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Raccolta di testi in prosa di Loredana Ceccon
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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Il viandante

TA-PUM, TA-PUM, TA-PUM.

Il passo regolare del viandante batteva sempre le stesse note nel crepuscolo viola.
Non se ne distingueva la figura; solo una consistenza pi scura sulla strada lunghissima davanti alla casa permetteva agli occhi di accertarsi che una presenza si muoveva incontro alla notte, da l verso un qualche luogo.
Non si sapeva cosa desiderare: se un volto, magari noto, apparisse a sconvolgere in gioia o noia il progetto dellora successiva o se lasciare che restasse nelloscurit del non conosciuto, turbando i nostri sogni con limmagine del suo mistero mentre negli orecchi suonava senza sosta quel deciso e incancellabile TA-PUM.
Ma mai, mai, mai, avremmo immaginato ci che accadde.
Dimprovviso la lunghissima strada ancora avvolta alla sua estremit nell'oro del tramonto, divenne un moncherino di sentiero polveroso, sperduto in un grande deserto e il viandante era gi l, davanti alla nostra casa, e suonava senza ritegno il nostro campanello.
Non si poteva fingere che non ci fosse nessuno, perch la luce dellingresso proiettava allesterno le nostre ombre, e quindi andammo alla porta.
Quando aprimmo, tutto si fece completamente buio e non si poteva distinguere chi o cosa avesse suonato.
Aprite!
La voce imperiosa e affascinante ci obblig a farle posto nel nostro territorio e la curiosit di vederne le forme, di racchiudere nei nostri occhi le fattezze di colui o colei a cui apparteneva la voce ci spinse ad invitare il viandante alla nostra tavola.
Speravamo cos di svelarlo, per poi coprire di parole le solite linee umane, in fondo sempre le stesse sebbene orrende o armoniose.
Ma dove andava il viandante, l cera anche il buio.
E quel settore di buio accomodato sulle nostre sedie dei primi novecento mangi con noi il pane, bevve il nostro vino e ci obblig, noi cos ciarlieri, al silenzio.
Non perch avessimo paura o imbarazzo, ma perch dal momento in cui aveva oltrepassato la soglia della nostra casa qualcosa era accaduto che le parole non sapevano esprimere e le domande morivano nello stesso istante che nascevano.
Restavamo a guardarlo, immersi in un totale incantamento, eppure assolutamente coscienti di ogni piccolo movimento di quel buio assoluto che abitava in quel momento la nostra sala da pranzo e che ingoiava con calma la mela che mamma aveva sbucciata.
Ingoiava... Meglio dire che la faceva sparire nella sua oscurit.
Una oscurit vuota di parole, ma vibrante di ogni parola detta e indicibile, di tutti i versi, i suoni, i canti che ogni mente potesse immaginare aggirarsi per luniverso per essere raccolti ora qua ora l nel corso del tempo dalle generazioni degli uomini e degli esseri.
E il tempo stesso pareva non avere pi ragione di esistere, tutto accadeva in unesistenza dilatata fino alleternit e appariva sublime la caffettiera che alzava sbuffanti volute nella cucina odorosa di grassi, la tazza che ne accoglieva il liquido schiumante e profumato, il gesto con cui questesistente dove i nostri sensi non potevano raggiungerlo beveva con il nostro stesso piacere il caff zuccherato e fumante.
Poi si alz, ringrazi per lospitalit abbracciandoci uno per uno ed usc nella notte scura.
Sopra di noi brillavano miliardi di stelle.
Chiudemmo la porta e andammo a dormire, esausti.
L indomani ciascuno di noi apr le imposte convinto di aver sognato, ma fuori vi era solo il deserto e un moncherino di sentiero portava a casa nostra.


Id: 4309 Data: 17/09/2018 21:12:22

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Amici

Prendila! Prendila!
No! Lasciala! Va! Va!
Rametti di betulla con vele di foglie scendevano veloci sulla corrente trasparente , mentre ciottoli parevano nel riverbero del mezzogiorno anche le dita nude dei piedi.
Le vesti annodate sulle cosce safflosciavano pesanti dacqua
sulle gambe magre e lustre, incredibilmente bianche nella luce sfolgorante.
Le teste erano calde come pane appena sfornato sopra il fiume gelido e nel cielo di cobalto nessuna nuvola osava affacciarsi.
Erano soltanto due, ma il cicaleccio continuo delle voci riusciva a sovrastare il rombo dellacqua che apriva nuovi cunicoli per il viaggio improvvisato tra frasche e sassi.
Dimprovviso, quando il sole fu esattamente sopra le loro teste, zittirono di colpo.
Si guardarono intorno, stupiti.
Era lo stesso mondo, ma non era pi lo stesso.
Le barchette continuavano a scivolare in giravolte giocose, mentre tra le fronde si sentivano i richiami degli uccelli al riparo nellombra.
I rami pi alti degli alberi ondeggiavano leggermente nella calura e si intravedevano tra lerba alta e i terrapieni, i muri di massi grigi e i tetti rossi del paese poco distante.
Si fissarono , col fiato corto per la meraviglia, e quasi non si riconoscevano, se non per un brillo negli occhi che li faceva da sempre complici e amici.
Si sedettero allora sulla riva per tutto il tempo che restava fino al tramonto, poi si presero per mano, infilarono le scarpe e, davanti alle case, si salutarono con un abbraccio e un bacio.
Arrivederci!
Arrivederci!
Non si incontrarono pi, o almeno cos sembrava.

Id: 4302 Data: 10/09/2018 22:12:08