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Raccolta di articoli di Giuseppe Paolo Mazzarello
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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- Psicologia

La terza donna

“Laudato si' mi' Signore per sora nostra morte corporale” San Francesco d'Assisi In Shakespeare, Re Lear è vecchio e la sua terza figlia principessa Cordelia dovrebbe simboleggiare la morte. Un giovane può avere difficoltà a fare programmi per il futuro: in “Grandi Speranze” di Dickens, Pip pensa che darebbe più facilmente forma, più che a un progetto, a un elefante. Un vecchio i progetti per il futuro non ce li ha proprio: in “Re Lear”, la trama ruota intorno all'eredità dell'anziano monarca. Cordelia ama il padre e sta zitta: lei non sa altro. Nel “Settimo Sigillo” di Bergman, quando il Cavaliere gli chiede di rivelare quello che sa, il personaggio Morte risponde che non ha nessun segreto da svelare e che non gli serve sapere. Le donne sono fatte per essere amate: alla fine, Lear ama solo Cordelia che è appena morta; secondo Freud nella vita di un uomo, dopo sua madre e sua moglie, la sua terza e ultima donna amata è appunto la morte. Tuttavia, le cose potrebbero essere ulteriormente complicate da una...quarta donna. Chiudiamo, infatti, ancora con Dickens (op. cit.): “-Dimmi che siamo amici. -Noi siamo amici,- dissi, alzandomi e chinandomi su di lei che, a sua volta, si alzava dalla panchina. -E amici separati continueremo – disse Estella.” * Nell'immagine: “Great Expectations” di David Lean

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- Politici

Breve notizia su Boris Johnson

Recentemente il Premier Britannico Boris Johnson si è recato in visita al Presidente Francese, all'Eliseo. Nel corso dell'incontro, Mr Johnson è stato ripreso con i piedi su di un tavolino. Il Premier ha studiato a Eton e a Oxford, ha scritto un libro su Roma Antica. Talora è intemperante, ma bisognerebbe ricordarsi qual è il temperamento Britannico – almeno quello di un tempo. Guida una delle Nazioni più importanti del Mondo ed è impegnato in una operazione politica neppure semplice. Nessuno dimentica che la tragedia attuale dell'Europa è costituita dall'immigrazione. Non può dimenticarsene quindi Johnson che, al più, dovrà gestirla direttamente dal suo Paese nuovamente indipendente. A sud est di una immaginaria linea che unisca Gibilterra a Lampedusa e, di lì, arrivi a Istanbul non ci sono fabbriche di armi da fuoco. Laddove non vi è produzione industriale pesante, almeno di un certo tipo, vi è la pesante produzione di guerre e guerriglie che non finiscono mai. Chissà perché in questi luoghi continuano ad arrivare le armi pesanti: da questi luoghi, continuano a fuggire esuli e rifugiati. Una emigrazione così disperata, a mia conoscenza, non ha precedenti. La cronaca del passato comprende anche altri momenti topici per le estremità umane e le loro appendici, come nel caso di Kruscev all'Assemblea delle Nazioni Unite il 12 ottobre 1960. Un rappresentante di un piccolo Paese stava protestando contro l'imperialismo e il Presidente Sovietico, chiamato in causa, si tolse e sbatté - ripetutamente ed eloquentemente - una propria scarpa sul banco. Le proteste dei piccoli Paesi sono inutili: il sommo Machiavelli scrisse che non è opportuno allearsi con chi è troppo più forte di te. Relazioni troppo confidenziali con Paesi più grandi dei tuoi sono svantaggiose. Anche in quel caso, fu il caso di lasciare che i rappresentanti di Grandi Nazioni facessero un po' quello che volevano. Anche se possono mettere i loro piedi un po' dove vogliono, non è così difficile prevedere dove finiranno.

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- Cinema

Quel treno di ’Mezzogiorno di fuoco’

Dopo il treno delle 3 e 10 per Yuma, alla stazione è atteso quello di Mezzogiorno. Questa volta non è da prendere, è già stato preso dal bandito 'uscito col condono' che si unirà ai compari per vendicarsi del marshall che lo aveva arrestato. Il marshall Will Kane si è appena sposato con Amy Fowler: avvertito dell'imminente arrivo del fuorilegge, pensa di partire sollecitamente. Tuttavia, pensa ancora: “Sarò cercato da tutte le parti.” Decide allora di rimanere ad affrontare il pericolo: la moglie non è d'accordo. Lei è Quacchera, suo padre e suo fratello sono stati uccisi da malviventi, è pacifista. Will non vorrebbe che lei lo abbandonasse. Sente di dovere avere coraggio. Non teme di morire quanto di essere abbandonato: oggi è dura da credere, ma è sempre per tutti così. Tutti sono prodighi di consigli per chi si trova in pericolo, meno che di tempo da trascorrere in sua compagnia. Will ebbe una compagna, Helen Ramirez, prima di conoscere Amy: prima che con Will, Helen era stata proprio con il bandito in arrivo, ora è in pericolo anche lei. Con pratico spirito femminile, prenderà il treno di Mezzogiorno in partenza, mentre il bandito vi scenderà. Al momento Helen è la compagna del vice sceriffo che non è stato indicato come successore di Will, il nuovo sceriffo arriverà solo l'indomani. Così l'attuale vice, contrariato, non aiuterà Will anzi lo pesta un po'. Contro i fuorilegge, Will non sarà aiutato neppure dal vecchio past marshall: un depresso che dice: “Ti danno quattro soldi per difendere i cittadini e, con il rischio di farti ammazzare, non ne vale la pena.” Per lui, soprattutto, non vale la pena di alzarsi dalla sedia. Uno, che deve riconoscenza al marshall, fa negare di essere in casa quando Will bussa alla porta: oggi non risponderebbe al cellulare. Will va anche in Chiesa, durante la funzione, per arruolare aiutanti: però il Pastore non indice nessuna Crociata. In ufficio da Will si presenta un volontario ma, appreso di essere l'unico, si defila anche lui: la solitudine è sempre il problema di attualità. Un etilista si offre ma è rifiutato dal marshall che non ha perso lucidità. A Mezzogiorno i rintocchi dell'orologio si confondono con il fischio del treno: Helen vi sale, Il bandito ne scende e scende anche, dopo esservi appena salita, Amy. Amy accorre dal marito in pericolo ma non scriverò come va a finire: scrivo solo che la fresca sposa non aveva esperienza di armi o di legittima difesa, ma se la caverà benissimo. Rimane il quesito se la virtù possa essere insegnata. Intanto, si può riflettere rivedendo questo “High Noon” del 1952. La vicenda si svolge in una contrada del New Mexico, su Wikipedia dagli indizi sono anche risaliti al giorno: fu il 26 giugno 1898. Potete anche ascoltare la ballata che accompagna i titoli di apertura, la eloquente “Do not forsake, oh my darlin' “. Le inquadrature sono sui compari che si preparano nella prateria, con i cavalli, all'arrivo del capobanda liberato di prigione. Le espressioni ribalde sono ancora ignare di quello che aspetta loro. All'apparire del bandito, il giudice di paese scapperà; invece il ragazzo di paese Johnny si offrirà di aiutare Will. Opportunamente, Will eviterà di coinvolgere il ragazzo in eventi sproporzionati alla sua età. Oh gran bontà degli sceriffi antichi: in altri tempi e in altri paesi, a Johnny nessuno avrebbe risparmiato l'alternanza scuola lavoro.

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- Musica

Viva il treno per Yuma!

Mentre calano le prime ombre della sera sulla città, gli autobus diradano fin troppo le loro corse. A buscarsi il raffreddore nella loro attesa, ci corre poco e il pensiero corre a una fantomatica tratta ferroviaria velocissima per la città mercantile di Francia. Invece, alle tre e dieci passava il treno per Yuma: bastava solo essere decisi a non perderlo. Compare nel film del 1957 e la colonna sonora fu firmata da George W. During e Ned Washington. Trascrivo qui sotto il testo e, con esso, i miei pensieri.
“There is a lonely train called the 3:10 to Yuma.” Un treno è solitario quando percorre uno scenario ampio e selvaggio; le sue stazioni sono popolate da pensieri più che da persone.
“The pounding of the wheels is more likely a mournful sigh.” Un sospiro è per riprendersi, non per prendersela con qualcuno.
“There's a legend and there's a rumour, when you take the 3:10 to Yuma.” Si prende volentieri un treno così.
“You can see the ghosts of outlaws go riding by, in the sky.” O gran bontà dei fuorilegge antichi che, dopo un salutare soggiorno a Yuma, ora cavalcano per il cielo.
“Way up high, the buzzards keep circling the train, while below the cattle are thirsting for rain.” Si da' il latte a chi ne ha bisogno. Il cielo non è per troppi aerei e l'inquinamento apre la via della sete.
“It's also true they say on the 3:10 to Yuma, a man can meet his faith, for faith travels everywhere.” “Ma quando il Figlio dell'uomo tornerà, troverà ancora fede sulla terra?” Lc 18, 1-8.
“Though you've got no reason to go there and there ain't a soul that you know there, when the 3:10 to Yuma whistles its sad refrain, take that train.” Questo è lo spirito: andare dove si deve andare, anche se non si conosce ancora nessuno del posto. I treni disonesti fanno litigare. I treni onesti emettono un fischio nostalgico ma tutti sanno che, prendendoli, arriveranno da qualche parte.
“So when you take the train called the 3:10 to Yuma and leave the things you love, you leave a silent prayer...” Amen.
Le ombre della notte hanno completamente avvolto la città, percorsa dai rari autobus che hanno riportato a casa gli ultimi rari passeggeri.

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- Scuola

E-mail alla Terza D

Ciao ‘Terza D’,
Roma era una Città Stato. L’idea di Roma è la Storia. Voi, che studiate al Liceo Artistico, avete strumenti in grado di gestire lo spazio. Dopo il delitto, se c’è il castigo, si compie il futuro: in quel romanzo – ‘Delitto e castigo’, appunto - la ragazza Sonja ha qualcosa di grande che la sostiene. Idea e Realtà s’incrociano per tutto il racconto che, per questo, si snoda e progredisce. Il suo ragazzo Rodja ne combina di tutti i colori: poi trova lei, e tutto va meglio. Quelli sono proprio noi da giovani, e quando le cose vanno – tutto sommato – a finire anche bene. Invece nei ‘Fratelli Karamazov’ si racconta anche di ragazzi, come potreste essere voi oggi. Ce ne sono alcuni che lasciano andare avanti i fratelli minori perché, loro, non ce la fanno più. Altri che continuano quello che è stato lasciato loro, da chi non ce l’ha più fatta. Ora, vi lascio anch’io.
Nanni

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- Società

Uma Igreja Argentina - It.

“Appariva bronzina
Una fanciulla della razza nuova,
Occhi lucenti e le vesti al vento.”
(D. Campana, ‘Viaggio a Montevideo’ VI, 34-36)

Nel 1679, da oriente, i Portoghesi giunsero sulla riva sinistra del Rio de la Plata per restarvi. Allo scopo, vi fondarono la colonia di Sacramento. Oggi, la ridente città appartiene all’Uruguay: il Suo Presidente si chiama José Pepe Mujica. Egli vive in campagna a trenta minuti d’auto dalla capitale Montevideo: recentemente, ha provveduto personalmente e manualmente a riparare il tetto di casa. Prima, aveva aiutato un vicino a fare la stessa cosa.

Il 18 marzo 2013, a Roma, Papa Francesco I ha invitato a pranzo la ‘Presidenta’ Argentina Cristina I. Riportiamo una dichiarazione della Donna, che è anche molto bella, dal ‘Fatto Quotidiano’: “Non ero mai stata baciata da un Papa.” L’affettuoso gesto ha fatto da preludio al Convito, e tutto il Mondo plaude. La Señora Cristina Fernandez de Kirchner è vedova, ha due figlie, un passato travagliato e un presente pieno di responsabilità; oltre a qualche acciacco. Per il Conclave, Il Papa ha lasciato l’Argentina senza sapere che avrebbe tosto cambiato ufficio e sede: però, è sempre di questo Mondo. C’è una bella istantanea – la troverete sul web – dove il Papa con il pastorale incontra la ‘Presidenta’ in Chiesa. L’espressione dell’Uomo vale: “Non sapevo che sarebbe successo tutto questo”; quella della Donna: “Neppure io, tuttavia sono felice.” Ora, diciamo: “Possibile che due Persone così vive vengano da quella parte verso la fine del Mondo, e non sia possibile trovarne qualcuna anche dalle nostre parti?” Forse è possibile, cercando bene. Ritorniamo a Dante, verso il 1300. Egli auspicava che il Sacro Romano Imperatore – al secolo Arrigo VII del Lussemburgo – scendesse in Italia, per ricondurre alla ragione i riottosi signorotti locali dediti alla corruzione e ai soprusi. Il Kaiser invocato, effettivamente, venne: le cose però andarono male. Ora: perché non invocare la Donna determinata che viene dal Paese onesto? Le cose possono andare bene. Perché lo chiamiamo onesto? Perché se un Paese è povero, è onesto quando lo ammette e non quando finge di non esserlo. Oppure, quando lascia che gli altri decidano al suo posto. Cristina I, tra poco, ritornerà nella Sua Argentina; ammesso che non vi sia già tornata. Vorremmo che portasse indietro con sé un po’ della nostra simpatia. Sentimento che manteniamo anche quando, sempre sul ‘Fatto Quotidiano’, rilascia un commento più ‘politico. “L’America Latina non rinuncia a un’occasione irripetibile: mostrarsi insieme per rendere omaggio al Pontefice che parla con l’accento Spagnolo.” Noi ci mostriamo volentieri insieme con loro, che hanno accolto tanti nostri emigranti: lo stesso Pontefice parla in quella lingua Italiana che, senza di lui, sarebbe davvero poco considerata nel Mondo.

19 marzo 2013: all’insediamento Pontificio, è presente anche il Presidente Ecuadoriano Rafael Correa, segnalato con indosso una camicia indiana. Con il suo seguito, Il simpatico Politico ha portato la madre, che non avrà voluto perdersi l’occasione dell’incontro con il Papa. Francesco bacia anche lei. Oltre che da qualche Presidente, noi uomini dobbiamo prendere l’esempio dal Papa: e in molte cose.

La traduzione Italiana del titolo in Portoghese è: ‘Una Chiesa Argentina’.

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- Storia

Confederate Soldiers

‘Molte fiate già pianser li figli
per la colpa del padre, e non si creda
che Dio trasmuti l’arme per i suoi gigli!’
(Par., VI, 109-111)

‘Troppo benessere acquisito e dato per scontato’: Lorenzo ci ha scritto queste parole di commento. In epigrafe, abbiamo posto quanto associato da Franco a quella nostra del ‘Wallenstein’. Paghiamo il tributo a due buoni amici che ci portano sulla strada che intendiamo seguire oggi. Noi non abbiamo proposto nessuna secessione: eppure ce la siamo ritrovata e, a venire dopo, una sconfitta. La successiva riunificazione non è avvenuta senza difficoltà. Riflettiamo allora su quello che se n’è andato ‘Via col vento’, seguendo quanto accaduto a Rhett Butler, il personaggio ideato da Margaret Mitchell. Sono proposte anche le relative ipotesi integrative.

Rhett Butler da Charleston, South Carolina, è stato espulso dall’accademia militare di West Point. Nel contesto festoso alle ‘Dodici Querce’ nella Repubblica di Georgia, s’improvvisa geografo. Invita tutti a riflettere sull’assenza d’industria pesante a sud della traiettoria Mason Dixon. Vi sono alcune omonimie, noi indichiamo questo. Mason è nello Stato che diventerà presto West Virginia, staccatosi dalla Virginia per non aderire con questa alla Confederazione del Sud. Dixon è nel Kentucky, Stato che voleva rimanere neutrale e si ritroverà diviso tra Nordisti e Sudisti nella Guerra Civile Americana. Rhett continua la sua disamina e prevede, in caso di conflitto con il Nord, la sconfitta del Sud secessionista in poche settimane. Giunge la notizia dell’apertura delle ostilità. L’esercito degli Stati Confederati – CSA – combatterà per cinque anni, dal 1861 al 1865, prima di soccombere a quello degli Stati dell’Unione. Rhett aiuta a mettersi in salvo Scarlett con il figlio Wade, la cognata Melanie, il neonato nipote Beau e la collaboratrice Prissy. Compie una delle sue poche buone azioni. L’evento si verifica nel corso della battaglia di Atlanta del luglio 1864. Fino allora, lui potrebbe avere usufruito di un esonero dal servizio militare in quanto ‘Captain’ di navi che forzano il blocco dei porti confederati. Il CSA ricorre, infatti, alla leva obbligatoria: nel corso della guerra arriva ad arruolare più di un milione di soldati, meno della metà di quelli dell’Unione. La situazione disperata dovrebbe avere allargato le categorie dei chiamati alle armi e Rhett poteva rientrarci. Dovrebbe essersi presentato al distretto più vicino, dato che è già nei ranghi il mese successivo quando si combatte presso la stazione ferroviaria di Lovejoy, ironia dei nomi. Non dovrebbe essere stato nominato ufficiale, non essendoci stato il tempo di svolgere neppure un corso lampo. Quel raid della cavalleria Nordista, a distruzione di forniture e binari, si conclude con l’intervento della fanteria Sudista del Maj. Gen. Patrick Cleburn, che la respinge. Sappiamo che Rhett partecipa alla battaglia di Franklyn del 30 novembre 1864: dovrebbe essere inquadrato nel Confederate Army of Tennessee, second corp, Georgia battery. Infatti, é in artiglieria ma Franklin è caratterizzata dai movimenti dei fanti confederati contro le fortificazioni Nordiste. Gli Unionisti devono mantenere le posizioni e, di lì, raggiungere Nashville. Il che, puntualmente, accade con un’ecatombe di Confederati. Dopo la campagna del Tennessee, Rhett è impegnato in quella del North Carolina e sta con il Gen. Joseph Eggleston Johnston fino alla resa di quest’ultimo a Bennett Place. Il Maj. Gen. Cleburn era caduto a Franklin nel corso di uno degli innumerevoli assalti, ai quali si era peraltro opposto. Egli non poté, così, coronare il loro sogno d’amore sposando la promessa Ms Susan Tarleton da Mobile, Alabama. Egli era Irlandese, aveva già combattuto nell’Esercito Britannico con il grado di Corporal: emigrato in America, finì l’apicale carriera nel CSA. Rhett non ha voluto promozioni di sorta: questo confermerebbe la sua appartenenza alla truppa, un ufficiale non avrebbe potuto esimersi.

A guardare un film del 1976, ci sono anche gli Outlaws – Fuorilegge come Josey Wales. Lui è un farmer del Missouri, non è nell’esercito perché probabilmente il suo Stato, come il Kentucky, non sa che pesci prendere. Dal Kansas, arrivano da quelle parti i Jayhawkers del Sen. James Henry Lane, un signore della guerra che possiede una milizia pro-Union. Essi fanno dei danni molto gravi al nostro che, per risposta, si unisce a Bushwhackers miliziani di segno opposto. Quest’ultima unità non dovrebbe essere del tutto irregolare, riconoscendo il Governo Confederato i gradi al Cpt. Quantrill e al Cpt. Anderson quali comandanti di Partisan Rangers. Di certo, Josey irregolare lo diventa del tutto quando evita di arrendersi dopo la sconfitta dei suoi e si dà alla macchia. E’ molto probabile che tema di finire male, sappiamo di agguati: tuttavia, anche quando è in Texas e perdonato, non è molto entusiasta: ‘I reckon we all died a little in that damn war – Penso che tutti noi siamo morti un po’ in quella dannata guerra’.

Dal momento che Rhett è vivo e anche vegeto, sia pure con vocazione di oratore, deve ascoltare bene quanto gli dice Rossella nella scena finale di ‘Gone With the Wind’ del 1939:
RHETT [..] But do you know what I’m talking about? – Ma sai di che cosa sto parlando?
SCARLETT No. I only know that I love you. No. So solo che ti amo.

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- Avventura

Bosio e l’impero della filibusta

Nell’immagine: a destra, affresco di Bartolomeo Arecco sulla facciata della Chiesa Parrocchiale di Bosio

Megan ci piacque moltissimo in ‘Pale Rider’, dove tentava di dare colore all’incarnato del Preacher. Quando lui s’allontanava a cavallo, spaventato dall’amore con una ragazza tanto giovane, lei gli gridava dietro: ‘Così, tu non perdi solo me, ma anche tutto il nostro mondo’. Non bisogna abbandonare la nostra storia e i rimedi alla paura esistono. Era il quarto giorno a seguire le Idi di Aprile.
Caio Gracco era stato soldato: nobile, lo era da sempre e non aveva mai smesso di esserlo. Aveva deciso di estendere la ‘nobiltà’ a chi non la possedeva. Il mezzo prescelto fu quello di avviare a quella proprietà chi non possedeva la terra. Terra da coltivare e,in definitiva, da amare. La sua riforma agraria prevedeva che il favorito neo proprietario sviluppasse anche la personalità. Al sostegno di una classe di volonterosi, a Roma repubblicana ce n’era un numero sorprendentemente alto, si contrappose l’ostilità di una joint venture. Quella tra ottimati cacciatori e sottoproletari facinorosi: per tutti questi, il valore della terra non contava nulla. Essa doveva essere brutalmente percorsa: sia all’inseguimento di una preda, sia per una scorribanda di ladroni. Appena oltre il confine tra Bosio e il paese viciniore a occidente, Romano aveva avuto un’ispirazione analoga a quella del più grande Tribuno della storia.
Uno dei figli di Romano, Paolo, aveva letto i romanzi d’avventura di Stone. Più che quello della Liguria, i suoi ‘eroi’ solcavano il golfo del Messico: ma erano filibustieri. Quella genìa era in possesso delle lettere di marca, specie di permessi che il monarca di una lontana nazione concedeva ai guerrieri da corsa. Il nemico era rappresentato dal monarca di una nazione altrettanto lontana e indifferente. Le regole del conflitto erano incerte quanto le identità dei contendenti.
I cognomi di oggi discendono dai nomi di ieri. Prendiamo: Mazarelo da Cuzzano e Cangrande della Scala. Non è difficile individuare tale origine in due cognomi appartenenti a personaggi di questa nostra saga di Bosio. L’Olonnaise non fu un tipo tenero ma non aveva conosciuto l’amore, oppure ne aveva uno molto antico. Yanez conobbe una graziosa Malese e fu una scossa: egli poté impiantare casa e progetto.
Come Paolo, Lorenzo ha un impero domestico. Gli astanti sono riconosciuti. Gli amici sono ritrovati, come accaduto quattro giorni prima. Paolo ha compreso che la sua Olonne è irrimediabilmente perduta. Non resta che l’esplorazione del seno Messicano. Tuttavia, il percorso si è fatto più agevole. Per dirla con Dickens: ‘I saw no shadow of another parting from her (Great Expectations, ch.59) – Non vidi nessuna ombra di un’altra separazione da lei’.
Corrado aveva reso possibile l’emendamento a Fedor Karamazov. Si era risaputo quanto per cui egli aveva vissuto. ‘Then, fall Cesar – Allora, cadi Cesare’ (Sh). Cesare può ritirarsi in buona pace perché qualcuno resta. Il bambino resta vivo: non c’è da tributargli l’orazione funebre, così come fa Alioscia Karamazov alla fine del suo romanzo. Il giovinetto Pietro incarna la salvezza, celebrata da Padre Quinto due giorni prima. Oggi siamo a due giorni dalla Domenica delle Palme e aspettiamo Pasqua.

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- Avventura

Lorenzo de Bosio

Nell’immagine: tondo di Bartolomeo Arecco sulla facciata della Chiesa Parrocchiale di Bosio

Lorenzo imprestò a Paolo un romanzo intitolato: ‘Sandokan alla riscossa’. Il libro fu letto e custodito: a tutt’oggi sono quarantuno anni, hanno superato anche i più longevi dei Treasury Bonds USA. Il Giorno delle Palme del terzo anno nel quale era Presidente Barack Obama, Lorenzo pervenne a Bosio con una coorte di parenti e di amici. Essi ascoltarono la Santa Messa celebrata nella Parrocchiale da Padre Quinto, che era nobile e coraggioso. Al termine della celebrazione, a Paolo fu ricordata la Cittadinanza Romana di quel Sacerdote di Dio. Sulla facciata della Chiesa, vi erano due tondi, affreschi, opere di Bartolomeo Arecco. L’Arecco appartiene alla famiglia di Lorenzo, un antenato, un artista elemosiniere. I convenuti consumarono un pranzo delicato e squisito alla locale trattoria del ‘Canto’. Il giovinetto Pietro, dodici anni, raccolse il profumo di mezzo bicchiere di vino colore viola, viola profondo. Sandokan era stato uno scavezzacollo, un nostalgico che voleva una principessa tutta per sé. Dalle sue parti, oltre ai vari rais locali, c’erano i Proconsoli di Sua Maestà Britannica a confondere quelle acque della Malesia. Sandokan e compagni incrociarono da quelle parti: a volte colsero qualche frutto, a volte si ritirarono in buon ordine presso le loro rade. O gran bontà de’ pirati antiqui! Oggi, i governatori hanno preso loro anche il mestiere. Al contrario, Federico era il legato munifico e imponeva la virtus. Vi erano i veterani come Andreina e le giovani leve come Francesco. Il Corpo Sanitario era presente con ampio dispiego di unità: Anna e due Paoli. Elisabetta era portainsegna dell’Aquila, e intorno erano Camillo, Sabrina, una incisiva precettrice di ‘Britannica’ e altri ancora. Rievocato nel corso della cerimonia e come quello di tutti i Padri, il nome di Corrado aleggiava nell’assolato giorno. Fu resa visita all’avita domus. Portoghese trapiantato sulle coste del Pacifico, Yanez de Gomera era l’alter ego della Tigre di Mompracem. L’originario di una terra esile e rocciosa era andato lontano, a cercare un ventre d’Oriente. Infatti, dopo avere fumato un’ennesima sigaretta, il signore Lusitano impalmò una bellezza locale dotata di beni di fortuna. Quelli come lui erano i parenti di una genìa marinara, come quella della repubblica Superba, ma ebbero maggiori doti, ampie vedute e migliori capacità. Essi furono sulle terre lambite da lontani mari, talora terribilmente tempestosi, ma non si rinchiusero nel fòndaco. Essi dimostrarono fierezza insieme ai nuovi amici stranieri: qualche volta lottarono, talvolta esagerarono. Se essere Genovesi, fa correre a qualcuno il rischio d’incorrere nel tremendo giudizio di Dante, si deve cambiare cittadinanza. Il romanzo preferito di Paolo, quello che possedeva, era ‘Gli ultimi filibustieri’: quelli erano di stanza in America. In Olandese, secondo il Devoto – Oli, vrijbuiter è uno che fa bottino. In Latino, si deve conoscere il significato di vir.

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- Società

’Beau Geste’ a la Trinité

‘Ettore, tu sei per me padre e nobile madre
E fratello, tu sei il mio sposo fiorente’
Omero, ‘Odissea’, VI

I. Andromaca raccontò la metamorfosi del marito. Le donne sono in grado d’interpretare la realtà interna nel suo completo svolgersi. Il loro stile diretto e persuasivo ispira l’arte. Foscolo vedrà in Ettore un eroe cristallizzato, simbolo del valore calato nel sepolcro. Tuttavia la donna lo coglie nella precedente fase, mobile. Gli echi della guerra giungono fino sui monti, l’Olimpo è il maggiore di quelli. Ettore dovrebbe accettare il suo complesso ruolo, ma si trova in difficoltà. Non è semplice rinnovarsi. Don Ugo illustra la Trasfigurazione nel segno della maggiore gloria di Dio. Essa rinnova tutto. Il valore è collocato nell’alto dei cieli. Ettore dovrebbe rinunciare alla propria testimonianza e riconoscersi nella descrizione della moglie. Claudia, figlia di Lady Patricia in ‘Beau Geste’, potrebbe elaborare una realtà esterna deteriorata, come riferita nel ‘Diario di un curato di campagna’. Il soffio divino spira anche nell’ordinaria e dimessa vita quotidiana. Si scopre che, anche lì, vi è la sua essenza: ‘tutto è Grazia’.

‘La domenica aveva disteso la sua falsa pace su Vienna (..) I giovani erano fuori, con slitte e sci, e tutt’intorno si sentiva invece il sonno pomeridiano dei vecchi’
Greene, ‘Il terzo uomo’, XIV

II. Dall’Atlantico al Gange, secondo Gibbon, tutto è unificato nel più semplice e religioso dei segni. I trasgressori dell’ordine naturale possono imperversare anche a lungo ma, in quei giorni, si compivano i moti che ricordavano la primitiva composizione d’Arabia. ‘Tien, voilà du boudin’ sorse spontaneamente tra le assonanze militari. La Légion étrangère nacque come nostalgia di quell’ordine naturale. Il boudin è una specialità di cucina che si gusta ancora oggi nella Vallèe, il budello dove confluisce il saporito impasto. In Dostoevskij, la nostalgia del mondo antico non è sublimata. Grusenka dei ‘Fratelli Karamazov’ è proprio lì, in carne e ossa. L’incontro con lei evoca l’estatica sensazione di contenimento. Subito dopo, si ha il conflitto con lo sviluppo. L’amore è troppo importante perché sia lasciato alle etère. Anche loro devono cambiare mestiere. Al Pentagono però deve esserci Cesare e, al tempio di Apollo, Crise. Don Ugo realizzava la seconda condizione.

‘Indietro il bambino, sul petto della balia bella cintura
Si piegò con un grido, atterrito dall’aspetto del padre’
Omero, ‘Iliade’, VI

III.Astianatte non trovò confortevole l’accoglienza tra le braccia del padre Ettore. Maria Mazzarello, beata lei, poté offrire l’infanzia all’educazione di Giovanni Bosco. La Legion continua la sua marcia a passo lento, hanno anche una pagoda da trasporto, tintinnante. Lasciamo Sidi bel Abbès e torniamo in Britannia, dove Cesare fece appena una capatina. Chissà, di là dall’Atlantico, cosa avrebbe fatto. Caduti Michael ‘Beau’ e Digby nel fortino retto con gli imbrogli del sergente Marcoff, John Geste ritorna in Britannia senza i fratelli. Ritrova Isobel e zia Patricia, un’altra che d’imbrogli se n’intendeva. Alienato il gioiello di famiglia ‘Blue Water’ ai ricettatori di Dubai, la nobile zia vive il suo ‘Blue Monday’. Il lunedì, le anche sono vuote a la Trinité. John e Isobel sono soli e don Ugo dice messa a Gressoney Saint Jean.

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- Società

A Gressoney

‘Fiamme scoppiettanti, laceranti
incendiano il vecchio mondo,
poeti crepuscolari!
Sull’orlo dell’abisso senza fondo
ove caddero ad uno ad uno infranti
i vecchi altari,
m’accomiato da voi! Rulla il tamburo.’
(Nino Oxilia)

I. Gressoney est omnis divisa in partes duo. Cesare comprende che le divisioni sono fondamentali. Sant Jean comprende i servizi logistici. La Trinité è il fronte della montagna. On the mountfront, egli valica il passo dei Salati e incombe da quella parte, dove Vercingetorige non lo aspetta. Il capo Gallo ha distrutto le messi a valle ma, di là dal Gabiet e tra le seggiovie, vi sono le provviste. Cesare attacca Stafal sotto una nevicata, i legionari hanno il passo frenato ma il vantaggio di agire indisturbati. Maria Minore guida l’avanguardia e lascia indietro gli ufficiali cadenti perché, intanto, non possono che scendere a valle. Circonvallare è il verbo con il quale s’intende costruire per circoscrivere i problemi locali. All’esterno del vallo, si preparano all’opera le nuove leve, Bebe e Martulina. Esse necessitano d’istruzione e, Daniela Maggiore, si staglia tra le pastoie del centro addestramento reclute. La valorosa centuriona porta le sue conoscenze dalle trascorse campagne a favore dei parvuli. Maria Maggiore non crede che Cesare conosca le centurione, ma fornisce i materiali. La centuriona Federica ha le aste nuove e slargate, essa dice che sono eguali a quelle dell’altra. Leonardo dipingerà Sant’Anna e sua figlia Maria Santissima, perché non potrà fare a meno né dell’una né dell’altra. Monica è la terza e, nel suo silenzio, incarna la scelta dell’età matura.

‘Morto è il Passato e con le baionette
stiamo uccidendo il Presente
per mettere in trono il Futuro…’
(Nino Oxilia)

II. Daniela Minore meritava una nuova meta. Poteva essere la sua Venezia o, sulla scia dei ceti emergenti e come nelle Ultime Sere di Carnovale, la Moscovia. Le Idi di Marzo sciolsero i dubbi, se ancora ve ne fossero. Si divisero, allora, le nazioni sulle religioni. Si apriva lo spazio alle vocazioni e don Ugo poté operare dietro le insegne di Santa Romana Chiesa. ‘At least we’ll die with bag on our back – Almeno moriremo con lo zaino in spalla’, disse il religioso, con modifica minore da Macbeth, pensando alla sua Ascensione al Balmenhorn. La nuova filosofia intorno a Dio mancava della sua narrativa. Dopo il passaggio di Gesù, non era possibile replicare gli eventi. Restava la possibilità di scrivere nello stile dell’Antico Testamento, però bisognava avere compreso la lezione. Decifrare la presenza di Dio nella storia. Elisa era Teodora. Il bello era che nessuno voleva fissare la conversione, sul fuso di New York, delle ore scandite il 29 maggio 1453 a Costantinopoli. Le cannonate a San Romano non furono proprio come quelle alle Twin Towers. ‘Alias Grace’, scrisse Atwood, e fu bene per Beatrice che fece in tempo a scorgere Dickens nelle sue ‘Great Expectations’. Incominciava a tirare la fredda aria del meriggio, e si doveva rientrare o ritornare. All’incontro in vetta al monte Purgatorio, alias Beatrice ricordò a Dante che volle fare di lui un uomo nuovo. Era indispensabile. Greta vestiva all’ultima moda giovanile e non ricordò James Dean. Renée diffuse nell’aere i suoi virtuosi pensieri. Enrica portò alla cottura le sue specialità. In Wonderland, Alice rifletteva che Humpty Dumpty era irrimediabilmente rotto e non poteva essere rimesso insieme. Doveva nascere qualcun altro, sotto le Cinquanta Stelle del nostro Impero.


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- Società

Tutte le ragazze dell’Arecco

Nell’immagine: La III^ Liceo Classico B nell’anno scolastico 1977 – ’78.

Il film più recente che riusciamo a citare è ‘Tempted’ del Duemiladue, con la bravissima Suffron Burrows. Canta la colonna sonora ‘If I Had Wings’ - Then I could find all the things we’ve been missin’, se io avessi le ali – Allora io potrei trovare tutte le cose che noi abbiamo perso. Dopo tanta lingua antica, una abbastanza moderna non stona. L’Istituto Arecco era la scuola della borghesia di Genova guidata dai Padri Gesuiti. Si estinse nel corso degli anni. Le ragazze della Repubblica Superba sono riservate e, raccontare di loro, merita riguardo. Alcune ricercavano una soluzione personale. Altre, preferivano fare gruppo tra loro. La Signora Insegnante di Matematica fece il possibile a far quadrare i conti e le è dovuta riconoscenza. Il Signor Insegnante affidò a due Signori Studenti il compito di segnalare due libri di lettura al resto della classe. Lo studente A. indicò ‘I Racconti di Pietroburgo’ di Gogol, dove al protagonista viene rubato il cappotto senza rimedio. Lo Studente B. segnalò ‘Umana Avventura’ di Bevilacqua, dove le avversità non sono così prive di rimedio. I Signori Studenti dovettero arrangiarsi anche per conto loro. Il cult movie del primo anno fu ‘Fratello Sole, Sorella Luna’, lo stesso Padre promotore organizzò campeggi estivi in montagna, anche per altro: se uno voleva avere una formazione religiosa, la trovava. Le lingue classiche furono insegnate molto bene. Il programma di Greco previde poi ‘Ippolito’ di Euripide che, del sesso, non vuole proprio saperne e va a finire male. Sembra che tutte le ragazze vogliano dire la stessa cosa e, cioè, che non bisogna chiudere le porte al sesso. Perché l’amore è suo compagno stretto. Andava per la maggiore il poeta Montale che, qualche anno dopo, ebbe il Nobel. ‘Fu vera gloria?’ Il Signor Insegnante di Latino propose ‘Lettere a Lucilio’ di Seneca, e fece benissimo. Un rimedio andava trovato, perché si leggeva anche ‘De Rerum Natura’ d Lucrezio e le pestilenze sono sempre incombenti. Ricordiamo volentieri Dino Campana che gira per Piazza Sarzano, anche allora non molto compreso. Erano i nostri Padri. Amiche nostre, dobbiamo lasciarvi e vorremmo che il nostro ricordo vi raggiungesse con la forza con la quale meritate di essere amate. Con la stessa forza possiamo amare le nostre ragazze di oggi, così come voi foste le ragazze di ieri. La citazione che apre questo capitolo è il riconoscimento della vostra natura. E per il nostro congedo? Dante deve superare il muro di fuoco per raggiungere la sommità del monte, sul Purgatorio. Dall’altra parte del muro, proveniente dal prato fiorito, lo attende la voce che canta: <<Sappia qualunque il mio nom dimanda/ ch’i’ mi son Lia, e vo movendo intorno/ le belle mani a farmi una ghirlanda/ per piacermi a lo specchio, qui m’addorno:/ ma mia nuora Rachel mai non si smaga/ dal suo miraglio e siede tutto il giorno./ Ell’è d’i suoi belli occhi veder vaga/ com’io dell’addornarmi con le mani:/ lei lo vedere, e me l’ovrare appaga >>. (Purg. XXVII, 100-108). Abbiamo parlato di ragazze e ci accorgiamo di avere cercato di raggiungere, insieme a loro, i Padri. Dante può giungere al cospetto del Padreterno solo con la sua ragazza. Può darsi che i Padri Gesuiti ci incoraggino nel nostro giudizio dopo avere provveduto, e averci incoraggiato, a imparare.

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- Teatro

Gianni Ansaldi

Nell’immagine: Gianni Ansaldi è il primo a destra con due compagni ai tempi del Liceo Classico Arecco di Genova.

Fernand Braudel scrisse che nei paesi del Mediterraneo, nel lungo inverno, si risentono le cupe influenze dell’Atlantico. Per una stradina sotto quelle influenze ho incontrato Gianni Ansaldi che è noto non solo nella nostra città di Genova. E’ artista versatile. Al Liceo dei Gesuiti esordì attore in parti Pirandelliane. Fu ammesso alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile della stessa città e ne uscì diplomato. A Milano andammo a vederlo agli esordi, era con Rosalina Neri nell’Adalgisa, trame locali ma a lui andavano strette. Prese le più larghe vie cinematografiche. Persona sensibile, ricca di espressioni, mutevole nei contenuti emozionali. Suo padre è un professionista cittadino, sua madre una matrona di Torre del Lago. Egli stesso è oramai professionista sulle orme paterne, con moglie e bellissime figliole. Egli si occupa di arti figurative, fotografia, pittura, dove ritrae volti sullo sfondo di città. Idealmente, magari, nel senso che spesso in alcune composizioni ci sono i volti da soli e in altre gli sfondi da soli. Per la scuola di danza ‘Palcoscenico’ egli dirige il settore recitazione e, l’anno scorso, abbiamo visto ‘Chicago’ sotto la sua regia. Nella città Americana si susseguono delitto e processo, in assenza di castigo e con epilogo delle due protagoniste dedite con successo al cabaret. Le ragazze hanno belle gambe, ma ancor più devono mostrare una bella grinta per cavarsela. E’ un musical, al quale Gianni ha conferito perizia tecnica nell’impianto e nella conduzione, spendendo la sua non comune preparazione. Le ragazze hanno dovuto impiegare disposizione a imparare che, unita al talento, ha consentito un lusinghiero risultato. Quest’anno - mi dice - sta preparando una nuova rappresentazione e aspettiamo con piacere. Ha buona cultura, Gianni, e una volontà di apertura per quanto elabora con sua ispirazione. E’ ottima cosa che fornisca ai giovani competenza e sentimento, tanto più che nel ‘Palcoscenico’ si preparano le sue figlie insieme con nostra nipote. Se adesso c’è la musica, con parte rilevante nella sua arte, completa la nostra idea di lui. Abbiamo avuto bisogno di molti anni per formarla e non vorremmo che apparisse troppo semplice. Le origini materne del centro toscano, riportano al Maestro che completa il nome della località. Giacomo Puccini, appunto, che compose opere tra le quali non sapremmo sceglierne una , ora, a scopo esemplificativo anche se nel titolo adombriamo una del Trittico, l’aria potrebbe essere ‘Oh mio babbino caro..’ Ci piace pescare in generale nel melodramma e finire in Cavalleria Rusticana. Compare Turiddu non riesce a cavarsela, troppo immerso nella nostalgia di un amore irrealizzabile, ma canta la sua forsennata vitalità. Gianni Ansaldi è atteso alla prova di pieces che portino in scena i personaggi attuali. E’ interessante che la si attenda da chi, come lui, ha origine nella giovinezza della nostra conoscenza. Vuole dire che questa parte della vita si è svolta bene.

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- Società

Il Leone del Gabiet

Del Dr. Paolo G. Mazzarello

Nell'immagine: Tricolore presso il Rifugio Gabiet a Gressoney La Trinitè (Aosta)

Molti stemmi di reali dinastie europee rappresentano il sovrano della foresta. I reami europei sono limitati nello spazio quando non lo sono nella mentalità. Sandro Juglair è valdostano di Pont Saint Martin e ha, su di un ‘Alpe a Gressoney La Trinitè, un suo ‘feudo’ personale. Ha organizzato un Rifugio dove l’efficienza dei servizi è il riflesso della capacità di gestione familiare. Sensibile all’anniversario di cencinquant’anni italiani, ha presieduto una sua celebrazione altrettanto personale. Ha compiuto un giro ciclistico, o un tour, che è il periplo di isole con penisola nostrana. Sbarco in Sardegna con prima tappa fino a Cagliari, dopo una salita con duplice crampo e caduta. Si è rialzato con simbolico massaggio dell’arto dolente ed è ripartito. Poi la Sicilia, poi la terraferma. Risalita dello stivale dal tacco lungo il gambale. Tocca il Lazio, soffermandosi tra i foederati che diedero i soldati a Roma. Risale visitando tutte le regioni, spunta a Oriente e ripiega seguendo il parallelo che lo riporta a Occidente. E’ un uomo in movimento e l’uomo del movimento. L’Italia si compì con un movimento che fu assecondato con suo vantaggio da una real casa. Gran Bretagna benedicente e Franz Joseph declinante costituirono le premesse. Francia di Secondo Impero fu tirata in mezzo, con sua possibilità di massacrare Austro Ungarici eguagliata da altrettanta di fare massacrare i Galli. Il Papa compiva tre secoli dalla Riforma Religiosa e sappiamo che, più passava il tempo, minore era la sua possibilità di riprendersi. Sandro Juglair ha il pregio di uniformare la sua identità a quella di una realtà storica. Tanto la sua, quanto quella nazionale, sono tuttora in piedi. Tuttavia il reame al quale vogliamo riferirlo, poco importa che ora sia repubblica, ha poco da fare con l’Aquila. Essa non poteva volare in Germania, una Italia in grande ma non certo un’eredità di Roma. Poco importa pure che essi abbiano voluto chiamare Kaiser il coordinatore di ducati che fece carriera. L’Aquila comprende Austria e Ungheria con le sue ali spiegate e, il monarca chiamato a comporre quell’unità, è propriamente definito con la traduzione in Tedesco di Cesare. Sandro Juglair è il Leone e ha le doti migliori per muoversi sul suo terreno . Coraggio e intraprendenza non mancarono neppure a vari Leoni araldici, troppo manchevoli di modelli grandiosi. Il leone Sabaudo ebbe bisogno del Nizzardo dei Due Mondi. Giuseppe Garibaldi compì il moto che quel leone si limitò a seguire. L’Eroe derivava la fiducia in se stesso dall’America che permetteva le iniziative. Come accordare quelle iniziative con l’integrità dell’Aquila richiede ulteriori pedalate.

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- Letteratura

La notte dei Classici Cantores

Addì sette di Novembre dell’Annus Domini duemiladieci si compì l’ultimo atto dei Classici Cantores in quel di Genua. Teatro dell’evento fu palazzo Salvago in piazza di San Bernardo. Ancora un atrio per il pubblico, una scala per il coro e un parapetto per l’attrice. Il bouzouki (chitarra Greca) fu suonato da Facco. Il tema della serata furono giuramento e alcuni aforismi del Dottore Ippocrate, la seconda gloria nazionale di Chios. Dei palazzi Genovesi abbiamo veduto gli androni, chissà com’è il resto. Era la sera del lascito che, per molti Cantores, consiste nel prossimo esame di maturità. Siamo consapevoli della loro bravura, anche come studenti. Sulle note del famoso sirtaki danzato da Zorba, che era un pessimo imprenditore ma ci sapeva fare con le donne, si concluse il programma ufficiale. L’attrice sollecitò un fuori programma ai Cantores che, dapprima, con impronta locale eseguirono De Andrè di Crêuza de mä, stradina di mare. Essa fu seguita da ‘The Lion Sleeps Tonight’ dei più internazionali Tokens, che ratificano lo stato del re forestale: sua maestà è in braccio a Morfeo. Raccolte alcune notizie all’uscita, si apprese che non sono previste altre uscite per i Cantores impegnati con gli studi. Il vostro cronista registra con piacere che gli studenti sono stati insegnanti. Una giovane, che si avvierà al Diritto, ci ha avviato ala corretta pronunzia della parola ‘coriféa’. Solo che la corifea, appunto, della quale si chiedevano notizie non si rinveniva più nel dopo teatro. I genitori presenti osservavano con giustificato orgoglio i loro provetti figliuoli. Rita Paglia studiava nuove iniziative per aprire o salvare il Centro Storico. Resti di Cantores erano invitati da teatranti di professione per una libagione. I Cantores conoscono bene le materie e lasciano bene sperare di ulteriormente migliorare. Hanno supplito, per noi, alla razione di arte che ci toccherebbe dagli adulti. Tuttavia, dopo averli ringraziati, non possiamo lasciarli senza un arrivederci. Li incontreremo ancora su strade che dovremmo rendere meno intricate e oscure di quelle cantate da De Andrè. Se il leone dorme, essi stessi dovranno fare i leoni. Se ascoltiamo una canzone di Gaber, apprendiamo che la sua generazione ha perso. E’ ora di riunire tutte le generazioni, vittoriose o sconfitte, e ritrovare la corifea. Ella indica la successione metrica nella lingua antica e, i Cantores, non hanno perso una battuta. Oramai siamo nel dopo teatro e, a sentire Shakespeare, non c’è molta differenza col prima. Così, dopo quella temporale, abbattiamo la barriera spaziale e ritroviamoci per l’agape. Di questa parola, per grazia di Zeus, ci ricordiamo la pronuncia.

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- Letteratura

I ragazzi delle porte Scee

I Classici Cantores recitarono all’unisono: ὃ δὲ κεκλήγων ἕπετ' αἰεὶ
Ἀτρεΐδης. Hanno un nome, gli interpreti dell’omaggio ai grandi di Chio, in questo caso Omero dell’Iliade. Il Cinque Novembre 2010 si è spalancata un’altra porta Genovese, questa volta a Palazzo Grimaldi. L’intervento congiunto è stato della Pro Loco del Centro Storico e del Circolo Culturale Cycnus. Il pubblico si è collocato lungo la scala. Il coro è disposto sul ballatoio, protetto da pregevole balaustra. Dalla soprastante finestra, Roberto Tomaello ha declamato i versi del caso. L’accompagnamento musicale è stato a cura del Professore Del Ponte. I suoni, però, erano tutti del Coro che si è cimentato nel bellicoso tema. I muri contennero il tutto, nella cromatica successione del bianco e del grigio orizzontale Gotico locale. Toni degni di una grande epopea più che di una complessa guerra intorno alla Città. I personaggi sono innumeri, con ragione di esservi, gli dei sono coinvolti ora commisti ai mortali ora tra di loro sull’Olimpo. Gli interpreti dovettero usare tutta la voce, e questo ci ha ricordato chi sono. Il Commonwealth Acheo si era mobilitato e aveva chiamato alle armi i suoi re ragazzini. Erano proprio dei giovanotti, Agamennone and Companies. Antimaco ha due figliuoli guerrieri, Pisandro e Ippòloco, schierati con i Teucri in combattimento. Abbiamo ripreso il dizionario e provato a tradurre le parole in Greco d’inizio articolo: ‘Lanciato il grido di battaglia, l’Atride mano mano cercava di afferrare’. Cercando, Agamennone si ritrova prigionieri i due suddetti fratelli. Essi si raccomandano al sovrano Acheo, in nome del loro padre: ci sarà un riscatto, sia risparmiata loro la vita. Il sire d’eroi non ci sta: a suo tempo, Antimaco rifiutò le proposte di Menelao e Odisseo ambasciatori di pacifica soluzione: anzi, voleva giustiziare i diplomatici tout court. Ora, il coordinatore Danao passa per le armi la prole del nobile Teucro. Era proprio un ragazzo terribile, il re di Argo e Micene. Gli passerà, quando tornerà a casa. Uno che non se la passa bene è il leader dei Mirmidoni, Achille in persona. Agamennone si è preso anche Briseide, alla quale il Pelide non è che non fosse affezionato. Le ragazze dell’Iliade sono proprio importanti. Criseide deve essere restituita per evitare la peste. Andromaca spiega bene a Ettore che c’è tanto da fare nel campo familiare oltre che in quello militare. A sentire Pindaro, Cassandra spiega il resto e potevano stare a sentirla, che non era neppure noiosa. Salutiamo anche le Achaean Girls: sono rimaste a casa, ma si vedranno in futuro.

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- Letteratura

Tutti i ragazzi del professore

Genova, 1° novembre 2010. Da qualche parte uno nasce e, che ci resti a vivere o che parta, quella parte è sua. Odisseo vive un’esperienza epica perché è un eroe. Quello che è, lo deve agli dei. Lui non se lo dimentica, anche quando indulge a qualche intemperanza. Ha appena accecato uno dei figli di Poseidone e, quando Eolo gli chiede se ha qualche contenzioso divino in corso, beatamente nega. E’ sempre sospeso tra sé e un mondo esterno prodigioso, avvincente e immenso. E’ un mondo che gli dei, benevolmente diremmo, condividono con lui. E’ paradossale che, anche attraverso la menzogna, esprima con sincerità la sua natura. Operosamente assorta nel suo negozio di abbigliamento, Rita Paglia sogna l’Egeo. Ella ci consegna il programma illustrato di una serie di Letture Sceniche della Grecia Antica. Ier sera, abbiamo partecipato alla seconda di queste, con brani di Odissea in programma. Rita era presente quasi in veste di Anfitrione, in rappresentanza di Pro Loco e a favore del luogo. Pro Loco per Odisseo: una mobilitazione che favorisce il suo ritorno e la sua stabilità. Certamente, il pubblico è stato favorito da una compagnia di attori bene intonata. Nell’atrio del Palazzo Doria Lamba in via Cairoli, ai suoi lati una duplice scala porta al piano elevato, dove trova posto il Coro. In atrio resta una, e poi a turno discendono altre due, persone con voce narrante. Quella voce femminile recita Omero; il Coro prorompe e riempie l’aere con il suo contrappunto in Greco. Altre due persone, una ancora femminile e l’altra maschile, citano Autori che, tanto tempo dopo, dimostrano come l’originario tema Omerico sia vivo. Alla fine della felice rappresentazione, applausi per tutti e una sorpresa. La compagnia è formata quasi per intero da studenti, o che sono stati tali, del Liceo Classico Andrea Doria. Una persona era avvolta in una purpurea tunica, ma tutti erano molto eleganti in scuro. Sono guidati dal Professore Andrea Del Ponte, col quale ci complimentiamo moltissimo. A portare l’abito da Antica Grecia è Chiara Daino. Tutti sono portatori di forza espressiva. Discesi nuovamente fra il pubblico, che era rimasto nell’atrio, essi riassunsero il composto ruolo della vita. Tuttavia, leggendo i versi di Sylvia Plath, una voce capelli d’oro ha parlato dell’animo femminile inesplorato. Una corista gentile, quasi spiaciuta di non continuare la recita, ha declamato le meravigliose parole Μοῦσα e Θάλασσα. Un giovane ha assunto fiero piglio quando ha recitato passi dove l’uomo lotta. Le Odissee non finiscono mai. Oggi, alla televisione dei giovani, abbiamo ascoltato la cantante Katy Perry che insieme con le altre rappresenta le ‘Californian Gurls’, le scatenate della spiaggia. Sono carine e, se sono le Sirene, non fanno paura a nessuno.

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- Società

Sampierdarenese Ginnastica

San Pier d’Arena era un uomo dal quale ha preso nome una città. Località viciniore a Genova per via di Ponente. Un tempo da quest’ultima separata dal promontorio di San Benigno, un altro dei Beatissimi, sede di ville al mare e alla campagna. Nel 1891 vi è fondata la ’Sampierdarenese’ per unione di una società Mazziniana e di una ginnastica. La nuova società non può essere solo l’una o l’altra cosa. In quell’anno, la località sta subendo una metamorfosi: da Long Island newyorkese in formato ridotto a Manchester italiana. Solo che, prima della sua metamorfosi industriale, la vera Manchester ospitava magri pascoli o raccolti. Se ammirate alcune opere di pittori inglesi contemporanei, ve ne sono di bellissime, potrete trovare depositi di bitume accanto a ‘factories’ abbandonate ‘in the country’. Finita l’epoca industriale in Europa, la natura riprende il suo posto. Manchester non è Long Island. Se riempite di cemento per l’industria Long Island e, poi, abbandonate gli insediamenti modificate l’ambiente al punto di difficile ritorno. Il mare non funziona come la campagna, anche se l’estensione di verde a New York, e l’attenzione che vi prestano, lasciano aperte le porte a qualche rimboschimento. A San Pier d’Arena, la vegetazione non aveva spazio sufficiente a garantirne il ritorno in epoca futura. Ritorniamo indietro. I Mazziniani costituivano un’élite intellettuale in una terra che aveva prodotto geni plurimi ma isolati. Auspicavano l’istruzione universale e la repubblica in una terra dove l’ignoranza era subita con la stessa rassegnazione con la quale si subiva il re. Nel 1900 a Parigi, Camillo Pavanello si classificò dopo i Francesi quale primo partecipante straniero alle Olimpiadi, nella ginnastica, era della ‘Sampierdarenese’. Dante Gaetano Storace sollevava i pesi per la medesima società, con tutto quel ferro a disposizione, la metallurgia! Fu campione italiano dei pesi massimi ma era più ‘politico’ e cadde in guerra nel 1918. Era Mazziniano e cadde per la corona, questo rientra nelle contraddizioni umane e non sminuisce il valore di nessuno. La sublimazione è sempre utile al progresso e, nella ‘Sampierdarenese’, progressi se ne facevano tanti. Non c’era la dispersione di Internet. Nei giorni festivi, la mattina tutti si ritrovavano e andavano ‘en plein air’ a gareggiare, pranzare e, qualche coppia, avrà avuto occasione d’infrattarsi a fare l’amore. Si partecipava alle gare con lo spirito del gioco che è anche quello migliore per vincerle. In tempi moderni si dovrebbe fare i conti con l’addiction da vittoria che fa perdere le gare. Oggi si compete con lo spirito del ‘gambling’: per questo si gioisce troppo del successo e ci si abbatte eccessivamente nella sconfitta.
Dal 1910 fu aggiunto ‘Comunale’ alla carta d’identità sociale. In Inghilterra sarebbe stato un ‘Parish Club’, Società Municipale, allo stesso modo col quale Oliver Twist era ‘Parish Boy’ orfanello. Essa era ricca d’ideali, povera di soldi, indigente di palestra e spazi. Il Municipio imprestò tutto e staccherà la spina quando non sarà più funzionale ai suoi scopi. La Grande Palestra offrì posti per tutti, campioni e gregari, c’era anche il palcoscenico in uno strepitoso stile Liberty. Essa ricordava il Circo Oklahoma descritto da Kafka in ‘America’. Oreste Capuzzo è il terzo ginnasta al quale nome leghiamo un altro periodo di storia. Un altro nome senza origine locale ma bene innestato nella perseveranza. Fu olimpionico e terminò la carriera per via di un’altra guerra. Oramai c’erano sezioni sociali degli sport più disparati e richiesti, tutti se ne andarono per conto loro, calcio ‘in primis’. Il fascismo provò a mettere qualche gerarca alla presidenza sociale, poi desistette. Un regime che non era stato capace di togliersi dai piedi il re non fu molto considerato dalla ‘Sampierdarenese’. La nostra società aveva fatto a meno dei sovrani. Essa fu un’entità sorprendentemente autonoma, non potendo obiettivamente essere libera. Crebbe insieme alla gente che stava popolando la città e la cultura che sosteneva una sostenne anche l’altra. Quando quella cultura andò in crisi, dagli anni ’70, iniziò un ripiegamento abbastanza dignitoso. Oggi se dite a qualcuno ‘Sono della Sampierdarenese’ vi sentirete rispondere ‘Alla periferia di Quito?’ Quelli di origine Sudamericana, per non parlare di Cinesi e Russi, sono proprio tanti tra i Sampierdarenesi’. Che cosa sappiamo di quello che succederà? Gli autoctoni sono pochi a, insieme con gli altri, possono riservare qualche sorpresa. Questa è attitudine di chi ne pensa tante, più che averne viste tante. Come il generale Kutuzov che, a sentire Tolstoj, disse: ‘La mia testa, buona o cattiva che sia, può fare conto solo su se stessa.’

RINGRAZIAMENTO: al M° Claudio Orengo.
BIBLIOGRAFIA: ‘Società Ginnastica Comunale Sampierdarenese 1891 – 1991 Cento anni di storia, un secolo di sport’ Numero Speciale.