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Raccolta di testi in prosa di Genoveffa Morganella
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

La Terra piange

 

Ci sono cose che neanche la poesia sa raccontare, 
quasi mi abbandona,
l'abbandono, 
non più complice di un tale affanno inveritiero. 
Un fluido denso di ribellione, 
uno schiaffo lacera il silenzio immutevole: Basta!
C'è chi usa la poesia per commettere crimini contro l'anima
e mutare l'ignominia in verso, 
parole sporche di catrame di lingue inquinate
divengono beltà del verbo su certi taccuini.
Bada,
lì dove l'Io prende forma l'ipocrita canta
e ruba l'amore ai gentil boccioli,
l'ultimo alito di preghiera impiccato ad un abbraccio bugiardo.
Povero uomo senza cammino
solo indietro il tuo arido esistere,
brucia l'iride nel girone dell'inferno,
vacuità di costole nutre il tuo destino,
nessuna pietà per il sangue bevuto,
il Sé è deceduto,
carne meschina non abita l'amore.

 

Genni Morganella

*

Pensieri...

Onde di pensieri si infrangono contro le barriere del tempo.
Rimiri lontano la danza onirica di deboli ramoscelli mercè del vento.
Ramingo vai via e ti fondi in quello scenario irrequieto.
Non ti voltare indietro ma non guardare avanti,
segui il tuo sentiero ma non lo calpestare,
dai voce alla tua voce ma non urlare nel silenzio,
sii tu la tempesta e tu il faro,
non sussurrare leggiadre parole a chi non può udirle,
non mostrarti ad occhi che tu stesso hai reso ciechi,
il sole rovente non ha pietà per chi ha cercato di dissetarsi 
lì dove nessuna fonte può trovare vita!
 
Genni Morganella

*

La ladra di lucciole

Era una bambina e inventava fiabe d'amore sul tetto di una rimessa per la legna.
Da quel tetto,calandosi giù da una finestra,non era più scesa.
Si sentiva inadeguata a quel mondo che aveva dimenticato dove dimora il cuore.
Lui sapeva,
l'avrebbe raggiunta,lì,su quel tetto,dove dimora il cuore,per non dimenticare dove abita l'amore...
 
Genni Morganella

*

Il dolore dimentica

Lasciatemelo dire...
Alcuni dolori entrano così in profondità da perdere la voce e anche l'anima arretra senza mai poterlo guardare in faccia.
Quasi una morte apparente nel mentre una lama ti attraversa da una parte all'altra le costole e allora in quel momento ogni cosa cessa di esistere e anche tu, cessi di esistere. 
Non c'è respiro, nè pianto alcuno, ma un'apnea inquieta come di un bimbo appena fuori dalla vagina materna fintantoché non riesce a capire come si faccia a far entrare aria nei polmoni e a rigettarla fuori, altrimenti per lui sarà la fine.
Ed è questo quello che farai anche tu, vomiterai aria malsana a riprendere il battito...tum-tum...
Ma dopo un'altra te sarà ad attenderti e forse non ti riconoscerai, bada...
Lancerai l'ultima lucciola al manto oscuro perchè non potrai negarle la sua libertà di luce e se guarderai bene resterà lì ad illuminare la tua notte anche quando non saprai distinguerla e penserai ti abbia dimenticata, a vegliare silente e senza affanni e questa sarà la tua forza.
Perchè il dolore dimentica.
 
Genni Morganella