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- Letteratura
Commento per I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze
Roberto Mosi, I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze I geniali fabbri russi, principi di San Donato Angelo Ponteorboli Editore, Firenze 2026 Tra i molti visitatori che nellOttocento giunsero a Firenze e decisero di fermarsi, vi Nicola Demidoff capostipite di una famiglia di ricchi proprietari di miniere e di fabbriche in Russia, che Lenin chiam geniali fabbri russi. Arriv in Toscana nel 1822, regione celebre per la ricchezza dei beni culturali, per il buon clima, per il saggio e illuminato governo del granduca Leopoldo II; seguendo la tradizione delle origini familiari, Nicola promosse varie iniziative sociali come la creazione dellIstituto Demidoff, dedicato alleducazione dei fanciulli poveri, interventi nel campo del collezionismo darte e dellarchitettura. Inizi in unarea povera di Firenze, San Donato in Polverosa, la costruzione di una villa dalle eleganti forme neoclassiche, di una tale bellezza da essere segnalata come la seconda reggia della citt, dopo Palazzo Pitti. Il figlio Anatolio continu lopera del padre, fu un esploratore e studioso delle pi lontane terre russe, un fervido cultore del mito di Napoleone, fu nominato da Leopoldo II principe di San Donato. Celebre il tempestoso e breve matrimonio con Matilde Bonaparte, nipote dellimperatore, giunta nel 1831 a Firenze con il padre Girolamo Bonaparte. Matilde nella citt coltiva lo studio della pittura, frequenta i luoghi darte e celebri salotti fiorentini animati da fervidi seguaci della causa risorgimentale, si forma un bagaglio di conoscenze e di passioni che sar per lei prezioso in Francia, dove fugge nel 1846 con lamante. Si afferma a Parigi come pittrice, d vita ad un famoso salotto frequentato dai pi celebri artisti e scrittori, fra i quali Marcel Proust, conquista una tale supremazia nel mondo delle arti del Secondo Impero da essere riconosciuta come Notre-Dame des Arts. Lautore segue la parabola dei protagonisti fino alla dispersione finale dei beni e del potere delle famiglie, Demidoff e Bonaparte: il simbolo di questo processo rappresentato dalla rovina della villa di San Donato in Polverosa, il castello incantato investito dalle trasformazioni urbane degli ultimi tempi.
Id: 3905 Data: 16/02/2026 23:53:21
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- Letteratura
Commento per I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze
Roberto Mosi, I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze I geniali fabbri russi, principi di San Donato Angelo Ponteorboli Editore, Firenze 2026 Tra i molti visitatori che nell’Ottocento giunsero a Firenze e decisero di fermarsi, vi è Nicola Demidoff capostipite di una famiglia di ricchi proprietari di miniere e di fabbriche in Russia, che Lenin chiamò geniali fabbri russi. Arrivò in Toscana nel 1822, regione celebre per la ricchezza dei beni culturali, per il buon clima, per il saggio e illuminato governo del granduca Leopoldo II; seguendo la tradizione delle origini familiari, Nicola promosse varie iniziative sociali come la creazione dell’Istituto Demidoff, dedicato all’educazione dei fanciulli poveri, interventi nel campo del collezionismo d’arte e dell’architettura. Iniziò in un’area povera di Firenze, San Donato in Polverosa, la costruzione di una villa dalle eleganti forme neoclassiche, di una tale bellezza da essere segnalata come la seconda reggia della città, dopo Palazzo Pitti. Il figlio Anatolio continuò l’opera del padre, fu un esploratore e studioso delle più lontane terre russe, un fervido cultore del mito di Napoleone, fu nominato da Leopoldo II principe di San Donato. Celebre il tempestoso e breve matrimonio con Matilde Bonaparte, nipote dell’imperatore, giunta nel 1831 a Firenze con il padre Girolamo Bonaparte. Matilde nella città coltiva lo studio della pittura, frequenta i luoghi d’arte e celebri salotti fiorentini animati da fervidi seguaci della causa risorgimentale, si forma un bagaglio di conoscenze e di passioni che sarà per lei prezioso in Francia, dove fugge nel 1846 con l’amante. Si afferma a Parigi come pittrice, dà vita ad un famoso salotto frequentato dai più celebri artisti e scrittori, fra i quali Marcel Proust, conquista una tale supremazia nel mondo delle arti del Secondo Impero da essere riconosciuta come Notre-Dame des Arts. L’autore segue la parabola dei protagonisti fino alla dispersione finale dei beni e del potere delle famiglie, Demidoff e Bonaparte: il simbolo di questo processo è rappresentato dalla rovina della villa di San Donato in Polverosa, il castello incantato investito dalle trasformazioni urbane degli ultimi tempi.
Id: 3904 Data: 16/02/2026 23:32:34
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- Letteratura
Commento al libro Ritorni, Ladolfi Ed.poesia, Roberto Mosi
Roberto Mosi, Ritorni, Giuliano Ladolfi Editore, Collana Perle poesia, Borgomanero (No), 2026. Con il libro “Ritorni” anch’io compio il mio viaggio per Itaca, un viaggio, come dice il celebre poeta greco, “fertile in avventure e in esperienze”. Mi sono messo in viaggio dopo anni di lontananza per ritornare alla mia terra delle origini, alla periferia, una volta proletaria, di Firenze, il quartiere di Novoli, detto in altri tempi “Polverosa”, fra il Centro e l’autostrada per il mare. Ho narrato questo viaggio con la lingua della poesia e, in parte, della fotografia. Il poemetto “Ritorni” presenta una cadenza regolare, con il respiro di dodici canti, ognuno con dieci strofe di cinque versi ciascuna, illuminato da una fotografia ripresa dal giardino dei limoni della vicina villa medicea di Castello, sede dell’Accademia della Crusca. Mi inoltro così nei luoghi e nelle immagini delle origini, ritorno ai paesaggi dell’infanzia, ai colori, ai sapori e ai suoni rimasti in fondo all’anima, che come le madeleines di Proust, suscitano ricordi ed emozioni personali. Un ritorno prima sognato, immerso nella trama dei ricordi dell’infanzia, della gioventù, dei sogni che rimangono scolpiti dentro, come è per ognuno di noi, incastrati nelle pieghe del paesaggio incontrato. C’è sempre un punto fisso dal quale il nostro io interiore si sporge ad osservare il mondo. Nel mio caso, la casa ai margini della periferia di Novoli, fra i campi, prima del travolgente sviluppo edilizio della zona. Ritorno alla finestra aperta / sui primi anni della mia vita / i papaveri dei campi, le pievi … Da questa finestra si apriva un paesaggio straordinario, in primo piano i resti del parco di una villa meravigliosa, già abitata da un’affascinante principessa e da un principe giunto da lontane terre orientali, poi borghi e pievi sparse nella campagna, alcune fabbriche punteggiate da altissime ciminiere. Sulle prime colline le eleganti forme delle ville medicee, da quella di Careggi, già culla dell’Umanesimo, con Poliziano, Ficino, Botticelli, a quella di Castello, dove era la scuola che frequentò il grande poeta Mario Luzi, alla magnifica villa Petraia, trasformata in un tragico ospedale militare nel corso della prima guerra mondiale; sullo sfondo, la massiccia presenza di Monte Morello, meta agognata per le escursioni dei ragazzi, per raggiungerne la cima nell’ora magica dell’alba. Lunga la via del ritorno / per mari tempestosi / e porti sconosciuti / l’immagine della mia terra fissa nel cuore. // Sono il sibilo del vento / delle origini, il sole che sorge /dal Monte , l’acqua fresca / della fonte, il suono delle chiarine, la poesia del Maestro // Le mie impronte sono nel fango, nelle strade // polverose, nella fatica // delle fabbriche, nel suono / lacerante delle sirene. Alla fine del viaggio si precipita nel quartiere affollato di oggi, fra il moto frenetico del traffico, le luci e le ombre del vivere quotidiano. Passo oggi lungo i muri / cerco il profumo dei ricordi / tra la folla dei motori / di San Donato in Polverosa / stanza di sbratto della città. // Scopro ombre di storia / tra monconi di cemento / il convento degli Umiliati / il parco dei principi russi / l’orto con le rose scarlatte. Emerge la voglia di ripartire, lo zaino in spalla e in mano la mappa per altre terre, dove si trovano le risposte // ad ogni nostro perché. Rimane la felicità per il viaggio compiuto, per la riscoperta di sentimenti e di emozioni, per aver aperto un dialogo con gli altri attraverso la poesia, aver suscitato, credo, sensazioni analoghe, che tutti proviamo quando ci mettiamo in cammino per i sentieri della vita. R. M.
Id: 3896 Data: 09/02/2026 16:42:50
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- Letteratura
La Recherche di Proust al Festival dellEclettismo
Festival dell’Eclettismo Incontri e Conversazioni di Condivisione Bivigliano, 7 agosto 2013 R. Mosi: “La Recherche di Marcel Proust” La pittura dei Salon, le passeggiate di Combray, la cucina di Françoise Un appuntamento molto frequentato del Festival, è stato l’incontro del 7 agosto dedicato all’incontro con Marcel Proust. Il fresco salone dell’ex scuola elementare di Bivigliano, presso Firenze, era affollato da circa sessanta persone, affascinate dalla figura dello scrittore francese più diffuso e tradotto nel mondo ed uno dei più importanti della letteratura del ‘900, nato a Parigi nel 1871 e morto nella stessa città nel 1922. Uno dei passaggi importanti della sua esistenza, la morte della madre, nel 1905: l’autore cambia vita, l’asma lo tortura sempre più, si isola, fodera la stanza dove lavora, di sughero, contro il rumore. Inizia a scrivere il grande affresco narrativo Alla ricerca del tempo perduto, composto da sette libri.Fino alla morte vive praticamente relegato, dice lui, “come nell’arca di Noè”. Il primo libro, Dalla parte di Swann, è pronto nel 1911 ma nessuno editore vuole pubblicarlo. E’ stampato nel 1913 a sue spese. Il secondo libro, All’ombra delle fanciulle in fiore, ottiene il premio Goncourt. Per Proust la memoria involontaria, o sensoriale, a differenza di quella volontaria, cattura con una sensazione l’essenza della vita. Questo passaggio, porta alla vittoria sul tempo e ad affermare la coscienza come unico elemento che vince la materia e porta alla verità e alla felicità. Ricordare è creare. L’arte, rappresentata nel romanzo dalla scrittura del narratore che parla della propria esperienza, fissa quel risveglio di sensazioni che permette alla memoria di riandare al passato. Rinchiuso nella sua camera, “nell’arca di Noè”, Proust ascolta meglio le voci interne dell’io: “Più tardi mi ammalai molto spesso e per molti giorni dovetti rimanere nell’ “arca”. Capii allora che mai Noè potè vedere il mondo così bene come dall’arca, nonostante che fosse chiusa e che facesse notte in terra.” Solo all’artista sarà possibile conoscere la verità, conoscere il segreto e solo all’arte esprimerlo. Ne Il tempo ritrovato, l’ultimo libro del romanzo,il narratore scopre infine la verità e il suo significato grazie all’arte, che fissa il passato che altrimenti sarebbe condannato alla distruzione. All’incontro di Bivigliano del 7 agosto, Roberto Mosi ha illustrato queste considerazioni e si è soffermato sugli approfondimenti dell’opera di Marcel Proust già svolti, nella forma di un “racconto poetico”, in occasione dei periodici contributi presentati alla Rivista online www.laReccherche.it , raccolti ogni anno in uno specifico eBook. Anno 2011 “Conversazioni con Marcel Proust”,http://www.larecherche.it/public%5Clibrolibero%5CConversazioni_con_Proust_di_AaVv.pdf La cucina di Françoise Wunderkammer …. Cucina miraggio per la memoria della gola, il sapore della lettura mischiata al gusto dei sapori, i lamponi del Signor Swann la torta alle mandorle la crema al cioccolato l’impasto per la petite madeleine. … Anno 2012 “Da Illiers a Cabourg. L’impronta di Marcel Proust nel cuore della Francia” http://www.larecherche.it/public/librolibero/Da_Illiers_a_Cabourg_di_AAVV.pdf Le passeggiate di Combray I campanili di Martinville …. Erano lontani, irraggiungibili. D’improvviso eravamo davanti alla Chiesa di Martinville. Riprendemmo il cammino e scorsi per l’ultima volta i campanili ad una curva della strada: le loro linee e superfici illuminate dal sole, quasi fossero una scorza: si squarciarono, mi apparve qualcosa che era nascosto. ….. Anno 2013 “Salon Proust” http://www.larecherche.it/public/librolibero/Salon_Proust_di_Aa_Vv.pdf La pittura dei Salon Il silenzio dipinto delle pagine …. Silenzio seducente del quadro nel rumore di folla del Salone. Scopro metafore fissate tra le frasi delle immagini, pittore senza arte, compongo dall’arte di più pittori da un frammento del mondo da artifici di immagini da prospettive inattese. Comprendo, trasformo catturo la mia pittura penetrando nei quadri. Dipingo con la parola per pennello la parola per trama la tela della parola per colore il suono della parola. …
Id: 861 Data: 23/08/2013 18:05:23
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- Letteratura
Ottava rima
Ildivertimento dellottava rima Ci piace soffermarci sulle meraviglie dellottava rima. Sebbene nel corso dei secolisiano stati utilizzati i pi disparati schemi di rime per strofe di otto versi, possibile individuare due principali tipi di ottave nellaletteratura italiana: lottava siciliana e lottava toscana. Lo schema ritmico piutilizzato quello dell'ottava a rima toscana, detta anche ottava o stanza, una strofa composta di otto endecasillabi rimati, che seguono lo schema ABABABCC, quindi i primisei endecasillabi sono a rima alternata, egli ultimi due a rima baciata ma diversa da quelle dei versi precedenti, euguale a quella del primo verso dell'ottava successiva (Wilkipedia). Riprendiamo due esempi di ottavarima dalle esperienze dellamico Renato Simoni. La prima esperienza riguardalintervento di Renato noto ciclista - in occasione della presentazione del libroFlorentia (R. Mosi, Ed. GazeboLibri, Firenze 2008), alle Giubbe Rosse . Florentia Sei, Firenze, la mia citt natale, detta Florentia, da remota altezza, che al mondo hai sciolto il nodo universale dei parametri dumana bellezza. In veste di cittadino globale rifletto, sulla via della vecchiezza, certo che la mia anima ha arricchita viver tra le tue mura la mia vita. Dingegno umano la vista nutrita in mezzo ai monumenti ed ai decori, negli interni la volont rapita negli affreschi dai nitidi colori. Non s ricchezza nel tempo smarrita e son raccolti nei musei i tesori che alla cittadinanza fiorentina affid lElettrice Palatina. Le sono grato: ricca la vetrina degli avi che ne fecero la storia. Diversa nel presente la dottrina. Prima allarte affidavano lor gloria, ora ti usano come una latrina, di te fan merce con spocchiosa boria. Quelli ci hanno lasciato il tondo Doni, questi intasan le vie con i gipponi. Oggi han nome Ligresti, Biagi e Cioni, non dormon nelle celle di San Marco, ti guardano bottino da predoni, non lascian nulla, fosse solo un parco. Son sottosopra da molte stagioni le vie, sempre ingolfate e senza varco. Non so se riuscir in vita mia a veder circolar la tramvia. Penso sempre rasenti la follia spostarmi ovunque con la bicicletta tra buche e toppe sparse per la via immettendo ai polmoni aria infetta. Nel fare il mio bilancio tuttavia la mia sentenza chiara, salda e netta: sono felice e ringrazio il destino davermi fatto nascer fiorentino. Laseconda esperienza riguarda la partecipazione di Renato insieme ad un gruppo diamici fiorentini al Festival della Letteratura di Arezzo nel giugno 2009: Ecco qui un bel gruppo fiorentino di giovani nella citt dArezzo. Nessun riferimento a Campaldino quella storia s chiusa da un bel pezzo! Lunica cosa per cui siamo minacciosi la presentazione delle poesie del Mosi con la domanda alle vostre coscienze: Non una fortuna vivere a Firenze ?. Nelloccasione di questapresentazione il pubblico aretino stato preso come per mano, per visitare iluoghi noti e meno noti di Firenze, dal centro alla periferia, seguendo il filodelle poesie di Florentia. Alla fine della perfomance Simoni ha cantatoa pieni polmoni, con un certo coraggio: Ed ora ch finita la lettura davanti a voi faccio le riverenze ma certo sostengo con voce sicura ch una fortuna vivere a Firenze ! Roberto Mosi
Id: 378 Data: 17/08/2011 17:04:25
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- Arte
Stridio di storni al Palazzo Pretorio di Sesto
Il ragno si affaccia dal soffitto, di notte tesse la tela. Scende veloce per il filo, osserva i pazienti distesi, gli aghi infilati nelle vene. Mi guarda con simpatia. Risale svelto, scompare oltre il tubo del riscaldamento. Laspetto, lAttesa lunga. Penso ai tesori del ripostiglio resti di mosche, di moscerini. Cosa si ricorder di me, del mio passaggio nella stanza?
Stridio di storni, gracidare di cornacchie alla Mostra di R. Mosi a Sesto Fiorentino La Mostra Linvasione degli storni al Palazzo Pretorio di Sesto Fiorentino: la Sala della Mimosa del Palazzo stata invasa, seguendo le suggestioni di Italo Calvino (dal libro Palomar), dallo stridio di migliaia di storni. Nella Mostra, ogni piccolo uccello visto come un racconto, una storia. Gli autori hanno inseguito i voli, incrociando i loro mezzi espressivi: Roberto Mosi, i versi della poesia e le immagini della fotografia, Enrico Guerrini, i tratti del disegno e i colori della pittura. E stato concesso il patrocinio del Comune di Sesto Fiorentino e dellAICS di Firenze. Giorgio Burdese, Coordinatore Cultura AICS, ha inaugurato la Mostra. La Mostra un libro con pi capitoli, in volo. Nei gruppi di stormi che si formano e poi si disperdono nel cielo, scorgiamo racconti ripresi dai miti di ieri e di oggi, storie che si bisbigliano nella citt (nonluoghi), racconti dal viaggio in tre tappe (Trilogia), nelle delusioni e nelle macerie della nostra epoca, Valle dellInferno, nel mondo della sofferenza, Via del Purgatorio, fra le possibili speranze dei nostri anni, Nuovo Cinema Paradiso. La Mostra appare come unantologia della ricerca sviluppata in questi anni da Mosi e Guerrini, sul terreno della Poesia visiva, un campo che in Toscana conta esperienze di notevole interesse. Ha fatto da cornice alla Mostra lultima Raccolta di poesie di Roberto Mosi, dallo stesso titolo: Linvasione degli storni. NellIntroduzione alla Raccolta Giuseppe Panella commenta: Nella Raccolta, alla descrizione di un mondo degradato e senza centro si giustappone il ricordo del passato mitico dellarchetipo, luomo di sempre, quello che ha ancora in s la possibilit di ritrovarsi e di impedire la distruzione del suo equilibrio interno in relazione alla natura. Nel recital di poesie che ha inaugurato la Mostra, allo stridio degli storni, si accompagnato il gracidio della cornacchia che apre la Raccolta e accompagna come Virgilio nella Divina Commedia il protagonista alla scoperta della Valle dellInferno: La cornacchia conta gli arrivi li moltiplica per i numeri primi. Gracida contenta .
Id: 347 Data: 26/05/2011 11:36:34
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- Arte
Mito e poesia visiva in Mostra al Caff La Cit.
Ogni parola, in quanto tale, una generalizzazione * Il mito, i miti abitano in questi giorni un angolo del Caff Libreria La Cit, nello storico quartiere di San Frediano a Firenze. Loccasione la Mostra Il mito, oggi progettata da Roberto Mosi e Enrico Guerrini, aperta dal 12 al 22 aprile. Le linee del progetto: ogni mito che ci stato tramandato, ha qualcosa da dirci. Contiene domande, ci provoca, specie se siamo capaci di coglierne anche la sua proiezione nellattualit. Il progetto si materializza in questo angolo de La Cit - fra i divani, il pianoforte, gli scaffali dei libri - con figure di eroi, di personaggi che escono dalla Raccolta Luoghi del mito (R. Mosi, ed. Lieto Colle), prendono forma in disegni, immagini fotografiche, manichini, invasi da grappoli di versi, di parole, disseminate ovunque. Si colgono subito alcuni temi. In particolare, il richiamo: al bosco sacro di Diana, regina delle selve, e alla spasmodica ricerca del Ramo doro; alla figura di Ulisse, un viaggiatore di oggi alle prese con ritardi e ripetuti approdi serali nella sua dimora - ogni sera Ulisse/ torna ad Itaca dove solo il gatto Arturo saluta /il ritorno, la coda ritta, mentre Penelope gi dorme, stizzita; ad Orfeo, che con il suo canto trasforma la citt di Firenze, impegnata con Euridice alla guida di Cerbero - nello scavo di una galleria infernale sotto la citt; a Ermes dai calzari alati, che immette nella rete telematica una caterva di messaggi a favore (o a danno) dei milioni di frequentatori di blog; alla figura, infine, enigmatica e poliedrica del Labirinto (Labirinto miraggio). E immediata la domanda: la Mostra con questo incrocio di linguaggi, aggiunge valore alla narrazione poetica? E valido questo percorso ispirato alle suggestioni della poesia visiva? La risposta affidata ai curiosi che si affacceranno a questo angolo de La Cit. Giuseppe Panella, allapertura dellincontro, ha illustrato in modo magistrale il filo rosso sullattualit del mito, che lega la ricerca poetica di Roberto Mosi. Diana Battaggia, direttrice editoriale di Lieto Colle, ha sottolineato loriginalit sia del libro Luoghi del mito, nel quadro del ricco catalogo della casa editrice, sia dellincrocio dei linguaggi, quello propriamente poetico e quello, pittorico, di Enrico Guerrini. Luoghi del mito stato ricordato - compone,con gli altri libri di Roberto Mosi che lhanno preceduto, una sorta di quintetto poetico sul percorso del poeta allinterno dei luoghi ( siano essi intesi come spazi geografici, non luoghi, mentali, interiori, onirici, culturali): sembra contenerli tutti, aggiungendo nuove tappe, nuove occasioni di conoscenza, nuove mappature culturali e, allo stesso tempo, creando una circolarit di motivi ed umori, secondo un progetto consapevole, circolare di scrittura. La Mostra de La Cit riprende in modo fluido questo movimento, aggiungendo, nuovi valori nella ricerca affidata allincrocio di mezzi espressivi diversi, secondo i possibili accordi della poesia visiva. Con Andr Breton e Paul luard (Notes sur la posie, in "La Rvolution surraliste", AA. VV., n. 12, 15 dicembre 1929, pagg. 53-55) possibile dire: La poesia il contrario della letteratura. Essa regna sugli idoli d'ogni specie e sulle illusioni realiste; salvaguarda felicemente l'equivoco tra il linguaggio della "verit" e il linguaggio della "creazione". * Lev S. Vygotskij, Pensiero e parola, in Pensiero e linguaggio, (Mosca-Leningrado 1934) Universitaria-La Barbra, Firenze, 1934
Id: 331 Data: 14/04/2011 11:19:44
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- Arte
Mostra al Caff La Cit. Mito e poesia visiva
Ogni parola, in quanto tale, una generalizzazione * Il mito, i miti abitano in questi giorni un angolo del Caff Libreria La Cit, nello storico quartiere di San Frediano a Firenze. Loccasione la Mostra Il mito, oggi progettata da Roberto Mosi e Enrico Guerrini, aperta dal 12 al 22 aprile. Le linee del progetto: ogni mito che ci stato tramandato, ha qualcosa da dirci. Contiene domande, ci provoca, specie se siamo capaci di coglierne anche la sua proiezione nellattualit. Il progetto si materializza in questo angolo de La Cit - fra i divani, il pianoforte, gli scaffali dei libri - con figure di eroi, di personaggi che escono dalla Raccolta Luoghi del mito (R. Mosi, ed. Lieto Colle), prendono forma in disegni, immagini fotografiche, manichini, invasi da grappoli di versi, di parole, disseminate ovunque. Si colgono subito alcuni temi. In particolare, il richiamo: al bosco sacro di Diana, regina delle selve, e alla spasmodica ricerca del Ramo doro; alla figura di Ulisse, un viaggiatore di oggi alle prese con ritardi e ripetuti approdi serali nella sua dimora - ogni sera Ulisse/ torna ad Itaca dove solo il gatto Arturo saluta /il ritorno, la coda ritta, mentre Penelope gi dorme, stizzita; ad Orfeo, che con il suo canto trasforma la citt di Firenze, impegnata con Euridice alla guida di Cerbero - nello scavo di una galleria infernale sotto la citt; a Ermes dai calzari alati, che immette nella rete telematica una caterva di messaggi a favore (o a danno) dei milioni di frequentatori di blog; alla figura, infine, enigmatica e poliedrica del Labirinto (Labirinto miraggio). E immediata la domanda: la Mostra con questo incrocio di linguaggi, aggiunge valore alla narrazione poetica? E valido questo percorso ispirato alle suggestioni della poesia visiva? La risposta affidata ai curiosi che si affacceranno a questo angolo de La Cit. Giuseppe Panella, allapertura dellincontro, ha illustrato in modo magistrale il filo rosso sullattualit del mito, che lega la ricerca poetica di Roberto Mosi. Diana Battaggia, direttrice editoriale di Lieto Colle, ha sottolineato loriginalit sia del libro Luoghi del mito, nel quadro del ricco catalogo della casa editrice, sia dellincrocio dei linguaggi, quello propriamente poetico e quello, pittorico, di Enrico Guerrini. Luoghi del mito stato ricordato - compone, con gli altri libri di Roberto Mosi che lhanno preceduto, una sorta di quintetto poetico sul percorso del poeta allinterno dei luoghi ( siano essi intesi come spazi geografici, non luoghi, mentali, interiori, onirici, culturali): sembra contenerli tutti, aggiungendo nuove tappe, nuove occasioni di conoscenza, nuove mappature culturali e, allo stesso tempo, creando una circolarit di motivi ed umori, secondo un progetto consapevole, circolare di scrittura. La Mostra de La Cit riprende in modo fluido questo movimento, aggiungendo, nuovi valori nella ricerca affidata allincrocio di mezzi espressivi diversi, secondo i possibili accordi della poesia visiva. Con Andr Breton e Paul luard (Notes sur la posie, in "La Rvolution surraliste", AA. VV., n. 12, 15 dicembre 1929, pagg. 53-55) possibile dire: La poesia il contrario della letteratura. Essa regna sugli idoli d'ogni specie e sulle illusioni realiste; salvaguarda felicemente l'equivoco tra il linguaggio della "verit" e il linguaggio della "creazione". * Lev S. Vygotskij, Pensiero e parola, in Pensiero e linguaggio, (Mosca-Leningrado 1934) Universitaria-La Barbra, Firenze, 1934
Id: 330 Data: 14/04/2011 11:00:20
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- Storia
"La mia Africa",dai ricordi della guerra dEtiopia
Se mi capita davanti agli occhi una carta dellAfrica, il mio sguardo si posa in maniera automatica sullAfrica orientale, lEritrea e lEtiopia, ed in particolare, sul lungo percorso che congiunge Massaua sul Mar Rosso, con Addis Abeba. Dalle informazioni raccolte da varie fonti, posso dire di avere una certa conoscenza delle tappe principali di questo percorso e delle regioni attraversate. Nella prima parte si incontra il caldo torrido di Massaua, antica Perla del Mar Rosso, rasa al suolo nel corso della recente lotta di liberazione, poi il passaggio brusco, in soli cento chilometri, dal livello del mare ai 2350 m. di Asmara, la capitale dellEritrea, posta sul bordo orientale dellaltopiano etiopico, con un clima montano tropicale, mite e temperato, con cieli tersi per otto mesi lanno. Superata, idealmente, la frontiera fra i due paesi oggi chiusa, dopo lultimo conflitto, a tempo indeterminato possibile raggiungere con un autoveicolo in un giorno e mezzo Addis Abeba, posta a 2400 m., la terza capitale del mondo per altitudine. Lungo questo tragitto, o con brevi deviazioni, il turista incontra ambienti che offrono le migliori opportunit in Africa per praticare il trekking e per avvistare le pi interessanti specie di animali; per visitare, daltra parte, luoghi che conservano un patrimonio unico nella storia dellumanit. Basti ricordare Yeha, lantica capitale dellEtiopia che conserva testimonianze antiche di 3000 anni, Aksum, la citt santa, dove si trovano tombe precristiane ai piedi di splendide stele risalenti a 1800 anni fa, Lalibela, dove undici straordinarie chiese scolpite nella roccia e una miriade di gallerie, hanno cristallizzato nella pietra lEtiopia del XII e del XII secolo. Questo stesso itinerario comp, con uno sguardo ben diverso da quello del turista di oggi, mio padre nel 1935/1936, che partecip, richiamato alle armi, alla guerra dEtiopia. Il suo racconto, ascoltato quando ero ragazzo, di reduce dalla guerra ha lasciato tracce indelebili nella mia memoria. Il viaggio cominci da Firenze, la sua citt, in maniera improvvisa, nellestate del 1935. Alla partenza non vi fu il saluto entusiasta di una folla di concittadini, come ci mostrano molte riprese dei cinegiornali dellepoca. Una cartolina precetto i voucher pi alla moda in quellepoca raggiunse la casa popolare del quartiere di Rifredi, dove viveva con la famiglia. La trov di ritorno dal lavoro. Proprio non se laspettava. Aveva 28 anni e aveva gi dato ventiquattro mesi della sua giovinezza al regio esercito, in un reparto di cavalleria, e credeva che la partita ormai fosse chiusa con la vita militare. Da pochi mesi aveva trovato un posto di lavoro come operaio in una fabbrica di confezioni presente nel quartiere, diretta da un proprietario noto nella zona per il buon rapporto con i dipendenti. Sia detto per inciso, che questa persona finir nei forni di Mathausen, per le sue origini ebraiche. Il nuovo lavoro era un sostegno prezioso per la famiglia che attraversava periodi nei quali non era facile mettere insieme il pranzo con la cena. La cartolina precetto portava lordine di presentarsi immediatamente a Pisa, in una caserma, senza indicare la destinazione finale. Arrivato a Pisa apprende, insieme ai nuovi compagni, che la destinazione era lEritrea dove avrebbe preso parte alla spedizione contro lAbissinia: Limbarco sar a Napoli fra tre giorni. Nella notte Bruno, con altri compagni, scavalca il muro di recinzione della caserma e salta su un treno in corsa per Firenze, per evitare di essere fermato dalla polizia militare. Arriva la mattina dopo a casa ed ha appena il tempo di raccontare alla famiglia cosa laspetta che per le scale risuonano i passi di una pattuglia di carabinieri. E prelevato e condotto a Napoli, allimbarco per lEritrea, senza che subisca alcuna condanna per la fuga: Intanto, peggio che in Africa , si sente dire dai superiori. Nel racconto di mio padre il primo motivo che mi colpisce, quello della scoperta, della meraviglia. La partenza da Napoli in mezzo ad una miriade di bandiere e ad una folla festante ai piedi di un enorme piroscafo bianco, con il nome di un duca della famiglia Savoia, poi il viaggio di sette giorni per mare, lincontro con i colori dellOriente a Porto Said, in Egitto, la nave circondata da un bazar di barche, cariche delle merci pi strane, i ragazzi che si tuffano in mare per ripescare le monete gettate dai soldati, il bianco accecante delle due sponde desertiche del Canale di Suez. Il continente africano era pieno di sorprese, di meraviglie che balzavano fuori dalla visione di un paesaggio vario e grandioso, dalla sensazione nuova dello spazio, dallampiezza degli orizzonti, della limpidezza dellaria sugli altipiani, con lo spettacolo sempre nuovo delle albe e dei tramonti, con la magia delle notti africane splendenti di vivissime stelle, notti abitate spesso dallurlo delle iene e degli sciacalli. Mi sembrava che le parole di mio padre prendessero spesso il tono della malinconia. Il racconto poi dei dieci mesi trascorsi in Africa, si snodava attraverso una trama fitta di episodi, di sensazioni, della quale mi sono rimasti nella memoria solo alcuni flash, un numero limitato di tracce sufficienti, tuttavia, per ricostruire alcuni capitoli di questa storia. Da Massaua i protagonisti di questa storia diventano due, mio padre e il mulo che gli viene affidato per il trasporto delle salmerie da parte di una compagnia. Il mulo ha un nome, Paciuk, diventa lamico con cui si parla, ci si confida, risponde prontamente agli ordini, le sue reazioni sono importanti per avvertire il pericolo di un nemico in agguato; rappresenta un riparo per spostarsi durante gli scontri, un sostegno nelle marce pi dure, ci si attacca alla coda quando i sentieri in salita, per raggiungere gli altopiani, sono pi aspri o si tratta di affrontare percorsi aperti su profondi dirupi. Era vivo il ricordo, quando la paura, lansia era pi forte, delle reazioni dellanimale, il suo sguardo, il movimento delle orecchie, il restare, a volte, immobile davanti a fruscii, ombre, rifiutando di andare avanti. A momenti spuntavano nella narrazione alcune parole in aramaico, fra le pi semplici, come acqua, cibo, lo scambio di saluti. La sensazione che percepivo era quella di una costante diffidenza nei confronti degli abitanti dei villaggi attraversati, spesso di paura specie quando i tucul apparivano disabitati e sembrava, tuttavia, di essere seguiti dallo sguardo di qualcuno. La paura raggiungeva il suo apice nei casi in cui doveva andare, da solo, a prendere lacqua per la compagnia da un torrente, presso uno stagno, una pozzanghera. Lacqua, in questo caso, era fliltrata mettendo il fazzoletto sulla bocca delle borracce. Le parole ripetute con pi frequenza erano quelle dei luoghi degli scontri, tutti con nomi scoppiettanti, come Sellaclacla, Taccazz, compresi i nomi dei capi abissini, come quello di Ras Immir. Era costante il ricordo delle armi primordiali dei soldati abissini, spesso si trattava di lance, spade, scudi. Percepivo tuttavia nelle parole del racconto lammirazione per il coraggio di questi soldati nel combattere. La narrazione ritornata infinite volte su una battaglia mi sembra di ricordare nella zona di Sellaclacla che vide il battaglione di cui faceva parte mio padre, circondato sulla cima di un monte dalle truppe di Ras Immiru. La battaglia dur tre giorni e tre notti. I soldati abissini si lanciarono a pi riprese, sguainando sciabole e pugnali, contro gli italiani asserragliati sul monte. Arrivavano a ondate, davanti ai fucili e alle mitragliatrici che spazzavano il terreno circostante. Pi volte qualcuno riusc ad afferrare la canna delle mitragliatrici, prima di cadere, dilaniato dai colpi. Sembrava proprio, questa volta, di essere arrivati alla fine! Alla terza notte, lassedio cess, i soldati abissini scomparvero nel nulla. Poche volte il racconto si fermato quasi per pudore su un episodio di feroce atrocit. La compagnia arriv ad un villaggio immerso nel silenzio, i tucul vuoti. Mio padre scorge nellerba alta uno strano batuffolo, lo alza, la testa di un bambino. Il giorno precedente era passata una squadra di camicie nere e aveva fatto scempio degli abitanti del villaggio, un gioco al tirassegno su tutto quello che si muoveva. Cosa mi rimane di questo racconto? I frammenti di memoria che ho riportato, una croce di guerra di ferro al valor militare ornata da un nastrino bianco e azzurro, una fotografia dellepoca che mostra un giovane mio padre magrissimo, curvo, con un sorriso stanco, la pelle scura bruciata dal sole. A questa immagine mi naturale unire il ricordo delle cicatrici che aveva sulle gambe, per le punture delle zecche e delle pulci perforanti. Pi volte ho cercato di ripercorrere idalmente questo percorso da Massaua ad Addis Abeba attraverso le pagine di libri di storia e di guide turistiche, per cercare di fare rivivere questi frammenti di memoria nel loro contesto geografico e storico. Un libro utile per la mia ricerca stato il recente libro di Angelo Del Boca La guerra di Etiopia (Longanesi, Milano 2010). Ho colto dalla ricostruzione storica dellautore lo sguardo ansioso, assillante di Mussolini, sullavanzata italiana lungo la direttrice da Asmara ad Addis Abeba, la volont di alimentare la macchina del consenso nazionale, di procedere rapidamente nellavanzata per mostrare al mondo risultati vittoriosi e rispondere alle pressioni della Societ delle Nazioni. Effetto immediato di questo, la chiamata alle armi di un enorme contingente di soldati, linvio spasmodico di ulteriori rinforzi dopo le difficolt incontrate nei primi mesi di guerra e le pressanti richieste di ulteriori forze da parte dei comandanti in capo, Del Bono e poi Badoglio. Da Roma partono anche le autorizzazioni per il massiccio impiego di gas velenosi, delliprite in particolare, specie nelle fasi decisive della guerra. Dalle fonti storiche del libro, emergono le testimonianze di episodi atroci di fanatismo, di rappresaglie; valga per tutte, quella del figlio di Mussolini, Vittorio, aviatore: Una bella sventagliata e labissino era a terra. era dunque una caccia isolata alluomo, come al solito, e ogni apparecchio, per conto suo, frugava ogni buco annusando labissino, Era un lavoro divertentissimo e di un effetto tragico ma bello. [] Bisognava centrare bene il tetto di paglia e solo al terzo passaggio ci riuscii. Quei disgraziati che stavano dentro e si vedevano bruciare il tetto saltavano fuori come indemoniati ( V. Mussolini Voli sulle ambe, Sansoni, Firenze 1936). Nel libro di Del Boca si trovano testimonianze poi diffuse sul valore dei soldati abissini, sul modo di cambattere con armi primitive, quasi privi di armi moderne. In una battaglia nella zona Abbi Addi, un ufficiale italiano riferisce che gli abissini calano dalle alture ad ondate successive, usando pi le sciabole che le armi da fuoco, abbattono i serventi sulle loro mitragliatrici, arrivano a pochi passi dai pezzi di artiglieria (pag. 136). La stessa immagine, dunque, delle parole di mio padre arrivavano ad ondate, quando parlava dellassedio del suo reparto sulla cima di un monte. Il libro di Del Boca, attraverso i documenti di fonte etiopica e le interviste ad alcuni portagonisti, ci presenta cosa succedeva sugli altipiani e le montagne etiopiche oltre le linee italiane. Emerge la figura dellimperatore Hail Selassi, la sua voce forte che si alza allinizio della guerra per invocare laiuto della Societ delle Nazioni e delle maggiori potenze, che diventa sempre pi flebile, inascoltata. La sua abilit strategica di ricorrere, specie nelle prime fasi, alla guerriglia per sfruttare le capacit naturali dei soldati, e impegnarsi, alla fine, al comando del suo esercito, in battaglie campali, per tentare di rovesciare le sorti della guerra. Nel racconto dellimperatore forte la denuncia degli effetti dei bombardamenti aerei, dellimpiego massiccio in ogni regione dei gas velenosi. La guerra chimica non ci ha causato soltanto un gran numero di morti e di feriti, ma ha avuto innanzitutto leffetto di distruggere la forza morale e la capacit di resistenza delle truppe etiopiche. Senza limpiego di questo inumano mezzo di combattimento, la decisione dei nostri soldati non sarebbe mai venuta meno (pag. 149). Queste testimonianze si intrecciano con i frammenti del racconto di Bruno, mio padre. Penso che la sorte della battaglia di Sellaclacla a cui prese parte Alla terza notte, lassedio cess, i soldati abissini scomparvero nel nulla sia da legare allassalto continuo dellaviazione italiana. Mi sembra che nella mia ricerca riesca a ricomporre i pezzi di un puzzle, a dare respiro a memorie personali nel contesto di fatti generali, fatti che segnarono come cicatrici indelebili il volto dellAfrica e, per altro verso, la storia del notro Paese. Linteresse ad approfondire i caratteri del percorso da Asmara a Addis Abeba e la loro traformazione, mi ha portato a consultare la prima guida che usc nel 1938, in 500 mila copie, a cura della Consociazione Turistica Italiana: Guida dellAfrica Orientale Italiana. Quali gli scopi per preparare in tempi rapidi una guida cos complesa di quasi 700 pagine, a solo due anni dal giorno nel quale il Duce da palazzo Venezia proclamava al mondo il ritorno dellImpero ?. Quello di rendere omaggio alla vittoria italiana e ai suoi protagonisti e di mostrare come lItalia abbia saputo rispondere alle sanzioni di 52 Stati coalizzati contro un popolo risoluto a trovare il proprio posto al sole. La strada che porta ad Addis Abeba, riferisce la Guida, indicata come la grande strada della Vittoria che scavalcando eccelse quinte montane, traversa i luoghi sacri alla memoria degli Italiani: Macall, Amba Aradm, Amba Algi, Mi Cu. E una terra che racchiude in s tali possibilit da alimentare le pi ardite speranze e da permettere le pi audaci previsioni per il turismo, per le intraprese economiche. Al turista che desideri farsi unidea abbastanza completa dellImpero e che disponga di un autoveicolo ( meglio se un autocarro leggero con tenda, riserve di carburante, acqua e viveri) si raccomanda un itinerario da compiere in 60-80 giorni, dei quali 22 per raggiungere Addis Abeba partendo per Massaua. Quale contegno deve tenere il turista, secondo i consigli della Guida della Consociazione Italiana? LAbissino di carattere chiuso, molto orgoglioso, volubilee, come tutti gli orientali, dissimulatore e accorto parlatore. .. GlItaliani, con il loro carattere umanissimo e con listintiva penetrazione psicologica, hanno gi stabilito un equilibrio nel rapporto con glindigeni: non altezzosit e separazione assoluta, ma superiorit e comprensione. Occorre trattare con giustizia e bont, ma senza debolezza; diffidare buona regola; troppa familiarit fuori luogo (pag. 20). Le guide di oggi pongono da parte, naturalmente, ogni diffidenza ed invitano con calore a visitare lEtiopia e lEritrea, diverse da qualunque paese che abbiate mai visitato. Chiese monolitiche scolpite nella roccia, bazar brulicanti e terre incontaminate: il Corno dAfrica davvero unico. I libri di viaggio ci invitano ad immergerci in un mondo di ricche testimonianze storiche, culturali, etnografiche, ambientali, da scoprire direttamente, anche, facendo riferimento in pi casi, a strutture turistiche spartane, tipiche di Paesi segnati ancora dalla povert. A queste testimonianze legate al passato, le guide ci presentano le vie di ricerche artistiche nuove, animate dai giovani, che in maniera originale progettano la visione del futuro di una terra che ha vinto il drago del colonialismo, come nelle immagini dellartista Afewerk Tekle, presenti nella monumentale vetrata istoriata dellAfrica Hall di Addis Abeba. Non lontana da questo monumento, si innalza la Cattedrale della Santissima Trinit dove i dipinti murali ritraggono limperatore Hail Selassi a Ginevra mentre pronuncia davanti alla Societ delle Nazioni, nel 1936, il suo famoso discorso contro la guerra e per i diritti di tutti i popoli della terra. Nelle vicinanze della cattedrale, il monumento eretto in memoria delle migliaia di etiopi uccisi dagli italiani in segno di rappresaglia per lattentato contro il vicer Graziani del 19 febbraio 1937. Debellato il drago del colonialismo lungo il percorso di cui abbiamo parlato, legato per me a ricordi familiari, emergono le recenti ferite del mostro della Guerra, dalle citt eritree bombardate nel corso del conflitto con lEtiopia, i campi di mine antiuomo sul confine, i numerosi cimiteri di guerra. La lotta contro questo mostro decisiva per il futuro del Corno dAfrica e dellintero continente.
Testo in corso di pubblicazione sulla Rivista Testimonianze
Id: 310 Data: 25/02/2011 12:42:50
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- Letteratura
La Mostra "Nonluoghi" alla LibreriaCaff La Cit,
Si aperta la Mostra Nonluoghi , poesie//disegni//poesie, curata da Roberto Mosi e Enrico Guerrini, presso la nota Libreria Caff La Cit di Borgo San Frediano, a Firenze, un locale che si pone come un salotto aperto, al servizio di un progetto culturale per la citt. L a Mostra, aperta dal 19 al 26 gennaio, parte dalla raccolta di poesie Nonluoghi di R. Mosi, pubblicata, in forma di e-book, da www.larecherche.it (Roma 2009). E dedicata ai luoghi nei quali la gente si sfiora, si ferma per brevi minuti, passa oltre. Sono stazioni, aeroporti, mercati, periferie, ecc. Sono i nonluoghi, secondo la definizione del sociologo Marc Aug.
Nella Mostra la ricerca su questo tema affidata al tratto evocativo del disegno, alle tracce di luce che cattura la fotografia, al suono e ai versi della poesia, lontano da qualit liriche e vicino alla presenza di uninvadente quotidianit tecnologica. Questa combinazione di segni tracciata su dieci grandi pannelli e disegni, che si snodano nelle sale dincontro e di lettura de La Cit.
Fra le novit, rispetto a precedenti manifestazioni illustrate sulle pagine web www.robertomosi.it , il catalogo della Mostra, un libro che riporta i testi delle poesie divisi per parti (Aeroporti, Stazioni, Periferie, Citt, Mercati, ecc.), illustrati con senso scenico e del racconto, da Enrico Guerrini.
Nella serata inaugurale del 19 gennaio, davanti ad un numeroso pubblico, la lettura delle poesie da parte dellautore, di Giulia Capone Braga e di Renato Simoni. Matteo Bertini ha seguito al pianoforte la lettura, dando ad ogni parte il suono magico del luogo attraversato, dalle stazioni ai mercati.
Il commento sulla Mostra e la raccolta di poesie Nonluoghi , stata affidato agli interventi di riflessione su i diversi accenti dellincontro, di Caterina Bigazzi, poetessa fiorentina, collaboratrice della Rivista Semicerchio, e di Mario Bencivenni, esperto di letteratura ed arte, insegnante al Liceo artistico di Firenze.
Id: 290 Data: 23/01/2011 22:52:37
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