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I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.
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Autobiografico stomp
Un tempo facevo il portiere di notte, ma non riuscendo a parare una palla, mi misero in riga mandandomi via dalla squadra. Pur non avendo motivi validi, decisi di fare la cantante. -Pianta tutto!- Mi urlavano ai concerti. Allora andai a lavorare in campagna. Ma la vita del contadino umiliante, soprattutto se non ti chiami Dino. E fu molto dura dover rinunciare ai piaceri della carne non essendo macellaio. Avrei voluto essere sarda e chiamarmi Alice per farmi irretire da un pescatore, ma avevo un'intelligenza fuori dal comune e pertanto mi elessero Sindaco di un altro paese. Devo dire che la cosa fu assai soddisfacente: mi capivano tutti al volo e, in particolare, i piloti d'aereo. Finita la legislatura, siccome sono una donna di vecchio stampo, mi detti all'imprenditoria e aprii una tipografia. Ma gli affari andavano male perch non sapevo come far cantare la carta e se la carta non canta non potr mai vincere Sanremo. Tra la mia clientela, comunque, c'era tutta la crema della societ e, grazie ad essa, iniziai a creare della pasticceria veramente squisita. Fu allora che conobbi un elettricista e misi alla luce un figlio. Il bambino crebbe in fretta ma non mostr di possedere spiccate capacit. In verit non capiva un tubo e non fu nemmeno ammesso alla scuola di idraulica. Mi cost un occhio della testa e dovetti rifarmelo di vetro. Per sbarcare il lunario mi trasferii a Livorno e mi impiegai come scaricatore di porto. Progettai di salpare verso paesi esotici ma avevo sempre il morale a terra. A nulla serv il mio psicologo che mi piant in asso durante una partita a poker per andare a suonare in un complesso. Fossi stata miliardaria! Ma io so esprimermi solo in parole povere. Che vitaccia, la mia. Non ho mai trovato il cacciavite giusto. Ma un giorno degli amici mi dissero: - Prendi fiato, conta fino a 10 e ricomincia da capo. - Io inspirai e cominciai a contare ma, non appena provai a dir otto, piovve! E ricominciai come capo reparto in una fabbrica di ombrelli. A volte gli amici sono angeli, con la testa fra le nuvole!
Id: 2868 Data: 14/08/2015 16:49:19
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Paperino
TAUTOGRAMMA PAPERINO Paperino, panciutello pennuto papero paperopolese, povero, perdente, pessimista, portatore presagi poco propizi, pronipote (? - però posso peccare perché poco preparata parentele -) Paperone, possidente palazzo piramidale pieno pecunia , parecchio pidocchioso. Porta palandranina portuense più papillon, parimenti paracapo. Procede privo pedalini, pantofole, pianelle. Presenta piedi palmati, piatti. Perbacco, possedesse piedi perfetti potrebbe pensarsi papero particolare! Paperino poltrisce parecchio perché perdigiorno patentato, poi parla pernacchiando . Possiede pochi parenti: Pqui, Pquo, Pqua *, paperelli petulanti (propri pronipoti, probabilmente?), piccoli pionieri; Paperoga, personalità particolare, pensatore positivista, puro perfino ; Paperonegastone, papero portentosamente prospero, porta paletot prestigiosi, personaggio presuntuoso paragonabile protagonista petroliniano. Pur perdente, Paperino piace Paperina, partner perenne, possibile preda Paperonegastone. Paperina, peposa, pettegola, piuttosto pretenziosa poiché porta Paperino per Paperopoli pretendendo presenti . Per piacere partner prova procurarsi palanche propiziandosi Paperone, però poco percepisce, poveretto! Paperino possiede pure personalità privata parallela: Paperinik, paladino protettore per Paperopoli, papero provvisto poteri piuttosto potenti, praticamente Paperino portentoso! Povere persone possono pure possedere pregi, perdindirindina! *P= prefisso per “papero”
Id: 2329 Data: 10/09/2014 17:00:58
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I tre porcellini - Tautogramma
PORK, PIRK, PURK (perfetto pool porcellini) Piccolo perfetto pool porcellini parecchio paffutelli, permaneva presso palazzo propri parenti. Papà, poco propenso permanenza, pronunciò parole piuttosto perentorie: “Partite! Prendetevi palazzina propria! Possibile perdigiornare perennemente? Paragònovi parassiti! Partite! Però prestate prudenza: proteggetevi perfido Pastore Peloso!” Piccoli porci partirono. Pork, porcellino più possente, prese primo percorso, Pirk per piazza, Purk preferì periferia. Purk prese paglia per prefabbricarsi palafitta pensandosi protetto pravo pelosone . Pirk, procurossi pali pino per plasmare perfetta palazzina per pararsi peloso Pastore primitivo. Pork, più perspicace, plasmò pietra per palazzo protetto. Pervenne Pastore presso Purk pensando papparselo praticando piano preciso. Palafitta precipitò prontamente perché Pastore possedeva poderosi polmoni, poi pappossi porcellino perimenti panino. Per pranzo pensò papparsi Pirk, polverizzando palazzina . Povero Pirk! Parimenti Purk, passò per pancia prepotente Pastore. Poiché provava parecchio piacere pappando polpe porcelli, pensò provocare Pork . Polmoni però poco poterono. Palazzo pietra presentavasi persistente. Pensò, perciò, provare prorompere per passaggio poco pensabile. Però Pork, perspicacissimo, posevi pentolone per polenta pieno. Precipitovvi perfido peloso, perendo presentemente. Porcellino, pago, procedette per prontosoccorso piccoli parenti pappati, penetrando pancia perito Pastore, prosciogliendoli.
Plauso per porcellino perspicace!
Id: 2326 Data: 09/09/2014 10:32:48
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Storia fantagromedica - nonsense -
Un giorno un contadino, che aveva fatto le analisi delle ovine, si rec da un dottore molto preoccupato. - Dagli esami si evince che lei ha lettaro, labete alto, le patate A, B e C, il mio cardo, di cui, peraltro, si impossessato senza il mio permesso e i porri dilatati, troppo dilatati! Come terra pia dovr mangiare larachide e la foglia due volte al giorno prima di vangare. Si sdrai che la visito - Dopo averlo visitato, scuotendo la testa, il dottore disse allarmato e allarmante: - Il tronco allungato, la colonna vegetale storta, lei rischia la scarola multipla! Devo stenderlo sulla lattuga e portarlo subito in ospedale! Ci vorr un trapianto! Ha gi il frutto sanguigno? - Il povero contadino fu preso dal panco e cominci a urlare all'impazzata. - Lei un colono irritabile disse il medico e, preso da un dubbio, aggiunse - ma sua moglie gliela d la vanghina? A queste parole il poveretto, con in mano il pisello, si tir la zappa sui piedi.
Id: 1627 Data: 28/09/2012 21:28:01
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Quella volta che... per disperazione
... cosa non mi fa fare la disperazione!
Stavo su Internet, nella mia stanza buia, quando ho sentito provenire dalla cucina il suono del mio cellulare. Poich sto aspettando di essere chiamata per un colloquio che potrebbe fruttarmi un posto di lavoro, il mio cuore ha sobbalzato e, nel breve tragitto che conduceva al telefonino, si riempito di speranza. Vedo un numero che non conosco e penso: "Evvai!" Rispondo, ma una voce maschile chiede di un certo Luca. Mestamente dico "mi spiace, ha sbagliato", intanto che la mia speranza, come una candela consumata, si spegne. L'uomo che mi ha chiamata resta perplesso, non capacitandosi dell'errore e si congeda scusandosi. Poco dopo chiama di nuovo, nuovamente cercando Luca. Ma rispondo ancora io! Gli chiedo: "Ma lei che numero fa?" "Non lo so, l'ho estratto direttamente dalla rubrica, ora riattaco, guardo e poi la richiamo". Infatti, rieccolo di nuovo dopo un minuto. Il numero proprio il mio, cos gli dico che forse ha registrato erroneamente un numero simile, magari sbagliando a scrivere il prefisso di un numero uguale al mio, magari confondendo un 9 con uno 0. Mi ha salutata scusandosi per avermi disturbata tre volte. Poso il cellulare e ritorno nella mia stanzetta buia al computer, riprendendo i miei disperati lavori di ricerca di lavoro. Nel primo pomeriggio, molto scoraggiata dalla inutile fatica, mi ritorna alla mente la telefonata e un pensiero mi sorge spontaneo: "nulla per caso..." elucubrando che, se il caso mi aveva fatto incontrare, anche solo telefonicamente, una persona nuova, cogliendo il caso, quella persona, magari, poteva fare al caso mio. Cos gli ho inviato un sms per informarlo che sto cercando lavoro disperatamente e se...per caso... poteva aiutarmi... magari dal caso poteva nascere cosa... Mi ha risposto subito chiedendo di chiamarmi. Per un attimo ho davvero sperato che volesse chiamarmi per dirmi: "che caso! faccio proprio al caso suo e lei al caso mio!" Ma, ahim, anche questo signore cerca lavoro! E' in mobilit e Luca un suo collega come lui malmesso. La grande azienda dove lavoravano ha lasciato 900 dipendenti in mezzo a una strada per bancarotta fraudolenta! Per mi ha detto: "Intanto che cerco per me, se trovo qualcosa che fa al caso suo, il suo numero ce l'ho!" E' pisano e cercava il suo collega per andare con lui al centro per l'impiego. ...e il caso si chiuso.
Id: 1532 Data: 08/07/2012 12:39:39
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Messaggiando sulla felicit
LEI: La felicit una sola parola LUI: E vero, la felicit solo una parola ma, per fortuna, esiste! LEI: A parte che ho detto che una sola parola e non solo una parola, raccontami della felicit LUI: Felicit? La tua poesia sui doni dei Re Magi LEI: Quale? Questa?
ORO, MIRRA, INCENSO oro la gioia che ho riposto tra le mani fattesi conchiglia mirra la preghiera che recito nel silenzio opalino della sera incenso la speranza che spando nella stanza
LUI: S, questa. Poi la felicit : - i tuoi messaggi a cui sto rispondendo - il buon goccio di chardonnay che mi sta facendo compagnia - la pioggia che lentamente scende fuori .... ma fino a stamattina era neve e, al di l di ogni poesia, se ti devi muovere ... il singolare del leader dell'UDC! - il fatto che a quest'ora ci sia qualche pazzo che ti ascolta - il fatto che nessuno ti pu impedire di sentirti felice anche se ritiene che i motivi per sentirti tale non siano sufficienti - il fatto di poter continuare a scrivere motivazioni anche se a una persona saggia, l'orario gli consiglierebbe che basterebbe cos! LEI: Allora anche: - tutto quello che mi scrivi - la tua amicizia (stima compresa) - il mio bicchierone di pompelmo senza zucchero che tiene compagnia alla mia sete (si potrebbe fare un brindisi alla felicit) - il fatto che non sono sola ad esser pazza - il fatto che la saggia pazzia ti trattenga fino a tardi (tanto domani festa, anzi festissima lImmacolata!) - il fatto che non so che tempo fa fuori - il fatto che la felicit un fatto strano...
Id: 1513 Data: 14/06/2012 01:00:39
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Dove vanno a finire i pensieri
Ti sei mai chiesto dove vanno a finire i pensieri quando li perdiamo di vista? Io molte volte. Cos mi sono guardata intorno. E ho visto una madre trovarli tra le cianfrusaglie dimenticate in un disordinato cassetto, una cameriera di un ristorante nelle palline di pane abbandonate sulla tovaglia a quadretti, un netturbino fra le foglie secche e le cartacce ai lati della piazza. Ho visto un vecchio, che sedendosi sulla panchina di un parco li ha spazzati via con la mano per farsi posto ma un bambino raccoglierli come fossero biglie, un curioso di passaggio come fossero novit e un barbone come cosa preziosa. Ecco dove vanno a finire i pensieri! E mentre li cerchiamo dietro una nuvola, hanno fatto il giro del mondo.
Id: 1341 Data: 09/01/2012 13:08:41
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Se non fosse stato per il mio cane...
Era sul finire dell’estate.
Avrei camminato per tutta la notte, inciampando di quando in quando su acciottolanti pensieri sotto quel soffitto muto di stelle - con la luna chissà dove - assordata dal frinire frenetico dei grilli accaldati. Per tutta la notte avrei camminato così, se non fosse stato per il mio cane che con la lingua penzoloni e gocciolante, col respiro affannato e la testa obliqua, mi ricordò di tornare a cuccia.
Id: 1335 Data: 03/01/2012 18:03:42
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Da: Cronache fantastiche - Scienza e salute
SCIENZA E SALUTE RISOLTO IL MISTERO DELLE MICROSCOPICHE DIMENSIONI DI POLLICINA New Castle, 28 luglio 2011 Scienziati garfo-americani sono ormai giunti alla risoluzione del mistero di Pollicina oltre un secolo e mezzo dalla nascita della lillipuzziana creatura. Lequipe dei National Institutes of Towers ha identificato una mutazione genetica che causa la sindrome del mignolo, malattia prenatale che impedisce il normale sviluppo del feto in dimensioni umane. Nel mondo non si annoverano tra gli uomini altri esseri simili a Pollicina. I ricercatori sperano che lidentificazione della causa, possa portare, laddove dovesse verificarsi un nuovo caso, a un trattamento per questa sindrome al momento senza cura, ma soprattutto allo sviluppo di molecole efficaci contro i tumori, riducendo fino ad annullare la crescita fuori controllo delle cellule. La mutazione genetica alla base della sindrome si verifica spontaneamente nellembrione durante la gravidanza. I ricercatori si legge sul quotidiano britannico The Garfagnist puntano adesso ad analizzare il Dna di Pollicina. Da un primo campione rilevato, pare che a causare questa mutazione sia stata la particolare alimentazione seguita dai genitori della microscopica fanciulla che, su consiglio per la fertilit di una sedicente guaritrice, costato ben 12.000 euro, si cibavano esclusivamente di granelli dorzo molto rari e non appartenenti alla specie comune di cui si cibano gli uccelli.
Id: 1197 Data: 24/09/2011 23:34:41
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Quella volta che(lattesa)
le pizze, per le quali avevo optato, data lora ormai impossibile per preparare una cena a un orario decente per i nostri stomaci, non erano un granch anzi, mia figlia disse che facevano "palesemente schifo" ma io le risposi che tutte le cene portano a letto e domani un altro giorno. In effetti, quellindomani, fu una splendida giornata di sole, caratteristica meteorologica che non giustifica, per, la qualit della giornata medesima. Infatti, andai in ufficio nel pomeriggio, con un tarlo nella testa che tutti sappiamo essere un habitu delle teste di legno quale io sono: il kippah che portava in testa quel tale, venuto ieri a propormi un lavoro, non era forse un segno della presenza divina? Forse con quel simbolo voleva dirmi che Dio era proprio l, nel mio ufficio? Se cera il giorno prima, doveva per forza esserci ancora! Cos entrai nella stanza con un po di trepidazione quasi certa di trovare un segno visibile, tangibile, materiale della Sua presenza. Mi guardai intorno, scrutai ogni cosa meticolosamente ma niente trovai di cambiato, tranne il foglio lasciato sulla scrivania la sera prima sul quale avevo annotato i tempi e i costi della eventuale lavorazione da svolgere. Delusa, ma ancora speranzosa, pensai che Dio potesse essere andato un attimo in bagno e, folgorata da questa pensata, mi precipitai a vedere, rimanendo nuovamente delusa nel trovare soltanto il mio cane che, avendo scambiato la tazza del cesso per un bar, si stava concedendo la sua solita bevuta post-passeggiata. Abbozzai un sorrisetto storto, mi chinai per accarezzarlo e lui mi lecc la mano e mi pos una zampa sulla spalla come per farmi coraggio. - Eh, sospirai ce ne vuole molto, sai? Ci vuole il coraggio di saper aspettare, proprio come fai tu che aspetti, un po triste ma paziente, dietro le porte chiuse, con il muso a terra! Si aspetta tutti qualcosa o qualcuno che a volte arriva ma pi spesso no. Rientrai nellufficio chiudendo fuori il cane ad aspettarmi e mi sedetti alla scrivania rassicurandomi del fatto che Dio invisibile e la certezza della Sua presenza altro non che una sensazione, cio ci che si percepisce attraverso la stimolazione degli organi sensoriali. Quindi dedussi, esclusa la vista, che ludito mi avrebbe dato la prova che stavo agognando. Mi soffermai per ascoltare, ma un silenzio quasi tombale mi avvolse come un mantello. Non si udiva il rumore dellimpianto di lavorazione, n il vociare delle operaie che non molto tempo prima, ma percepito in quel momento come remoto, lavoravano assiduamente tra un pettegolezzo, un brontolio, un litigio o una risata. Mi detti una scrollata per togliermi quei pensieri di dosso, accesi il computer realizzando che il conto corrente aveva bisogno di portafoglio e ritenni che la cosa migliore da farsi subito fosse quella di preparare le fatture. Elaborai, stampai e tirai il totale. Pi che un portafoglio mi sembr un borsellino! Sollevai lo sguardo verso la finestra distolta dal rumore del treno appena passato e pensai che Dio se ne fosse appena andato da l e questa volta per sempre. Quella sera, prima di addormentarmi lo pregai. Lo pregai di darmi forza e coraggio nonch la pazienza dellattesa che ha il mio cane.
Id: 910 Data: 09/03/2011 14:46:01
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Cappuccetto Carminio
(tautogramma)
Chiamavasi Cappuccetto Carminio, creatura cresciutella calzante cappottino con cappuccio cos colorato. Commissionata condurre cestino con cibarie cara centenaria, costipata con colite cronica, con casa collocata consecutivamente compatto cerreto, Cappuccetto, contenta, cominci cammino. Capit cattivo canide che, celandosi cordiale, chiesele chiarimenti circa contenuto cestino. Conosciuto ci, celermente congedandosi, corse casa centenaria. Con criterio convincente corruppe corrugata canuta che, credulona, concessegli cortesia. Crudelmente come cerbero crapul con carente crista! Calz camicia, cuffia, calze, conseguentemente cacciossi cuna coprendosi con coperta caprina, contraffacendosi centenaria. Capit Cappuccetto, con cuor contento. Consider canide cos conciato cinicamente commentando: Che callosit considerevoli! Che ciglia ciclopiche! Che cavorale colossale come caverna! Crudele canide concluse cotal costernazione collaudando catabolizzare creatura, che con clamore consistente, coinvolse cacciatore. Con carabina colp calamitosa canaglia, cav centenaria confusa con contentezza collettiva. Cos, Cappuccetto, cacciatore, confortata canuta celebrarono concitatamente con cibarie.
Id: 794 Data: 10/12/2010 16:44:25
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Lamante sgargiante.
Il sole un amante sgargiante. Carpisce ai corpi muliebri distesi su letti di sabbia bollente, il torpore salato della noia estiva trascinandoli in un vortice caldo di desiderio fino a turbare la mente. I suoi raggi si fanno mani infuocate e sfrontate di carezze lungo i profili bizantini di pelli lunari. E cos goccioline deccitato sudore, maliziosamente, sinsinuano tra le pieghe carsiche del monte di Venere e inondano dassurda voglia la fessura che si fa lago tra le tra le rocce calcaree. Il corpo freme nellanelito di unonda marina che la penetri con la sua lingua di sale. E tanto pi il mare calmo e pi quel corpo vibra nellimpazienza. Saprono le labbra, gonfiate da appiccicosi umori. La mente implora il vento che scateni soffi di tempesta per trascinare via, nel baleno di un grido, la tormentosa smania e vacilla, affogando in un mugolio sommesso lultimo spasimo.
Succede, destate, quando la solitudine si sposa col sole.
Id: 780 Data: 01/12/2010 14:02:13
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Il dott. Beup! (per bambini)
Il dottor Beup era un medico di famiglia. Anzi, a dire il vero, era una dottoressa che preferiva pensarsi al maschile in quanto dottore. Dicevo, era un medico di famiglia nel vero senso della parola, poich curava soltanto i suoi due familiari che, disgraziatamente per lui, godevano di ottima salute. Possiamo dire che il dottor Beup era disoccupato. Come tutti i disoccupati aveva molto tempo libero, ma cos tanto che non sapeva cosa farsene. Allora si cerc dei passatempi. Cominci a pensare al tempo passato, ma gli faceva venire il magone, che fino ad allora aveva creduto un grande mago ed invece cap che era come avere un macigno sullo stomaco e gli veniva da vomitare. Quindi, decise di smettere di pensare ai tempi passati che nuoceva alla sua salute (era un dottore e queste cose le sapeva) e pens di guardare il tempo che passa sul quadrante di un orologio. Ma che monotonia, che noia! Gira che ti rigira le ore son sempre quelle: da 1 a 12 e poi da capo, anche se fuori un colpo c luce e un colpo c buio. Pens, allora, di passare il tempo come di solito passava le verdure per fare il minestrone, ma il passaverdura non macina gli orologi. Il problema si faceva complicato. Era proprio difficile trovare un passatempo! Un giorno ebbe unidea! Decise di darsi agli anagrammi. E un esercizio che tiene giovane la mente, lui lo sapeva bene perch era un dottore. Volle cominciare col suo nome, tanto per tirarsi su il morale, pensando che in inglese be up volesse dire stare su. Lunica parola che riusc a trovare anagrammando il suo nome fu: pube. Che centra il pube? pens, guardandosi sotto la sottana. E vide che era senza mutande. Tutti i disoccupati sono senza mutande e non sanno come tirarsi su il morale, ch, se il morale fosse un paio di mutande, tirarselo su sarebbe cosa da poco e anche veloce! Fu in quel preciso momento che decise di cambiare passatempo. Smise di fare gli anagrammi e and a decorare le locomotive per rendere i treni pi allegri e colorati, in modo che alle stazioni, i bambini che andavano a salutare il treno, potessero dire: Guarda mamma, guarda pap, che bella locomotiva, tutta colorata, fate ciao anche voi con la manina! Da quel giorno le stazioni si riempirono di bambini allegri e di genitori costretti a salutare tutti i treni.
Ma i bambini non sanno, nella loro innocenza, che quando mamma e pap salutano tutti i treni, non c proprio niente da stare allegri
Punto esclamativo
Id: 726 Data: 26/09/2010 10:17:02
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Come cambiare il mondo (per bambini)
A casa. Al risveglio.
- Buongiorno Mondo, come va? - Male!!! - Oh, mi dispiace! Posso fare qualcosa per te? - Non saprei. Hai unidea? - S, vieni con me! - E dove mi porti? - Ti metto in tasca e ti porto in banca - In banca? - S, un posto dove si cambiano i soldi, forse possono cambiare anche il Mondo - Ok, allora vengo! Andiamo, sono pronto!
In banca. Allo sportello il cortese sorriso di una impiegata riesce a convalidare la mia convinzione di essere capitata nel posto giusto.
- Buongiorno, desidera? - Buongiorno, dovrei... anzi, vorrei cambiare il Mondo. - Bene, metta una firma qui, grazie. - Una firma? E per cosa? - Per la responsabilit - Ah, s, certo, ecco fatto! - Bene, si accomodi pure alla cassa - Grazie
Alla cassa
- Dica - Devo cambiare il Mondo. Questo il documento di responsabilit - - Bene, come lo vuole cambiare? - Non saprei, mi consigli lei - Bond le andrebbe bene? - Bond? Allo 0,07%? - S, con licenza - Licenza? Che licenza? - Di uccidere - Nooo, mio Dio, nooo!!! Non si pu modificare? - Che cosa? - La licenza, che ne so, in licenza di vivere - No, impossibile - Allora niente - Beh, ci sarebbero le azioni - - Sono buone? - Mmmh, sa, coi tempi che corrono, mica tanto, cio non tutte - Allora meglio non rischiare - Ma forse lei preferisce contanti - CON TANTI??? S!!! Con tanti va benissimo! Lunione fa e d la forza! Senta, facciamo cos: me li mandi tutti (i tanti) in Piazza, sotto lAlbero, lAlbero della Vita: la Vita Nuova! Arrivederci. Grazie e Buon Natale! - Ma non Natale - - Lo sar!!! -
Id: 723 Data: 21/09/2010 09:52:39
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Quella volta che(8)...
(Divagazione folle su galline, uova, asini e serotonina)
mi fu posta una domanda alla quale avrei dovuto dare una risposta precisa. La domanda era la seguente: Sai che io non capisco perch si dica: "E' meglio un uovo oggi che una gallina domani"? Non vero per niente! E' meglio una gallina oggi, che un uovo domani! E cos pure: " E' meglio un asino vivo che un dottore morto". Come sarebbe? E' meglio un dottore vivo, che un asino morto! S o no?
E cos risposi:
Come direbbe un capo della Digos, meglio il passero in mano che due nella siepe. Per, se quello stesso capo acchiappa anche quelli nella siepe meglio ancora. Per quanto mi riguarda, invece, noto che io non acchiappo pennuti, non essendo un capo della Digos, n li mangio, quindi anche di una gallina non saprei che farmene. Potrei allevarla per ottenere l'uovo ma, poich non la mangio perch proprio il suo odore, di cui intriso anche il sapore, a ripugnarmi, non ci riuscirei. Quindi mi vedo costretta a dover rinunciare all'uovo. Ma posso rinunciarci volentieri in quanto, a pensarci bene, anche l'uovo fa un po' schifo, almeno a detta di un vegetariano che alla domanda "Mangi le uova?", rispose "Assolutamente no! Perch se l'uovo fecondato gi un pulcino e se non lo , allora, il mestruo della gallina! Una schifezza! Anche mangiare luovo in culo alla gallina cosa riprovevole! Inoltre la gallina, come recita una nota canzone, "non un animale intelligente, lo si capisce da come guarda la gente" e, infatti, io porto sempre gli occhiali scuri non tanto per nascondere alla gente il mio modo di guardarla, quanto per guardare, inosservata, come la gente guarda. Ma nella sua stupidit la gallina, comunque, fa le uova. Pare ci siano anche quelle che le fanno d'oro! Sinceramente non le ho mai viste. Al massimo le uova, le ho verniciate di quel colore, tanto per illudermi un po e perch era Pasqua. Tra un uovo oggi e una gallina domani la differenza non sta nell'uovo e nella gallina ma nel giorno. Bisognerebbe sapere quale giorno. Purtroppo l'incertezza l'unica certezza. Per pur vero che ogni giorno sempre un nuovo oggi ma anche un nuovo domani (secondo la teoria del punto di vista), per cui si potrebbe dedurre che loptimum un uovo al giorno che, forse toglie il becchino di torno (infatti quando mia nonna smise di mangiare il suo ovetto quotidiano, mor), ma non il becchime che serve per alimentare la gallina, senza la quale non si otterrebbe l'uovo. E un gatto che si morde la coda, ma se la morde perch non sa che la coda sua. Che centra il gatto con la gallina? Con la gallina probabilmente nulla, ma prova a dare un passero al gatto e vedi la fine che fa! E se gli dai una passera, contento lo stesso; magari si accontenta anche di una pass word!
Devo essermi persa in questo salomonico ragionamento! Sono una salamona!.
Riguardo agli asini e ai dottori, invece, direi che dai dottori bisogna sempre guardarsi. Infatti, se hai bisogno del dottore medico, vuol dire che sei malato, se ti serve il dottore commercialista che non sai fare i conti, se necessiti del dottore avvocato che non sai risolvere i problemi, e cos via. Meglio sarebbe non dover ricorrere mai al dottore. Mentre un asino utile sia da vivo che da morto: da vivo un sostegno nel lavoro, da morto lo si pu mangiare. Col cavolo che i partigiani avrebbero fatto lItalia se non avessero avuto gli asini! Coi dottori di certo non avrebbero ottenuto lo stesso risultato. Ma bisogna anche fare una distinzione tra asini dottori e dottori asini. E qui casca lasino! Ma gli asini sono animali forti e si rialzano. E meglio un asino dottore o un dottore asino? Quanti asini laureati che rovinano il mondo! Meglio un dottore asino che, in quanto asino, ignora di essere dottore e continua a fare lasino. Sicuramente si ammazza di fatica, ma pur vero che il lavoro nobilita e rende luomo simile alla bestia (lasino, appunto). Assolutamente sono dalla parte dellasino. Sono un asino io stessa, un asino bastonato (ovvero percosso col bastone o munito di bastone? boh?) Il somaro di J.Prevert, ad esempio, fu lunico che seppe disegnare sulla lavagna nera il volto della felicit. Qualcuno, inoltre, sostiene di aver visto un asino volare come fare per smentirlo?
Dunque alla domanda non posso che rispondere: forse. Il s e il no sono come il dire e il fare tra cui corre un mare. A volte un mare di guai, a volte un mare di speranza. Ma se la speranza un essere piumato, come scriveva la Dickinson, mi chiedo: sar una gallina o il dantesco Uccello di Dio? Le galline hanno ali troppo piccole per volare e gli asini, a pensarci bene, non ne hanno affatto..
So, con questa mia divagazione, di aver firmato la mia follia e la mia inquietudine, ma mi rifiuto di assumere serotonina, come la mia interlocutrice mi consigli, perch
sero Tonina, non ero Lorena!
Id: 677 Data: 19/07/2010 22:50:02
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Quella volta che (7)
tra i regali di nozze ricevetti tre servizi da 12, molto raffinati, di tazze da t e due servizi di bicchieri a calice di cristallo finissimo per un totale di 72 calici, nonch due servizi di piatti in fine porcellana, uno di posate con la placchetta in oro zecchino e quattro servizi da caff, tra cui anche uno di Richard Ginori decorato in oro. Adoravo quei regali! Li guardavo e intanto sognavo d'invitare le amiche a prendere il t nel mio salotto bianco e passare, cos, ogni tanto, pomeriggi "tra donne" a parlare di ricette, di vestiti, di lieti fine settimana, di gite e di vacanze. Gite, vacanze, fine settimana che, tra parentesi, non ci sono mai stati. ( Sar perch non ho mai avuto amiche? Forse o chiss) Gi mi vedevo, a preparare gustosi manicaretti e servirli in bellavista su quelle porcellane e m'immaginavo complimenti e applausi alla cuoca. Auspicavo calici alzati e caff da offrire a numerosi ospiti. Invece soltanto pochi parenti hanno brindato con quei bicchieri, mangiato in quei piatti e con quelle posate e sorseggiato i miei caff. E lo hanno fatto fino a quando, un giorno che probabilmente la mia luna girava al contrario, mi ruppi le scatole d'invitare tutti, di lavorare come una schiava negra per Pasqua e Natale, per l'ultimo dell'anno o Capodanno, per la Befana e i compleanni senza ricevere in cambio neppure uno spicciolo di aiuto dopo i bagordi. (Le mamme e le suocere che ci stanno a fare?) Ricordo il giorno successivo al mio rientro a casa dall'ospedale, dopo una settimana di degenza per il parto di mia figlia: una domenica pomeriggio in cui mi ritrovai sparpagliati per la casa parenti e colleghi, tutti matti per la bambina, tutti assetati di spumante, tutti golosi di pasticcini e tutti bisognosi di un caff! A sera, tutta quella marmaglia mi lasci, con tanti saluti, baci e auguri, in una casa che sembrava un reduce di guerra e con una bambina di una settimana che ancora non sapevo tenere in braccio. Mio marito ed io ci guardammo avviliti e, mestamente, ci rimboccammo le maniche. Tra un pianto e un pannolino da cambiare, una poppata e una ninnananna, alle due di notte, finalmente, potemmo andare a dormire. La mattina seguente, mio marito and a lavorare ed io mi ritrovai sola e sfinita con una neonata e le fatiche di un parto recente sulla pelle. Alcune mie conoscenti sono state un mese in pigiama, dopo il parto, coccolate dalla mamma, altre sono tornate alla casa paterna per farsi aiutare, altre, oltre all'aiuto della mamma, avevano anche l'ostetrica a domicilio e la babysitter (a pagamento!) La mia decisione di non invitare pi i parenti fu dunque ben motivata. Cos i miei servizi da t, caff, piatti e bicchieri solo rimasti soli e derelitti insieme a me. Si dice meglio soli che male accompagnati, no? E sia, allora! Per nemmeno uno straccio di amica o di amico vero e disponibile. E non avere amici peggio che stare chiusi nella vetrina per anni, inutilmente come quelle stoviglie, stanche anchesse di essere solo belle e inutili stoviglie. Neppure colleghi di lavoro da invitare, perch fui costretta a licenziarmi, rifiutandosi, le nonne, di darmi una mano con la bambina. Eppure il mio era un lavoro part-time e non le avrebbero impegnate pi di tanto! No! Io sono pi derelitta di quelle stoviglie! Almeno loro hanno me, che di quando in quando provvedo a lavarle e a rimetterle a posto, magari in una diversa disposizione, tanto per movimentare e giustificare la loro esistenza. Nessuno, tranne mia figlia, giustifica la mia. E tantissimo,lo so, ma non tutto, ahim. E allora? Allora vorrei essere un oggetto da vetrina, ben conservato. Uninutile teiera, per esempio. Ma felice, perch, di quando in quando, qualcuno giustificherebbe la mia esistenza.
Id: 667 Data: 11/07/2010 11:55:33
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Quella volta che (6)
... forse era meglio se mi davo allippica. Ma il problema che non so cavalcare e sono cos pigra, ma cos pigra, che di andare al maneggio proprio non mi va. Costi a parte che, comunque, non posso sottovalutare. In tutta la mia vita ho cavalcato solo un cammello - in Tunisia durante il mio unico viaggio di nozze - e qualche uomo. Ma ora che mi son fatta suora di clausura, ho seri dubbi sulla possibilit di poter cavalcare ancora uomini e cammelli. Del resto l'equitazione non materia cos facile come blatera il vecchio detto che, invero, sarebbe meglio rifuggire in quanto di vecchia e sorpassata matrice fascista, cos fascista che persino il Duce la rifiut asserendo che "il libro e il moschetto" erano sicuramente da preferire. Dissento sul moschetto ma, sul libro credo non si possa dissentire. Ora che ci penso, il professore di ginnastica che avevo al liceo era stato, in giovent, maestro di scherma di Mussolini e ogni tanto, poich ero la migliore amica di sua figlia e bazzicavo casa sua, mi mostrava le foto scattate con lui durante le esercitazioni. Beh, insomma, il prof. mi chiamava "angelo di ippopotamo", perch ogni volta che mi costringeva a saltare il cavallo, inevitabilmente, con la mia nota agilit da pachiderma, ci piombavo in ginocchio ricascando poi all'indietro con un tonfo sordo. Ippopotamo significa cavallo di fiume e, forse, quel nomignolo mi si addice pi oggi che allora, perch, anche se non cavalco l'onda, cavalco, seppure indirettamente e nolente, acque fangose. Inoltre, da casalinga, un po angelo mi sento davvero. Se non altro, langelo del focolare. Ma con qualche scottatura! Una delle ultime, infatti aveva proprio a che fare con lippica. Dovevo concludere un affare con un tizio che praticava ippodromi e non solo ma, ahim, lIppica and in crisi e laffare and in fumo!
Lironia della sorte mi perseguita!
Id: 627 Data: 19/05/2010 23:35:18
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Quella volta che(5)
nelle sere d'estate, da bambina, insieme alle mie amichette, andavo per lucciole da mettere sotto un bicchiere cos da trovare, al mattino, un soldino con cui comprare il gelato a merenda. Ma i bambini si sa, nella loro ingenuit sono anche furbi e, appena apprese le prime nozioni di aritmetica, risolvemmo che se una lucciola fa un soldino, pi lucciole fanno pi soldini. Perci, sotto quei bicchieri (e sceglievamo persino i boccali da birra!), mettevamo reggimenti di lucciole. Ma si d il caso che anche i genitori siano furbi (pi dei bambini!), tant' che per giustificare che il nostro assunto non era valido, ci dissero che le lucciole maschio non fanno soldini. Ecco perch, nonostante quei reggimenti, i soldini scarseggiavano. Alcune mie amichette si ritenevano molto sfortunate nel catturare sempre tanti "luccioli" e pure io provai a convincermene. Ma, poich non ho mai creduto molto alla fortuna, andai in biblioteca (di nascosto a mia madre - che cosa trasgressiva! -) a informarmi sulla vita delle lucciole. Imparai, ahim, che i maschi non emettono luce e tirai subito le mie logiche conclusioni: se non emettono luce, nel buio io non posso vederli, quindi non posso catturare maschi. Ergo: mia madre mente! E fu cos che scoprii che le lucciole non fanno i soldini! Allora, tanto per non darmi per vinta, come Pochettino, cominciai a spazzare i pavimenti di casa per vedere se trovavo un soldino, con grande gioia di mia madre che aveva sempre dei pavimenti pulitissimi! Amo le lucciole per questo, per queste storie di e da bambini che allietavano le nostre estati e per quellalone di magia che le rendevano tanto misteriose e affascinanti. Dove vivo, pur non essendo aperta campagna, in estate se ne vedono ancora molte. Dal mio terrazzo mincanto a guardare quei piccolissimi punti luce intermittenti che mi conducono in un mondo fantastico e meraviglioso. Un mondo fatto di piccole dimensioni ma enormi valori, cos diverso e distante dal mondo gigante che respiriamo ogni giorno. In quel mondo minuscolo, un piccolo punto luce intermittente un cuore che pulsa, unanima che palpita, la Vita. E nichilismo non avere occhi, occhi per mirare. Mirare come Leopardi, che mirava sedendo. O come Matsuo Basho:
se guardo attentamente (yoku mireba) vedo il nazuna in fiore presso la siepe".
Id: 608 Data: 13/04/2010 14:22:01
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Il Paese Squalificato
Cera una volta ( ma ci sar ancora?) il Paese Squalificato dove ogni cosa era squalificata, appunto. Nessuno era buono o cattivo, bello o brutto, gentile o scortese, le case non erano n grandi n piccole, i bambini non avevano occhi azzurri o neri, nei prati lerba non era fresca o secca e i cuori della gente non erano n tristi n allegri. Ogni turista che passava di l faceva il suo commento. Un giorno uno disse: Carino questo Paese Squalificato, qui sono tutti uguali e non c nessuno che abbia lautomobile nuova o vecchia! E un altro ribad: E vero! Qui non vive gente onesta o disonesta! Ma il terzo osserv: S, ma se non sei grande e non sei piccolo, come sei? Gi, - replic il primo turista pur vero anche questo! Mamma mia, - esclam il secondo che sconforto non avere una qualifica! Allora il terzo decise: Dobbiamo aiutare gli abitanti del Paese Squalificato a Riqualificarsi! E cos si recarono dal Giudice del Tribunale per la Riqualificazione dei Paesi che subito riun la sua Corte e, dopo un breve dibattimento, decret la Riqualificazione di quel paese. Da quel momento ogni abitante, ogni animale, ogni pianta ed ogni cosa riacquistarono tutti gli aggettivi qualificativi che, in un tempo remoto, un perfido Mago aveva tolto loro con un malefico incantesimo. Oops dimenticavo di dire che in fondo al decreto del Giudice fu stilata una postilla che recitava cos: Gli aggettivi qualificativi assegnati al Paese Riqualificato non comprendono i peggiorativi: Era nato il primo Paese DOQ (Di Origine Qualificata) per sempre!
Id: 602 Data: 06/04/2010 11:52:03
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Un passo indietro nella storia
(uno spunto per riflettere)
L'amore per la montagna, per le Alpi una caratteristica del Romanticismo. E' in epoca romantica che nacque l'idea della "Nazione". Questa termine, bench lo si ritrovi nel Medioevo, in Dante, Petrarca e poi in Machiavelli, non aveva ancora influenzato il pensiero europeo. Con il romanticismo in alcuni paesi si volle far diventare la "nazione" un concetto di base. Si scopr un'anima nazionale. Infatti il concetto di nazione per l'uomo moderno un fatto spirituale, individualit spirituale prima che entit politica. E le prime manifestazioni di idea di nazione avvengono in Svizzera. L'esaltazione della natura e soprattutto della montagna. Montagna che fino ad allora era stata assente dalla letteratura e dalla vita spirituale europea. Basti pensare a Shiller (Guglielmo Tell) e a Byron (Manfred). L'uomo della montagna ha un carattere forte, vive semplicemente. La valorizzazione della montagna influ molto sulla formazione del carattere delle nazioni. E dalle Alpi alla tradizione svizzera di Libert, Libert come retaggio secolare. Difesa della Libert, sul piano morale, nelle credenze, nei costumi, nel pensiero, nella moralit e nella spiritualit, che ci che costituisce la nazione.
Non si raggiunge anche cos la salvezza? Almeno quella della nostra Europa? Credo che basti fare un passo indietro nella storia...
Id: 600 Data: 05/04/2010 15:06:17
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Quella volta che(4)...
...era una mattina fredda e piovosa di fine autunno, stavo aspettando sul sagrato, rincantucciata sotto il mio ombrello, il Parroco che si era attardato in sagrestia dopo la fine della S. Messa. Ero una catechista, allora, e quel giorno avevo bisogno di parlare con lui riguardo ad alcuni ragazzetti che avevo scoperto rintanati in una vecchia auto abbandonata sotto il muro della Chiesa a sfogliare giornalini pornografici. Promisi ai ragazzi di non dirlo ai genitori per risparmiar loro le botte, ma mi sentii in dovere di dirlo al prete che, una volta acciuffati, li avrebbe condotti per le orecchie dritti dritti nel confessionale e poi, con qualche avepatergloria di penitenza, li avrebbe assolti e perdonati. Finalmente lo vidi uscire. Teneva la cassetta delle elemosine per i poveri sotto il braccio; non la lasciava mai incustodita per timore che qualche mascalzoncello rubasse i soldi. Lo chiamai e lui venne verso di me camminando sui tacchi con tutta la pianta del piede sollevata. Portava delle scarpe di vernice nera con una fibbia di metallo argentato. Erano anni che lo vedevo, sia in estate che in inverno, con quelle scarpe. Perch cammina a quel modo?, gli chiesi. Perch piove e le suole delle mie scarpe sono bucate Perch non si compra un bel paio di scarponi robusti che non lasciano passare lacqua e tengono caldo, tantopi che quasi inverno? Perch costano e io non ho i soldi per comperarli Mi venne spontaneo e immediato, annuendo alla cassetta delle elemosine, dirgli: Prenda i soldi da l, per una necessit! Ma lui, ritraendo a s la cassetta quasi a volerla difendere, esclam: Nooo!!! Questi soldi servono ai poveri!
Id: 586 Data: 15/03/2010 11:22:05
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Quella volta che (3)...
... dicevo sempre a Gigi: "Il tuo bagno perde!" Chi Gigi? Quello della cremeria?...no, non una pubblicit. La crema di Gigi fetida! Io abito sopra a Gigi. Quel fetore saliva in alto, nel mio appartamento. Avevo investito tutti i risparmi in deodoranti. Ma non c'era niente da fare. Eravamo nella merda fino al collo. Glielo dicevo a Gigi che il suo bagno perdeva. Lui rispondeva che era tutto a posto! Ma non era cos. Io lo sapevo perch lo vedevo da un buco del muro dello stanzino sotto la scala. L'annosa cremeria era tutta l! Ci mangiavano le zanzare, noi e tutto il vicinato. Insetti di fogna vagavano indisturbati nelle nostre case. C'erano anche gli scarafaggi. Dio volle che un giorno arrivassero gli operai del Comune per costruire le fognature! Ad un uomo grande e grosso come un giocatore di rugby dissi in segreto di andare a sbirciare nello stanzino sotto la scala. And, torn fuori e disse: "Mi sdraio qui, in mezzo alla strada, son morto dalla puzza!" Tutti gli operai si misero al lavoro, anche per salvare il compagno. L'era della cremeria, finalmente, fin.
Id: 575 Data: 02/03/2010 01:31:47
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Quella volta che... (2)
... mi trovavo al supermercato in un pomeriggio estivo. Parcheggiai il carrello vicino al frigo delle verdure e andai a scegliere delle pesche. Riempii il sacchetto, lo pesai e attaccai letichetta col prezzo, poi lo infilai nel carrello e proseguii verso i latticini. Ad un certo punto mi accorsi di aver preso un carrello non mio. Ritornai indietro verso l'ortofrutta e, nei pressi della bilancia, vidi una signora perplessa davanti al mio carrello. "Signora, mi scusi, ho sbagliato carrello! Ho preso il suo, mi scusi tanto", dissi. La signora, allora, cominci a raccontarmi di quando un tale le aveva preso il carrello a cui aveva lasciato appesa la borsa e... blablabla, facemmo una bella chiacchierata. Al momento di salutarci mi fece una carezza dicendo: "Che bella signora che !". Poi se ne and col suo carrello e io, commossa, piansi.
Id: 542 Data: 26/01/2010 16:24:47
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Quella volta che...
mi trovavo a cena in un luogo all'aperto con intrattenimento musicale insieme ai miei suoceri e mio marito. Il tavolo di fronte era occupato da un gruppetto di vedove. Come le riconobbi? Dai capelli platinati (Oscar Wilde docet) e ben laccati, dagli accessori vistosi, dalle gonne lunghe ma svolazzanti, dai top sgargianti decorati di lustrini e paillettes. E dalle risate, ovviamente, sguaiate. Sulla pista da ballo si dimenavano dei giovanottoni cubani belli come il sole in pieno agosto e le simpatiche signore non persero l'occasione di scodinzolare con i loro grandi sederi strusciandosi a quei maschioni abbronzati e palestrati. Il divertimento era al massimo, lo si capiva dal loro starnazzare. Io stavo l, seduta composta, annoiata e un po' depressa. Guardai mia suocera e il suo ombretto celeste spalmato come una ditata di nutella sulle gote di un bimbo dopo la merenda, guardai mio suocero e i suoi capelli shampati col "Fabuloso" e guardai mio marito che rideva in modo demenziale non so per quale stupida battuta; del resto uno che dopo anni e anni di Paperissima riesce ancora a ridere dei soliti filmati, non pu che essere un tantino demente. Li guardai tutti pi volte e poi mi usc una frase, e non so come:
"Non vedo l'ora di essere vedova, per divertirmi un po'!"
Id: 521 Data: 19/01/2010 11:26:32
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La portafinestra e il lavavetri
Certo che dalle mie parti succedono cose alquanto bizzarre! O forse, chiss se sono bizzarre soltanto ai miei occhi
Era uno splendido pomeriggio di sole e laria era tiepida, come direbbe un meteorologo, con temperature superiori alla media stagionale. In giornate cos viene subito voglia di aerare la casa e di mettersi a pulire balconi e terrazzi martoriati, in questi ultimi tempi, da forti venti portatori di ogni genere di schifezze: dalle foglie mezze marce, a sacchetti vuoti di plastica, a cartacce e polvere. Non solo, tra vento, pioggia e neve, anche i vetri mi gridavano dietro la loro vendetta se non li avessi puliti in tempo reale e soprattutto immediato. Mi sono armata delloccorrente e ho cominciato il mio lavoro di lavavetri domestico. Prima, per, sono salita su una scaletta per togliere la plafoniera che illumina il terrazzo (le plafoniere di per s non illuminano, ma, insomma ci siamo capiti!), non solo per lavarla, ma anche per smantellare due nidi di vespe. Devono essere sempre le stesse che ogni primavera ritornano a nidificare dentro quella plafoniera, forse attratte dalla resina sintetica termoindurente (fenoplasto?) del portalampada che sicuramente rende loro la parvenza di un ramoscello dalbero. Insomma, delle vespe ben integrate nel nostro sintetico mondo, poverine! La mia terrazza si affaccia su una piazza antistante a una ferrovia ed normale che, durante la giornata, molti automobilisti vi sostino in attesa di qualcuno in arrivo col treno oppure per accompagnare qualcuno in partenza. Stavo salendo sulla scaletta, quando ho notato una berlina nera fermarsi, in linea daria, proprio di fronte a me. Dopodich, scesa una persona dalla folta capigliatura bionda e riccia che indossava una maglia variopinta, per cui ho ritenuto fosse una donna, e si messa di lena a strofinare il vetro anteriore della sua auto. - Toh! ho pensato - Oggi la giornata delle lavavetri! Un leggero capogiro mi ha ricordato che soffro di vertigini, pertanto mi sono sbrigata a sistemare la plafoniera e a scendere da quella scaletta. Mentre lavavo i vetri della portafinestra, non so come, canticchiavo e pensavo: - Pensiero stupendosi potrebbe trattare di faccende di cuoremeglio non dire eh, mia cara Patty, la cambi tu la vita che non ce la fa a cambiare me? Io, intanto, ho cambiato aspetto ai miei vetri! -
(La portafinestra ringrazia)
POSTILLA:
Qual la cosa strana di questa storiella? Che quel giorno, prima di accingermi a lavare i vetri della portafinestra, avevo scritto qualcosa...
IL LAVAVETRI
http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=62&Tabella=Narrativa
Id: 517 Data: 12/01/2010 23:56:16
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A domanda, risposta
Lei chiese a Lui: Cosa provi per me ora? Lui: Non ha nessuna importanza credimi. Sono stanco di combattere, ho lottato tanto prima di conoscerti per motivi diversi e da quando ti conosco ho dovuto ritornare a combattere,ma non sono fatto di ferro e poi mi sembra di combattere contro i mulini a vento perch finisca una battaglia e ne inizi un'altra senza ragione ... e Lei: Non ho capito cosa provi per me ora.
Id: 490 Data: 10/12/2009 13:22:02
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Succede sempre di domenica
Succede sempre di domenica quando non si riesce a trovare un medico neanche a pagarlo oro, che poi non vedo perch lo si debba pagare tanto. E comunque non di un medico che ho bisogno. Tantomeno di una guardia medica o di una guardia del corpo oppure di una guardia. Ma devo stare in guardia, anche se non so da cosa!
Id: 478 Data: 16/11/2009 12:37:51
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Dal diario di una eterosessuale
Eccomi ancora qui, su questa pagina. Pagina? Che strano. Sai che non riesco a pensarti al femminile? Allora meglio dire: "Eccomi qui con te, caro foglio." Cos va meglio. Del resto, se sono qui perch ho bisogno di stare un po col mio alter ego. E il mio alter ego sicuramente maschio. Non essendoci un maschio nella mia vita, da qualche parte bisogna pure che me lo procuri! Dunque, caro foglio, sacrificati per me e lasciati macchiare di me. Perch alter ego? Che domanda difficile! Perch tu puoi essere me e decidere per me, volendo. Nel momento in cui io affido a te i miei pensieri, tu sei me e trattenendoli decidi ci che io avrei deciso. A pensarci bene anche Dio maschio e femmina li cre e certo che Dio non fece le cose, cos, a caso. Ti piace questultima allitterazione? La chiamano figura retorica. Molti dicono che unampollosit, una ridondanza, una pura esteriorit priva di essenza. Ma eirein, la madre greca di retorica, significa parlare ed proprio questa la nostra necessit: parlare. E la parola il pi bel dono che abbiamo ricevuto. Parliamo. E figura? Ah, s, scusa, per poco dimenticavo la figura! Figura ha la sua radice in fingere, cio plasmare. Allora, non accontentiamoci di parlare solamente, ma spingiamoci oltre e plasmiamo parole. Il fingitore un plasmatore, uno che d forma alle parole, le modella e le modula tali che non siano soltanto suoni o significanti generici. Tu ed io non possiamo aver la pretesa di plasmare chiss quali parole sublimi ma ci non esclude un tentativo. Ecco perch maschio e femmina li cre! Perch dessero forma alla parola, insieme. Perch in principio era il Verbo, se ben ricordi. E come avrebbero potuto farlo se non amandosi? Essere, cio, luno laltra e viceversa. Un tuttuno. Lamore unione, spirituale, mentale e fisica. Lamore qualcosa di completo, di assoluto. Capisci ora perch ti penso maschio? E non un caso, vedi, come anche certi elementi inventati dalluomo abbiano preso il nome di maschio e femmina; hai presente, ad esempio, i bottoni automatici? Click!, e rimangono uniti, come fosse un eterno bacio. (I bottoni automatici, per, non hanno sesso, o meglio, anche se lo avessero, non avrebbe nessuna rilevanza. Passami, foglio mio, questa precisazione). In ogni caso io, personalmente, ti penso maschio, e desidero macchiarti di me. Tutti i miei colori voglio siano tuoi, soprattutto quelli pi tenui, che tu puoi comprendere. Prendimi ad anima aperta, umida demozioni, eccitata di sensazioni. Ti screzier di lacrime e di rimmel, di sorrisi e di rossetto, di solitudine e di fard, di tristezza e di ombretto, di voglia e di profumo, di essenza e di apparenza. Sar io, tutta, su di te e tu, tutto di me. E leco della nostra intesa sar la sublimazione del Piacere.
Grazie di tutto lo spazio che mi dai, ogni volta che voglio perch sempre mi vuoi.
Id: 465 Data: 03/11/2009 21:29:20
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Al mercato della frutta
Quando si prende una decisione si prova un gran senso di soddisfazione verso noi stessi tradotto in un compiaciuto sorriso che si congela sulle labbra.
Oggi ho deciso di andare al mercato della frutta con il mio congelato sorriso e, durante il tragitto, ho accarezzato un cane, ho fatto i complimenti a un bambino, ho salutato, agitando la mano, un automobilista, ho distribuito buongiorno ai passanti e finalmente eccomi arrivata! Quanta frutta! Ce n per tutti i gusti, compreso limbarazzo della scelta! Limbarazzo della scelta! Quellimbarazzo, proprio quello che, allimprovviso, ha sciolto il mio sorriso vestendo di delusione la mia precedente soddisfazione poich, quando si decide di andare al mercato della frutta, bisogna anche aver deciso, prima, quale frutta si vuole comprare e perch. Come intontita tra le cassette di frutta, mi son detta:
Compro le mele! S, le mele. Una mela al giorno toglie il medico di torno Mah, sar poi vero? Ho visto tanta gente ingozzarsi di mele in sala di attesa. Compro le pere. Certo che troppe pere, almeno su di me, producono uno strano effetto collaterale tale da farmi perdere un sacco di tempo al bagno. Allora compro le banane, che fanno leffetto contrario! No, troppo contrario, meglio le arance! S, le arance, ricche di vitamina C, ottime per le spremute che al mattino ti danno la carica come quella delle automobiline che si trovano negli ovini di cioccolato che, percorso un metro, si fermano. Non posso mica farmi una spremuta ogni metro della mia giornata, arrivata a sera travaglierei di arance! Compro le fragole, ma soltanto una vaschetta che troppe fragole mi fanno venire lorticaria. Uhm, meglio non rischiare e buttarmi sul kiwi, anche se non mi piace. Non capisco perch dovrei comprare un frutto che non mi piace sai cosa faccio? Non compro niente e torno a casa! In fondo anche questa una decisione seppure annulla la precedente, ma il tempo che intercorso tra la prima e questultima non stato tempo sprecato bens unutile, bench esasperante, riflessione per capire che una decisione a met ti lascia col carrello vuoto che come un carrello troppo pieno, qualora avessi deciso di comprare tutta la frutta del mercato per non farmi mancare niente e sul niente non sto qui a ragionare!
Ora, con il mio carrello vuoto, procedo a ritroso e, durante il tragitto, accarezzo un cane, faccio i complimenti a un bambino, saluto con la mano un automobilista, distribuisco buongiorno. Mi volto per un attimo e, con stupore, vedo dietro di me una lunga fila di gente con i carrelli vuoti, con i sorrisi scongelati e la testa china. Mi viene da dir loro: Ehi!, non rabbuiatevi, ci riproveremo domani! Pu essere che domani troveremo un frutto nuovo, che ci invoglier e che determiner la nostra decisione. Quel frutto che non abbiamo ancora assaggiato perch cresce sullalbero della semplicit!
Id: 439 Data: 14/10/2009 10:34:36
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Sincerit fa rima con libert
Un individuo tanto meno libero quanto pi ignorante - nel senso latino del termine - ma solamente quando la sua ignoranza determinata da un perch volutamente tenutogli nascosto. Mi viene in mente quella commedia musicale il cui protagonista, impresario teatrale, un giorno disse: Bambole, non c una lira!. Fu sincero e tutti si rimboccarono le maniche perch amavano e credevano in quel lavoro.
La sincerit stimolante. Sempre. E produce individui liberi.
Id: 430 Data: 19/09/2009 18:11:32
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Storia balorda
Storia balorda di una principessa e di una poetessa.
Un tempo fui una principessa. Cos mi elesse un principe dagli occhi azzurrini che voleva portarmi a Vienna. Mi piaceva crederci, come un sogno doro, come una terra promessa.
Sissi, fu questo il nome che scelsi per rimanere a lungo principessa.
La principessa triste, la principessa allegra, la principessa ironica, la principessa degli sms, "il mito" della radio - come disse il direttore - una stella come una star.
La stella di un David che ho creduto vero.
Una canzone e un saluto al giorno, dediche anonime per Sissi che, nella sua consapevole illusione, riusciva persino a provare gioia e calore. E si faceva un gran parlare di questa principessa e di un castello.
La principessa della buona notte, la principessa della notte, la principessa del mattino la stella mattutina, quella di un panino in due sulla panchina.
Un giorno Sissi decise di morire e di non essere pi una principessa.
Ai messaggini pi nessuno rispondeva, nemmeno il direttore, che una sera ad una festa si scord di ricordare di quella Sissi, la principessa. Niente dediche e canzoni, saluti e baci. Quanto fervore per una Sissi principessa, quanta indifferenza per una Lori poetessa!
La principessa se ne and col nuovo anno dopo averci pensato un po', non perch la favola non fosse a lieto fine, ma semplicemente perch non ricordava pi se il principe era quello che voleva portarla a Vienna o quello che la chiamava principessa.
Ma il principe chi era?
Fu forse il principe ad inviare una scatola doro contenente cibo per gatti alla principessa che gatti non ne aveva? Forse il principe era quello che portava lanello allanulare destro ma diceva di essere sposato? I principi portano la vera doro allanulare destro? O vendono cibo per gatti? O mandano catene di SantAntonio come augurio di Pasqua? O posseggono una scatola piena di baci?
Ma i baci, sono anelli? O sono stelle? O sono croci?
Ci sono stelle come croci, a 6 punte, come la stella di David.
Ma i principi portano il kippah o la corona? Che dubbio che mi assale!
(Allora i principi sono tutti uguali, si spacciano per tanti ma uno solamente).
E la principessa se ne and con la sua croce, come una stella decadente.
Anche io, adesso, vorrei andarmene ma non senza prima sapere se 06 il prefisso di Roma o un codice numerico attribuito a un cliente. E riflettendo mi son detta: Sei zero, mia cara! Chiss se volevo dire una nullit o una milionata...
E intanto alla radio Britti cantava: "Mi piaci perch sei una su un milione", prima di bere 7.000 caff aspettando una principessa! Lultima tazza, forse, quella del cesso e la tavoletta non di cioccolato ma un anello di plastica o un prototipo di macchina da scrivere per non vedenti. C chi non ha occhi per vedere e chi, invece, ha tante penne dentro il portaocchiali.
La chiave di questa storia balorda sar quella del mio diario o quella di violino? Aspetto un okei o una key.
La K! E' una lettera greca. Kappa, come la dea Kali, La Nera, terribile, come la Luna Nera, terribile, come chiamarsi Lorena ed essere alloscuro di tutto!
Id: 426 Data: 15/09/2009 16:35:24
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Il mio pensiero ricorrente
Nel giorno del 10 anniversario della morte di mio padre, il mio pensiero ricorrente.
(Tutta la mia vita sembra cambiata in peggio da quando non c' pi lui che pareva essere cos poco presente ed invece c'era, sempre. Con quel suo gesticolare a grandi mani e con la sua cravatta penzolante fuori dalla "mezza cappottina" blu che mi faceva inorridire, quando, la domenica di Pasqua nella piazza del paese, stava a crocchio con gli amici e mia madre si arrabbiava perch arrivava tardi al sacrosanto pranzo e i "tordelli" si scuocevano. E mi manca perch lui diceva che i problemi sono tutti risolvibili e io gli credevo. Mi manca perch ora non so pi a chi credere.)
Id: 424 Data: 14/09/2009 12:41:22
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Dellerrore (una mia riflessione)
G.Frege, filosofo e matematico tedesco e padre della logica matematica, faceva distinzione tra senso e significato. Il significato di una espressione verbale loggetto che essa indica, il senso il modo in cui viene indicato loggetto. Frege portava lesempio del pianeta Venere chiamato sia stella del mattino che stella della sera. E chiaro come ambedue le espressioni indichino lo stesso oggetto, cio Venere, e quindi abbiano lo stesso significato, ma certo non hanno lo stesso senso. Pu essere che si dia al significato un senso diverso o contrario ma non per questo inesistente. Saussure distinse nellespressione verbale la forma (grafica o fonica) e il concetto rispettivamente detti significante e significato, cio i suoni e i simboli e limmagine che attraverso essi si esprime. Quindi ogni oggetto o immagine assume un significato grazie ai significanti (segni convenzionali prestabiliti) con cui viene espressa. Io ritengo che esistano immagini o oggetti come sopra detti, che possiamo anche chiamare parole, in modo pi semplicistico, insignificate che diverso da insignificanti, cio prive di senso (vedi Frege). Queste parole hanno un senso per chi le esprime ma non hanno significato per chi dovrebbe recepirlo in quanto i significanti che lo rappresentano non appartengono alla sua sfera di conoscenze e quindi anche il senso diventa aleatorio. In poche parole, se utilizziamo lo stesso alfabeto, cio gli stessi significanti, difficilmente si potranno interpretare significati inesistenti, semmai sensi diversi da meglio chiarire con ulteriori informazioni. Per esempio: nel linguaggio degli sms giovanili si usa comunicare con sigle prestabilite tipo TVB per dire ti voglio bene. Ammesso che io non conosca il significato di questa espressione grafica, nel momento in cui vado a leggerla andr a cercarlo nelle mie conoscenze e potrei errare attribuendo un significato diverso quale ad esempio, tutto va bene. In tal caso, anche il senso viene a cambiare nel pi ampio contesto di una discorso. E necessario, dunque, in una qualsivoglia forma di comunicazione, utilizzare i medesimi significanti strettamente rapportati ai loro significati, e chiarirne eventualmente il senso in casi dubbi. Alla base di tutto questo ci vuole per la verit, intesa come trasparenza o limpidezza di linguaggio . Lambiguit porta sicuramente alla confusione, allincertezza e pu diventare unarma potente per distruggere anche la personalit di un individuo. Tutto questo discorso per dire che molto spesso ho limpressione della presenza di significati diversi da quelli che si possano recepire attraverso i significanti conosciuti, in quanto linterlocutore, pur utilizzando in apparenza i medesimi significanti, in realt li utilizza in maniera soggettiva per dare al contesto quel tono ambiguo e fraintendibile mirato ad un suo fine prestabilito. Ne consegue una sorta di violenza psicologica che annienta lindividualit e/o la personalit. Come sono arrivata ad elaborare tutto ci? Dallerrore. Ogni messaggio ( in senso lato) spesso, troppo spesso contiene errori. Di questi, sicuramente, alcuni sono involontari, ma altri sembrano appositamente voluti come fossero una sorta di evidenziatore di quella parola, come ad avvisare che su quella parola si deve meditare per coglierne il senso e il significato esatto, o meglio, calcolato. Quindi lerrore voluto diventa un terribile mezzo di controcomunicazione o di comunicazione finalizzata ad altri scopi.
Id: 422 Data: 13/09/2009 18:20:45
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Lettera a chi amo
Io ti amo, di un amore distillato come lacqua piovana caduta dal mio lembo di cielo per me nel giorno del mio compleanno. Io ti amo per quellamore che mi porgi offrendomi in dono ogni mio intimo desiderio. Mhai fatto il regalo sperato, atteso, pregato chiamandomi a colpi di pioggia sulla plastica verde della persiana. Guardavo scrosci cadere aprendomi a ibisco in un pianto di gioia. Ho mormorato in singulto un timido grazie ed ho visto le rose carminie del giardino di fronte, spettinate, sorridermi e lagrifoglio, con le sue bacche verdi, dirmi stupito: - Siamo gi a Natale? Non sono pronto! - Neanchio ho sussurrato. E intanto che la siepe concedeva al vento le sue chiome ho riposto il tuo dono tra le cose pi care sotto il mio lembo di cielo tornato sereno. Io ti amo per tutte le grandi emozioni che ogni giorno mi dai nella sorpresa delle semplici cose.
Id: 393 Data: 10/07/2009 13:59:27
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Della serenit
Un tempo anchio sono stata una persona normale. Aspettavo con ansia il fine settimana e il luned avevo un diavolo per capello. Come tutte le persone normali! Trascorrevo il sabato pomeriggio in cucina a preparare gustosi piatti per riempire il cestino da picnic e da consumare freddi al mare o in montagna, al lago o al fiume. Oppure lo dedicavo alla cura della mia persona, fino allo sfinimento dello specchio che urlava: Basta!!! togli il vapore e lasciami solo, tanto belli si nasce e tu non lo nascesti! E vero, caro specchio, rispondevo ogni volta, belli si nasce, ma fighi si diventa! E io volevo esser figa per andare a scatenarmi, la notte, tra lustrini e paillettes, su qualche pista da ballo o per sfilare, il giorno successivo, sottobraccio al marito, abile conducente di carrozzina e passeggino, lungo il corso di qualche lussuosa cittadina limitrofa. Succedeva che, per qualche avverso imprevisto tipo febbre alta, diarrea, mal dorecchie, scarlattina, vomito, tutti malanni, insomma, che se pur non provato dalla scienza, di solito colpiscono i bambini manifestando i primi sintomi sempre di sabato pomeriggio, il progetto notte folle di tango e fox-trot andasse a farsi friggere e cos anche la passerella domenicale. Stress, nervosismo e crisi isteriche afflosciavano la messa in piega tra un termometro e una tachipirina. Succedeva, talvolta, che allalba della domenica, dopo un sabato da chef, il tempo, sedizioso, non rispettasse le previsioni dei dottori della meteorologia e ci costringesse a sederci al solito tavolino dove linsalata di riso e le polpette, pietanze tanto deliziose e appetitose se mangiate sullerba, acquistavano lo stesso sapore degli avanzi della tavola calda di un autogrill. Sconforto e desolazione delineavano, allora, i contorni delle nostre facce e la noia domenicale, la peggiore tra tutte, con i suoi lunghi sbadigli, ci abbrutiva sul divano nei nostri pigiami sgualciti e macchiati di maionese. Il Luned, dopo quei tragici week-end, potendo, avrebbe scelto di non esserci e in cuor suo invidiava il Gioved, dovendoci sopportare depressi come eravamo fin dalle prime ore del mattino. Quando, invece, per grazia divina, niente interveniva a sconvolgere i programmi, lo stesso Luned continuava ad invidiare il Gioved, stressato comera dai nostri postumi da scampagnata o da ore piccole consistenti in emicranie, mal di stomaco, alito pesante, eritema solare, punture dinsetti, muscolatura indolenzita e, nel peggiore dei casi, insolazione. Questa la cosiddetta normalit e perci buona norma augurarsi, il venerd, fra colleghi e amici, il fatidico buon fine di settimana! Oggi che non sono pi una persona normale e i giorni della mia settimana hanno dimenticato le loro generalit, non c pi un Luned invidioso di un Gioved, n una Domenica che, in preda allapatia, tenti il suicidio per soffocamento con i cuscini del divano. Nonostante le mie ore passino nella monotonia delle faccende di casa, con lo stesso letto da rifare, i soliti piatti da lavare e i medesimi pavimenti da pulire, sono intervallate da periodi atemporali di silenzio, entro il quale niente sconvolge i miei intimi progetti. Gli scombussolamenti climatici restano fuori dalle pareti della mia vita e non c pioggia, vento o sole che minacci la tenuta della mia gi scompigliata acconciatura. Il mio umore varia proporzionalmente alla qualit del mio pensare ed volgendo il pensiero che lo posso sollevare. Non ho bisogno di auguri di buon qualsiasicosa, essendo, per me, ogni cosa potenzialmente buona o cattiva.
Soltanto io posso far s che sia come vorrei che fosse.
Con un pensiero.
Id: 278 Data: 12/11/2008 14:45:41
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Educazione ambientale
Stavo cernendo i rifiuti e il mio sguardo caduto su un loghetto che si trova sulle confezioni dei beni di consumo che acquistiamo; un semplice disegnino stilizzato che ci redarguisce circa la buona norma di gettare gli involucri, i sacchetti, i contenitori in metallo o plastica, le scatole e quantaltro sia atto a contenere qualcosa, negli appositi cassonetti o cestini. Ho controllato sulle confezioni che ho in casa: su alcune stampato un omino nellatto di gettare linservibile oggetto in un cestino e su altre una sinuosa figura femminile che compie il medesimo gesto. In questultimo, per, il cestino sostituito da un secchio con coperchio che fa pensare a quei secchi che si aprono premendo col piede un pedale. Non mi sono chiesta il perch della differenza dei contenitori per i rifiuti nei due disegni, n perch gli uomini debbano utilizzare il cestino e le donne il secchio ma, dotata come sono di grande perspicacia, ho subito dedotto che la locuzione differenziazione dei rifiuti significa, in un certo senso, "discriminazione sessuale" poich la gestione di alcuni rifiuti di competenza maschile e di altri femminile e addirittura in contenitori distinti. Volendo, comunque, attenermi alle regole imposte, senza protestare, ho predisposto in casa, due sacchetti per i rifiuti di colore diverso: uno rosa per noi femminucce e uno celeste per il maschio di famiglia. Noi donne metteremo nel nostro sacchetto rosa ogni oggetto di rifiuto con il logo al femminile e il maschio gli altri, quelli con lomino, nel suo sacchettino celeste. Un po' come facevamo alla scuola elementare, quando disegnavamo gli angeli col vestitino rosa o celeste per distinguerne il sesso. Ognuno di noi provveder, in seguito, a portare il suo sacchetto pieno nei cassonetti comunali. Inoltre, ho ritenuto pensare, circa il fatto che alla figura femminile sia stato assegnato il secchio col pedale, ad una questione di galateo, il quale prevede che la posizione piegata in avanti, per una signora, non sia conveniente poich potrebbe suscitare nel maschio di passaggio istinti sessuali impulsivi e animaleschi. La cosa che invece mi ha colpita e mi ha lasciata veramente perplessa un terzo disegno finalizzato anchesso alleducazione ambientale. Accingendomi ad accartocciare il pacchetto delle mie sigarette preferite, mi sono accorta che sopra non v disegnato lomino che getta il rifiuto nel cestino, n una sinuosa figura femminile che butta il rifiuto nella pattumiera, bens una figura stilizzata di essere umano, forse molto giovane, su un motorino (senza casco!!!orrore!!!) che, sfrecciando vicino ad un cestino, butta via, al volo e presumibilmente, il pacchetto vuoto delle sigarette. Allora mi son detta: "Che i pacchetti delle sigarette vadano buttati via mentre si viaggia in motorino?" Dunque: se una persona a piedi, deve riempirsi le tasche o la borsa di pacchetti vuoti da buttare e se, poi, trova qualcuno che, di grazia, gli presta il motorino, pu finalmente svuotarsi le tasche e/o la borsa!" Quindi, mi sono chiesta: "Se io non possiedo un motorino e se non trovo nessuno che me lo presta, come faccio a buttare via i pacchetti vuoti delle sigarette? E peggio ancora: se non ho tasche e non ho borse e, per giunta, sono anche vecchia?"
Vogliamo renderci conto della gravit del problema?
Id: 274 Data: 06/11/2008 15:00:41
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Quando non so che fare
Quando non so che fare - qualche volta succede - guardo il pavimento della mia cucina e penso:
Devo pulire questo pavimento. Devo togliere la cera e rilucidarlo. Lo devo fare, ne ha proprio bisogno!
E un pavimento di granito chiaro, con macchie verdi-nerastre e biancastre. Fisso locchio su una mattonella e comincio a contare le macchie... Quante macchie in una sola mattonella 25x25! Macchie disordinate, disorientate, irregolari. Sembra un puzzle, ma con degli spazi vuoti. Ci vorrebbero altre macchie per riempire gli spazi vuoti, questo, per, renderebbe pi difficile la conta. 1, 2, 3, 4, 5... Accidenti, ho perso il conto! Ricomincio. Una, due, tre, quattro, cinque volte... (con una punta di disperazione) Non riuscir mai a contare tutte le macchie di quella mattonella! (idea!) E se cambiassi mattonella? (sconforto) Ipotesi da scartare, si somigliano tutte. (altra idea!) Via via che le conto, potrei segnare ogni macchia con il pennarello... (di nuovo sconforto) ... ma, alla fine del conto, sicuramente esatto, dovrei ripulire i segni del pennarello con lalcool. Lalcool no, toglie la cera alla mattonella! Non posso togliere la cera ad una sola mattonella, dovrei farlo con tutte, ma non ho il tempo per contare tutte le macchie di ogni mattonella del pavimento di cucina! (meditando) Uhm.. per, a pensarci bene, questo sarebbe un buon motivo per togliere la cera vecchia e opaca e lucidare a nuovo il pavimento.
Quando non so che fare - qualche volta succede - pulisco e lucido il pavimento della mia cucina e, a lavoro finito, mentre lo guardo soddisfatta, penso: Adesso mi posso specchiare!
Id: 268 Data: 23/10/2008 15:54:19
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Quesito-terapia
Ho sentito uno psicologo dire alla radio che al mattino appena alzati, per stare meglio con noi stessi e, perch no, raggiungere la felicit, dobbiamo interrogarci ponendoci le seguenti domande: Io chi sono?, come sto?, dove vado? Se questo il consiglio dello specialista, significa che importante per la nostra salute psichica e, siccome la mia non delle migliori, ho pensato di seguire questa quesito-terapia. Detto fatto, appena scesa gi dal letto mi sono chiesta:
- Chi sono? Beh, sono Lorena Turri, nata a , il , residente in . Ho ricordato a memoria persino il mio codice fiscale (non si sa mai, a volte fosse precipuo per riconoscermi meglio e soprattutto per individuare il mio sesso caratterizzato da quel 40 in aggiunta al giorno di nascita, che ho sempre pensato essere il numero di neuroni in pi che le donne hanno rispetto agli uomini) e ho aggiunto qualche informazione circa la mia attivit di casalinga e le mie abitudini; il mio essere madre, i miei cibi preferiti, gli interessi, le malattie infantili, i vaccini eseguiti, il mio gruppo sanguigno e, elemento che ho ritenuto importante, la regolarit o meno del mio intestino. Ho glissato sulla mia attivit sessuale, perch lammissione dellassenza della medesima avrebbe sicuramente scaturito un'animosa ed animata discussione tra me e me, dando luogo a stati di depressione confusionali che, appena alzata, mi avrebbero sconvolto lintera giornata. Mi sono proposta di affrontare largomento in tarda serata nella speranza di rimanere avvinta dal sonno.
- Come sto? Beh, questa mattina, nello specifico, non sto molto bene. Ma di solito sto peggio. Sono afflitta da forti dolori mestruali che dovr eroicamente sopportare non essendo avvezza ad assumere farmaci antidolorifici. So di essere un soggetto allergico, ma non ho cognizione alcuna riguardo alle cause della mia allergia farmacologica, non essendomi mai sottoposta ad un accertamento clinico in merito. Evito ogni farmaco avendo appurato, con mere esperienze empiriche, che anche una semplice aspirina mi procura un'orticaria persistente. Perci, qualsiasi malanno mi capiti, me lo tengo zitta e cheta senza lamentarmi e senza proferirne parola con chicchessia. Tanto, per appurata esperienza, come sempre, non sarei creduta. Nella sopportazione della sofferenza fisica, mi sento come unEva condannata al dolore e ci m'infonde una sorta di esaltazione spirituale che mi eleva rispetto al lamentoso e insofferente maschio di casa e non solo.
- Dove vado? - Che domanda! Non vado mai da nessuna parte, perch sono al limite dellagorafobia, ho timore di parlare con la gente, rifuggo pi che posso le uscite da casa e mi concedo quasi esclusivamente di recarmi al supermercato una volta a settimana essendo, la spesa, la pi importante delle mie attivit domestiche! Come potrei cucinare per i miei familiari, altrimenti? Domanda inutile alla quale, in qualche modo, voglio rispondermi. Vado in giro per la casa, da una stanza allaltra, parlottando da sola, raccontandomi storie immaginarie, piangendo, ma anche ridendo dellassurdit della mia condizione socio-economica-psico-familiare che ritengo pi unica che rara. Inesorabilmente, questo passeggio giornaliero, mi conduce sempre nello stesso luogo alla fine della giornata, vale a dire a letto dove, solitamente, faccio dei sonni profondi, stremata dalla routine del mio andirivieni casalingo e cerebrale.
Ecco fatto! Terapia eseguita.
Non avverto alcun cambiamento.
Anche i dolori mestruali insistono.
Posso fare una domanda allo psicologo?
Dottore, domattina posso rispondermi mentendo? Pu essere che, con unaltra identit, con una salute ineccepibile e con la possibilit di prendere antidolorifici in caso di dolori mestruali e con una vita ricca di voglia di fare, di cose da fare, di amici da frequentare, di luoghi da raggiungere e soprattutto, di certezze affettive ed economiche, la terapia funzioni?
Si prenda tutto il tempo che vuole prima di rispondermi, io sono abituata ad attendere. La mia vita, dottore, unattesa. Lattesa della morte. Sa che significa, dottore, passare i giorni attendendo la morte? La morte della vita.
Sono gi morta, dottore!!! I morti non hanno pi domande da porsi e da porre. I morti sono finalmente felici!
Le auguro una felice giornata, dottore."
Id: 264 Data: 20/10/2008 22:22:13
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La mia data di nascita
Era di sabato, la mattina che emisi il mio primo vagito, approssimativamente tra le dieci e le dieci e trenta. Così mi ha riferito mia madre in un secondo tempo poiché il primo era finito e dei supplementari ancora non poteva sapere nulla. Un bell’orario per venire al mondo: né troppo presto, né troppo tardi. A metà mattinata! Metà mattinata: momento approssimato, appunto, essendo “mattinata” una parola composta da un numero dispari di sillabe e dunque, difficile da dividere a metà senza dover mettere una virgola. Infatti è l’ora in cui chi lavora si prende una pausa, chi va a scuola si rigenera con uno spuntino e chi non studia o lavora saluta il nuovo giorno stiracchiandosi e centellinando un fumante e profumato caffé. E’ l’ora della pausa-caffè, appunto. Chissà se ciò giustifica la mia passione per la nera e aromatica bevanda? Mah! Era di sabato, dicevo, quell'assolata mattina d’estate. Esposta al sole, come un bambino che viene alla luce. Sabato è il giorno che per molti precede la festa, il giorno prima, dunque. Una sorta di anticipazione! Ritengo di essere stata proprio fortunata a nascere di sabato; più ci penso e più mi convinco che nascere di lunedì sarebbe stato molto peggio. Avrei dovuto attendere sei giorni prima del weekend. Quindi posso dire di esser nata con la camicia: una bella camicia color pelle! E di “pelle d’uovo” era il camicino che mi fecero indossare da lì a poco, naturalmente dopo un accurato bagnetto purificatorio, tanto per farmi subito capire che è meglio rimanere nel proprio guscio piuttosto che esporsi troppo... non si sa mai... Sicuramente, è da imputare a quell’indumento la sensazione che ancora mi porto addosso di essere, non tanto figlia di uno spermatozoo, quanto figlia di un ovulo violato. Lo chiamano “camicino della felicità”, ma ben presto comincia a starti tanto stretto fino a non starti più e tutto in tempi brevissimi. D’altro canto non si può pretendere un’eterna felicità, ci si deve accontentare; peccato che se ne perda il ricordo, dal momento che non ho la più pallida né colorita idea di quella subitanea felicità ma, stando a quanto appreso successivamente, piangevo e strillavo come un’invasata, a squarciagola. Forse urlavo perché non avevo ancora una chiara visione del mondo circostante e se ancora adesso continuo a farlo, è perché il mondo mi appare meno fosco, anzi, lampante. Come un lampo, una lampadina, un lampione o un lampadario! Qualche dubbio, riguardo al mondo, dovevo averlo avuto da subito, fin dai tempi della “violazione”, poiché tentai il suicidio all’età prenatale di due mesi. Mia madre ebbe una minaccia d’aborto e fu costretta a mettersi a riposo. Nello stato di ozio forzato, si sa, c’è più tempo per pensare ed io, in quel frangente, maturai una temeraria decisione: quella, ovviamente, di non staccare la spina. Ma non posso dire quanto quella scelta fosse condizionata dalla lunghezza del cavo!!! Fatalità o razionalità, in entrambi i casi, una sola cosa è certa: la mia data di nascita. E l’eccezionalità del fatto è che sono ancora viva!
Id: 262 Data: 19/10/2008 14:47:56
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Da: Cronache fantastiche (2)
(prove tecniche di fantagiornalismo)
Lassalto al Forno delle grucce
Paura e tumulto per le vie di Milano.
Milano. Nemmeno lintervento degli alabardieri e del Capitano di Giustizia riuscito a placare lira della folla in rivolta. E accaduto ieri, nel milanese, quando la popolazione, presa dal logoro della fame, si riversata nelle vie per manifestare contro i tiranni. Tutta quella povera gente ha dimostrato la propria rabbia distruggendo il Forno delle grucce e rubando pagnotte. Molti i feriti, di cui nessuno grave. Due i morti. Vogliamo che sia fatta giustizia!, Ora basta, di pane ce n ma i ricchi se lo tengono tutto per loro!, Abbiamo fame!. Queste sono le rimostranze di alcuni manifestanti che vorrebbero poter mangiare. Nella confusione anche il Capitano di Giustizia stato colpito ma senza riportare gravi lesioni. Domani sar reso noto il suo bollettino medico. Soltanto un uomo si accorto che laccaduto stato un grosso sbaglio. Queste le sue parole: Non una bella cosa. Se concian cos i forni, dove pensano di cuocere il pane? Nei pozzi?
Autrici: Lorena e la sua bambina
Id: 255 Data: 16/10/2008 13:53:56
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Da: Cronache fantastiche
(prove tecniche di fantagiornalismo)
In coma per 100 anni
Giovane e bellissima principessa si sveglia da un coma profondo durato ben 100 anni
Bosco. E accaduto ieri a Bosco, un piccolo paese nel regno di Fiabilandia. La giovane principessa Aurora Labella si svegliata dal suo lungo coma grazie al bacio del principe Azzurro Ranieri. Il caso che un secolo fa paralizz di dolore lintero regno ed incurios tutta lopinione pubblica, vide la principessina vittima di un terribile anatema scagliatole da una maga gi nota per le sue illecite prestazioni. Lignobile fattucchiera, non essendo stata invitata alla festa di Battesimo di Aurora, inve contro la piccola prevedendo un fatale incidente che sarebbe occorso nel giorno del suo sedicesimo compleanno. Com noto, la principessa, quel giorno, in visita nei reparti dellazienda tessile di famiglia, si punse con un fuso che, provocandole uno shock anafilattico, la indusse al coma profondo. Molti medici, nel corso degli anni, hanno tentato invano di guarire la ragazza. Incuriosito dalleclatante caso, il principe Azzurro Ranieri si recato al capezzale della principessa e, come ha dichiarato, estasiato dalla sua regale bellezza, non ha resistito dal baciarla. Quel bacio riuscito dove la scienza aveva fallito e tutto lo staff dei medici afferma linspiegabilit del fatto. La Santa Sede si sta pronunciando a favore d un miracolo: un miracolo damore, ha dichiarato il Cardinal Rovini. E lamore trionfa senzaltro, perch i due giovani hanno gi annunciato le loro nozze per il mese prossimo.
Autrici: Lorena e la sua bambina
Id: 250 Data: 11/10/2008 11:06:19
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La donnina al contrario
(favoletta)
Cera una volta una donnina grande e grossa, con i capelli corti raccolti in una lunga treccia e cos magra che sembrava una palla. Lei faceva ogni cosa al contrario: portava il guanto destro al piede sinistro e il guanto sinistro al piede destro, la scarpa destra alla mano sinistra e la scarpa sinistra alla mano destra; gonna e camicia alla rovescia e quando aveva freddo si toglieva il cappotto. Si alzava sempre alla sera e si coricava al mattino, andava a dormire quando non aveva sonno, mangiava sempre quando non aveva fame e, naturalmente, beveva quando non aveva sete e soprattutto quando mancava lacqua. Passava sempre col semaforo rosso e non si fermava agli stop. Quando andava a fare la spesa, non comprava mai niente e poi si lamentava perch il suo frigorifero era strapieno! Aveva un ombrello che, in caso di pioggia, si apriva allins, un cane a due zampe che miagolava sempre e abitava in una villetta con giardino posta al terzo piano di un condominio. Ogni volta che aveva voglia di leggere, scriveva e quando voleva scrivere una lettera, leggeva un buon, anzi, un cattivo libro. Guardava sempre la radio ed ascoltava la TV e siccome era molto stonata, cantava sempre quando voleva ballare e viceversa. Un giorno che aveva voglia di stare da sola, and a trovare un nemico che laccolse con enorme piacere. Appena entrata scorse un grande specchio e allora domand: A cosa serve? E lo Specchio Giusto disse il nemico prova a guardarti: La donnina al contrario si specchi e con meraviglia scopr che era tutto alla dritta! Solo il suo nome era rimasto uguale.
Era un palindromo!
Id: 249 Data: 11/10/2008 00:02:38
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Gallo Raspre »
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Bacioprogramma
A tutti i concittadini del Paesedichissdove,
in un tempo in cui imperversano gli schiaffi, fondando il PDB (Partito del bacio) e candidandomi alla presidenza del Buonconsiglio, voglio e vorr rovesciare la situazione e ripristinare quellamore e quella dolcezza ormai perduti.
Il programma per giungere allo scopo organico e preciso. Lho chiamato Bacioprogramma e si articola in 7 importantissimi punti:
1) Bacio del buongiorno e della buonanotte, garantito a tutti.
2) Baci a profusione per vecchi e bambini per sempre.
3) Agli stranieri verr testata la lingua; se ritenuta bacioidonea da prestigiosi e prestigiose esperti ed esperte, saranno accettati e perfettamente integrati, se no, verranno rispediti in Italia che come andare a quel paese.
4) Bacio accademico a chi davvero se lo merita.
5) Baci appassionati, erotici, sensuali, amorosi, dolci e coccolosi verranno distribuiti gratuitamente a tutti i bisognosi daffetto in locali idonei detti case aperte allamore reciproco, muniti di ogni servizio, altamente controllati e sicuri.
6) Marchio di qualit e dorigine controllata a tutti i baci.
7) E, per concludere, il bacio allocchiello, ovvero: pensieri, parole e versi di altissimo e indubbio valore letterario accompagneranno sempre ogni bacio.
Perch 7 punti? Perch 7 sono i colori dellarcobaleno (dopo la pioggia torna il sereno), 7 sono i punti della coccinella portafortuna, 7 sono le bacionote musicali ... e la settima un SI, come il consenso che non potrete negarmi.
...E perch 7 la ellemaiuscolacapovolta con cui firmer questo Bacioprogramma, poich, per costruire un Paese al bacio, bisogna pensare capo-volti!
Il vostro presidente,
7
Id: 234 Data: 18/09/2008 11:21:09
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Dal diario di Cappuccetto Rosso
Caro diario,
la mamma mi ha ordinato di andare dalla nonna che abita in fondo al bosco. Le porto un bel cestino colmo di mele del sudtirol; me le ha date la mamma, le mele! La mia mamma si chiama Marlene ed una lontana parente di Heidy, quella ragazzina amica di Peter che tutte le caprette la salutano. La mamma, invece, la salutano i caproni! Il pap dice che la mamma ha delle belle mele, infatti le palpeggia sempre come fanno certe signore (d)allortolano. Il pap dice che le mele, per essere buone, devono essere sode e mature. Per questo prima le palpeggia. La mamma ogni tanto dice che si sente un po ammaccata, che non so che significa ma me lo immagino! La mamma dice che devo stare attenta al lupo c(h)attivo quando vado nel bosco. ...Ma io non mica paura, sai, perch ogni volta che incontro il lupo gli porgo una bella mela e lui se ne va via con la coda tra le gambe... che poi non ho capito bene se la coda o... La mamma dice che certe cose non le devo fare. Allora, la prossima volta che incontro il lupo chiamo il cacciatore col suo fucilone Altro che coda fra le gambe! La mamma dice che certe cose non le devo dire! Ora, caro diario, devo scappare. Mi arrivato un sms: del lupo, dice che mi aspetta dietro il solito rovo...quello degli uccelli! Dice che tutto arrapato. (Centrano le rape con le mele?...il lupo dice che centrano...oh!, se centrano!) Dice che ha portato anche un amico, questa volta. Sono proprio curiosa di conoscerlo...
Id: 223 Data: 07/09/2008 10:59:37
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Lettera
Caro Padre, ora che la tua casa il Regno dei Cieli dubito che sar un eterno riposo. Mille e mille preghiere ti giungeranno dai nostri cuori e avrai un gran daffare ad ascoltarci tutti. E quando noi, povera gente, preghiamo, il pi delle volte chiediamo. Dire semplicemente grazie sembra ci costi fatica. O forse per via del bisogno che cresce ogni giorno. Io non sono diversa. A volte ringrazio, ma pi spesso chiedo. Vorrei chiederti un favore. Anzi, due. Vedi come sono meschina! Mio pap se ne and nel 1999, improvvisamente, senza preavviso, addormentandosi per sempre in un tiepido pomeriggio di settembre. Dicono che la morte dei giusti. Io non so come muore un uomo giusto, ma mio pap fondamentalmente lo era; era buono, generoso, altruista, amava il suo prossimo, era semplice e spontaneo. Ho visto i suoi amici piangerlo e tanta, tanta gente partecipare, inaspettata, al suo funerale. Amava tanto la vita! Amava tanto la gente! Penso si sia meritato una serena vita eterna e per questo mi rivolgo a te. Spero tu possa incontrarlo, lass, da qualche parte. Lo riconoscerai facilmente. Era un gran parlatore: parlava di tutto, anche di ci che non sapeva, in modo schietto, come chi ha una natura umile, e gesticolava a grandi mani, perch erano veramente grandi, le sue mani! Diceva sempre in quanto per cui e io lo prendevo in giro. Ecco, Padre, io ti prego di ringraziarlo, quando, quella notte di maggio, il mese in cui lui nacque(*), vegli sulla sua unica nipote, mia figlia, che si salv da un brutto incidente. Grazie perch posso ancora vederla crescere. Grazie di aver ascoltato le mie preghiere. Lui mi ha sempre dato conforto col suo dire: Che problema c? E se c, si risolve!. Quella notte ho sentito la sua mano grande sulla mia spalla e la sua voce dirmi ancora una volta quelle parole. Grazie per questo. E poi ti prego di dirgli che qui le cose non vanno molto bene e non si riesce a risolvere i problemi. Abbiamo bisogno di una sua preghiera, se non chiedere troppo. I figli non smetteranno mai di aver bisogno dei genitori. Portagli un bacio da parte mia che troppo pochi ne ha avuto da me nella sua vita terrena. Non sono stata una figlia modello, non sono diventata quello che a lui sarebbe piaciuto, eppure non me lha mai fatto pesare. Questo ti chiedo, o Padre. Non smetter mai di sperare, te lo prometto.
Ciao.
Note: - lettera indirizzata a Papa Giovanni Paolo II, scritta la prima volta poco dopo la sua morte. Lettera che ogni giorno riscrivo.
- (*) Mio padre nacque il 19 maggio.
Id: 116 Data: 14/05/2008
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Nella mia stanza buia
Rannicchiata come un feto, chiusa in questo ring senza finestre e stretta da un cordone alliperspazio, soffermo lo sguardo inebetito sul poster di Lupo Alberto e leggo: Belli si nasce...fighi si diventa! E cosa sono diventata io, adesso, se non lo zimbello del mio stesso corpo stizzito da tanta sciatteria? Vedi che anche tu sbagli, Lupo! Ormai ho perso il conto dei giorni persino sul pallottoliere, incastrata dal moto perpetuo di due delfini che giocano a palla, souvenir di una vacanza marina quando ancora ballare scalza di notte, sullumida sabbia di un cielo adriatico, poteva sembrare il lietofine della mia vita. Eccomi qui, invece, n carne n pesce, in questa mia adolescente vecchiaia a perseguitare parole per dire a tutti che lo sconforto, davvero, non ha finestre.
Id: 95 Data: 04/04/2008
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Un gioco per i bambini dellasilo
Cari bambini, siete un gruppetto di amici e non potete andare a scorrazzare in bicicletta o a giocare a palla o a nascondino perch piove? Sigh! Siete sulla spiaggia nelle ore che il sole ruggisce come un leone - altrimenti detto solleone" - e siete costretti a rimanere allombra sotto lombrellone (grosso parasole che fa una grande ombraeheheheh)? Che noia!!! Via la tristezza, via la noia!!!, zia Glicine vi propone un gioco da sballoattenzione, ho detto SBALLO (cio che mette entusiasmo) e non BALLO (balleremo un'altra volta). Evviva! Evviva! Evviva! (lo dico io se non lo dite voi) Eccolo qua.
IL SOMMOPOETA
Per prima cosa COSTRINGETE, battendo i piedi per terra, tirandolo per le braccia, accerchiandolo gridando dai! dai! dai!, un adulto a fare (tanto solo per un giro) il POETADASTRAPAZZO. Il poetadastrapazzo dovr farvi una domanda ed ognuno di voi, a turno, dovr rispondere in RIMA BACIATA. Cos una rima baciata? Quando lultima parola di una frase termina con alcune lettere uguali a quelle dellultima parola della frase precedente. Capito? Non tanto? Non preoccupatevi! E pi facile di quanto sembri. Ora vi faccio un esempio di come funziona il gioco: POETADASTRAPAZZO: Cosa indossi stamattINA? I BAMBINPOETA: Una bella camicINA II BAMBINPOETA: Io una rossa gonnellINA IIIBAMBINPOETA: Le ciabatte di zia GINA E cos via. Il poetadastrapazzo conter lentamente fino a cinque per dare a ciascuno la possibilit di pensare la risposta. A tempo scaduto il bambinpoeta che non avr risposto verr eliminato. Lultimo BAMBINPOETA rimasto in gioco avr vinto e verr incoronato SOMMOPOETA e prender il posto del poetadastrapazzo che potr riprendere i suoi panni di adulto affaccendato. Ora le domande le far il sommopoeta di turno. Il gioco pu durare almeno fino allora di cena. La fame fame non si pu resistere alle prelibatezze!
Sarebbe meglio preparare qualcosa prima di fare questo gioco. Cosa? Una scorta di CORONCINE DI ALLORO da porre sulla testa dei SOMMIPOETI. Sapete?, come quella che portava Dante, il Sommo Poeta fiorentino del 1300. Dante era uno che di rime ne ha scritte tante!!! Ho fatto la rima baciata anchio!!! Dante tante CORONCINE DI ALLORO
OCCORRENTE: - Fogli di carta verde - Lapis per disegnare - Forbicine con punta rotonda - Pinzatrice Disegnate sui fogli tante foglioline di alloro. Per il modello, chiedete al vicino di casa. I vicini di casa hanno sempre tutto quello che ci serve... specialmente se hanno un orto! Lalloro d un saporino cos buono a certe salsette di pomodoro! Riecco la rima baciataalloro/pomodoro!!! Ritagliate le foglioline e cucitele insieme con la pinzatrice formando tante coroncine. Zia Glicine vi saluta (ma solo per ora) e vi augura...
UNO SBALLO POETICO!
Id: 81 Data: 26/03/2008
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Dai miei pensieri sparpagliati
Come quella formichina che cammina, cammina, credendo di aver fatto il giro del mondo, si accorse di aver fatto soltanto il giro dellisolato, io sono. Tanto peregrinare con lillusione di aver scoperto lAmerica - nella mia ignoranza storica - per ritrovarmi ancora qui, tra queste quattro mura che lasciano la vista su due lati solamente. S, perch un lato chiuso da un muro comune e sullaltro, da dove potevo ammirare, in lontananza, la torre di un castello sognando di essere una principessa prigioniera in attesa del suo principe liberatore, hanno costruito un muro, un altro. Per met sono murata viva e per met sono morta affacciata a due finestre sotto le quali le serenate le cantano di notte i gufi e le civette. E il paesaggio non cambia mai sotto il mio stralcio di cielo, nonostante i vicini si sforzino di piantare nuovi fiori nei loro giardini o i treni a volte cambino gli orari. Questo, si vede da qui: una ferrovia con poca gente che va o viene e le case dei miei dirimpettai su uno sfondo montano. Nientaltro. - Novit? - Chiedeva Arnolfo alla sua giovane protetta, allontanata dal mondo per mantenerla pura. - E morto il gattino -, rispondeva innocentemente la fanciulla, credendo fosse chiss che cosa. E lui sentenziava: - Oh, che peccato, ma sapete, mia cara, siamo tutti destinati a morire! Infatti qui morto anche il gatto della famiglia del piano di sotto. Lhanno trovato steso in strada con la linguetta di fuori; forse il cuore, han detto. Anche ai gatti si spegne il cuore! Il mio ancora acceso, ma lorologio che non porto si fermato alle 5 in punto di un giorno che non so o non ricordo. Sono ancor pi triste da quando morto il gatto che ronfava a giornate sullo zerbino davanti alla mia porta. Gli avevo comprato uno zerbino adatto al suo essere gatto, con un gattino disegnato e una scritta: Welcome! In inglese, perch credevo dessere in America! Insomma, gli avevo offerto un comodo giaciglio, non potendo offrir di meglio, come una spalla su cui contare. Cosa non so, forse i giorni, quelli che passano pigri e lasciano in bocca il sapore del sale, come quello delle mie lacrime che, per non perderle, raccolgo con la lingua, quella italiana, con la quale scrivo i miei pianti. Ora che il gatto non c pi, cambier zerbino. Ne comprer uno in plastica col marchio CE, di quelli verdi, come un brandello di prato, di quel grande prato verde dove nascono speranze. Senza scritte, perch la speranza non ha parole.
13/07/2005
Id: 65 Data: 25/02/2008
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La principessa sordomuta
( Libero adattamento a quattro mani tratto da una novella orientale dal titolo omonimo)
NARRATORE: Cera una volta un re che aveva due figli: un maschio, Igor, e una femmina, Chiaraluna. Chiaraluna era cos bella, ma cos bella, che la fama della sua bellezza si era sparsa anche nei regni vicini. Purtroppo la Principessina era stata colpita da una grave disgrazia: per un misterioso e terribile maleficio non era pi in grado di parlare n di sentire. Il Re suo padre, per anni aveva sperato che ricominciasse a parlare; laveva fatta visitare da tutti i medici pi illustri e facoltosi, aveva condotto a corte maghi e fattucchiere di grande fama nella speranza che, dove non era riuscita la scienza, potessero riuscire le stregonerie. (entrano in scena il Re, Chiaraluna, i dottori)
RE: (rivolgendosi ai dottori) Signori, miei, vi supplico, vi prego, vimploro, aiutate questo povero padre infelice! Questo vecchio re, che presto dovr lasciare il suo regno e le sue ricchezze per passare ad altra vita, non ha pi avuto la gioia di sentire la sua bambina dire pap. Cosa sono, oro, argento, pietre preziose, terre, cavalli, castelli in confronto a questa semplice gioia? Deh! Fate che prima di morire io possa riascoltare la voce di Chiaraluna!
I DOTTORE: (ausculta la principessa, la visita, poi scuote la testa e allarga le braccia) Desperazionemparolam non polet proferiremnullam da farem est! Vi spedir la fattura, Sire. (d una pacca consolatoria sulla spalla del re ed esce)
RE: Oh, me infelice! Me disgraziato! Me tapino! (inginocchiato ai piedi di Chiaraluna)
II DOTTORE: (D unocchiatina veloce alla ragazza) Sursum corda300 euro senza fattura, altrimenti 500(dice al re sottovoce ed esce)
RE: (Piange) ah!ah! ah!ih!ih!ih!
III DOTTORE: Veni, vidi vici! Sono venuto, ho preso visione (visita la Principessa) evincer! (continua a visitarla) Veni, vidi(scuote la testa) nullam fecit! Per lonorario vi far sapere, devo controllare le nuove tariffe! (esce)
RE: Oh, povera la mia bambina!!! (entra il Mago)
I MAGO: Animo, Maest! Sono qua io! Occhio al mago che toglie il malocchio con aglio , prezzemolo e finocchio, un po di salvia, timo e rosmarino, alloro, origano e cumino, menta, basilico e cannella e parler la Principessa bella! (Chiaraluna non mostra alcun segno di miglioramento) O mio sire, vi saluta questo mago impotente, vi porter il conto il mio assistente! (esce mentre il Re sempre pi straziato dal dolore)
II MAGO: Son finite le vostre lacrime Maest, eccomi qua! Sono il Mago Salamino che far parlare questo dolce fiorellino (si prepara )Sin salaminn cotechinzamponcinprosciuttinsuin suinun bel panin tu mangerai e la favella ritroverai! (la principessa resta impassibile) Sua maest, ho fallito, mi dispiace, prego vogliate favorirmi la dovuta mia porcellaemh ... parcella! (esce)
RE: Oh me sempre pi infelice!!!(tra s) e sempre pi povero se si continua cos!
FATTUCCHIERA: Maestci sono ionon piangete! E arrivata Li (reca con s un secchio con spazzolone e strofinaccio) che il pavimento fa brillare sempre pi!
RE: Ma non ho bisogno di pulire il pavimento!!! Non vedete il mio dolore? Non vedete questa fanciulla che non riesce a parlare?
FATTUCCHIERA: CalmateviLi, prima lucida i pavimenti e poi fa parlare le principesseuna cosa per volta, Sire! (pulisce per terra e poi con il secchio davanti comincia il suo rito magico) Ciuffi di capelli, grani di polvere, briciole di pane, impronte fangose, zampe di acari e voilla Principessa parler! Caccole di topi, tele di ragni, peli di gatti ed altri animalisani gli orecchi e corde vocali! (Chiaraluna non si scompone) Niente da fare, Maest, Li prende il secchio e se ne va e domani il conto vi porter. (esce)
RE: (abbracciando la figlia sventurata) Ahi lasso! Il mio dolor non si placher!
NARRATORE: La principessa, crescendo, si faceva ogni giorno pi bella ed i suoi occhi erano tanto dolci ed espressivi, cos colmi di bont che tutti lamavano, pur compiangendola. Ma un brutto giorno il Re si ammal gravemente e quando cap che per lui stava ormai giungendo la fine, preoccupandosi per la sorte dellamata figliola, chiam il figlio Igor.
RE: Igor, Igor
IGOR: S. padre
RE: Figlio mio, oramai il tuo povero padre sta morendo
IGOR: Oh, padre, che dite
RE: ma non la morte che mi stringe il cuore, altro dolor mi straziala tua amata sorellasenza la favellaquale destino sar il suoA te la raccomando.
IGOR: Padre, si rassereni il vostro nobile animo, Chiaraluna la pupilla dei miei occhi. Sempre avr cura di lei. Venite, ora, venite con me che avete bisogno di riposare. (escono)
NARRATORE: Cos il Re chiuse per sempre gli occhi tranquillo. Bisogna ora sapere che il Principe Igor aveva una moglie, Rufilde, tanto perfida quanto Chiaraluna era buona ed era cos gelosa della bellezza della Principessa che chiss cosa avrebbe fatto per levarsela di torno. Cominci a meditare il modo per farla cadere in disgrazia agli occhi del fratello e non ci dormiva la notte assillata com'era da questo infame desiderio. (entra Rufilde)
RUFILDE: Ah, quella perfida di Chiaraluna, vipera che non altro, che mi ha rubato tutte le attenzioni di mio marito!
PAPPAGALLO: Vipera sarai tu, tu, tu, tu, tu.occupato
RUFILDE: Ma cosa si crede! Con quei suoi occhi incanta tuttiah, ma non incanta certo me! Lo trover.Trover il modo di metterla in cattiva luce!
PAPPAGALLO: Spegni quella cattiva luceluce..luceluce
RUFILDE: Vediamommhhcosa potrei fare.???
PAPPAGALLO: Vai a mor ammazzatazatazata..zata
RUFILDE: Ecco!!! TU, proprio tu, stupido pennuto balbuziente, leccapiedi di Igortu, farai quella fine!Ahahah!!!
PAPPAGALLO: Senza finefinefine FINE???
RUFILDE: S, uccider questo uccellaccio! Igor ne sar molto addolorato! E poi ne dar la colpa a Chiaralunae Igor smetter di adorarla! (si gira verso il pappagallo brandendo un coltellaccio)
PAPPAGALLO: Aiuto, aiuto.stasera finisco allo spiedo!!! (Scappa inseguito da Rufilde) Mammaaa!!! (entra Igor)
IGOR: Rufilde! (torna Rufilde)
IGOR: Dov' Cocorito?
RUFILDE: Oh, caro, caro il mio Igor! Che cosa triste devo annunciarti, proprio io che ti amo tanto e che vorrei vederti sempre sereno e felice! Un doppio dolore! Dolore perch il tuo Cocorito morto assassinato e dolore perch chi lha ucciso tua sorella Chiaraluna
IGOR: Ahdisgraziata!Macome possibile? Chiaraluna cos dolce, cos buona, cosnon posso crederci!
RUFILDE: Rassegnati, non infierire contro di lei. La poverina, infelice e disperata, lha ucciso per invidia: Cocorito parlavalei no!
IGOR: Oh, povera sorella mia! Quanta infelicit deve esserci nel fondo del suo povero cuoreVado a seppellire Cocorito! (esce)
RUFILDE: Accidenti! Non ha funzionato! Dovr escogitare qualcosaltro! (pensa) Ho trovato!!! (si sdraia sul divano e si lamenta) Ohi, ohi, ohi, che dolore! Ohi! (Entra Chiaraluna, vede la cognata che si strazia, esce di nuovo e torna con una tazza, la fa bere, la accarezza. Intanto Rufilde urla sempre pi forte. Entra Igor)
IGOR: Ma che succedeperch ti strazi in codesto modo?
RUFILDE: Mi sono sentita mancare e quella vipera accorsa facendomi bere da questa tazza fingendo di volermi curare... certamente velenoho dei crampi tremendiTua sorella con quella faccia da santarellina ci ha sempre ingannati, capace di tutto. Prima ha ucciso Cocorito ed ora vuole uccidere me! E pazza, ti odia! Tu devi decidere, non si pu andare avanti cos. Non c posto in questa casa per tutti e due! O via lei o via io! (Igor la prende e laccompagna fuori)
IGOR: Su, vienici penser
NARRATORE: Cos un giorno il Principe Igor mont a cavallo, prese la sorella sulla sella e galopp verso la montagna. Quando furono giunti in un bosco che sembrava non avesse fine, scesero da cavallo e la fanciulla, felice di sentirsi libera, lontana dalla cognata cattiva, cominci a correre qua e l cogliendo fiori e bacche. E corse, corse e corse allontanandosi dal fratello e dal cavallo rimasti in una piccola radura. Quando si accorse che stava allontanandosi troppo ritorn alla radura, ma non vi trov pi nessuno. Davanti a lei stava il bosco con i suoi alberi fitti fitti e, attorno, una grande solitudine. Girovag, poi sfinita si gett sullerba. Ben presto sarebbe scesa la notte e lei si sarebbe trovata l, sola nel buio del bosco: si mise a piangere e a pregare il suo Dio perch la proteggesse. Ma era tanto spossata e stanca che, senza accorgersene, cadde in un sonno profondo. Venne il lupo!
LUPO: Uh..Uh che buon bocconcino sarebbe per me! Slurp..slurpQuesta anche meglio dei tre porcelliniArislurp..slurpOra me la mangio!( fa per avvicinarsi ma poi si ferma) Accidenti! Il mago dottore della foresta me lha proibito! E per via del diabetele principesse troppo dolci mi fanno venire il diabete! Che sfortunadovr accontentarmi di quella vecchia rimbambita della nonna di Cappuccetto Rosso!(esce con la coda fra le gambe)
NARRATORE: E venne lorso!
ORSO: UghUgh Ugh che vedono i miei occhiuna buona fanciulla, saporita e teneracarne biancauna bella pollastrellaproprio come mi ha ordinato il mago dottore della foresta per il colesterolo! Ora la mangio! (Fa per avvicinarsi ma si ferma) Accidenti! Dimenticavo che mi ha proibito di mangiare pollame di derivazione sconosciutaper via di una malattiacome si chiama?...bohnon importa...meglio che la lasci l! Peccato...una simile squisitezza non mi capiter pi( esce mesto).
NARRATORE: Scampata cos la notte, giunse il mattino. Un raggio di sole che filtr tra i rami degli alberi fece destare Chiaraluna. L per l non capi bene dove si trovasse ma, quando si accorse di non essere nel suo confortevole letto, si ricord del giorno prima e di quanto era successo e cominci a temere per la sua sorte. Sincammin cercando una via di salvezza. Ad un certo punto vide un cervo avvicinarsi
CERVO: Beeella , principeeessa, vuoi veenire con mee?
NARRATORE: Chiaraluna si meravigli! Aveva udito le parole dellanimale! Lei poteva sentire solo la voce degli animali! Ma ancor pi si meravigli quando si rese conto di poter sentire anche la propria voce che rispondeva
CHIARALUNA: Volentieri, caro cervo!
CERVO: Allora, seeeguimi!
CHIARALUNA: (a voce alta) Ma io sento! Io parlo! E un miracolo o un sogno?
NARRATORE: Cammina, cammina giunsero davanti ad un grande castello. Entrarono. E mentre la Principessa continuava a guardarsi intorno stupefatta, vide venirle incontro un bellissimo giovane che sinchin a lei, le prese la mano e le disse:
OLAF: Chiaraluna, finalmente! E tanto tempo che ti aspetto! Io sono Olaf. Solo tu mancavi per dar la luce al mio palazzo che il pi bello di tutto il reame! ( La sbircia da cima a fondo emettendo un fischio di ammirazione) Aveva ragione il mago della foresta: non c altra fanciulla pi bella di te! Per questo stanotte ha tenuto a bada lupi ed orsi, perch tu fossi salva e diventassi mia sposa! Per questo ti ha ridonato udito e parola!
CHIARALUNA: Ohmio signoresono..sonosonoSENZA PAROLE!
OLAF: Di nuovonon facciamo scherzi...eh???!!! (entra il mago)
MAGO: Oh, eccoli i piccioncini! Belli! Sono venuto a darvi la mia benedizione! E ad augurarvi figli maschi. E come dono di nozze accettate queste due stelle doro. Ci giocheranno i vostri marmocchi. E finch le terrete con voi la felicit e la salute regneranno in questa casa! (esce)
NARRATORE: Come furono belle le nozze! Per tre giorni e tre notti il palazzo echeggi di canti e suoni. Corsero fiumi di vino e di panna e gli spiedi doro delle cucine reali girarono ininterottamente. (entra la servit indaffarata)
I CAMERIERA: Cielo! E gi questora e ancora non pronta la torta nuziale!
II CAMERIERA: Poveri noi!
CUOCO: Prestotutti in fila: Pan di Spagna (gli altri ripetono a voce alta lingrediente richiesto dal cuoco, e, a catena, glielo porgono)Uova zucchero crema marmellata cioccolata profiteroles scala (ci sale sopra) siringa piena di panna .ecco fattoancora un ricciolino.CILIEGIA! (pone la ciliegina sulla torta e poi la trasportano fuori. Entrano gli sposi)
PAGGIO: Il duca e la duchessa di Roccapepata (entrano)
DUCA: I miei auguri, soavi maest!
DUCHESSA: Vogliate accettare questa impepata che gli abitanti hanno preparato per le vostre maest!
PAGGIO: Il barone e la baronessa di Pian dei Tontoli!
BARONE: Vi portiamo i voti augurali di tutto il regno di Pian dei Tontoli!
BARONESSA: A Pian dei Tontoli sono tutti rintontiti dalla letizia per questa festa.
PAGGIO: Il marchese e la marchesa di Monte Tremolante!
MARCHESE: Vostre Maest, gli abitanti di Monte Tremolante vi fanno dono di questobudino!
MARCHESA: A Monte Tremolante nessuno riesce a stare fermodalla gioia!
PAGGIO: Entrino le fate!
I FATA: Io sono la fata Confettino, il mio regalo di nozze sar un meraviglioso bambino!
II FATA: Io sono la fata Caramella, e vi reco una piccola dolce puella!
III FATA: ( in ritardo, arriva ansimando) Io sono la fata(prende fiato)un poco sbadataecco il mio regalo di matrimonio: uninsalata e un pinzimonio!
TUTTI INSIEME: (Brindano) evviva gli sposi! Evviva! (escono)
NARRATORE: Cos i due sposi vissero felici e contenti e mai nessuna nube offusc il cielo della loro felicit (entra Chiaraluna) Soltanto talvolta, la principessa provava una pena al cuore nel ripensare al suo amato fratello Igor del quale non aveva pi avuto notizie. Una sola volta dei mercanti di stoffe erano entrati alla reggia(entrano i mercanti)
I MERCANTE: Volere gomberare zignora?
I MERCANTE: Niende garo, niende garo!
CHIARALUNA: Da dove venite?
IMERCANTE: Dal regno del Bringibe Igor..
CHIARALUNA: Dite davvero? Il regno del Principe Igor?
II MERCANTE: Cerdo zignora, lo gonoscede?
CHIARALUNA: Eh, sun poe ditemie del principe che notizie avete?
IIIMERCANTE: Oh..Bringibe sdare moldo benemabovero Bringibe!
CHIARALUNA: Cosa gli accaduto?
IIIMERCANTE: Niende, zignora, ma..zua moglie ezzere una viberamoldo vibera, moldo velenosa, gaddiva con duddo bobolo!
CHIARALUNA: Cattivaoh
IMERCANTE: Zignoravoi barlare, barlarema gnende gomberare!
CHIARALUNA: Ahscusatemi...s, certovi compro tutto!
IIMERCANTE: DUDDOOO??? Zignora??? Voi sgherzade!
CHIARALUNA: No, ho detto tuttovenite con me (escono)
NARRATORE: E cos passarono gli anni. Erano nati due meravigliosi bambini, un maschietto ed una femminuccia e tutto andava per il meglio. Una sera, mentre Chiaraluna stava seduta sul balcone a ricamare, vide avanzare per il viale del parco un uomo a cavallo. Dal suo portamento si capiva che doveva essere un gran signore anche se i suoi abiti erano impolverati. Quando fu pi vicino e Chiaraluna pot vederlo in viso, per poco non si lasci sfuggire un grido di meraviglia; quelluomo dal viso serio e scarno era proprio suo fratello Igor!
CHIARALUNA: Oh, quel cavaliere mio fratello! Che voglia di abbracciarlo, dopo tanti anni! Ma...forse.. meglio fingere di non conoscerlo.
IGOR: (scende da cavallo) Signora, sono molto stanco, da molti giorni sono in viaggio, non potrebbe offrirmi ospitalit per questa notte?
CHIARALUNA: Ospitarvi, potrei, per questa notte, ospitarvi potrei di tutto cuoreVenite.
NARRATORE: Lospite fu ben accolto. Mentre Igor si stava intrattenendo a tavola con il principe Olaf, Chiaraluna and nella camera dellospite, apr la sua bisaccia e dentro vi pose le due stelle doro che il mago le aveva regalato per i suoi bambini. Poi ritorn nella sala come se niente fosse. La mattina seguente
IGOR: Miei signori, vi sar eternamente grato per laccoglienza che mi avete riservato, era tanto tempo che non passavo una serata tranquilla come in una armoniosa famiglia!
OLAF: E stato un piacere per noi, principe. (entrano i bambini)
BAMBINI: (parlano in coro) Mamma! Mamma! Ci hanno rubato le nostre stelle doro!
CHIARALUNA: Ma come, cosa dite!? Chi pu aver fatto una cosa simile!?
BAMBINI: Vogliamo le nostre stelle!!! (piangono)
CHIARALUNA: Servi!!! Frugate dappertutto equando dico dappertuttovoglio dire dappertutto anche nel bagaglio del Principe nostro ospite!
IGOR: Ma come potete, signora, dubitare di me?
CHIARALUNA: Fidarsi bene...ma non fidarsi meglio!
IGOR: Ma comequasi quasi mi offendo
SERVO: Eccole qua, Maest, erano nella bisaccia di questo forestiero!
IGOR: Ma comenon possibile Sono costernato! Vi giuro che sono innocente! E la prima volta che le vedo, oh, me sventurato, nessuno mi pu credere! Vi prego, credetemi, non le ho messe io l dentro, sono innocente!
CHIARALUNA: Vedi, dunque? Anche tua sorella fu incolpata in questo modo il giorno che tu la lasciasti nel bosco Eppure era innocente, come tu ora affermi di essere
IGOR: Mi prendesse un accidente! Come fate a sapereNOOOOO!!! Non posso credercitu, tu.tuseimia sorella Chiaralnooo, non possibile! Che sciocco, mia sorella era sordomuta! Voi invece parlateuditema Quegli occhisi tuoi occhimi dicono che sei proprio lei...la mia amata sorellina Chiaraluna!!! (si getta in ginocchio ai suoi piedi) O sorellina, sorellina stornapotrai mai perdonarmi?
CHIARALUNA: Alzati! So bene che non stata colpa tua, tu hai solo ascoltato quella perfida di tua moglie Rufilde ed io, incapace di parlare non potevo difendermi: ma ora non parliamone pi! Sono cos felice di averti ritrovato! Le stelle le ho messe io nella tua bisaccia, perch tu potessi capire quanto grande sia stata la mia sofferenza! Abbracciamoci, ora!
OLAF: Caro cognato! (si abbracciano)
NARRATORE: Il principe Igor rimase al palazzo con la sorella per molti giorni avendo molte cose da raccontarsi ed una volta tornato a casa fece scacciare la perfida Rufilde. E da quel giorno la serenit e la pace regnarono nel Paese. Tutto bene quel che finisce bene, vero mercanti?
I, II, III MERCANTE: (in girotondo) Ziamo rigghi! Ziamo rigghi!!!
FINE
Id: 61 Data: 12/02/2008
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La bomba
Come ogni giorno, Arturo era alla guida dellautotreno della ditta presso la quale lavora. La sua mansione consiste nel recarsi in alcune aziende a recuperare materiali cartacei destinati al riciclo. E un bel lavoro. E come riciclare denaro, ma denaro pulito, a meno che qualcuno non faccia il furbo. E un lavoro ambientalmente utile, che risparmia un gran numero di alberi dalla decimazione e d un colpo di mano anche alla lontana Amazzonia che alla verginit delle sue foreste ci tiene in particolar modo. Un valore, la verginit, che anche i giovani, sorprendentemente, sembrano aver riscoperto. Non a questo, per, Arturo stava pensando quando, verso lora di pranzo, era in procinto di addentrarsi nel caotico traffico del capoluogo toscano con quellingombrante mezzo. Doveva raggiungere una tipografia che tra giornali, riviste e scartoffie varie, buttava al macero anche le novelle scritte a macchina di Gianni Rodari, che nessuno legge (e scrive) pi da quando uscito Il codice Da Vinci e le favole, che si raccontano e si ascoltano al telefono, ora, si chiamano intercettazioni. La sua prima preoccupazione, infatti, fu quella di sganciare il rimorchio in un agevole parcheggio. Lenorme piazzale dellEsselunga di Osmannoro il pi frequentato dai camionisti per le sue notevoli dimensioni e fu proprio l che si diresse, appena uscito dallautostrada. Arturo non ha mai capito perch labbiano chiamata esselunga anzich ilunga, che sarebbe stato molto pi facile e rapido trovarla nellordine alfabetico, ma essendo una persona rispettosa delle scelte altrui, non ne ha mai fatto un dramma. Tra un pensiero consonantico ed uno semiconsonantico, pens anche di consumare in quel luogo il pranzo, dal momento che il suo stomaco borbottava reclamando un adeguato sostegno. Non lontano, in un angolo tranquillo del piazzale, vide il furgoncino ben accessoriato di veranda, tavolinetti e sgabelli di un porchettaro ambulante. Decise di comperare, non gi una consonante, ma un succulento panino con la porchetta e di mangiarselo al fresco nella sua cabina di guida. Nel frigo portatile aveva tutto il resto per completare il pranzo: acqua, birra, frutta e Baunty, i suoi dolcetti al cocco preferiti. Il suo occhio fu attratto dalla scritta di un cartello che attiv repentinamente i suoi succhi gastrici: Panino Bomba. Che c dentro la bomba? chiese al porchettaro. Peperoni, cipolle, salse piccanti e porchetta, ovviamente. Me ne prepari uno, ma ci metta tutto in quantit moderatanon vorrei che mi esplodesse nello stomaco! Mentre luomo si accingeva a tagliare la porchetta, Arturo sent uno dei due avventori, che poco pi in l stavano gustando le loro bombe, dire allamico: Ehi, eccola! Guarda com bella stamani, tutta vestita di rosso! Madonna quant bona! E lei la vera bomba! additando uno schianto di ragazza che si stava avvicinando al furgoncino. Arturo non pot fare a meno di voltarsi e di notare tutto quel bendidio di femmina dai tratti somatici e dal colore ambrato della pelle tipico delle sudamericane, che tracimava procaci rotondit dallattillato body rosso e dagli ancor pi attillati pantaloni rossi. Non si trattava di Cappuccetto Rosso sul punto di essere divorata dal lupo famelico, bens della stuzzicante e appetitosa commessa del porchettaro che iniziava a quellora il suo turno giornaliero di lavoro. Alla domanda Lo mangia qui il panino o lo porta via?, Arturo rispose: Lo mangio, qui, grazie, mi dia anche una birra, cambiando sul momento la decisione presa precedentemente di consumarlo sul camion. Molte donne, risaputo, hanno il grande potere di riuscire a stravolgere in pochi minuti le scelte maschili e quella donna, oltre al potere, di grande aveva anche altre prerogative che, nel gergo del camionista e non solo, si chiamano tette e culo! Si sedette ad un tavolo e quella bomba di femmina gli serv birra e panino. Oltre ai succhi gastrici, anche qualcosaltro si stava attivando nel corpo di Arturo alla vista di quel fondoschiena che la bella ragazza ora gli stava dimenando sotto il naso, con il pretesto pi o meno giustificato di lucidare il cartello dei prezzi! Mentre Arturo cercava mentalmente di mettere insieme qualche parola per un abbordaggio sicuro e fruttuoso, uno strano, ma non troppo, rigonfiamento sotto la patta dei suoi calzoni, evidenziava vistosamente la sua eccitazione e certo il merito o la colpa non era da imputare n ai peperoni n alle salse piccanti. Tra un boccone, unocchiata e una tiratina al cavallo dei pantaloni che stava prendendo il trotto, not che il porchettaro si era allontanato dal suo banco dirigendosi verso i rimorchi parcheggiati pi in fondo. Vuoi vedere pens Arturo sospettosamente che qui, per una sveltina, se ti va bene, o, nel peggiore dei casi, per una sega, c da metter mano al portafoglio? Sar meglio che stia calmomi sa tanto che il porchettaro e la bella porca sono due furbastri di carriera! Distolse lo sguardo dal procace sederone per seguire i passi delluomo; lo vide addentrarsi nel corridoio che si era formato tra due rimorchi in sosta e fermarsi proprio in fondo a gambe leggermente divaricate. Dalla posizione assunta e dai movimenti delle braccia cap che stava armeggiando con la cerniera dei calzoni, come chi ha un impellente bisogno di pisciare, ma non ancora sufficientemente convinto che quello fosse il suo intento, continu ad osservarlo. Anche Arturo avvezzo a compiere le sue minzioni nei luoghi pi disparati e solitamente lo fa restando fermo e lasciando vistosi pozzetti che, scaldandosi al sole, esalano un fetido odore. Quelluomo, invece, o per gioco o per accelerare il processo di esalazione in modo da cancellare pi in fretta ogni traccia della sua escrezione, una volta dato lavvio alla minzione, prese ad indietreggiare sparpagliando la sua urina a mo di serpentina lungo il corridoio. E ovvio!, nel parcheggio dellEsselunga si piscia ad esse lunga! dedusse Arturo, non poco sorpreso da quel bizzarro evento, intanto che la sua mente stava gi elucubrando su quale poteva essere il modo pi idoneo per pisciare nei parcheggi della Coop o della Conad. Ma le sorprese per Arturo non finirono l. Com noto, al termine di ogni pisciata, gli uomini sono soliti procedere alla cosiddetta sgrollatina per far sgocciolare gli ultimi residui di urina, prima di riporre lorgano urogenitale. Luomo fu bizzarro ed originale anche in questultima fase della minzione. Non si limit a sgrollarlo una, n due, bens tre volte, compiendo, ogni volta, dei grandi salti a gambe allargate molleggiandosi un poco sulle ginocchia. A quella vista, Arturo si ricord, in merito, della tesi di un suo amico il cui assunto : La terza sgrollata quasi una sega! Il porchettaro, riassettandosi i pantaloni con aria soddisfatta, fece ritorno verso il suo furgone dove, nel frattempo, era giunto un signore distinto, in giacca e cravatta, con laspetto da raffinato rappresentante di commercio. Doveva essere un cliente abituale perch il porchettaro lo salut calorosamente con una energica pacca sulle spalle, pulendosi cos ambedue le mani galeotte sulla sua impeccabile giacca. Che ti preparo di buono? chiese lesercente. La solita bomba rispose lignaro arrivato per il quale Arturo prov un forte sconvolgimento interiore accompagnato da un senso di mesta solidariet. Cos luomo, ripreso il suo posto dietro al bancone, ignorando nel modo pi assoluto che esistono acqua e sapone per detergere ogni impurit, con le sue luride mani schiaff dentro ad un panino peperoni, cipolle, salse piccanti e due belle fette di porchetta. Lo avvolse in un tovagliolino e, con il pi cordiale dei sorrisi, lo porse al malcapitato cliente che subito lo addent manifestando tutta la sua approvazione per la squisitezza. Arturo, dal canto suo, nel breve tempo che aveva trascorso in quel posto, aveva provato le emozioni pi svariate: dalleccitazione delle papille gustative per il profumo invitante del panino bomba, a quella sessuale al limite del desiderio di violenza carnale per lavvenenza della commessa, fino al pi completo disgusto che si stava palesando in conati di vomito. La bomba stava facendo il suo effetto e certo il merito o la colpa non era da imputare n alle salse piccanti n al fondoschiena esorbitante della bambolona in rosso. Il suo pisello si era ritirato e tristemente nascosto dentro una piegolina dei boxer e il pranzo, con un rigurgito, fu deposto, in memoria, vicino ad un rimorchio.
Id: 55 Data: 30/01/2008
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Giornaliera giornata
Aspetto qui, vicino al chiosco, col mio cane e con in bocca il sapore amaro di un caff espresso buttato gi in fretta, davanti ad un panorama sbiadito che allora apostrofava di rosa il giorno ed ora cos duro da mordere con le nostre ormai caduche dentiere. Aspetto qui, guardando gente che passa senza pi gioia da proferire n grazia da chiedere a un santo dal paradiso profanato, passando in rivista una vita periodica che un prezzo troppo alto dissuade dallabbonarsi. Aspetto qui, osservando una donna moderna dalle mani di fata percorrere la sua carriera tra ostentati sorrisi e canzoni remix. Con una risma di cio chiedo a un messaggero con le ali tarpate il tempo necessario per 24 ore di sole. Sole che mestamente scompare dietro il foglio del mattino. Si fatta sera, oramai, e sono ancora qui, col mio cane, aspettando un corriere che, stanco di correre, si assopito in un vecchio grand hotel tra nostalgiche lenzuola fotoromanzate. Al crocevia delle parole un elzeviro tenta di risolvere lultima sciarada chiedendosi quale epidemia abbia colpito gli strilloni mutilati della voce, intanto che ledicolante, mentre chiude i battenti, racconta che costretto a campare coi gratta e vinci. - Gratta, gratta pensa il mio cane. E un cane fedele e mi fa tanta compagnia, un carlino... e il resto mancia!
Errata corrige:... Il resto manca!
Id: 47 Data: 19/01/2008
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