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- Letteratura
Premi letterari
In tempi in cui i premi letterari sono diventati come l'erbetta di campo per diffusione, non peregrina una nota in cui possibile considerarne uno come rappresentativo del tutto, in una sorta di sineddoche tra il letterario e lo specchietto per le allodole. Parlo del concorso Parigi Vera che l'omonimo sito ha organizzato nel totale disprezzo di un rischio: distruggere il mito di Parigi a propria insaputa. Un sito che dichiara di dedicare uno spazio esclusivo al racconto della Parigi di oggi (quella che c, anzi quella che V) e a quella di domani (quella che ci sar, anzi che Vi sar). Ma, dopo aver steso un velo pietoso sulla (in)cultura del linguaggio (forse pi ingenuo che coscientemente cialtronesco), torniamo alla storia - raccontata, con un lessico di disamante povert - dall'autrice Maria Angela della Morte (uno pseudonimo?) dal titolo "I colori della danza". La protagonista Mathilde, gi educanda in convento, nel 1894 sopravvive poveramente in una stanza dove l'acqua nel catino ghiacciata e dove, probabilmente, la legna nel camino sar ormai diventata cenere. La sua una stanza/topaia in un hotel per prostitute per fame. Per, fuori Parigi un incanto! Grandi viali e carrozze, dame eleganti e cavalieri e, in bella mostra nelle vetrine, abiti sontuosi e cappelli. Li avr anchio. pensava Mathilde, col naso schiacciato sui vetri, -avr anchio bei vestiti, e gioielli. Ma la vita cambia e un'amica (Marguerite il nome, forse Gautier il cognome), prostituta anch'essa, le fa balenare una vita diversa. In tempi molto rapidi, diventa cortigiana, va ad abitare in una casa di lusso sulla riva droite (in Faubourg Saint Honor, probabilmente davanti all'Eliseo), diventa ricca, frequenta il bel mondo (compreso saltuariamente la moglie del primo ministro). La sua vita cambiata: gioielli, vestiti di classe e un ritratto che le fa l'uomo di cui invaghita: Giovanni Boldini, pittore ferrarese, cantore della Belle poque, sedotto da tanta grazia. Naturalmente Marguerite muore di tisi e Mathilde si presuppone che limiter. Se a questo punto non vi siete scompostamente messi a ridere, vi potrete chiedere cosa c'entra tutto questo con la Parigi che v', con quella che vi sar e col titolo del premio. Ma tant', questo un esempio di concorso letterario odierno e della scelta del vincitore. Smettiamo di ridere e accontentiamoci di qualche velo, pietoso o meno che sia.
Id: 2744 Data: 15/01/2021 17:21:12
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- Letteratura
Il romanzo
Nota su: IL ROMANZO Si pu ragionevolmente supporre che linput per scrivere una storia nasca dai ricordi, da una frase sentita per caso, dalle chiacchiere tra amici, da unimmagine intravista per strada o al cinema o in televisione. O da tanto altro. A mio modo di vedere, essenziale per scrivere aver preventivamente letto: molto e di tutto, con dedizione e continuit. Ma anche da dire che nel desiderio di raccontare c la presenza di una insicurezza di fondo dello scrittore nei confronti della vita, accompagnata ad una latente e quasi inevitabile vanit. La storia che si racconta , necessariamente, fatta di parole. Le parole: i costituenti essenziali. Ritengo che compito/dovere di chi scrive sia la ricerca della precisione nella scelta delle parole. In altri termini, esse devono identificare - senza possibile dubbio - un momento, unatmosfera, unimmagine, un sentimento. In qualche modo devono essere sufficienti a se stesse; non devono aver bisogno, in generale, di orpelli quali aggettivi, avverbi e locuzioni varie. La scelta della parola deve rappresentare una ricerca - a volte spasmodica e critica - fatta nella memoria, in un dizionario, in un testo letterario o scientifico di altri autori Gli aggettivi e gli avverbi svolgono un compito da condizione al contorno. Non devono servire a rafforzare o arricchire la parola cui sono connessi: devono, piuttosto, scandire e dare ritmo alla narrazione. Devono, cio, equilibrare una frase, bilanciarla rispetto alla precedente o alla successiva. Naturalmente, tale impostazione non deve essere presa alla lettera: esistono delle particolari necessit della scrittura che possono essere soddisfatte solo con luso di aggettivi o avverbi funzionali, tout court, alla parola usata. Lo scrittore deve saper decidere quando quelle locuzioni siano essenziali in particolare alla singola parola - limitandone ragionevolmente luso - e quando, invece, esse rappresentino una necessit del modo/linguaggio. Essenziale, dunque e a mio modo di vedere, resta lobiettivo, a carico delle parole e delle condizioni al contorno, della creazione del ritmo. questo che rende suadente il testo, pur non rappresentando il mezzo per suscitare linteresse o per conoscere lo sviluppo e la conclusione della storia. In altri termini, la storia deve coinvolgere il cuore e il suo bisogno di liricit; il ritmo le capacit razionali della mente e la sua curiosit. In questa dicotomia dello scrivere racchiuso, nel mio modo di sentire, il possibile/risultante fascino del leggere. Resta il racconto, il canovaccio dove si esercitano la fantasia, la cultura e last but not least - il desiderio di apparire di chi scrive. Esso pu avere una motivazione e uno svolgimento sicuri se si vuole lanciare un messaggio etico, didascalico o di altro genere - ma pu essere un continuo divenire, un work in progress (con un abusato riferimento letterario) che cambia per strada personaggi, vicende, conclusioni e atmosfere. da dire che, personalmente, non amo il revival di una frequentata modalit letteraria italiana: Lenfasi sentimentale. E cito, al riguardo, il critico letterario Filippo La Porta: elementi tipici della tradizione italiana: enfasi o ardore - sentimentale e recitazione delle passioni; moderatismo e messinscene, dimesse o sontuose che siano; diffidenza per la complessit lessicale e per la teatralizzazione dei conflitti; elusione del tragico e prevalenza di narrazioni emotivamente finalizzate. A ben vedere, le ambiguit e i travestimenti di questa narrativa sono gli stessi del suo pubblico. Una tradizione, aggiungo, che talvolta (e certo nei momenti pi finalizzati alla creazione di una suadenza tesa a commuovere) si risolve nell adozione compiaciuta di una mestizia - sorta di astuzia letteraria tesa a mimetizzare quellenfasi - che vieppi appiattisce, ammesso che ci sia possibile, la maniera preventivamente impostata a caratterizzare storia e protagonisti: cio limmobilit (o la monotonia) cronachistica degli eventi narrati. Scelta che finisce per ammantare questi ultimi di una esteriore e formale luce poetica che, inevitabilmente, si rivela essere una monadica quanto andina (cio che non prende posizione, lenitiva) rappresentazione delluniversalit delle emozioni.
Id: 2727 Data: 14/12/2020 15:22:10
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