri poeti, il suo ricordo cos strettamente legato ai suoi versi, non un labile rito commemorativo, ma un segno profondo dellessere, un continuo e allarmato messaggio.
Il lago, rappresentato in tutte le stagioni, ma preferibilmente in inverno, ricorre come una potente metafora sotterranea di calma e di sottili ansie, di amore e dolore.

ma se ti volgi e guardi/ nubi nel grigio
esprimono le fonti dietro te,/ le montagne nel ghiaccio sinazzurrano
Armoniosi aspetti sorgono/ in fissit, nel gelo: ed hai
un gesto vago/ Come di fronte a chi ti sorridesse
di sotto un lago di calma,/ mentre ulula il tuo battello lontano
laggi, dove saddensano le nebbie.

E poi per contrasto,lestate, esatto corrispettivo dellansia turbata dellinverno.

Lunga furente estate./ La solca ora un brivido sottile
Alle foci del Tresa/ S che alcuno ne trema
Nei volti ridenti.

Amore di lungo tempo.Allamico Vigorelli scriveva:Eravamo alla met di luglio del 37. Luino fino a quel momento era stata una delusione.Noi intanto avevamo formato una compagnia abbastanza numerosa .Intanto erano cominciati i balli allalbergo principale del paesee di sera, prima della guerra, chi guardava da Cannero riconosceva Luino proprio dalla gran luce dei finestroni della sala..
Il primo degli epistolari,in cui il tema Luino compare con insistenza,ricco di notizie, eppur smilzo, quello con Piero Chiara. Fu la loro frequentazione, come testimonia lesiguo epistolario, unamicizia senza calore, fondata sulla confidenza, conoscenza reciproca, avvenuta nellinfanzia a Luino e sulla solidariet. Chiara deve infatti a Sereni la decisione di scrivere i suoi racconti sulla vita a Luino e di pubblicare poi Il piatto piange, quindi lavvio della sua carriera letteraria.
Sereni scriveva Caro Piero.. forse perch ne sono cos lontano di fatto, Luino continua a crescere in me con un significato forse pi ricco, seppure pi severo, vorrei, non so come, dimostrartelo un giorno. Anche per questo ti prego ti scongiuro di mandarmi quelle dodici pagine che hai nel cassetto (sar Il piatto piange, del 62)
Luino ritorna anche in altre lettere agli amici, in particolare in quelle indirizzate a Parronchi:
E un giorno mi piacerebbe portarti a Luino e farti conoscere quella fonte ( esausta?) di commozioniHo un grande desiderio di stare con te e di leggere qualcosa insieme..
A lui risponde interessato ed attento lamico Parronchi: il tuo invito tu non sai quanto mi sia gradito la cosa a cui non rinunzio un soggiorno con te a Luino e una volta o laltra avverr.
Pi tardi, dubbioso: poi temo che a Luino io ci possa andare soltanto da solo. Ammesso che non sia tardi e che io non debba ricavare rattristanti conclusioni su tutto ci che mutato in me e fuori di me. Lamico Parrochi capisce bene la natura del legame di Sereni col paese nativo, gli viene incontro proponendo un incontro nel suo paese del cuore in Toscana, con identici sentimenti:
Cest ma source moi, ci sono stato fin da piccolo, ultimamente ci ho passato la guerra. Quasi tutti i miei amici la conoscono, ed destinato che ci venga anche tu.
La conversazione epistolare riprende nel 48. Luino ritorna nel suo conversare affettuoso:
.Nemmeno questanno so bene dove andr a finire: tenter ancora una volta Luino ma temo ancora inutilmente....Luino rimane nondimeno un polo di attrazione costante, e ricompare di nuovo nella poesia della maturit quasi con pudore inconfessabile:

Ogni volta che quasi/ Di soppiatto ripasso da Luino
Sulla piazza del lago/ Schizzato fuori da un negozio corre
Un tale ad abbracciarmi/ Farfugliando il nome di mia madre.
Faceva lo stesso anni fa/ Un suo fratello pi grande .

Una esplicita riconferma.Arrivavo a Luino per via stradale una certa volta dopo molti anni che ne mancavo. Adesso so bene a partire da che punto, non il presentimento, ma la presenza fisica di Luino comincia a rivelarsi nella sua identit concreta.Ma il tuffo al cuore non si produce sempre allo stesso modo: a volte rimprovero,a volte rassegnazione, altre volte impeto di irruzione in un paesaggio come se fosse nuovo.Fatti miei?Eh, s, purtroppo, fatti miei; idoli,che qualcuno potr anche chiamare feticci. Diciamo: idoli della memoria.
I luoghi sereniani sono diventati oramai tuttuno col ricordo:Ma mai dimenticati, come ci dice nel 1982, a un anno dalla morte:
A Luino, dove sono nato, mi lega un affetto naturale e istintivo...Il rapporto col mio paese reso vitale dai ricordi e da una continua interrogazione che porta a scavare pi a fondo la realt dell origine che affonda radici in questo angolo di Lombardia, passato a suo tempo sotto il nome di Frontiera

VITTORIO SERENI nacque a Luino nel 1913, si laure in lettere a Milano. La prima raccolta Frontiere, usc nel 41. Inviato in Grecia nel 42, rimpatriato, fu inviato alla difesa della costa siciliana, a Trapani, dove nel 43 fu fatto prigioniero e rinchiuso nei campi di concentramento di Algeria e Marocco francese. Tornato in Italia nel 45 si stabil a Milano. Nel 52 inizi la sua collaborazione con lUfficio stampa Pirelli. Nel 47 pubblica Diario dAlgeria. Nel 58 entr in Mondadori come direttore editoriale. Pubblica Gli immediati dintorni, cui fece seguito volumi di traduzioni e la quarta raccolta di poesia Stella variabile, un anno prima della morte avvenuta nel 1983

Id: 1330 Data: 19/02/2015 10:48:14

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- Letteratura

Guido Morselli (1912-1973)

Guido Morselli. (Bologna 1912- Varese 1973)


Guido Morselli, che fu al di fuori dei percorsi pi battuti della letteratura italiana contemporanea,rappresenta uno dei pi singolari "casi"letterari del 900, difficile da definire:un grande autore,ignorato in vita, suicida,e successivamente "riscoperto".Era altero e isolato, sdegnoso nei confronti della societ culturale che lo circondava e conscio del valore estremo della scrittura,tanto da farne l'unica ragione di vita:ebbe sensibilit verso temi culturale e soprattutto sociali,anticipatrice rispetto a molte correnti letterarie dei decenni successivi,cosa che lo condann allinsuccesso editoriale e a un'angoscia esistenziale cui non ebbe la forza di resistere.
Nella solitudine di Santa Trnita,sulla collina gaviratese compose la maggior parte della sua produzione consistente in saggi,racconti,romanzi, commedie. Scrisse anche articoli collaborando con periodici locali e con Il Tempo di Milano,La Prealpina di Varese,Il Mondo, La Cultura,Questo e altro.
In sella alla cavalla Zeffirino,regalatagli dal padre,amava cavalcare per i monti e le campagne del Varesotto, ma anche percorrere le strade di Gavirate.
Nellagosto del 1943,usc presso Garzanti,con la prefazione di Antonio Banfi, il suo primo libro: Proust o del sentimento, un trattato sullopera pi nota dello scrittore francese, La Recherche.
Nel 1947 venne pubblicata presso Fratelli Bocca un altro saggio: Realismo e fantasia, il secondo e lultimo libro a vedere la luce durante lesistenza del suo autore.
Tutto quello che ha scritto posteriormente stato pubblicato dopo la morte da Adelphi.
Libro di grande interesse, Realismo e fantasia, filosofico, di cui Morselli dice, scrivendo nel 49 a Guido Calogero: Il libro che Le invio veramente il prodotto di una specie di germinazione avvenuta in me stesso: il personaggio che si chiama Sereno, quella parte di me che non si peritata di gettarsi allo sbaraglio nellavventura filosofica; laltro interlocutore quella parte di me che resiste al tentativo, che gli oppone la sua ironia che non incline a tornare alle viete formule del realismo e del sistema.
Sempre nel 43 inizia la stesura del suo primo romanzo Uomini e amori, al quale torner nel 1958 portando qualche modifica. Nel 1947-48 scrive il romanzo breve Incontro col comunista (edito da Adelphi nel 1980)
A Santa Trnita Morselli scrive fra il 1961 e 1962 Un dramma borghese,tra il 1964 e 1965 Il comunista,(Adelphi 1976), Brave borghesi nel 1966,Roma senza papa tra 1966 e 1967, (Adelphi 1967), Contro-passato prossimo: unipotesi retrospettiva tra il 1969 e il 1970, Divertimento 1889 tra il 1970 e il 1971(Adelphi, 1975), Dissipatio H.G.,tra il 1972 e il 1973, lanno della sua morte( Adelphi,1977).
La sua narrativa coinvolgente e,insieme, disturbante nella sua asprezza e nel suo rigore filosofico. L'altro aspetto, coesistente, quello scherzoso,grottesco e umorale, fondamentalmente ironico, che appare in Contro-passato prossimo,Divertimento 1889,Roma senza papa e nelle novelle... Nel 1987 apparso, a cura di G. Pontiggia, a completare la sua lettura, il Diario.
Morselli fu indubbiamente un solitario,una vocazione che espresse molto chiaramente a pi riprese nelle sue opere: A livelli sia pure superiori al mio,il pensiero sempre stato solitario, fine a se stesso, asociale... secreto da monadi senza finestra, o che non si curavano di mettersi alla finestra. Lidolatria della comunicazione un vizio recente. E la societ, dopotutto, semplicemente una cattiva abitudine ed ancora riflettendo sul vissuto e sui rapporti interpersonali aggiunge: io in realt non so uscire dal mio solitario atteggiamento passivo,non prendo iniziative e forse non ne favorisco,capire e comunicare domandano applicazione,simpatia intellettuale, attenzione non epidermica.Non amo la gente espansiva
Spesso lautore offre al lettore presentazioni autobiografiche diverse di se stesso: nei diari,intime, introspettive, nelle lettere, per esempio a Italo Calvino, nel febbraio del 1963,a Mario Pannunzio direttore del Mondo,nel maggio 1863,anni in cui si dedicava ai romanzi,in cui i ritratti autobiografici indiretti appaiono pi oggettivi,riposati, comunicativi.Fa da ponte tra i due ambiti la riflessione su se stesso esposta in una lettera a Maria Galli,che am, non riamata,lo scrittore.

Diamo perci spazio alle lettere. Ad I. Calvino:
Sono emiliano, autodidatta, vivo solo su un piccolo pezzo di terra dove faccio un poco di tutto, anche il muratore; politicamente sono in crisi, con quasi nessuna speranza di uscirne.
Non sono un filosofo. Sono un agricoltore: vivo della campagna e in campagna(tuttal pi mi spingo a Varese, a bordo della mia vecchia Ardea: una quattro-marce, che per va ancora benissimo..). Il vino di mia produzione ha riscosso gli elogi della scuola enologica di Alba.
Qui da me, a S. Trinita,non ho n aspirapolvere n frigorifero.Non ho nemmeno la TV! In cambio ho un discreto cavallo da sella, col quale esploro la montagna che incombe subito dietro la mia casetta.Ho potato questautunno certi rosseggianti pini di Scozia,i cui rami, ricchi di materie resinose dallaroma profumato, ho messo da parte da bruciare al caminetto nelle grandi occasioni. Lei mi venga a trovare Si persuader che, se lalienazione marxiana lamaro frutto insopprimibile dellindustrialismo, c un genere di alienazione... contro la quale lattaccamento alla terra dat medicamena.
E a Mario Pannunzio, nel maggio del 1963:
Io sono scapolo, vivo solo, non ho molto da offrire,ma alberi, prati, silenzio, unampia veduta sui laghi e le Alpi,questi s,lo posso offrire ai miei amici,e unassoluta libert, si fermino tre ore o tre giorni..
A Maria Galli, 8 agosto 1943, alla quale dava del <voi>:
..Per coltivare ideali bisogna, mi pare,credere nellumanit o quanto meno riconoscerle unesistenza autonoma, bisogna credere nella storia e vedervi una legge, o quanto meno ammettere che esista una storia diversa dalla nostra propria. Ve limmaginate voi che razza dideali possa avere un egocentrico? Per conto mio, a voler essere proprio sincero, dovrei confessare, per esempio,che ci che mi tiene qui non molto diverso da un superficiale point dhonneur.

Nei diari si autoanalizza: Soffro, dunque sono, scriveva nel suo diario.
Sono stato, in vita mia, teologo e maestro dequitazione; so,per averlo fatto con le mie mani, come si scombicchera il soggetto di un film cinematografico, e come simpianta una coltivazione dasparagi. Sono stato,per anni, soldato, filosofo,insegnante di lingua e segretario di societ anonima.
Le mie chiacchere sono state immeritatamente pubblicate da due editori, cinque giornali, un ente radiofonico; ho i titoli legali per diventare pretore e chauffeur professionista; sono stato ufficiato a fare il precettore nella casa di un barone calabrese, e il commissario prefettizio di un comune.
Bon tout faire, bon rien faire? Pu darsi; ma intanto,se la sorte mi riservasse di finire lattaio o regista di un teatro davanguardia- ci non mi stupirebbe n mi rincrescerebbe. (1 marzo 1955- diario). Ed ancora:
Tutto inutile. Ho lavorato senza mai un risultato; ho oziato,la mia vita si svolta nella identica maniera. Ho pregato, ma non ho ottenuto nulla.Sono stato egoista fino a dimenticarmi dellesistenza degli altri; nulla cambiato n in me n intorno a me. Ho amato, sino a dimenticarmi di me stesso; nulla cambiato in me n intorno a me.Ho fatto qualche poco di bene, non sono stato compensato;ho fatto del male, non sono stato punito. Tutto ugualmente inutile.( 6 nov. 1959, Diario)
Unici responsabili, al mio tribunale,i condizionamenti ambientali e i cromosomi.Sono essi che fanno e proseguono la Storia( Dissipaio H.G)

Il paesaggio gaviratese un tema fondamentale in Morselli, a risalire fin ai primi romanzi:
Saverio soffriva soprattutto di nostalgia.Il desiderio pungente, continuo, a volte smanioso, dei luoghi che aveva lasciato.Gli antichi vedevano in ogni viaggiatore un esule,e lo trattavano come si trattano i poveri. Non vi pare che avessero ragione?...
La privazione di quei luoghi continuava ad essergli indicibilmente dolorosa
La mia sofferenza, egli confidava nel suo diario, quella che deve provare in ogni fibra una pianta che luomo trapianti in altro terreno, in altro clima. Quaggi io sono, materialmente ed idealmente un dracin .,scrive durante gli anni di forzato soggiorno in Calabria nel 43 e il sentimento di nostalgia per la sua piccola patria di Varese viene attribuita al protagonista di Uomini e amori
Col paesaggio gaviratese stabil un rapporto stretto, durato circa quindici anni,e cos lo dipinge in Realismo e fantasia:
Il poggio di Santa Trinita si spicca dalla falda di una montagna,di buonaltezza, densa di castagni e faggi e aguzza di abetine al sommo;forastica tanto, da non offrire al riguardante segno di dimora umanalo sguardo dal poggio si fa pi volentieri a mirare la sottoposta conca del lago, che di breve giro ma vario di ombre e di riflessi,i colli che vi si affacciano, e un lento ondular di campagne sino al limite incerto della grande pianuraDallo stradone il viottolo sale erto al poggio per un montar di terrazzi ricavati nel calcare bianco( i gironi) ma dove in poca terra, abbarbicata alla pietra la vite cresce gagliarda e a suo tempo onusta di gonfi grappoli doroUna radura erbosa corona il poggio,limitata per gran parte dal bosco, e a levante dalla dimora.Quadrata,ros(s)a di intonaco, genuinamente rustica e insieme di schiette proporzioni, bellamente si accorda alle cose intorno,allerba, agli alberi, al cielo.Le stanze a terreno danno agevolmente sul prato per la soglia appena rilevata, su cui si ferma spesso qualche lucertola a curiosareLo scrittoio si apre in vista del lago. In quella piccola stanza ( un caminetto, un tavolino, una specchiera, pochi libri..) io mi riducevo la sera innanzi di coricarmi, ..a lavorare al mio diarioOltre il tocco mite della vecchia pendola,entro e fuori la casa non era voce,e dalla finestra giungeva sulle mie carte il sentore umido del prato notturno.. La casa fu realmente costruita come descritta nel 1952.

Da quella parte, in ogni stagione e pur nel pieno meriggio,temperandosi la luce per certo vaporar di nebbia su dai prati pingui, le tinte paion quasi ad arte men vive, quei verdi volti al celeste e al grigio, con uno strano attenuarsi allocchio delle distanze, si che linsieme sembra trapunto sopra un vecchio arazzo squisitamente sbiadito; e si pensa alla mano di un pittore pi sollecito della sua vena elegiaca che della prospettiva. Da ponente,la veduta non meno estesa ha tutto il su naturale rilievo: la contrada degrada alle sponde di un altro lago, pi vasto, di l dal quale si assiepano monti in successive catene
Io vorrei una volta celebrare la soavit di un esordio settembrino a Santa Trinita,tra le selve e il vigneto,in vista di quel lago e di quei monti.Quivi lautunno principia presto; appena, come quellanno, dopo il culminar dellagosto: palese in una pi lieve tempra dellaria, in una chiara e trepida trasparenza delle tinte, in un lene posar delle cose.
E ribadisce nelle pagine del Diario:
S. TRINITA DI GAVIRATE- ( 14 ottobre 1945): Ieri ho trascorso solo nel sole di S. Trinita due ore deliziosissime.Tinte da vincere ogni pittorica fantasia, una luce carezzante, calda corposa come oro fluido, un silenzio sospeso.Io,in tenuta succinta,e la muccherella Pedrina ci siam tenuti placida e tacita compagnia sul gran prato che corona il poggio. I monti dellOberland bernese allorizzonte chiari e pur tenui come un ricordo.Latmosfera era quella di un idillio del Gessner,in una verde Arcadia settentrionale,certo pi verde e amena che non dovesse essere quella mediterranea
.A proposito di certo prato tra due alture boscose, percorso da un sentiero, che mi apparve di sfuggita durante una passeggiata, a Varese, e mi rimasto stranamente impresso nel ricordo.Il valore essenziale che acquistano per noi soprattutto nel ricordo certi aspetti del paesaggio rimane affatto inesplicabile se non ammettiamo che veramente la natura soltanto una prospettiva fatta esteriore e sensibile dalla nostra interna vita sentimentale.Quel tratto di paesaggio quegli alberi quel cielo sono in un certo istante,e si mantengono di poi,la vivente allegoria di uno stato danimo nostro. Direi di pi, che qualche volta in un aspetto della natura si esteriorizza tutto un capitolo della nostra storia .
Diario, 24 nov. 1943. Lasciate che altri decanti le calde, virenti primavere mediterranee e quelle timide e sognanti che indugiano sulle colline del Kent; gli autunni languidi di Roma, quelli rosseggianti e sontuosi delle piane del Maine e della Nuova Inghilterra: io vorrei una volta celebrare la soavit di un esordio settembrino a Santa Trinita, la selva e il vigneto,in vista di quel lago e di quei monti.
E soffrendo per la decisione di lasciare il suo buon ritiro scrive in Sacro e profano , scrive:Le nostre dolci e silvestri,taciturne colline. Fra i castagneti, sintravede il grande lago lontano, e pi a ponente i monti,profilati sul cielo verde, nellimmoto crepuscolo di gennaio.Seguiamo il viottolo e ci sentiamo legati a un patto di silenzio. Forse nella dellamico Claudio si sta svegliando il ricordo della lettera che Stendhal scrisse allamica dopo aver percorso, a cavallo, questi luoghi. <Lun des authentiques chemins du Paradis, on ne peut que se taire, ici, mditer, se pmer dadmiration, rver ses amours>.
Pubblicato sul n.30 di Menta e Rosmarino, del giugno 2013

Id: 1318 Data: 12/02/2015 10:04:23