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Raccolta di testi in prosa di Fiammetta Lucattini
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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24 - febbraio - 08 / 24 - febbraio - 011

Ciao mamma,
ti scrivo due righe per ricordarti
che ci sei più che mai,
che venero ancora la tua partenza compiutasi,
in un piccolo sospiro come
quella di un passero fulminato
dal gelo del tardo inverno.
Mi manchi e, con te, papà
ma vi penso nella gioia
più piena.
Domani festeggerò, in qualche modo,
il tuo ultimo regalo.
Da generosa quale sei non mi hai
privato del mio compleanno.
Il sole dardeggia sui miei smunti
gerani e tu sei nascosta dietro
i suoi raggi con lieve vanità.
Ci vediamo

Fiammetta

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Letto 9/bis

Letto 9 bis o 11 fa poca differenza: l’importante è non diventare un corpo, perdendosi per strada intelligenza e humour.
E poi capire, capire, capire che siamo fatti per gli altri e nuotare con leggerezza nell’amaro cocktail di medicine, prelievi, flebo e quant’altro.
Io ho imparato a starci e non è poi così male dormire fra un’ebrea ricca e una musulmana in lutto.

*

Lettera listata

Ciao papà,
è una settimana che non ci si sente, ma non c'è più bisogno di sbraitare contro il tuo telefono lasciato sospeso ed i miei avvisi di chiamata che ti hanno tanto indispettito. Semplicemente con il paradiso non si comunica in diretta, bisogna avere tempo e pazienza, virtù ben poco esercitate dalla sottoscritta. Mentre il tuo appartamento si spoglia di oggetti e di libri come un vecchio albero precocemente nudo, io lo abbandono in fretta e furia, lasciandomi alle spalle il giaciglio funebre tuo e di mia madre. Ho percepito come un'incongruenza il lugubre rosario fra le vostre mani di marmo. Sarebbe stato preferibile un libro, meglio se umoristico, viatico di un addio sorridente. Così non è stato perchè i sogni detengono l'amaro potere di non avverarsi. Resta soltanto il nevrotico gocciolare del rubinetto sul mio cervello ottuso.
Mi manchi.
F.

*

Incorregibili partenze

Chissà perchè i vecchi non hanno mai voglia di partire? Se ne stanno seduti, sotto la pensilina, guardandosi lentamente attorno e non riesci a persuaderli che quello adocchiato è un binario morto, buono solo per i vagoni dismessi e per il sonno sguaiato di qualche barbone. Ti chiedono qualcosa da bere ma, accidenti! Tu sei in ritardo, hai sempre da fare e ti affanni imprecando con un bicchiere di minerale in una mano ed un cappuccino macchiato nell'altra scoprendo, alla fine, che il tuo vecchio aveva voglia solo di un cornetto caldo. Scoli, a denti stretti, acqua e cappuccino, riguadagni il baretto della stazione e rimedi, impastata di imprecazioni, una brioche rinsecchita. I piedi ti bruciano, il respiro è stirato, la voce s'impaccia roca ma il tuo vecchio non è più sotto la pensilina. Ti guardi intorno stordito, inghiotti una parolaccia che sa di bestemmia repressa e capisci che il suo treno, una buona volta, è partito. Non rimane altro che impiastrarti di lacrime e contemplare, attonito, la solitudine dei tuoi giorni futuri, zeppi di impegni, vuoti di rabbia e d'amore che, poi, sono la stessa cosa.