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Raccolta di articoli di Antonietta Ursitti
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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- Letteratura

Presentazione Nuove stagioni

 

Presentazione di Nuove stagioni ad ArteOra…

 

La nuova raccolta di poesie di Antonietta Ursitti  Nuove stagioni, edita da Aletti, è stata presentata al pubblico il 21 giugno 2012 alle ore 20.00 presso ArteOra, spazio espositivo che promuove l’arte in ogni sua forma. Luogo in cui è facile trovare la giusta sintonia tra arti visive e letterarie, come la poesia che ispira l’arte figurativa a sua volta ispirata dalla poesia. Prova ne è stata la lettura di alcuni brani poetici della raccolta Nuove stagioni dalla voce recitante di Elena Grazia Ursitti,  commentati dalla professoressa Maria Antonietta Ursitti, sullo sfondo delle opere di Fernando Rea esposte dal 25 Maggio al 30 Giugno ad ArteOra, ispirate al Mito greco per cercare attraverso le patinate dee del Glamour attuale  radici antiche di bellezza divina. Una triade quella delle Ursitti che si ripropone ad ArteOra unita dall’amore per l’arte e da un vissuto familiare che facilita l’interpretazione vera e profonda di versi intessuti di ricordi e legati a radici che rivelano la necessità di esprimere e trasmettere emozioni, recuperando il valore della memoria. Così, dopo Quasi sonetti sparsi, la prima raccolta presentata lo scorso Aprile, l’autrice Antonietta Ursitti torna ad ArteOra con Nuove stagioni, una raccolta in cui il tema centrale è il tempo, del passato, del presente e del futuro, o futuribile come l’autrice, ha sostenuto nel suo intervento conclusivo della serata. Il futuro è una dimensione che si può prevedere ma le aspettative che ispirano il pensiero e il discorso poetico fanno immaginare una dimensione futuribile, ossia legata a un desiderio di speranza che il mondo migliori, che l’uomo migliori. L’autrice augura attraverso lo strumento poetico il recupero del “fanciullino” di pascoliana memoria, che consenta all’uomo di conservare il bambino interiore capace di meravigliarsi delle cose semplici, “le piccole cose”. Come dice nella lirica introduttiva alla raccolta: “Non occorre fare cose straordinarie,/ perché quelle che non si dimenticano/sono le storie più scontate e ordinarie./Frammenti che si affastellano casuali/che hanno senso di destini individuali./. La raccolta come ha commentato la professoressa Maria Antonietta Ursitti rivela un’autrice maturata rispetto ai precedenti sonetti, proiettata alla ricerca del suo io ora in un recupero proustiano, più realistico, del tempo perduto, diafano, come dice nella lirica conclusiva della raccolta Nuove stagioni, inventato da chi apposta/ voleva rendere possibile/ l’avventura terrena...Allo scopo di… Ritrovare quelle radici/che hanno nutrito/l’albero possente dell’esistenza/. Qui la relatrice ritrova il panteismo che caratterizza le liriche della Ursitti, lontana dal panismo, nonostante la sua costante attenzione al paesaggio e alla natura che molte volte introducono e offrono analogie e metafore dell’esistenza. Dunque, la poesia al solstizio d’estate ha dato l’occasione nonostante il caldo asfissiante di respirare una boccata di emozioni.


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- Scuola

La scuola trema

La scuola che trema, invecchia ma non muore…

 

Se facciamo un giro per le vie della città e guadiamo i suoi edifici scolastici, sono nella maggior parte dei casi, fatiscenti, sporchi, talvolta depredati da improvvisati Arsenii Lupin che li scambiano per caveau di banche o gioiellerie, negli ultimi tempi bersaglio persino di pseudo-Unabomber come a Mesagne, insomma bestie ferite da curare, uno scenario da “brutti, sporchi e cattivi”, ma se si varca la soglia di questi istituti allo sbando si respira grande fervore creativo e tanta voglia di resistere non per sopravvivere ma per rinascere…Studenti apparentemente demotivati, con poca voglia di fare si affacciano dalle loro aule spesso poco accoglienti con l’espressione di chi non ha smesso di credere nel potere rassicurante e rigenerante di saperi scolastici, talvolta sacrificati in registri più valutativi che valutanti, insomma usati come caselle contenenti voti più o meno sommari piuttosto che quadrettini che facilitino annotazioni chiare della parabola ascendente di giovani menti che crescono…Giovani che non amano la scuola ma che non possono fare  a meno di viverla come seconda casa…E mi piace credere che le scuole non siano prigioni come sosteneva Giovanni Papini in uno scritto del 1 Giugno 1914 “Chiudiamo le scuole” in cui si legge: “ Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello?...”Soltanto per caso e per semplice coincidenza raccoglie tanta di quella gente! – la scuola può essere il laboratorio di nuove verità.

Essa non è per sua natura, una creazione, un’opera spirituale ma un semplice organismo e strumento pratico. Non inventa le conoscenze ma si vanta di trasmetterle. E non adempie bene neppure a quest’ultimo ufficio -  perché le trasmette male o trasmettendole impedisce il più delle volte, disseccando e storcendo i cervelli ricevitori, il formarsi di altre di altre conoscenze nuove e migliori.

Insomma per Papini le scuole equivalgono a “semiprigioni governative”. E se tutte le più grandi contestazioni sono nate tra mura scolastiche o universitarie, a cominciare dal ’68 è segno che nella scuola serpeggia il malessere delle nuove generazioni stanche di subire regole imposte da giudizi/pre-giudizi piuttosto che trasmesse con il buon esempio e con l’amore per la cultura…

Io mi chiedo allora oggi alla luce di ragioni nuove e salvaguardando quelle del passato che rendono ancora possibile l’esistenza della scuola quale motivazione profonda può salvaguardarne la vita…

Già, poiché esistere non vuol dire vivere, in questo non possiamo non convenire col discorso di Papini, perché le scuole non siano istituti in cui intrattenere per non dire contenere i giovani mentre i genitori sono a lavoro e i governanti si arrabattano in tempi di recessione per inventare pseudo-strategie di occupazione giovanile e per evitare che il mestiere di docenti non si confonda con quello di boy-sitter dovremmo provvedere a renderle innanzitutto più vivibili dal punto di vista igienico e architettonico e poi dovrebbero essere luoghi in cui si respiri cultura che sia appresa e scambiata piuttosto che trasmessa o compromessa da didattiche logore e ripetitive o sottoposte a valutazioni nazionali o europee (Invalsi, Ocse ed altro). In ogni caso, tornando alle scuole del nostro territorio, per quanto insufficienti di numero e di qualità e pare che la Riforma imponga di accorpare quelle che ci sono piuttosto che migliorarle e costruirne di più sicure, docenti e studenti non si arrendono ai cattivi tempi che colpiscono maggiormente sempre l’istruzione e fanno a gara

per mostrare le proprie capacità non solo di sopravvivere ma di essere o almeno di diventare fucine di creatività e saperi, cogliendo l’occasione come diceva Papini di essere laboratori di nuove verità.

Antonietta Ursitti