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Paolina, ovvero Pisa nel cuore
Paolina, ovvero Pisa nel cuore La casa, la magione, il palazzo era grande, freddo, inospitale. I genitori difficili, soprattutto la madre: assente affettivamente, arida, opprimente, sempre ossessiva, coi suoi divieti, le sue pratiche ultrarigoriste religiose e bigotte, cui obbligava tutta la famiglia, le sue proibizioni, ad uscire, a intrattenere rapporti epistolari, i suoi risentiti silenzi, i suoi musi. Loro tre- Giacomo Paolina e Carlo-, nati a distanza ravvicinata, crescevano insieme, giocavano insieme, studiavano insieme nella grandissima biblioteca paterna. E questo era laspetto felice della loro infanzia: unalleanza di gusti e di intenti, una amicizia che superava la naturale fratellanza, una parit intellettuale che non discriminava Paolina come femmina. I giochi del resto erano semplici, quotidiani, e la grande magione offriva facili trucchi, finestre infinite che offrivano spunti di visuale sempre nuovi, e nascondimenti. Ci sono esperienze semplici e fantasiose e magiche che fanno gioire i bambini: si guardano le figure fantastiche delle nuvole, si fissa un filo derba, una festuca, si soffia via una piuma, e si segue il suo itinerario nellaria, si contempla una ragnatela e la sua ingegneristica costruzione che il ragno sa riparare, o si contano i ciottoli del selciato. , un ramoscello staccato per caso da una siepe suscita per la sua forma e la sua vischiosit un rinnovato desiderio di attenzione e di conoscenza. Al mattino il sole gioca sulle coperte del letto imbiancando pian piano la camera. Quelle attenzioni fanno consumare ore intere! Perfino il latino era diventato oggetto di apprendimento piacevole, da quando avevano imparato a gareggiare tra loro. Giacomo le aveva perfino dedicato una canzoncina divertente di lode: lerudita signorina/ dei dottori alta regina. Uninfanzia felice? No. Solo non comune alle altre femmine. Il padre, chiuso nella sua biblioteca, distratto come sempre, svagato, senza il senso delleconomia e dellamministrazione, pi attratto dal giornalismo e dalla politica, indifferente ai guai e alla conduzione economica della famiglia, cui la moglie supplisce con accanito risentimento, la loda benevolmente per la sua disponibilit, tutta di tutti anche se quella figlia sembrava a lui un po troppo virile nella lingua e nella penna, troppo testa e poche chiacchiere. Il che non si addice a una ragazza da marito. Infatti Paolina intelligente, acuta e ironica. Sa di non essere bella, e questo un elemento non da poco da mettere in un contratto matrimoniale - sua madre non fece tempo a sacrificare alle grazie prima di partorirla- sa di non essere ricca, e la mancanza di dote un altro elemento decisivo nella scelta del buon partito da sposare, sa di essere intelligente e colta, ma questo non detto che le possa giovare. Ma non vuole rinunciare allamore. una giovane adolescente piena di sogni e di illusioni. Entra fiduciosa nella vita, sperando di trovare un mondo delizioso, sicura di trovare un cuore, almeno un cuore che l ami, e che ritiene di meritare, ma trova presto che questo mondo delizioso si converte in luogo pieno di spini, in cui non basta nemmeno stare immobile per non soffrire Giacomo, che da uomo spera di avere un futuro ben diverso, come un buon fratello le ha augurato di sposarsi e di avere figli, ma le ha anche pronosticato.. O miseri o codardi Figliuoli avrai./ Miseri eleggi. Immenso/Tra fortuna e valor dissidio pose.. Non stato un buon augurio. Si innamorata. Un amore ardente, furioso, ma non cieco. Le sembrava di essere vicina alla realizzazione dei suoi sogni, delle sue speranze. Ma gli uomini sono cos piccoli, cos meschini! Basta una domanda precisa, rigorosa, esigente, impegnativa e scappano. Le donne cos intelligenti, cos lucide, autonome, fanno paura. Paolina tocca con mano quello che il destino eterno delle donne, anche di quelle che sembrano privilegiate come lei: adattarsi, non chiedere, non esigere, non seccare, tacere. La ribellione pazzia, non si adatta al loro ruolo sociale, alleducazione ricevuta. I sentimenti devono essere piegati alla ragionevolezza, alla consuetudine, alla volont dei genitori. Giacomo affettuosamente dice che lei forte. Lei sa che cosa intende dire. Giacomo, che pensa in latino, traduce al femminile il suo amato aggettivo strenuus: che significa valoroso, coraggioso, forte, appunto, capace di resistere in quella prigione, nella clausura cui destinata. Forte? O disperata? Il suo temperamento vivo, appassionato, il suo desiderio intenso, giovane, di vivere pu essere solo confidato a unamica, di nascosto da tutti: Io voglio ridere e piangere insieme: amare e disperarmi, ma amare sempre, ed essere amata ugualmente, salire al terzo cielo, poi precipitare- ed io sono veramente precipitatama al terzo cielo non sono salita mai . E il suo buon senso? E la sua ironia? Deve rinunciare allamore? Arrendersi come le donne del suo stato e della sua condizione? Le si presentano altri pretendenti, ma ahim: che ne sarebbe di lei se tutte le illusioni che per forza debbono accompagnare quel salto di vita importante non ve n alcuna, nemmeno quella del cangiare paese e di montare in un legno con otto cavalli di posta..? se, unocchiata della persona amata compensa tutto, se questa occhiata una felicit tale che pare non vi sia forza per sostenerla, e bisogna chinare gli occhi, bisogna chessa sia realmente amata di fatto e non di solo diritto. Che senso ha sposarsi senza amore, senza illusioni, senza speranza, solo per fuggire alla prigione casalinga? Sembra anticipi i primi lontani fermenti femministi: gli uomini! Facciamo loro vedere che non siamo poi tanto infelici quanto essi suppongono, e soprattutto guardiamoci bene dal prestar fede alle loro parole ma per nostra disgrazia il cuore umano impenetrabile, e noi povere donne restiamo quasi sempre ingannate e non ci permesso neppure di lamentarci apertamente e di accusar gli uomini di iniquit, poich essi hanno il diritto di far tutto! Si rende conto che lintelligenza non le di aiuto: Se io potessi cambiare questa mia testa e questo mio cuore con la pi sciocca testa ed il pi freddo cuore che fosse al mondo, lo farei volentieri, e certo sarei allora pi felice e pi lieta. Curiosa, interessata, vivace vorrebbe vivere e viaggiare, mettersi, pur sola, in un legno di posta, e girare tutto il mondo vedendo le bellezze e le bruttezze della natura, come le ghiacciaie della Svizzera, il cielo di Napoli, unaurora boreale e Pietroburgo., invidier lamica che col marito sta per partire per Londra, e che ha provato la beatitudine di un viaggio a Vienna. Lidea di un viaggio simile la farebbe delirare di gioia. Deve invece accontentarsi di vedere il paese dalle finestre della sua casa per le solite assurde proibizioni materne. Invidia non solo le passeggiate a cavallo dellamica, ma anche quelle a piedi, visto che non esce mai, tanto che le sembra di perdere luso delle gambe. Giacomo partito. in Toscana, stato a Firenze, ora a Pisa. A lei, e per lei sola, ha indirizzato una lettera gioiosa, e questo la colpisce molto, in modo indelebile. La lettera dice: Sono rimasto incantato di Pisa per il clima: se dura cos sar una beatitudine.Laspetto di Pisa mi piace assai pi di quel di Firenze. Questo lungArno uno spettacolo cos bello, cos ampio, cos magnifico, cos gaio, cos ridente, che innamora: non ho veduto niente di simile n a Firenze n a Milano n a Roma; e veramente non so se in tutta Europa si trovino molte vedute di questa sorta. Vi si passeggia poi nellinverno con gran piacere: sicch in certe ore del giorno quella contrada piena di mondo, piena di carrozze e di pedoni: vi si sentono parlare dieci o venti lingue, vi brilla un sole bellissimo tra le dorature dei caff, delle botteghe piene di galanterie, e nelle invetriate dei palazzi e delle case, tutte di bella architettura. Pisa un misto di citt grande e citt piccola un misto cos romantico, che non ho mai veduto altrettanto . Non lo scorder pi. Tanto da scrivere anni dopo alla solita amica che si trova a Pisa, in Toscana: hai fatto bene a scegliere il tuo albergo lungo lArno, del quale Giacomo mi ha fatto una descrizione incantevole, e di cui mi diceva che non potr mai dimenticarsi, e ancora: tu vai ad abitare in una deliziosa citt, che per qualche tempo dellanno prende laspetto di Capitale, e che in ogni stagione deve essere un soggiorno incantatore. Dimmi che vita fai cost se sei animata, se ti piace il lungArno, se questo sole ti rallegra.. Io riguardo la Toscana come un porto sicuro dalle tempeste, tanto da pensare che se fosse a Pisa, i suoi pensieri malinconici sarebbero pi dolci Per il momento dovr accontentarsi di viaggiare intorno alla sua camera. Si annoia, cerca conforto nei libri, che legge con sistematica e quotidiana frequenza, prendendone diligentemente nota e ne letteralmente affamata, prova a tradurre qualche autore francese contemporaneo che fortunosamente arriva a rimpinguare la biblioteca paterna, piena di tomi in folio di devozione, di ascesi e di teologia, che destano in lei sentimenti di grande rabbia e impotenza contenuta. lucida e attenta, ma sa anche prendere le distanze e ironizzare sui dibattiti culturali e le polemiche letterarie in corso in cui anche Giacomo si immerso. Le piacerebbe essere una come tutte, e scrive allamica di sempre, di nascosto, come sempre : Oh! come vorrei venire a godere, a sorprenderti una sera al chiaro di luna, quando la mia amica se ne va a diporto tra i boschetti o lungo le sponde del Panaro, tutta immersa nei suoi pi dolci sogni!.Ora decidi sio appartenga ai classici o ai romantici, ma siccome questo di poca importanza, ti dir piuttosto: ora vedi chio sono sempre la tua amica, se il desiderio di vederti il mio pi vivo desiderio Mette a frutto la sua ottima conoscenza del francese e traduce il Viaggio notturno intorno alla mia camera di Xavier De Maistre, che viene perfino pubblicato. Che titolo ironico e leggero ha scelto Paolina per la sua prima impresa di traduttrice: un titolo che ben si addice alla sua vita e ai suoi desideri frustrati! Me la immagino mentre traduce consolandosi di unesperienza che ben conosce: Nulla pi attraente, a mio avviso, che seguire le proprie idee passo passo, come il cacciatore segue la selvaggina, senza preoccuparsi di mantenere una direzione. Perci quando viaggio nella mia camera, di rado seguo una linea retta: vado dal mio tavolo verso un quadro che sta in un angolo; da l muovo obliquamente per andare alla porta. Un bel fuoco, dei libri, qualche penna, quali risorse contro la noia! Esiste un teatro che pi stimoli limmaginazione, che pi risvegli teneri pensieri in cui talvolta mi oblio Seguitemi, voi tutti che un dispiacere damore, una negligenza degli amici trattengono in casa, lontano dalle meschinit e dalla perfidia degli uomini. Tutti gli infelici, i malati e gli annoiati del mondo mi seguano! ..Lasciate da parte, vi prego, i cupi pensieri; state perdendo un momento di piacere senza guadagnarne uno di saggezza; vogliate accompagnarmi nel mio viaggio: andremo avanti a piccole tappe, ridendo, lungo il cammino, dei viaggiatori che hanno visto Roma o Parigi- nessun ostacolo potr fermarci; e, abbandonandoci allegramente alla nostra immaginazione, la seguiremo dovunque vorr condurci. Legge con ingordigia i suoi amati autori francesi, Stendhal, Eugne Sue, e soprattutto M.me de Stal, lautrice di Corinna: un romanzo in gran parte autobiografico. Corinna il suo romanzo preferito. La protagonista, nella quale vorrebbe identificarsi, una poetessa romana, unimprovvisatrice romana come si diceva allora, incoronata in Campidoglio, che conduce a Roma un'esistenza brillante e indipendente. Ha straordinarie doti di intelligenza e di sensibilit, di ingegno creativo. Possiede ragione e passione, rigore ed estro, che sono il preludio dellet romantica. una protomartire dellemancipazione femminile, che sa difendere il suo ruolo e la sua posizione con efficacia. Sa anche ragionare politicamente e pronuncia una veemente autodifesa e perorazione a favore di questa sua Italia, nazione sfortunata e delle donne, che in quella societ di crisi hanno acquisito libert, prestigio, e indulgenza perch quando le donne hanno torto.. per debolezza, non per durezza come succede agli uomini. Passano gli anni, monotoni fino allo sfinimento, sempre identici a se stessi, con laccompagnamento degli inevitabili lutti: il padre, la madre, Giacomo, due fratelli, alcuni nipoti Finalmente libera e sola. Non rende conto che a se stessa. Rimoderner la casa, comprer vestiti vistosi per andare a teatro e a sentir musica, buffi cappellini. Ma ormai tardi. Visiter le amiche che non ha mai potuto vedere, la tomba di Giacomo, e andr a vivere gli ultimi suoi anni a Pisa, in cerca di quel clima confortevole tanto decantato e di quella bellezza cui voleva aspirare, e possedere. Uscir spesso, anche dinverno, col freddo, ostinatamente orgogliosa della sua indipendenza e libert. Morir di polmonite nella Pisa dal clima cos dolce. Pubblicato in Da qui e altri testi, Castelfiorentino,
Id: 2624 Data: 15/02/2015 11:03:55
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Eloisa
Eloisa.
Caro padre Fulberto, permettetemi ve ne prego di chiamarvi cos,bench il nostro vincolo di parentela sia solo quello meno intimo e coinvolgente di zio-nipote Davvero riconosco in voi latteggiamento e la cura di un padre che si tanto preoccupato della mia educazione e della mia crescita, cosa di cui vi sono doppiamente grata, come nipote, ma soprattutto come giovane donna, per la quale i tempi in cui vivo non prevedono autonomia ed educazione intellettuale di sorta. La mia educazione presso il convento di Notre-Dame di Argenteuil, grazie a voi, stata invece esemplare e ha suscito lo stupore del mondo. Mi ha aperto le vie dello spirito e dellintelligenza, del gusto letterario e cortese. A soli diciassette anni, giovane e graziosa, colta nelle lettere, nella filosofia e nella teologia, non chiedevo che di approfondire i miei studi con esercizi di logica, dialettica e di retoricae voi avete generosamente acconsentito, dandomi il maestro migliore, quello pi stimato nelle accademie parigine. Nella mia giovane et, naturalmente predisposta allamore, avevo tanto meditato sui testi di Andrea Cappellano e sui miti dellantica Grecia come quello di Eros figlio di Pena e di Poros Pena: la Mancanza, lassenza di ogni determinazione, che significa anche potenzialit aperta, e Poros, il guado, il ponte, lespediente, vale a dire il ponte tra cielo e terra, tra materia e spirito, tra maschile e femminile.un mito di grande fascino. Il senso di mancanza, come voi sapete, sempre presente in noi, spinge le energie potenziali ad investire in altri campi di attivit, in altre relazionie ci naturale, e particolarmente sentito in et adolescenziale. la preparazione di ogni vero incontro. Su questo io meditavo, pur non essendone coinvolta personalmente. Ero affascinata dalle immagini di Andrea Cappellano che nel suo trattato, De amore, ne parla come di un palazzo al centro del mondo, in cui si raccolgono le donne e in cui troneggia maestoso lAmore: e tutto ci che c di grande al mondo da lui nobilitato. LAmore vero e profondo, avevo capito, sperpero, lusso, sovrabbondanza di forze, assoluta gratuit, eppure semplice e giocondo come una canzone. Intendo dire che avevo e ben allerta in me tutte le disponibilit allincontro amoroso, e non solo a quello teorico e vagheggiato nel pensiero. voglio che lamor mio canti di mio amor vo che sammanti e portine ghirlanda.
Lincontro con Abelardo, che aveva percorso la mia stessa strada, e gi gran maestro di retorica, di grande fama e fascino, non fu altro che il naturale esprimersi delle rispettive potenzialit damore. Ho cercato con insistenza di vederlo, ascoltarlo, incontrarlo Anche lui fu conquistato dalla mia fama, dalla mia giovinezza, e cerc il tuo appoggio, padre, per starmi vicino come maestro, lusingando la tua vanit. La nostra intesa fu subito totale. Aveva due abilit in particolare che me lo resero subito caro: la grazia dei suoi magnifici versi e il fascino dei suoi canti dolci nelle parole e belli ed armoniosi nel ritmo musicale. Scriveva: Questopere son frali al lungo andar, ma il nostro studio quello che fa per fama gli uomini immortali.
Il piacere che ho conosciuto stato cos forte che qualunque cosa ne sia seguita poi, non ha potuto cambiare il mio modo di essere e di ricordare. Nel nostro ardore vivemmo tutte le fasi dellamore, noi inventavamo lamore, se in amore possibile inventare qualcosa di nuovo. Non mi stancavo mai di questo piacere che non avevo mai conosciuto. Invidia ed ostilit, maldicenze cominciarono a diffondersi intorno a noi, finch anche tu ne fosti consapevole e decidesti di separarci. Soffrimmo indicibilmente: nessuno di noi pensava a se stesso, ma ognuno soffriva per quello che era successo allaltro: ciascuno di noi piangeva la sventura dellaltro, non la propria. Ma questa separazione dei corpi non fece altro che avvicinare ancor pi i nostri cuori e limpossibilit stessa di soddisfare il nostro amore lo infiammava ancor pi e perfino la consapevolezza dellirrimediabilit dello scandalo ci aveva resi insensibili allo scandalo stesso: il senso di colpa, del resto, era tanto minore quanto pi dolce era stato il piacere del possesso reciproco. Quando seppi di aspettare un figlio ne fui felice,mentre tu, padre,quasi impazzito dalla vergogna, eri nella disperazione pi totale. Mosso da compassione e sentendosi colpevole, Abelardo decise di rimediare proponendo di sposarmi in segreto. Io mi opposi, tanto avevo fiducia nellideale puro dellamore, disinteressato, che non ha bisogno di istituzionalizzazione. Ho desiderato solo il mio uomo, non i suoi beni o le sue ricchezze. Non ho chiesto patti nuziali. Il nome di amante e amica mi parso sempre pi dolce di quello di sposa. Ma tu insistevi tanto che alla fine accettai. Purtroppo questo matrimonio mi aveva riportato nella tua dipendenza, padre. E tu volevi dare divulgazione alla nostra nuova situazione per rispetto del mondo; dovetti rifugiarmi ad Argenteuil, dove mi fu consigliato di prendere le vesti di novizia per sfuggire al mondo e a te, padre, cos infuriato ed offeso che decidesti di punire Abelardo col massimo delle punizioni: la castrazione. Ah, padre, dove giunge lira, lorgoglio che non conosce misericordia! Quale dolore, pur nella comprensione umana della tua ira per la fiducia tradita, nella mia disperazione! Stremata, angosciata, desolata, disperata pensai ad Abelardo, cos ferito ed irriso, solo ed isolato, decisi di espiare la mia colpa e mi legai per sempre alla vita monastica. Era lunico modo per non rinunciare al suo amore, pur rinunciando a lui, che era tutto luniverso possibile di affetti e lideale. Rimasi sola senza sapere, a lungo, nulla di lui. Ma ora ho bisogno di una conferma del mio sacrificio, di dare un senso alla mia vita. Da Dio non mi aspetto nessuna ricompensa, perch so che per amore di lui finora non ho fatto assolutamente nulla. La mia anima da tempo non era pi con me, ma con lui. E anche ora, se non l con lui, non da nessuna parte Chi quelluomo o quella donna che per ostile e nemica che sia, ora non proverebbe un senso di giusta compassione nei miei confronti? Anche a te, padre, chiedo conforto: se il maligno ha potuto servirsi del mio amore per i suoi tristi fini, non ha potuto tuttavia trascinarmi nella colpa col mio consenso. Ho deciso di porre un freno al libero sfogo del mio dolore. Dora in poi tacer. Manterr il silenzio perch il cuore sfugge al nostro controllo e al controllo della parola e purtroppo al cuore non si comanda. So anche oramai per che la parola potenza creativa e che pochi uomini sarebbero innamorati se non avessero mai sentito parlare damore! Non chiedo perdono di nulla, padre mio. Questa lultima mia lettera, amato padre: dora in poi per me sar solo silenzio e desiderio, desiderio del mio grande amore perduto..
da Lettere mai spedite, ed. Montedit
Id: 2622 Data: 14/02/2015 10:04:31
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Daria a Giulio. Un amore che non muore
Daria a Giulio. Un amore che non muore..
Oh Giulio, dalle urticanti maniere, dalle sontuose baruffe,gran ballerino,gran fumatore, gran pensatore,stravagante viaggiatore, genio di suo,col quale ho iniziato la mia vita di coppia,damore, studiando,viaggiando!,tempi felici. Felici? dunque fu in unaltra vita. Udivo sulle prime ore del giorno i rumori della vita di mare,echi di partenze,richiami, disposizioni sintetiche,ordini vibrati, marinari eil vento che ci girava intorno indolente,il cielo alto,cose perdute,lontane. Non morte.Ci passavamo di corsa, di gran carriera Ero alla ricerca idillica, bucolica (ingenua) della serenit, mai conseguita con te, irrequieto compagno,infelice e zingaro. Tu eri invece alla ricerca di te stesso e della tua coerenza di pensatore, sempre in discussione, bellum omnium contra omnes,indagante la vicenda dell'uomo che poggia sulla sua concreta umanit, irriducibile spirito critico, un bisogno di trovare piani di discorso e metodi pi positivi, pi intersoggettivi, di poter fare della filosofia un onesto mestiere e non un modo per urlare le proprie passioni o, peggio, sfogare una specie di personale libido loquendidicevi. Un amore difficile il nostro, dolcissimo e feroce.Un mondo problematico e sconosciuto, il tuo modo di esprimerti,corrosivo e paradossale,la tua intelligenza,che mincant a lungo..Fitte di felicit, al ricordo. Sono stata in tanti luoghi nei primi tempi di matrimonioche nemmeno me ne ricordo: monti e vallate del Nord. Io dicevo:- Vorrei coltivare la terra. Fermiamoci qui.- Tu gridavi:- Alzati. Il mare bagnato e la sabbia sabbiosa- E ricominciavamo a scappare. Viaggiare, andare, cercare, scappare di nuovo,la marca della tua vasta inquietudine. Laltro aspetto della libert. Ma anche i momenti salienti della nostra crisi. Incomprensioni e consonanze impreviste,stupefacenti. Una felicit momentanea, una tregua, solo momenti silenziosi di pace,di luce tremante, difficili come una spina che duole Fossi restato qui con me fino alla squillante perfezione dautunno, saremmo ancora qui a guardare il sole tutto grondante del lago. Ma avevi cominciato ad annoiarti. -Troppa acqua, dicevi, niente bar: sigarette italiane svampite.- Ancora acqua e luce sui paesaggi immemori,incantati, quasi miracolosi,ma paesaggio illusorio a rappresentare un rapporto damore- il nostro- mai banale, difficile come la vita di un fiore senza stelo che galleggia sullacqua. Lacqua nasconde e ombre, i fiori abbandonati a quella improvvisata culla galleggiano quasi come fosse una danza solitaria. La mia poesia- unica via di scampo alla disperazione- diventata meditazione e lucida sofferenza. Il nostro discorso non riprende,inghiotte silenzio e parole,il nostro discorso,che non savvia. Quante sere sono state mute,cos! Quante sere con amara piet mi ripeto furono vere cos ed ora sono solo ricordo che si abbella, che si fa quiete. Che cosa successo ai nostri sogni? Alla nostra vita? Ora viviamo una qui uno l e ci scagliamo lettere con fredda premeditazione, gelida cortesia. Ah, vecchio Don Giovanni, tenero e stanco, ghermitore quasi senza impegno di soffici colombe!, lodatore delle altre ... Non torner con te. finita la guerra in un aristocratico silenzio. Non voglio essere complice. Ho pregato e ripregato la mia saggia ironia di salvarmi. Sono troppo civile per urlare. La decenza delle belle maniere!...Cos la mia mente illuminista si scontra spesso con le irrazionali pretese dellinvolontario muscolo che mi batte stancamente in petto. M'alzo e m'avvio, calzo alle dita fredde guanti casuali e intantoaddio- dico, addio con le sole labbra. Non ritorner con te per lo strazio veloce delle recriminazioni,ai tuoi s avari,ai modi sbrigativi,mai adulanti, alla tua eterna inquietudine. Perci ti scrivo.di quass. Ti scrivo tutto quello che ancora mi rimasto:linfinita stanchezza le curiosit inesplorate. Sono una donna vecchia, ma non fatta pi saggia. Dopo tanto odio ti ricordo infine con animo fraterno. E ti perdono: mi hai fatto certo del bene. Il coltello dellabbandono crudele, come la sorte di un albero strappato dalla sua terra. Io dolevo in ogni radice. Ero colei che infine si diserta dopo infinita guerra. Ora non mi occorre pi nulla. Davvero. Il tempo mi stato amico.Che pace! Eppure non sei felice. Perci ti dico: a casa hai sempre un luogo,i tuoi libri,i tuoi dischi E la stanza pi grande di tutta la mia casa. Ma non credo che tornerai. Questo non me lo aspetto. Di tutte le mie cause perse tu, caro, sempre sei stato la causa pi persa di tutte.
Non sono triste. Milano con le sue nebbie ovattate e consolanti mi conforta. La casa quella di sempre,le piante, il filodendro,salgono a stella su per la parete tra libri e quadri. Fuchs ronfa sul cuscino, silenzioso. Vive il suo lutto domestico. Col cuore in festa vedo alzarsi un sole bianco e ricciuto come un crisantemo dalle nebbie del corso. Da dietro le nebbie autunnali e se ne va la tenera notte di sghembo Sono in pace con la stagione E non mi aspetto nulla. Ho chiuso,con le parole-tra tanti eloquentissimi vuoti contenitori- e gridi damicizia eterna. Irti e sottili allaria albina della luna stanno i marmorei santi del duomo; fitti e bianchi su per guglie e vette dentro le ali strettamente involti -di esili pietre. Stanno, in ascolto! In punta di piedi,ciascuno dal suo pinnacolo pronto,quei pallidi santi del duomo,in ascolto.
Vivo in questa citt, mi facile farmi una cadenza a tutte le cose qua attorno,alberi, case, rumori Le patisco a volte,ma pi spesso ne sono beata. Siedo ed ascolto, sono tanti e cos lievi messaggi di cose che mi attorniano perpetuamente.E vivo, se non il mio, quel loro ritmo darnia. Il decanto del vissuto. Me ne vado in giro come un cirro silenzioso. Mi piace stare alto sui tetti a galleggiare guardando. Mi sento il palloncino fuggito dal suo grappolo: una cosa. Una dispari, felice di bere alla brocca della sua solitudine.
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Id: 2616 Data: 11/02/2015 21:27:13
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