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Raccolta di testi in prosa di Giuseppe Paolo Mazzarello
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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La via della rosa

L'amico Gino Versetti è regista e, di lui, ho visto tre cortometraggi: 'L'ora letale', 'Le recluse' (rinvenibile su Youtube) e 'Uno di noi'. Nell'ultimo, recita anche in una piccola parte. Ispirato dalla sua attività, ho abbozzato una sceneggiatura.

'A man has only those rights he can defend' ('Danton', film, 1983).
Mondragone, provincia di Caserta. Un militare italiano, a un posto di blocco, in guanti e mascherina esamina il suo smartphone. Un politico, in un ufficio, esamina il suo computer. Un giovane bulgaro esce dall'acqua del mare. In un'aula scolastica, una studentessa italiana in mascherina affronta il suo esame di maturità affermando:'L'Unione europea è una organizzazione nella quale molti stati europei delegano parte dei propri poteri decisionali a istituzioni comuni.'
Stabilimento abbandonato dalla Cirio. Donne italiane italiane urlano contro bulgari. Palazzine ex Cirio, abbandonate dagli operai e abitate ora da bulgari. Bulgari nei campi impegnati nella raccolta dei pomodori. Cartello vicino a binario ferroviario indicante stazione di Kazanlak. Roseti nella valle della Tundža .

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Sogno di fine inverno

- Tra le notizie, Fatto, nel foglio tuo sempre sonanti...
Carducci aveva scritto qualcosa di simile, ricordando di essersi addormentato a Luglio, a Bologna, leggendo l'Iliade. Ivàn Romànovic si era addormentato a Marzo, a Genova, reclinando il capo su di una copia del “Fatto Quotidiano”. Scriveva Charles Bukowsky: trovate un uomo che viva da solo e abbia la casa perfettamente in ordine e avrete trovato un uomo detestabile. Tuttavia non bisogna esagerare: se fare le pulizie era un sogno, una colf attiva – si fa per dire – in nero era un incubo. Aveva appena letto: “Il paziente zero rientrò il 25 gennaio dalla Germania”; allora la peste, che il tribunale di Sanità aveva temuto che entrasse nel Milanese con le bande alemanne, c'era entrata per davvero. Continuò: “C'è la prova: il nostro clima [italiano] favorisce la vita del virus”; allora don Ferrante poteva liberamente credere che la morìa fosse dovuta alla fatale congiunzione di Giove con Saturno. - Brucerete Giove? Brucerete Saturno? Nel 1348, uno del Decamerone, avrebbe potuto così novellare sul Fatto: Gianni accetta di fare incantesimo a Gemmata perché possa essere a turno donna o cavalla. Mentre allo scopo s'impegna con la donna, Pietro marito di Gemmata s'intromette e rovina tutto: no, la coda non s'aveva da fare. Niente coda niente incantesimo. Il ventisette del mese sul Fatto si scrisse che, nei laboratori di Wuhan, era tradizione maneggiare virus e provette. Invece il sogno si fece l'undici di Marzo nell'Anno del Signore 2020, che fuori di casa faceva ancora un gran freddo. Al risveglio, Carducci trovò una figlia che cantava e l'altra che cuciva a macchina. Ivàn si destò e non si ritrovò a leggere l'Uomo Qualunque, come avrebbe voluto: eppure, era proprio quello che lui era. Scrisse Italo Svevo alla fine della sua 'Coscienza': - Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza, inventerà un esplosivo incomparabile.

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Lettere

- AGLI STUDENTI -
Signore e Signori,
Per gran parte e ultima della sua vita, Niccolò Machiavelli fu un pubblico dipendente ‘esodato’. Se la passò male in pensione, anche s’era stato sottosegretario di presidenza,perché l’assolutismo Mediceo non lo poteva manipolare. Se la passò meglio di salute, anche se a volte si sentiva davvero male. Niccolò era coraggioso, ma non temerario. Si ritirò dalla vita pubblica, e pagò il prezzo dell’indigenza insieme alla sua famiglia che non lo rinnegò mai. Fu di esempio originale e, nella sua grandezza mitigata dal ‘default’, neppure insolito. Umanamente, non era così difficile essere come lui. Vale sempre la pena restare svegli, ma qualcosa deve tenerci desti. Nella sua ‘Mandragola’, tutti vogliono che nascano figlioli e s’inizia sempre consultando un medico immaginario. Lucrezia ha il marito Nicia più noioso che anziano. Callimaco, più giovane, per farsela deve comprarsi mezza città. A quel punto, lei lo accetta come amante a tempo determinato. La nostra lettera si avvia alla conclusione, perché l’attualità ha fretta. Non c’è divorzio perché il budget è sostenuto della finanza Niciana. Lucrezia mette Callimaco in un progetto: per ora fa il vicepresidente, ma sarà promosso quando Nicia andrà all’esodo finale. Freud scriveva che per capire ulteriormente le donne, bisognava chiedere ai poeti. Anche a essere poeta, per non dire cesare, è raro cogliere trionfi: tutti però siamo soggetti di umane voglie (1). Vostro affezionato,
Mazzarello
(1) “Sì rade volte, padre, se ne coglie/ per triunfare o cesare o poeta,/ colpa e vergogna dell’umane voglie” Dante, Par. I, 28-30.

- ALLA PROFESSORESSA –
Stimata Signora,
non ho idea di come la narratologia definirà le produzioni del XXI secolo, che è ancora molto lungo. In un social network si potrebbe trovare un emulo Dantesco a comporre:
- “E’ come quando x dire uno cammina e sta a metà della sua vita:
Sbatte in un bosco così buio che non ci vede assolutamente un c.
Ahhhhhhhhhhh………………………… La strada giusta è proprio finita.”
Credo che non scriverebbe neppure così: ammesso che volesse leggere questi tre versi, riderebbe per la loro cautela. Oggi la produzione letteraria è fatta da tutti insieme, senza cautela. Provo a fare un esempio di narrativa in prosa, anche se Dante insegna che si può fare molta narrativa in poesia: lui ci riusciva. In poesia è molto difficile farla in un linguaggio contemporaneo: anche in prosa ,però, non c’è mica da scherzare. Essa non può prescindere dalla vita, sia pure in epica; anche l’esempio qui sotto è tutto legato alle sue fonti.
- “Insieme ai suoi compagni Itacesi, Achemenide era fuggito dall’antro dell’orbato Ciclope. Com’è noto ai Liceali, quelli che erano finiti là con Odisseo erano stati legati sotto le pecore in uscita. Appena usciti e slegati, c’era stata un’adunata precipitosa perché dovevano imbarcarsi tutti; prima che Polifemo si accorgesse della loro sparizione. Achemenide non era riuscito a raggiungerli: non era prevista né possibile la sua ricerca quale assente all’appello. Tempo dopo, e in un altro Poema, Enea lo ritrovò sulla stessa isola dove l’aveva lasciato Odisseo: a questi non era mancato il tempo d’inveire contro l’inospitale figlio di Poseidone, e scatenare l’ira del padre. L’Itacese ritrovato seguì il comandante venuto da Ilio nelle nuove avventure Laziali. Nel corso di una di queste, Achemenide risalì un colle, su per un soleggiato pendio coltivato a vite. Egli incontrò lo sguardo di una giovane bruna, che era intenta alla legatura. Lei aveva il volto scurito per l’esposizione, ma luminoso, e uno sguardo mobile e fiero. Lui ripensò al passato. Chissà che cosa aveva determinato, tanti anni prima, il suo ritardo nel raggiungere i compagni. Era come se qualcosa si fosse opposto a che lui riprendesse la navigazione con loro.”
La narrativa confonde le acque: si può iniziare con Omero e poi riprendere con un altro, in questo caso illustre come Virgilio, infine seguire il proprio corso. Oggi si chiama navigare accedere rapidamente a spazi tanto vaghi quanto quelli marini, con il loro bisogno di coordinate. Ho seguito mia nipote mentre studiava, e mi sono ritrovato sulla terra ferma. Solo che lei è una narratrice interna, mentre io sono un narratore esterno. Le invio i migliori saluti, insieme ai Suoi Allievi che non mancheranno di manifestarLe quel sentimento senza il quale è impossibile la narrativa. La saluto con partecipazione,
Mazzarello

- ALL’EUROPEISTA (stralcio) –
Nell’anno 754 - Il giorno dell’Epifania - s’incontrano Papa Stefano II e il re dei Franchi Pipino. Quasi nello stesso anno, preso però dall’altra parte dello zero come nell’insieme dei numeri relativi, è fondata Roma. Dall’altra parte, invece, è fondata l’Europa. Per l’Italia c’è sempre poco spazio: meno male che sia così, perché ha sempre invidiato Roma. Poi, ci sono gli Stati Uniti d’America che hanno avuto collegamenti con l’Europa della Riforma: la risposta Cattolica aveva però già persuaso l’America Centro Meridionale; oggi il Brasile ha il primato mondiale per numero di fedeli alla Cattedra Pietrina. Nessuno sa che corso prenderà la Storia: l’Europa ha il carattere dell’ineluttabilità, e tanto basta. La Grande Guerra eliminò il Kaiser e, ora, resta solo una specie di Zar. Solo che quello non è neppure in Europa, è confuso in un mondo fideistico che un tempo era chiamato socialismo e va più in là in Oriente fino alla Cina della quale non capisce niente nessuno. Ci sono anche L’india e tutto l’Islam, dei quali si capisce qualcosa di più, anche se non serve a molto.

- AL MAGO (stralcio) –
Antichi Greci e Romani avevano per loro un’autentica passione. Parliamo d’indovini e aruspici, con il loro corollario di rituali e quant’altro. L’oroscopo è prerogativa del potere legislativo, e s’istituzionalizza. Nella Divina Commedia, si manifesta la dicotomia. Simon mago è all’Inferno perché strumentalizza il potere religioso, e con il Cattolicesimo non si scherza. La Sibilla è però citata nel Paradiso, con le sue sentenze che se ne vanno con il vento: con la venuta di Gesù, si salva il contenuto redento del mondo classico. Nel ‘Giulio Cesare’ di Shakespeare, alle Idi di Marzo, l’indovino predice al protagonista eventi minacciosi giusto per quella giornata. I congiurati ascoltano e, solo allora, si convincono davvero che quella è la data giusta. Si predice con successo solo quello che è plausibile. Il resto lo fanno gli uomini. Dicono che secondo Benedetto Croce la superstizione non conteneva la verità, ma che lui ci credeva. Cesare non aveva paura che di rinunciare e, a muovere un dito per superstizione, non ci pensava davvero. E’ già abbastanza complicato capire qualcosa degli avvenimenti, per aver anche voglia di farseli predire.

- AL BIOFISICO (stralcio) -
Il Tuo libro (1) può essere letto come il racconto di una dispersione. Uno scienziato acquisisce formazione e cultura: poi s’avventura nei campi applicativi. Li esplora giudiziosamente e rispettosamente. Coglie gli aspetti promettenti, magari in attesa di fare una scoperta. Poi, si scontra con il declino delle risorse comuni: quello precedente, delle capacità, passa sempre inosservato. L’approdo alla Libreria è come quello del protagonista di ‘America’, alla fine del romanzo di Kafka. Egli è accettato al Grande Circo Naturale di Oklahama (sic), dove accettano tutti quelli che sono pronti. Originariamente infatti, l’Autore lo aveva intitolato ‘Il disperso’ ed è rimasto incompiuto. Per così dire, il nostro scienziato è ora addetto alle ‘linee elettriche delle molecole biologiche’. Il dialogo con il lettore può favorire nuovi elementi di ricerca e, chissà, stimolare lo scienziato – dopo esserci arrivato - a lavorare nella Grande Libreria.
(1) Paolo Facci: “Biomolecular Electronics” – Elsevier, 2014.

- AL GIORNALISTA –
Sir,
Anni fa andai volentieri a scuola, anche quando c’era l’ora di religione Cristiana Cattolica. Ci sarei andato volentieri anche durante quella di altra religione, se fosse stata nei programmi e avessi avuto un buon insegnante. In America, non può proprio esserci l’insegnamento scolastico della religione perché là si parte nel XVIII secolo: troppo tardi . Certo, parafrasando Manzoni: se uno la religione non ce l’ha, non se la può dare. Nella scuola italiana, a farlo, non ci provano neanche: tutti hanno troppa paura. Scriveva Machiavelli: ‘Perché dove manca il timore di Dio, conviene o che quel regno rovini o che sia sostenuto dal timore d’uno principe che sopperisca a’ defetti della religione’. Com’è finita qui, lo sanno tutti. Questa è la mia conclusione, anche se ho scritto subendo l’influenza di Machiavelli, che è molto apprezzato in America.
Yours truly,
Giuseppe Paolo Mazzarello, M.D.







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Cossuzia


COSSUZIA
La breve ‘play’ si colloca negli anni di passaggio dall’infanzia all’adolescenza di Cesare. Cossuzia doveva essere, più o meno, sua coetanea. Sullo sfondo il periodo storico è quella specie di ‘interregno’ tra il consolato di Silla e la sua dittatura che avverrà quando avrà concluso la lunga campagna contro Mitridate. Nel periodo considerato si succedono consoli appartenenti ai ‘populares’ e quindi avversi agli aristocratici come Silla. Abbiamo voluto premettere questa stringata nota perché i riferimenti alla realtà storica sono convulsi nei dialoghi degli adulti. Speriamo che, al loro ascolto, i lettori provino meno sconcerto dei ragazzi nella ‘fiction’.
Storia Romana in atto unico di Paolo Giuseppe Mazzarello
Scena I
Roma, 88 a.C. Cossuzia, Cesare.
COSSUZIA Cosa vuoi fare da grande? CESARE Voglio fare grande il mio amore per te.
COSSUZIA Mi sembra un po’ presto.
CESARE Mi sembra già tardi.
COSSUZIA Le famiglie Romane non aspettano tempo.
CESARE Io ti aspettavo.
COSSUZIA E se non fossi arrivata?
CESARE Sentivo che c’eri.
COSSUZIA Ti piacciono queste case con le loro grandi pietre squadrate? Il sole le scalda.
CESARE Fanno parte di loro.
COSSUZIA Reggeranno a lungo?
CESARE Ci sarà sempre qualcuno a lavorare.
COSSUZIA Sembri avere una gran voglia di fare.

Scena II
Bestia, Bucco, Cesare, Cesare padre.
BESTIA Mio fratello ha picchiato un bullo proprio qua.
BUCCO Tu non sai cosa è in grado di fare mio padre: è fortissimo.
BESTIA Arriva Cesare: come lo odio, con quella sua toga praetexta nuova dall’orlo rosso.
BUCCO Cesare, vuoi masticare anche tu questa radice orientale?
CESARE Mi piace provare questa novità.
BESTIA Allora prenditi questa novità sul naso! (Gli sferra un pugno).
CESARE (Corre dal padre) Padre, sono stato colpito a tradimento. Punirai il colpevole?
CESARE PADRE Se ti vedrò ancora col volto pesto, finirò di suonartele io.
CESARE Non ci sarà un’altra volta; e non masticherò più radici orientali.

Scena III
Cossuzia, Albina sua madre, Caio Cossuzio suo padre, poi Mentula suo zio e PERA sua zia.
COSSUZIA Madre, durerà la nostra ricchezza?
ALBINA Ho visto durare poche cose, ma farò in modo che questa duri a lungo.
COSSUZIA L’ordine equestre comprende uomini ricchi che non sono potenti.
ALBINA Quando c’era da combattere contro Teutoni e Cimbri, sono venuti bene i nostri cavalieri.
CAIO Silla quest’anno è console. Noi non gli veniamo bene.
ALBINA Questo perché in Asia Mitridate costituisce l’attuale minaccia.
CAIO L’Oriente ha un eterno problema: produce ma non cresce.
COSSUZIA Eppure l’Occidente è ammaliato dalle terre più vicine all’alba.
MACULA
Silla ammalierà Mitridate con due schiaffoni.
CAIO Ce ne vorranno anche quattro e Zeus non voglia che qualcuno tocchi anche a noi. Quando Silla tornerà, vedrà chi avrà lavorato per lui. Chi avrà lavorato contro di lui, se ne dovrà andare.
PERA Ho appena udita la notizia: Silla sta partendo per fare guerra a Mitridate.

Scena IV
Aurelia madre di Cesare, Cesare suo padre, Cesare.
AURELIA I popolari hanno ripreso il potere.
CESARE PADRE I popolari credono di averlo fatto.
AURELIA Le legioni di Silla lo ricorderanno loro.
CESARE Il console Cinna vuole che sia concessa la cittadinanza agl’Italici. Roma è una città e gl’Italici sono un popolo.
CESARE PADRE Più che dare, i popolari vogliono prendere la roba degli aristocratici.
AURELIA Ritornerà nostro cognato, tuo zio Caio Mario, a prendersi ancora qualcosa. Lui è il più popolare di tutti.
CESARE PADRE Silla è già tornato una volta e si è presa Roma coi soldati. Tornerà di nuovo e farà la stessa cosa.
CESARE Genitori miei, andrò a fare i miei esercizi militari (esce).
AURELIA Hai promosso il fidanzamento di Cesare con Cossuzia.
CESARE PADRE Gli ho detto le cose da farsi.
AURELIA Chissà cosa farà.
CESARE PADRE Noi siamo nobili ed io ho fatto il pretore. Il problema di oggi, o di sempre, è che tutto cambia.

Scena V
Asellio, Crasso, Arvino e Cesare in addestramento.
ASELLIO Dobbiamo scegliere un capoclasse.
CRASSO Non voglio che sia prepotente.
TUTTI INSIEME Eleggiamo Cesare.
ARVINO Vediamo se il vostro nuovo capoclasse mi batte nella lotta.
ASELLIO Tu hai molti più anni di lui.
CESARE Mi batterò (s’impegna nella lotta, ma soccombe).
CRASSO (a Cesare) Potevi evitare di batterti.
CESARE Per sistemare Arvino ci vorrebbe mia madre (tutti ridono). Mi andrà meglio nel mezzofondo (i ragazzi gareggiano nella corsa).
ASELLIO (boccheggiante) Siamo partiti troppo veloci, siamo stanchi e la corsa non è ancora finita.
CRASSO Cesare è dietro di noi, ha risparmiato il fiato, ora ci sta superando e si avvia a vincere.
CESARE Ho vinto questa gara e meritato una medaglia. Inizia a darmi qualche soddisfazione questa vita da ragazzo.

Scena VI
Iulia Maggiore sorella di Cesare, Iulia Minore sorella di Cesare, Cesare.
IULIA MAGGIORE (suonando la lira) 'In litore domus est,
Ubi pueri, ubi puellae
In orbem circumagunt…’
Oggi è l’ultimo giorno di scuola e la vita ci arride con la prospettiva delle vacanze.
IULIA MINORE Se durava un giorno di più, questa scuola avrebbe avuto un’alunna di meno perché sarei stramazzata.
CESARE E’ trascorso un buon anno studiando la storia degli uomini Greci. Ho letto sulla tua tavoletta, Iulia Piccola, il tuo commento perplesso sulla loro vita sociale. Era quello a proposito dei ricchi di vecchio e di nuovo conio. Quelli novelli s’infiltravano tra i vecchioni se i poveri si avvicinavano alla loro roba. La vita è piena d’imbrogli. I Greci non avevano molte risorse dal suolo ma protessero i frutti buoni. I frutti degl'imbrogli riseccano. I frutti intelligenti maturano.
IULIA MAGGIORE Sarà bello che noi tutti si cresca in letizia, e intelligenza.
IULIA MINORE Io m’impegnerò e sopporterò quant’ora mi pesa.

SCENA VII
CESARE (da solo) Un ragazzo è spesso solo. A volte si diletta in qualche piacere. A volte il Fato gli sottrae il necessario. I popolari sono in sella con Cinna ed è voluto salirci anche lo zio Mario. Era stato eletto Console Giovane a settantatre anni. Poi la Parca se l’è portato via. Il Flamen Dialis, Merula, aveva firmato la resa di Roma a Silla. I popolari gli hanno fatto firmare il suicidio. (Ironico) C’è ancora un po’ di rispetto per i religiosi. La Parca ha preso con sé Caio Giulio Cesare, mio padre.

Scena VIII
COSSUZIA (da sola) Roma protegga le ragazze! I sesterzi e le proprietà non lo fanno. Cesare è il nuovo Flamen Dialis e si occuperà di molta gente. Chi si occuperà di me? E’ duro sopportare la scomparsa del mondo antico. Si può studiare una materia, ma quella familiare è ostica. Quello ch’è tuo, vorresti che valesse molto. Le ragazze possono scovare il valore tra le insidie. Se riescono ad averlo, lo affidano volentieri alla storia. Quella che vi ho raccontato, non è che una storia.
Exit




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Calpurnia

CALPURNIA
Storia Romana in atto unico di Paolo Giuseppe Mazzarello
-
Scena I
Ercolano, 60 aC. Filodemo di Gadara, Cesare.

FILODEMO Sei un uomo votato alla carriera pubblica.
CESARE Una voce mi chiama verso quella privata.
FILODEMO Le voci ci parlano con varia forza.
CESARE A volte mi giungono come rumori indistinti.
FILODEMO Cosa ti dicono questi rumori?
CESARE Sii uomo.
FILODEMO In Latino si dice vir.
CESARE Tu vivi in casa del mio futuro suocero.
FILODEMO E' una casa spaziosa ed accogliente.
CESARE L'ho pensato anch'io.
FILODEMO Non hai deciso di fare ciò che faccio io.
CESARE Farò il console e dopo di me lo farà mio suocero.
FILODEMO Farai anche il marito.
CESARE Farò varie cose.
FILODEMO Temo di si.
CESARE Filodemo, torneremo ad incontrarci.
FILODEMO Gli uomini s'incontrano sempre. Per ora, mi devi cento sesterzi della
seduta odierna.
CESARE Pago volentieri per l'ottima parresia.

Scena II
Roma, 59 aC. Cesare, Cicerone, altri senatori.

CESARE Padri coscritti, un uomo non deve sempre essere in guerra. I legionari che
Pompeo ha condotto alla vittoria in terre lontane hanno bisogno di una
terra vicina.
CICERONE I legionari non hanno la cura per le messi che hanno gli operatori
professionali.
CESARE Sulle terre gli operatori sono sempre meno e, con la mia legge, voglio
avvicinare alla terra chi se lo è meritato.
CICERONE I tribuni del passato, i Gracchi, fomentarono discordie volendo
distribuire la terra a tutti i costi.
CESARE Pagarono per la loro determinazione.
Ora datemi la vostra approvazione.
SENATORI Sia messa in votazione ai Comizi la Lex Agraria Iulia.
CICERONE Così Clodio, con i suoi elettori prezzolati, la farà facilmente approvare.
CESARE Come se fosse l'unico. Questa tendenza s'insinua nelle istituzioni. La
natura mi porta a perseguire con tutti i mezzi, anche troppi, gli obiettivi.
E' però ineluttabile il corso della storia.

Scena III
Calpurnia, Cesare.

CALPURNIA Una ragazza vuole essere sempre al centro della storia col suo ragazzo. Con
te, si è al centro della storia ma non della nostra storia.
CESARE Disperdere, disseminare, intendere il centro di una circonferenza sempre più
grande: sembra la mia vita.
CALPURNIA Hai difeso con successo mio padre dalle accuse di concussione. Lui ti ha
procurato i voti dei Populares per essere eletto console, contando di esserlo
lui stesso l'anno prossimo. Ha contato sul fatto che io fossi già tua moglie.

CESARE L'anno prossimo non sarà solo quello del consolato di Pisone Cesonino ed Aulo
Gabinio. Sarà l'anno della mia partenza come proconsole della Gallia. Starò
via a lungo,combatterò senza odio ma non sarà facile che i popoli comprendano
presto e bene l'esigenza di sottomettersi. Sto leggendo Arato, che nacque in
quella Soli terra di pirati ma rifulse di luce ispirata. Sui suoi versi di
iatrikà ho cercato l'interpretazione dei miei disturbi. Egli dovette andare a
Pella presso il re Macedone, in cerca di ospitalità per il
suo genio. Esso si espresse ancora in versi nei 'Fenomeni' ed io attendo alle
prognoseis.Scrutiamo i segni che precedono il mutare del tempo.

Scena IV
Gallia, 55 aC. Cepione, Cesare, Turdo, Arato, Dentra, Albina.

CEPIONE Siamo lieti che tu sia intervenuto al banchetto. La Gallia è un buon mercato
per i manoscritti e stiamo avviando la loro distribuzione.
CESARE Sarei lieto della tua benevola attenzione per i miei 'Commentarii De Bello
Gallico'.
TURDO Se vendessi un numero di copie pari a quello dei Galli accoppati, avresti
successo.
CESARE La storia accoppa, spesso e volentieri. I Galli hanno spesso compreso il loro
bene.
Quelli che non lo hanno fatto, desideravano essere accoppati di fatto.
ARATO Una tesi originale. Il saggio deve fare esercizio di virtù, più che di storia.
DENTRA Il nipote del vate di Soli è in partenza per Alessandria dove insegnerà
letteratura.
ALBINA Là vi è grande attesa per l'erede della tradizione classica.
CESARE Chissà che non ci si riveda ad Alessandria.
CEPIONE I Nervii ti dissero che sarebbero rimasti nei loro territori. Il capo dei
Senoni,Accone, era ribelle ma tuo prigioniero. Usipeti e Tencteri stavano
trattando la loro permanenza in nuovi territori.
TURDO Che fine pensate che abbiano fatto tutti costoro?
ALBINA Arato ci ha offerto un banchetto coi pesci in arrivo dalla Provenza.
DENTRA Ho preparato pozioni ed impiastri per lui. Conforteranno il suo soggiorno in
Egitto.
CESARE Vorrei confortare il vostro soggiorno in questo mondo che non sempre ha
confortato il mio.
I Nervii dissero che avrebbero attaccato
chi si fosse troppo avvicinato.
Non avevano nessuna ragione di pensarlo
se non avessero già pensato di farlo.
Accone fu giustiziato ma i Galli presenti, che si offesero dicendosi
pacifici, erano ribelli quanto quel re dei Senoni. Usipeti e Tencteri non si
comportarono come chi è in cerca di casa ma come quello che ha deciso di
prendersela. Poiché aspettarono a lungo per realizzare il loro scopo, e mi
fecero aspettare a lungo, dovettero pentirsi sia di avere cattive intenzioni
che di avere usato male il tempo per dimenticarle.

Scena V
Roma, 51 aC. Azia, Gaio Ottavio, Ottavio Turino, alcuni addestratori.

AZIA Ti rivedo con gioia, figliolo, pure se magro ma con buoni muscoli.
GAIO OTTAVIO Figliolo, gli esercizi al campo ti hanno abituato alla convivenza ed
al sacrificio.
OTTAVIO TURINO Genitori, vi do il benvenuto in questa tappa dei movimenti estivi di
un giovane Romano.
AZIA Vedo tuttavia che il tuo equipaggiamento è scarso. Ti mancano vari
indumenti dei quali i tuoi genitori ti rifornirono.
OTTAVIO TURINO Erano nella mia borsa chiusa, che trovai poi aperta ed, in parte,
priva del suo contenuto.
AZIA Gli addestratori del campo dovrebbero addestrare al rispetto delle
borse chiuse.
GAIO OTTAVIO Chi addestrerà gli addestratori? Vuoi addestrarli tu,moglie?
Sta attenta a non finire addestrata.
ADDESTRATORI Vari indumenti dei ragazzi, da noi rinvenuti,
e presentati alle famiglie non furono riconosciuti.
Non erano di nessuno e non più di tutti,
così decidemmo che li avremmo distrutti.
AZIA E GAIO OTTAVIO Noi riconosciamo gl'indumenti di nostro figlio.
Se li avete distrutti, lo facciamo alla memoria.
OTTAVI TURINO Un riconoscimento postumo.

Scena VI
Calpurnia.

CALPURNIA (da sola) Cesare ritornerà dalla Gallia. Opera con successo per godere
della considerazione e della stima di tutti. Medita sua
moglie, rimasta nella casa del Pontefice Massimo, su di una
unità familiare che non vi è.
Iulia, figlia di Cesare, sposò Pompeo e soccombette durante il
parto.
Aurelia, madre di Cesare, cedette alla malinconia.
Curo la casa ed amo i gatti fieri nella loro indipendenza.
Sono tempi di grandi dipendenze, questi.
Permangono gl'impegni, manca l'entusiasmo.
Gli stimoli ingrandiscono la realtà,
si allontana la nostra giovane età.

















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Cornelia Cinnilla

CORNELIA CINNILLA Storia Romana in atto unico di Paolo Giuseppe Mazzarello.

 

 

Prologo

Ecoutez publico gentil my voice of trobador Que canta quei che contra o pro natura S'en van caminando soto 'l fuego e 'l bollor. Ei furo ensemble in ta la vida, Or sono a purgar in oposita directory. Amor li tenìa avvinti a lor corrida, Lor poesia, ora, vuele victory. Meglio di me Padre Dante dirà Quel che amor mi spinse a poetar: 'La gente che non vien con noi, offese di ciò per che già Cesar, triunfando, regina contra sé chiamar s'intese'.

 

 

I Roma, 81 aC. Aurelia, madre di Cesare, e Cesare.

CESARE Madre, lo spirito di un uomo sopravvive alla sua morte. Sono il flamen Dialis e devo fare il mio dovere. Però, mi chiedo, cosa mi chiederanno un giorno quelli dei quali oggi devo purificare la casa. AURELIA Poi lo scoprirai, ora sbrigati o farai tardi dalla zia Teofila. Ecco..prendi il berretto, annoda bene i lacci sotto il mento, in cima il ramoscello d'ulivo è storto...aspetta, lo aggiusto. CESARE Quando ho finito mi vedo con Nilla, passiamo a vedere quel tappeto che ci piace per la camera da letto: viene dal regno del re dei re Parti. AURELIA Non costerà troppo? CESARE Ave...ave.

 

II Cesare, Teofila.

CESARE Così sia. TEOFILA Vorrei non fosse così. Mi chiedo se abbiamo fatto tutto il possibile per salvarlo. CESARE Non ti basta il possibile, Teofila, ma è tutto quello che abbiamo. TEOFILA Ora i nipoti mi assaliranno con le pretese d'eredità. Il testamento del povero Gaio Laurenzio, mio diletto marito, è tutto a mio favore. Tuttavia mi attendo i loro assalti. CESARE Sono gli unici assalti che sanno fare. Non basterebbe tutto l'oro di Mitridate a placarli ma si accontenteranno di sette sesterzi ciascuno. TEOFILA Da oggi Roma ha un'altra vedova e le tasse morderanno le carni che non avranno le carezze di un uomo.

 

III Cesare, sua moglie Cornelia Cinnilla, loro figlia Iulia.

CESARE Nilla, oggi compriamo un bel tappeto. Piccola Iulia, lo vuoi un tappeto nuovo? IULIA E' mio, tata? CESARE Si, Iu-Iu. Nilla, aspettiamo a dirle che non tutto è suo. Dovremmo dirlo prima ai custodi del tesoro repubblicano. CORNELIA Cosa? Cesare, ti va' una tazza di vino mielato? Oggi fa' un freddo tale che farebbe a tutti bene, CESARE A Iu-Iu daremo l'aranciata mielata. Nilla, entriamo qui, è un bel posto. CORNELIA Cesare, oggi è l'ultima volta che ci vediamo. Divorziamo. CESARE A me piacque sempre, la nostra confarreatio. CORNELIA Inviti anche Silla? Ha mandato due ceffi a cercarti, sei nella lista di proscrizione, hai l'ordine di divorziare. Sono la figlia di Cinna e siamo in disgrazia. CESARE Essere figlia di Cinna non è una disgrazia. Gran tipo, tuo padre. Un console col brando. CORNELIA Gliel'hanno rotto. Dai, su, io rientro con Iu-Iu. CESARE Tua madre avrebbe piacere di averti con sé , puoi stare da lei. Puoi andare dalle mie sorelle, se preferisci, o restare con mia madre. CORNELIA Andrò da tua madre ma non so quanto potremo restarci. CESARE Ci resterai quanto vorrai. Io me ne andrò a fare un giro. CORNELIA E' pericoloso. CESARE La vita non è pericolosa. Iu-Iu, ora vai con la mamma, tata fa' un viaggio ma poi ritorna. E poi, Nilla, non sei mica da buttare via! IULIA Tata, e il mio tappeto? CESARE Lo andiamo a comperare subito! Intanto Silla non è mica Achille piè veloce. IULIA Μηυον άειδε, θεά, Πηληϊάδεω 'Aχιληος ούλομένην.. Mamma, in senato mi faranno parlare Greco come Molone di Rodi? CORNELIA Sicuro, Iu-Iu: ora, andiamo a prendere questo tappeto. [Escono] [Entrano due vigili ed un ubriaco] I° VIGILE Ci hanno detto che era qui. Dov'è finito Caio Giulio? II° VIGILE Dobbiamo consegnargli la notifica con ricevuta di ritorno. I° VIGILE Ai sensi dell'articolo duo, possiamo lasciarla a persona che conosca il de cuius. Ehi, tu, conosci Caio Giulio Cesare. UBRIACO Certo! I° VIGILE Che alito! Questo qui deve fare la prova dell'anforino. I° VIGILE Caio Giulio è stato rimosso da flamen Dialis. La sua lettiga è in divieto di sosta nei posteggi riservati ai religiosi. UBRIACO Con tutte le multe, dico voi, me li date due denari per farmi un goccetto?

 

IV Aurelia, Cornelia.

AURELIA Prego gli dei per voi. CORNELIA Pregali per tutti noi. AURELIA Ho paura. CORNELIA Perchè se n'è andato? AURELIA Perchè, c'è mai stato? CORNELIA Non riusciamo a realizzare i progetti. AURELIA Sono abituata. CORNELIA Il futuro sembra impossibile. AURELIA Sono io sola a non averlo. CORNELIA Non riesco a distogliere il pensiero dai nostri mali. AURELIA Non riesco a piangere. CORNELIA Dobbiamo abituarci a fare a meno di lui. AURELIA Devo abituarmi a fare a meno di tutto. CORNELIA Il letto è così freddo, in queste notti. AURELIA Dorme la bambina? CORNELIA Si, è nel suo lettino. AURELIA Ho tolto il pane dal forno. CORNELIA E' buono, croccante. Prendi un'oliva? AURELIA Beviamoci su un bicchiere. CORNELIA Lo scaldo e ci metto il miele. AURELIA E' ancora l'uva della nostra vigna, l'ultima vendemmia. CORNELIA Ultima vendemmia in campagna. AURELIA Cesare ha fatto demolire quella casa. CORNELIA Non stava più in piedi. AURELIA Ho comprato un paio di calzari nuovi. CORNELIA Anch'io, meno male che Cesare ci ha lasciato i sesterzi.

 

 

V Servilia, Cornelia.

SERVILIA Ti piace la mia nuova veste? L'abbiamo presa da Verre, è seta di Malta, fa' l'effetto di una carezza mie lunghe gambe. Anche se le tue sono più corte, potresti procurartene una. CORNELIA Per i funerali di Silla, basta la veste vecchia. SERVILIA Oh, ma certo cara! Ora potrà ritornare tuo marito. Dovrai vedertela con le altre in crisi d'astinenza. CORNELIA Io sono sua moglie. SERVILIA Mio figlio Marco Giunio sta crescendo, so cosa vuole dire essere moglie. CORNELIA E cosa vuole dire? SERVILIA Bastare a se stessa. CORNELIA E' un pensiero molto repubblicano. SERVILIA C'è altro? CORNELIA Ci sono gli uomini. SERVILIA La sua bocca mi esplorava..la mia bocca ne ha bisogno.. CORNELIA Tutta me stessa ne ha bisogno. SERVILIA Prima che facciano i consoli nuovi, Isaurico e Pulcro faranno la legge per regolarizzare le liberte. CORNELIA Donne ai saldi! SERVILIA Le liberte non sono donne. CORNELIA Comunque, ho già fatto la spesa. SERVILIA Sta attenta che non te la portino via. CORNELIA Tu non corri questo rischio. SERVILIA Faremo tardi ai funerali di Lucio Cornelio.

 

VI Mitilene, campo di battaglia. Cesare, due legionari.

CESARE Mìtili, vi spacco il cranio. Tu, non scappare, ecco..ti taglio il braccio. Corazze infrante, rumore celeste. I° LEGIONARIO Gh'avemo combatù propio bèn. II° LEGIONARIO Ocio, Cesare! Semo tropo avanti sui nostri. CESARE Quei cunni sono lenti. Portate qui gli scudi, uniteli, ci salgo sopra e li chiamo. I° LEGIONARIO Cesare, abbiamo vinto ed hai guadagnato la corona civica. CESARE Dovrebbero darla ad una che è rimasta a Roma. II° LEGIONARIO Sta attento a non dare qualcosa a chi sta arrivando. [Entra Nicomede IV° di Bitinia] NICOMEDE Cesare, καλός, che bello vederti e conoscerti. La Bitinia è così piccola e tu sembri così grande. CESARE Вασίλευς, grande è il cuore ell'uomo, piccolo il suo pube. Νόος vede molto, 'Еρος vuole poco. NICOMEDE E' così poco quello che voglio da te. CESARE Io voglio che tu mi dia una flotta per concludere l'assedio. NICOMEDE Un povero re orientale non ha grandi mezzi, salvo il suo cuore. CESARE Hai buoni mezzi, piccolo re dal grande cuore. NICOMEDE Tu mi rovini! CESARE Tu non rovinerai me, anche se diranno che lo avrai fatto. NICOMEDE Avrai la tua flotta, τύραννος. CESARE Avremo la gloria di Roma. I° LEGIONARIO Speriamo che tocchi qualcosa anche a noi. II° LEGIONARIO Almeno, questa sera uno potrà toccare qualcosa.

 

VII Roma. Cornelia, Clodio.

CORNELIA I tuoi traffici mi hanno sfiancata. CLODIO Dalle retrovie si manovra piacevolmente. CORNELIA Il piacere accompagnato dal dolore è in scomoda compagnia. CLODIO Tuo marito mi usa. CORNELIA Per questo mi sono fatta usare da te. CLODIO Mio padre è oramai consolare, io rappresento il futuro. CORNELIA Tu rappresenti me. CLODIO In politica e in amore la fortuna è con i populares. CORNELIA (allusiva) Mio marito fa' l'amore col popolo. CLODIO Il console Lepido instaurerà la dittatura. CORNELIA Presto Lepido si installerà in una tomba. CLODIO Perchè non ti fidi di me? CORNELIA Non mi fido di me stessa. CLODIO Ti fidi di tuo marito? CORNELIA Non sei il più adatto a chiederlo. CLODIO (ironico) Cesare pensa di fare condannare Dolabella. CORNELIA Cesare ha già condannato Dolabella. CLODIO Che male c'era a tassare la Macedonia? CORNELIA Lo stesso male di tassare tua madre. CLODIO Temo che resterai senza soldi. CORNELIA Io non resterò priva proprio di niente.

 

VIII Cornelia, Cicerone.

CORNELIA Padre coscritto, ho udito la tua bella orazione. CICERONE A casa già ne odi delle belle, Cornelia minore. CORNELIA La tua cultura ti nutre e sostiene. CICERONE Devo nutrire e sostenere la repubblica. CORNELIA Non è lei che nutre e sostiene te? CICERONE Senza le leggi non si fa' nulla. CORNELIA Con le leggi non si fa' troppo. CICERONE Tu te la fai con troppi. CORNELIA Me la faccio con qualcuno. CICERONE Anche tuo marito, mi sembra. CORNELIA Perchè mi parli di lui? CICERONE La virtù deve essere la tua ispirazione. CORNELIA Quale sarà la mia eccitazione? CICERONE Non chiederlo a me. CORNELIA Non te la chiedo. CICERONE Che cosa, non mi chiedi? Dovrei essere io a chiedertela..cioè.. CORNELIA Se te la dessi, cosa ne faresti? CICERONE Voi confondete i sensi con il senno. CORNELIA Ora usi il plurale. CICERONE Eppure avete studiato il Greco! CORNELIA Lo abbiamo imparato a modo nostro. CICERONE Il vostro modo è contro natura. CORNELIA Se sei con la natura, non puoi prendertela con me. CICERONE La natura è stata indagata. CORNELIA Le conclusioni? CICERONE I puledri vengono domati, l'uomo viene domato. CORNELIA Anche i torelli? Anche la donna?

 

IX Cesare e Lucio Aurelio Cotta, suo zio.

CESARE La malattia di Cinnilla è la mia malattia. COTTA Te ne sei accorto da molto? CESARE Mi porta alla morte ma non morirò per ora. COTTA Tutti si aspettano che tu diventi console ed uccida il senato. CESARE Non posso uccidere la repubblica. COTTA Allora la repubblica ucciderà te. CESARE Nella mia fantasia, lo ha già fatto. Nella realtà, accetterò di essere ucciso da un simulacro di uomo. Se un uomo sarà grande, non offuscherà Cesare. Se un uomo sarà piccolo, la repubblica non mi chiederà che la salvi da lui. Se un uomo rischierà di diventare ancora più piccolo se io vivrò, lo riconoscerò, quando arriverà la mia ora.

 

X Cornelia, Cesare.

CORNELIA Parlando con Cicerone, avevo ragione a dire che la donna non viene domata. Ora viene domato il mio corpo ma io sono una donna. CESARE Sei la donna che ha voluto sposarmi. CORNELIA Sono una donna che parte. CESARE Ho sempre pensato a te. CORNELIA A cosa penserai ora? CESARE A te. CORNELIA Dovevo essere la flaminica Dialis. CESARE Sei qualcosa di più. CORNELIA Anche senza il corpo? CESARE Mai avrei pensato a te senza il corpo. CORNELIA Ma non vedi come sono gonfia? Non temi per nostro figlio dentro di me? CESARE Hai temuto meno cose di quante sono temute dai più. CORNELIA Iu-iu è con Aurelia? CESARE Ci sono io con lei. Con Roma, ci sono due nuovi consoli: si chiamano Crasso e Pompeo. CORNELIA Cicerone farà qualche predica. CESARE Sarà che divento vecchio, ma se la fà uno simpatico, lo sto anche a sentire. Tu non ne hai mai fatte e sei la mia preferita da ascoltare. CORNELIA Non resta molto da fare. CESARE Qualcosa abbiamo fatto, il resto è da fare. Per ora, usciamo da questa casa chè la stagione è cambiata. I Romani hanno ripreso a mangiare all'aperto. A quest'ora, tira un piacevole vento su Roma, qualcuno lo chiama: Ponentino.

Exeunt omnes