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Il coraggio »
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Microricordo 3 »
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Microricordo 4 »
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Il vizio »
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Viaggio corto »
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Microricordo
Aspettava il treno alla stazione e saspettava gli sbuffi di vapore come nel Far West, ma gli sbuffi non cerano, cos come non cera la poesia degli scrittori e dei diari di viaggio in quella attesa per andare e tutto ci forse era buffo. Forse sarebbe stato meglio il finestrino di un torpedone sulla statale, di quelli metallizzati e arrotondati come nei film degli anni 40, con il latte in bottiglia fuori la porta, forse, si forse, una vita fatta di forse. Comunque avrebbe avuto di che raccontare, gli piaceva raccontare, era buono a raccontare; ad ascoltare no, non lo era, non lo sapeva fare, gli mancava la pazienza. Raccontava spesso delle sue donne, belle, sempre uniche, tutte andate via, forse perch non aveva pazienza, perch non sapeva ascoltare. Mi disse di lei, lunica di tutte, disse che stava male e che ultimamente era peggiorata, una cosa seria dissero gli amici di un tempo. Prendeva il treno per andarla a trovare, dopo ventanni di silenzio, dopo ventanni di chiss.
Quando il treno arriv rimase l, non sal, fiss la porta richiudersi, aveva deciso di non andare, decideva sempre allultimo. Lultimo gesto di un gentiluomo, difficile da capire, forse. La volle trattenere nella mente come ventanni prima tempo balordo come ventanni prima, col succo di fragola, con le guance belle e coi pizzichi distratti su di una chitarra. Cos mi disse, ma forse cos non era neppure, eppure io ci credevo, in fondo era cos bravo a raccontare.
Id: 1029 Data: 17/06/2011 12:15:41
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La Scarpata »
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Una notte
S'addice passeggiar di notte ai demoni e ai gatti, e io allora forse un po demone lo sono, e anche un po gatto, nel completo nero, elegante e discreta cornice ad un corpo carico di pensieri e forse sono anche un po suicida, perch la mia passeggiata notturna lo so, ma fingo di non saperlo, mi porter su uno dei tanti ponti della citt, che scavalca lacqua gelida e putrida di un fiume stanco di scorrere e di vedere e sentire sempre le stesse cose. Eh la notte, che magnifica cosa, ti parla come una poesia, con lintuito e con le percezioni, il giorno invece, involgarito dalla frenesia parla come la prima pagina di un giornale, con strilli, clamori e colpi di scena. Trovo di una bellezza unica caricarmi la pipa di un odoroso tabacco e farmi cullare dalle volute di fumo a spasso nella notte; una notte preferibilmente umida e fresca, che a parer mio sposa perfettamente la pipa e la sua natura, che nemmeno la compagnia di una donna o della donna, potrebbe eguagliare la bellezza di alcuni momenti e stati danimo che una buona pipata sa regalare. La pipa, come diceva un mio caro vecchio amico una donna meglio della donna, sa dare piacere e allietare i momenti infelici, ma non si lamenta, non si fa aspettare, sa capire il tuo umore, non ti tradisce, non ha amiche, non ti mette pensieri e una volta che la pipata finita il ricordo di tale piacere resta giusto quel po e poi svanisce come il fumo, alcune donne invece anche se hanno tagliato la corda da un bel pezzo proprio non vogliono saperne di sparire. notte inoltrata, i tacchi delle mie scarpe fanno fin troppo rumore in questo fresco silenzio, da lontano arriva lurlo squarciato di qualche automobile che va ancora in giro, qualcuna ancora gira per la citt, tagliando i riflessi dei lampioni sullasfalto lucido. Dovrebbero abolirle le automobili, hanno violentato il ventre delle citt e continuano a farlo, partorendo figli degeneri, esauriti e indiavolati sempre in corsa contro lultimo minuto, sempre pronti a scaricare tutta la frustrata cattiveria contro chi interrompe per un istante, al semaforo o ad uno stop, la frenetica corsa al secondo, guadagnando minuti su secondi ma non aggiungendo nemmeno un decimo alla meschina vita che gli stata riservata. Tutto ha un tempo, imposto, in queste gabbie da matti, pi si ha tempo e pi si cerca di intossicarlo di appuntamenti, di compiti da sbrigare, nessuno mai che si prenda il tempo per passeggiare senza una met su quel viale e non su quellaltro, per prendere un buon caff in quel chiosco l in quella piazzetta cos bella, per leggere quel libro con quella bella rilegatura, per ascoltare quel qualcuno sconosciuto che sembra non abbia nulla di interessante da dirci; perch, qualcuno di voi ha cose pi importanti da dire o da fare di qualsiasi altro? Inutile affannarsi signori, sotto un buon metro di terra ci si finisce tutti, e nello spazio di quattro tavole certo non ci sar posto per quello che avrete accumulato, ci sar posto solo per un corpo, il vostro, quindi cercate di accumulare voi stessi, un consiglio da amico, di uno che stanotte sar lultima. Fortuna del mio cappotto, comincia a fare fresco, un cappotto nero e lungo a cui ho fatto cambiare la fodera, quella di serie era banalmente nera, io ne ho fatta cucire una a motivi e colori psichedelici, una soddisfazione tutta mia, togliermi lindumento scuro e discreto e svelare come uno scrigno un caleidoscopio di colori, un pugno nellocchio dei curiosi. Un cappotto che non mi cost molto, ma che calza in maniera impeccabile, non mai fuori moda; la moda, che cosa sciocca e insulsa, dove sta scritto che un manipolo di personaggi ambigui e frivoli debba dire cosa si indossa oggi o domani? Gli stilisti sono tutti ipocriti, ne avete mai visto uno che indossi gli abiti che produce? Io mai. E poi cosa producono se non sciocchezze e addobbi da baraccone, stando a loro le donne sarebbero tutte guerriere o mandriane, coperte a suon di stivali, cinturoni, borchie e mantelli, insomma quello che centanni fa avrebbe indossato un proprietario terriero a cavallo. Mentre gli uomini tutti damerini impomatati chiusi in ridicole camicette inamidate e in pantaloni da macero. Mah! mi resta talmente difficile come la gente riesca a farsi trasportare da tanta ridicolaggine, la massa una cattiva madre, partorisce figli senza ragione e amor proprio, trovo quasi eccitante restare al di fuori dei circoli viziosi, dei soliti locali, dei soliti amori, delle solite parole, delle solite cazzate, permettetemi, del solito e monotono spettacolo delluomo, imbastito sulla mediocrit, sullosceno e sul sensazionale e sul tanto lo fanno tutti , resto fuori non per protesta o per una velata frustrazione, ma per il solo gusto di farlo, carico di presunzione ritengo che ci siano cose pi degne di me! Metto le mani in tasca per stringere a me il cappotto, fa freddo o lultima ora che si avvicina, sento nelle tasche qualcosa, un pacchetto di fiammiferi, un rosario, qualche centesimo, un pezzo di carta, lo apro, gualcito, un abbozzo di poesia, forse qualcosa che pensai per lei. A volte se non ci fosse la poesia sarei perso, ma anche lei purtroppo oggi si avvilita e poi mi rende sempre nervoso e scontroso quando mi dicono dai, recitami una poesia - le poesie non si recitano, se ti interessa la leggi da te, la poesia parla da sola non ha bisogno di intermediari, se hai il coraggio devi porti tu di fronte alla pagina e sfidarla, stai sicuro che avr qualcosa da dirti. Eccolo qui il ponte, mi sporgo dal parapetto, abbastanza alto e con poca acqua in questo tratto del fiume, far male, ma sar un attimo, svuoto la pipa nel frattempo, aspetto. Si avvicina un uomo, forse un libero disperato come me, -avete una sigaretta? -no, non fumo sigarette, sono troppo volgari -ah, volgari? contento voi - -anche voi a spasso di notte, un disperato pure voi? -stacco da lavoro tardi e mi piace tornarmene a casa nella notte, disperato? Si abbastanza, ma mai infelice -giusto ben detto amico mio, mai infelice! -arrivederci -arrivederci Lincontro inatteso se ne and con un bel sorriso sincero tra le guance ricamate di una barba fulva e sottile. Aspetto ancora, osservando il marmo bianco del parapetto. Passa un gatto, lo guardo simpatico, amo troppo i gatti. Non so quanto tempo sia passato, una macchina si ferma a scaricare pacchi di giornali fuori un edicola, la cosa mi fa pensare che tra non molto sar lalba. Accidenti non si visto nessuno e di aspettare il giorno non mi va, risistemo la sciarpa, mi stringo nel cappotto e mi incammino verso casa, ebbene si, ho un ego talmente spropositato che sarebbe deprimente morire senza un pubblico che assista al mio tragico e teatrale epilogo!
Id: 244 Data: 01/10/2008 19:46:31
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Francis, una birra e la citt di notte
Sembrava che Francis avesse altro da dire, tir fuori una sigaretta dal pacchetto sul cruscotto, laccese, tirando una boccata pensierosa, il semaforo si illumin di verde, ingran la prima e ripartimmo nella sera. - Il tempo non esiste - mi disse - Come? che dici? - - Il tempo non esiste, o meglio esiste solo in funzione delluomo - - Spiegati meglio Francis - - Vedi, il tempo esiste perch esistiamo noi, siamo noi a crearcelo, altrimenti non esiste, il tempo fine a se non esiste, esiste in funzione delluomo - - Vabb Francis, allora le stagioni, le lune, i tempi della natura? Dove li metti? - Beh, non sono certo tempo, sono cose che si ripetono ma non sono tempo, sei comunque tu, essere umano, a codificare tali processi con gli schemi, o permettimi, con i tempi del tempo - Uhm - - Immagina di prendere un essere umano, un bambino, che non abbia mai avuto cognizione del tempo, che non gli sia stato mai detto delle ore, dei minuti, degli anni, dei secoli, prendi questo bambino, ebbene egli non saprebbe cosa il tempo - Ma come fa a non averne cognizione Francis? Allora se vede che si fa giorno e si fa notte, che alla bella stagione c la cattiva, come fa a non pensare al tempo?- - Perch dovrebbe? Il bambino in esame lo stai facendo ragionare con la tua testa, cerca tu di ragionare con la sua - - I cicli della natura avverrebbero anche senza tempo, il giorno e la notte si succederebbero anche senza la misura del tempomi capisci? Senza che ci sia luomo a dire: fra quattro giorni entra lestate, fra unora far buio - Uhm Francis, la fai troppo facile - - Allora ascolta, immagina che da quando eri bambino, da quando hai cominciato ad imparare, ti avessero insegnato che un ora dura ottanta minuti, ora tu sapresti che un ora di ottanta minuti e se io ti dicessi che invece di sessanta tu non mi crederesti, o quanto meno avresti sempre i tuoi ottanta minuti come parametro di riferimento
Lauto saltell su un tombino e la cenere della sigaretta and tutta a ricamare i jeans di Francis allaltezza del ginocchio destro. Le luci della citt, con la notte estiva fresca e ancora giovane scorrevano insieme alla vita fatta di auto, bus, marciapiedi, semafori, cartelli, cani, gatti e persone che prima o dopo sarebbero rientrate in casa o in albergo o sotto un ponte o nellandrone di un palazzo, perch si sarebbe fatto tardieccolo il tempo, onnipresente, si sarebbe fatto tardi perch di una misura di tempo ne sarebbe rimasta una pi piccola, insufficiente allazione da compiere. - Beh Francis, su questo non posso darti torto, in fin dei conti viviamo incassati in matrici che esistono prima della nostra nascita, diciamo pure che le convenzioni ci precedono - - E il tempo una convenzione! Vedi che allora ci inventiamo tutto noi, luomo si lega le mani da solo! - Si, ma se non ci fosse un minimo di ordine - - Non so fino a che punto si possa chiamare ordine, ma questo poi un altro discorso, rischiamo di passare tutta la serata a delirare, ti va una birra?- - Ok dai! dove andiamo? - - Sinceramente non mi va di rinchiudermi in un locale, prendiamo due bottiglie e ce ne stiamo in macchina on the road , non c miglior locale di una citt in una sera destate
Francis accost la sua Micra, completamente scassata dalla vita cittadina, in seconda fila, fuori da un bar come tutti gli altri, ma dove qualche luce soffusa e un arredamento minimale, conferivano quella dignit, se cos si pu chiamare, da esclusivo locale costiero. Entrai tra la folla di camicie bianche, pelli abbronzate, sguardi curiosi e fatali. Chiesi due birre piccole in bottiglia alla barista che fingeva di essere stressata, ma non ne avevano, o meglio il rapporto prezzo/bevanda, mi fece optare su una bottiglia grande, un gran bel birrone ghiacciato! Mentre uscivo dal locale incrociai lo sguardo curioso e sorridente di una ragazza, per una frazione di secondo sembr che ci fossimo detti tutto, ma anche niente e che quindi si doveva stare insieme per dirselo. Ma le occasioni che succedono nei film sono molto rare o pressoch nulle nella vita, e quindi io uscii dal locale e lei continu a parlare con le sue amiche, tutti e due coscienti che per un infinitesimo due battiti di cuore si erano accordati sullo stessotempo. Francis diede il primo sorso tra una sillaba e laltra di una canzone degli Oasis. - Francis, se come tu dici, il tempo non esiste, allora tutte le cose che sono state, tutte le cose fatte e non fatte, dette e non dette, dove vanno a finire? - La Micra scassata aveva intanto ripreso la sua corsa notturna. - Spiegati - - Allora quando perdiamo unoccasione, quando subiamo un dispiacere, ci diciamo che il tempo far passare tutto no? che ci vuole solo tempo per alleviare le cose ma se il tempo non c, tutto questo rimane sempre e quindi questo tempo che fa da coperta a ci che non vogliamo pi vedere, non copre nulla -
Francis mi guard, le labbra sembravano disegnare un leggero sorriso, poi guard fuori dal finestrino, allung di nuovo sul pacchetto di sigarette, ne accese unaltra, tiro una grossa boccata e disse: - Non chiedermi di spiegarti ci che ti sto per dire, perch non ne sarei capace, solo che mi arrivata unintuizione, e non so nemmeno se crederci o no pure io - - Dai spara - - Vedi, tutto, ma dico proprio tutto, dal primo fuoco acceso, a Giulio Cesare che scruta lorizzonte, ad uno sconosciuto contadino bretone del 600 che stringe una fascina di rami, a noi che stiamo qua in macchinaebbene tutto gi successo, tutto sta succedendo, tutto dovr succedere - Aspetta un eterno presente? - Pi o meno credo di si
Dentro la vetturetta cal un forte silenzio, per qualche attimo, nonostante i finestrini abbassati e gli Oasis in sottofondo, tutto sembr ovattato e discreto. E come il mio amico anche io ebbi unintuizione, o almeno cos mi sembr. - Allora Francis, la morte? Non esiste? - Beh se tanto mi da tanto, credo proprio di no -Quindi il corpoun cappotto da togliere al momento giustoquando non pi freddo - - Detta cos mi piace! - Anche a me Francis! - La birra finita - - Beh appunto deliri! dai prendiamone unaltra - Si dai, tanto ancora presto, abbiamo ancora molto tempo, anzi non ne abbiamo proprio! -
Francis rise di gusto e fece ridere anche me, con la sua camminata strana mentre scendeva dalla macchina ed entrava in un altro dei tanti bar.
Id: 197 Data: 09/08/2008 14:50:47
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Una storia cattiva
Accadde che Giulia, fosse molto invidiosa della bellezza della sua compagna universitaria Grazia e del fatto che ella potesse essere felice con un ragazzo, tale Michelangelo. Giulia, aveva un antipatia innata verso Michelangelo, un sentimento senza una razionale spiegazione, in fondo si conoscevano poco, giusto perch frequentavano alcuni corsi insieme, e screzi tra loro non ve ne erano mai stati, quindi non vi erano motivi allastio che la ragazza aveva verso il ragazzo. Michelangelo corteggiava Grazia come meglio gli riusciva, era un po maldestro, questo ad onor del vero bisogna dirlo, ma spontaneo e a quella ragazza gli voleva davvero un gran bene. Grazia era sfuggevole, chiusa nelle sue paure e nei postumi, non ancora pienamente smaltiti, di una passione andata a male, ed in effetti, ancora intorpidita da sentimenti scaduti, aveva paura che potesse nascere qualcosa di serio tra lei e Michelangelo, pi di una volta aveva detto che sbagliava a non accettare le attenzioni del ragazzo, ma sbagliava sapendo di sbagliare, perch secondo lei in quel momento della sua vita doveva andare cos. Di questi ragionamenti illogici, tipici delle donne, Michelangelo non se ne curava pi di tanto e continuava ad insistere, a cercare di essere sempre presente nella vita di Grazia, a fare il buffone insomma, perch in certe situazioni gli uomini sono dei pagliacci e rivederli con gli occhiali del tempo procura una gran pena. Giulia era al corrente delle paure e dei dubbi di Grazia, in quanto questa le si confidava spesso e sapeva come ben sfruttarli a suo piacimento, per soddisfare quel suo desiderio di controllo su una relazione a lei estranea. Molte donne hanno questa perversione, cio quella di interessarsi morbosamente alle storie e ai sentimenti altrui e di gestirli, di averne parte in causa, Giulia era una di queste. Cominci a far leva sulle paure, a mettere in giro strane voci su Michelangelo, a dipingerlo, agli occhi dellignara Grazia, come un volgarotto, come un nulla di buono ecc. ogni occasione sconveniente era buona per portare sulla bocca Michelangelo. Grazia, per sua natura ingenua ed insicura, cominci a dare credito alle voci che man mano si diffondevano e di conseguenza cominci ad allontanarsi, per quel poco che si era avvicinata, da Michelangelo. Passo tempo e Grazia si fidanz con un tipo che la apprezzava solo per la sua dote fisica e a parte i momenti fisici, la trascurava e non la calcolava per quello che davvero valeva. Passarono degli anni e al dito di Grazia ci fu una fede nuziale, passarono ancora altri anni e la donna cominci a trasandarsi, a sentirsi disillusa, i sogni da ragazza, al tempo delluniversit, non si erano avverati, si ritrovava a fare la casalinga, moglie di un avvocato, insoddisfatta passava tutto il giorno in casa con le sue antiche paure, che ogni tanto, e questa cosa non gli era mai successa, assumevano la forma del rimorso. Una mattina allo specchio si accorse di avere delle rughe, le cont, di giorno in giorno continu a contarle, aumentavano, stava invecchiando nella sua casa, tra le sue cose, tra le sue paure. A forza di mangiare cibi congelati, il suo giovane vecchio cuore si congel a sua volta e divenne duro come un sasso. Un giorno come tanti, uguale a quello prima e uguale a quello dopo, frugando tra le nostalgie e i sogni impolverati, ritrov un vecchio libro di poesie che anni e anni addietro gli aveva regalato Michelangelo, dapprima si chiese anche chi fosse quello sconosciuto, che nellinterno della copertina gualcita gli scriveva quella dedica, cosi carica di sentimento schietto e sincero, poi dimprovviso, come una ventata tornarono i ricordi, le parole, gli sguardi, i sorrisi e forse qualcosa di pi. Ma ormai era troppo tardi, la vampata di calore che la colse gli squagli il cuore di ghiaccio e senza dolore si accasci a terra. Giulia non pot recarsi al funerale della sua cara amica, perch talmente invecchiata, pure lei, e obesa da non potersi muovere, rimase tra le sue tele e la sua collezione di quadri, come aveva sempre fatto. Di Michelangelo si dice che qualcuno lo abbia visto da lontano mentre calavano la bara nel loculo, con la faccia serena, rilassata, e fin troppo giovane per let che dovrebbe avere.
Id: 103 Data: 19/04/2008
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Una storia qualunque
Non saprete mai il mio nome, nessuno lo verr mai a sapere, nemmeno dei collaboratori, perch non ne ho avuti, certe cose vanno fatte da soli lunico modo per non essere scoperti, da solo sei insospettabile e nessuno pu tradirti. Ho calcolato tutto nei minimi dettagli, ho riveduto decine e decine di volte tutto, le cause e gli effetti; a parte un benevolo shock sullopinione pubblica e qualche titolone sui giornali, tutto filer liscio come lolioalmeno fino a questo momento, tutto andato assolutamente bene, a riprova che il mio piano perfetto! Le cose pi sono semplici e meno danno problemi! Sono quarantanni che ci lavoro su, ho settantadue anni, ma me li porto bene, diciamo che la fatica non mi ha mai ammazzato! La guerra me la sono fatta di striscio, ma la paura, quella, la ricordo bene, sul volto di mia madre e nel ricordo di un padre che non cera pi. Con molti sacrifici mi sono dato allo studio, una sorta di studio autodidatta, andando a cercare le cose che mi interessavano e dalle quali trovavo soddisfazione, sviluppando sin da subito una visione critica delle cose, di tutte. A scuola facevo il giusto per andare avanti, gi allepoca, da giovinetto, cominciai a rendermi conto che la scuola ti insegna quello che qualcuno vuole che ti sia insegnato, gli amici, e soprattutto i nemici, te lo dicono loro chi sono, chi devono essere, la mente di un ragazzino una tabula rasa su cui puoi scrivere di tutto, cosi come una tabula rasa lo era il paese appena uscito dalla guerra, channo potuto scrivere di tutto. Quando guardo i giovani e la scuola di oggi, penso che ci sono riusciti nel piano di rincoglionimento sistematico, hanno studiato tutto molto bene, ma di me non hanno mai sospettato. Poi venuto un periodo di benessere, ma stata una cosa effimera, un po come il gioco della carota e del bastone, il popolo cominciava ad essere intraprendente, libero, spensierato, sicuro, e questo non andava bene, non va bene, il popolo va sempre tenuto allinsicuro, la paura deve essere sempre presente in qualche modo, la paura una grande macchina di controllo, la casta sacerdotale lo aveva capito da svariati anni. Ancora oggi mi viene un amaro sorriso quando un bambino viene azzannato da un cane, quale pi ghiotta occasione cos come le altre- ! Eserciti di pseudo-giornalisti sguinzagliati alla ricerca di tutti i cani che mordono bambini, per sviare lattenzione pubblica dagli inganni e dai problemi seri; bisogna creare e cercare di mantenere con ogni mezzo possibile la disattenzione pubblica, perch quando sei disattento riesce pi facile che le cose ti passino sotto il naso, senza che te ne accorga, e spesso sono quelle cose, che se il popolo stesse un minimo attento col cavolo che le permetterebbe. La situazione non poteva reggere, cosa fare? Vennero gli anni di terrore, si crearono parti e controparti che si ammazzavano in strada fra loro, aizzate da chi poi andava a cena assieme, quante mangiate mi sono fatto anche io con quei personaggi. Si gozzovigliava fino a tardi e ci si metteva daccordo su cosa dirsi lindomani luno contro laltro, per alimentare le rotative; sembrava come stare nei camerini di un teatro, si sceglieva la parte, la si imparava e la si recitava sul palco dei media. E intanto fior di giovent si scannava credendo chiss in cosa. Il piombo era nei cuori di quei oscuri signori dietro le quinte, non in strada. Ma torniamo a me, nel frattempo ero diventato ricco, molto ricco, li conoscevo tutti uno ad uno e a tutti facevo favori e loro in qualche modo dovevano ricambiare, ma io non chiedevo mai, li avrei tenuti sempre in caldo. Spaziavo dal pi piccolo segretario, al ministro, allalto prelato; sapevo tutto di loro, delle loro bassezze, ero anchio uno di essi e la cosa mi stava bene, era il mio mondo, la mia vita, ero fortunato in fondo! Dapprima non sembr una cosa tragica, poi man mano mi resi conto che la discesa era stata imboccata; quando cominciai a vedere che nei punti chiave venivano posizionati gli inetti e gli incapaci, perch questi te li giochi come ti pare, sono facilmente manovrabili; le persone con la testa sulle spalle sono quelle pericolose, se ad un certo punto una cosa non gli va o cominciano a farsi degli scrupoli, fanno di testa loro e non sia mai! La testa eravamo noi, loro il braccio per i nostri vigliacchi giochi. Non perdevo la minima occasione, mondana e non, per ingraziarmeli, i modi pi semplici erano: dire sempre ci che loro volevano sentire e spillare soldi a volont. Davo feste in continuazione nelle mie ville, sulla mia barca, finanziavo di tutto, dalla mostra darte pi insulsa alliniziativa falsamente benefica. Ad un certo punto della mia vita qualcosa cominci a cambiare, la notte non dormivo pi, avevo sempre un peso sullo stomaco, cominciavo a commuovermi per delle sciocchezze. Un giorno decisi che avrei cambiato le carte in tavola, sarei stato io il deus ex machina, avrei dato uno scossone a questa acqua putrida e ristagnante; niente sistemi democratici, loro giocano pesante, anchio dovevo farlo. Mi posi il problema anche con Dio, ci che maturava nella mia mente mi imponeva di farlo. Avrei eliminato il cancro una volta per tutte; non sto qui a sciorinarvi tutti i dubbi che mi sono posto e che mi prendevano allo stomaco, alla fine mi convinsi di avere ragione, dovevo fare del male per abbatterne uno pi grande, la cosa vi sembra risaputa eh? Beh ci credo! Ma se per un giorno, per un solo giorno aveste potuto udire cosa quei signori, con quale facilit e con quale leggerezza macchinavano alle spalle di un popolo ignaro e ingenuo, senza dubbio sareste giunti alle mie conclusioni. Il piano cominciava, invitai tutti coloro che muovevano le fila, le menti, quelle toste, quelle che dirigono e che mi credevano grande amico, ad una delle solite feste sfrenate che ero uso a dare, sulla mia nuova nave. Tutto venne fatto nel massimo riserbo, d'altronde tra di noi le cose si facevano sempre cosi, il popolo non sapeva mai niente, ceravamo abituati. A tarda notte tutti erano a bordo, ordinai di servire vino e champagne a fiumi, la festa and avanti per un bel pezzo, quando lalcol cominci a fare i suoi effetti ordinai allesiguo equipaggio di riunirsi in sala comando, tutti i macchinari di bordo vennero messi fuori uso, cosi come nella sala macchine. Ci allontanammo velocemente con uno scafo, lunica scialuppa presente sulla nave.
Siamo appena approdati, domattina i giornali, nel caso qualche peschereccio noti i relitti, parleranno di una nave misteriosamente affondata, e nei palazzi ci saranno molti assenti.
Id: 73 Data: 12/03/2008
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Corri Francis!
Corri Francis, corri, attento a non scivolare, i sampietrini sono squallidi nemici appena ha smesso di piovere, corri Francis, corri, la corsa notturna non ci aspetter. Enzo rimasto abbarbicato alla fiasca di vino e di venir con noi non ne ha voluto sapere. Aveva i piatti da lavare, gran bravo ragazzo, offre spesso la cena, e che cena! Corri, la paura velata dietro la corsa di un autobus notturno, potrebbe scivolare sullasfalto sudicio e umido e travolgerci spiaccicandoci contro le macchine in sosta, ehi Francis, tu porti le Clark e sei tranquillo, non ti sentiranno, invece guarda me e guarda quellombra laggi, si avvicina. Guarda come mi guarda minacciosa, ha tutta laria di essere un arconte potente, mi porter con s nei cerchi superiori. Accidenti non dobbiamo farci prendere, vero? Perch se prende me a te non lascer libero Francis! Dai spegni quella sigaretta, altrimenti ti taglia il fiato, c ancora una buona salita, fortuna ha smesso di piovere, la notte il setaccio del giorno, la notte raccoglie tutti i silenzi e se gridiamo non ci sentir nessuno Francis. Se gridiamo di paura, ma se casomai urliamo di scemenza allora punteranno un dito e arriveranno gli sbirri, attento, la gente punta sempre i diti, gli riesce molto bene Francis. Uno straccio capovolto, fradicio di quellacqua che puzza di asfalto e foglie morte, ne caduta a quintali oggi, ma lo straccio, oddio! un morto Francis, non paura, un morto, lasciami la giacca, ho faticato per trovarla, si mi calmo uno straccio, ma lombra di prima ora salita sulla macchina grigia, non si sale in macchina dal lato passeggero se hai spazio al lato guida, lo vedi? sta rubando qualcosa o peggio far saltare in aria la macchina, abbiamo dimenticato lo straccio! Dai che la corsa puntuale, la seconda della sera, mai pi da Enzo, beve troppo, e ti coinvolge coi suoi discorsi sulla rivoluzione! L autobus vuoto, un universo primigenio che sa di creolina e plastica, in movimento veloce ed incosciente, sfreccia troppo vicino alle macchine sostate o lautiste ubriaco o un demiurgo, fa paura, ci schiantiamo se non la smette. Corre troppo, per fa ridere. Il motore rabbioso ai semafori, dici che ci far scendere Francis? Risi come un cinico quando urt lignara macchina a bordo marciapiede, pensa alla faccia del padrone domattina ah! ah! ah! gli guasta la giornata, ben gli sta. Ma lautista tira dritto un folle non ci sono dubbi! Chiamalo Francis, fallo fermare sotto casa, tu hai le chiavi, non della vita, di casa, chiavi della vita non ne voglio, ora mi interessa rientrare a casa. Se non c un sinonimo allora che ti incazzi a fare? Sei tu che ti fermi, dai che nellascensore c Freddie Mercury, perch ha quella faccia seria? Ma no, dai che alla fine non regge e ride, fa il severo ma in fondo ride. E non raccontargli balle, io non suono, non so suonare! Chiudi la porta, io non ho le chiavi, comunque raffinato, io dormo, ho sonno Francis, buonanotte!
Id: 72 Data: 11/03/2008
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