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Dopo la notte
DOPO LA NOTTE Masticava la rabbia. La sconfitta gli gonfiava le vene come un veleno oscuro. Percorreva a piedi la strada quasi cavalcandola, a grandi falcate, macinando respiri e ingoiando saliva amara. La sua vita, di nuovo, aveva una battuta darresto e la sua meta si allontanava, irridendolo, sempre pi irraggiungibile. Tir fuori dalla tasca il suo smartphone, scelse dal display i brani musicali che preferiva, infil le cuffie e cominci a correre. Landatura gli arrest londata di nero dandogli una sensazione di libert, e la musica dilu il fluido della rabbia, restituendogli nuova forza. Aveva commesso un errore Era psicanalista e aveva unempatia naturale che veniva percepita da chi era in difficolt quasi con unintensit animale. A Mantova, aveva rilevato i pazienti di un collega deceduto. Poi, era arrivata Lavinia. Era entrata, la figura sottile che scivolava attraverso la porta socchiusa. Si era seduta muovendosi con eleganza Il suo profumo delicato aveva pervaso la stanza. Lo sguardo verde, graffiante, la mostrava gi pronta alla lotta. Capelli raccolti, unghie laccate e mente brillante. - Dunque, lei quello nuovo lo sfid, per togliergli autorit, riservandogli unaria di sufficienza. - Dr.Marco Gheri si present lui porgendole la mano. Lei la strinse con forza, lo sguardo fermo conficcato nei suoi occhi. - Architetto Lavinia Kart us il titolo accademico per creare ulteriore distanza. Un lampo negli occhi di lui Maledizione! pens non ho letto la sua cartella! E stata inserita in sostituzione di un appuntamento saltato e intanto, velocemente, richiamava i dati clinici di lei dal pc per stabilire lapproccio migliore. Detestava agire allultimo minuto. Finalmente lesse: Disturbo da stress post traumatico. Quante sedute aveva fatto? Ma, soprattutto, qualera stato levento che aveva causato il trauma? - Mi dica, architetto, come sta? la guard con attenzione, come aveva fatto lei. - Ancora non lo so: non sono riuscita a raccontare molto nelle due volte che ho visto il suo collega rise amaramente- Non dormo molto, ho paura degli incubi. So che mi suggerir di prendere qualcosa per riposare, ma non voglio introdurre nulla nel mio corpo. E non mi piace che si insista nel consigliare farmaci. Di nuovo lo sfidava, non si fidava, chiedeva aiuto, ma alle sue condizioni. Lui non raccolse il cambio di fronte: - Cosa sogna? - Non ho pace: irraggiungibilecome la serenit- Abbass gli occhi concentrandosi su se stessa e riprese: - Sa come si vive da gemelle? No, credo di no, lo si sente quando ci si trova difronte ad un gemello Non gli dava il tempo di indagare, si salvava raccogliendo parole che schiacciassero il dolore, poi gliele lanciava, come fiori confusi, perch fosse lui a capire, senza che lei si squarciasse il cuore con il passato che feriva, dilaniava, mordeva Marco lascoltava. La mente acuta di lei gli scavava dentro abissi inaspettati. Cosa voleva saperne di lui? Certe voragini le conosceva beneRichiam alla mente la melodia dell Aria sulla IV corda di Bach per continuare con il giusto distacco. Controll silenziosamente il respiro adeguandolo al ritmo della musica e sent calare su di s la consueta tranquillit. - Questo momento solo suo. Se vuole, lo pu condividere con me. - Ma io non voglio! Cio non posso!- Si alz di scatto dal divano misurando la stanza con passi nervosi. Una sola lacrima, lenta, cominci il suo cammino liquido dagli occhi chiusi alle labbra strette, senza suono Lui si sent su una lastra di ghiaccio. Un passo falso lavrebbe allontanata e chiusa forse per sempre. Lempatia lo guid a coprirle con delicatezza la mano poggiata sulla spalliera del divano con la propria. Il corpo distante, solo la mano, quella che si porge ad un compagno sofferente per liberarlo dalla solitudine. Era un gesto umano. Avrebbe capito? Era troppo? Non la tolse. Aspettava una reazione. Lavinia, con gli occhi annebbiati, ricostruiva i suoi demoni. Guard la mano amica quasi senza vederla. Poi avvert il calore che trapassava la pelle per togliere ghiaccio alle vene. Poteva salvarsi, forse.. Si aggrapp anche con laltra mano, risalendo il braccio. Lui non si ritrasse, in attesa. Il cuore aperto alla comprensione della solitudine, ad allontanare vortici di vuoto. Lei si immerse nella sua onda di conforto abbracciandolo, lanima nuda E pianse, come non aveva fatto neanche allora, singhiozzi muti, tanto intensi da rimanere a lungo senza respiro, squassata, senza pi cielo n terra Lui si lasci investire Lei tremava, e lui la tenne tra le braccia, come una farfalla ferita. Pensava che lanima, lespressione della mente, avesse legami interni cos aggrovigliati, che le ferite, le esperienze sconvolgenti, raggiungessero una infinit di punti, collegati tra loro in maniera tale che il dolore avesse possibilit di rimanervi imbrigliato e potesse essere richiamato a galla anche da stimoli apparentemente lontani dal fulcro. Ci lo spingeva ad una instancabile ricerca di una chiave di lettura che fosse adatta a sedare personalissime angosce, chiuse ognuna nella sua individualit. - Potrei darle del tu, dottore? - lo disse con voce fragile, temendo un rifiuto Mi sentirei pi a mio agio . - Certo, Lavinia con un breve sorriso e un sospiro interiore medit che quella poteva essere la via per il suo interno di echi sconvolti. - Non riesco pi a lavorare, non mi concentro. Questo mi angoscia. Mi vedo mentre mi frammento in minutissime schegge che non riesco a ricomporre e a ricondurre a me. Penso che i colleghi mi vedano inadeguata. Per fortuna ho Carla, che unamica, oltre che una collega: lei mi fa scudo e mi impedisce di affogare. Confesso che, a volte, finito il suo lavoro, passa ad aiutarmi a completare il mio. Mi sento finita. Ed ero il carro trainante, quella con le idee innovative. Ora tremo, piango, mi odio! - E una stanchezza profonda, che non hai voluto ammettere nemmeno a te stessa e che ti sta stroncando. La mente si ribella e te lo mostra cos. Datti un po di riposo. Ti do il compito di pensare a te stessa. - Non ho pi nulla di mio, nulla che non mi riporti a mia sorella. E un inferno! - Linferno quello di non sapersi pi riconoscere, di non dare valore alla propria individualit lo disse con foga, trasmettendole lintensit del suo pensiero. Si sciolse delicatamente dallabbraccio e, dimpulso: - Domani mattina vado a guardare lalba lungo il fiume. Mi carica di vita. Sarai la benvenuta, nel caso decidessi di venire. Se pensi invece di no, andr bene lo stesso. La vide sbarrare gli occhi per lorrore e pens che fosse stato il suo invito a sconvolgerla. Si rimprover. Lavinia si stringeva le braccia intorno al corpo e tremava, lo sguardo vuoto, le labbra che mormoravano cos piano, che dovette riaccostarsi per udirla: - Lacqua! No! Viviana morta cos! Odio la Thailandia, le vacanze, le spiagge, il mare, i fiumi! Era il regalo che ci eravamo fatte per la laurea. Scivol a terra lungo il muro, non si reggeva, la testa che reclinava sulle ginocchia, il respiro risucchiato dentro. Marco laffianc, spalle contro il muro, senza toccarla, pronto allascolto, non insisteva. - Sono qui. Per te le disse, quasi sui capelli, la crocchia che si disfaceva ricoprendo la donna come un fragile velo scuro. - Viviana amava il mare. Si era laureata in Biologia Marina. Si immergeva nella vita cercando altra vita. Si muoveva in spazi azzurri di sole e di acqua, mentre io, invece, disegnavo, chiusa sempre in qualche stanza. La chiamavo Gambero, perch si arrossava al sole molto pi di me. Era bionda. Non eravamo identiche. Lei mi chiamava Grigia, per il colore che avevo dopo le tante ore passate a lavorare al chiuso Lavinia sorrise leggermente a quei ricordi, la voce di Viviana ancora dentro la testa, la smorfia sbarazzina sul volto della sorella che la faceva sentire, ancora, una che si perdeva il meglio della vita. - Ci eravamo laureate quasi contemporaneamente. Era stata una sfida tra noi, come sempre. Uscivamo insieme, avevamo spinto a mescolarsi studenti di architettura e di biologia marina, che sembrava non avessero nulla in comune tranne una irresistibile voglia di spensieratezza. - Viviana trascinava tutti in cose folli, tipo le notti sulla spiaggia poco prima di un grosso esame, per scaricarsi un po . Chiedeva a Vincent, un amico, di suonare la chitarra mentre noi cantavamo tutti insieme, accanto al fuoco preparato dai ragazzi. Poi, quando tutti ci sentivamo uniti, iniziava con domande sul futuro, sullamore, sullamicizia, su quello in cui credevamo, o ci che poteva rendere gli uomini immortali, un pensiero in grado di attraversare il tempo. Tacque, gli occhi che ancora rincorrevano quei momenti, la leggerezza del ricordo che, per un attimo, la sollevava dallangoscia. Marco costruiva limmagine di Viviana, disegnata dalle parole di Lavinia e riconosceva lintensit di un legame che, tuttora, ancorava le sorelle. Guard la donna stremata al suo fianco: - Porta con te questo ricordo, tocca di nuovo quella bellezza. Avete vissuto insieme esperienze rare.. La prossima volta possiamo continuare da qui, o da dove vuoi tu. Le sorrise dolcemente, aiutandola ad alzarsi. La confort: - Ti aiuter a ritrovarti Le strinse un braccio per salutarla, pi confidenziale di una stretta di mano e meno impersonale di un arrivederci . Viviana lo guard negli occhi trovando la stessa la sincerit che aveva sentito nella voce. La sommerse lempatia che emanava da lui. Si sent compresa Chin appena la testa per ringraziarlo e salutarlo e, come quando era arrivata, scivol silenziosa attraverso la porta. Marco si sentiva prosciugato dalla giornata, soprattutto dalla seduta con Lavinia. Prima di chiudere, per , decise di approfondire la scheda della donna come non aveva potuto fare in sua presenza. Genitori in vita: padre, Leonard, di origini tedesche, architetto, madre Giada Teslo, italiana, avvocato. Motivo del trauma: perdita della sorella in seguito allo Tsunami del 26 dicembre 2004 che aveva colpito le regioni costiere dellOceano Indiano tra cui la Thailandia, Negli appunti del collega, salvati nella cartella di Lavinia, si riportava la raccomandazione della paziente di tenere le notizie della cura riservate, da non svelare neanche ai genitori. In fondo alla scheda, il numero di cellulare di Lavinia. Lo trascrisse sul suo smartphone. Stava ancora riflettendo quando sent bussare alla porta dello studio con insistenza. - Dottore! Eancora l? la voce chioccia di Teresa, la segretaria del collega che, chiss per quale motivo, non lo sopportava. Depositaria di segreti e amante del gossip, gli era sembrata, da subito, una persona dalla quale guardarsi. - Sto chiudendo, signora Solaris guard la porta che si apriva al passo pesante di lei che, con gli occhi fiammeggianti, gli si dirigeva contro, esclamando: - Lo sa cosa mi ha chiesto la signorina Kart? Il suo numero di cellulare! Inaudito! alz il dito accusatorio Lei, dovrebbe saperlo che i contatti personali in corso di terapia sono vietati dalletica professionale! Ogni comunicazione deve passare attraverso la segreteria! Lho spiegato con molta chiarezza alla signorina e le ho negato il suo numero, ovviamente! Il suo collega, il dottor Giraldi, non ha mai permesso simili infrazioni delletica! Ah..le sue idee innovative, dottore! - lo guard con sufficienza, poi, socchiudendo i piccoli occhi nocciola Le ricordo che la madre della signorina Kart un avvocato, quindi valuti bene i passi che fa! un sorrisetto di maligna soddisfazione le stir le labbra. Vista la mole, la segretaria comp unaggraziata giravolta per tornare sui suoi passi. - Signora Solaris la ferm, gelido Non mi sembra proprio il caso di irrompere cos in ambulatorio. non raccolse la provocazione che lo avrebbe spinto allautodifesa. Prosegu lattacco, ridimension i ruoli Ricordi che sono io il responsabile della cura. Non dimentichi il segreto professionale cui legata, oltre allesplicita richiesta del silenzio sulle cure espresso dalla paziente. Gli occhi duri di Marco la fecero impallidire per un attimo, la rabbia espressa nella rigidit della postura. - Come vuole, dottore,- si arrese lei, riprendendo il cammino interrotto verso luscita, il passo privo della baldanza di poco prima. - Allora buonasera. - Buonasera, signora Solaris le rispose il medico, glaciale - Mi mandi il file con lelenco delle persone prenotate per domani, grazie. - Certamente . Lo psicanalista sincronizz il pc con il proprio tablet per approfondire le storie cliniche dei pazienti da casa. Se ne and. Lo smartphone vibr nella tasca illuminando lievemente la stoffa dei suoi pantaloni. Lo estrasse con un gesto dimpazienza che divenne un sorriso quando vide sul display il viso di suo figlio Elio. - Ciao, ragazzo! Come va? - Pap! Ti ho chiamato perch ti ho preparato una sorpresa per cena con zio Lucas e per chiederti se possiamo invitare anche zia Bea. - Si, certamente. Marco ringrazi mentalmente Lucas, il fratello di sua moglie, per laffetto e la presenza costante. Poi pens a Bea, lunica presenza femminile nel loro mondo di uomini ormai privo di Letizia, sua moglie. Letizia gli aveva riempito il mondo di luce, gli aveva fatto respirare la spensieratezza, gli aveva insegnato a cercare il bello nel nucleo delle cose come un gioiello nascosto, che solo occhi liberi dalle ragnatele del quotidiano potevano cogliere. Sosteneva che gli unici colori della vita erano quelli che si esploravano con lanima. Per lei non esisteva nulla di irraggiungibile. Si erano incontrati ad un concerto: Il flauto magico di Mozart. Lei, soprano, interpretava la Regina della Notte e lo aveva abbagliato con la sua voce intensa e lui non aveva potuto fare a meno di cercare di vederla in camerino. Non aveva neanche una rosa, le aveva offerto i suoi occhi affascinati per ringraziarla. Le aveva tenuto le mani, presentandosi quasi a fatica, mormorandole la sua gioia, quella che lei gli aveva trasmesso. Lei aveva accolto il dono e, nello stesso istante, erano sprofondati luno nellaltra, in modo totalizzante, esclusivo, geloso. Erano affamati di attimi da condividere, a tratti in maniera convulsa, senza bastarsi mai. I giorni da amanti erano iniziati a Parigi. Si erano inseguiti fin dentro lanima, avevano vissuto luno nella pelle dellaltro, senza confini. Da lontano, attraverso Skype, si vedevano, la vicinanza che diventava una necessit per non sentirsi morire. Quando sincontravano, inventavano mille modi per rimanere ancorati, chiusi in un unico corpo. Poco prima di immergersi nellamore, Letizia che gli mormorava: - Voglio sentirti con la musica che mi scioglie la pelle come un fluido del quale, allimprovviso, fai parte quasi senza esistere eppure esistendo pienamentecome se fossi fatto per quei momenti e solo cos potessi goderli al massimo.. Perdersi abbandonarsi E lui impazziva cos, prima ancora di toccarla, il cuore morso dalle ore vuote di lei che lo rendeva famelico di tutto, il desiderio infinito di prenderle lanima, di sentirsi catturato, prigioniero, di condividere con lei ogni respiro, ogni pensiero - Dentro non ho pi luoghi dove tu non ci siaMi dissolvi e mi mescoli a te.. E i morsi diventavano baci, le parole non rendevano la luce abbagliante di ci che provava, e allora taceva, conducendola nella sua tempesta, unonda dopo laltra, fino al ritrarsi della marea... Era impossibile una vita senza di lei. Perci Marco decise di lasciare il suo studio, avviato, per seguirla nelle tourne. Lavorava in privato per i musicisti e le loro famiglie e nei luoghi dove si esibivano. La vita girovaga gli diede lopportunit di confrontarsi con colleghi di altri paesi e ci lo arricch. Si sposarono in Germania, nella Cattedrale di Colonia, accompagnati dal fasto gioioso del coro degli artisti. La nascita di Elio complet la famiglia. Poi Letizia era morta. Allimprovviso. Sul palco. Durante il gorgheggio dellacuto della Regina della Notte. Lautopsia aveva accertato la causa: rottura di aneurisma cerebrale. Una malformazione dei vasi cerebrali che lei non sapeva di avere. Il mondo di Marco e di Elio, senza preavviso, senza speranza, si era sgretolato tra le loro mani ed erano naufragati in un mare maligno e sconosciuto. Erano riemersi, lentamente, grazie a Lucas e ai genitori della moglie. Marco era figlio unico. Aveva perso anche i genitori. La famiglia di Letizia era ormai la sua. Lucas, era un informatico, uomo di grande sensibilit, che riusciva ad avvicinarsi al nipote adolescente condividendone gli interessi e le confidenze. Apprezzava il lavoro di Marco con il figlio, i suoi tentativi di rimanere una figura salda che trasmettesse serenit. Bea, addetta al marketing nella stessa azienda di Lucas, era entrata nella vita del cognato dispensando amore con delicatezza. Elio ladorava. Marco non si legava. Preferiva essere sommerso dal lavoro e da Elio. Gli riservava spazi quando rientrava da scuola, per ascoltarlo. Il figlio lo sentiva, evitava gli scontri di carattere ricordando che la madre diceva che non tutte le battaglie sono da combattere. Solo quelle che vale la pena vincere. Il medico, rientrando quella sera, meditava sulle parole malevoli della signora Solaris. Lammonimento di evitare coinvolgimenti emotivi con i pazienti era eticamente giusto, ma lui era infuriato per la sua ingerenza. Si ferm un po prima di arrivare, ancora carico della canzone di Vasco Rossi Un senso che si era sparato nelle vene durante la corsa e, preso lo smarthone, richiam il numero di Lavinia salvato in rubrica. Prima di ripensarci le invi un messaggio: Sono Marco. Ti chiedo scusa per la freddezza della segretaria. Con il mio numero, ti invio la canzone di Vasco Rossi che mi ha accompagnato stasera sulla strada di casa. Non conosco i tuoi gusti musicali e non so se ti piace, ma per me ha un valore, un Senso chiuse con una emoticon sorridente. Poco dopo entr in casa e si lasci riscaldare dallabbraccio del figlio che gli porgeva la sua sorpresa: un aperitivo ai frutti rossi e crostini con affettati. Bea e Lucas avevano preparato la cena . Finalmente, si rilass, scrostandosi gli eventi stancanti dalla mente. Con un sorriso, si riprese la pace. Aveva ragione Letizia: nulla esisteva dirraggiungibile. M
Id: 3155 Data: 09/03/2016 16:36:26
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