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Raccolta di testi in prosa di Silvio Mancinelli
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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Il treno che non passa pi

Ma dove sono? , pens Rufus quando si svegli su una fredda panca di quella che sembrava essere una stazione ferroviaria. Tutto intorno vi erano piastrelle bianche, di un candore unico, due binari che si intrecciavano. La sveglia fu data dal rumore di un treno in partenza, per dove non si sa, dato che il tabellone luminoso non segnava il bench minimo orario. Al suo fianco una donna, Beatrice. Lunghi capelli mossi, labbra carnose e carnagione simile al caff e latte, proprio il tipo che piaceva a Rufus. Anzi le ricordava qualcuna, ma non riusciva a ricordare chi.
Ciao disse lei ben svegliato.
Ma dove sono?, disse un intontito Rufus.
Sei in una stazione no? Probabilmente aspettando un treno che doveva arrivare, e evidentemente non pi arrivato, ti sei addormentato.
A dir la verit non ricordo di dover prendere un trenoricordo che ero ad una festa, per in questo momento ho un vuoto assoluto. Sar stato tutto quel rhum che volato sui tavoli. Rispose luomo. E chiese alla donna dal viso familiare: Eri anche tu alla festa?.
Quale festa!, disse Beatrice quasi stizzita. Sono qui e aspetto il mio turno, ma ancora nulla, sembra secoli che sono qui!.
B in Italia, siamo famosi per i ritardi dei treni, forse sono in sciopero di nuovo e non lo hanno detto continu Rufus la cosa strana che non c nessuno, neanche un capostazione, qua tutto da rifare.. comunque io mi chiamo Rufus e tu?.
Io Beatrice, molto piacere. Aprendo quella bocca per fare un sorriso, Rufus ebbe come un flash back che gli port in mente limmagine di una coppia felice, intorno ad una nebbia. Non riusciva a distinguere n il volto dei due personaggi, n il paesaggio che li circondava. Mentre cercava di mettere a fuoco quel frammento di immagine, sentiva una canzone di un gruppo inglese che nel loro rnr chiedevano allascoltatore; Do you fell alive? Can you fell alive?.
Rufus si alz in piedi e si mise a cercare una uscita ma invano, sembrava che quella struttura non avesse uscite di nessun tipo. Lunica via di uscita prendere il treno disse forte Beatrice da lontano non ci sono altre vie, fidati di me.
Rufus non riusciva proprio a capire, si trovava in una situazione paradossale: doveva prendere un treno che non sapeva di dover prendere, si trovava in una stazione deserta a parlare con una donna che sapeva di conoscere, ma non ricordava dove laveva conosciuta.
Beatrice, aiutami a capire questa situazione, per favore, chiese Rufus ripregando la donna.
Va bene, tanto qui sembra che il tempo non passi mai, almeno ammazziamo il tempo, rispose Beatrice, alzandosi dalla poltroncina della sala di aspetto, accompagnando luomo in un posto pi comodo dove parlare.
Beatrice allora propose a Rufus di parlare un po di lui, della sua vita e di quello che faceva. Rufus cominci a raccontarsi a quella donna misteriosa.
Rufus non sapeva da dove cominciare. Il suo intento era spiegare a Beatrice gli ultimi accadimenti, ma non riusciva proprio a ricordarli. Ed allora era meglio cominciare dallinizio, forse, parlando un po della sua vita, sarebbe riuscito a riprendere le redini dei suoi ricordi. Il suo racconto cominci. sono di una piccola citt che di nome fa Sulmona.
Quale la prima cosa che ti viene in mente, quando pensi alla tua citt? chiese Beatrice come se fosse una psicologa modello.
Rufus era indeciso nella risposta da offrire alla giovane donna: Forse la mia infanzia, quando tutto era bello, senza problemi e io tornavo a casa da mamma a mangiare.
Che lavoro fai?, chiese la modella psicologa.
Faccio un normalissimo lavoro da impiegato, per non mai stata la mia ispirazione, ammise Rufus.
Beatrice domand il perch.
Il fatto di avere un lavoro sicuro certo ti permette alcune cose che altrimenti non potresti fare o ottenere. Non ti posso nascondere che il lavoro ti d serenit, almeno fino a quando va tutto bene continu Rufus con un sospiro per io avrei voluto far altro. Che cosa? Non so in effetti. Forse qualcosa legata alla musica, qualcosa che avrebbe aiutato la mia Valle a crescere, ma molti progetti sono stati bocciati.
Beh non sempre facile essere quello che si vuole essere. Per provare quello che sempre bisogna fare, disse Beatrice.
e tu sei riuscita a fare quello che volevi nella vita, chiese Rufus.
Beatrice ci pens e poi rispose: Ho sempre voluto trovare un lavoro che poi avrebbe aiutato gli altri.
Ci sei riuscita?, chiese Rufus, incuriosito.
Credo di s, rispose Beatrice.
cosa fai la psicologa? La analista?, tent di indovinare luomo.
Diciamo di s. Accompagno le persone verso una nuova via, un lavoro un po stancante e lungo, per alla fine paga. Far vedere cosa successo nella loro vita, riflettere sulle loro scelte, la ritengo unottima terapia.
Ad un certo punto Beatrice lo guarda negli occhi e con sguardo indagatore si avvicin verso il suo volto per studiarne le linee del volto.
Che stai facendo, chiese imbarazzato Rufus.
Sto osservandoti, perch dallosservazione che nasce il giudizio, disse lei.
B tu vuoi dire che basta vedere i volti per capire chi sei?, chiese lui attendendo una risposta in merito.
Si riesce a capire molte cose disse Beatrice dalle lunghe ciocche tu potresti non accorgertene. Ma i tuoi lineamenti, il tuo sguardo e questi tuoi occhi, denotano una certa infelicit nella tua vita. Come se ti fosse mancato qualcosa fino ad adesso. Dai ragazzo, pensa positivo.
La conversazione si interruppe da un suono, un suono acuto che si espanse per tutta la stazione dalle pareti bianche.
Cosa questo suono?, chiese Rufus.
Sta passando un treno, disse Beatrice.
Oh finalmente, posso prenderlo cos mi riporter nella mia citt. Sempre che io riesca a capire dove io sia, disse Rufus.
Credo che questo treno non si fermer qui, ribatt la donna.
Rufus si gir verso di lei e disse: Che sei la figlia del capo stazione?.
No, ma lo so!, un sorriso di Beatrice colp lo sguardo di lui.
Rufus si alz in segno di sfida; non volendo dare ragione a una donna che sembrava aver tutte le risposte ad ogni sua domanda, il giovane alz la voce, proporzionalmente allaumentare del rumore del treno che stava avvicinando: mi sono rotto di stare qui, in un posto che neanche so come ci sono arrivato. una stazione ferroviaria giusto? Ed allora questo treno si fermer qui e mi far salire. Rufus si avvicin ai binari, nel punto in cui, secondo lui, il treno si sarebbe dovuto fermarsi. Sembrava che il treno stesse rallentando, e quindi si gir verso Beatrice con un ghigno soddisfatto, ma not che il sorriso della donna era pi beffardo del suo. Il tempo di girarsi verso il treno e cap che i vagoni stavano accelerando e che il treno non si sarebbe fermato.
A quel punto guard il tabellone della stazione e lo trov ancora senza un riferimento a un treno in partenza o in arrivo, senza un orario, senza un annuncio di scioperi, o di altro.
Furiosamente si avvicin verso la donna, e la scosse: Tu sai che sta succedendo, dimmelo!, disse luomo.
Tutto rimarr cos finch non lo ammetterai disse Beatrice
Ammettere che cosa? Ammettere che cosa, dimmelo!, Rufus era fuori dalla grazia di Dio
Pi che ammettere, capire che sei morto.

La mattina in cui si svegli per lennesima volta a Sulmona, era una mattina come tutte le altre. Il pi delle volte nella sua citt pioveva e lumidit si aggrappava a quelle giovani ossa che costituivano il corpo di Rufus. Si trattava infatti di un impianto che sorreggeva un falso magro. Rufus era un ragazzo sulla trentina che cercava di mantenere quel peso forma che madre natura, insieme al Dna dei suoi genitori, aveva concesso a lui.
Un problema quello del fisico con il quale il giovane sulmonese ha avuto sempre qualche problema. Non si trattava solo del peso, ma anche della salute. Fin da piccolo Rufus si era riscoperto un bimbo fragile dal punto di vista sanitario. Una tosse che lo ha sempre tormentato e linfluenza sempre ciclica che lo colpiva soprattutto nei momenti critici della sua vita, o in vista di un appuntamento importante. Il clima sulmonese poi faceva il resto. Nonostante la citt sia situata in una Valle, appunto la Valle Peligna, poco importava, le montagne, infatti, non creavano difese dalle intemperie e il caldo tardava sempre a farsi sentire. La vita di Rufus sempre stata tranquilla nella sua citt. Regolarmente si svegliava la mattina alle 6.30 e si preparava in tempo per arrivare a prendere lautobus che lo avrebbe portato al lavoro. Era in buona compagnia. La mattina presto erano molti i lavoratori che da Sulmona prendevano le varie direzioni per guadagnarsi la pagnotta per s e per la propria famiglia. Ed anche quella era diventata una famiglia sui generis, fatta di tanti mogli, figlie e padri. E lui si sentiva parte di questa famiglia che mangiava una cosa a volo a pranzo in una pizzeria o che facevano la fila alla mensa convenzionata con lazienda di appartenenza. Si sentiva soprattutto libero di pensare e dire quello che voleva, perch quando non ci sono vincoli, quando sei no dei tanti, la comunit di accetta per quello che sei e che afferma, sennza pregiudizi. I problemi rimanevano dentro la cerchia della Valle, e l lo aspettavano quando tornava la sera.
Dai problemi non si scappa, questo Rufus lo sapeva.
Rufus ha vissuto tante vite, stato Rufus il bambino, Rufus lintroverso, Rufus il lavoratore e sarebbe diventato Rufus il contestatore.


Rufus il bambino


Era un pazzo Rufus da piccolo. Piangeva e strillava come un ossesso. La mamma preoccupata chiamava spesso il pediatra, perch il bimbo, leggermente rompicoglioni per i vicini, non riusciva neanche a respirare, troppa era lagitazione. Il suo respiro si faceva pesante e affannato e il suo viso esprimeva solo dolore. Non era niente di importante alla fin fine. Rufus era egoista, concentratore e da figlio unico aveva come unico scopo quello di avere tutto per s. Il bimbo era piccolo ma con le idee chiare. Anzi a ben vedere sarebbe stato pi lucido in quella et che dopo, quando linnocenza non c pi e quando a governare sono le macchie dei peccati commessi. A quel tempo invece si puri, e lunico istinto che guidava un bimbo alla Rufus, erano i sentimenti primordiali delluomo: spirito di sopravvivenza a danno dei suoi coetanei e il pi nobile sentimento umano, cio lavere tutto per s e non lasciare nulla agli altri. Questo sentimento rimane anche nelle et successive ma si sposa con freddi calcoli come lambizione e il profitto personale.
Il bimbo era taciturno, pacifico e libero da vincoli parentali di grande livello. Libero da vincoli parentali di grande livello, si intende soprattutto la inesistenza di quei fratelli e sorelle rompicoglioni, che obbligano a dividere in due le stanze, a dividere vestiti e giocattoli e personal computer. Che ti impediscono di poter cantare a squarciagola e che ti impediscono di parlare al telefono perch gi impegnato e pi di una linea a casa non si pu avere.
Il bimbo Rufus sembrava non volesse mai venire fuori dalla pancia della mamma. Stavi l beato a pensare ai fatti suoi, al caldo, protetto e senza problemi. Finch un giorno un dottore, il primo di febbraio non decise che anche quel bimbo avrebbe dovuto assaggiare le amarezze della vita terrena. E cos fu. Per quanto era arrabbiato per questa scelta non sua, con il suo piccolo pisellino da fuori, non pianse neanche per non dare troppa soddisfazione a quegli uomini mascherati con camici bianchi e verdi. Ma il dottore fu cattivo e decise che il bimbo doveva piangere e gli procur dolore. Quello fu il primo pianto di Rufus: grandi gocce amare scendevano copiose da suo viso, per la gioia di tutti, anche della mamma che si tolse un peso. Rufus non ebbe una infanzia troppo diversa dai suoi compagni di sventura. Dormiva, mangiava, dormiva di nuovo, aveva le coccole e gli schiaffi, riceva parole dolci e cattive, in base a quello che combinava. Non aveva comunque troppa coscienza di quello che era, di dove stava, di quello che forse gli toccava da fare, ma era l senza sapere se doveva essere contento oppure doveva essere infelice. Della sua infanzia salv per limmagine di una sua vacanza con i suoi genitori. Era lestate del 1987. lui aveva 10 anni e sapeva che pensare, o meglio non aveva mai avuto bisogno di pensare. I suoi genitori lo portarono al mare, nel sud Italia. Era la prima volta che quel bimbo andava in un posto con i suoi genitori dove non conosceva nessuno, dove sarebbe stato impossibile incontrare qualcuno della sua citt, dove lambiente che lo circondava era diverso da quello familiare. Era la fine di quella vacanza e si ritrovava a salutare il mare. Non era un amante dellacqua, non sapeva neanche nuotare a quella et. Ma quella sera, la sera che precedeva il suo ritorno in patria, sent per la prima volta una tristezza nel cuore. che mi sta succedendo? Perch sono triste?. Non se lo sapeva spiegare il bimbo. Mentre era l in piedi alla riva, con il padre vicino con i suoi baffoni neri che lo teneva per mano, unonda si avvicinava come se lo volesse salutare. Sulla sua sinistra, poco lontano, un anziano uomo si trovava l a fare la stessa cosa. Si diceva che quelluomo erano dieci anni che la sera, quando poteva, si fermava ad ammirare quello spettacolo:il mare piatto, il sole che scompare allorizzonte. Si diceva che luomo era ammalato damore e che si rivolgeva al mare, affranto dal dolore, per lamore scomparso, chiedendosi il perch. Luomo si sent osservato e si rivolse per un momento verso quel bimbo. Rufus guard quegli occhi e sembrava di riconoscerli, e lanziano uomo accenn ad un sorriso che sapeva tanto di un: Sai chi sono e ora mi capisci. Rufus si strinse verso il padre, che senza guardarlo gli pass le mani tra i capelli come a rassicurarlo. A 10 anni, Rufus sent per la prima volta un vuoto inspiegabile nella sua vita. Quella tristezza se la port dietro per tutto il viaggio senza sapersela spiegare. Una cosa per aveva capito, in qualche maniera, aveva deciso che in quel posto ci sarebbe ritornato.
Ma come era la gente quando Rufus era piccolo? I bimbi non stanno a guardare le persone con secondi fini. Alla fine sono come i cani per i padroni. Pensano quello che vedono, e quindi dipende dal padrone non trattarlo male. I bimbi e quindi lo stesso Rufus non credevano che nel mondo ci potessero essere uomini cattivi come nelle serie giapponesi di manga che proponevano in tv. Lui erano nato a pane e Mazinga Z. vedeva Tiger Man allenarsi duramente nella tana delle Tigri, lasciare quel posto per combattere contro chi aveva sposato il male. Pensava che anche nella realt ci fosse una armatura come quella dei Cavalieri dello Zodiaco che potesse difendere lumanit dal santone maligno. Vedeva in Ken il guerriero un possibile uomo che potesse apparire da un momento allaltro. Lui, nato con la televisione che lo ha cresciuto e fatto da baby sitter alla sua generazione, non era impressionato nel vedere popoli falcidiati dal dittatore di turno: da un punto di vista visivo vedere lImmortale Lambert tagliare la testa era uguale alle scene viste nei tg, quando i genitori decidevano di volerlo vedere. La differenza era che forse in questo ultimo caso cera meno sangue. Lui vedeva quello che gli occhi gli facevano vedere. Vedeva gente sorridente, vedeva intorno a lui gente allegra, gente che poteva essere felice. Si sarebbe accorto pi avanti che non era cos e che anche lui non sarebbe stato felice. I bambini ricevono tanti regali e lui non era da meno. Scatole e scatole di Lego, le costruzioni del pensiero. Lo facevano in pochi e lui era uno di quelli: strappava le istruzioni e costruiva lastronave come voleva lui. Tra i modelli dei Lego, non vi erano sicuramente quelli che ritraevano la vita reale, i preferiti di Rufus. La fantasia regnava in lui, nonostante fosse ancora un bambino, pensava che qualcosa in pi doveva esserci oltre quel mondo, che tramite la tv aveva imparato a conoscere. Uomini con poteri straordinari, essere diversi da quelli che erano stati censiti fino a quel momento. Poter viaggiare con la sua mente e con la sua immaginazione lo portava a credere che sarebbe diventato un esploratore. Mamma voglio essere uno che gira il mondo e lo spazio, diceva alla sua genitrice. Pi tardi avrebbe capito che era meglio viaggiare con la mente che vedere tutte quelle porcate che succedevano nel suo mondo.
Aveva un amico immaginario, Rufus. La cosa quando lo faceva alquanto ridere, quando ripensava alla sua giovinezza. Un elettrodomestico come baby sitter, un personaggio inventato come amico. Si chiamava Peppe, il suo amico. Era uno fico, uno che poteva avere tutte le ragazzine che voleva. Forse un po presuntuoso e prepotente, questo Rufus glielo faceva sempre notare, ma lui diceva: Ehi, fratello, vuoi il successo? Devi essere come me. I discorsi sulle ragazzine erano i temi preferiti delle loro conversazioni.
Aveva 12 anni e Rufus si sentiva attratto dalle ragazzine. Il suo ego si faceva sentire spesso e le lenzuola bagnate, dopo aver capito che non si faceva la pip a letto, significavano che anche il suo corpo chiedeva una svolta nella sua vita. Ma lui non era il tipico ragazzino che piaceva. Era infatti un mezzo sfigato. Era bruttarello, era uno di quei ragazzini che spesso passano inosservati e al massimo riescono a strappare una amicizia. Peppe gli spiegava che era colpa sua. Rufus, sentimi un attimo diceva il suo amico le donne sono delle egoiste del cazzo. Ti trattano da amico finch non trovano lo spasimante, ti portano in alcuni luoghi che non avrebbero mai frequentato.
ti mai capitato di sentirti dire cose del tipo: Rufus perch non andiamo in quella sala giochi, chiese Peppe al ragazzino.
Hai ragione, e mi sono pure chiesto il perch a quella l, che aveva sempre disprezzato il Devil Game, mi ha chiesto ti andarci tutta entusiasta, si chiese dubbioso il ragazzo.
Perch l cera uno che gli interessava, hai capito adesso? disse Peppe spiegando poi la sua teoria.
Allora i ragazzi, e lo spiego una volta sola, si dividono in tante categorie. Allora ci sono gli uomini zerbini, quelli si prostrano a qualunque tipo di umiliazione pur di star vicina a una ragazza che gli piace. A questa ragazza per non piaci e lei ti usa per i suoi comodi. Peggio dei zerbini lo sai chi c?Non lo sai? Te lo dico io. Ci sono i driver. Tu sei ancora piccolo e non puoi guidare per quando sarai grande, e nessuna ti si filer, ti vanterai che quella bella ragazza ti ha chiamato e landrai a prendere. Ma a lei di te non gliene frega nulla, vuole solo usarti e usare la tua macchina. Tu la porterai dovunque, fino alle 5 di mattina, poi ti ritroverai a casa da solo e magari lei ad un certo punto della serata ti dir che qualcuno la riporter a casa. Ci fu un attimo di silenzio perch Peppe vedeva lo sguardo dubbioso del giovane e reale amico. Ma poi riprese con una domanda: Tu lo sai che farai in quel caso?. Disse Peppe.
Non lo so, disse Rufus.
Rosicherai!.

Ad un certo punto la terra trem e il pavimento, mentre Rufus barcollava, si apr come dincanto. Dal fondo del pavimento usc una figura. Era impossibile tratteggiarne la figura del volto, era un ectoplasma, ed attraverso questa immagine Rufus riusciva a vederci attraverso. Ma cosa chiese Rufus rivolgendosi a Beatrice, la donna che gli stava tenendo compagnia in quel trapasso.
E un anima, Rufus, qui per te, disse la donna.
Non ha volto continu la musa del defunto perch il volto glielo dai tu.
Ed infatti Rufus, guardandolo attentamente, riusc a capire chi era: si trattava di un piccolo politico della sua citt. Uno di quelli che si vantano di essere il nuovo ma poi sono il vecchio.
Sei veramente tu, chiese Rufus.
Si caro Rufus, sono Edmondo Sforza, o almeno lo ero, ed ho governato Sulmona, quando tu eri in vita. Ho fatto tutta la carriera politica che cera da fare: consigliere, sindaco per ben due volte, assessore comunale, provinciale e regionale. Non sono riuscito mai ad arrivare al Parlamento, ma non mi dispiaciuto, meglio essere uno che conta nella tua terra dorigine che essere uno qualunque a Roma.
Ma da dove sbuca?, chiese Rufus a Beatrice.
Lui sbuca dal nulla. In questo mondo non esistono punizioni n premi, esiste la vita eterna e basta. La differenza che i beati, coloro che hanno vissuto una vita magnifica, si troveranno a vivere nella grazia di Dio. Godere della sua visione, poter rivivere i propri pensieri felici, come se stessero per accadere ora, mentre chi si p comportato male, vivr eternamente nei rimorsi. Sentir, finch questo Regno vivr, le grida e il dolore di chi ha ricevuto del male da questa gente. Sentir il peso si di s, delle sue gravi azioni. Non se ne pu fregare, perch questa reazione la punizione che gli spetta. Spieg Beatrice in maniera esaustiva.
Caro Rufus disse Edmondo rivolgiti a me con delle domande, devo rispondere per forza perch le regole di questo Regno sono queste, mio malgrado
Edmondo ho da chiederti tante cosevediamo da dove cominciare chiese Rufus vorrei tanto sapere perch avete rovinato la fiducia degli italiani nei vostri confini, perch avete sperperato e rubato.
Caro amico mio sulmonese, che dire?, disse Edmondo, Mi ritrovo in una posizione nella quale non posso non risponderti. Mi trovo nella posizione di dirti che quando ti ritrovi in quel ruolo, su una poltrona comoda e in pelle, larga tanto da poterci dormire, mangiare e fare altro, aumenta il tuo ego, sei impossessato dal delirio di onnipotenza.
Mi sembra che dai la colpa a tutti tranne che a te stesso, caro Edmondo. Mi ricordo di te quando ero piccolo e tu facevi il bello e il cattivo tempo nella mia citt, davi una carezza a uno e facevi un favore un altro. Si sapeva chi lavorava quando eri tu a governare. un caso questo? Non credo!.
Rufus mi ricordo di tuo padre, un uomo umile, un lavoratore, ricordo al suo funerale quante persone sono venute. Poi ho visto te crescere. Cosa penserebbe tuo padre di te?.

Rufus da giovane
Rufus fu preso da uno sconforto, come quando arriva una brutta notizia inaspettata. Una di quelle notizie che ti fanno cadere e perderti in te e non ti permette di rialzarti. In effetti il rapporto di Rufus non era stato dei pi felice. Il padre di Rufus, infatti, era un camionista, un uomo, come tutti dissero di comune accordo tra gli astanti al suo funerale, generoso. Un pregio riconosciuto anche da suo figlio, ma chiss perch la vita cos complicata. Pi ci si prodiga per i figli pi questi rispondono picche, rispondono che non vogliono laiuto, n il consiglio dei propri genitori, arrivano anche ad odiare chi li ha messo al mondo.
Fu infatti il padre di Rufus a regalare a questultimo una chitarra classica da 70 euro. Una chitarra piccola, facilmente trasportabile e da viaggio. Rufus aveva circa 15 anni. Al suo compleanno, il primo febbraio del 1977, il padre torn da uno dei suoi viaggi con il camion dalla Spagna. Davanti al piazzale della Magneti Marelli, dove il padre parcheggiava il camion, Rufus e la mamma aspettavano il camionista baffuto, che, una volta parcheggiato, apr il portellone del suo mezzo e tir fuori un regalo per il ragazzo.
Tieni, cos avrai un sacco di successo con le donne, quando sarai pi grande!, disse il padre del giovane tutto fremente. Faceva freddo, essendo febbraio, ma Rufus aveva caldo, forse era limpazienza di sapere cosa il padre gli aveva regalato. Prima diede una botta delicata al pacco incartato che suon vuoto e poi senti delle note stonate.
Pap, GRAZIE!!, esclam il neo chitarrista vedendo il suo strumento.
Ricorda, con questo potrai dire tutto quello che vuoi gli spieg il camionista stanco per il lungo viaggio, fatto solo per stare il giorno del compleanno vicino al suo ragazzo suonala forte, fai sentire quello che pensi e che senti, non ti far influenzare da nessuno.
Stai cominciando a ricordare Rufus disse Edmondo ricordi quello come sei passato dalla et dellinnocenza a quella della vergogna?.
Era il 1992, un anno di grazia per la musica e disgraziato per lItalia, quante certezze crollarono in quellanno! Tutti i politici arrestati o pronti a suicidarsi per la vergogna di essere messi alla gogna da un pool di magistrati allassalto della diligenza e della dirigenza italiana. Ma a Rufus queste cose non toccavano, lui era davanti allo stereo, con la sua chitarrina a fare il giro di do, a cercare di trovare a orecchio gli accordi di una canzone dei Pavement e dei Pearl Jam. Era la chitarra autografata dal suo pap e si era impegnato a imparare. Per fare meglio and anche a scuola di canto che a scuola di chitarra, perch dove non arriva il talento arriva la cultura.
Stava l a suonare e successe una cosa: la mamma gli chiese un favore che lui non voleva fare, dal favore pass al comando, a quel punto Rufus, arrabbiato lasci il suo strumento e port limmondizia al secchio che era situato allinizio del suo viale. Mentre andava gli ronzavano due parole nella mente: Non si fa cos, io voglio di pi di cos. Subito dopo and a casa e prese la sua stupenda ragazza e cominci a strimpellarci sopra a quelle due parole. In poco tempo Rufus aveva fatto la sua prima canzone. Una canzone punk, veloce e leggera che coglieva la rabbia di quel momento. Un testo senza censurarsi perch il padre gli disse che poteva dire tutto quello che voleva in una canzone.
Eri felice allora, vero Rufus!, disse Edmondo distogliendolo dai suoi ricordi.
Ma tu puoi leggermi nella mente?, chiese uno stupefatto Rufus.
Gli rispose Beatrice che per tutto il tempo era rimasta in silenzio a sentire quello che i due si stavano dicendo: Non solo legge i tuoi pensieri, ma noi li stiamo rivivendo con te e tu non solo li stai ricordando, ma ci sei proprio dentro anche se non puoi interferire e cambiare qualcosa.
Infatti in men che non si dica Rufus era l sul palco a vedere se stesso e gli altri ragazzi della sua band a suonare, a buttare il sudore per piacere del pubblico. Si ricorda le prime esperienze davanti a venti persone, a quelle persone che lo insultavano, ma lui faceva finta di niente. E poi che successo ? chiese Edmondo guarda come la tua vita cambiata quanto la mia.
Rufus rivede la scena in cui ebbe successo. Quella in cui una major decise di metterlo sotto contratto e di farlo suonare con dei musicisti seri. Il momento in cui il grande dirigente della casa discografica gli aveva imposto un certo look, una strada diversa musicalmente parlando, e tour perenni. Rufus non sapeva che fare, ma il denaro, il successo, fanno il resto. Rinneg gli amici con cui aveva costruito il percorso musicale,rinneg i genitori che non riusc pi a vedere, in quanto Sulmona, la sua citt, era lontana da Milano, dove suonava, doveva registrare.
Da quando vinse SanRemo, con un titolo sul quale ci avrebbe sputato su, mesi prima, cio Bambina, amore mio, la sua vita era cambiata. I soldi ne erano tanti, la popolarit era allapice. Tanto vero che per portare le lettere delle fan ci voleva un camioncino. Ovviamente lui non le leggeva perch cera chi lo faceva per lui. Il suo staff rispondeva per lui, con le lettere, faceva i post sul suo my space. Rispondevano alle domande dei vari giornali musicali. Lui praticamente, queste erano le parole del suo manager, doveva pensare solo a suonare. Aveva tutto, donne come non mai (anzi lui era un povero sfigato, vergine fino allet di 28 anni e per questo and con una puttana, perch una rockstar non poteva essere vergine), soldi, fama e successo. Ma mancava qualcosa. Era laffetto dei suoi casi, che non riusciva a sentire pi. I suoi orari erano tali che non gli permettevano neanche una telefonata e quelle poche volte che sentiva i suoi genitori si metteva a piangere. Non riusciva neanche pi a scrivere una canzone, perch non vivendo pi, vedendo solo le mura degli alberghi in cui stazionava, non avendo pi il rapporto con il pubblico, se non durante i concerti, non aveva stimoli ne idee. infatti il suo manager gli trov un paroliere, un autore che scrivesse per lui.
Ma ecco che Edmondo e Beatrice lo guardarono e gli dissero: ora ricordi. Si ricordava. Era un giorno qualunque di un qualunque anno. Rufus non sapeva pi neanche in che tempo viveva. Doveva fare il suo primo grande concerto a San Siro. Attesi 20.000 ragazzi. Il concerto della consacrazione. Era sullautobus che da Venezia, dove si era esibito due giorni prima, lo avrebbe portato a Milano. Ricevette una telefonata. Era la mamma che gli comunic la malattia del padre. In questi mesi non ti ho voluto disturbare, perch non ti volevo distogliere dal suo lavoro, ma tuo padre ora sta male disse la mamma piangendo potrebbe non farcela stasera!. Rufus si era appena svegliato, forse non cap bene la situazione, forse la sbornia del giorno prima non gli fece realizzare cosa stava succedendo. Era l e se ne usc con un Dai mamma che pap forte e ce la far disse assonnato non posso non fare questo concerto, troppo importante per la mia carriera. Ed infatti il concerto fu strepitoso, le donne erano in delirio, tutti cantavano le sue canzoni, lui si butt sul pubblico e si fece trasportare dalle mani dei ragazzi che erano l sotto di lui.
Dopo che il concerto fin, esausto, ma sorridente, Rufus torn nella sua stanza di albergo, con lennesima ragazza che voleva conoscerlo, e che potr dire alle amiche di essere andata a letto con lattuale icona del rock italiano. Torn a casa e ascolt la segreteria telefonica. Sul viso non aveva pi il sorriso di una sfida vinta, non aveva pi lentusiasmo e la grinta di cinque minuti prima; la notizia della morte del padre lo trafisse. In pochi secondi nella sua mente apparvero i grossi baffi neri del pap, la chitarra, la prima, che il padre gli regal quando era bambino, limmagine del padre esausto dopo una giornata di lavoro, che si mette davanti alla tv per vedere il video del figlio su Mtv oppure vedere lesibizione al festivalbar. E lui dove era? Rufus era a fare un concerto mentre il padre stava morendo. Non era riuscito neanche a dirgli ciao per lultima volta, non era riuscito neanche a dirgli grazie per i sacrifici che aveva fatto. Si guard allo specchio, con tutto quel trucco sul viso sfatto, la faccia stanca, con una sconosciuta nel suo letto, era solo. Solo perch aveva abbandonato gli amici di un tempo, solo perch suo padre non cera pi, solo perch aveva rinnegato il suo stato di figlio per il Dio denaro, per il successo, per volere sempre di pi e non accontentarsi mai.
Prese la macchina, di corsa, senza riflettere. Voleva stare con la sua famiglia per dare lestremo saluto a chi aveva per primo creduto in lui. Erano le cinque del mattino, era stanco, assonnato.
Ricordi ora come sei morto?. Chiese Beatrice.
Era morto cos, banalmente. Si era addormentato alla guida della macchina. Si era sfracellato contro un guardrail aduna velocit assurda.
io ho cercato di starti dietro disse Edmondo tu non mi vedevi ma io cero, ci sono stato nella tua vita, una volta mi ha riconosciuto l sul mare con il tuo babbo. Piangendo Rufus cap perch sentiva di conoscere quelluomo. Ero l disse Edmondo perch sapevo di incontrarti l, ho cercato di darti la sensazione che provi ora, perch Dio nella sua onniscienza d una possibilit a tutti. Tu non lhai capita, per. Ti sei fatto trasportare dal tuo ego.
Rufus piangeva, aveva perso unoccasione, aveva ora un grande senso di vuoto dentro di s. Aveva capito di aver perso lunica possibilit per essere felice e ora sarebbe stato dannato per leternit, aveva disonorato il padre. Tra questultimo e il denaro aveva scelto questultima cosa.
Ma perch! Ma perch??!esclamava Rufus, a gran voce.
Senti di nuovo un rombo. Il treno era di nuovo l e questa volta si ferm. Scese una persona. Rufus la guard. Era il padre e lui gli corse in contro. Lo abbracci come quando aveva due anni e aveva paura di certe scene che si vedevano in tv. Si aggrappava al padre ora come allora.
Perdonami pap!, implor il figlio guardando il padre.
Rufus come faccio a non perdonarti?, disse il padre, guardando misericordioso lex rockstar.
E ora di andare disse Beatrice il treno aspetta voi, Edmondo ti guider alla tua destinazione, non potrai godere della luce di Dio.
Pap, non ti vedr mai pi, disse Rufus.
Non ci separeremo disse il padre io verr con te.
Il padre decise di andare con lui tra i dannati, aveva scelto lamore del figlio, rifiutando lamore di Dio.
Salirono tutti e tre sul treno.





Id: 242 Data: 25/09/2008 15:06:52

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Pensiero sull’amore

Piange il telefono. si parla damore. Le canzoni italiane sono piene damore. Lamore veicolo attraverso il quale si sono espressi i maggiori autori e i peggiori autori, quelli che pensavano che bastava scrivere della pi alta emozione, per ritenersi bravi scrittori. Dante parlava dellamore sia verso Dio sia verso Beatrice, Ovidio parlava dellamore e dellarte di amare. Credo che se Catullo, Ovidio o Dante avessero saputo dellistituzione di una giornata degli innamorati, si sarebbero ribellati, perch si entra nella mercificazione di un grande sentimento. Per noi lo cantiamo in vari modi lamore, pensiamo al Battisti dei bei tempi, oppure a Manuel Agnelli che sempre stato per un amore pi concreto con il suo scopami tra fiori urlanti. La maggior parte si noi si sbatte per cercare lamore, alcuni, fortunati loro, se lo ritrovano sempre, perch la loro bellezza meglio di tante parole. Perch la bellezza lamica dellamore, perch per innamorarsi non ci cerca uno simpatico o simpatica, intelligente o con elementi che subentrano in un secondo momento. Si cerca un sorriso, un ammiccamento, che il sesto senso dica che quella o quello va bene. Questo lamore, un amore da vivere immediatamente, senza pensieri, senza rimorsi o pentimenti. Date alla vostra met questa sensazione: che ogni momento vissuto insieme sia lultimo, perch la vita continua, ma la passione ad un certo punto lascia il posto allabitudine ad altre cose che con lamore non centrano nulla.

Id: 28 Data: 05/12/2007

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Tom

Nel periodo in cui un individuo nasce, vive e muore possono succedere tante cose. C la gioia, la noia, le soddisfazioni e le delusioni atroci, le risate, i pianti, gli abbracci e le litigate. In alcuni giorni uno si sente di poter spaccare il mondo, pensa di poter essere il padrone del suo destino, alle volte ci si rinchiude in camera, a rimuginare sul fatto che niente va come dovrebbe. Credo che questo sia il riassunto di quello succede nella vita di chiunque, e sebbene chi ha gi alcuni anni questo lo sa, inevitabile farsi coinvolgere dalle emozioni. Cerchiamo di vivere in stanze a compartimento a tenuta stagna, cercando di isolare il buono dal brutto, il bene dal male, ma non cos che si pu vivere. Se ieri Tom piangeva di gioia, ora quelle stesse lacrime hanno un significato diverso, quel sapore di soluzione salina contenuta in esse, ora significa qualcosa altro, qualcosa che lui si aspettava ed arrivato. Dire ciao ora ha una valenza particolare per Tom, che vorrebbe che un angelo scendesse dal cielo per portarla senza sofferenza dallaltra parte, con lamarezza in bocca di chi cresce altri senza riconoscenza e con i difetti grandi ma proprio grandi che lei ha. Tom riceve notizie buone e cattive insieme, come tutti, come succede sempre nella vita di chiunque, ma non riesce a smettere di piangere.

Id: 27 Data: 05/12/2007

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Il cieco amore

Quando scoccarono le 10 di mattina, per il professor Grandi, fu tempo di festeggiar i 15 anni di insegnamento. Non era una di quelle belle giornate nella quali viene voglia di festeggiar levento in qualche maniera particolare con amici e parenti. Non cera quel bel sole che ti acceca quando la serranda stancamente viene aperta la mattina presto e la luce passa attraverso, in maniera impetuosa, tra le fessure della stessa. Al contrario era una giornataccia nella quale la neve la faceva da padrona ed aveva imbiancato tutta la citt di Sulmona. Avendo passato gi molti inverni, al professore venne in mente subito la piazza dove vi Ovidio pensatore. Gi si immaginava il poeta latino tutto bianco e i ragazzi che colpivano a palle di neve le macchine che scorrevano lentamente, a causa della neve, attraversando il corso dedicato al nasone poeta dellamore. Mentre si guardava allo specchio per radersi la barba not la vecchiaia incipiente: i pochi capelli bianchi, la pelle rugosa, nonch dolorini vari che rendevano i suoi movimenti lenti; soprattutto questultima cosa lo irritava assai a causa dei suoi trascorsi da atleta. Sul muro vicino alla finestra, accanto alla laurea, aveva incorniciato, in una maestosa cornice, la fotografia di quando, giovane atleta sulmonese, vinse i giochi della giovent dando lustro alla storia del mitico liceo classico, anchesso intitolato alla memoria di quel poeta, che non solo cantava dellamore, ma nelle sue poesie, rimembrava le sue terre natali e loro fredde acque.
Indoss uno dei suoi completi; li aveva ordinati nel suo armadio, collegando sempre allo stesso modo il pantalone, con la stessa giacca, la stessa cravatta e la stessa camicia. Questa litania e il ripetersi degli stessi abbinamenti era un insistere di colori e abbinamenti che durava da almeno 3 anni. Prima era la moglie Elena a preparare al marito il vestiario. Il professor Grandi, quando si svegliava la mattina, trovava il nuovo abbinamento, alle volte anche un po spinto nellaccostamento dei colori, sul divano Frau della sala e il caff caldo con due biscottini in cucina. Anche quando tornava a casa allora di pranzo la Elena gli faceva trovar il pranzo pronto.
La moglie era di unaltra citt, precisamente era di Milano. Grandi la conobbe in una vacanza da giovane. Da ragazza questa signora era molto avvenente: lunghi capelli biondi, fianchi mozzafiato e un petto generoso. Nellacqua sguazzava come una sirena, e tutti gli uomini, anche quelli sposati avevano pensieri peccaminosi sulla donna. In quel periodo il professor era un giovane supplente che viaggiava per il territorio abruzzese con la sua 500 nuova di zecca, che il padre gli aveva regalato per spostarsi per il lavoro. Ovviamente la macchina la usava anche per le vacanze. In una di queste vacanze al mare, sotto il sole dorato della Puglia, si riport, praticamente la Elena a casa sua. Appena ebbe dal Ministero la destinazione finale, i due ragazzi si sposarono e si stabilirono a Sulmona. Avendo lasciato tutti gli amici a Milano, la moglie si trov ad affrontar una situazione nuova nella quale vivere. Pass da una grande citt ad una medio piccola, dove tutti si conoscono e lintrusione di una persona nuova, soprattutto cos avvenente, era difficile.
La Elena, per, risultava molto simpatica a tutti ed in breve tempo era conosciuta da tutti nel quartiere nel quale i coniugi vivevano. Lei si impegnava nel coro polifonico, lei era la prima a fare volontariato e promotrice di raccolte fondi, seguiva i convegni delle varie associazioni culturali della citt. Il professor Grandi era soddisfatto di tutto ci, poich la sua pi grande preoccupazione era che sua moglie potesse sentir nostalgia dei suoi luoghi, cosa che avrebbe sentito lui a parti invertite, e che gli chiedesse di spostarsi da l.
Con la Elena la sua vita risplendeva di luce propria, linverno era estate per lui, il bicchiere era sempre mezzo pieno, non era mai pessimista e credeva sempre che per ogni situazione ci potesse essere sempre una soluzione adeguata. Lui era profondamente innamorato di lei, sarebbe arrivato, per assurdit, lui pacifista convinto, ad uccidere per lei. Non avrebbe sopportato che qualcuno potesse far del male a quel gioiello incontrato per caso nel lungo cammino della sua vita.
Tutto ci nonostante il professore scopr di essere sterile; per lui, cresciuto in una famiglia allantica, dove la patria potest era raffigurata nello stereotipo delluomo rude che fa i figli che crescono con la mamma era un brutto colpo. La moglie cercava di consolarlo, dicendo che anche in mancanza di un figlio, il suo amore per lui non sarebbe cambiato o peggiorato, perch la moglie per un figlio diverso dallamore per un marito.
Il professore pass, comunque, brutti momenti, ma cercava di eliminare dalla mente quel pensiero di considerarsi un mezzo uomo a casa di sperma sufficiente. Cercava di rilassarsi in cucina, e la sera, nei giorni nei quali la moglie si allenava in palestra, lui si dilettava in cucina. Il suo piatto preferito erano gli spaghetti alle vongole: lo riteneva un piatto semplice, ma nello stesso tempo saporito e buono come un piatto elaborato. Un po una metafora della vita, nella quale chi si deve accontentare di cose non costose, ma economiche, pu benissimo vivere in felicit apprezzando ci che ha e non desiderando, da buon cattolico, ci che non possiede. Questa era una filosofia che cercava di insegnare ai ragazzi.
Ma un giorno questo idillio fin. La sua cara moglie, la sua adorata moglie mor in una squallida stanza di ospedale. Fu una morte lenta: il professore raccont che, durante la notte, la sua cara moglie lo svegli di sopra assalto, esplicitando il suo sentirsi male. Il professore si alz di scatto e senza batter ciglio, evitando emozioni che avrebbero fatto perdere la lucidit, si mise la prima cosa che trov. Prese la donna e la mise in macchina e poi di corsa allospedale. Di quella notte, tuttora, non ricorda di pi, afferma quando racconta la storia e del perch vive solo. Il professor Acerri, suo grande amico prima che collega, lo ricorda solo seduto accanto al letto dove stesa sua moglie, fredda e rigida. Quella morte ferm, per assurdo, quella bellezza che il professore aveva sempre visto nella moglie, sin da quando la vide per la prima volta in quella spiaggia. Essendo Grandi uno stimato insegnante ed essendo ben voluto dagli studenti, al funerale della moglie vi era un bel po di gente. Tutti vicino a quel signore che non traspariva nessun dolore, forse perch il suo viso era coperto da grandi occhiali scuri, che Elena gli aveva regalato per lultimo Natale. Come in un film noir, il tempo era bruttissimo, da lontano si vedevano solo un mucchio di ombrelli, come se fosse uno schieramento di un esercito romano in formazione testuggine; il suono della campane che suonavano per il lutto, era limitato dal rumore della pioggia che scrosciava violentemente. Grandi prima di quellepisodio, aveva associato quel tipo di pioggia, al giorno del suo matrimonio, e quando usc dalla chiesa, si vide vestito con lo smoking da cerimonia; si gir con il volto verso destra e vide sua moglie, bella come non mai, con un sorriso splendente e i capelli raccolti sotto il velo da sposa. Poi, nel momento del bacio, sent una voce sempre pi chiara e sempre pi forte che lo chiamava: Professore, professore. Apr gli occhi e si ritrov in ospedale: era svenuto ed un dottore cercava di animarlo. Quando le cose si sistemarono e tutto torn come prima i finti amici che gli erano stati vicino erano scomparsi, nessuno lo chiamava pi e lui finiva le serate davanti alla televisione; non aveva un programma preferito, anzi la televisione non la guardava ma era lunico modo per sentire qualche voce dentro quella casa, che lui sognava che fosse riempiti ancora dalla voce delladorata moglie e da tanti marmocchietti che giocavano con i regali che il padre gli avrebbe riportato a casa.
Quel suo festeggiamento per i 30 anni fu quindi triste; senza la sua Elena e senza un motivo di vita, ma con la calvizie incipiente; cercando di elaborare nuovi piatti che lui stesso avrebbe giudicato, in quanto il suo giudice naturale non avrebbe potuto pi parlare. Solo Acerri gli faceva compagnia invitandolo a casa oppure andando lui il pomeriggio a casa cercando di coinvolgerlo nelle gite scolastiche e nelle varie iniziative che il preside progressista della scuola metteva in campo.
Un giorno entr a scuola; era una di quelle giornate da schifo, dove alzarsi dal letto non ne valeva la pena e nelle quali gi si sa che a scuola avrebbe trovato gli stessi problemi di sempre e quella mattina non gli avrebbe proprio voluti sentire. Ma il suo spirito del dovere e il suo istinto da gran lavoratore, spinsero il professore, a mettere il completo e ad andare a scuola. Quello fu un giorno di risveglio emotivo per Grandi e questo grazie ad un ragazzo. Il professore entr in classe e fece la sua solita lezione e appena la campanella suon i ragazzi uscirono dalla classe con uno sfuggente buongiorno detto cos e a mala pena recepito da Grandi. Non si era accorto che seduto era rimasto un giovane, composto sul banco e che lo guardava mentre Grandi rimetteva le sue cose dentro la borsa di pelle che Elena gli aveva regalato 10 anni fa. Nel mentre che si stava alzando, il giovane lo chiam e disse: Professore, mi scusi, le vorrei parlare.
Il ragazzo, Alfredo Guerri, voleva confidarsi con quel professore dei suoi problemi; il giovane non riusciva ad imparare la sua materia e questo perch a casa aveva alcuni problemi. Aggiunse: Forse lei deve andare, sono le 13 e 45. Grandi guard lorologio, nel momento in cui Acerri entr in classe per chiedergli se voleva tornare con lui. Grandi ci pens un momento, riguard lorologio e immagin cosa avrebbe trovato a casa. Disse: Acerri non ti preoccupare, rimango ancora un po quici sentiamo dopo, poi si rivolse al ragazzo e disse: Adesso telefoniamo a tua mamma per dire che devi rimanere a scuola per fare delle cose con il tuo professore; dai che ci andiamo a prendere un panino al bar.
I due si misero a parlare dentro al bar, forse perch il professore riteneva quel posto meno formale della scuola, e il ragazzo parl dei suoi problemi, piano piano si apr; tranne la mancanza della figura di un padre morto anni prima, problema superato da un pezzo, i problemi di Alfredo erano i problemi di un ragazzo adolescente di 17 anni; il problema di essere rifiutato dalla ragazza che ama, di essere poco incisivo nelle interrogazioni e negli esami, e poi vi era il problema di aiutare la mamma presso il bar di sua propriet lasciato in eredit dal marito di lei. facile immaginare come il ragazzo poteva confondere la figura del professore confidente con quello di un padre, e la stessa cosa poteva accadere per Grandi; la psicologia pi scolastica dice che questa situazione poteva essere un riscatto per il suo essere sterile, e colmare il vuoto lasciato da Elena. Per grandi per non era cos: lui aveva sempre sognato una scuola ti questi tipo, attenta sia a dare una cultura ai ragazzi, ma insegnare loro anche la fame per la vita, la voglia di andar sempre oltre a quello che vi era posto davanti. Lui da studente non ebbe questa possibilit, grigia come era la sua classe con i vestiti uguali, i professori rinchiusi dentro il loro sapere e con un sistema nozionistico che a Grandi non andava gi. Fare il professore per lui fu quasi una vocazione, voleva fare il progressista, voleva impersonare la figura dellinsegnante amico, i cui alunni si mettono sui bachi di scuola e dicono: Oh capitano, mio capitano. Voleva essere quello che andava contro il preside e ascoltava le richieste di ragazzi di una citt povera, senza iniziative, e forse la scuola, per i ragazzi e per gli adulti, poteva essere non solo un contenitore di informazioni ma riscatto di un territorio.
Quando succedono poi situazioni particolari: una morte, la notizia di non poter dare continuit al cognome, si tirano le somme di una carriera e si rendeva conto di assomigliare a quei professori grigi che aveva sempre criticato. Nel parlare a quel ragazzo suo studente, sentiva dentro di s lesplodere del giovane Grandi che vuole uscire dalla gabbia di kriptonite dove era stato messo.
Piano piano Grandi riusc a tirar le redini di questa sua vita, e riusciva ad assomigliare a quello che voleva lui: allo specchio non vedeva pi un signore invecchiato, ma un tipo baldanzoso. La moglie era morta, ma la sua vita doveva andar avanti, e non poteva non aver un significato, come purtroppo, non ha avuto significato la vita di una moglie che neanche ha dato alla luce un figlio da allevare prima di morire.
Questa nuova vita, in cui era rinato Grandi, lo fece diventar un modello per i ragazzi: si batt per aver un liceo aperto il pomeriggio per dare spazi agli studenti per suonare, si batt per un aula di informatica allultimo grido, appoggi gli studenti per lautogestione. I professori, giovani e meno giovani gli chiedevano il segreto del suo successo, anche Acerri, rimase impressionato di questo suo cambiamento nello stile di vita, e gli studenti lo coinvolgevano nei loro discorsi musicali, politici.
Ormai procedeva tutto bene, il periodo nero dei brutti pensieri, dellabbandono, sono tempi passati, ora si pensava solo a vivere!


Il commissario Lombardi era tutto intento a mangiare i suoi biscotti inzuppati al latte, mentre Salli, il suo piccolo beagle, con la zampetta pretendeva pi che la sua attenzione, un biscottino, giusto per fare colazione. Lombardi non si era affezionato subito a quel cane, tanto voluto dalla moglie, ma Salli aveva uno sguardo cos dolce che era impossibile resistere, anche per un poliziotto che aveva arrestato fior fiori di malviventi per la regione. Il suo nome era finito anche sui giornali e sulla cronaca nazionale per avere sgominato una banda di pedofili. Tutte le indagini di basavano su sue solide intuizioni e, nonostante la contrariet del suo capo, Lombardi fece di testa sua, e and avanti per la sua strada seguendo quello che sarebbe diventato, il suo leggendario fiuto. Alla fine di quella indagine, molti volti noti della sua citt, tra i quali anche un tipo che organizzava eventi per bimbi, furono sbattuti in cella. In televisione si riaccese la polemica su cosa fare dei pedofili, chi diceva che anche Michelangelo aveva il suo amichetto e quindi non vi era nulla di male, e chi proponeva di introdurre la castrazione chimica per questa gente. Lombardi non solo era un gran poliziotto, ma era anche un opportunista come pochi sanno fare. Lombardi poteva essere paragonato a Paolo Rossi, uno che quando lazione era buona, sapeva cogliere loccasione al volo. Era nato da una famiglia non ricca, ma neanche povera; il padre era poliziotto e lui volle continuare questa tradizione poich gli altri due fratelli, Sonia e Cesare, non avevano la stoffa; Sonia era una grande casalinga con due figli alluniversit, Cesare si era fatto prete, ci lo pose in forte contrasto con il padre. Tra i due, cio Cesare e Giuseppe (questo era il nome del commissario), vi era una grande confidenza; Giuseppe non era credente ma si confidava con suo fratello in confessione, perch l vigeva il segreto confessorio e quindi nessuna informazione poteva essere diffusa. Il suo istinto lo seguiva sempre! Ritorniamo al suo opportunismo da calciatore: egli cap che quello era il suo momento, che da quella indagine, poteva ricavare un successo come quello di Taormina, il cui nome spuntava nelle aule giudiziarie, in televisione, in parlamento e in libreria. Con quel caso di pedofilia riusc a partecipare a trasmissioni in tutti i canali televisivi via etere e via satellite. Con un amico giornalista, cominci a scrivere un libro sulla vicenda che divenne uno dei successi della stagione. Divenne opinionista di Costanzo, e quindi aveva numerosi passaggi televisivi assicurati. Riusc a diventar un uomo importante di un partito importante, ma non dimentic mai, perch da l derivava il suo successo, quello che era il suo vero lavoro, ossia scovare i cattivi, diventare lo sceriffo dItalia. Questo era il suo soprannome, lo Sceriffo, piaceva a lui, perch si sentiva al di sopra di ogni vincolo legislativo nel suo lavoro, piaceva ai media perch si poteva cos identificare in maniera diretta un personaggio.
Aveva due telefonini con s, quello destinato al lavoro del poliziotto e quello del suo manager che lo contattava quando era richiesto per unintervista, una apparizione televisiva o altro. Questa volta era il pubblico ministero Pallottini a telefonare. Tra i due non correva buon sangue poich il p.m. era della vecchia scuola, non sopportava le luce della ribalta, la sua faccia la metteva in tv solo per spiegare gli errori di una giustizia, in effetti troppo sbilanciata dalla parte del protagonismo, e del favore ai potenti. I magistrati dovevano stare alloscuro, non farsi coinvolgere da polemiche, discorsi in tv. Dovevano essere lontani dalle influenze politiche. Lui conosceva Lombardi fin da giovane, lo ricordava ancora come uno sbarbatello, spaurito; come p.m. cercava di dargli i consigli giusti, sebbene lui gi aveva come punto di riferimento il padre, uomo onesto e professionale. Ma negli occhi del Lombardi junior vedeva il fuoco della fama, mania di protagonismo; nonostante questo rimaneva per un grande mastino della legge.
Grandi, c bisogno di te in centrale.
Come sta? Io bene! Ok mi dia un minuto e sono da lei. Lo sceriffo d Italia, fece far i bisogni al suo cane e si mise in macchina. Nonostante il suo istinto indagatore, la sua memoria faceva sempre cilecca, infatti dovette tornar indietro, risalire a casa e prendere gli occhiali da sole che sponsorizzava. Non poteva far pubblicit in tv ma la pubblicit indiretta, con le interviste, le foto sui giornali, era sicuramente pi efficace.
Che il p.m. lo stesse aspettando nel suo ufficio, glielo disse il suo naso, quellodore di sigaro, gli dava proprio fastidio, ma forse lo faceva apposta per farlo inalberare. Infatti il loro rapporto era un po come quello tra Don Camillo e Peppone; si facevano questi screzi, ma facevano finta di nulla.
Buongiorno, cosa successo?, chiese Lombardi.
Buongiorno anche a lei Giuseppe, come sta lei? E sua moglie?, chiese malignamente.
Sempre divorziata, grazie del pensiero! Vogliamo arrivar al dunque?.
Va bene, le spiego un po; un po di giorni fa morta una donna di 45 anni, vorrei che lei indagasse un po su questa morte.
Perch, c qualche indizio su un omicidio?, chiese Lombardi, versandosi un bicchiere dacqua, come il suo curatore dellimmagine , gli aveva consigliato di fare; per togliere qualche etto bastava bere un po di acqua ogni ora.
Diciamo di no; per forse importante prendere delle notizie su un professore; la moglie morta per una infezione che le ha provocato una emorragia, ma su questo avr pi informazioni dalla nostra sezione scientifica; le posso dire che dato che la defunta non aveva problemi fino ad allora, forse giusto indagare un po, bastano alcune domandine, e poi archiviamo il caso, va bene?.
B dottore, se un caso semplice, perch chiedete a me di indagare, chiese stizzito il commissario.
Il sorrisino del p.m. era eloquente e non cera bisogno di dire altro, ma lui aggiunse lo stesso: Come lei ben sa, nei casi pi semplici, ci possono esserci le insidie pi serie, chi meglio dello Sceriffo di Italia pu scovare un crimine dove nessun altro pu vederlo?.
S va bene, si gir, augur una buona giornata al capo e chiuse la porta dietro di lui per dirigersi alla sezione della scientifica. Il dottor Mariani era suo amico da sempre, coetaneo e con storie simili. Mariani port Lombardi nel suo ufficio, ormai il corpo fisico era gi stato interrato e non si poteva riesumarlo se non dietro provvedimento motivato da prove certe. Mostr al commissario le foto della donna da viva e da morta, non cera granch da far veder perch la donna non era morta per morte violenta. Gli spieg soprattutto la cartella clinica, dalla quale risultava che la donna era morta per una emorragia dovuta ad un malore interno. La donna non aveva mai sofferto di nulla e non vi era possibilit di prevedere un malore simile.
Lombardi chiese: Ma perch non stata fatta una autopsia sulla vittima? .
Mariani rispose: Gius, perch non cerano gli estremi e comunque allapparenza sembra una morte normalepoi, anche volendo, non si potrebbe pi fare perch, per sua volont, la donna stata cremata.
Mari, se cos, che ci facciamo noi due in questo ufficio a parlar di un non caso?.
Mariani lo invit a voltarsi: Guarda, io devo ancora aprire quei due morti, che mi prenderanno molto tempo e ho un pranzo nel mio ristorante preferito al quale probabilmente dovr rinunciare.
Suon il telefonino dello sceriffo: Pronto? Ehi ciao! a che ora? Va bene si pu fare, poi rivolgendosi allamico dottore, una volta chiuso il telefonino, Scusami.
Chi era quel rompi coglioni del p.m.?, chiese con lo sguardo di chi capisce queste rotture.
Veramente no, era il mio agente, domani sono da Vespa a Porta a Porta; mi sa che mi devo andar a comprar qualcosa di nuovo altrimenti sono sempre vestito allo stesso modo.
Gius, ma ti senti come parli? Vabb va, finiamo questo discorso; insomma la domanda tua pertinente: se la donna sembra morta per cause naturali, e non possiamo provar il contrario, di che parliamo? La cartella clinica mi arrivata oggi; sembra che da Milano sia arrivata una segnalazione per questo caso; i genitori di lei sono molti amici del Presidente della regione Lombardia, il quale ha chiesto lintervento del p.m. di Milano, il quale, a sua volta, a chiesto lintervento del nostro p.m. del quale amico, insomma una rottura di palle. Per Mariani era tutto una rottura.
Capisco, credo che me la caver presto allora, senti allora domani si va a cena insieme no?, chiese al dottore prima di arrivare alluscio della sezione.
S, come no! Non ti dimenticare qui gli occhiali da sole!.
Il commissario lo ringrazi e se ne and. Nel frattempo Mariani pens a cosa potevano servire un paio di occhiali da sole, in quel giorno che era brutto tempo.

Uscendo dallufficio di Mariani, lo sceriffo chiam a s il capitano Gerosolimo: Massimo, mi devi accompagnare.
Gerosolimo prese la macchina e fece salire Lombardi: Dove andiamo?, chiese il capitano che era sempre disponibile per lo sceriffo perch cos appariva sempre in tv e poteva vantarsi con le ragazze che conosceva delle sue apparizioni sul piccolo schermo, pozzo di sogni e desideri. Chi andiamo a pizzicare?. Lombardi rispose spazientito: Geros, ma che pizzic e pizzic! Mi devi solamente accompagnare ad una parte perch a questora c la zona traffico limitata e quindi cos non mi rompe nessuno; devo far degli acquisti per stasera che vado da Vespa. Il telefono di servizio del commissario cominci a suonare; il p.m. gli impose di andar a trovar un certo professore Grandi per il caso appena affibbiatogli. Il commissario si rivolse di nuovo al capitano dicendogli dellappuntamento della mattina seguente per andar al liceo classico a trovare il professore. Subito dopo entr nel negozio di abbigliamento di Sulmona; compr un nuovo completo di flanella molto costoso e una nuova cravatta. Dopo le prime apparizioni televisive, Lombardi aveva capito che qualunque tempo facesse fuori, e qualunque temperatura ci fosse fuori lo studio, allinterno era sempre estate. La prima volta che era stato invitato, cio prima di Natale, fece una sudata numero uno, tanto che dovette chiedere nuovi vestiti alla sarta della Rai e continuare con quei vestiti la trasmissione. Non aveva molto tempo poich doveva partir per Roma per gli studi televisivi, il suo agente lo avrebbe aspettato l. Gerosolimo chiese di poterlo accompagnare e la risposta fu affermativa. Il giovane sapeva di poter comunque imparare qualcosa di pi su quel lavoro; in un tempo dove tutti volevano gi diventar importanti, ricoprire posti di rilievo nellambito della societ, il giovane Gerosolimo sapeva di dover cominciar dai lavori pi umili, per poter arrivare a raccogliere i frutti di quanto seminato, in fin dei conti anche lo stesso Lombardi aveva cominciato dal basso ed ora si trovava a cavalcare londa del successo. Sapeva per di essere diverso dallo stesso maestro, perch lui non aveva quella mania di protagonismo del superiore. Non gli importava la tv, la politica, lui voleva diventar solo un buon poliziotto, uno di quelli che vengono citati tra i migliori rappresentanti del corpo.
Il commissario Lombardi quella sera nello studio televisivo dovette rispondere a temi che riguardavano la riforma della giustizia e a domande private, con quel Vespa l che con le mani messe come se stesse pregando lo invitava a dire il suo pensiero sugli argomenti importanti messi in piazza dal giornalista, e sul sondaggio che considerava Lombardi uno dei personaggi pi sexy della televisione italiana. In effetti lo sceriffo non era poi tanto male: capelli corti sul castano e occhi verdi, il suo fisico era frutto di molte ore spese in palestra ed oltre che snello e muscoloso era pure martoriato da una ferita sul lavoro: un colpo di pistola che gli pass la spalla destra; vestiva alla moda e aveva una buona parlantina. Viveva anche gli anni della maturit, quando non si troppo giovani ma neanche troppo vecchi.
Gerosolimo lo riport a Sulmona verso l una di notte e il cane lo aspettava dietro la porta con una sua ciabatta in bocca. La sua coda scodinzolava per la felicit di aver rivisto il padrone, ma il suo abbaiare indicava che doveva anche far pip. Lombardi lo port nel giardino sotto casa per i bisogni e si fum presumibilmente lultima sigaretta di quella giornata. Mentre fumava guardava in alto e not un cielo nero, senza stelle ma in compenso con nuvole nere; nere come il suo umore per la seccatura che il p.m. gli aveva attribuito. Tirava anche un leggero venticello che faceva svolazzare la sua cravatta e le orecchie del cane. Dalla casa di fronte si sentivano delle voci, voci festanti dovuti alla festa di laurea del figlio del vicino e poi il rumore assordante del treno che passava. Il cane richiam la sua attenzione, ci voleva dire che quello che doveva fare laveva fatto e che il commissario poteva andar finalmente a dormire.

La mattina dopo Gerosolimo lo venne a prendere puntuale mentre il commissario si stava mettendo le scarpe e, contemporaneamente, parlava con il viva voce al telefono con il suo agente dicendogli che quella mattina aveva da fare e il telefono sarebbe rimasto staccato.
Presi gli accordi con lagente circa un appuntamento con una casa editrice per un suo libro, era pronto per recarsi presso il liceo. Varcata la soglia di quel posto, alcuni ricordi gli si fecero di nuovo vivi nella memoria; lui alla fin fine da ragazzo era uno sfigato, uno di quelli che nessuno si fila mai. Provava un senso di frustrazione in quel periodo nei confronti dei suoi compagni: lo invitavano alle feste solo perch era un compagno e non perch era simpatico agli altri, i saluti erano di cortesia e di educazione e non di gioia. Lui era poco flessibile nel capire di altri e forse questo lo rendeva poco socievole nei confronti di chi gli stava accanto. Non furono cinque anni piacevoli anche perch l conobbe la sua attuale ex moglie; stranamente era lunica ragazza che riusciva a comprenderlo nelle sue parole e nei suoi gesti. Quando lei lo lasci, essendo consapevole di questa cosa, aveva paura di essere una cattiva persona: se il farsi conoscere in profondit da una donna, port questultima al distacco, forse voleva dire che lui non aveva unanima molto bella, un bel carattere come si dice. In effetti neanche con i soldi e il successo si sentiva felice, sapeva di non essere dentro una bella persona, e tutto ci che aveva conquistato era solo pura materia; anche le donne che erano state nel letto non gli diedero nulla se non un piacere momentaneo derivante da un atto sessuale; non si sentiva stimato e non si stimava e chi gli stava vicino si allontanava da lui; lo avrebbe fatto anche il cane se ne avesse avuto la facolt.
Chiese alla bidella dove poteva trovar il professor Grandi, e la bidella gli fece cenno di seguirlo. La bidella apr la porta di unaula e richiam lattenzione del professore.
Si? Cosa c?, chiese Grandi, dopo aver sentito il rumore delle nocche della mano sulla porta.
Professore, mi scusi, ma qui c un poliziotto.
Alla vista del famoso commissario, nellaula si sent un vociare molto fitto.
Grandi prese la situazione di petto: Ragazzi abbiamo lonore di aver nella nostra classe, lo sceriffo dItalia, e poi rivolgendosi al commissario: Dottore, dato che un caso raro avere un personaggio del suo livello nella nostra scuola, vuole far due chiacchiere con i miei studenti? Credo che questa sia una buona occasione per far capire ai ragazzi come si lavora in polizia in modo tale da fargli comprendere quel lavoro. Magari qui c un futuro sceriffo.
Al commissario non piacevano i ragazzi, ma forse quella era gi una buona occasione per vedere lambiente di Grandi e riassaporare un tempo ormai andato via.
Si mise a sedere vicino al professore e cominci a rispondere alle domande dei ragazzi, impazienti ma anche timidi. Le domande vertevano sui singoli casi, ma anche sulla televisione e sulla politica.
Adesso vi faccio una domanda io: come il vostro professore?, chiese Lombardi.
Una ragazza con il pancino di fuori e il piecing al naso, mostr al poliziotto una targa appesa al muro e sotto alla targa una foto del professore con i suoi studenti. Sulla targa vi era scritto: Al nostro caro e mitico professore. La campana suon e i ragazzi furono invitati ad uscire dalla classe.
Grandi e Lombardi rimasero soli. Allora commissario, non credo che sia venuto qui a sentir una lezione di storia vero? Bench la storia noi tendiamo a dimenticarla oppure ce la fanno dimenticare.
In effetti no, professor Grandi, sono venuto a far una chiacchierata con lei circa la morte di sua moglie; si tratta essenzialmente di chiarire due o tre cose, una pura formalit insomma.
Grandi parl guardando verso la finestra: Lei vuole che io ricordi dei momenti ancora freschi nella mia mente; non stato facile andar avanti dopo la morte di Elena, ma mia amata moglie, poi si gir di scatto verso Lombardi: Ne possiamo parlare davanti ad un caff qui a fianco?.
I due si avviarono verso il bar a fianco del Liceo e in quel tragitto, Lombardi si rivedeva ragazzo a fumare in bagno, oppure si rivedeva mentre usciva dal portone del liceo per andar a comprar una merenda proprio in quel bar.
Sa che io mi ricordo di lei a scuola?, disse il professore.
Ma dai! Come possibile?, chiese con stupore Lombardi, essendo lui stato poco in vista a quel tempo.
Bh commissario, forse sar stata questo tragico episodio, ma ho molti meno anni di quelli che dimostro. Oltre che avere un buono spirito di osservazione per le persone. Io credo che a quel tempo frequentassi lultimo anno e lei faceva il quarto ginnasio, aveva la professoressa Imparato come insegnate di latino no?, Lombardi fece un cenno affermativo con la testa e un sorriso che sembrava volesse dire quante ne aveva passate con quella professoressa vecchia, che usava metodi antiquati, e prossima la pensionamento. Grandi continu: Beh, forse lei non si ricorda di me, ma sono io che le ho fatto il battesimo al bagno. Lombardi ora aveva capito dove aveva visto gi quel tale; effettivamente dimostrava pi anni di quelli che aveva. Mi ricordo che lei era insieme ad altri ragazzi, ed era lunico a porre resistenza a quella stupidaggine; alla fine vi bagnavamo solo un po di capelli, nulla di pi. Gi allora mi colp quel carattere indomito, e pensai che doveva essere alquanto testardo nelle sue decisioni. Avevo visto giusto?.
Effettivamente, ripensando alle litigate con la moglie che lo etichettava sempre con lappellativo di testardo, ma questo appellativo lo usavano anche i suoi superiori nelle indagini condotte da lui; gli chiedevano di non comportarsi da testardo.
Sorseggiando il caff il professore chiese: Cosa vuole sapere?.
So che doloroso ricordare, ma vorrei sapere come morta sua moglie.
In effetti non molto salutare ricordaremia moglie era a letto; lei aveva avuto una giornata stancante. Come lei ben sapr, Elena era coinvolta in numerose iniziative, doveva badare anche a me e alla casa. Dopo cena guardammo un po di televisione, ci piaceva guardare dei film di avventura presi a noleggio. Dopo il film mi disse che era stanca e se ne and a letto. Io misi a posto la cucina e la seguii. Poi durante la notte, questo c anche nelle dichiarazioni rese gi una settimana fa al suo commissariato, si sentita male. Portata allospedale mor prima di poter far qualcosa per poterla salvare.
I medici che le hanno detto? Perch morta?, chiese Lombardi.
Che si trattata di una embolia, mi hanno detto; Elena era diabetica, ma una embolia, fece un sospiro di sollievo.
Senta tra voi andava tutto bene?, chiese Lombardi in maniera secca.
Cerano alti e bassi come in tutte le coppie normali; sa ero un po gi perch non posso aver figli, ma eravamo decisi ad adottare un bambino, i requisiti cerano tutti.
Ha pi sentito i suoi suoceri?, chiese gi sapendo la risposta ma cercando di capire la reazione alla domanda.
In effetti no, dopo il funerale sono ripartiti presto, per li sentir presto per vedere se vogliono riavere qualcosa della figlia. finita la ricreazione commissario, i ragazzi chiamano e aspettano me, frettolosamente il professore chiuse la discussione.
B professore va bene coscomunque so dove rintracciarla; vorrei solo chiederle di accompagnarmi dal professor Acerri, un suo amico vero?, il professore conferm, Mi far una chiacchieratine anche con lui.
Il professore Acerri gli raccont qualcosa sulla morte di Elena e soprattutto sui comportamenti del professore e collega. Gli raccont come sua lui e sua moglie gli erano vicini, ma gli raccont anche che dopo la morte di Elena, il collega era diventato pi incisivo a scuola; come se la morte della moglie gli avesse fatto cambiar marcia. I ragazzi lo adoravano e lui era molto coinvolto nelle iniziative a loro favore. Tra poco sarebbe andato in pensione il preside e lui aveva fatto domanda per prendere il suo posto. A scuola non c era nessun contrario a quella possibile candidatura.
Senta Acerri, posso farle una domanda pi maliziosa? Se fosse morta mia moglie, con tutti i guai che mi sta dando ora che separata da me, sarei contentissimo, ma lei, per esempio, morta la sua, avrebbe trovato la forza per diventar un qualcuno allinterno del liceo?.
Acerri era un po titubante nella risposta: Non socerte situazioni bisogna viverle, facile rispondere da fuori.
Lombardi sbatt le dita sulla cattedra in segno di disappunto e disse: Capisco la sua risposta diplomaticaok, ora di andare per me.
Si salutarono con cortesia.
Gerosolimo lo aspett in macchina in piazza XX settembre, era intento a parlare con delle ragazzine che lo avevano riconosciuto come personaggio televisivo. Stava parlando e rispondendo alle domande fatte da quelle ragazze, con sorrisi compiacenti, quando Lombardi lo richiam allordine e gli ordin di accendere il motore della macchina.
Entrati nellauto, il commissario gli impart degli ordini: Gerosolimo senti tu domani trovi chi il medico della signora defunta. Io domani sono impegnato in una riunione. Poi preparati che si va a Milano a parlar con i genitori della donna, quindi mi raccomando, d alla tua ragazza che non ci sei per due giorni.
Commissario, io non ho una ragazza, disse sbalordito il ragazzo.
Il commissario lo guard mentre quello guidava e disse: Era una battuta!.
Il telefono di lavoro suon ed era il p.m.: Pronto, sono Lombardi chi ? A dottore lei! S sono andato a trovare il Grandi. Che ne deduco? presto per dir qualcosa. una persona che riscuote un certo successo allinterno della scuola, forse uno dei pochi professori a riscuotere consensi tra i ragazzi, sar che io li odiavo quasi tutti da ragazzo. Forse cambiato il mondo! Comunque s, sono in macchina. Che faccio adesso? Penso che andr a Milano a parlar con i genitori di Elena, da qualcuno sar partito lordine o la richiesta di far domande in giro su questo finto caso o no?( frecciatina al p.m.); mi porto anche Gerosolimo, cos forse impara qualcosa su questo lavoro.
Il p.m. rispose che per lui andava bene cos ma aggiunse: Mi raccomando a come vi muoverete l.
La ringrazio per la premura, ma andiamo a far solo due chiacchiere con due persone e basta, rispose il commissario incredulo al consiglio del capo.
Non mi riferivo a quello, mi riferivo che a Milano ci sono tanti locali, dovete stare attenti ai paparazzi, lei cos famoso(frecciatina al commissario); mi raccomando lei l in forma ufficiale, non ci faccia fare brutta figura.
Sempre spiritoso lei! Credo che non ci sar nessun problema da questo punto di vista.
Chiuse la telefonata in maniera fintamente cordiale e poi si rivolse di nuovo allautista: Geros, senti allora domani mi dici chi il medico, poi le informazioni me le dai il giorno che partiamo per Milano, io domani sono impegnato per il partito.
Per la crisi al Comune? Eh s si va a nuove elezioni, dobbiamo vedere chi il candidato della nostra coalizione.
Si salutarono una volta che il ragazzo accompagn il suo capo a casa sua; questultimo aggiunse: Esci un po, vatti a divertire no? Hai una faccia smunta, ti manca proprio una ragazza.
Gerosolimo fece un sorrisino ma penso in s: Alle volte proprio non lo sopporto!.

La neve a Sulmona non cera pi, ma era rimasta per le strade quelle pozzanghere nere molto fastidiose. Lombardi era seccato da questa situazione soprattutto vedendo il cane che, correndo e scorazzando per la Villa comunale, si sporcava tutto. Nella sua macchina si era attrezzato bene per pulirlo: una pezza bagnata, un asciugamano, e una bottiglia dacqua con scodella per farlo bere dato che, per i lavori di cui larea era investita, non vi era possibilit di trovar un po dacqua pulita per il quadrupede. Lombardi era impegnato anche politicamente, egli non aveva degli ideali ben precisi, non sapeva la differenza tra socialismo, comunismo, liberalismo e riformismo, ma aveva un intuito da paura, pur cui non gli fu difficile, per lui, scegliere la parte politica pi forte al momento; avendo avuto offerte sia da destra che da sinistra, scelse questultima, in momento in cui il berlusconismo sembrava perdere seguito tra la gente. Segretamente il commissario ammirava quelluomo che da pianista si trasform in imprenditore attrezzando televisioni, facendo costruzioni, costruendo un partito da zero rivoluzionando la scena politica italiana. Lo ammirava soprattutto perch aveva una maestria nellusare il mezzo televisivo con una disinvoltura allucinante, potendo far uscire dalla sua bocca tutto e il contrario di tutto senza che qualcuno riuscisse a dir che si era contraddetto. Il commissario non era invece un leader, lui si riduceva a partecipare alle varie riunioni non per il suo valore politico, ma per il fatto di essere lo sceriffo, uno degli uomini pi famosi della penisola italiana. A lui ci andava bene, ma nello stesso tempo, usava questa possibilit per cercar di guadagnar terreno in quel campo e puntar in alto, tipo ad un seggio nel parlamento, cos da smettere i panni del poliziotto, cos stancanti, per approdare in un posto a dir parole vuote, e a far un po di casino tra i banchi pi importanti dItalia. Era anche molto divertito dal vedere come si agitava la gente in quelle riunioni: tutti intenti a cercar di chiedere favori, gli uni agli altri e ricevere qualcosa in cambio; tutti a far sorrisi di facciata con l assessore di turno, anche se prima quello l era considerato un cretino o deficiente; tutti a salutare tutti in una concordia tale che poi si rimaneva sbigottiti quando, negli stessi luoghi, si assistevano a rotture insanabili per non avere soddisfatto questo o quellaltro tizio nel gioco delle poltrone.
Quella riunione era importante perch era la conseguenza della caduta del governo di centro destra nella citt, un governo a detta di tutti sterile che port la citt ad un immobilismo tale quasi da perdere la speranza di poter riavere una citt florida e vivace come un tempo. In quella riunione si doveva parlare di chi come candidato alle elezioni sarebbe stato pi giusto presentare, candidato che avrebbe unito la coalizione e avrebbe potuto catalizzare i voti fluttuanti dellelettorato. Quando entr il commissario, vi furono pacche sulle spalle, sorrisi doccasione e discorsi su quello che aveva detto nella sua ultima apparizione televisiva. Gli aveva tenuto uno dei posti al tavolo pi importante, quello degli anziani della coalizione, questo ovviamente non per i suoi meriti politici, ma per il suo carisma televisivo e per la pubblicit che portava, ma lui, da volpe scafata, sapeva benissimo tutto ci e lo sfruttava a suo vantaggio.
Il grande vecchio della coalizione fece la sua nota introduttiva, facendo capire che questa era una occasione da sfruttare, la mancanza di sfiducia data ai concorrenti a causa delle loro cattive azioni, la loro incapacit a rapportarsi allelettorato, erano elementi che avrebbero potuto sfruttare sfruttar a loro vantaggio. Gli applausi al suo discorso venivano scanditi e incoraggiati dal seguito che quel leader aveva sempre. A modesto parere del grande vecchio, lunico modo per sfruttar questa situazione a proprio favore era quella di avvicinare tutti i partiti della coalizione intorno ad un uomo forte, capace, proveniente dalla societ civile, che avrebbe potuto mettere daccordo, politici e elettorato, che avrebbe potuto portare Sulmona a livelli di 20 anni fa, quando il lavoro si trovava, le piazze erano piene, e tutti erano pi felici. Quelluomo, il grande vecchio, lo aveva individuato nel commissario Lombardi. Questultimo, che aveva seguito a mala pena il discorso, era intento a sorseggiar un po di vino locale, quando sent il suo nome uscir dagli altoparlanti sgangherati presenti in sala; in un micro secondo un applauso gli fu tributato, sent numerose pacche sulle spalle, ed era stato invitato a salire sul palco a parlare.
Con un po di imbarazzo, ma nello stesso tempo soddisfatto, sal, con tempi televisivi misurati, come se avesse vinto un oscar, sul palchetto. Prese il microfono, e appena ringrazi per la fiducia, un applauso scrosci come un una diga che si infrange. Dal fondo della sala si lev un grido: Lombardi, Lombardi, Lombardi!.
Calma, calma, disse, usando le mani per calmar quella gente, un grande onore per me poter rappresentar questa coalizione; la decisione per me importante, perch dire s stasera, significa lasciare la mia professione che tanto mi ha dato in termini di professionalit, di notoriet e soddisfazioni personali. Applauso.
La decisione su una mia accettazione alla candidatura la prender a breve, ora non so che dire, mi avete preso in contropiede. E furono pacche sulle spalle, battutine per farselo amico e gi di l.

Il professor Grandi, ogni mattina andava al cimitero, perch voleva che lurna con annessa foto della moglie, fosse sempre decorata con fiori freschi e profumati, perch la Elena era bella e profumata ogni mattina: laroma del caff per la prima colazione si mescolava alla freschezza della sua pelle, quella pelle che oramai era ridotta, insieme ai suoi occhi splendidi, ai suoi capelli sempre perfetti e a quelle unghie sempre curate, ad un mucchio di cenere. Non dormiva pi bene la notte, si vegliava di continuo, afflitto da un sogno che non riusciva a ricordare al momento della sveglia. Nonostante la mancanza di immagini rimanevano per alcune emozioni di quel sogno che assomigliava sempre di pi ad incubo: si svegliava sudato, con respiro affannato, con sensi di rimorso. Ma per cosa si chiedeva lui. Non essere riuscito a far tutto il necessario per salvar la sua donna? Oppure non impegnarsi nella scuola? Oppure per non insegnar quella voglia dio vivere che sua moglie voleva trasmettere agli altri. Un leggero venticello girava allinterno dei corridoi del cimitero, si trattava di un venticello bastardo, facente parte di quei venticelli che urtano la gola, che ti fanno venir il raffreddore prima di starnutire, che ti fanno ammalare prima di dire a qualcuno che ti senti un po di febbre. Mirava quella foto di Elena, con i denti bianchissimi, e con il vestito che di pi piaceva. Metteva i fiori vicino lurna, belli freschi, come avrebbe voluto lei; se fosse stato per lui, ci sarebbe stato anche la sua canzone preferita, quella di quel cantante di cui non ricordava mai il nome, e per questo fatto, veniva sempre rimproverato dalla moglie. Anche se non poteva metterla su un disco, quella canzone la sentiva nella mente come se ci fosse stato il cantante a suonarla l con il suo piano. Una lacrima usciva dal suo occhio destro e una parola dalla sua bocca: Scusami.
Ogni giorno era la solita litania e dopo quella cerimonia il suo compito era andar a scuola ad insegnar ai suoi ragazzi la storia e la filosofia; il professore era convinto che gli studenti potevano appassionarsi alla storia quando questa era pi vicino a loro, preferiva saltar i capitoli pi remoti per andar a quelli pi attuali, dal fascismo in poi. Era anche convinto che far nascere una sana discussione sulla seconda repubblica avrebbe fatto bene, e che parlar di quello che le trasformazioni della societ contemporanea erano pi importanti da osservare rispetto a cose del secolo scorso. Lentrata di Berlusconi in politica, il cambiamento della scena politica e il fantomatico bipolarismo, il nuovo scontro tra blocchi diversi, uno volta Usa contro Urss e oggi Occidente contro Oriente; l ascesa della Cina a potenza indiscussa, le nuove tecnologie. Lui era lunico professore che usava anche le sue ore per spiegare ai suoi ragazzi come usare Internet, anche se alle volte era lui a dover imparare u po. Si chiedeva che posto avrebbero avuto i suoi ragazzi nel mondo, se usciti dalla sua classe, i suoi alunni avessero saputo la storia della seconda guerra mondiale ma non quella che era successo da Tangentopoli in poi? Avrebbero vissuto una vita senza radici, senza la base sulla quale confrontar le loro idee e fare delle scelte, serie, ponderate. Avrebbe voluto che quello che lui stava ora insegnando ai ragazzi, il suo maestro lo avesse insegnato a lui. Questo ormai era il suo ruolo, in una scuola fatta da gante che con pochi soldi deve inventarsi sempre qualcosa di nuovo per affascinare dei ragazzi finti anticonformisti, no global, ma con il cellulare, che combattono McDonald, ma che cercano labito firmato fatto da bimbi africano di 10 anni. Ragazzi che vanno la sera al centro sociale, con la barba incolta per poi togliersela lestate per andar al mare con la barca di pap. Quelli che vorrebbero la pace nel mondo, ma che dimenticano che per eliminare delle ingiustizie, alle volte bisogna venir alle mani forse, quelli che hanno tutto, forse oggetto di invidia di genitori che non hanno avuto nulla e tutto si sono costruito. Ragazzi con dei genitori che spingono le figlie a prostituirsi in televisione per poter loro apparire in una trasmissione e tifare per il proprio figlio. Ragazzi che vivono in un mondo fatto di illusioni, dove ti fanno credere che non serve studiare per diventar famosi, ma basta bellezza e prestanza fisica. Ragazzi che vogliono tutto e subito e non hanno la pazienza di aspettar il loro turno.
Grandi non che poteva far miracoli, ma tentava almeno di metter una pulce nellorecchio ai suoi alunni. Non voleva spiattellar informazioni, ma voleva che fossero essi stessi ad aver la voglia di conoscere. Forse qui sta proprio la scuola, metter la sete di conoscenza, pi che inculcar a ragazzi distratti dallultimo messaggino ricevuto in classe, nozioni che rimangono sospese in aria.
Dopo queste riflessioni, il professore fece in sospiro e si diresse verso la scuola tramite una strada che poteva percorrere ad occhi chiusi.

Lombardi era gi partito per Milano con il suo fido Gerosolimo per tentar di capire che volevano i genitori della Elena. In fondo dalla chiacchierata con Grandi, pensava che quella era stata un indagine alquanto inutile e che quel tempo era tutto sprecato, ma al comando del p.m. non poteva dire no. Certo che i suoi pensieri erano rivolti anche alla politica, e alla richiesta di candidarsi. Essendo lui un uomo che della strategia fa il suo mestiere, sapeva che per essere sicuro di una sua elezione doveva finire la carriera con il botto e non con un non caso.
Intanto si rivolse al suo fido: Geros, sai chi era il medico della signora Elena?
Ovviamente non stato cos difficile, tra laltro un suo amico, rispose lui.
Ma chi Ferrarese?, disse il commissario, potendo indovinare subito.
Si commissario; ho provato ad intercettarlo, a chiamarlo al telefono, ma non stato possibile. Era irreperibile ieri.
Non ti preoccupare, adesso lo chiamo io, perch se vede un numero che non conosce non risponde perch pensa ad un paziente che rompe le scatole fuori orario, rispose Lombardi, con laria di chi conosce i suoi polli.
Enrico, mi senti? Lo so che non si sente benissimo, ma sto in macchina. Sto andando a Milano. Tu dici che devo accettare la candidatura? B non facile per me lo sai, sarebbe cambiar vita e abitudini. Credi che potrei sfondare in campo politico? Anche io non credo che sia cos difficile. Comunque, senti sto andando a Milano per lavoro, volevo chiederti una cosa: ti ricordi di Elena Grandi? Che mi sai dire? Si lo so che hai comunicato tutte le informazioni a Mariani e alla scientifica, ma dico sul personaggio, sulla persona ecco. Era bellissima? Lo immagino! ma oltre questo? Veniva spesso? Dici di s? Dici che l hai vista un po strana nelle ultime visite di controlli? Senti ma perch cos giovane, gi faceva tutti quei controlli? Dici perch in famiglia ci sono stati casi di embolia? Prendeva medicinali? Nulla tranne linsulina? Va bene. Senti poi ci mettiamo a cena a parlar di un mio possibile coinvolgimento in politica ok? Ti saluto e salutami tua moglie. Richiuse la telefonata e si rivolse al guidatore: Il medico mi ha detto che la signora negli ultime tempi era un po strana, era molto ansiosa. Ovviamente Enrico non era il suo confessore e quindi non pu sapere lorigine dellansia, esclude per un evento di tipo medico. Ora non ci rimane che andar a trovar i genitori, hai imparato la strada?.
Gerosolimo rispose stizzito: Dott e il navigatore che lo abbiamo a fare?.
Ehhhh Gerosolimo che c? Nervoso? Comunque limportante che mi porti da loro.
Non parlarono per un po.

Si ritrovarono nella villa dei Signoris, i genitori di Elena Signoris in Grandi. La villa era a dir poco meravigliosa. Entrandoci Lombardi si chiedeva come ha potuta Elena lasciar quella vita agiata per vivere con un professore delle superiori a Sulmona, in un appartamento non molto pi grande di quello che abitava lui. Si rispondeva anche: I misteri della vita!.
Si misero tutti e quattro, Lombardi, Gerosolimo, i genitori di Elena, intorno ad un tavolo rotondo, imbandito di pasticcini e the al limone o con il latte in puro stile inglese. Dopo i convenevoli, Lombardi fece una prima domanda: Signori miei ma come mai credete che vostra figlia sia stata uccisa? E perch ve la prendete con Grandi? Io ho parlato con il professore e mi sembrato una brava persona.
Caro Lombardi, la conosciamo di fama, sappiamo del suo intuito che non sbaglia mai. Ma lei non deve dubitare delle intuizioni di un genitore. Noi non sappiamo se qualcuno labbia uccisa in effetti, ma Elena stata qui pochi giorni prima che morisse. Non veniva mai qui su. Sa, noi non eravamo daccordo con la sua decisione di andar a vivere a Sulmona; Grandi sicuramente una brava persona, ma Elena forse meritava di pi. sempre stata un po ribelle come ragazza e voleva far di testa sua. Noi, nonostante le critiche non le abbiamo mai fatto mancar il nostro affetto. Il padre era molto fermo in queste sue affermazioni, mentre si notava come la mamma era ancora affranta dal dolore.
Come mai venne su? Che motivazioni prese?, chiese lo sceriffo.
Intervenne la mamma: Io capii subito che cera qualcosa che non andava, ma non capivo cosa, e lei diceva sempre che era una visita di cortesia.
Aveva problemi con il marito che voi sappiate?.
Non credo, me lo avrebbe detto, anzi mi disse che stavano progettando di aver un bimbo, evidentemente la figlia non disse nulla ai genitori dellincapacit del genero ad aver figli.
Posso veder la stanza di vostra figlia?, chiese lo sceriffo e fu accontentato; appena fu lasciato con il suo inferiore disse: Bene ora cerchiamo Geros!.
Il capitano rispose: Che dobbiamo cercare?.
Lombardi sbott: Tutto ti devo d! Qualunque cosa ci possa aiutare nelle indagini, ti va bene cos?.
Non ci fu risposta e cominciarono a cercare e trovarono dentro un cassetto un pezzettino di una scatola di una medicina il cui nome era Tri-Cyclen. Lo trov Gerosolimo tutto soddisfatto. Il commissario se lo mise in tasca e uscirono dalla stanza. Diede il suo numero privato ai genitori di Elena e salutarono i due che chiesero allo sceriffo dItalia di concludere al pi presto le indagini, anche perch era tutta pubblicit negativa per lazienda di famiglia.
Appena usciti da villa Signoris, Lombardi telefon di nuovo a Ferrarese. Scusa Enrico prometto che non ti disturbo pi, ma devo farti una domanda.
Dimmi tutto lo sai che per te ci sono sempre no, rispose il dottore invitando intanto un paziente a spogliarsi e mettersi sul lettino.
Che cosa il Tri-Cyclen? per il diabete?, chiese il commissario.
Caro Lombardi, tu saprai tanto di indagini, ma di medicine non ti intendi per nulla. Il Tri-Cyclen un prodotto recente; stato gi approvato dalla Food and Drug Administration negli Usa per il trattamento di acne in donne che intendono assumere un contraccettivo orale e che non avevano avuto risultati con i farmaci per il trattamento dell’acne. Ma perch mi fai questa domanda?
Perch lo usava Elena, lo prescrivevi tu?, chiese Lombardi.
Ovviamente no! Il marito era sterile che serviva? A meno che, intu il medico.
Eh si a meno che! Ora dobbiamo trovar quale medico qui a Milano prescriveva questa medicina alla donna e dobbiamo scoprire chi era lamante.
Il commissario Lombardi entr di nuovo nella villa e chiese alla mamma di Elena qual era il suo medico e la signora, che non aveva proferito nessuna parola, fino ad allora, indic il loro medico di famiglia.
Passarono direttamente presso lo studio del dottor Berardinucci, non facendo la fila e non passando davanti ai rappresentanti, che di solito hanno il privilegio di passar davanti agli altri. Era stato lui a dar la medicina alla signora, in quanto la Elena le aveva raccontato il problema dovuto allassunzione della pillola dovuta ai rapporti con il marito. Alla domanda se il dottore sapesse dei problemi del marito, la risposta fu no.
Il dottore era coetaneo della Elena, avevano fatto le scuole insieme a Milano: Era una mia grande amica, ed anche quando si era trasferita in quel paesino in mezzo alle montagne, avevano una corrispondenza telematica e ci telefonavamo ogni tanto. Ho fatto anche il testimone alle nozze. Cosa penso di Grandi? B lui non lo conosco bene, per gli dissi che si doveva considerare fortunato ad aver trovato una donna cos solare, benestante, con una voglia di vivere come si trova raramente nelle persone. Se era geloso di me e del rapporto che avevo con Elena? Questo non glielo so dire, forse s e se lo era ne aveva parlato con la moglie, non con me. Ora scusatemi che ci sono pazienti che aspettano.
Lombardi salut ma prima di uscir dallo studio chiese: Lei che avrebbe fatto se una donna come la Elena lavesse tradita?.
B se una donna tradisce lo fa perch luomo non riesce a dar a lei quello che vuole, e la donna lo cerca in un altro.
Lei giustifica il tradimento?, chiese il commissario.
Dottor Lombardi mi vuole metter in bocca parole che non ho detto; dico solo che se Elena ha tradito, e sottolineo se, vuol dire che Grandi era un pazzo perch non dare tutto se stesso a quella donna da pazzi. Purtroppo se ha tradito o no, da lei non potremo pi saperlo, giusto?.
Giusto. Rispose laconicamente.
Nella mente dello sceriffo dItalia cominciava a formarsi un sottile sospetto, perch la gelosia uno dei moventi pi diffusi allinterno dei reati contro la persona. Luomo, bench con addosso chili di cultura, di professione e di belle parole, ridiventa un lupo quando vede la sua donna nelle braccia di un altro, alle volte non c bisogno neanche di veder, basta un leggero sospetto su quello che la donna avrebbe potuto fare. Daltronde lamore ha questa doppia natura: felicit, sorrisi e voglia di vivere, dolore, lacrime e sangue; anche il pi mite uomo sulla terra avrebbe potuto far pazzie per amore, forse era il caso di Grandi.
Mentre Lombardi e Gerosolimo andavano a Milano, nella sede a Sulmona si erano ricostruiti gli spostamenti delle ultime settimane della Elena e le sue telefonate, molte al numero del dottore; la Elena andava negli ultime mesi a Milano ogni due settimane,
Commissario, secondo me quel dottore l, con quei baffetti, non me la racconta molto giusta, disse Gerosolimo in macchina al suo superiore mentre stavano tornando a Sulmona.
Geros, neanche a me piace assai, secondo me aveva una tresca con la donna, rispose lui.
Allora che si fa lo arrestiamo?, chiese Gerosolimo.
Proprio no, prima di tutto perch anche se ha messo le corna a Grandi, non ha commesso reato, poi perch, sebbene sia truffaldino damore, non ce lo vedo come assassino.

Il professor Grandi intanto era diventato Preside della scuola, poich il preside era andato in pensione anticipata. In quei mesi quel professore, invecchiato non tanto per let, ma quanto per il dolore causato dalla mancanza delladorata moglie, aveva creato tanto entusiasmo tra i gli studenti che era ben voluto; i colleghi lo contattavano per esporre qualsiasi idea che avrebbe potuto essere tradotta in progetti per i ragazzi e per fa crescere il livello di istruzione oltre quello previsto dalla scuola. Si era cos parlato di questo professore e delle sue iniziative che erano cresciuti anche il numero degli iscritti al liceo per il prossimo anno. Era il primo ad entrar a scuola e lultimo ad uscir, era quello che parlava e si confidava con i giovani, era un buon professore come pochi se ne ricordavano in quella scuola.
Lultimo progetto era legato ad un seminario sulleducazione sessuale per i giovani, fatto da giovani per i giovani. Un giorno venne richiesto lintervento anche del nuovo Preside per parlar di amore.
Prima di entrar un aula Grandi vide la volante della Polizia fuori, in piazza. Vide entra Lombardi e il suo assistente. Grandi gli and incontro e gli disse: Dottore, posso far la mia ultima lezione?, disse il professore. Il commissario annu.
Quando entr in aula ci fu un grande applauso da parte dei ragazzi.
Grazie ragazzi, cos mi mettete a disagio, una lacrima usc dai suoi occhi.
Sono qui non tanto per parlar di sesso, perch qui ci sono bravi insegnanti che sanno dire bene certe cose, io posso parlar dellamore. La nostra scuola intitolata ad Ovidio, un grande poeta, scrisse un libro che parlava dellarte di amare; mi chiede se veramente esiste un modo unico per amar una persona, se possibile scrivere e lasciar istruzioni a chi legge su come sedurre e tener a s una donna. Io questo non lo credo, credo che ogni coppia debba costruire il proprio affetto sulle loro conoscenze, sulle loro esperienze. Io cos ho fatto con mia moglie. Le ho dato tutto quello che avevo, peccato per che il mio tutto non era abbastanza, a causa della impossibilit di generare figli. Ma noi ci volevamo bene, nella sua voce ci fu un attimo di indecisione, fino a che fino a che lei non mi disse che aveva un altro, mi disse che lossessione mia che lei si allontanata da me a causa di questo mi difetto era sbagliato. Ecco lamore qui mi ha usato, laspetto negativo dellamore mi ha manovrato e mi ha fatto avvelenare mia moglie con le stesse pasticche che prendeva lei per evitar di avere dallamante quello che io non potevo darle cio un figlio. State vicini a chi amate e non fatevi prendere dalla rabbia per cose che nascono da errori vostri. Io in questi giorni ho dormita male, mi sono svegliato con la consapevolezza che ho ucciso mia moglie. Commissario venga.
Il silenzio fu tetro nella stanza, lunico rumore era fatto dai passi degli agenti che presero in consegna il professore.

Ci fu una conferenza stampa affollata; le televisioni parlarono di nuovo dello sceriffo dItalia che aveva colpito ancora. Il Grande Vecchio della politica gli diede lennesima pacca sulla spalla, per aver scovato un assassino incredibile. Dopo le numerose domande dei giornalisti, il commissario ringrazi tutti, si alz e se ne and.
Il p.m. si congratul con il commissario e gli chiese: Ora che succede?.
Il commissario disse:Dottore, la devo ringraziare, perch non credevo in questo caso; che succede ora? Succede che mi candido e mi butto in politica. Devo cavalcare londa.
Salut Gerosolimo e il p.m. e and a casa.
Lo aspettava Sally.

Id: 26 Data: 05/12/2007

*

Un camionista immaginario

Ogni persona ha una visione della vita, diversa da chi gli sta accanto. Ci sono persone che vogliono viaggiare perch credono che la vita sia troppo corta per viverla solo in un posto fisso. C chi pensa tutto il contrario, pensa che la famiglia sia la cosa pi importante e che la terra nella quale nato sia la cosa pi importante. C chi si d allo sballo, chi pensa che la vita di adesso sia una preparazione a quello che deve venire dopo; c chi vive nella lussuria e chi nella miseria, chi pensa che vivere un giorno da leoni sia meglio di una lunga vita. Stefano per era uno di quelli che non sapeva cosa sapere. Alle domande senza risposta lui sostituiva altro, sostituiva laffetto non ricambiato con sbronze di altri tempi, sostituiva il lento e inesorabile venir meno della vita, con un andazzo materialista e aderente alla vita moderna.

Stefano ha vissuto la sua vita, quella che lui chiamava la parte restante della sua vita, anche se aveva solo un po pi di ventotto anni ma ne dimostrava almeno dieci in pi, come una lenta agonia. Non guardava al suicidio come uno strumento valido per farla finita, non perch fosse un codardo, ma semplicemente perch era gi morto trasformandosi in uno zombie errante dopo quello che era successo. La sua non era pi un qualcosa da vivere, ma da far passare senza nessuna emozione. Non riusciva a vivere pi, non riusciva pi a gioire per il sorriso della sua sorellina oppure per una qualunque festa di famiglia. Era un automa, aspettava solo di finire di vivere la vita da camionista che conduceva; credeva che muovere un camion su quella autostrada poteva farlo sentire bene: non doveva parlare con nessuno, non aveva amicizie e quindi n obblighi con qualcuno, n coinvolgimenti per i suoi sentimenti. Perch dopo quello che era successo, non voleva pi che la sua vita venisse stravolta di nuovo in quel modo. Meglio avere colloqui occasionali con dei colleghi conosciuti in autogrill e parlare di come lazienda sfrutta la categoria e di come sia stressante fare quel lavoro; meglio fare sesso occasionale con ragazze incontrate un giorno e mai pi riviste, donne che almeno per trenta minuti ti trattano come un Dio e che poi ti lasciano andare, senza lacrime e piagnistei di alcun genere.
Come una sorte di litania, Stefano era tornato nella sua citt a sostare per alcuni momenti davanti a quella foto ad ammirarla; erano passati vari anni ma quel giorno, il due di aprile; andava, ogni volta da lui, non per pregare, perch a Dio non ci credeva, ma era l per raccontargli quello che lui stava facendo nella vita, come cercava di sopravvivere ad una esistenza oramai misera e gretta e volta solo al pentimento.
Da quando accadde quellincidente, la sua pancia aumentava, i suoi capelli cominciavano ad essere di meno e la barba diventava sempre pi folta. Il prima e il dopo, il sorriso e la lacrima, la voglia di vivere e la voglia di farla finita il pi presto possibile; questo cambiamento tutto in una notte, all apparenza, calda e accogliente come sono le sere estive, ma in fondo fredde come il gelido inverno prima della fine.
Aveva 15 anni quando ripet il primo anno del liceo; Stefano non aveva voglia di studiare in quel periodo, era pi propenso a costituirsi una certa cultura alternativa a quello che la scuola voleva imporre alla sua mente. Amava leggere Benni e non Manzoni, amava sognare con la beat generation e aveva gli incubi con Pirandello. Odiava la matematica ed amava il suo strumento, quel basso nero a quattro corde: bastava un mi per far tremare la sua stanza e vedere, ogni tanto, sbraitare la mamma perch si era rotto qualcosa che era caduto sul pavimento a causa delle vibrazioni. Amava gli Yes e i Pink Floyd e lalbum Animal di questultimo gruppo. Lui amava quei tipi di ritmi che passavano da un tempo ad un altro in maniera improvvisa come avveniva con gli Yes, ma anche quel tipo di suono che i Pink erano riusciti a costruire con scelte anche dolorose. A pensarci dopo tanti anni, aveva compreso che tanto di alternativo in quelle idee non cera proprio nulla, dato che tutti quanti leggevano quella roba e tanti sentivano cose che non piacciono alla massa, ma questa era la sua vita: la musica e gli scrittori americani, questo era il mondo di Stefano. Pensava che quel mondo che si era costruito poteva rimanere tale per sempre, era il uno stato mentale, soprattutto, dove immagazzinare tutte le sue informazioni, i suoi ricordi e le sue emozioni. Nessuno avrebbe potuto infrangere quel muro di difesa. Nessuno. Lanno 2000 fu un anno di transizione in una nuova prospettiva: fu lanno in cui incontr non un amico, ma lamico fraterno.
Era lanno del Giubileo, lanno della redenzione. I genitori di Stefano erano molto cattolici, ed un giorno a tavola gli fecero il discorso che pi o meno tutti i ragazzi che non vogliono studiare, si sentono dire. Davanti ad un piatto di tagliatelle al sugo il padre gli disse che se non aveva pi voglia di studiare poteva cominciare a lavorare nellazienda di famiglia. Si erano stufati di avere un figlio cos fuori le regole, uno che rifiutava di avere unistruzione come tutti, uno che voleva far tutto non pensando alle conseguenze e a un futuro da costruire, non considerando il fatto che i genitori lavoravano per farlo studiare . In pi, cosa che aveva sempre disturbato Stefano, lo paragonavano sempre al figlio dei vicini, Andrea, coetaneo, ma diverso in tutto e per tutto. Era un preciso niente male, vestiva bene, aveva una buona propriet di linguaggio e veniva amato da tutti. Ci aveva provato Stefano a lavorare per il padre in uno dei suoi cantieri. Non si sentiva a suo agio, perch, quando lestate cercava di guadagnarsi dei soldi per la vacanza, lavorare per il pap, significava un sacrificio doppio, poich in quei mesi, non solo doveva sottostare agli ordini del padre a casa, ma doveva anche sottostare a lui, nel luogo di lavoro. In quei casi doveva anche sentirsi dire quante belle opere, il padre, avesse fatto per la citt e, rivolgendosi al figlio, le enumerava e gliele mostrava, aggiungendo che, per come vedeva la crescita di Stefano, nutriva seri dubbi nel lasciare leredit al suo successore naturale. Meglio chiuderla subito lazienda che infangare il nome dandola a chi potrebbe solo costruire brutte case. Si capisce, quindi, il perch il buon Stefano, genuino, e poco propenso a far passare inosservato queste accuse, preferiva pi un lavoro da cameriere estivo che nellazienda di famiglia.
Erano cattolici i suoi genitori e, quindi, pensarono che lunico rimedio per rendere migliore il proprio figlio, era quello di portarlo con loro da Padre Pio; magari il frate lo avrebbe fatto redimere nellanno del Giubileo. Ma non fu cos, anzi fu un rimedio peggio del male; lunica cosa che riusciva a vedere Stefano in quella citt era la mercificazione della religione. Dovunque si girava vedeva quelle foto di Padre Pio di qualunque forma e colore. Cera il bagnoschiuma santo, la saponetta con limmagine del volto, i santini di tutte le forme e di tutte i materiali. Vedeva poveri sventurati che compravano tutto quello che potevano comprare, pensando che poteva essere un modo per aiutarli nel far sparire una malattia. Immaginava che anche la persona meno credente di questo di mondo e pi razionale si sarebbe avvicinato ad un qualunque Dio che gli avesse promesso la guarigione per il proprio caro, zio o fratello. Lumanit decisa a corrompere i suoi principi e la sua etica, quando sopraggiunge disperazione e dolore. Cera da criticarli? Stefano non poteva, perch comprendeva il disagio e la forza di quelle persone che cercavano o facevano finta di credere in qualcosa che non per loro, fino a cinque minuti prima, non poteva esistere. Non riusciva a criticarli ma questo pi che far avvicinare il ragazzo alla religione, lo allontan in maniera definitiva.
Chiunque nellet della giovinezza ha incontrato una persona importante, una persona che forse passati i cinque anni delle superiori, non si rivede pi, ma con la quale si sono attraversate le esperienze vitali e necessarie di un passaggio da una et allaltra. Questa volta toccava a lui; sentiva gi che qualcosa in lui stava cambiando. Del cambiamento aveva paura perch, ben cosciente dellevoluzione del suo corpo e della sua mente, del mondo che gli girava intorno, non sapeva che direzione avrebbe preso lui con quelle trasformazioni, e quando non si sa cosa dove si andr, la paura e lansia sono i primi sentimenti ad essere conosciuti. Un buio come al poker dove si punta forte senza sapere quello che si ha in mano, consapevole anche di poter perdere tutto quello che aveva guadagnato. Entrare in una classe costituita da ragazzi al primo anno fu micidiale: sent gli stessi discorsi fatti lanno prima a lui e ai suoi, ormai, ex compagni, e questo gli fece cambiare idea su quello che poteva essere una sua aspirazione, ben nascosta: linsegnamento. Lui voleva essere un insegnante alla attimo fuggente, salire sopra la cattedra e decantare una poesia di un poeta maledetto, voleva portare i suoi ragazzi a fare lezioni allaperto, voleva parlare di quello cose di cui linsegnante non parla mai. Per si accorse dopo quel giorno che sicuramente avrebbe perso gli stimoli dato che avrebbe dovuto ripetere la cosa allinfinito per 30 anni, passando sempre per studenti simili e sempre pi annoiati dalla scuola, da tutto ci che fa istituzione. Salire a 60 anni su un banco, a lungo andare e con let avanzante, non sarebbe stato facile! Sarebbe stato di una monotonia micidiale e quindi, a quel punto, pens, di darsi seriamente alla musica, dove ci si pu rinnovare continuamente, senza dover pensare a chi ti sta davanti e a chi ti ascolta. Quella scuola poiNon cera nulla di pi brutto nel vedere tanti ragazzi fatti con una matrice, come fossero tanti giapponesi, tutti uguali, tutti rappresentativi di un certo carattere umano. Giovani nati con la televisione incorporata, con il chip nel cervello come nei film di Matrix, nati a tronisti e realisti, la cui pi importante intenzione e aspirazione apparire, apparire e apparire ancora, anche non nel primo piano di una telecamera, ma alle spalle di chi intervistato o inquadrato. Le ragazzine con il pantalone a vita bassa, il perizoma bello in vista quando ci si siede e i maschietti, ancora non sviluppati benissimo, a pompare il pomeriggio in palestra dopo avere eliminati i primi peli dal petto e dopo una bella lampada abbronzante. Nella scuola non erano tutti cos comunque: questi erano la maggior parte, ma poi cerano anche quelli che non si piegavano alla legge unica, al fatto di volere essere un icona ed avere aspirazioni di successo. Lui al posto di vedere quellambiente fatto in quel modo, supponendo la falsit o la non verit di chi gli stava attorno, preferiva non avere rapporti con i suoi compagni pi profondi di quello che pu superare leducazione. Non voleva andare oltre, voleva che loro non molestassero lui e viceversa, essendo poi il ragazzo pi grande della classe dettava legge, e le ragazze lo stavano a sentire.
Anche durante la ricreazione si isolava il pi delle volte, con la sua sigaretta, la sua camicia e quei capelli composti. Ogni tanto si chiacchierava e si scambiavano battute con i nuovi compagni: non erano antipatici o stupidi, semplicemente non li sentiva sulla sua stessa lunghezza donda e per questo si trattava di una conoscenza superficiale al massimo. Il suo banco era pieno di scritte sulla libert, sul volere essere il giudice di se stesso. Stefano, gi in giovane et, aveva una pancetta niente male, causata da ettolitri di birra, la sua bevanda preferita: il sabato cos funzionava; sigarette e alcool, senza pensarci due volte. Questo lo faceva forse per farsi male, o per la sua insoddisfazione per la vita, oppure perch semplicemente era un fesso lui. Sotto lo spirito del dio Bacco prendeva il suo basso, metteva le cuffie e suonava fino la mattina. Questo, nonostante i suoi 15 anni, ma in quella citt piena di desolazione, di freddo non per il clima ma per i rapporti tra cittadini, per il grigiore pi totale, il non essere considerato un figlio modello, rappresentava, in quel preciso momento, lunica via per ribellarsi. Con senno di poi, Stefano, guidando il suo camion, avrebbe capito che anche quel suo modo di fare era uno stereotipo e che forse pi che fingere di essere un ribelle sarebbe stato meglio essere se stessi. Se avesse saputo queste cose a 15 poteva considerarsi un genio o un saggio dellumanit.
Alla fine come dargli torto? Che si poteva fare di pi in una citt senza prospettive, senza un futuro davanti? Lui era uno di quei ragazzi che sapeva che il suo futuro non era l, perch come lui, gi altri compagni, amici e nemici, avevano preso un treno e non erano tornati pi. La tv parlava di mobilit e del fatto che chi cominciava a lavorare doveva capire che un lavoro come quello dei padri non ci poteva essere pi. Basta con la stabilit. Sapeva, Stefano, che parole come flessibilit e mobilit, rappresentavano la morte della famiglia e quindi si chiedeva se era conveniente crearne una. Il suo progetto, a questo punto, era diventare un cantante, girare il mondo, perch a lui, figlio di genitori qualunque, non erano aperte le porte del paradiso.
Essendo un liceo pieno di donne e la sua classe non faceva eccezione, le lezioni di educazione fisica venivano condivise con unaltra classe, classe contigua con la sua, nella quale vi erano tutti ragazzi un po moscetti, un po insignificanti a prima vista.
Tra tanti ragazzi tutti uguali, anche bassi, in quanto si trattava sempre di ragazzi appena usciti dalle medie, vi era un ragazzo alto, capellone, con un giubbino con tante spille, spillette e dei jeans strappati. Si vedeva subito che era un tipo diverso dal normale e dallordinario. Stefano rimase subito affascinato da quel tipo e la cosa fu ricambiata, forse perch inconsciamente, si vedevano come due mondi esclusi dal resto ma cos luminosi da riconoscersi subito in mezzo ad una massa di stelle tutte uguali tra di loro e senza nulla da dire.
Luca, cos si chiamava il tipo, era un ragazzo con una mentalit aperta. Questa impostazione nell approccio alla vita fu un dono ricevuto dal padre viaggiatore. La storia della famiglia Cantorini, era molto bella e lo stesso Luca ne andava fiero, perch cos diversa dallordinario che poteva essere invidiata dallascoltatore. Il padre di Luca era un pittore molto apprezzato in Europa e per forza di cose, doveva spostarsi l dove il lavoro lo chiamava e l dove la sua creativit diceva di andare per immortalare nella tela il suo modo di vedere la vita e le cose. In questo girovagare, Luca fu il frutto di una notte damore con una donna, modella del padre; i due si amavano e Luca, rimaneva con la mamma, quando il padre partiva per i mesi e lo vedeva solo quando si connetteva da qualche internet caf. Purtroppo la mamma mor subito per un ictus, e Luca cominci a viaggiare con il padre, portando sempre con s la tela dove la mamma era raffigurata cos giovane e bella, senza una ruga, con un sorriso che poi era lo stesso sorriso di Luca. Non poteva finire la scuola in un posto e non riusciva a costituirsi amicizie durature; molte amicizie da fisiche diventavano virtuali, ma non era la stessa cosa. In compenso, con il padre, Luca ebbe la fortuna di visitare i Paesi europei, di vedere come le altre popolazioni vivevano e come mangiavano, come facevano lamore e quale era il livello dintegrazione di una popolazione con gli immigrati. Stefano vedeva se stesso in Luca, lui che era confinato in quella citt che non dava possibilit di esprimersi e che lo respingeva nel ghetto dellindifferenza.
Fecero subito amicizia anche perch la musica era la cosa che li univa; Stefano stando in piccolo paesino non poteva sapere cosa succedeva in giro, cosa si ascolta a Londra o a Amsterdam. Un giorno Stefano stava studiando Cicerone in taverna quando sopraggiunse di colpo Luca con alcuni album musicali: aveva i Kaiser Chiefs, i Franz Ferdinand, i Bloc Party e gli Strokes. Si trattava del nuovo rock and roll anglo americano. Arriv e tolse quella musica vecchia e stravecchia che girava ancora nello stereo dellamico. Stefano gli chiese che stava facendo e lui, con quei capelli colorati, gli disse: Zitto e ascolta. Mise J predict a riot dei Kaiser e poi aggiunse: Noi dobbiamo suonare cos. Stefano rispose: Io non ho mai suonato in un gruppo, un po mi vergogno; secondo te sarei capace? . Luca prese il viso di Stefano tra le mani e fissandolo negli occhi, afferm a chiare lettere: senti se sono riusciti a suonare i Sex Pistols, puoi riuscirci anche tu!. Poi Luca cominci a pogare da solo in quella stanzetta mentre laltro, seduto, con la testa, accompagnava il ritmo della canzone. Decisero di mettere su un gruppo: Stefano al basso e Luca alla voce; canzoni loro e testi in inglese, con un sound ispirato al nuovo movimento inglese rifacente ai Clash e al rock da ballare.
Non fu difficile trovare nuovi adepti e contenti del progetto musicale, perch Luca a scuola era una sorta di simbolo di ribellione ma solo in apparenza, era amato dalle donne per la sua altezza, i suoi capelli scapigliati, il suo saperci fare, il sorriso da canaglia che tanto piace al genere femminile. Non era un grandissimo cantante, ma dai musicisti veniva rispettato per le idee e perch ci metteva lanima in quello che faceva, anima e sudore. La tecnica la puoi affinare nel tempo, ma il talento e la passione nascono da dentro e sono innate, hanno bisogno solo di una miccia e di un fuoco che li faccia bruciare.Luca era tutto quello che Stefano voleva essere, era il simbolo di una libert adolescenziale, quel tipo di libert alle volte frutto di stereotipi, quando si rinnega la famiglia, si vuole lindipendenza, una indipendenza tutta falsa, fatta con i soldi di pap. I genitori di Stefano, comunque,erano preoccupati da questa amicizia, poco produttiva; essi per non sapendo come tirare su quel figlio, che per il padre era solo un inetto e un fallito, si rivolsero ad uno psicologo, e anche Stefano fu obbligato ad andare alle sedute se voleva mettere in pratica i suoi progetti. Stefano rispondeva alle domande del dottore in maniera poco precisa, dato che la presenza dei suoi lo frenava. Il consiglio dello psicologo fu per rivolto soprattutto ai suoi genitori e questa per lui fu una vittoria, in una esistenza vissuta sotto legida di un padre padrone, bravo solo a criticare e a rimproverare il figlio. Volenti o nolenti, i genitori dovevano limitarsi a dare consigli, ma il figlio non aveva lobbligo di seguirli, perch la vita, sosteneva il dottore, deve essere costruita da s, anche con gli sbagli che un ragazzo di quella et poteva fare. Stefano, invece, era tutto quello che Luca voleva essere. Egli aveva trovato una famiglia, unisola stabile alla quale approdare e non poteva non essere felice per questo. Con il padre assente lavoro, senza la madre naturale, la madre di Stefano, nonostante un approccio un po problematico dovuto ai pregiudizi della signora, su un giovane girandolone e che si vestiva in quel modo, laveva sostituita, e la casa in via Pertini era diventata la sua casa. Nonostante questa voglia delluno di essere laltro, erano consapevoli, i due ragazzi, delle mancanze dellamico, e quindi la sola cosa da fare, cosa che fecero, fu quella di far rivivere le proprie esperienze allaltro in modo tale da completarsi. Questo avveniva in maniera molto naturale e continuamente con la parola, con la musica e con lalcool. In poco tempo quei due ragazzi divennero una sorta di coppia famosa della scuola, ragazzi che non volendo diventavano famosi, essendo invitati a suonare alle feste degli amici oppure essendo invitati, semplicemente, alle feste dalle ragazzine con la pancia di fuori e il perizoma che si vedeva.

Quando Stefano viaggiava sul suo camion, aveva la voglia di evadere dalla realt. Quella strada sempre dritta, con poche curve, rappresentava la monotonia della vita, alla quale lui aspirava. Una vita pi monotona di quella non cera: prendeva il camion, caricava le merci, le portava a destinazione e faceva il percorso inverso. Dei suoi vecchi amici non sentiva pi nessuno, se non alle feste comandate, quando tornava per Natale a trovare i suoi vecchi genitori. Egli non credeva da tempo al Natale, alla storia di un bimbo nato nella mangiatoia e riscaldato dagli animali. Era s convinto di un messaggio compreso in quellimmagine: la voglia di disprezzare i soldi e le comodit, ma non per i voti ad una fede, ma perch la ricchezza distrugge la vita, la inquina e la fa diventare nera, come la notte senza luna. Il vedere i suoi ex amici ambire sempre a posizioni pi alte nella piramide sociale, aspirare a redditi per comprare cose inutili lo faceva rabbrividire. Lui che era camionista sapeva il valore del lavoro e che non ha la stessa utilit il lavoro di un camionista con quello di un calciatore. La scelta di diventare camionista, la missione di poter fare arrivare, con la neve, il traffico, gli incidenti, le cose, lafa e gli scioperi, la merce alla meta era una cosa pi utile e pi soddisfacente, ma ovviamente pagata di meno. Lui rigettava lidea di una societ basata sullimmagine, su uomini senza idee, uomini nei quali, per si identificavano altri uomini. Laspirazione verso il nulla, porta al buio della mente. Il buio della mente, porta alla mancanza della creativit e senza la creativit luomo nulla e il genere umano si ripiega su se stesso, si accartoccia, fino ad implodere come una supernova. Il suo essere consapevole della mediocrit insita nel genere umano, la perduta innocenza e mancanza di creativit lo hanno portato a ricercare una via, in questo modo, senza proclami e senza un fine specifico. La sua pancia cresceva e i capelli diventavano di meno, ma la perdita dellamico pi caro e la sfiducia in un domani sereno lo aveva convinto che viaggiare come un moderno Diogene, per lItalia e per il mondo, alla ricerca dei posti pi sperduti, cercando quello che lui aveva perduto, negli occhi di una persona incontrata per caso, poteva essere il modo giusto. Non sorrideva pi, non piangeva pi, il suo viso era segnato dal triste avvenimento, di cui non si capacitava tuttora. Le sue amicizie durante il viaggio duravano un pranzo insieme o una notte con le donne appostate sulla strada con le tette di fuori, quellaccento straniero, probabilmente dellest. In quelle donne rivedeva se stesso: il loro sguardo aveva perso la luce della vita; Stefano intuiva che solo loro, donne ghettizzate e sfruttate, sottoposte al duro disegno di Dio o del destino, potevano comprenderlo. Con nessuna per volle approfondire la conoscenza, voleva solo avere un piacere momentaneo, voleva solo qualcuno con cui parlare per le ore di riposo, aveva paura di poter ricadere in quella serata, di essere di nuovo afferrato dalla mano della disperazione.

Bere la prima birra in compagnia di amici, rendeva il gruppo pi stretto e faceva di ogni ragazzo un uomo. Luca era il leader, era lui che incitava il suo gruppo a bere. Cera Stefano, cera lo Smilzo, cera Matteo il bravo ragazzo, e cera Luisa, la ragazza trasgressiva, quella che si sentiva pi maschio che donna, con le sue catene attaccate ai pantaloni e il piercing alla lingua. Stefano, ancora, nella bocca, ripensandoci, sentiva ancora, ripensando mentre guidava il camion a quel momento, il sapore di quella prima Guiness nera, della prima, della seconda, della terza e della quarta. Si alz barcollando fino a rotolare come una palla lungo gli scalini sui quali vi era il bar pi frequentato dai giovani. Prima del ruzzolone furono molte le risate fatte e le scemenze dette. Erano le solite frasi che vengono pensate e dette da un gruppo di semplici adolescenti:il concetto di unione per sempre, limpossibile distacco e leliminazione di ogni ostacolo che, nel futuro, potrebbe porsi alla ripetizione di quelle risate e di quegli intenti. Era quello il tempo in cui Stefano credeva nellamicizia, era quello il periodo nel supponeva che bastasse la spalla di un altro, per poter evitare di cadere nel vuoto. Era orgoglioso di quei ragazzi, che lo accompagnavano nelle esecuzioni di brani mitici, di quei ragazzi, che seppur stremati, alzavano il calice della felicit passeggera, pronta a scappare via, per far posto ai dubbi, alle indecisioni e a un gran mal di testa. Il ruzzolone fu cos violento che Stefano perse i sensi e si svegli direttamente in ospedale, in osservazione per 24 ore, causa trauma cranico. Nel dormiveglia, vedeva la luce bianca, soffice e che sapeva di zucchero a velo. Poi ad un certo punto il mare e la spiaggia. Avete presente quelle foto dei Caraibi, con lacqua azzurra, quasi bianca in certi punti, con le ragazze che muovono le loro curve sinuose sulla battigia e quei seni sporgenti, racchiusi in un piccolissimo ed esile costumino, che facevano su e gi. Lui era sdraiato a prendere il sole, e la sua testa faceva su e gi, adeguandosi a quel movimento. Si risvegli baciando il cuscino, e con la voce del dottore che diceva: Secondo me sta bene!.
Quel rifugio paradisiaco era il posto dove voleva tornare nei giorni seguenti, nei quali era stato messo in punizione dalla mamma, la quale ripensava sempre a che figura suo figlio gli aveva fatto fare in citt, essendo, la voce, circolata. La mamma si rivolgeva anche alla bimba pi piccola implorandola di non fare quelle stesse scelte, tra una litigata e latra con il marito, il quale accusa la donna di avere pagato un dottore per nulla e anche incompetente, i risultati erano sotto i suoi occihi. La sorella di Stefano, invece, gli fece locchiolino come per dire che aveva la sua solidariet. Dopo pochi giorni di riposo, riprese i contatti con gli amici e con Luca, il quale non aveva il coraggio di farsi ancora vedere dalla sua mamma adottiva.
Come stai?, chiese Luca con sms.
Abbastanza bene, ormai ci sono abituato a queste scenate.
Luca scrisse di nuovo:Quando ci rivedremo?
Per adesso a scuola, rispose digitalmente, il malinconico Stefano.
Non ci volle molto a essere ancora pi popolare a scuola, dopo quella bravata. Chiss perch i ragazzi tendono a preferire come propri leader questo genere di ragazzi. Stefano non amava molto la popolarit, rimpiangeva quel banchetto in classe, che non veniva considerato da nessuno. Senza volerlo ci era caduto in mezzo, e ora aveva lopzione di evitare tutto il clamore o cavalcarlo. Scelse questa seconda possibilit, spinto da Luca che gli proponeva di fare: alcuni macelli. Luca e Stefano, Stefano e Luca ormai le ragazze facevano a gara per averli. La prima ad andare con Stefano, fu quella che si d ai pi in vista, quella che si propone e che sa quello che piace al ragazzo. Per Stefano fu la prima volta, e in quella prima volta, dovette mostrare quellimbarazzo che, nel pubblico, non si vedeva e questo a lui non piaceva. Daltro canto, quelle labbra cos provocanti, quel seno accennato, diverso da quello visto nei suoi sogni, erano di suo gusto, perch i maschi amano la carne, bianca, nera, rossa, e non hanno problemi se loro si danno liberamente. La ragazza si stanc ben presto di Stefano, perch si era stancata del suo corpo, e quindi il ragazzo pass a quella che veniva dalla buona famiglia, che si vestiva bene, che amava i Gemelli Diversi e le canzoni damore. In effetti Stefano, sebbene insieme al compagno di venture, sembrasse un giovane amante delle sfide, nellambito privato era tuttaltro e quindi con lei ci stava bene. Luca, era invece il tipico ragazzo che non si innamorava, il ragazzo che fa ridere le donne e lui aveva lintenzione di farne ridere un bel po, non credeva, forse anche per la sua esperienza familiare, al rapporto di coppia. Era ancora immaturo, ma questa lezione laveva imparata benissimo. Aveva imparato che la stabilit e labitudine erano la morte delluomo e dellamore. Luomo, come suo padre Virgilio, cercava di insegnargli, doveva andare sempre alla ricerca di nuovi stimoli e non abitare sempre sotto lo stesso tetto, con le stesse facce intorno, gli stessi alberi che si vedevano rifiorire ad ogni primavera ed accompagnavano le varie fasi della vita, fino a che quegli alberi che ti hanno visto piccolo, poi grande e poi vecchio non ti vedevano morire nellanonimato e con un misero annuncio attaccato sul muro di fronte casa. Ogni tanto Luca si fermava a vedere quei manifesti: E morto Giovanni a 94 anni, morta Stefania a 87 anni, morto Tizio e ne da triste annuncio la famiglia. Lui si chiedevano chi erano quelle persone, si domandava quale fosse stato il loro pensiero, lultimo, prima di morire. Sono morti contenti, sono morti con il dispiacere nel cuore? Nessuno lo potr sapere se non qualche confidente, ove ce ne sia stata la possibilit e la voglia. Lui sarebbe stato contento di poter assistere al proprio funerale, poter morire e vedere chi ci sarebbe stato a piangere davanti alla sua tomba. Il padre sicuramente. Stefano e la sua famiglia, anche. Gli amici di scuola? Forse. Le tante ragazze che gi a 17 anni poteva enumerare su due mani.

Con la neve non era difficile guidare il camion, perch era cos pesante che un po di nevischio al nord non lo avrebbe spostato pi di tanto; il fatto era che le macchine davano fastidio a lui e al suo camion. Vedeva quelle macchine impreparate al mal tempo, un po come i suoi ex compagni, che volevano spaccare il mondo, ma che un po di neve li ha impauriti, opprimendoli in una vita grigia, senza storia, n capo e n coda. Alla ricerca di un contratto e un posto fisso, oppure con lillusione che bastasse una partita Iva a renderli liberi e padroni della loro vita. Le mistificazioni di uno stato dopano la mente delluomo, e lo rendono debole. Studiando la storia e la filosofia, poteva ammirare quel gran pensatori che hanno movimentato la storia del pensiero umano: Socrate, Platone e Aristotele, Kant, Niche, Napoleone, Ottaviano, Mazzini, Marconi, Fermi. Cerano gran pensatori negli anni della sua giovinezza degni di essere chiamati con quellappellativo? Il mondo piatto come una soiola risultava essere mediocre ai suoi occhi. La tv con la sua mania generalista aveva aiutato lappiattimento e luniformit de i cervelli, aveva imposto un pensiero-non pensiero per essere accessibile a pi gente possibile. Le universit aperte a tutti avevano contributo a creare una pletora di architetti, medici e ingegneri, giornalisti senza creativit, senza professionalit e mediocri nel curare il malato, nel costruire con palazzo e nel fare una struttura che potesse rappresentare la fierezza del genio umano. Anche la musica era intaccata dal virus della mediocrit: erano passati i tempi dei Franz Ferdinand e dei Nirvana, ora tutto veniva inglobato dalle grandi case discografiche che non accettano i diversi, ma solo cantanti griffati che intonano solo Oh my Baby. Forse aveva ragione Kurt quando decise di prendere la pistola e farsi in buco, grosso cos in bocca. In questo momento della storia nella quale il pensiero uniforme aveva portato ad una sorta di Matrix reale, lunica via era staccare la spina, non nel senso del suicidio, ma nel senso dellisolamento del pensiero, far s che lindividuo poteva rinascere come individuo, riportare lio al soggetto principale di un discorso. Lui con il camion poteva essere pi forte di quelle macchine impazzite che non avevano una meta bene precisa. Lui sapeva linizio e la fine del viaggio, poteva nei momenti di pausa, aprire di nuovo quel libro di filosofia, e cercare di capire e soprattutto prepararsi al prossimo esame.
Un aspetto fondamentale dellessere camionista stava soprattutto nel sapere dove si mangiava meglio, e laspetto culinario era un elemento su cui Stefano non transigeva, anche se il suo dottore gli aveva consigliato di mangiare leggero, di farsi lesame della prostata e stare attento alla pressione. Stefano si ricordava, quando dove scegliere un posto per sostare di quello che gli diceva in padre: Vuoi sapere dove si mangia bene, in un posto che non conosci? Trova i camion!. Se a Stefano avessero tolto anche la tavola e le sigarette, ci sarebbe stato un buon motivo per girare di scatto il volante e buttarsi dal ponte. Quelloretta seduto a mangiare in tranquillit le specialit delle varie regioni tra carne, verdure e produzioni vinicole lo portava a avere un orgasmo culinario non da poco. Tra i tanti i ristoranti vi era un agriturismo immerso nel verde, dove la pace imperava. La ragazza proprietaria aveva 27 anni. I suoi lunghi capelli biondi sembravano i raggi di sole che scaldano tutto ci che vi intorno, sciogliendo la neve e i cuori freddi come quello di Stefano. Quei raggi avevano come epicentro due occhi celesti come il mare; lei era lestate fatta persona, e lui l ci andava per riscaldarsi da un freddo boia, e dalla gelida vita che lo accompagnava da quellaccidente. Lei era la vita, lei era lamore, lei era tutto ci che uomo pu desiderare e avere. Quella bellezza fisica era accompagnata dal suo amore per la terra, il suo profumo assomigliava a quello dellerba umida di prima mattina, le sue mani erano mani di una lavoratrice alla quale piace stare a contatto con il mondo agricolo, fatto di natura, di fatica e semplicit. Fabiana lavorava sola;il padre era un contadino di prima maniera cio quello che conosce solo il suo lavoro e basta, con pochi rudimenti culturali ma con tanta generosit nel cuore. Quando ai suoi genitori smise di battere il cuore, dopo una lunga storia di amore, lei decise di prendere in mano lazienda di famiglia anche perch di lavoro, in quelle zone, non mancava. Riusc a rinnovare il posto, a ristrutturare la vecchia casa e adibirla a ristorante, colse lopportunit di acquisire dei finanziamenti europei. In poco tempo quel posto divenne un ritrovo per chi voleva fermasi un week end, per chi voleva solo assaggiare la bont di unarte culinaria genuina facendo riassaporare dei gusti che si erano persi nel tempo. La piacevolezza del bere del buon vino portava Stefano a equiparare quellarte di far nascere luva buona alla famiglia; ogni chicco duva doveva essere trattato come fosse un figlio per determinarne il giusto sapore zuccherino, quellacidit necessaria che solletica il palato. Una cura maniacale determinata dalla volont della proprietaria di ergersi rispetto agli altri, rispetto a chi rimaneva per pigrizia o per ignoranza a coltivare, il proprio il caso di dirlo, il proprio orticello. Quel posto era fantastico: si trattava di un posto in altura, con una casetta di legno con pochi posti a sedere. Laria era fresca e lescursione termica era alta. Le prime volte Stefano dimenticava questo fatto e quindi doveva farsi prestare sempre una maglia di lana, che quella ragazza aveva imparato a mettergli sempre da parte. Con prezzo modico Stefano poteva ricordarsi gusti antichi come la pasta che sembrava fatta dalla mamma, poteva rivedere davanti ai suoi occhi, lanziano padre che curava la carne da fare al forno. Era la cura del gusto e della mente. Fuori dal casale, vi erano ampi spazi verdi, rovinati solo dalle macchine degli ospiti dellagriturismo. Vi erano i cavalli liberi che correvano, senza briglie, sul tappeto verde, dove la natura faceva il corso. Parlare a voce alta era un sacrilegio, non si voleva rovinare quella pace, e la gente si muoveva con circospezione, come se si aveva la paura di disturbare qualcuno. Stefano erano lontano da quei ricordi dolorosi, da quei momenti bui, dai clacson, dalle corna fatte a chi sorpassava in maniera errata. Sarebbe rimasto l a vita, ma si conosceva e sapeva che la sua vita era piena di contraddizioni, che lui stesso era contraddittorio e complesso. Sapeva che un giorno si sarebbe alzato da quella sedia dalla quale ammirava lorizzonte e avrebbe dato addio a tutti e a tutte. Non voleva spezzare il cuore anche a quella donna. Fabiana, con i suoi boccoli, i suoi occhi verdi, che qualcuno aveva ribattezzato gli occhi dellamore, era sempre l con il suo sorriso. Forse stata lunica donna alla quale Stefano raccont la sua scelta, il perch, le modalit e quali erano le sue sofferenze. La lasci di nuovo l, a far sorrisi ai clienti, a controllare la vigna, aspettando un nuovo ritorno di Stefano, con il suo camion, seppur per pochi giorni.

Stare dietro a Luca cominciava ad essere sempre pi difficile. Luca aveva proprio lo spirito dellartista, di chi con le parole riesce a giocare ed estrarre qualcosa di unico e raro. Erano uno che con le note riusciva ed essere mai banale, uno che ha vissuto immerso nellarte e che sapeva dare un significato particolare ad ogni colore. Stefano si sentiva umiliato da tutto ci, perch lui era semplicemente un tecnico, uno che riusciva solo ad ottimizzare unidea, ma non riusciva mai ad essere originale. Si sentiva inferiore allamico, e questo senso di inferiorit portava ad una mancanza di comunicazione tra i due, pi che mancanza, un difetto di comunicazione perch le loro categorie di pensiero erano nettamente diverse. Stefano forse si sentiva come il maestro di Mozart, o di altri geni, i quali insegnano, ma poi, pur contenti della dimensione acquistata dallallievo, si sentono mortificati dal superamento stesso. Non riusciva a capire, allora il valore di quellamicizia, si chiedeva cosa poteva dare di pi allamico, mentre lui avrebbe ricevuto ancora tantissimo. Si chiedeva anche come poteva essere possibile che lui, a 18 anni si facesse quelle domande idiote, mentre cera una festa alla quale presenziare, mentre cerano ragazzine calde, calde, da usare e mentre cera un mondo ancora da vivere. La festa era di tre ragazzi, i quali decisero di festeggiare il compleanno insieme, facendo una festa aperta a chiunque volesse parteciparvi. A quella festa non potevano mancare i maestri delle bevute e delle scopate. Alle volte per Stefano sbagliava, sbagliava come tutti i suoi coetanei. Lui era consapevole che ci che scriveva, ci che diceva era errato e che poteva far male, ma lui era un dionisiaco, uno che non rifletteva sui suoi comportamenti, se non pentirsi di quello che aveva fatto e detto, dopo un po di tempo. Sapeva di avere bisogno di un grillo parlante, e quello non poteva essere di certo Luca, il re degli eccessi, il re del prova tutto, che domani un altro giorno e non si sa che fine si fa. Se vogliamo lideologia punk era solo questo, una chitarra, un amplificatore e un modo di essere diretto, poche storie, si urla contro il sistema. Lui non sapeva come poteva essere un amico con un approccio pi soft e ragionato. Sicuramente non ci avrebbe pensato in quella serata della quale il giorno dopo non rimaneva nientaltro che un gran mal di testa. La stanza dove si festeggiava era composta di pareti bianche e con specchi immensi per farla sembrare pi grande. In piccolo palco in legno con annesso mixer, batteria, chitarre e amplificatori posti alla buona per farla suonare il gruppo di Stefano e Luca, prima che un dj aprisse le danze allinterno del locale. Il concerto era pieno di rumore, sudore, salti, urla, teste che si muovevano a tempo e ragazzi che pogavano come nei pi grandi concerti. Anche le ragazze che amavano tuttaltro tipo di musica erano l davanti ad ascoltare, ma soprattutto erano l per farsi vedere, con una sigaretta stretta tra labbra infuocate, dai profeti nostrani del rock. Fu un successo, come era nelle previsioni, come si sperava dopo tante prove nella stanzetta adibita a sala prove.

Immerso nelle montagne Stefano trascorse un periodo tranquillo e di quiete, libero da vincoli e scadenze. Da piccolo la mamma gli leggeva la favola di Peter Pan, colui il quale decise di rimanere un bambino. Molte volte, nella sua giovinezza, ha sognato un posto del genere, senza dolore, solo puro divertimento. Vedendo le immagini alla tv di giovani torturati, di morti e sangue, di guerre e ambizione, il suo simbolo era un ragazzo che si era messo davanti ad un carro armato; quel ragazzo da solo riusc solo a catturare limmaginario collettivo, senza per cambiare il corso degli eventi. si sentiva, lui, come una goccia nel deserto, legato ad una esistenza che poco importa se gli dava un certo piacere e soddisfazione personale, ma che sicuramente non gli dava la possibilit di cambiare la societ. Qualcuno ha detto che alluomo bisogna dargli come obiettivo concreto quello di poter cambiare il mondo, se non possibile dargli la possibilit, dagli la speranza o lillusione di poterlo fare. E se il mondo non d neanche l illusione? Da ragazzo ricorda che non era cos cinico e pessimista, perch lui ci aveva provato, eccome se ci aveva provato. Gli ultimi anni di liceo furono infatti gli anni del suo fervore politico. A fronte di un amico che non ne voleva sapere, sempre pronto a pensare ad altro, lui elettore, si ritrov nella possibilit di fare politica nella scuola. Erano gli anni dellautogestione e della sua carica di rappresentante di istituto. Sempre pronto a combattere con i professori per qualunque manchevolezza, sempre pronto a dichiarare lautogestione per alcuni mesi contro i provvedimenti normativi del governo centrale. I ragazzi lo seguivano e lui si sentiva, ora leader, senza lombra del suo alter ego Luca, sempre pi lontano dalla realt dei fatti. Ma chi era quella gente che lo seguiva? Ci volle poco a capire che quelle persone erano solo parassiti; i pi coinvolti erano solo quelli senza prospettive a scuola, quelli che fanno di tutto, tranne che studiare. Si sentiva usato e cominci a credere che anche fuori delle mura del Liceo Classico Ovidio, la storia sarebbe stata la stessa. Quante persone frequentando il partito vedeva umiliarsi dietro al politico di turno che comandava. Quanti professionisti, al posto di credere nelle proprie capacit, Stefano aveva visto cercare la pista pi facile, quella del favore personale e non fare la cosa contraria: diventare pi forti da soli ed aspettare che fosse il politico in auge a rivolgersi a lui. Era difficile credere in questo? Forse era lesame su Nice che doveva dare alluniversit che lo rendeva cos pessimista nei confronti della realt: si doveva credere nel potere umano? Si deve credere nel genio, nellintelletto e nelle capacit delluomo? Ricordava ancora le scritte sulla libert e sulla pace sul suo banco e quelli inneggianti al Che e ora, quando vedeva la tv, cominciava a credere che quelle erano frasi da idealista, utopie poco applicabili alla realt la quale si scontra ogni giorno con elementi diversi. Con la guerra per il petrolio, con la stabilit internazionale, con i musulmani fondamentalisti, con le ricerche sulluranio impoverito. La televisione era piena di morti, di gente affamata che ha avuto solo la sfortuna di nascere in posti dove la prevalenza delluno sullaltro la cosa pi importante da fare, di gran lunga meglio della convivenza civile. L la pace non pu essere difesa da parole ma solo da armi. Vedeva vuote quelle marce con le bandiere dellarcobaleno, un arcobaleno che poi era una contraddizione in termini. Larcobaleno arriva dopo una tempesta, come la pace arriva dopo la guerra. Per non pensarci su Stefano metteva una bella cassetta dei Pearl Jam per cantare a squarciagola canzoni come Alive.

Proprio quella canzone gli ricordava una litigata con Luca in una delle prove. La stanzetta dove si provava era una bettola. Era un locale di una donna anziana leggermente dura di orecchio, madre di una amica della mamma di Stefano. Infatti la mamma era stufa di sentire sotto casa sua quel rumore assordante e si decise a trovare un posto per quei ragazzi. Con lentusiasmo che anima una persona che preso da una nuova avventura, i ragazzi cominciarono a ristrutturare il locale. Furono recuperati poster di cantanti famosi per nascondere le macchie fatte dallumidit, furono isolate le pareti con i contenitori per le uova. Un amico di Stefano regal al gruppo un divano che era da buttare e la mamma di Stefano contribu con un frigorifero. Il padre di Luca invece pitt una parete, disegnandoci su un gruppo preso dal Dio della musica. Il locale era in aperta campagna e ci volle poco, per renderlo fruibile al pubblico. Per pubblico ovviamente non si intendeva una folla di gente seduta e pagante, ma soprattutto gente di cazzoni ambulanti, cio di ragazzi nullafacenti che prendevano quella scusa per potersi scolare una birretta, farsi uno spinello, tutto in assoluta tranquillit. Anche le ragazze erano presenti, tutte a seguire Luca, i suoi movimenti e le sue parole: ormai Stefano era diventato un ragazzo serio, aveva detto basta a quelle bevute al limite del collasso, aveva detto basta a quellatteggiamento messo in atto solo per impressionare una scolaresca. Era diventato un imitazione di se stesso, e come lo era diventato lui, lo era diventato Luca, sempre pi lontano dalla realt e da quelli che potevano essere ideali comuni. Le ragazze erano solo per lui e non per altri, Luca faceva strage di cuori, sempre e comunque e le ragazze si fermavano a sentirlo suonare, raggiungendo il posto con i motorini. La litigata nacque per esigenze artistiche. Il punk di Luca mal si sposava con il grunge di Stefano. Al rifiuto di Luca di fare Alive, Stefano butt gi il microfono: basta, mi sono rotto il cazzo a sentire le tue stronzate. Laria si fece pesante e il casino che cera divenne un allucinante silenzio pieno di timore. Tu la devi finire di dire quello che si fa e quello che non si fa. Ma guarda dove stiamo, girati intorno, si vedono solo gente che non sa dove di casa e ragazze che, di solito ascoltano quel pop di merda da radio, e vengono solo per te. Luca non ci mise molto a rispondere: sai che c? che sei geloso di quello che rappresento; ma ti ricordi come eri tu quando ci siamo incontrati? Solo uno comune che si mette nella sua stanzetta a farsi le pippe mentali su ogni cosa e invece ora ti conoscono tutti, tutti ti vogliono, ma tu non sei me, rimani sempre uno sfigato. Stefano aveva una rabbia in corpo che non poteva trattenere, per non voleva passare dalla parte del torto: Ecco bravo, io non sono te. Prese il suo basso nero, lo mise nella custodia e se lo port via con il suo motorino. Luca come se nulla fosse, chiese se cera qualcuno che sapesse suonare il basso.

Per non sentirsi solo, spesso, Stefano dava dei passaggi a degli sconosciuti con il suo camion. Sul suo tir in effetti, nel corso degli anni, salirono persone diverse, dal marocchino, al ragazzo in cerca di avventure. Fare un bilancio di tutte quelle personalit gli era impossibile, ma in effetti si poteva concludere che, anche andare in giro per lItalia e per lEuropa, tutto era microcosmo. Un piccolo universo che prevedeva sempre le stesse persone, caratterialmente parlando. In un pomeriggio umido, quando lestate calda e la pioggia non fa altro che aumentare la temperatura con lumidit, in una strada provinciale, Stefano not un triangolo sulla strada e subito dopo una macchina color rosso fiammante, che dava nellocchio, con le quattro frecce di emergenza inserite. Stefano spense la radio che in quel momento passava una stupida canzoncina estiva, una di quelle che viene dimenticata dopo poco tempo, insieme al cantante stesso. A cercare di capire cosa aveva fatto il motore, era un signore attempato, poco mobile nel movimento, e che si disperava per il guasto o per il fatto che non poteva ripararlo. Stefano ferm il motore, e, sceso dal mezzo, si accost al tizio che lo guard con aria stupita ed esord: Ma guarda, tra tanta gente che c, chi mi doveva dare un passaggio!. Il fisico era cambiato, ma la voce era la stessa di quando, tra i banchi di scuola, faceva il suo nome per essere interrogato in filosofia e storia. Il professor Rupolo era un abile pensatore pi che un insegnante ordinario. Il suo sguardo era sempre riflessivo, il suo guardare al cielo senza un obiettivo ben preciso, era come se riflettesse sulla vita, tutto il tempo di questo mondo, senza curarsi di quello che succedeva intorno a s. Uomo da grandi sogni e dalle grandi idee. Il volere a tutti i costi studiare filosofia da parte di Stefano si fondava proprio sulla convinzione che quelluomo, grazie allo studio di Platone, aveva tutte le risposte alle domande che la sua vita gli poneva davanti. I due presero un caff prima di partire con il camion. Nonostante fossero passati alcuni anni, lo sguardo da pensatore, il professore, non laveva smarrito per strada. Ti ricordi, quando ti chiamavo sempre alla cattedra?, Stefano nel ridere di quegli episodi, stava quasi per strozzarsi con il caff bollente: Profess, come faccio a dimenticarlo? A causa sua dovevo sempre studiare, anche quando sapevo di essere gi stato interrogato da lei. Mica ci si comporta cos!. Un sorriso compiaciuto si stamp sul visto del suo ex insegnate: E sai perch ti interrogavo sempre? Perch non solo eri bravo, ma eri intelligente. Anche quando ti beccavo non preparatissimo, sapevi come cavartela nel discorso con me. Non tutti ci riescono a quellet. Ho pensato che potevi essere un politico da grande, era difficile metterti in difficolt. Ci fu un attimo di riflessione, poi il vecchio disse ancora: Ora ti trovo cos; ma che ci fai qui a guidare un camion? Io sono vecchio e ho visto tanti amici intorno a me scomparire senza aver potuto dire ciao e senza aver potuto esprimere il mio sentimento. Prendi esempio da chi pi grande di te. Stefano fin la sua bevanda e ci pens su. Dopo quelle che successo, ho pensato che avere una vita stabile, il classico cartellino timbrato, non faceva per me. La mia fede sta a zero e pensare che esista un Dio da qualche parte che ti ascolta, ti aiuti e ti sostenga nei momenti bui, non fa per me. Cosa ha fato Lui per me? Cosa ha fatto per evitare quello che tutti chiamano incidente? Glielo dico io, nulla! E quindi pensare a come comportarmi qui, per un fine paradisiaco, rimanere bloccato dietro una scrivania, per 40 o 50 anni se tutto va bene, non so cosa buona e giusta, usando due parole in voga in chiesa. Il professore aveva sentito tante volte sfoghi di questo genere, e ogni volta non sapeva cosa dire: hai ragione, vorrei provarti il contrario, ma come si fa? Sar credo la tua esperienza a farti porre giudizi e punti di vista, ovviamente diversi da quelli di altri, e potrai dire, alla fine della tua vita, quello che c stato di buono e di cattivo nei tuoi comportamenti.. il professore si alz dalla sedia: credo che a questora il danno sia stato riparato ed arrivata lora di ripartire. Stefano, caro alunno mio, vedrai che un giorno ti sveglierai, e capirai che il tuo senso di colpa svanir.

Era una serata calda di molti anni fa; ormai Stefano e Luca non si parlavano da tanto. Troppe le differenze che erano emerse e i personalismi dei due. Luno godereccio e laltro intellettuale, essere pensante. Non si parlavano da molto tempo, da quando il gruppo era finito sotto le macerie dellinvidia e del protagonismo di chi crede, a quell et, di essere immortale. Lo stesso Luca non riusciva a portare avanti i suoi progetti musicali, perch i testi delle canzoni, a sua firma, non erano nulla, se non supportati dagli arrangiamenti dellex amico. Era una serata calda, tanto calda da vedere Stefano, in canottiera, a vedere Mtv, nella sua camera. Una colonna sonora supportata dal piano di una band semisconosciuta accompagn le tristi parole di una telefonata. Una telefonata che inizi con il solito squillo, con il solito drin, che per, in quellistante di sonnolenza, svegli disperatamente, la mente del povero Stefano. Il suo amico, infatti, era scomparso, ritrovato esanime, per strada. Neanche un arrivederci prima di andarsene, neanche un ritrovarsi su quei pochi anni passati insieme. Stefano rivide tutta la loro vita insieme, nel momento in cui sent le prime parole, e abbass repentinamente e freddamente il telefono. Il piano suonava ancora, e le sue lacrime cominciarono a scendere sulle sue gote, bagnando la poltrona dove egli era seduto. Si trovava l, solo, e quella solitudine si era amplificata, dal momento in cui cap che lui non cera pi, che non avrebbe potuto pi litigare con quella persona, che non avrebbe potuto pi cantare con quella persona, farsi osannare dalle ragazzine, prendersi una sbronza insieme. Non gliene importava nulla della causa della morte. Sarebbe stato indispensabile? Sarebbe stato salvifico per la sua anima, sapere che non era stata colpa sua e che forse la sua morte era dipesa da assunzione di troppa polvere, oppure perch, in maniera tragicomica, un automobilista aveva stroncato, solo per la causalit della vita, lesistenza di un attore? S, un attore. La sua vita in pubblico era quella di un pagliaccio che faceva finta di sapere tutto e di sapersi divertire. Era quella di un ragazzo che sembrava avere tutto sotto controllo, di avere obiettivi ben precisi nella sua vita, di essere uno che conta. Ma Stefano, in quella notte insonne, tesa a ascoltare i primi dischi, che il povero Luca, gli aveva portato in quella specie di cantina, aveva capito di aver sottovalutato, per la sua profonda immaturit, i silenzi dellamico, la sua inquietudine, la sua furia nel volere a tutti costi non stare mai fermo, per non pensare, alla mancanza della mamma, alla mancanza di radici vere in una terra, lui che da Firenze, aveva giurato lEuropa e poi fin la sua giovane vita a Milano, in una strada poco illuminata. Davanti a lui una foto quella di lui e Luca insieme ai suoi genitori. Alla fine, pensando alla sua fine, senza un vero perch, spese una riflessione anche sui suoi genitori. In quella foto, Luca guardava sorridente la mamma di Stefano, e nonostante tutto, pens che nonostante tutto, i suoi genitori, erano buoni genitori e anche Luca lo sapeva. Prese il basso, si asciug le lacrime e dedic una canzone allamico che non vedr mai se non in una fredda foto, vicino a fiori freschi. Il liceo fin senza un sorriso, sapendo che quella morte aveva spezzato qualcosa dentro di s, il legame non si era sciolto con Luca, era rimasto sempre sospeso, perch senza un addio, senza un naturale distaccamento, ma invece con un terribile e traumatico distacco, non ci si poteva lasciare.

Dopo aver fatto la visita al suo amico, pass da casa, a salutare i suoi genitori. Li ricordava pi giovani dallultima volta: i capelli si erano fatti pi bianchi, le rughe intorno agli occhi aumentavano e i dolori cominciavano a farsi sentire in maniera non indifferente. Stefano questa volta li vide e sorrise. Non sorrideva da tempo, quel sorriso indicava una riappacificazione tra lui e la sua famiglia. Forse quando si giovani non si nota che difficolt c a governare un nucleo familiare, ma bastava vedere il suo ormai defunto amico Stefano quanto era attaccato ai suoi genitori, per capire che, nonostante gli sbagli, erano stati per lui, buoni educatori. Luca e il pap non erano persone che parlavano ma erano persone che capivano i gesti dellaltro e i loro significati. Un abbraccio cancell un periodo fatto di silenzi. Dopo una cena, Stefano ripart, nella notte; a lui piaceva muoversi quando il mondo dorme. Allimboccare della strada, un ragazzo chiese un passaggio. Non sapeva chi era, ma come sempre si ferm e apr la grossa porta del camion. Entr.
Dove ti porto, chiese Luca.
Mi faccio gusto una chiacchierata con te, poi ti lascio e stavolta per sempre, rispose il misterioso giovane.
Che vuoi da me?, chiese il camionista, impaurito ed esterrefatto dallaverlo riconosciuto.
Sei venuto a trovarmi di nuovo. Ti ringrazio, ma voglio dirti che non c bisogno. Tu mi ricordi sempre e mi pensi sempre. Non colpa tua per quello che mi successo. Lho voluto io, anzi tu, insieme con la tua famiglia, mi hai fatto passare il periodo pi bello della mia vita piccola esistenza..
Rispose Luca: S, ma io, avrei potuto non so, non lo so neanche io, starci vicino.
Niente ma, vai per la tua strada, vivi e ricordati che ti ho voluto bene, questultima frase la si disse, mentre la sua canzone preferita passava in radio e Luca torn a quando suonavano insieme alla prima festa dei 18 anni di una amica. Ora aveva detto addio al suo amico.

Id: 18 Data: 05/12/2007

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Piccolo scritto su un cambiamento


Thomas davanti alle donne stato sempre molto chiuso, si finto sempre qualcun altro, una volta allegro, alle volte faceva il misterioso, il tenebroso. Nonostante i cambiamenti camaleontici, ha avuto sempre picche dal sesso femminile, nella sua ricerca dellamore, di una donna che lo facesse sbattere per terra per il piacere e per la sofferenza, per il godimento e per il dolore. Anche quando la trovava non andava mai bene, una volta amico, una volta antipatico, una voltacera sempre una volta. arrivato al punto di non credere nellamore e forse ci lo porta ad essere pi libero. Adesso incontra Lea e non sa come comportarsi, quale personaggio esibire oggi? Quale parte del proprio carattere decide di far vedere? Forse per la prima gli viene in mente una idea, bella quanto rischiosa; questa volta Thomas sar se stesso, quello che fino ad ora non mai stato e che ancora non convinto di essere. Dice ciao sono Thomas.
Lea: ciao che fai di bello?.
Thomas: quello che faccio? Nulla non faccio nulla, per aver un sostentamento finanziario, non lavoro, mi godo il tempo che passa fino quando potr e non trover un lavoretto, senza ambizione, che mi dia la possibilit di far quello che mi piace.
Lea: cosa ti piace fare?.
Thomas: mi piace dar la scossa alla gente, far cadere la maschera che ognuno di noi ha, impegnarmi in politica, perch con i menefreghisti che ci sono in giro, serve gente come me, aspetto che qualcuno mi coinvolga in iniziative, voglio un gruppo dove suono le mie canzoni alla batteria, voglio che non si dica, che se uno lavora, e non riesce ad essere scrittore o sfondare nella musica, debba smettere queste attivit, oppure piegarsi alle critiche e a chi ti dice, ma chi te lo fa fare. Voglio essere sempre io, senza dover spiegar alle volte il perch di un mio gesto, di un mio pensiero, cazzo capitelo voi!Mi piace il cinema impegnato, quello superfluo, mi piace dire ad una ragazza che mi piace anche se lei con la testa su altri mondi, mi piace pensare che non mi devo per forza trovar una ragazza perch tutti si sono fidanzati, non la voglio se solo per scopare, perch poi c anche da parlare e discutere, e non piace sacrificar il mio ego per una della quale mi interessa solo alcune parti del suo corpo.
Lea vedeva davanti a s un fiume in piena: cosa ti piace di una donna?
non sono ipocrita da dire che mi deve piacere come dentro, della donna mi piace tutto, gli occhi, come parla, le tette, il sedere, come cammina, cosa ascolta, come promuove le sue idee, come decide di vivere la sua vita, come fa lamore, i suoi pensieri nascosti, come mangia, come beve, come la pensa una famiglia.
Lea fece unaltra domanda: c qualcuna nella tua vita?.
Thomas: nella mia vita? Anche qui, dopo tutte le cantonate che ho preso, le risposte negative che ho ricevuto, non credo nel fatto di trovar qualcuna, anzi ho deciso: non sar io a trovar lamore, ma lui me!. Per la prima volta ha detto quello che voleva dire.

Id: 17 Data: 05/12/2007

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Stare alla finestra

Cos lamore? E una domanda un po idiota, ma che tutti, ad un certo punto della loro

misera esistenza, si fanno.Fin dallantichit questo folle sentimento stato fatto oggetto

di numerose tragedie, trattati, canzoni, studi psicologici;in televisione appaiono sempre

pi spesso, i famosi esperti dellamore, per non parlare di quante persone, ormai allo

strenuo delle forze, si rivolgono ai maghi.
Manuel anche si chiesto qual la natura dellamore e di quali elementi costituito.La

sua idea che si pu arrivare ad una definizione di amore solo dopo aver vissuto numerose

esperienze,attraverso un processo induttivo.
Manuel figlio unico e la sua compagna di giovent stata la televisione;la sua

educazione deriva, non solo da ci che i suoi genitori dicevano, ma anche dai messaggi e

gli slogan che il Manuel bambino apprendeva dal tubo catodico.La televisione gli diceva

come e cosa mangiare, come dormire, cosa dire, come vestire e come far lamore , anche se,

per questultimo affare, quel fanciullo doveva ancora aspettare, ma intanto imparava da

quel signore della televisione, come usare il preservativo, qual la posizione ideale ma

soprattutto come far godere la donna.
I filmacci americani anni ottanta, quelli che parlavano di spiagge,di associazioni

universitarie, interpretati da attori che negli anni novantaa erano considerati

attoriimpegnati contenevano un vademecum importante da questo punto di vista; lidea era

quella di godere il pi possibile come il marchese de Sade, come i personaggi di

Miller.Vedeva il petto delle sue amiche crescrere sempre di pi e i suoi ormoni,soprattutto

nellora di educazione fisica, impazzivano.Il suo sguardo fissava i seni di Mary,la pi

prorompente della classe, e ,mentre lei correva, la sua testa andava su e gi per seguire i

movimenti di quelle dune fissate sul petto dell amica e giorno dopo giorno, scopriva una

nuova sensazione:il desiderio di vederla nuda, di toccare le sue sinuosit.
Manuel,per attenuare quegli istinti animali,andava molto spesso al cinema con un suo amico:

Morgan.La cosa bella di quella coppia che si completavano in quanto erano ai poli

opposti: Morgan era uomo della sinistra giovanile, assiduo bevitorre, sostenitore della

legalizzazione della droga leggera; Manuel era considerato un po troppo serio per la sua

et: non beveva e non fumava.
Morgan pass alla storia come lunica persona che riusc a far ubriacare Manuel, impresa

difficile come far recitare unAve Maria ad un talebano.Il fattaccio si comp a Capodanno.
Il ragazzo ha sempre sofferto di quasi disturbo mentale: quando c un giorno di festa lui

diventa triste ed infelice; forse fu questo che lo port a proferire queste parole:

Morgan, stasera sei il mio mentore, a tavola mettiti vicino a me e rendimi felice.Quel

rendimi felice stava a significare che doveva essere spronato dallamico a bere bevande a

lui non troppo familiari.A Morgan non sembrava vero; molte volte aveva provato a portate

lamico sulla cattiva strada, soprattutto per scioglierlo un po, poich Manuel era sempre

timido, ma non riusc mai in quella impresa; quindi, senza chiedere nulla, si sedette

vicino a lui e gli riemp il bicchiere ogni volta che Manuel lo svuotava; in questo modo,

in un lasso di tempo di due ore, il novizio bevitore entr, almeno per una sera, nel tunnel

dellalcool.Alla fine della serata collass. Il giorno dopo non riusciva a ricordare nulla,

ma dalle testimonianze pot ricostruire la serata: nel momento pi allegro, Manuel ball

sui tavoli e diede fastidio a tutte le donne presenti, soprattutto con abbracci molto

stretti, baci appassionati ed alcune volte con battute non sempre felici che avevano tutto

uno sfondo sessuale.Prima di collassare,riusc anche ad imbrattare la casa della ragazza

con il suo vomito, lasciando tracce di ci che aveva mangiato dalla sala da pranzo fino al

bagno.
Morgan era iscritto allUniversit e, come Manuel, aveva deciso di rimanere ad Arcadia, la

loro citt natale.
Questa graziosa citt, nata dalle ceneri di un centro abitato medioevale, con un passato

storico di cui essere fieri ma di cui si perso il significato nel corso degli anni.Le

uniche testimonianze sono date da alcuni studiosi, che non vogliono affrontare la realt di

una zona che non ha pi niente a che fare con lo splendore tramandatoci dagli antichi

scrittori.Il presente si basa soprattutto su una depressione economica che far diventare

quella terra, lAlbania dItalia.
Manuel, ad Arcadia era nato e vissuto e l si erano verificati tutti gli eventi che avevano

condizionato la sua vita; quindi faceva fatica a pensare ad un futuro prossimo lontano da

quella citt: non riusciva a pensare ad un futuro senza la propria famiglia e i suoi

amici.Questi ultimi avevano unidea dellamore che Manuel fece sua:lamore non

esiste,esiste il sesso e pi se ne fa e meglio .
Manuel comunque chiedeva sempre un consiglio a Morgan anche su questo argomento: Senti, ma

tu credi che cos bisogna tratterle le ragazze?come sacchetti usa e getta?Ogni mezzo

buono per una sana scopata?Come se fosse un machiavellico gioco?Io non ho avuto alcun

rapporto fin dora, al contrario tuo, quindi suppongo che tu possa dirmi qualosa in pi.
guarda, io non posso dirti come comportarti con il gentil sesso, ma io cerco di non farmi

coinvolgere mai nelle storie ,perch la verit che il sesso debole siamo noi.Gli uomini

sono bravi solo a parole, ma nei fatti sono le donne che comandano, che ci fanno soffrire e

che fanno il bello e il cattivo tempo.Io cerco di usarle solo ai fini sessuali anche perch

non ho ancora trovato la donna che mi faccia girare la testa.
Era una serata umida e fredda e quindi non era possibile continuare quella interessante

conversazione; anche i cani che giravano la citt sentivano freddo e Manuel, vedendoli,

sperava di non diventare mai,un giorno cos:in giro da solo, nelloscurit della

notte;sperava di poter almeno condividere la solitudine con qualcuno.
Gi dalla nascita il nostro protagonista aveva fornito prova di quelle che erano le sue

peculiarit: era un bambino silenzioso, timido e calmo.Essenso figlio unico i suoi genitori

riversarono su di lui tutte le attenzioni possibili e immaginabili, rendendolo un moccioso

alquanto viziato.Una volta divenuto pi grande Manuel matur anche dal punto intellettuale

ed ogni giorno che passava ringraziava Dio di avergli fatto la grazia di avere ricevuto due

genitori di quella qualit; nonostante i problemi economici,mamma e pap facevano i salti

mortali per assicurare al loro figlio tutto quelllo che erano in grado di offrirgli.Il loro

amore per non era rappresentato solo da regali materiali, ma Manuel apprezzava anche il

fatto che i suoi genitori si emozionavano, si commuovevano senza nascondere nulla al loro

figlio.Fino ad un certo punto quellamore gli sembrava potesse bastare ma non sarebbe stato

cos tra un po.
Manuel non era il ragazzo migliore del mondo giacch la miopia, le allergie, la calvizia

incalzante, la smemoratezza lo resero un giovane insicuro e timido.I suoi difetti lo

facevano apparire davanti agli altri come un debole ed anche le donne non lo trattavano

granch bene; tutto questo faceva del nostro amico luomo pi infelice di questa

terra:provava a reagire ma non ne aveva la forza.Sognava di diventare, un giorno, un uomo

potente con i soldi,tanti soldi con i quali, non solo avrebbe aiutato i suoi genitori verso

i quali era devoto,ma avrebbe potuto anche vendicarsi con chi lo prendeva in giro per la

perdita dei capelli, per la pesante miopia che lo affliggeva, per essere ancora vergine,

per non riusci mai, se non per grazia di Dio,ad eseguire due palleggi di fila col pallone

da calcio.
Nella sua mente, Manuel era anche un grande amatore: simmaginava come un moderno casanova

che, con un solo gesto, con ununca parola sussurata riusciva ad ammaliare ogni donna.
Questo succedeva solo nei suoi sogni perch la realt era composta di molti rospi da

ingoiare: era una pecorella senza gregge, un Dante senza il suo Vate.
Il sabato sera cominciava ade essere non giorno di svago, ma un brutto momento passato non

con una ragazza ma con i suoi amici di sempre a parlare di calcio: Morgan, Mark, Andrea,

Alex.Queste discussioni erano aperte a tutti, anzi era il modo migliore per conoscere

qualcuno naturalmente solo di sesso maschile!Intervenivano il gestore del pub dove di

solito si riunivano, lubricone di turno: insomma gente di tutte le et.
Non era mai riusciuto a corteggiare una ragazza e, le poche volte che si esponeva ,si

sentiva rispondere comera bella la loro amicizia e che una relazione pi stretta sarebbe

stata deleteria.
Questo discorsetto Manuel lha sempre odiato poich rappresentava la massima ipocrisia

femmile: non bello avere una persona accanto che, oltre che amante, ti pure amico?che

cos un amante?un soggetto muto?che respira?

Manuel ebbe la sua prima ragazza quando lui frequentava il quarto ginnasio e lei era pi

piccola di un anno.In quel periodo il giovane in questione preferiva ancora la sala giochi

alle ragazze ma lei voleva conoscerlo a tutti i costi; per eliminare le pressioni da pi

parti accett di mettersi con Giuliana(cos si chiamava) senza averci mai parlato prima.
Poste queste premesse la relazione non poteva durare molto ed infatti non dur: fin per

mano di lei che si era stufata di stare con uno che non parlava.Quando unamica di lei gli

disse della decisione presa da Giuliana lui non si scompose pi di tanto,anzi, si lev un

peso dallo stomaco.Manuel per pensava sempre a Giuliana soprattutto alle notizie che gli

arrivavano: si diceva di lei che aveva il cuore in frantumi che non voleva pi uscire di

casa;sembra che lei si fosse innamorata di lui.
Cosa volesse dire innamorarsi lo cap solo pi tardi.
Nella sua mente permane tuttora il ricordo della gita di terza media:era seduto

nellautobus e tutto ad un tratto fu catturato da una visione celestiale.Un angelosotto

forma di una ragazza entr e si mise seduto alla poltrona davanti a quella di Manuel.
Aveva i capelli castani, due smeraldi incastonati in un viso che presentava due dolci

fossette sulle guance.Classici furono le conseguenze che quella visione comport sul corpo

di Manuel:fiato corto,il cuore raddoppiava i suoi battiti e gli era difficile riuscire a

far uscire dalla sua bocca una frase compiuta.Lei, agli occhi di lui, era perfetta e questa

sua perfezione gli imped di cercare anche un banale approccio.La cosa buffa che al liceo

classico se la ritrov compagna di classee questa per Manuel, pi che una cosa

entusiasmante era una catastrofe: stava seduta nella stessa fila e lui dalle otto e trenta

di mattina fino alluna ed un quarto, facendo una breve pausa per la ricreazione, la

scrutava millimetro per millimetro, sapeva anche quali vestiti avesse a casa ed impar

anche a riconoscere i tipi di profumo usati; la contemplava come fosse una divinit ma la

sua timidezza lo frenava ed oltre ad un semplice saluto non riusciva ad andare avanti.Nella

sua testa vi erano tante parole che avrebbe voluto dirle, molte frasi ammucchiate da

sussurarle nel momento giusto, frasi che avevano un suo contenuto di coerenza sebbene

lamore per definizione illogico ed irrazionale: in qei pensieri il soggetto principale

era lei, Carmen, la sua venere.
Passavano i giorni le settimane i mesi ed ogni giorno il rituale religioso si ripeteva e

pi tempo passava e pi si convinceva che quella ragazza doveva essere sua e pi il tempo

scorreva e pi riusciva ad accumulare la forza ed il coraggio per parlarci

seriamente.Manuel si convinse che quella situazione che gli provocava un senso di

infelicit e depressione non poteva continuare.Fu un momento fulmineo:si trovava con gli

amici allinterno della sala giochi e appena la vide da sola pensora o mia pi.And

verso Carmen e la salut e lei sorrise mostrando anche dei denti perfetti:davanti a quella

bellezza luio stava per svenire non riusciva a rendersi conto di quello che stava

facendo.Dalla sua bocca doveva uscire un verso di una canzone a luio molto caro e che

diceva sempre ogni volta che pensava a lei, ma al suo Cia o Manuel cosa c?Ti vedo come

.smarrito.Dimmi.
Carmensenti.dunquelincertezza era palpabileGuarda sono impacciatovoglio dirti solo

una cosa.Ti voglio bene e sarei felice di essere il tuo ragazzo.Nonostante il vociare

allinterno della sala Manuel non riusciva a sentire nulla, solo un lungo silenzio, prima

di sentire la decisione, si sentiva come in gioco a premi prima di sentire se la sua

risposta era giusta.
Ormai Manuel conosceva bene i tratti del viso Di Carmen e quella smorfia captata non era un

buon segno ed infatti la sua risposta fu un secco no denso di dispiacere ed imbarazzo.
Senza dire nulla Manuel si gir dallaltra parte e torn dai suoi amici.
Quando ad una persona vengono demolit le sue illusioni, perde gran parte di s:la sua

esistenza gli sembra vuota , non si riesce a trovare uno scpo per andare avanti.Nei giorni

seguenti rimuginava su ci che vaveva combinatoe nella sua mente vi erano sempre le stesse

domande:Ho sbagliato tutto.Lapproccio non era buono, ho fatto la figura dellimbecille.Se

potessi modoficherei il mio viso e riparterei da zero,ma in questo modo sarebbe come

arrendermi a quello che non sono non sentirmi libero.Avevo il diritto di fare quello che ho

fatto ma non sono riuscito a dilre cosa sento.Ora il problema che non so come comportarmi

in classe.
La sua vita era distrutta ed anche i genitori lo vedevano diverso dal solito: taciturno,

non rideva come sempre.
Manuel pensava di essere gi al punto peggiore della sua misera vita ma forse quello era

solo linizio.
Carmen dopo pochi giorni si mise con Tito, non una persona qualunque ma proprio Tito!Questi

era un ragazzo che abitava vicino Manuel in una via adiacente dalla sua per la

precisione.Ogni anno si organizzavano partite di calcio tra i rappresentanti delle due vie

ma pi che partite, erano veri e propri scontri ,che in alcuni casi degeneravano in

rissa.Tra i pi rissosi cera questo ragazzo biondo col nasone, che di nome faceva Tito:era

lui che per primo accendeva la miccia, era lui che per primo insultava , era lui che il

primo si nascondeva dietro i compagni al momento di picchiare.
Pensate come poteva sentirsi il nostro amico quando seppe della notizia: lamore della sua

vita insieme alla persona che incarnava di pi lodio; ogni volta che usci da casa per una

passeggiata se li ritrovava davanti agli occhi come se lo facessero apposta: per il corso,

in chiesa e naturalmente nella sala giochi principale della citt dove Manuel assistette ad

una scena tremenda; mentre stava giocando al Tetris sent una voce conosciuta che usciva da

dietro un videogioco:Non hai mai baciato nessuno?.
No, disse lei. Non ti preoccupare amore, ci sono ioSar bello.
Manuel sent tutto il discorso e, mosso dalla curiosit, si sporse per avere conferma di

quello che il cuore suo gli sussurrava: vide Carmen avvinghiata a lui e rimase come

pietrificato tanto che perse anche al Tetris dove stava sfiorando il suo record

personale.Successe, anzi, che appena Carmen stacc le labbra da quelle di Tito incontr lo

sguardo di Manuel; in quello sguardo che, nonostante le luci basse del locale, per Manuel

brillava di luce propria, il nostro amico lesse un senso di dispiacere.Lui non riusc a

rimanere un attimo di pi in quel posto soffocante e, dopo avere passeggiato un po,

ritorn a casa, mentre la luna rischiarava il buio nero della notte e la citt si preparava

al dolce riposo.
Manuel era deluso, amareggiato, con un senso di vuoto che lo circondava;Carmen era

felice,lo si vedeva anche in classe dove non poteva contenere la sua contentezza anche in

presenza di Manuel il quale, naturalmente non gradiva;lei era diventata una delle ragazze

pi in vista della scuola, sia grazie alla sua bellezza sia perch stava insieme ad un

ragazzo che, in quella misera scuola, adorato da tutte per le sue doti amatorie e da tutti

perch rappresentava una figura carismatica allinterno della struttura scolastica.
Manuel cercava in tutti in modi di dimenticare quella ragazzaa , ma non riusciva ad

odiarla:lui lamava profondamente come non aveva mai amato e come non avrebbe potuto amare

nessun altra donna; nella sua testa,quando andava a letto, quando andava al bagno, quando

si lavava, quando studiava, quando andava a giocare a calcio ununica e sola domanda

rimbombava al ritmo ossessionante della musica tecno:Che cosa aveva quel personaggio che

lui non aveva?Tito , dal punto di vista estetico non era un granch; il suo naso

prorompente, i suo capelli biondo platino la sua pelle martoriata dai brufoli, non lo

facevano apparire un modello.Tito sapeva per parlare alle donne, sapeva cosa dire loro,

quali corde toccarela sua arma per conquistare le ragazze era, quindi,il linguaggio.
Manuel, da uomo pratico qual era, non possedeva quellarte oratoria al contrario di quel

ragazzo che aveva gli atteggiamenti e le movenze di un serpente ma ,sotto sotto, era un

verme;lui era uno sciupa femmine che considerava le donne come le lenti a contatto usa e

getta: doveva solo capire se la ragazza poteva durare un giorno, una settimana o un mese;

questa era la sua unica preoccupazione.
Con la sua espressione, con un proprio sussurro riusciva ad eliminare le difese delle sue

vittime e quindi poteva colpire come fanno i cobra.Tutte le ragazze consideravano Carmen

una vincente, per Manuel lei era solo una vittima, una delle tante.
Carmen non era perfetta, aveva i suoi difetti anche se Manuel non riusciva proprio a

vederli: nella realt quella dolce ragazza era soprattutto ingenua e superficiale ed i suoi

giudizi e il suo modo di comportarsi si basavano essenzialmente sullapparenza e non sulla

realt delle cose.Tito con lei ebbe vita facile, sapeva come trattarla e conosceva il modo

di approfittare di lei.
Il ragazzo triste, cos era chiamato Manuel in quei giorni, sapeva che sarebbe arrivato il

momento in cui Tito avrebbe spezzato il cuore della sua amata e quindi promise a se stesso

che lavrebbe aspettata;intanto avrebbe pensato a curare il proprio fisico e la mente per

essere preparato a quel giorno.
I giorni e i mesi passavano molto velocemente e il ragazzo triste si dimostr un perfetto

studente modello, districandosi in maniera egregia, tra compiti in classe ed

interrogazioni;scelse di andare in palestra per rinforzare il fisico, eliminare quel grasso

superfluo ed acquisire anche un po di sicurezza; cominciava ad interessarsi a cose a cui

prima non dava il minimo peso come la politica o larte.Carmen stava ancora con Tito ma lui

soffriva sempre meno una volta che scopr che c una vita anche senza la sua Carmen; aveva

deciso di non soffrire pi per una donna,lamore doveva scordarsi di lui; piano, piano, da

passionale qual era si trasform si trasform in sorta di pezzo di ghiaccio, nulla avrebbe

potuto scalfirlo , nessuno avrebbe potuto sconvolgere , di nuovo, la propria esiestenza.La

sua condotta divenne atarassica.
Tra i nuovi interessi, un posto importante era dato alla musica sia consumatore, sia come

musicista, in particolare era interessato alla batteria; a 17 anni form il primo gruppo

che prendeva il nome dal cartone animato di Kiss me Licia.
La scelta di essere un batterista non fu una scelta a caso: il percussionista, di solito,

sta nascosto dietro al cantante, al bassista, ai chitarristi, al massimo il tasterista

che lo affianca; le luci del palco sono poi indirizzati verso sempre la figura carismatica

del gruppo per cui si crea leffetto in base al quale il batterista non vede il pubblico ed

il pubblico non vede lui.
In citt vi era un solo negozio che vendeva strumenti che, di nome faceva Marco e di

cognomenon si mai saputo!la sua vita era coperta dal mistero, ma si vociferava,

nellambiente musicale, che la sua esistenza sia stata costellata da molti episodi: era un

ex sessantottino, inoltre si sosteneva che fosse stato per lungo tempo un drogato e che,

dalloblio, riusc a strapparlo solo un suo presunto socio di cui non si mai saputo

nulla.
Questuomo aveva essenzialmente due caratteristiche: la prima era la parlantina senza

fine;una volta entrati nel suo negozio era difficile uscire per unora decente poich

luomo aveva una capacit oratoria fuori dal comune; riusciva a portare un discorso dove

voleva lui partendo da premesse impensabili.
Manuel conserva ancora il ricordo del primo incontro:Scusi, mi pu dare un paio di

bacchette nuove?.
Marco trovava tutti i modi per rinvangare la propria vita passata poich ormai non viveva

pi nel presente, confinato dalla mattina alla sera il quel negozietto, per paura di

cominciare a farsi nuovamente, e, quindi per fuggire la realt, faceva rivivere nella testa

i ricordi di giovent.
Mi ricordo quando, da ragazzo, prendevo due pentole e ci suonavo su, queste furono le

prime parole che uscirono dalla faccia scavata di Marco,Ma cosa volevi?.
Guarda, mi servono solo un paio di bacchette e vado via.
Ho capitodue bacchettema hai visto che chitarre ci sono qui?Hai visto questa

Gibson?Questaltra la stessa che usa Petrucci, il chitarrista di quel gruppocome si

chiama?Ah, i Dream Theater!Fumi?.
Manuel cominciava a dare segni di impazienza:Non fumo!Ho bisogno solo di un paio di misere

bacchette, magari anche economiche, se vuoi faccio da me:dimmi dove sono, le scelgo, vedo

il prezzo e te le pago.
Marco disse: B se volevi le bacchette stanno l al primo scaffale a destra, ma, senti,

conosci un bravo bassista?.
Il discorso dur a lungo,spaziando dalla musica alla politica contemporanea,essendo un

membro del famoso popolo di Seattle: Manuel entr nel negozio verso le dieci e trenta e ne

usc verso le dodici.
La seconda caratteristica di quel commerciante, che , in parte compensava quella perdita di

tempo, era il suo meraviglioso senso per gli affari.A Marco,i soldi non interessavano e

molto spesso le cose le vendeva senza farsi pagare tutto il prezzo per intero ed, infatti,

poteva vantare molti crediti nei confronti della maggior parte di Arcadia.In altri casi

consigliava uno strumento con prezzo inferiore rispetto a quello scelto dal cliente.Di

tutto ci la moglie di Marco non poteva essere contenta ed per questo motivo che era

sempre pi presente al negozio, ed era lei quella predisposta a trattare il prezzo degli

strumenti; a causa di questattitudine, Marco era considerato un allocco prossimo al

fallimento, ma Manuel lo considerava un amante della musica fine a se stessa che cercava di

creare un qualcosa di nuovo ad Arcadia, di far nascere stimoli nuovi avvicinando i giovani

alla musica, attraverso qualunque mezzo, anche rimettendoci in fatto di soldi.
Il nostro ragazzo triste era coinvolto in maniera totale nella musica, anzi cominci ad

avere le prime esperienze in radio come conduttore,ma non trascurava per nulla lo studio;

tutti lo vedvano pi sereno, i suoi compagni prima di tutti gli altri: per loro, Manuel

aveva dimenticato Carmen, ma non era cos.
Lui lamava ancora, ma non sentiva pi il bisogno fisico di averla accanto; nei momenti poi

di sconforto, quando la fissava allinterno della classe e poteva pensare solo a ci che

aveva passato, bastava che chiudesse gli occhi;nel buio della sua mente poteva

immaginarsela accanto a lui e prenderla ogni qual volta lo desiderasse: questo gli bastava,

almeno per il momento.
Gi da un po di tempo Manuel andava in palestra ed i risultati si vedevano: i bicipiti

erano scolpiti, gli addominali cominciavano a vedersi, la ciccia cominciava a scomparire;

il sudore versato a litri serv, tanto che una ragazza del liceo volle conoscerlo; queta

poteva essere una buonoccasione per dimenticare la sua prima delusione e far vedere che

anche lui con le donne ci sapeva fare.
Ti osservavo da tanto tempo, ma non ho avuto mai il piacere di parlare con te; mi vergogno

molto sai.
Lui non poteva immaginare che quella ragazza,stesse parlando proprio con lui; non era

neanche brutta!Manuel si accorse immediatamente dellimbarazzo provato da lei ed allora la

rincuor:Non c bisogno che ti agiti tantocominciamo dalle cose principaliil tuo

nome!.
Cristina, rispose lei.
Cristina? Uhm, mi piace!, naturalmente lo disse per farla stare a suo agio e continu,

Devo assicurarti del fatto che sono piacevolmente contento di conoscerti anche se mi

sembra strano, non molte donne fanno la coda per conoscermi!.
Lei allora si dichiar:Tu non mi hai mai notata, ma io sono amica di Manuela, usciamo

sempre insieme; la prima volta di ho visto quando siamo andati tutti al cinema a vedere il

silenzio degli innocenti- e tu stavi vicino a me e non fu per caso.Guarda, io sono molto

timida..
Manuel non riusciva a parlare, era come pietrificato; non si capacitava del fatto che anche

lui poteva piacere; si trovava anche in difficolt anche perch non si ricordava di quella

ragazza poich, quando andarono al cinema lui aveva in mente solamente Carmen e non

riusciva a scorgere oltre il suo naso che non neanche tanto grande.
Posto il silenzio di Manuel, Cristina riprese il suo dicorso:Comunquevolevo dirti che.
Volevi dirmi che?, pendeva dalle sue labbra.
Ti vedo sempre scontroso ma non sei cos, secondo me, sei molto dolce; lo sanno tutti qua

a scuola quello che ti successo e forse per questo che non sprizzi felicit da tutti i

pori, ma quella sera, al cinema e poi al McDonald- sorridevi, eri divertente, mi hai fatto

divertireinsomma mi sono girato un film nella mente dove io e temi piaci, lo disse senza

guardarlo negli occhi.Cristina continu affermando che doveva dirglielo e che lui poteva

prendere qualunque decisione.
Manuel rimase colpito da quelle dichiarazioni e decise di uscirci insieme.
Si frequentarono.Parlavano molto e di tutto: Manuel ascoltava con attenzione le esperienze

passate di lei e lui le confidava le proprie incertezze.
Loccasione per mettersi insieme ufficialmente si present da l a pochi giorni: una festa

di diciotto anni, lennesima poteva dare la svolta alla situazione che si era creata.
Quando Cristina accett linvito, Manuel gi pregustava in silenzio come poteva svolgersi

la serata: bisognava festeggiare il compleanno dellamico, divertirsi e ballare con

Cristina, riaccompagnarla a casa e baciarla; tutto questo, nella pi gran semplicit,

poich lui gi si considerava il suo ragazzo e non doveva aver paura a baciarla.
Manuel e Cristina fissarono lappuntamento direttamente allinterno del locale dove si

sarebbe svolta la festa.
Manuel si era fatto la doccia, si era improfumato, si era vestito bene contrariamente a

quanto faceva poich lui era solito vestirsi sempre con gli stessi indumenti fino a che,

naturalmente, questi non si sporcavano; era arrivato al locale anche molto presto ed,

infatti, fino a quel momento, cera solo il festeggiato, alcuni parenti e gli amici di

scuola pi stretti: tutto questo per Cristina.
Passava il tempo, gli invitati cominciarono ad affollare il locale, la musica pompava

lultimo successo discografico; sembrava una festa ben riuscita; Manuel era impaziente di

vedere Cristina, ma non la trovava ed intanto, per passare il tempo, faceva finta di

parlare con la gente, mentre locchio cercava di individuare la ragazza; per il nervoso,

dovuto un po allincontro ed un po al fatto che il suo angioleto non si vedeva, il

ragazzo triste si fermava ogni dieci minuti al bancone per mangiare una pizzetta o bere una

Coca.
Dovera finita?Era quasi il momento della torta e Manuel diventava sempre pi agitato:

Dove sta Cristina?E impossibile che si sia dimentica della festaAh!Ecco Manuela.Adesso

chiedo a lei.
Manuela rispose che erano venute insieme, ma subito dopo, si erano separate: dunque lei non

sapeva o faceva finta di non sapere.
Era arrivata lora della torta e Manuel era ancora nervoso e per trovare Cristina si mise

al centro del locale senza farsi notare, ruotando di tercentosessanta gradi.Il locale non

era tanto grande e dispersivo e dal centro poteva individuarla facilmente sempre che la

ragazza ci fosse.
Era lora della torta e, come in un rituale, si spensero di colpo le luci e si pass da una

canzone molto ritmata ad unaltra molto dolce; si accese un faretto( il famoso occhio di

bue!) e il fascio di luce venne indirizzato verso il festeggiato; dallentrata principale

comparve la mamma con la torta con candeline annesse; il pap cominci a fare le foto,

costringendo chiunque a mettersi in posa; tutti i ragazzi si avvicinarono presso il banco

della torta tranne due personaggi avvinghiati un torbido bacio passionale sulle

poltroncine.
Manuel, che era trasformato in falco per adoperare la sua vista, ebbe la visione di quei

due e pens:Non ci posso credere: Cristina!.Era lei quella seduta sul divanetto e stava

parlando con un tizio che frequentava,anchegli, il liceo classico; questo tipo, il cui

nome era Nicola, veniva spesso nominato dalla ragazza nei discorsi che faceva con il

ragazzo triste; Cristina lo dipingeva come una persona dolce che, per, gli aveva spezzato

il cuore,ma che piano piano stava dimenticando, anche grazie alla maestria di Manuel che,

si immedesimava in Cristina in quanto, quella vicenda, assomigliava alla sua storia con

Carmen.
Si pu intuire facilmente lo stato danimo di Manuel: era rimasto di sasso a quella

visione; fu svegliato dal flash della macchinetta fotografica che laccecc per alcuni

secondi; ripresosi non sapeva come reagire: doveva fare una scenata per salvare

lonore?Molti ragazzi sapevano che Manuel e Cristina si frequentavano, compreso il

festeggiato,il quale aveva invitato Cristina, per lui perfetta sconosciuta, appositamente

su richiesta di Manuel, suo caro amico.
Il ragazzo triste era amareggiato, senza saliva ed impotente alla reazione.Il festeggiato

si avvicin e lo scosse: Manuel!Manuel!.Vedendo la mancata reazione, prese, con le mani,

il viso del ragazzo e parl guardandolo negli occhi: Ho visto anchio, ma te lavevo

ricordato che era una stronza.La gente cos meglio lasciarla stare.Vieni con me.
Lo abbracci, ma Manuel, senza proferire alcuna parola, lo respinse e se ne and;un altra

illusione distrutta:doveva essere una festa con lieto fine ed invece sembrava essere

allinterno di quegli sceneggiati italiani dove c sempre la sorpresa (negativa).
Questa volta era stato proprio umiliato: perch quella cattiveria, e, soprattutto, perch

la sfortuna si era mossa contro di lui?Manuel non sapeva darsi una risposta: aveva sempre

pensato che la vita se la prende prima o poi con chi ha fatto qualcosa di cattivo e di

malvagio.Lui si era seduto e rifletteva sulla sua vita: aveva compiuto unazione

malvagia?Aveva fatto soffrire qualcuno?La sua unica colpa era quella di aver amato ragazze

che non lo hanno corrisposto e,quindi, era in credito con la fortuna e con la vita, non il

contrario!Decise di non rimanere inerte al destino: bisognava reagire, aggredire la vita;

come era la frase?Homo faber suae fortunae?Una cosa del genereforse
And a casa ma non dorm per niente, doveva pensare a come reagire a ci che gli era

successo.
Il giorno dopo telefon a Cristina e fiss un appuntamento.
E stato un errore; non so come giustificarmi per possiamo rimanere amici.Cristina

parlava con voce candida, come se non fosse successo nulla; Manuel rimase sconcertato da

tale ingenuit.
Amici?Ma come si fa a dire una scemata del genere?Ti avrei glorificato per tutto lanno,

avevo trovato in te una ragazza speciale.Sei venuta tu, da me, non il contrario;ero venuto

qua per offenderti, per oltraggiarti, ma cosa ne guadagnerei?Assolutamente nulla , anzi

andrei nella parte del torto.
In un gesto dimpeto prese Cristina e la tenne forte.La guard negli occhi in tal modo da

farle vedere come poteva essere grande lodio che ora lui provava,; un sentimento cos non

era mai stato domiciliato pressomil cuore del ragazzo che ora piangeva: una lacrima piano,

piano era nata dai suoi occhi verdi e stava scendendo lungo le guance lasciando dietro di

s una scia umida.
Cristina in attimo riusc a carpire questo misto dodio e disperazione che per colpa sua

albergava il cuore e lanima dellormai ex spasimante, e si ritrasse dalla morsa di

Manuel.Lei cap di aver fatto un gesto malvagio: colpire un ragazzo cos dolce e sensibile;

solo ora si rendeva conto delle conseguenze della sua azione e per questo motivo non

riusciva a proferire parola.
Anche Manuel non parl, bastava la sua espressione e la consapevolezza che la sua immagine

di disperato sarebbe rimasta impressa nella mente della ragazza; ormai era tempo di andare

e di lasciarsela dietro le spalle: prese il motorino, lo accese e part e ,mentre

percorreva la strada diede uno sguardo ,per lultima volta,a quella ragazza che aveva

rappresentato un qualcosa per lui che non sapeva spiegare,un qualcosa di bello e sereno, e

che ora,si era trasformato in elemento negativo;in quel momento desiderava solamente che

Cristina rimanesse sempre cos: seduta su una panchina senza nessuno che la consolasse fino

alla fine dei suoi giorni.

Era finito il liceo;lesame di maturit arriv come se lo aspettava: una semplice

formalit.Tutti i suoi amici si erano rinatanati a casa per studiare o far finta di

studiare per preparare chiss che monumentale esame finale; solo Manuel rimase impassibile

:usciva come sempre, andava a giocare a pallone come sempre, andava al cinema come sempre.
Davanti alla commissione si present nel miglior modo possibile: ben vestito, sorriso

stampato sul suo viso, con un buon profumo ed una discreta parlantina.
Lunico fuori programma fu la lacerazione del pantalone mentre accavalla le gambe, durante

linterrogazione su ovidio nasone.Avrebbe voluto discutere sul fatto che la professoressa

ditaliano giudic il suo tema insufficiente e fuori traccia; avrebbe voluto risponderle

che il suo era uno scritto di protesta contro prove che contiene tracce assurde,

anacronistiche e ipocrite, senza nessun riguardo alla realt che ci circonda; ma cosa

avrebbe ottenuto?Assolutamente niente.Non poteva ottenere nulla da una generazione di

professori che viveva fuori dal tempo,che dei temi sapeva solamente individuare e contare

gli errori da segnare con il blu ed il rosso.Pochi erano gli insegnanti che andavano

rispettati e tra questi non cera quella professoressa.Fece, dunque, buon viso a cattivo

gioco, liquidando il guidizio della donna con un sorriso ed un:Va bene cos!.
Naturalmente Manuel non era tipo da inseguire voti stratosferici ed, infatti, non volle

neache andare a vedere i voti finali, anzi part subito per il mare.
La scelta di partire subito era data dal fatto che non voleva vedere alcuni studenti con i

loro genitori sindacare su il voto finale,ammettendo che il proprio figliolo non poteva

stare allo stesso livello, di altri.Manuel fu contento nel costatare che, per quanto lo

riguardava, i suoi genitori erano contenti del quarantasei preso dal figlio e con

un:Bravo,chiusero la vicenda.
Il mare gli serv soprattutto per pensare a tutto ci che gli era successo nel corso di

quegli anni: Carmen, Cristina, i suoi amici, nel bene o nel male,rappresentavano pezzi di

un mosaico della sua misera vita e quindi non si potevano dimenticare, ma ora cera da

voltar pagina e pensare ai prossimi quattro o cinque anni alluniversit.
Doveva capire che il periodo del liceo clasico era finito ormai e tutto questo lo rendeva

infelice.Non poteva scordare quegli episodi che erano acaduti allinterno di quel piccolo

edificio situato nella piazza principale della sua citt.
Quella scuola aveva subito negli ultimi anni due autogestioni, un numero indeterminato di

scioperi con motivi diversissimi:dalla lotta contro la riforma, alla solidariet ai

metamelccanici in sciopero e chi ne ha pi ne metta.
Quell edificio poteva rappresentare larchetipo della scuola del centro sud: mura

fatiscenti, strumenti tecnologici ridotti allosso e comunque sorpassati ed un lassismo di

buona parte dei professori che, secondo Manuel, in qualche modo poteva essere giustificato:

quei poveracci devono ripetere per trentanni sempre le stesso cose a persone che non

volgiono star a sentirli; se questa non una punizione, allora come deve essere

chiamata?In questo modo si allontanano da quello che lo scopo della scuola: non insegnare

come si traduce una stupida frase di Senena o di Cicerone ma la scuola ha il compito di

diventare una palestra di vita , dar agli studenti la possibilit di acquisire i mezzi

necessari per realizzarsi e far loro scoprire le loro vere attitudini.
Manuel ricorda , con affetto, una delle sue ultime interrogazioni con la professoressa di

chimica.Lei gli chiese, dopo lennesima mancata risposta sullossidoriduzione :Cesaretti,

che vuoi far da grande?Che facolt sceglierai?.
Veramente professoressa non lo so, ancora non ho le idee tanto chiare.
La professoressa tolse lo sguardo dal libro di chimica, lev gli occhiali da presbite che

portava e gli lanci unespressione dal tono alquanto inqwuisitorio e profer codeste

parole: Secondo me, tu puoi fare solo legge perch a te non tiene di fare niente,

questinterrogazione n la prova!.
Manuel non sapeva se la scelta fu dettata da aattitudini personali oppure da ci che le

disse quella professoressa, ma fu cos che si iscrisse alla facolt di giurisprudenza di

Teramo, ma non volle sentir parlare di frequentare le lezioni.Aveva lintezione di rimanere

a casa; i genitori acconsentirono e cos cominci il sodalizio con Morgan.
Uscire per la mattina, con il suo cane, e, non rivedere pi i personaggi della scuola e

gli amici pi stretti, era difficile da digerire e per sentir un po di calore umano, si

fermava a parlare con i bidelli della scuola che aveva frequentato, rivangando i vecchi

tempi.

Il fatto di non frequentare luniversit, daltro canto, dava la possibilit al nostro

amico davere assoluta libert in tema di viaggi; i suoi amici ed ex-compagni di scuola

erano sparsi per tutta lItalia, quindi lui aveva a disposizione stanze singole o doppie

nelle maggiori citt italiane, dalla Capitale, a Pavia passando da Bologna; il viaggio pi

lungo lo intraprese per raggiungere un suo amico a Torino, citt a cui lui era legato non

solo perch l era presente la sede della Juve, ma soprattutto perch in quella metropoli

cominciava, suo padre, a lavorare presso la F.I.A.T..
Manuel, nonostante avesse questa libert, riconoscuitagli anche dalle pi autorevoli

autorit (i suoi amati genitori), era restio a spostarsi giacch, la pigrizia,

rappresentava una delle caratteristiche inalienabili dellessere persona; per trovare

laforza per muoversi doveva individuare un motivo cocreto: viaggiare senza finalit non

gli era mai piaciuto.Questo motivo, di solito, era rappresentato dalla possibilit di

vedere gruppi musicali,soprattutto stranieri.
Tra i concerti a cui ha assisitito, Manuel non ne potr mai dimenticare uno in

particolare:quello dei Pearl Jam a Roma il dodici Novembre 1996; aveva sempre sognato di

stare davanti il palco sotto Eddie Vedder che cantava Alive.La possibilit di poter

andare a vedere il concerto a Roma, era anche una scusa per vedere come le sa passava

Carmen, che frequentava la facolt di guirisprudenza della Sapienza.
Il viaggio fu turtuoso poich il nostro povero ragazzo perse la concidenza del treno nel

quale lo aspettava Samuele, colui il quale era considerato una sorta di idolo in quanto

rappresentava tutto ci che Manuel non era: era il suo amico pi trasgressivo, quello che

sperimenta le cose prima degli altri allinterno del gruppo; loro due si proteggevano a

vicenda: luno metteva in gioco la sua fama di bravo ragazzo per difendere laltro, mentre

questultimo dava la possibilit a Manuel di far qualcosa che lui ,da solo, non avrebbe mai

avuto il coraggio di provare: si pu dire che erano in simbiosi.
Si trovarono direttamente a Roma presso la fermata Policlinico della metropolitana e

,subito dopo, si recarono al Palaeur per cercare di trovare due biglietti per il concerto.
Manuel era a dir poco elettrizzato: allinterno del palazzetto, migliaia di persone si

accalcavano alla ricerca del posto migliore, tutti in possesso di zaini, maglietta del

gruppo ed alcuni con un po derba nascosta.
Era il primo concerto per Manuel, il primo di lunga serie e gli faceva un certo effetto nel

vedere e sentire persone di qualunque et, di diversa estrazione sociale parlare la stessa

lingua in altre parole quella della musica.Lo stesso concetto di musica per lui era un

mistero: l sopra il palco cerano quattro persone che nella vita potevano essere anche gli

sfortunati di turno, ma che, una volta imbracciato uno strumento, erano considerati, in

quel preciso momento degli dei.Forse il cantante era un drogato, magari il chitarrista

picchiava la moglie, cose che nella vita di tutti i giorni avrebbero portato quelle persone

al pubblico ludibrio,ma in quel momento semplicemente non importava.
Dopo il concerto, uscirono dal palazzetto dello sport, sudati e mezzi sordi a causa del

volume delle casse altissimo perci la seconda regola che Manuel trasse da quellesperienza

che il fischio allorecchio dopo il concerto, quel fastidioso suono, sarebbe stato un

comune denominatore anche per i prossimi.Una volta preso lautobus, si recarono presso casa

di Carmen che, in gesto di bont, aveva deciso di ospitarli per la notte.Carmen aveva preso

in affito un appartamento in piazza Bologna insieme ad altre due ragazze di Arcadia che

Manuel e Samuele conoscevano proprio bene. Viola e Rosa.
Quando Viola apr luscio della porta si ritrov di fronte due ragazzi che sembravano

essere partiti per il fronte:in particolore si presentavano sudaticci e con le magliette

allargate sullorlo della lacerazione.
Manuel non vedeva Carmen da molto tempo, ma lei divenava sempre pi bella.
Viola e Rosa andarono a dormire che era notte fonda o mattina presto;Samuele entr nel

bagno per togliersi il sudore sputato dal suo corpo durante il concerto.Carmen e Manuel

rimasero in cucina e dopo aver parlato del pi e del meno lei gli spar una notizia che lui

non si sarebbe mai aspettato:Lo sai che non sono pi fidanzata?;.
Ma con che cazzo di coraggio mi dici queste cose?,pens il nostro amico, il quale non

fece trasparire nulla dalla sua espressione, un po come quei giocatori di poker che

puntano una somma sontaziosa senza aver nulla in mano.
Lei continu:Ho capito che Tito era sono un collezionista di ragazze, non aveva pi senso

rimanere con lui, anzi devo dire che sono stata ingenua a mettermi con lui, ma che ci vuoi

farepu succedere!.
Solo adesso te naccorgi, brutta cretina?, anche questo Manuel lo pens solo.
Mentre Carmen faceva il caff, chiese a Manuel come andava lUniversit.
Sai, lo studio va da s, dopo i prinmi tempi ho preso il cammio giusto; non voglio dire

che sia facile, accidenti! Facciamo una facolt dove si deve pensare poco, si deve solo

ricorda questo o quellarticolo.
Carmen gli diede la tazzina col caff non zuccherato, come lo preferiva lui, e di questo

particolare Manuel si accorse;mentre lui beveva quel caff nero e bollente lei gli fece una

propostasenit, dato che ci vediamo poco e ci sentiamo ancor pi raramente, ci vogliamo

scambiare gli orologi?.
Vuole scambiare gli orologi lei!Avr un significato simbolico tutto ci?Con il mio

orologio vuole un pezzo di me?Carmen basta che tu sia esplicita ed io mi gettr ai tuoi

piedi, ma ora niente pi giochi!Devo fare il duro, mi sono ripromesso di non cadere in

questi tranelli.
Manuel non si fece intenerire, e con la sua risposta si manifest un po acidino: Sai, il

mio orologio costa un po!.
Dopo quella risposta cal in quella stanza, che a dir il vero era un po trascurata, come ,

tra laltro ogni stanza in mano a giovani universitari, il silenzio che fu rotto

dallentrata di Samuele che con due delle sue battute alquanto sciocche riavvivarono la

serata o la mattinata, dipende dai punti di vista; poco dopo si misero a dormire.
Lindomani ripartirono e Manuel torn nella sua citt e alla monotonia che sgorgova da ogni

dove come le cascate del Niagara.
Lunica cosa che lo spingeva ad uscire ad Arcadia era il sapere che, se non cera nessuno

in giro, poteva sbattere presso la bottega di un suo amico: Carlo aveva un negozio dintimo

per donne; vedere quei perizomini, quei tanga, per Manuel era un divertimento , soprattutto

quando, con la sua immaginazione alquanto distorta, abbinava un tanga a ragazze che

entravano nel negozio e che al posto del sedere si portavano un rimorchio dietro!Con Carlo

il rapporto era speciale: lui era pi grande di Manuel, era un ragazzo che con le donne ci

sapeva fare e ad aveva unesperienza incredibile; si pu anche dire che il nostro

protagonista lo venerava; i loro discorsi erano molto sinceri eil fatto di poter criticare

lamico per un suo brutto vestito, per un comportamento non molto educato o conveniente in

una data situazione non era un offesa, ma un modo per poter migliorare laltro, e, di

solito, alla fine si arrivava ad una conclusione comune.Forse era sul terreno della cultura

calciofila che tra i due vi era una certa distanza, o meglio ancora, un abisso, a causa

della faziosit radicata nei personaggi: Carlo era milanista, un tifoso che aveva fatto suo

il credo berlusconiano della grandezza nel pallone; lapoteosi del Milan sacchiano, e della

cultura del lavoro e dellattacco, come miglior difesa, rendevano i discorsi di questo

commerciante privi di senso: solo il Milan faceva la cosa giusta e chi non era milanista

poteva considerarsi un eretico del pallone; quando parlava del Milan, Carlo usava sempre il

termine: Noi qui e noi l!Noi siamo andati a giocare al San Paolo, abbiamo faticato, ma

poi abbiamo vinto meritatamente.Era come se facesse parte della squadra, parlava dei

giocatori chiamandoli per nome; Carlo rispettava Manuel come persona e gli riconosceva

anche molte doti, ma quando parlava di calcio apostrofava quel blasfemo juventino di Manuel

con questa frase: Incompetente!ma che ne sai tu di calcio!, zittendo sul nascere ogni

discorso che avrebbe portato ad una rissa verbale tra i due.
Il suo negozio, che si trovava al centro di Arcadia era, comunque, il posto di ritrovo di

chi non aveva nulla da fare, oppure di chi usciva per il Corso e, dopo una breve

passeggiata, non incontrando nessuno con cui discorrere, oppure nessuno con cui andare a

prendere un aperitivo, andava a da Carlo, magari a commentare il fisico della ragazza

appena entrata nel negozio o lultimo video passato sulla commerciabilissima Mtv o a

prendere in giro il giovincello che era deciso a comprare, per la prima volta, alla sua

ragazza un qualcosa di intimo.Carlo si inquietava con questa tipologia di clienti, i quali

entrano a comprare, ma non sanno n cosa, n, tantomeno la taglia.Con i pi reticenti a

divulgare informazioni sul fisico della ragazza, Carlo non aveva un bellatteggiamento

propositivo, quindi quando per esempio chiedeva la taglia del reggiseno e, a tale domanda,

non cera risposta, lui apertamente diceva: Ha le tette grosse o piccole?.
Manuel gli parl del concerto, con invidia mal celata dellamico, e della strana

conversazione che ebbe con Carmen.
Carlo disse la sua: Secondo me, la storia dellorologio eraa solo un pretesto; dovevi

andar pi in profondit, vedere dove lei voleva andar a parare.Lasciamo dire per, che solo

tu potevi uscirtene con una frase idiota come quella!E poi, scusami, tu vuoi lei?Allora

cosa te ne importa dellorologio?Poteva essere un mezzo per arrivare a qualcosa che va

oltre laspetto mareriale.
B, Carmen una ragazza un po ingenua, magari le sue intenzioni erano quelle che

apparivano a me cio un semplice scambio di orologi; ora, comunque, quello che fatto

fatto e se anche ti dicessi che avevo capito che forse lei voleva da me qualcosa in pi di

un semplice orologio, allora ti posso anche aggiungere che avrei avuto paura di dirle s;

non vorrei ripiombare in unaltra delusione, oppure in unaltra figuraccia con lei, avendo

frainteso le sue purissime intenzioni.
Lamico commerciante chiuse il discorso: Caro il mio Manuel, se vuoi far parte del club

degli ignavi fai pure; hai fatto il liceo, te lo ricordi dove li aveva posizionati, quelli

l, Dante?Vai a rileggerti lInferno, vaiIn cosa posso esserle daiuto?.Entr un cliente

e, quindi, quel discorso cadde nel vuoto.
Forse ad Arcadia i mesi terribili potevano considerarsi i mesi invernali.Ci si pu

immaginare una piccola cittadina col suo centro storico medioevale vuoto, con i negozianti

intenti nella loro attivit pi importante, cio il fumare nellattesa di un cliente, e con

un clima rigido a causa delle maestose montagne che circondano tale ridente, si far per

dire per un giovane pieno di ambizioni e voglia di vivere, cittadina.Quando la neve copriva

la montagne, comunque, la citt diveniva meta obbligata dei turisti; di solito di gente

romana o napoletana che disponeva di una seconda casa in montagna; quei soggeti erano

riconoscibili non solo dalla parlatama anche dal fatto che ostentavano la loro ricchezza in

mezzo alla gente del posto, ma soprattutto perch andavano in giro per negozi calzando

scarponi da montagna per la neve, che in citt non arrivava mai, e tute per la neve

coloratissime; Manuel era dellidea che quei colori sgargianti servivano per individuare

nel centro storico di Arcadia la comitiva scesa dalle montagne e dispersasi nelle

stradine.Nonostante la citt era pine di questi signori e signorotti, lui si sentiva solo:

cosa serve una marea di gente se non puoi scambiare una parola con nessuno di loro?Manuel

si rifugiava nella palestra per dare un senso almeno estetico alla propria misera vita,

oppure presso lamatissimo cinema dove per i film arrivavano sempre molto pi tardi

rispetto alla pubblicazione; lui, peraltro, per la sua abnegazione nel frequentare quella

sala, ebbe un riconoscimento, non formale ma solo di fatto, di un posto nella sala

cinematografica tutto per lui, con tanto di nome scritto a penna sulla schienale.Quella

poltroncina lo faceva sentire un giovane importante e questa onorificenza rendeva, lo stare

seduti su quella sedia, meno scomodo.
La cosa positiva di tutto ci, se ne rese conto solo in un secondo tempo, dando un occhiata

al suo libretto universitario, era il fatto che non avendo nessuna distrazione, tranne, in

maniera estemporanea, le proposte geniali di Morgan, riusciva a studiare perfettamente; non

trovava pi difficolt nello studio della legge, come allinzio, ma, anzi, gli esami

venivano superati con una certa facilit.Manuel era compiaciuto di ci, forse si rendeva

conto che qualche pregio o attitudine ce laveva, forse bastava credere un po in s

stessi.
In quei giorni di pura noia telefon la solita Carmen: Ehi Manuel, come va?.
La voce di Carmen era incondibile: Ehi ciaoCome mai sei qui?.
Ti ho sorpreso?In effetti sono dovuta tornare da Roma per sbrigare alcune faccende, ma

nulla di preoccupante.Sapevo di trovartiormai sei diventato il mio punto di riferimento ad

Arcadia.Manuel non era affatto dispiaciuto da tale affermazione, anzi
Lei fece una proposta: Andiamo al cinema stasera?C un bel che mi va di andar a vedere;

vuoi farmi compagnia?.La sua voce era quella di sempre, allegra, serena, vitale, la sua

voglia di muoversi era contagiosa, e tale contagio Manuel lo sub attraverso il telefono.
Manuel si fece venir a prendere da lei in macchina; non molto signorile questa cosa, o

dacavalieri come si usa dire comunemente, ma egli odiava guidare la macchina, preferiva

stare al fianco dellautista o, meglio ancora, nei posti di dietro; si potrebbe pensare che

tale attitudine era una conseguenza al fatto che, nel cervello di Manuel, nascosto il

ricordo recondito di suo padre, il quale portava il figlio in macchina per farlo

addormentare, quando lui faceva i capricci.Lappuntamento era alle 21,30, sotto casa, ma

Manuel conosceva bene le abitudini di Carmen e quindi si fece trovar pronto solo alle

21,45.
Al cinema egli si sedette sulla poltroncina personalizzata.In quella sala si materializz

unatmosfera alquanto strana.La coppia di amici and a vedere uno di quei filmoni

strappalacrime dove lamore vince su tutto.Lei alcostista?Perder questo vizio.Lui si

drogava e picchiava i figli?Per lamore verso la sua famiglia, dopo numerose sofferenze,

tutto si sistemer e vivranno felici e contenti come nei finali dei fumetti su Topolino,

dove anche perde contento, sempre!
Chi va a vedere questi film?Le donne emotive, con i fazzoletti in mano, accompagnati da

uomini corrotti, forse, da una notte di sesso o chiss da cosa, soprattutto se si tratta

della domenica sera, quando c in televisione il posticipo della partita.Manuel non fece

difficolt a scegliere, non perch a chidergli di andar a vedere quel film fu Carmen, ma

perch in posticipo non giocava la Juventus: passano gli anni, passano le donne, le gioie e

i dolori, ma la Juve una fede e, come tale, sta al di sopra di qualunque essere umano.
un momento importante, per un uomo, acconsentire ad andare al cinema e soffrire sia per

il film sia per le scomode poltrone; negare ad una donna tale uscita potrebbe significare

mettere in dubbio la loro unione sentimentale: dalla mancata vsione del film, si pu

passare alla rivisitazione di episodi passati sui quali lei aveva soprasseduto fino a quel

momento, ma che avrebbe tirato fuori nei momenti pi propizi come strumento di

ricatto.Lepisodio finali di questi discorsi possone essere affermazioni del tipo: Allora

non mi ami pi!, oppure: Ormai non mi capisci pi.Magari da questi scerzi si finisce la

coppia si lascia!
Era prevedibile che a Manuel quel film non piacesse, ma cose gli importava se a suo fianco

aveva il suo amore?Quella ragazza che, appena vide entrare sullautobus nella gita della

terza media, sapeva che gli avrebbe sconvolto la vita?
In quella sala le coppiette, di solito poste negli angoli pi bui della sala, si baciavano,

si dicevano cose graziose allorecchio dellaltra e facevano sorrisini che pi intimi di

cos nono si pu; gli unici intenti a guardare il film erano proprio Manuel e

Carmen.Chiaramente n al cinema n dopo la visione del film successe qualcosa, ma lei

disse, prima che Manuel potesse scendere dalla macchina per raggiungere la porta della

propria casa: Ho deciso che per gli esami studio qui.Ci sentiamo?.
Lui annu con il capo.
Lei non aveva finito e continu: Stiamo facendo lo stesso esame, magari possiamo darci una

ripassatina insieme; che libro usi?Io il testo di Temistocle Martines.
Manuel disse che anche lui stava studiando su quel testo, ma non era una coincidenza, come

molto potrebbero pensare, in quanto sapeva che quel testo era uno dei pi utilizzati nelle

varie facolt italiane di giurisprudenza.
Un bacio sulla guancia e Manuel scese dalla macchina.
Nei giorni seguenti studiarono insieme, si telefonarono, scherzarono su quando Manuel senza

giri di parole, le chiese di essere sua.
Questo bel quadretto dur il tempo di un fiammifero acceso giacch lei ripart, oltretutto

senza avvertire, per Roma; fu un periodo lundo nel quale non si videro, n sentirono.
Quando Manuel si sveglia la mattina gli viene sempre in mente una scena di unopera di

Eduardo D Filippo, quando lui viene svegliato la mattina.Non ricorda bene ci che disse,

ma il senso era che uno non fa in tempo a chiudere gli occhi che subito li deve riaprire;

pens lui che sebbene quella fosse una battuta, un fondo di verit cera:perch la cosa pi

bella del mondo, il dormire, non pu essere sentita dalluomo?La persona non ha la

consapevolezza che ha dormito, il fatto viene dedotto solo guardando la sveglia sul

comodino; solo da l lindividuo pu accorgersi quanto ha dormito, inoltre pu dedurre se

ha dormito bene o male, facendo il calcolo matematico delle ore.
Perch non possiamo accorgersi di questo piacere simultaneamente nel momento in cui il

piacere in essere, mentre lo stress e il dolore non porta alle stesse conseguenze?Tutto

questo per dire che il nostro amico, ogni giorno, sente la sveglia per alzarsi alle otto di

mattina , fare colazione e poi cominciare a studiare.
Che strana cosa il diritto!Manuel aveva passato senza difficolta, i primi tredici esami;

tutti, naturalmente,avevano un punto in comune, cio, spiegavano le regole di quel settore

del diritto specifico.Il nostro studente ne trovava altri di fili conduttori nelle varie

materie: il fatto che tutti davano per scontato luguaglianza del soggetto davanti alla

legge, la giustezza della pena, il fatto che tutti devono contribuire per lo Stato con i

propri mezzi ed in maniera progressiva, secondo le norme tributarie.Tutto ci era e

continua ad essere giusto in linea di massima, ma nessuno di quei testi diceva:

Attenzione, nella realt non proprio cos!.
Lui si chiedeva il perch del condono fiscale.Perch chi dovrebbe pagare di pi, poi alla

fine, paga di meno?Perch viene sempre graziato?Perch se unimputato famoso, se viene

condannato,va pure in televisione per dire che i giudici contro di lui hanno sbagliato e

magari, guadagna di pi rispetto a prima?Perch il cittadino comune, se viene addidato come

colpevole, ma poi viene riconosciuto dagli stessi giudici innocente, non se ne parla e,

magari, diventa pi povero, rispetto a prima perch fottendosi, tutta la societ, del

principio di innocenza, ormai screditato?
In effetti lunica risposta che si ruisciva a dare che le caste ci sono state, ci sono

tuttora, ci saranno sempre!Bah!Le libert, i diritti, sono tutte cose che noi, gente

comune dobbiamo sudarci sul campo, c invece chi ha un incremento ingiustificato di

diritto; Manuel, poi, mal sopportava, quei soggetti, soprattutto attori e cantanti, che si

vedevano sui palchi delle grandi platee a blaterare sulla libert, sulle manovre del nostro

governo contro i lavoratori, contro i magistrati, contro lEuropa, contro tutti!Questo tipo

di qualunquismo scellerato, senza un fine vero, se non il sentir parlar di s, poi comporta

un influenza sui giovani che stanno di fronte a quei sedicenti leaders carismatici; Manuel

non voleva che tutti quei giovani la pensassero come lui, ma che almeno la propria idea

politica passasse attraverso esperienze proprie di interesse nei confronti della materia, e

non per sentito dire!Perch nessuno di quei cantanti, attori, calciatori, non cacciano la

moneta e sostengono un barbone?Un bambino russo?Una ricerca sul cancro?Cosa fanno questi

soggetti?Mettono la loro faccia e dicono a noi di fare uno sforzo nei confronti dei pi

deboli.Bah, bah e ancora bah!
Allennesimo perch, Manuel chiuse il libro e, giacch la giornata lo permetteva, decise di

andar a farsi una passeggiata per rischiararsi le sue idee.
La zone nella quale abitava il nostro futuro avvocato non era molto vicina al centro della

citt, ma, nonostante questo, era un quartiere trafficato per la vicinanza con la stazione;

la sua casa si trovava in un ibrido tra un quartiere residenziale e ambiente agricolo.
Quando voleva farsi una passeggiata, Manuel preferiva sempre andar verso la zona rurale,

dove la mattina la foschia ricopriva ancora i terreni dei contadini, senza dar la

possibilit di distinguere le varie coltivazioni, la foschia, alla fin fine, come la

vita: non puoi veder cosa ti attende, puoi essere cauto nei movimenti che fai, ma non si

pu prevedere le consuguenze delle tue azioni.Quel giorno, per, la foschia, non si trovava

davanti a s, non copriva le coltivazioni, ma si trovava dentro di s, nella sua testa.
Qualche tempo fa, si sarebbe chiesto: Cosa mi riserva il destino?Che mi devo aspettare

dalla vita?Io cosa voglio che la vita mi offra?.Sapeva che non erano queste le domande

giuste da porsi, piuttosto bisognava chiedersi: Cosa voglio fare?Come voglio rendermi

utile alla societ?
Le persone tendono sempre ad aspettare che gli eventi si facciano da soli.Egli, invece,

aveva la consapevolezza che se voleva cambiar qualcosa, doveva esser lui stesso a far

scatenare gli eventi e a dominarli.
In questo contesto rivalut lunico gesto di coraggio della sua vita, fatto, ormai chiss

quanti anni prima, nei confronti di Carmen.
La foschia si stava diradando; manuel, forse, ci vedeva pi chiaro,e, in questo caso, gli

occhiali da vista non centravano.Ritorn a casa, e dopo essere andato al bagno, giacch il

movimento gli stimolava lapparato digerenre, ri rinchiuse nella camera.
Quelle quattro mura erano da considerarsi la sua vita; magari le sue idee politiche erano

per una societ pi giusta, ma nel suo spazio esiguo, egli non si faceva mancare nulla:la

televisione, le stereo dei suoi genitori, il telefono sul comodino, la batteria blu.A

Manuel piaceva arricchire le mura con le foto dei suoi amici, col biglietto di un concerto

mitico, oppure con cimeli particolari presi in qualunque posto andasse.
In questa collezione di cose, che la mamma aveva etichettato come roba da buttare, non

potevano mancare i calendari famossisimi con le tette al vento: quello era lanno della

Ferilli e della Marcuzzi; Manuel non se la sentiva di poter scegliere tra una mora e una

bionda: si prese tutte e due!Quando uno pu!
Col passare del tempo e, quindi, maturando, anche la sua libreria divenne pi

competitiva.Fino a poco tempo addietro, leggeva Topolino, ma un giorno decise di comprarsi

un libro serio, per passare cos nel cerchio degli adulti.Ricorda con piacere il primo

libro letto: il viaggio allucinante di Asimov, rappresentava un capolavoro per lui.Quel

modo minuzioso di mostrare le varie operazioni con termini tecnici,ma in maniera anche

chiara, per un neofita, era un talento enorme.Era convinto che erano questi i libri che un

giovane studente dovrebbe leggere a scuola.Tutti si sarebbero interessati di pi.
Da Asimov, pass a Miller e suoi racconti erotici, a DAnnunzio.Ormai ci aveva preso gusto!
La vita, come tutti sanno, bella perch, nel bene o nel male, non mai monotona, regala

sempre quella sorpresa che attende tutti dietro langolo, appena svostato, della nostra

esistenza, che, seppur effimera nella lunghezza, comparandola a quella che la storia

dellumanit, sempre emozionante.Tutti abbiamo bisogno di una dose di emozioni: si pu,

infatti, definire luomo, come drogato da emozioni e, essere in crisi, di astinenza, ci fa

sentire vuoti e senza valore.
Buonasera vorrei un Fiore.
Quale tipo di Fiore?.
Uno qualsiasi, mi basta che sia profumato e vivace.
Vivace?, chiese la fioraia, non avevo mai sentito parlar di un fiore come vivace!E per

unoccasione particolare?No? Allore le do questo qui.
Manuel lo prese in mano e lo annus; non chiese quale poteva essere il nome del fiore

perch non voleva apparire come un ignorante (per queste cose era fissato!), ma i colori

accesi lo avevano conquistato.La fioraia chiese gentilmente: Vuole scrivere un biglietto

dauguri? Qui nabbiamo di tutti i tipi e per ogni occasione: eleganti, semplici, colorati

o tutti bianchi, col fiocchetto o senza..
Manuel era seccato dalla invadente gentilezza della fioraia e, quindi, tronc subito il

discorso, prima che la commerciante, potesse entrar nei particolari: Questo bel fiore, con

questi petali cos colorati, con questo prfumo inebriante dal far ubriacare un astemio

per me!Il biglietto non mi serve, a meno che io non voglia farmi gli auguri per qualche

evento che riguardi la mia vita, ma ora in questo momento, che io sappia, nessun

appuntamento mi coinvolge, n un compleanno, n il mio onomastico di cui ignoro anche il

giorno!Quindi, senza patemi danimo, non si prodighi nel cercare un biglietto carino;

magari, per lei sa qualcosa di me che io non so!.Manuel, la mattina, non mai gentile,

ed per questo che, il pi delle volte, non proferisce parola; questa volta, per, la

fioraia aveva esagerato.
Questultima aveva labitudine di farsi gli affari degli altri, facendoli poi conoscere

agli altri.Questa corpulenta signora chiedeva, sempre, i particolari di una storia,

rispondendo, a chi criticava, tale atteggiamento che, questo, era lunico modo per fare

ottime composizioni; sapere il perch di un mazzo di fiori era importante, spesso ripeteva

che i fiori sono parole aggiunte a quelle dellalfabeto, con cui si possono dire che le

parole stesse non possono descrivere.La sua era una semplice indagine psicologica sul

cliente per far rendere al meglio la sua attivit.
Nonostante le dure parole di Manuel, la signora, armata di forbici, appese ad un cinturone

legato alla sua immensa vita,dopo un primo gesto di nervosismo, non si tir indetro e

continu a fare domande personali, come fosse una mitraglia a caricamento automatico.E

sicuramente una lei un fiore particolare quello che lei ha sceltone deduco che anche

una giornata particolare quella di oggi vero?.
Se ci tiene molto a saperlo le posso solo dire che si tratta di un mio ricordo, ma se ha

finito, adesso, vorrei prendere il fiore, pagarlo e andar via.Grazie!.
In effetti quel fiore rappresentava un ricordo, un frammento di vita; si tratta di

istantanee che sepolte nel nostro cervello riaffiorano grazie ad una causa scatenante quale

un profumo, un suono, un luogo; in molti film, si vedono psichiatri che attuano tale

principio, ossia il ricordo legato ad un elemento sensoriale, volontariamente; il fiore

serviva a Manuel per far rivevere nella sua fervida mente, che rappresentava un po un

mondo a parte, il ricordo di una ragazza conosciuta qualche tempo fa.
Nonostante quella ragazza avesse un nome proprio, come del resto hanno tutti, tranne i

brasiliani, dei quali, Manuel, non capiva il funzionamento del soprannome e non capiva se

essi avessero un nome proprio, per il nostro amico, lei era un fiore, dal quale riprendeva

la fragilit da una parte ma leleganza dallaltra.
Lei era Fiore, il nome non aveva importanza.
Manuel ne era fortemente attratto, ma non voleva compiere il passo deciso; troppe le

scottatture prese in passato, troppe le sofferenze patite, per un ragazzo che poi tanto

forte non era, ma anzi, lamentava una certa debolezza caratteriale: il non essere compreso

nei suoi gesti, nel non trovare, tra la sua cerchia di amici ed oltre, una persona che

potesse comprenderlo.Quelle esperienze passate sottrassero dal suo essere persona,

quellinstintivit e avventatezza nei confronti delle donne e lo resero pi cauto

nellaffondare un approccio bench minimo.Ormai egli tendeva a diventare un amico delle

ragazze pi che un corteggiatore.
A chi gli faceva notare che diventare troppo amico di una donna avrebbe potuto pregiudicare

un rapporto intimo con la donna, in questo ci si riferiva al suo rapporto con Fiore, lui

rispondeva stizzito: Posso aspettare anche tutta la vita, ma sono convinto che lei si

accorger di me.Voglio che sia lei ad avere quella sensazione che ti fa capire di essere

davanti al ragazzo giusto.Voglio che, quando lei si giri intorno per trovare un compagno,

il suo viso veda per prima me, e questo pu succedere solo se io divento suo amico.Questa

ragazza molto importante per me e non vorrei che diventi una nuova Carmen.
Fiore era affezzionata a Manuel, timido, scontroso che rende la situazione pi complicata

di quanto realmente sia.
La ragazza era diversa: pi che preoccuparsi delle sue azioni e delle consuguenze, come

faceva Manuel, focalizzava la sua attenzione sui suoi desideri e sulle esigenze che la

riguardavano, senza pensare alle conseguenze; agiva per il presente e non per il futuro.
Fiore era ancora una liceale, poich sebbene Manuel la reputava persona degnissima e

intelligente (forse era lamore che gli offuscava gli occhi sulla verit), lei non si

concentrava molto sui libri.
Secondo Manuel, aveva un pessimo gusto per i ragazzi, ma questo da una persona

interessata.Si pu dire, con certezza che, pi laspetto fisico, ci che lo attirava di lei

era, soprattutto, il fatto che era quello che Manuel non era e che avrebbe voluto essere.La

considerava il suo complemento.
La religione insegna che dalla morte nasce la vita.
Pioveva forte quando Manuel ritorn a casa tutto bagnato.
Era uscito col motorino e, quando lasci casa, accellerando, come fosse un pitola di

motociclismo, il sole era alto in cielo e splendeva in maniera rigorosa, come una palla

fiammeggiante; come nele pi classiche giornate estive, vi sempre in agguato il temporale

che non ti aspetti, quello che dura cinque minuti e butta litri su litri dacqua.Tornato a

casa ricevette una telefonata.
Quella voce cos formale, fredda che giungeva dallaltra parte del telefono, non prometteva

nulla di buono: Manuel, successa una cosa spaventosaNon ho capito beneforse un

incidenteTommy ha avuto un incidente morto!.
A quella notizia cos inaspettata, Manuel rimase, inizialmente immobile, ma poi si riusc a

sedere sulla poltroncina vicino al telefono.Sent un brivido che lo attravers tutto, forse

era il brivido della morte.Rimase spaventato da tutto ci.
Tommy non era proprio un suo amico, non poteva considerarsi uno che col neo defunto avesse

avuto chiss quale rapporto speciale. Dalla sua prima emozione, pass ad una situazione di

stallo nella quale lui non sapeva come comportarsi, non sentendo i suoi comportamenti

simili a quelli del gruppo dei suoi ex compagni di scuola.Sentiva un certo dolore per la

dipartita di Tommy, ma si abbandon a scene di isterismo;nono modific i suoi comportamenti

e suoi gesti nei confronti della vita come avveniva nei suoi amici; in questo senso si

sentiva in imbarazzo e si chiedeva, in cuor suo, se magari lui fosse un mostro, per non

sentir nulla di profondo dentro di s, o fossero gli altri ad avere dei problemi.Si sentiva

in imbarazzo, per questa situazione.
Quel ragazzo, veniva dalla stessa sua scuola e non cera nessuno che nelledificio non lo

conosceva.Era il classico ragazzo popolare e che faceva parlar di s, amava stare davanti a

tutti.
Morgan, Carmen, Mark e Viola, ed ancora altri compagni liceali, si riunirono a casa del

Sindaco.Questultimo non era il vero sindaco, ma era il suo soprannome: era militante

politico, amante della politica, che di politica si sfama.Era triste fare una riunione di

ex compagni per una sutuzione non allegra, ma triste nella quale difficile strappar un

sorriso per aver rivisto un amico!
Sono venuto appena ho potutoero tutto bagnatoditemi tutto.
Il Sindaco, avendo la mamma che lavorava nellospedale della citt, raccont tutto quello

che si poteva sapere per una disgrazia che lasciava una famiglia senza un erede e preda di

un dolore che non pu essere codificato da altri, fino a che non si perde una parte di s,

come un figlio o un genitore: Guarda, non si sa di preciso; dovranno fare lautopsia, ma

sembra che Tommy sia stato sorpreso dal temporale con la moto; scivolato sulla strada

bagnata ed ha sbattuto la testa.Non era ancora morto, quando arriv allospedale; mia madre

mi ha detto che farfugliava parole come : mamma, mamma entrato in coma e poi deceduto.
Ma il casco?Non lo portava?, chiese Carmen che nonostante fosse scossa per laccaduto,

era bella come in giorno di festa.
Manuel, invece, non era scosso, ma lucidamente si chiedeva il perch delle cose

accadute.Perch si fatto morire un ragazzo di 24 anni?Quel Dio che governa le cose del

mondo perch non lo ha salvato?Tommy non era uno stinco di santo, ma non era un gran

peccatore, non doveva essere punito in tale maniera.Se muore un vecchio, pensava Manuel, si

trova la giustificazione: ha vissuto la sua vita ed ora arrivato il suo momento.Non si

pu capire,ivece, razionalmente, il perch della morte di un giovane come Tommy.Non basta

aggraparsi alla fede, che domande di questo tipo non se le fa: il tutto rientra nel disegno

del Grande Manovratore.Tra laltro, la morte di Tommy fu veramente tragica poich egli mor

senza aver detto un ultima parola ai genitori, oppure senza che i genitori potessero vedere

i suoi occhi pieni di quella vita che da l a poco se ne sarebbe andata; non si potuto

congedare da nessuno e in nessun modo.
Vedere quel corpo freddo dentro la bara, fu un episodio della vita della sua vita che

Manuel avrebbe voluto cancellare dalla memoria: in completo jeansato, freddo, ricordava una

statua di cera, una di quelle presenti a Londra; Manuel non aveva mai visto un morto,

neanche quando mor suo nonno si sent di avvicinarsi alla casa del parente defunto; fu un

colpo allo stomaco.
La corona venne comprata dalla stessa fioraia dove Manuel aveva comprato quel meraviglioso

fiore alcuni giorni prima.
La fioraia, naturalmente, aveva gi saputo della tragica notizia, giacch Arcadia una

citt piccola, dove le notizie si diffondono come una macchia dolio, soprattutto se si

tratta di notizie dolorose o di pettegolezzi su qualcuno.
In quei giorni Manuel, come del resto gli altri amici, non era molto allegro; lui infatti,

quando stava insieme ai suoi ex compagni di classe, riusciva sempre a sdrammatizzare, ogni

volta che ce ne fosse bisogno; quella volta non fu possibile.
Un salvagente, a fomr a di telefono, fu la sua salvezza; rispose la mamma: Manuel!E una

ragazza!
Lui rispose e cap chi vi era dallaltra parte del cavo.
Come stai?Ho saputo della disgrazia.Ti ho anche telefonato prima e ieri ma non sono

riuscita mai a trovarti.
Sai, Fiore, Tommy non era propriamente un mio amico,anzi dopo un primo momento di

dispiacere e smarrimento, non sono tristissimo; oggi per lho visto dentro la bara, in

mezzo a tanti fiori, col suo giubbino preferito e colla foto di Bob Marley, il suo cantante

preferito; quel momento stato veramente triste, soprattutto perch sei contagiato, per

osmosi, dal dolore degli altri e, quindi, anche se te sei forte, la tua fortezza

destinata a cadere sotto il piante di un gruppo per u ragazzo che non si meritava queto

destino.
La ragazza cerc di tirarlo su di morale: Senti io sono a piedi, perch non passi e

usciamo un po?Cos ti distrai, che ne dici?.
Uscirono insieme e decisero di andar in qualche locale del centro: oramai si conoscevano da

un po di tempo, ma Manuel riflett che, da quando si erano conosciuti, non erano mai

andati in un locale da soli, ma sempre in gruppo.
Seduti davanti a due birre si confidarono.
Come stato il funerale?, chiese lei.
si pu dire che stato bello, c stata una grande partecipazione spontanea della gente,

il prete poi mi piaciuto perch ha fatto una bella orazione funebresenti vorrei

chiederti una cosa che non posso pi rimandare.
Fiore aspett che Manuel parlasse.
Manuel fece un respiro molto lungo per poter dire tutto senza doversi fermare: Tu sai

qual la mia vita quotidiana: mi sveglio alle otto, studio, mangio, guardo la televisione,

ristudio e poi esco un po.Questa la mia vita monotona di tutti i giorni.Allinterno di

questo schema ci sono stati delle variazioni, soprattutto a causa di ragazze che poi, alla

fine, mi hanno sempre fatto soffrire, facendo s che mi chiudessi in me stesso.
Lei non capiva ancora dove lui voleva andar a parare.
Manuel continu senza fermarsi: Dopo la morte di Tommy, mi sono chiesto se valeva la pena

veivere nel modo come vivo io.Un amico mi ha detto una volta che Dante mi avrebbe messo tra

gli ignavi, i peccatori pi deprecabili.Tommy aveva la mia stessa et, ma lui ha vissuto

molto pi di me; se ci fossi stato io al posto nessuno mi avrebbe ricordato come hanno

fatto con lui.Poi, per, ho incontrato te, lunica persona che riuscita a migliorarmi

sotto laspetto del carattere, lunica che mi abbia fatto uscire dai miei schemi.In questo

momento, in questo preciso istante tu rappresenti ci che c di meglio in questo

miserabile mondo.Viviamo in mondo cinico dove lambizione va per la maggiore e tutti

cercano di ambire a posti di comando a scapito dei pi deboli.
Viviamo in un mondo dove non esiste pi la comunicazione tra persone, non si parla per

paura di provare emozioni, si preferisce mandare un messaggino con telefonino, si ha paura

di esprimere di persona i propri sentimenti.Io posso ritenermi fortunato ad aver incontrato

te. Tu mi hai dato tanto senza chiedere qualcosa in cambio.Io voglio darti me stesso e il

mio amore ora, senza aspettarmi qualcosa in cambio; il mio amore per te senza confini e

non ha bisogno di essere alimentato dal tuo.Tutto questo perch mi hai reso migliore.
Lei rimase stupita da quellinaspettato monologo detto tutto di un fiato.
Siccome Manuel vedeva che lei non parlava lui, per metterla aproprio agio, disse: Guarda,

non c bisogno che tu mi dica di s; il mio sintimento che volevo manifestarti, ma non

ha bigno di essere ricambiato.
Sono rimasta colpita e sorpresa, mi hai emozionataPosso dire che non aspettavo che

questo, non ho mai detto nulla su questo argomento perch non riuscivo a capire le tue

intenzioniOra penso si saperlo!.
Manuel rimase un po confuso, perch Fiore non aveva usato quelle frasi di circostanza

che, da Carmen in poi, tutte le ragazze gli avevano ripetuto nel corso degli anni e, quindi

rimase spiazzato,ma si fece impavido: Senti non sono pratico di queste cose, ma penso che

forse adesso un bacio serva per suggellare la nostra unione.
E bacio fu!
Adesso era in grado di pronunciarsi su cosa lamore.Morgan aveva torto, aveva capito che

ci si pu impegnare con una donna.Manuel lo aveva fatto, era riuscita a cogliere il Fiore

pi bello tra i tanti coltivati.
Non aveva avuto il bench minimo momento di ripensamento su di lei; certo bisogna aspettare

ma , con costanza, si pu ottenere un po di felicit!

Id: 12 Data: 05/12/2007

*

Vivere e dormire

Un giorno lui si alz dal letto. Era pieno giorno. La luce entrava dalla serranda e lo accecava. Forse stata la luce o forse il caldo a svegliarlo. Quando apr gli occhi non cap se si era svegliato o stava ancora dormendo. Lui si ricordava ragazzino, con folti capelli e un tira baci sulla fronte, fastidioso a guardarlo. Si ricordava il suo corpo poco sviluppato, con la pelle liscia come la seta. Fece colazione, come sempre e poi si guard allo specchio. Era diverso dal solito: pochi capelli, barba lunga e muscoli delineati. Era come cadere in un baratro, perch non ricordava che erano passati cos tanti anni dallultima volta che si era visto allo specchio. Era cresciuto e non lo sapeva, era maturo e non lo sapeva, erano passati gli annie non lo sapeva Forse aveva dormito tutto quel tempo, oppure stava vivendo, ma dormendo. Forse una cosa che avrebbe capito pi in l, perch ora, guardandosi allo specchio, solo una cosa aveva inteso, in quel momento cap, guardandosi in quegli occhi verdi, che il suo sangue pulsava, che il suo naso si muoveva per il respirocap che era vivo e che da ora avrebbe vissuto.

Id: 11 Data: 05/12/2007

*

Quella volta di Kurt su RAITRE II

Mario ferm il mio impeto e mi disse una volta finita la sua sigarettina: Se magari provi a fermare il sarcasmo disarmante che ci imponi con la tua bocca fetida, vediamo se Luca ha in serbo un idea.
Bdato che in macchina non riuscivo a dormire mi sono informato sul posto dal barista qui allangolo; conosco anche la via dove ci siamo accampati, bastava leggerequindi basta dare queste coordinate ai Carabinieri o alla Polizia e siamo a posto con la coscienza.
Chi telefona!, chiesi sapendo gi la risposta.
naturalmente tu!Chi ci ha convinti a intraprendere questo viaggio?Sicuramente non io!L onore spetta a te, caro.
Va bene deciso, dobbiamo solamente sgombrar questo posto, dato che non esattamente un luogo adibito al campeggio.
Lorenzo dormiva ancora e non aveva inteso quello che stavamo facendo
Il suo sonno gli impediva di comprendere e, quindi, stancamente, usc dalla tenda e si butt allinterno della macchina vicino ad Andrea, anche lui, beatamente nel mondo dei sogni.
Pronto Polizia?Qui vicino c gente che sta litiga e urla in piena notte.Si sentono anche rumori di bicchieri rotti perch immagino se li stiano tirando dietroUn attimo.
In quel momento usc una sedia volante dalla vetrata. Il rumore fu fragoroso e diffuso tanto che linterlocutore della Polizia non fece domande su chi ero e che stavo facendo, ma disse solo : Interveniamo subito.
Noi ci mettemmo nella Punto anche se fu difficile sistemare il peso morto di Lorenzo che si trovava in stato di catalessi.
In tre riuscimmo a spostarlo nelle postazioni di dietro, dalla parte del guidatore.
Mettemmo la macchina in modo che non si potesse notare e aspettammo, inquieti,levoluzione degli avvenimenti.
Non vedemmo la macchina della Polizia bens la sirena.Si ud un Fermi!- e vedemmo un signore che in fretta e furia usc dalla vetrata rotta come nei film di Sergio Leone e tentava di prendere la via di fuga.Luomo non riusc nel suo progetto poich un volenteroso e atletico poliziotto lo prese per una caviglia prima che il potenziale fuggiasco potesse scappare.
Il poliziotto mise ai polsi le manette e gli url in faccia parole che non si riuscivano a comprendere benissimo a causa della situazione concitata.Sembrava di essere al cinema ma quegli attori non erano immagini proiettate su un muro ma erano solidinon erano neanche attori!
Non avevano la voglia di aprir di nuovo la tenda, per cui ci limitammo a rilassarci in macchina.Fu lunico momento in cui io riuscii a dormir un po e recuperar un po le forze.
Ci svegli il suono di una mano sbattuta sul vetro della macchina. Un signore con i capelli bianchi ci intimava di andarcene da quel parcheggio.Anche lui urlava: forse era una prerogativa di quella localit.Mi chiesi se si trattava di uno di quei requisiti che le guide turistiche mettono quando parlano della comunit di un determinato paese. Una cosa di questo tipo: La popolazione di Pincopallina tra le sue caratteristiche nota nel mondo per la loro parlata simile ad urla di persona incazzata!.Pensai, come seconda opzione , che si trattasse di una causa genetica dovuta ad inquinamento ambientale per cui tutta la popolazione ha subito un notevole calo delludito; da qui laumento del volume della voce.Cera anche un a terza opzione: quelluomo urlava perch stavamo occupando, come i gitani un luogo non adatto.Nooooo, non pu essere questo!
Prendemmo la macchina e ripartimmo per una nuova meta: un lago nei dintorni doveva aspettarsi il nostro arrivo.Lunica cosa che dovetti fare e informare Lorenzo di ci che era successo quella notte.


Il tragitto per arrivare a Sulmona stava per concludersi, ma vi era ancora una notte prima di quella manifestazione e quindi, vi era tutto il tempo possibile ed immaginabile per andare a vistare questo lago fantasioso poich era molto vicino.
quale cosa ti da pi fastidio?e cosa pi piacere?, chiesi a Mario.
Mah lindifferenza forse la cosa che mi rende pi nervoso; quellindifferenza per la quale entro in posto, un locale e nessuno si accorge d ime!Quando in pratica nessuno ha preservato il ricordo di me in una data situazione.La cosa pi bella?Questa una domanda pi difficile: stare insieme con una donna?Farsi una canna?In effetti unaffermazione seria dobbligo ora: avevo gi riflettuto a questo quesito, prima che tu me lo rivolgessi e sono arrivato ad una conclusione.
quale?,alla conversazione partecip anche Lorenzo; la sua faccia un po tirata dalla fatica per un viaggio che si stava dimostrando pi duro del previsto faceva pensare che non era in fondo tanto interessato al discorso.
La questione nella differenza che forse c tra la nostra generazione e quella successiva; certo, noi siamo giovani e quindi non pensiate che questo sia un discorso da vecchi! Vi ricordate la domenica cosa facevamo?Andavamo presso quel posto ancora in costruzione dove prima la nostra citt confinava colla campagna e dove ora invece tutto un insieme di cemento e mattoni, c il centro commerciale, c la rivendita delle macchine.Vi ricordate quindi? mi ricordo che prima del fischi dinizio delle partite, quando cera il sole, andavamo tutti l e pensavamo ai giocatori che avevamo acquistato al fantacalcio e tifavamo per loro,tutti insieme allaria aperta, con dietro il pacchetto di sigarette,direi immancabile, anche se poi mancava sempre laccendino.Ricordate alla fine delle partite?Avevamo sempre voglia di tirar due tiri al pallone e si organizzava una partita,seppur scandalosa!A me manca questo, come a tutti voiquei ragazzi di adesso non hanno mai potuto far una cosa del genere,sempre davanti al computer oppure a casa a veder la partita.Tutto questo calcio televisivo ha ridotto, non solo lo stimolo allaggregazione, ma anche limmaginazione viene a mancare; era bello poter vedere nella propria mente quel giocatore che faceva un gol,te lo potevi immaginare in mille modi diversi partendo dalle descrizioni che il radiocronista faceva.Questo mi piacerebbe rifare e mi piacerebbe non perdere la possibilit di annusare lodore dellaria aperta non infestata dallinquinamento, gustare cogli occhi i colori della natura, poter dar linfa vitale allimmaginazione che secondo me la base della vitaEcco, questo volevo dire e mi piacerebbe anche poter visitare i molti luoghi di questo mondo, le loro genti e le loro usanze, ma il mio cruccio sta nel fatto che questa una possibilit che hanno solo pochi eletti, quei pochi figli di pap..
Lorenzo rispose: Parli dimmaginazione?usala allora! Prendi per esempio alcuni pittori: loro non sono stati fisicamente in tutti i posti che hanno raffigurato ma con limmaginazione hanno creato dei luoghi che poi rappresentano la speranza per un mondo migliore,oppure una tomba dellumanit.Loro con i colori i tratteggi, pennellate dolci o dure,possono essere oggi nel Tibet e domani in Spagna.Magari noi non possiamo arrivare al loro livello, non siamo geni, non siamo talentuosi,ma possiamo usare i nostri pensieri, la nostra immaginazione per vivere in luoghi diversi oppure vite diverse, perch no?.
Forse hai ragione, forse pi che girare il mondo con il corpo si potrebbe girarlo con la mente attraverso foto, video, internet; ma come si fa ad avere lentusiasmo in una citt che ti tarpa le ali?Una citt dove i ragazzi per divertirsi si mettono in un angoletto con in mano una birra e un po di fumo?La nostra citt uccide chi ha un po di arte e chi ha limmaginazione; noi forse siamo morti perch non abbiamo la fantasia; quanti libri leggiamo? Abbiamo mai fatto qualcosa di creativo? Io mi ricordo di non aver mai fatto nulla di tutto questo!Sapete qual la cosa che mi d pi fastidio?, concluse Luca i calzini che se ne calano, quelli colla molla lenta e che ad ogni passo che fai, dal polpaccio scendono fino alla caviglie.Questo quello che non sopporto!.Ci fu una risata generale, il discorso stava diventando troppo serio.


Ci imbarcammo su una navetta che ci avrebbe portato su una isoletta allinterno del lago; si navigava su un piatto enorme composto da particelle dacqua dal sapore dolce e leggermente ondulato per colpa della prua della nave che tagliava quella calma zen; un posto ameno aspettava il nostro calpestare dei piedi appesantito dagli zaini formato settimana in montagna che riuscivano a piegare la schiena come un giunco dal vento.Quellisoletta era cos affascinante poich dava la sensazione di eterna bellezza naturistica la mattina, ma di notte, tra i viottoli posti per indicare la stradine, in discesa e in salita da compiere, si poteva ammirare la porzione meno entusiasmante, almeno per me, della natura: quella parte oscura abitata dal popolo della notte, come i gufi e i pipistrelli e da suoni che non fanno paura in quanto suoni ma in quanto non riconoscibili allorecchio umano; si tratta di quei suoni che, magari non siamo abituati a sentire spesso o quasi mai, forse perch coperti dai motori della macchine o dai rumori proveniente dalla televisione; lignoto fa paura!
Ci trovammo a salire fino ad una torretta sulla quale laffaticamento, muscolare e mentale, causatoci dal sole era mitigato dalla brezza che rendeva tutto pi leggero.
Forse ceravamo calati troppo nel ruolo di quelli che facevano un viaggio per capire chiss cosa, che non fu difficile fermarsi a veder la bellezza della natura e, di come il tutto gravita intorno ad un equilibrio perfetto.Avete presente quei numeri da circo dove il provetto circense, per stupire tutto il pubblico attonito, si pone con la punta del piede su un filo sospeso in aria?Questo quello che intendo io per equilibrio: basterebbe un minimo sussulto per rovinare quel piacevole senso di stupore e trasformarlo in unorrenda sensazione di sgomento.
Quel favoloso paesaggio, dove lo specchio dacqua dolce rifletteva la luce della palla infuocata appesa nel cielo blu cobalto, e rimbalzava contro i nostri occhi indifesi, avrebbe potuto ispirare romanzi, poesie, drammi di una vita se solo, tra noi cinque poveri esuli, ci fosse stato un degno scrittore che, avrebbe potuto mettere in parola, quello che noi sentivamo su quella torretta.Parole usate come mezzi per esprimere quello che c dentro di noi, una chiemera per gente che usa litaliano come fosse un pallone da calcio: a pedate!Incapace di dire quello che il nostro cuore vuole comunicare, quello che la nostra mente percepisce dallesterno e traduce in stimoli nervosi: bisogna invidiare gli scrittori, i reali scrittori, quelli che possono compiere questa traduzione da percezione a parola; grandissimi sono quelli che saltano la percezione perch se la costruiscono dentro di loro e fanno finta, quindi, di percepire informazioni esterne e pongono la parola; si prenda ad esempio Dante, il quale aveva una gran maestria nel comporre i suoi poemi, tanto che la gente crederebbe, in maniera assolutamente veritiera, in un suo viaggio nellinferno.
Quellatmosfera, o forse la birra, ci fece perdere un po la cognizione del tempo, tanto che fu faticoso riscendere gi, con gli zaini e riprendere il battello.Giunti al porticciolo di partenza Mario ebbe unidea: Perch nono rimaniamo la notte sullisolotto?.Il gelo fu presto fatto nelle nostre reazioni ed io non potevo permettere ulteriori ritardi nel viaggio: c era una persona che mi stava aspettando a Sulmona; non potevo perdere quellappuntamento.
Luca senza saperlo, fece il mio gioco: Non possiamo rimanere, siamo ancora lontanucci da Sulmona e dobbiamo ancora trovare una sistemazione per stanotte, dato che domani inizia la manifestazione!.
Mario era gi la seconda volta che provava a scappare: si pu chiamare un giovane del genere spirito libero?Cerca forse, di carpire il momento, non aspettar quello che potr essere in futuro, ma quello che adesso; se quello che ora , gli piacevole, vuole viverlo fino allestasi; questo modo elegante per dire che di lui non si pu far affidamento per i viaggi.
Fortunatamente, la navetta ripart senza di lui a bordo e quindi non rimaneva che andar a vedere la famigerata Sulmona;non era cos distante dal lago, ci trovavamo a pochi chilometri.





13
Lentrata nella citt fu difficoltosa poich la manifestazione era pronta per partire con il corteo.Vi erano divieti a tutti i pizzi e le automobili erano parcheggiate nei posti pi impensabili.
Parcheggiata la macchina, dovemmo subito ambientarci nella citt e soprattutto trovar un posto da dove veder questa manifestazione; la citt sembrava una bomboniera: piccola ma si poteva dedurre che in passato fu una citt importante per quella zona dItalia.
I suoi palazzi medioevali, la statua di Ovidio, che rinvangava tempi ancor pi antichi,le imponenti mura e le porte di accesso che cingevano la citt, facevano di questa localit un posto accogliente dove sarebbe stato piacevole trascorrere alcuni giorni.Pensai che Sulmona doveva essere stata molto ricca in passato.Ci mettemmo seduti sulle scalette di un palazzo con un campanile.
Seduti, potevamo notare un flusso vitale di persone che come fossero ununica cosa fluiva per il lungo Corso. Il vociare assordante era una cosa che nella mia citt non si era mai sentito e per questo mi dava leggermente fastidio:era come se avessi una zanzara che mi ronzasse intorno.
I colori che transitavano davanti al mio occhialuto sguardo, attiravano la mia attenzione e mi ponevano delle riflessioni; tanto difficile elevare dal grigiore una citt? impresa improba concedere ai propri cittadini almeno una vista pi rilassante e distesa con colori e movimenti, del proprio luogo natio?
E impossibile!Almeno quando in una citt, chi gestisce la cosa pubblica, non n un saggio, n un eroe, ma solo un medio cittadino che pone le sue priorit davanti a quelle degli altri.
Io ero pronto con la mia macchinetta fotografica per immortalare i momenti pi significativi della manifestazione;volevo per che il mio viso non fosse nascosto dalla macchinetta, in maniera determinante, poich il mio pensiero andava sempre alla ragazza che dovevo incontrar, a Valentina.
Il rumore dei tamburi cominciava a sentirsi dalla profondit della villa comunale e quel flusso di persone che transitava davant,i cominciava a diradarsi fino a scomparire aiutato, in questo, anche dalle forze dellordine.
In lontananza era chiaro anche il suono delle chiarine che intonavano un inno medioevale; girandosi verso la musica potevamo scorgere i primi figuranti e dietro di loro i gonfaloni e i loro diversi e variopinti colori.Davanti cominciarono a passar i rappresentanti della citt e le varie delegazioni provenienti dallItalia e dallestero.
Questultime portavano con loro tradizioni che da me erano considerate leggenda come i nibelunghi, il dio Odino, i vichinghi, i cavalieri della tavola rotonda, lOrlando furioso. Erano tutte cose che tra loro non avevano nulla in comune e a cui le singole delegazioni non si richiamavano ma che, in me, riaffiorarono come se ne avessi sentito parlar il giorno prima.
Erano di vario genere i vestiti portati dalle varie figurine,anche profani, come lo eravamo noi, potevano intuirlo: alcune delegazioni mostravano la loro ricchezza con le pietre preziose al collo e con vestiti le cui stoffe dovevano essere, a occhio nudo, molto costose; avevano anche una certa nobilt nel passo fieri di far vedere le origini ricche della propria citt natale e, un certo autocompiacimento nel sentir lapplauso del pubblico rivolto a loro; altre delegazioni avevano origini pi umili e ci si rifletteva nei vestiti poveri e nella mancanza di orpelli; vi erano i tedeschi che avevano un fisico possente e lunghi capelli biondi e una folta barba.Erano proprio dei vichinghi in carne e ossa; vi erano poi svedesi, cechi, spagnoli.
Era un corteo lunghissimo,e mentre i miei amici accompagnavano con applausi il passar ordinato dei vari figuranti, io cercavo con la macchinetta fotografica di trovar bei personaggida immortalare; allimprovviso il cuor cominci a batter forte: cercando di metter a fuoco un figurante lobiettivo cattur il viso di una fanciulla che era tra il pubblico alle spalle della persona oggetto dellinquadratura iniziale; quel viso lo conoscevo benisso ed evocava in me ricordi contrastanti, belli e brutti nello stesso momento.
Pronunciai il nome di Lorenzo e gli passai la macchinetta indicandogli il posto dove puntarla e dissi: Cosa vedi?.
Lorenzo punt con attenzione e poi mi guard e pronunci queste parole: Silvio, non vedo assolutamente nulla!.
Mi ripresi la macchinetta e puntai di nuovo io: Non c pi!.
Chi non c pi?Perch ti stai agitando cos?.
L cera Erica o una ragazza che assomigliava a lei.
Scusa ma pu essere Erica?Io non credo!Lei sar a chilometri di distanza ora chiss a che fare.
B forse hai ragione tu.Quel viso per scolpito nel mio cuore, non lho dimenticato; i suoi lineamenti , le sue gote; quegli occhi cos espressivi che avrebbero fatto invidia a qualunque attore del cinema muto; quelle labbra cos carnose da sentir la voglia di poterle assaggiare, lesigenza di poter appoggiar la tue labbra sulle sue.
Luca mi diede una spallata amichevole: Silvio senti, senti la sua mancanza, ti piace ancora; questo non lo puoi ignorare; non ne puoi far una questione di principio. Ormai un po di tempo passato e comunque non puoi giudicare una persona senza sapere il perch ha compiuto un gesto del genere; ora per guarda dietro di te, chi vedi?.
Mi girai e cera Mario; capii a quale conclusione Luca voleva arrivare: Lui lhai perdonato no?.
Il mio amico aveva ragione.
Ragazzi dobbiamo trovar un posto per mangiar e per dormire,Andrea, dicendo questo, stancamente si alz e fece una proposta: adesso andiamo a veder la gara,ma intanto che arriviamo presso la piazza guardiamoci attorno per vedere cosa c; ho anche una certa famequindi il motto : diamoci una mossa!.
Il corteo era finito e per arrivare nel luogo della contesa ci facemmo trasportare dalle corrente umana;nel cammino individuammo il locale dove poter andar a mangiar e ci affrettammo a prenotare un tavolo per cinque.
Arrivati nella piazza il colpo docchio fu incredibile; vedere una cos grande piazza adibita a luogo di contesa sembrava esser tornati veramente allet del medioevo;un signore seduto vicino ebbe la gentilezza di dirci le regole del gioco e il ruolo degli anelli, di varia grandezza,posti in vari punti del percorso di gare.Ci spieg che quella sarebbe stata la prima giornata e la finale ci sarebbe stata lindomani.
I cavalli fremevano allinterno del recinto e i cavalieri si aggiravano in solitudine per trovar la concentrazione prima della gara.
La gara cominci, ma il mio entusiasmo era temperato dal fatto che ero ancora scosso dallapparizione di quel viso; ero sicuro di averlo visto; montai il teleobiettivo sulla macchinetta e guardai in giro; nulla! Non cera!
La gara fin col parziale successo della delegazione di Pistoia gemellata con la delegazione tedesca.


14
Finita la gara ritornammo presso la pizzeria nella quale avevamo prenotato il posto; era venuto il momento di dire ai miei amici la verit, della vera ragione per la quale avevo insistito per recarci a Sulmona.
Una volta che presi la parola, dissi tutto: come avevo conosciuto la pantera alias Valentina, il suo nome, come era caratterialmente, ovviamente non come era fisicamente.
Preso dalla concitata narrazione dei mesi che avevano preceduto questo viaggio, non mi accorsi che Lorenzo non aveva il suo viso rivolto su di me, come normale che sia, quando una persona sta narrando una storia, ma era rivolto altrove.Poi mi guard e disse: Avevi ragione tu!.
Era Erica!Lei si gir e ,con modesta sorpresa si accorse di noi.Si avvicin al nostro tavolo e ci salut in maniera calorosa; aveva cambiato un po il suo look: meno trasgressiva e pi elegante; anche nellincidere della camminata pareva diversa, era pi donna, pi matura. Aveva cambiato la pettinatura allungando i capelli e scurendoli, non portava pi scarpe da tennis e magliette con i gruppi musicali disegnati sopra, ma scarpe da vera donna e magliette strette e molto scollate.
Alcune cose erano rimaste uguali: il sorriso che faceva scoprire quei denti bianchi e regolari, quegli occhi che facevano trasparire il fuoco della vita, il profumo della sua pelle che riconobbi nel momento in cui, con lieve imbarazzo, si chin per salutarmi.
Erica, sei lultima persona che credevamo di incontrare qui!, disse Andrea tra un boccone di pizza e laltro.
Anche per me la stessa cosa, certo il mondo proprio strano!Non ci siamo visti pi e adesso le nostre vite si incrociano di nuovo senza averlo richiesto; sentite, ma dove alloggiate?.
Io fino quel momento non proferii una parola, ma la domanda era rivolta a me.
Ora come ora stiamo ancora guardandoci in giro, non abbiamo una meta fissa ma sta sicura che troveremo una sistemazione.
Erica disse: Ragazzi io ho una possibilit per voi; io alloggio in una casa in pieno centro di propriet di una mia amica; adibita a contenere molte persone dato che la sua famiglia molto ampia, una casa in cui vengono solo per i giorni di festa; per lei non ci sono problemi, guardava sempre dalla mia parte, perch sapeva che era una situazione che avrebbe potuto pesare soprattutto ad un tipo, non molto forte caratterialmente, come me.
La mia risposta fu vaga dato che il posto per dormire non lavevamo trovato,ma non le volevo dare la soddisfazione di considerarsi la salvatrice di quei poveri ragazzi: Sai abbiamo una cosa in manonel caso ci vediamo pi tarditanto Sulmona non grandissima.Lorenzo mi sment subito: Erica dicci dove sta questo posto che paghiamo il conto e ne prendiamo subito possesso.Ahi!.Gli tirai un calcetto da sotto il tavolo.
Luca propose: Dato che grazie a Erica abbiamo la casetta e quindi un tetto sotto il quale dormire, proporrei un brindisi.
Nel tragitto per recarci presso questa casa, Erica non si avvicin mai a me o io a lei; parlavamo insieme agli altri ma non direttamente tra noi.
Una volta sistemati e lavati un po,forse il nostro odore non doveva essere molto gradevole, ci facemmo guidare da Erica in un borgo o sestriere; se non sbaglio doveva trattarsi del Sestriere di Porta Bonomini; era molto carino nella sua struttura: aveva un cortile non molto grande nel quale erano sistemati i tavoli; un ragazzo metteva i dischi mentre al centro i pi preparati si dimenavano in balli di gruppo.Sopra lanimatore vi era incavata in un muro una madonnina che vegliava su tutti quelli che stavano festeggiando.
Tutti i miei amici si diffusero tra la gente:Mario e Lorenzo si ritrovarono nella pista da ballo per cercar di imparare la coreografia dellultima canzone pi suonata in radio. Erica port Andrea e Luca presso il banchetto per le vivande; io, invece, rimasi a scrutare la situazione.
Misi le mie braccia poggiate sulla staccionata posta intorno al cortile e facevo finta di guardare le belle presenze allinterno della pista da ballo che dimenavano il loro di dietro bello sodo, ma non era cos: cercavo con le mie palle oculari sbiadite la cui correzione rimane affidata ad un bel paio di occhiali, di vedere Erica, cercare di trovarla tra la folla dopo che me lavevo persa di vista per un microsecondo, perch un omone grande e grosso mi venne a sbattere, mentre lei si dirigeva con Mario e Luca presso il banco degli alcolici.
Mentre il mio sguardo scrutava tra i borgatari danzanti, dietro di me una voce: Tieni!.Erica mi aveva portato una Smirnoff bella fresca e pronta da ingurgitare.
Io ringraziai e lei si pos vicino a me: era il momento giusto per confrontarci dopo il periodo passato lontano.
Si vedeva che era l per parlare: i suoi occhi dicevano quello che le parole non volevano ammettere; lei mi amava ancora e quei suoi sguardi e quel suo gesticolare le mani in maniera nervosa era una cosa che io avevo imparato a conoscere benissimo; forse voleva riaprire con me, il discorso sentimentale chiuso in maniera troppo repentina ed erronea.
Senti come va?, esord lei.
Io volevo pesare bene le mie parole prima di parlare e quindi sorseggiai prima un po della mia bevanda; non posso dire che mi era indifferente quella ragazza:l amavo ancora purtroppo, ma non volevo apparire come quello debole pronto a dirsi subito.Con i suoi gesti mi aveva fatto del male e le ferite erano ancora sanguinanti, non ancora rimarginate.
B cosa posso dire?Non posso negare che giorni migliori ci sono stati, non posso dire che quello che mi hai fatto stato dimenticato, non posso dire che ti ho rimosso dalla mie mente.
Non lo potrei pretendereSenti ti posso portare in un posto, qui difficile parlare in maniera tranquilla.
Mentre passeggiavamo per andare presso il luogo scelto da Erica per parlare le chiesi: Senti come mai questo cambio dimmagine?.
Sono brutta?, disse lei facendosi vedere da me con una girandosi su se stessa.
No, assolutamente, dissi imbarazzato, sei diversa, seicome posso dire? Pi donna, prima magari ti facevi notare soprattutto per il tuo abbigliamento eccentrico e il tuo modo di fare che certo non passava inosservato.
Ed ora?.
Ora sei diventata consapevole della tua bellezza e non ti vergogni di questo; prima nascondevi le tue forme, ora come si pu ampiamente notare e come gli occhi di tutti i ragazzi confermano, sei splendente e splendida, chi non potrebbe vivere della tua luce riflessa?.
Una voce allinterno della mia testa mi stava dicendo che stavo parlando come un pesce lesso, come uno che non vede lora di poterla tenere stretta a s e non farla parlare.Ci sarebbero stati da parte mia solo baci e ancora baci.Troppo smielato?Non capivo neanche io come mi stesse succedendo in quellistante.Dopo mesi di analisi personali per capire il mio stato danimo, per individuare la cusa di tanta infelicit e rimuoverla stavo sempre l: al punto di partenza e soprattutto con la stessa donna di prima!
Arrivammo in posto che rispecchiava il momento: avete presente quei film romantici nei quali ci sono luoghi aperti con il cielo stellato, gli animaletti che sembrano stiano aspettando il primo bacio tra i due fidanzati, il venticello caldo che accarezza il viso della ragazza?
La scena del film era quella e noi in quel momento eravamo gli attori principali; io non so cosa mi disse lei, ma mi ritrovai con le mie labbra appoggiate sulle sue, le due bocche si aprirono e le due lingue si rincontrano dopo lungo tempo; ci allungammo sul prato e rimanemmo abbracciati a baciarci.
In questo scambio di saliva, in questo scambio damore Erica mi apostrof con un appellativo che avevo sentito o meglio letto poich si trattava di quel soprannome datomi da una certa persona: ragazza della chat che dovevo incontrare.
Da quel sogno cinematografico ci fu un brusco risveglio: mi discostai improvvisamente da lei e la guardai dritta negli occhi; la sua espressione aveva fugato i miei dubbi: era lei quella che dovevo incontrare.
Mi devi una spiegazione.
Silvio, perch ho fatto questo? Perch ti amo semplice, avevo capito il mio errore e non sapevo come rimediare.
Hai fatto tutto da sola?.
Bh in effetti no, i tuoi amici hanno preparato tutto.
Scusa in che senso?.
Nel senso che grazie al loro interessamento ci siamo trovati qui. Sapendo dei tuoi interessi storici ti hanno portato qui e mi hanno contattata.Anzi stato Mario a chiamarmi; lui non ha nessuna colpa per quello che successo vari mesi fa.Ero io che avevo una personalit autodistruttiva, nel senso che dopo varie esperienze non credevo fosse vero aver un ragazzo come te, che mi rispettasse, che mi facesse sentir importante e non mortificante per gli altri.In quel periodo non riuscivo a trovare quellequilibrio che ho ora; pensavo sempre, ogni giorno che passavo con te sarebbe stato lultimo perch il giorno dopo non mi avresti voluto pi.
Tra un pianto e laltro lei continu: Io pensavo che,comunque si trattasse di un qualcosa che riguardava solo me.Il fatto che io analizzo ogni azione, ogni momento della giornata,ogni cosa che mi succede pensando sempre alle conseguenze e al futuro e, quando stavamo insieme, non mi rendevo conto che il presente poteva scivolarmi via velocemente.Quel presente eri tu, ed io ero convinta che non si poteva stare insieme perch mi avresti abbandonata e, allora, per non soffrire,cho reciso in rapporti con te.
Questa confessione mi fece capire che del carattere umano non capivo n capisco qualcosa tuttora;mi sono sempre vantato di poter comprendere gli animi della gente, come sono, quali sono i loro pensieri pi nascosti, cercarli di portarli fuori; dopo quella sparata di Erica capii che della persona che pi mi interessava in quel momento avevo visto giusto la superficie, mentre dovevo afferrare che dietro quella maschera di gioia senza freni, dietro quella originalit nel vestire, nellintendere la vita cera qualcosa che la tormentava.Io non sono uno psicologo, n uno che studia il comportamento umano, ma sono convinto che bisogna sforzarsi nel cercare di capirsi in un rapporto;senza pregiudizi, accettando quelli che sono i difetti dellaltra met.
Dopo che io porsi un fazzoletto per asciugare le sue gocce di infelicit che scendeva gi per le sue gote, continu la sua confessione: Stare insieme sarebbe stato in quel momento una cosa non positiva, sia per me perch mi deprimevo nel pensare a quello che sarebbe potuto succedere tra noi, sia per te che stava con una ragazza che fingeva non di volerti bene, ma di essere convinta di essere la tua compagna, ma che un giorno ti avrebbe fatto del male.Cercai un modo per allontanarmi da te, non sarei riuscita a dirti in faccia queste cose allora; dovevo trovar un modo per allontanarti in maniera traumatica e in maniera tale da non farti venire dei rimorsi di coscienza; senza far ricadere su di te nessuna colpa.
Mario si offerto?,chiesi io.
Mario poveretto non centra nulla, nel senso che il bacio glielo ho dato senza il suo permesso: parlavo con lui mentre ti avevo visto arrivare da lontano.Fu un attimo, capii che cos potevo ottenere il risultato sperato: farmi odiare da te!Mi dispiace solo aver messo in difficolt Mario, ma gli chiesi di stare zitto, glielo chiesi per me, ma soprattutto per te.
Io lavevo compresa e chiesi: Ora cosa cambiato da allora?
B un certo cambiamento lhai notato pure tu,almeno nel modo di vestire.Ora mi sento pi sicura di me e dopo tanto ho capito che non potevo perdere loccasione di riprovare con te, io ti voglio bene e voglio ricominciare con te, con i miei difetti e i miei pregi.
Per te sempre cos facile?Prima mi butti nel baratro della disperazione pi assoluta e ora sei qui davanti a me che dici che stato uno sbaglio che non eri prontaMi hai messo pure in disaccordo con Mario, non si fa cos, questo non giusto nei miei confronti.Non sono un burattino con il quale giocare, non sono uno che si pu manipolare in questo modo n tanto meno sono un ragazzo insensibile impreparato che non avrebbe capito i tuoi dubbi e i tuoi problemi: i tuoi momenti di depressione li avremmo superati insieme
Tu adesso mi chiedi di ricominciare, ma come posso io?Chi mi dice che ora non stai fingendo, oppure che tra pochi mesi non ricomincerai a pensare a quello che sar il futuro, cosa succeder quando finir luniversit; io non sono il tipo che si mette a rinfacciare tutte le volte in cui tu hai rovinato i nostri momenti intimi perch stavi passando un attimo di tristezza.Io non voglio essere come quelle persone che attaccano per difendersi; sapevo di dover accettare quella che sei, come tu dovevi accettare me; dovevi fidarti e non farti fregare da quei dubbi infami che ti mangiano la mente.Non ti dir nullaltro che ti possa ferire ma rifletter sullaccaduto e me ne far una ragione.Con te non parler mai di ci che penso io,di ci che ho passato in questi mesi senza la tua presenza.Il tuo atteggiamento forse voleva dire che non sono il tipo giusto per te!.
Lei si mise a piangere comprendendo che il suo progetto era andato in frantumi: aveva davanti a s un ragazzo che era stato ferito nellintimo; Non potevo non essere contrariato, lei non aveva fiducia n nella mia capacit di comprenderla,n nel mio amore nei suoi confronti.La cosa che a ripensarci, mi ferisce tuttora, che lei non mi aveva aperto completamente la porta del suo cuore, dovendo arrivare ad usare dei mezzi infimi per superare lostacolo.Fuggire e non affrontare uno psuedo-ostacolo che gli opponeva davanti.
Piangi pure Erica ma penso che non verserai pi lacrime di me.Presi il coraggio di andar via e lasciarla l.


15
Non rimaneva che prendermela anche con i miei amici, che durante il viaggio mi avevano fatto credere che ero stato io a organizzare tutto; al contrario ero stato vittima di un oscuro progetto, mi sentivo come la pedina del gioco della dama: si intreccia una ragnatela di mosse per arrivare al risultato e alla vittoria finale; certo tutti o quasi i giocatori di quella partita persero: Erica perch non riusc a convincermi, i miei amici che avevano organizzato il tutto; avevo perso anche io, perch non avevo capito Erica allinizio e non avevo compreso la situazione del viaggio.
Tutte quelle cose dette da me sulla ragazza che mi stava aspettando, su quello che significava per me, erano quindi buchi nellacqua, e pensavo che i miei interlocutori, cio i compagni del viaggio, silenziosamente si erano burlati della mia persona e di quello che dicevo.
Quella notte decisi di non andar a dormire nella casa dove vi era anche Erica, volevo star da solo; mi incamminavo per Sulmona senza aver una meta precisa,aspettavo solo che sorgesse il sole per far calare un velo pietoso su quel giorno cominciato bene e finito nei peggior dei modi.
Passeggiando per il paese a piedi, ramingo, cercavo di immaginarmi come poteva essere ai tempi dei cavalieri: le strade illuminate dai pochi fanalini messi vicino alle locande, i pipistrelli che svolazzano , schivando allultimo momento lostacolo che gli si pone davanti; poche persone per lo pi ubriache cercavano di rincasare, perdendosi tra i violetti di Sulmona.Io ero in cerca, non so di cosa, ma avevo una brutta sensazione, un amaro nella bocca, quel gusto acre che rimane quando finisce il momento della rabbia e arriva il momento della riflessione; non solo il dispiacere per aver dovuto agire in quella maniera, ma anche lamarezza per non aver trovato a Sulmona, la ragazza dei miei sogni, la ragazza che avrebbe capito ogni mio gesto e ogni mia azione.La ragazza a cui appoggiarti nel momento del bisogno e con la quale dividere tutti i bei momenti.
Non vedevo lora di tornar a casa mia e rintanarmi nella mia camera, lunico posto sicuro che ho sempre conosciuto e che non mi mai tradito, coi i suoi pupazzi a farmi compagni; quegli stessi bambolotti che mi tengono compagnia fin da piccolo, che non criticano quello che fai, che non cercano di truffarti, che non danneggiato la fiducia nei tuoi mezzi e negli altri.
Non vedevo di poter riprender la mia chitarra, attaccarla al mio computer e poter perder tempo nel far canzoni stonate e mal suonate.
Non vedevo lora di staccar completamente lallaccio ad internet che mi aveva solo complicato la vita e quella dei miei genitori con laumento del prezzo della bolletta.
Non vedevo lora di svegliarmi da quel terribile incubo.
Passeggiando per strade a me sconosciute, mi imbattei in una zana alberata e piena di verde; in quella si festeggiava, dato che si sentivano urla di gioia, musica e risate.Cerano tende poste allinterno del parco, fuochi accesi e uomini vestiti come nel medioevo.Pensavo che la mia immaginazione era andata troppo oltre; era arrivata alla fase della schizofrenia, dato che vedevo i cavalieri e i cavalli davanti a me!Mi avvicinai e non parlavano litaliano e pensai: Ecco la lingua che si parlava allora, forse ho viaggiato nel tempo senza accorgermi di nulla!.
Con i gesti mi invitarono a stare con loro, a mangiare con loro; linvito non era malvagio dato che stavano cucinando la cacciagione sul grande fuoco al centro dei festeggiamenti.
Mi diedero dei vestiti, del tempo, colorati e non eccessivamente profumati, ma daltronde io ero profumato?Non potevo rifiutare il loro grazioso invito e mi misi acconto a loro.Vi era un giovane che rallegrava tutti, forse si trattava del giullare da campo; si mise al centro della scena e cominci a ballare con un pazzo cercando di coinvolgere la sua gente; la scena pi divertente fu quando prese una grassa donna con due seni giganti per ballare, ma la donna era troppo grossa per muoversi come luomo, tanto che cascarono; il giullare di campo fin sotto e cominci a inveire contro la donna, tra le risate generali.Io non capivo quello che diceva, ma i suoi gesti erano gi molto espliciti
Mi offrirono da bere e io bevvi, mi offrirono da mangiare e io mangiai.
Mi svegliai la mattina seguente, grazie allintervento di una donna che mi scosse.
Dove sono?Ho un gran mal di testa.
Evidentemente ha bevuto un po ieri, ma scusa tu non sei tedesco?.
La ragazza parlava italiano, forse avevo rifatto un viaggio del tempo al presente: Non sono tedesco, ma tu come mai parli italiano?.
Forse ancora non ti svegli o ieri ha bevuto troppo.Comunque per tua informazione, e per rispondere alla tua precedente domanda, sei nellaccampamento che noi abbiamo organizzato per la delegazione tedesca che venuta per partecipare alla giostra.
Allora non ero nel medioevo!.
Cosa dici?.
Non ti preoccupare, che ancora non mi sveglioGli altri dove sono?.
Gli altri si stanno preparando per la seconda giornata della giostra.I tedeschi sono in vantaggio se vincono oggi, vincono il palio.
Bene, tifo per loro perch sono simpatici e perch gente accogliente, ora per mi rimetto a dormire. Mi girai dallaltra parte.
Mi dispiace, ma non puoi.Disse la donna dai lunghi capelli biondi, con titubanza.
Non posso?Perch?.La guardai in malo modo, come per dire: Ci mancavi solo tu ora!.
E successo un fatto increscioso: un tedesco ubriaco ieri notte doveva andar in bagno, era in giro per la citt; dato che non trovava un bagno pubblico si calato i pantaloni e lha fatta in mezzo ad una via.In quel momento arrivata una pattuglia della polizia municipale che, ovviamente, lo ha arrestato per atti osceni e vagabondaggio.Ora a questa delegazione manca un uomo per completare il corteo.Dato che con te ieri sono stati gentili, allora direi che arrivato il momento di contraccambiare, che ne dici?.
Se mi fossi rifiutato laltra opzione sarebbe stata quella di veder i miei amici e soprattutto di rivedere Erika, cosa che, al momento, non era psicologicamente consigliabile, quindi accettai.
Il vestito era molto povero: senza orpelli o gioielli; avevo solo una lancia ed ero molto colorato, tutto il contrario di come si potrebbe pensare che fosse un tedesco; questultimi sono sempre considerati gente grigia, senza fantasia; un po come i giocatori: i sudamericani sono estrosi, i tedeschi concreti e professionali.
Senti ma ora che mi sono vestito che devo fare?Io ho dato un occhiata ieri ma non so come mi devo muovere, dissi alla ragazza che mi aveva svegliato.Scoprii che il suo nome era Beatrice, era una studentessa universit a Pescara ed era una volontaria; studiava il tedesco e quindi curava i rapporti tra la Giostra Cavalleresca e le delegazioni germaniche.
Tranquillo tu dovrai stare dietro di me e quindi fai quello che faccio io.Se ci sono problemi ci penso io.
Il corteo part dalla zona di accampamento e prosegu fino alla cattedrale da sola, l ci incontrammo con i rappresentanti dei borghi di Sulmona e con le altre delegazioni: cerano svedesi, cechi ( quelli della Repubblica, non i non vedenti!), spagnoli e francesi; vi erano anche molti rappresentati delle citt italiane come Pistoia, Arezzo,Bucchianico.
Passare per il corso di Sulmona tra i suoni dei tamburi, le chiarine era emozionante; pi emozionante era il fatto di passare in mezzo a due schiere di turisti e abitanti che non smettevano di battere le mani.
Vecchie signore lanciavano petali di rose rosse dal balcone sui cavalieri pronti a darsi battaglia.
I miei amici tedeschi erano i pi gettonati tra il pubblico dato che si mostravano come il lato divertente della manifestazione: al contrario di altre delegazioni che ci tenevano alletichetta e al massimo regalano un sorriso a chi faceva notare la bellezza del vestito o della persona che lo indossava, loro accennavano un inchino e poi togliendosi il cappello gridavano con accento puramente germanico: Evviva Sulmona!.
Dato che nessuno mi conosceva, anchio mi feci prendere dalla voglia di far baldoria e quindi mi venne in mente di far come loro e di inneggiare anchio alla citt e ai suoi abitanti con accento tedesco.Capit il caso che laccenno di inchino avvenne proprio davanti ai miei amici ed ad Erika seduti proprio alle scalette della chiesa dellAnnunziata come il giorno prima; la loro espressione fu tra lo sbigottito e lo stupito, ma anche io in quel momento ero diventato piccolo per la vergogna.
Fu un attimo di evasione partecipare a quella manifestazione senza dover prendere in considerazione la mia situazione amorosa; dover analizzare ogni mio e suo gesto, dover rileggere e reinterpretare i suoi pensieri; dover far lavorare il mio cervello fino alla saturazione pi completa e portarlo alla rovina; quellattimo di divertimento, me lo ricordo come fosse ora, in questo momento, vivo e attuale intorno e dentro la mia mente, soprattutto perch sapevo che, prima o poi lattimo di euforia sarebbe finito, e sarebbe iniziato il momento della cosiddetta paranoia galoppante.
Ero consapevole che sarei tornato nella mia casetta a rimuginare al tempo perso con Erika, a quanti sbagli si possono fare nella vita, al fatto che concedere la propria fiducia ad altri non mai una buona idea; far sapere a tutti i tuoi sogni pi nascosti, liberarsi dei tuoi pesi inconsci, non una cosa da fare a cuor leggero, soprattutto poi quando questi sogni vengono raccontati a persone specializzate che stanno l per ascoltare te e basta e che espongono domande marzullesche come se fossero capienti di intelligenza,ma invece sono solo cariche di retorica e che, alla fine,nel momento in cui si intavola un discorso, dicono di fermarsi perch lora scaduta e ti mettono sotto il naso la loro profumata parcella; credetemi io ci sono stato!Avere davanti a te una giovane dottoressa, magari alle prime armi che ti chiede perch mai tu fossi l, come va in famiglia, se ho gli amici e sul perch io, secondo il suo modesto parere, mi dovrei sentire perseguitato, non una cosa gratificante per la propria persona.
Mi gustai ogni ora, minuto, secondo di quella giornata; la delegazione tedesca aveva vinto la gara,e tutti i componenti del gruppo si tuffarono nel campo di gara per festeggiare il cavallo e il cavaliere, per applaudire il pubblico caloroso, per posare nelle tradizionali foto dopo la vittoria;erano pronti bidoni di birra tedesca presso il loro campo, litri su litri da consumare nel pi breve tempo possibile.Beatrice fu la pi festeggiata, perch era la straniera del gruppo e perch sembrava ci sapesse fare con la gente; anche io ero in mezzo alla pista a festeggiare la nostra vittoria; della giornata mi gustai anche la sera quando, sotto effetto alcolico, riuscii a trovar una mezza specie di approccio con Beatrice e lei fu cos felice di venir con me sotto la tenda dove avevo dormito la notte prima a giocare; era la prima volta che mi trovavo a toccare, baciare e ammirare il corpo di una donna che non fosse quello di Erika: il corpo di Beatrice era totalmente differente; il profumo inebriante investiva i miei sensi, la sua caviglia fina, dava alla gamba un senso di snellezza e leggerezza; i suoi seni e suoi addominali davano la sensazione di una persona che ci teneva allaspetto fisico, il corpo sembrava scolpito;solo il pensiero di poter di nuovo riscaldarmi con il calore di una donna mi portava a raggiungere altitudini di magnificenza mai provati: forse fu la conseguenza della mia astinenza; capii nello stesso tempo in cui raggiunsi lapice del mio piacere sessuale, che oltre a lei cera un mondo fuori che mi aspettava, soprattutto cerano un numero esagerato di donne che potevo conoscere nel loro intimo;alla fine la mia citt piena di nebbia e dove nulla si costruisce se non per interessi privati, non era cos grande e, pensai, che nel mondo di persone come Erika ce ne sarebbero state tante.

16
Il giorno dopo non ricordo bene cosa successe, ma mi ritrovai gi in macchina.
Andrea, in seguito, mi ha raccontato che lui e gli altri compari mi ripresero dalla tenda e mi trascinarono con fatica nellautomobile come si porta un sacco di patate. Ero solo, non cera nessuna donna che dormiva con me; forse, la notte damore con Beatrice, non c mai stata, forse si era trattato solo di uno stupendo sogno, ma era stato cos reale, che, a volte, mi chiedo, se non sia meglio vivere in un mondo di sogni piuttosto che in questa luogo fatto, pi che altro, di sofferenze e delusioni; poi per, riflettendo meglio, penso che oltre ai sogni, facciamo anche degli incubi, che non sono, nient altro che i fantasmi nascosti nel nostro armadio: alle nostre responsabilit e alle nostre paure non possiamo sottrarci purtroppo! Io avevo collassato, mentre i tedeschi era gi tutti in piedi, compresi i bimbi, per smantellare laccampamento e ripartire.
Era rimasta intatta solo la mia tenda con me dentro; i miei amici mi presero e mi buttarono nella macchina, mentre io ero inconsapevole di quello che stava accadendo intorno a me.
Alla prima fermata sullautostrada fermarono la macchina e mi buttarono un po dacqua sul capo per fare riavviare il mio motore celebrale.Feci in tempo a rigettare dalla mia bocca, quello che il mio stomaco non aveva digerito la sera prima.
Il viaggio di ritorno sembr meno lungo rispetto a quello dandata.Certo che per erano cambiate varie cose: eravamo partiti felici e puliti, eravamo ora sporchi e puzzolenti, ma soprattutto non si respirava pi larmonia iniziale; questo cambiamento si notava anche musicalmente parlando, dal fatto che lo stereo della macchina non passava pi una musica veloce e divertente come lo il punk rock, ma una cosa pi, per dirla allinglese maniera, pi easy.
Ci eravamo abbassati a sentir la radio,forse perch dopo alcuni giorni di destabilizzazione, mamma radio, assicura la gente: ti manda canzoni senza pretese, fa un po di gossip, c il solito comico che ironizza sul fatto del giorno, c il solito direttore di un misconosciuto giornale e o di una televisione che vede solo mia nonna, e che sottolinea in chiave giornalistica il fatto del giorno, c il motivetto mandato dal d.j. che vuol far riflettere sul fatto del giorno.
Ci fermammo in un posto per finire il rullino fotografico e svuotare la vescica e ripartimmo.
In quel momento di calma, nel quale Lorenzo guidava,Luca gli sedeva a fianco con la sua sigaretta, Mario sulla destra, Andrea sulla sinistra, dietro con me, colsi il momento in cui leuforia del giorno prima e i buoni propositi erano finiti.Mi fece ritornare alla realt la telefonata della mamma, la cara e dolce mamma sempre pronta ad alleviare i dolori del mio spirito.
Come andata?Non ti ho telefonato perch non volevo disturbarti, non volevo che i tuoi amici si rompessero perch c la mamma di uno che stressa lanima!, mia madre non ha mia nascosto le sue intenzioni su quello che vuol dire veramente.
Dai, m! Non dire cos, tanto qua ti conoscono tutti, li hai visti crescere no?E andato tutto a meravigliaCosa?A che ora torno?Penso allora di cena!Che fanno i miei amici?B non so!Va bene chieder e se va bene ti faccio uno squillo sul telefono ok?Baci m.
Ragazzi volete mangiar a casa mia?cos finiamo in bellezza questa vacanza ok?.
Posso dire con certezza di aver notato sul viso dei miei compagni un certo sollievo in quella proposta; i pranzi e le cene della mia mamma sono sempre stati una cosa di cui mi sono vantato; sono sempre stato in procinto di farmi insegnare, dai miei genitori, la sacra arte della cucina, ma, come sempre, i miei discorsi e le mie voglie si sono dissolti in un attimo, nel vuoto perdere dellozio pi totale.
Alla fine non potevo avercela con i miei amici per quello che era successo; penso che loro abbiano visto un loro amico in difficolt e hanno cercato di riavvicinarlo alla donna che stata sempre nei suoi pensieri.
Loro hanno cercato di porre rimedio, e io non ho capito in quel momento, accecato da, non so quale tipo ti rabbia o emozione.Tra di noi non siamo mai stati tanto aperti, abbiamo fatto sempre gli uomini duri, chiss poi perch; dire ci che si pensa, aver un bel pensiero da dire, non pu essere etichettato come un concetto detto da una femminuccia.Io credo che si uomini solo nel caso in cui si riesca ad esprimere ci che lanimo nostro vuol dire, usare le parole come mezzo per far comprendere cosa ci attanaglia in quel momento.
Io dissi allora: RagazziScusatemi, non avevo capito, sono il solito fesso che non riflette prima di parlare.
Loro non vollero sentir dir altro e cominciarono a prendermi in giro; riprendemmo, nella nostra amicizia, da dove ci eravamo lasciati.
Ormai eravamo tornati nella nostra vecchia citt; eravamo troppo stressati per aver voglia di andar a vedere altri luoghi o incontrare altre persone; il fatto che il nostro stomaco reclamava un po di cibo, ebbe una parte fondamentale, nellaccelerare il cammino verso il nostro luogo natale.
A Sulmona, infatti il cibo fu lultimo pensiero, poich numerose furono le distrazioni; i ragazzi, infatti, quando io mi ritrovai da solo nellaccampamento tedesco, erano intenti nel corteggiare le donne presenti nella casa messa a disposizione da Erika.
Nella casa, erano presenti ragazze straniere, e la proprietaria la mise a disposizione come fosse un ostello.Ora faccio una domanda e mi do anche una risposta: cosa hanno intenzione di fare delle donne straniere, in Italia, in una casa dove ci sono dei baldi giovani italiani, in giorno di festa e con la consapevolezza che qualunque cosa sarebbe successa, si sarebbe conclusa quella sera e non avrebbe avuto seguito, con buona pace di fidanzate e fidanzati?Io credo che una serata, posta in questo modo, accompagnata anche da un buon vino lascia sperare che buona parte degli abitanti della casa, si possano accoppiare.
Non fui cos indelicato da entrare nei particolari, ma i miei compagni si dissero ben felici di aver passato una gustosa notte con delle splendide ragazze.Alla fine furono loro, e non io, ad ottenere un po di amore, seppur era da considerarsi amore temporaneo.
Una volta arrivati a casa mia ci mettemmo daccordo nel vedersi da me allora di cena: una doccia rinfrescante avrebbe aiutato tutti.
Io tornai a casa e ritrovai tutto come lo avevo lasciato: il cane che dormiva tra le gambe rassicuranti di mio padre, mia madre in cucina a preparare qualcosa di sostanzioso per il suo figliolo adorato.
Io mi rapai i capelli, a dir la verit, quelli che erano sopravvissuti alla mia impellente calvizie e la barba; feci scorrere sul mio stanco corpo, un getto violento di acqua fredda e poi mi passai la spugna intrisa di un balsamo tonificante e profumatissimo.
La mamma aveva preparato, un ottimo antipasto con prosciutto, salame e carciofini; un grande primo cio delle tagliatelle prodotte dalle forti braccia del mio pap accompagnato da salsicce e patate al forno; non poteva mancare il dolce: era una torta a prima vista fatta di crema con la panna, ma vi era la sorpresa, cio quando la torta venne tagliata, e la prima fetta tolta si poteva notare quello strato di cioccolata che avrebbe addolcito in maniera decisa, il palato.
Io, come del resto i miei amichetti, mangiammo tutto senza lasciare le briciole nei piatti.
Con quella cena si poteva dirsi conclusa quella esperienza; magari non si pu considerare tale viaggio come una qualcosa che ci ha cambiato la vita; uno viaggiando non cambia animo e carattere, ma vede posti che vanno al di l del proprio naso, pu assaporare sapori che la tua terra non produce, sentire odori che la brezza che scivola per i vicoli della tua strada non trasporta.
Tutto ci non ti cambia, ma pu aiutarti a farlo perch capisci che il mondo non gira intorno a te, perch quello che tu hai conosciuto, visto e imparato del mondo solo una minima parte di quello che lo stesso pianeta Terra ha da mostrare; se potessi avere la bacchetta magica mi piacerebbe desiderare poter sapere cosa pensa un arabo che si sacrifica per la causa, sentir il rumore delle cascate in America, poter respirare laria sul Tibet,poter correre sulle pianure con le gambe di un ghepardo, poter veder cogli occhi di una lince: vorrei la comprensione del mondo.
Purtroppo questo non possibile, a meno che non siamo degli dei, ma allo stato delle cose non posso confrontarmi con dio.
Allo stato delle cose, posso per considerarmi contento di quello che ho: degli amici che pensano in senso assoluto e dei genitori che sono sempre pronti a darmi il loro appoggio, e, forse, ancora una ragazza che mi vuole bene.

Id: 10 Data: 05/12/2007

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Quella volta di Kurt su RAITRE - I

Ogni anno ci troviamo a scegliere un posto per le vacanze.In effetti, non che ci serva un luogo per riposarci dopo un lungo e stancante anno di lavoro dato che i miei amici ed io rientriamo nella folta schiera dei disoccupati: ci si pu considerare come dei veri e propri parassiti della societ, essere viventi che vivono in riserve chiamate universit; questultime sono strutturate e ideate in un bel Paese come lItalia, come un area di parcheggio; c da dire, comunque, che non tutti i miei amici sono da considerare dei parassiti che vivono alle spalle e alle dipendenze della famiglia con lalibi dello studio: altri semplicemente bivaccano a casa passando il tempo davanti ad internet,alla televisione oppure ascoltando nuovi compact.
Lo scopo della nostra vacanza staccaredalla nostra citt che non offre mai granch: deserta e la sua popolazione formata prevalentemente da persone sopra la quarantina.La cosa pi desolante della nostra citt il fatto che, nel momento in cui i turisti vanno via,un silenzio da cimitero copre le vie e le strade; sembra che nessuno abbia nulla da dire; si ha limpressione che oltre ad essere spopolata, chi vi abita si accontenta del quotidiano senza chiedere di pi ai propri concittadini.
Alle volte sembra di trovarsi in uno di quei film alla Sergio Leone nei quali la strada deserta aspettava il duello mortale tra i due pistoleri protagonisti; dove la monotonia dellimmobilit della scena veniva magistralmente rotta dal muoversi di rami e detriti posti sulla terra.I negozianti possono essere paragonati agli spettatori di quei duelli: tutti fuori dai negozi a fumarsi una sigaretta; nella mia cittadina ci succede soprattutto a causa della mancanza di clientela; bisogna essere pronti a vedere, repentinamente, il centro storico pieno di negozi nuovi; come in un ciclo vizioso, poi, i negozi nuovi, dopo poco, lasciano spazio altre botteghe e, alle volte, ad altri proprietari.C la miseria in giro, nessuno compra e nessuno domanda; capibile tutto ci: riuscire a vivere con un solo lavoro quando si una famiglia inimmaginabile come le utopie di Marx;ci tartassano con bollette di vario tipo sempre pi salate; ci fanno pagare anche la tassa sullaria che respiriamo;ci chiedono di fare sacrifici per salvare lo Stato che va in bancarotta, come se noi, oltre alla nostra famiglia, avessimo la forza di aiutare anche lo Stato mangia soldi.
In questa situazione, non si pu continuare a credere che tutto sia possibile, che i nostri cassetti immaginari possano aprirsi per coltivare i nostri sogni.
Chi ci crede pi?Noi dobbiamo credere alla realt dei fatti, ai mutui per comprare la casa, dobbiamo cominciare a capirci di pi dei tassi dinteresse, con la variazione della moneta;dobbiamo restringere la cinghia tutto lanno cos almeno, i pi fortunati avranno la possibilit di staccare la spina per una settimana da questa vita, che sarebbe da paragonare allinferno, se non ci fosse almeno la possibilit di coltivare amicizie, lamore.Questo dono forse, ci ripaga, per altri sacrifici che si fanno.Qual il ruolo di un ragazzo in questi grevi tempi?Impegnarsi nello studio o nel cercar un lavoro e far il proprio dovere di figlio, capendo quali sono le esigenze dei nostri genitori.Anche noi abbiamo bisogno di vacanze poich diventa alienante rimanere in un posto dove ci si sente inutili;dove il divertimento, sacrosanto per tutte let, praticamente, non si conosce; evadere da un posto simile significa ricercar nuovi stimoli e scrollarsi da dosso quel lassismo quel coinvolge tutta la popolazione.
Ci servono solo quattro-cinque giorni per riprenderci dal mortorio.
Un pregio del nostro gruppo la originalit : questa peculiarit si riversa anche nella scelta del luogo che ci dovr ospitare:non un villaggio turistico,non la montagna ma un luogo da visitare che comprenda un evento.
Questo diario vuole descrivere quello che successe in uno di questi viaggi.
Alle volte vale la pena di raccontare quello che ci succede intorno, ma non per la voglia e stoltezza di insegnare qualcosa a qualcuno, cio di far trarre un principio di vita da seguire; c solo la voglia di raccontare le gesta di cinque ragazzi tra miliardi che si muovono in un fine settimana.Cercare, attraverso una concatenazione di lettere e parole, di far passar un po di tempo a chi legge in santa pace.
Grazie ai nostri navigantivirtuali riuscimmo ad individuare una ridente cittadina in quel dAbruzzo: Sulmona.Il lettore si chieder qual la particolarit di questa citt.La sua particolarit stava nel fatto che nel periodo agostano si celebrava una manifestazione medioevale che, seppur giovane, appariva accattivante: la giostra cavalleresca dEuropa.
Lopuscolo, trovato quasi per caso, in un ufficio del turismo, spiegava che le genti europee sincontravano in Sulmona per partecipare ad una gara, da disputarsi nella piazza principale della citt, il cui scopo stava nell infilzare con una lancia degli anelli.
Lopuscolo assicurava anche che in quei giorni era possibile passare le serate presso i numerosi borghi e sestrieri, i quali si gemellavano con le delegazioni straniere.
.Lidea ci stuzzicava e decidemmo di partire in cinque per questavventura.
Un avventura che doveva rispecchiare quei film americani ispirati allesperienza beat.
Forse, era pi lidea che la sostanza, poich non potevamo certo confrontarci con una generazione che ha combattuto per i suoi diritti e li ha ottenuti strappandoli con i denti; noi abbiamo tutto: genitori che ci mantengono fino ad unet avanzata, che pensano anche a trovarci un lavoro nei migliori dei casi; possiamo permetterci di andar in vacanza allestero senza problemi, di seguir i corsi pi disparati dallinglese allo spagnolo, al corso per far le orecchiette in casa, e in tutto questo ci lamentiamo di non so che cosa.Abbiamo la parabola, il computer, uno o pi cellulari, la macchina personale con la benzina pagata da pap.Abbiamo la fortuna di poter andar allUniversit per prendere uno straccio di laurea e se la facolt non di nostro gradimento poter cambiar facolt o anche citt se non ci va bene, se magari troppo caotica o rumorosa oppure una pelle.

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E buona regola, nel momento in cui si scrive un diario personale di un viaggio, specificare chi sono i compagni viaggiatori, gli attori pricipali della storia.Si potrebbe considerare una sorta di compagnia dellanello di tolkeniana memoria.Senza far riferimento a persone vere, posso affermare che i miei quattro amici si chiamavano e si chiamano tuttora: Mario, Luca, Lorenzo e Andrea.Ognuno di loro ha delle qualit specifiche che contraddistinguono il loro modo di essere.
Succede sempre che in ogni gruppo damici ci siano caratteri tipici: in altre parole esiste il bravo ragazzo, quello scapestrato, lalternativo e la mia trib non si esime da tutto ci.
Mario, infatti, non solo il bello di turno ma anche quello maggiormente spregiudicato: essendo un impulsivo non ragiona molto sulle conseguenze delle sue azioni, ha uno spirito molto dionisiaco ed istintivo.Tra Mario e me c unamicizia che dura da moltissimi anni, si pu sostenere che siamo stati compagni di culla, cosa che per non ha influito molto sulla formazione diversa delle nostre personalit; io tendo a soffocare i miei istinti, a riflettere su ci che devo fare; io sono quello pi convenzionale, lui quello pi trasgressivo, anche se, posso ammettere, in alcune situazioni mi sarebbe piaciuto ragionare con la sua testa.Questo non vuol dire che lui non abbia pensieri seri nella sua mente;le questioni serie, semplicemente le tratta in maniera diversa.
.E il suo modo di comportarsi e il suo modo di porsi nelle relazioni interpersonali che stuzzica la mia fantasia.Chi di voi non ha mai desiderato essere unaltra persona?
Luca il moderato del gruppo; risponde a quel tipo di carattere che, in qualunque cerchia damici, si sente il bisogno davere: cerca, nella sua maniera, di eliminare le controversie che possono nascere tra noi, ma il nostro amico ha anche un difetto, o meglio, chi lo conosce poco e superficialmente lo considera come un uomo passivo,incapace di prendere liniziativa. Succede spesso che quando bisogna prendere una decisione lui si tiri indietro, facendo decidere gli altri.Questa sua mancanza, quasi assoluta, di determinazione pu dare fastidio, ma la mia idea che Luca si comporti in questa maniera appunto per non creare alcun conflitto nel gruppo o in ogni caso limitandolo attraverso la sua non decisione.
Non c molto da dire su Lorenzo, se non il fatto che la sua lentezza nei movimenti lo fa apparire luomo pi pigro della terra.Non rispetta mai gli appuntamenti, arrivando, in sostanza sempre, in ritardo e, nei casi estremi, non li ricorda neppure; a chi glielo fa notare, lui risponde con questa frase: Ah gi, vero.
La sua mancanza di precisione negli appuntamenti si pu spiegare solo con il fatto che le sue priorit sono altre, come, per esempio, lo studio; da questo punto di vista, Lorenzo sembrerebbe unaltra persona: irreprensibile, ligio al dovere, instancabile nellanalizzare qualunque testo universitario dEconomia e Commercio. La sua personalit come se si sdoppiasse, come nello straconosciuto romanzo scritto da Stevenson.Un ragazzo doro che cerca il grande amore e non lo riesce a trovare.Non per questo si danna per questo, come per esempio, fa il sottoscritto. Aspetta, senza lansia che contraddistingue la mia persona, la donna giusta che possa stravolgere la sua vita che nella sua citt abbastanza piatta, come quella degli altri abitanti.
Lamore pu essere una medicina ottima per rivitalizzare una vita grigia che si divide tra casa, il lavoro o lo studio.
Altro caratterino niente male Andrea la cui evoluzione tutta da raccontare.Lo conobbi allet di quattordici anni attraverso un comune amico; lui, capelli biondi e carnagione molto chiara, si presentava davanti a me ben vestito e con uno sgargiante cappellino di una squadra di baseball il cui nome mi riesce difficile ricordare.Una caratteristica, che era difficile non scorgere, nella personalit dAndrea, era, soprattutto, linclinazione a passare da alcuni momenti di felicit, i quali in ogni caso erano pochi, a momenti in cui si chiudeva molto in se stesso: ragazzo quindi lunatico e dal carattere molto umorale.
In questultimi dieci anni, il mio amico cambiato per non so se in meglio o in peggio. La sua trasformazione pu essere collocata in un momento preciso, vale a dire nellanno di grazia 1996 corrispondente alla vacanza del terzo liceo, subito dopo gli esami di maturit.Questo viaggio era da considerare un premio, da parte dei genitori, per le grandi fatiche derivanti da cinque stancanti e quasi indigeribili anni scolastici, almeno per come la vedevano loro.Io non la vedo in questa maniera: gi sapevo al momento della maturit che con il diploma si chiudeva un periodo fatto di svaghi e con pochi problemi.Stessa cosa vale per la laurea: tutti sono felici, ma mi chiedo se meglio studiar per fare un esame ogni tanto oppure dannarsi e,a meno che non sei un genio, trovare la persona giusta che sia un vero deus ex machina e possa offrirti un lavoro.Il posto dove vivo non offre molto e, quindi o si va via, o si cerca una raccomandazione presso il signorotto di turno, signorotto a cui devi essere devoto.
La mia considerazione su questo molto semplice:non sono contrario a andare via dalla mia regione, ma perch devo lasciar la mia famiglia, i miei parenti e miei affetti?Togliere la possibilit ai genitori di godersi i nipoti e comunicargli le loro esperienze.Vedere come il proprio figlio cresca la sua famiglia.Questo un discorso lunghissimo che non ha nulla a che fare con il tema di questo racconto misto di fantasia e episodi veri mischiati tra loro, sgorgato da una mente deviata e deviante in momento che nulla offriva di meglio, n lamore, n lo studio, n gli affetti pi stretti.
Ritornando alla maturit, le mete del viaggio erano chiare fin dallinizio: Parigi, Amsterdam, Londra e il mezzo di locomozione era, naturalmente, il comodo ed economico treno.
Del giorno della partenza ricordo esattamente due cose in maniera distinta: la prima , la mia invidia per quelli che stavano partendo; la gioia si leggeva nei loro occhi molto chiaramente anche sotto il peso dei numerosi bagagli e zaini. Io credo che linvidia sia uno dei mali peggiori per luomo; in quel momento, mentre io dicevo, con un sorriso falsissimo, stampato sul mio viso, le solite frasi fatte che si usano dire al momento del commiato con delle persone care, una voce dentro di me diceva: Speriamo che non si divertano per niente!.
Ero cosciente che si trattava di unidea brutta, ma purtroppo non si pu essere perfetti; mia madre mi ripeteva sempre un detto in casi del genere: La bilancia pende sempre da una parte.
La seconda cosa che ricordo di quel momento la faccia dAndrea: sembrava che partisse per forza, senza un minimo dentusiasmo, come se non gli importasse nulla di quello che stava succedendo. Anche se ero sempre preparato ai suoi atteggiamenti, in quellistante mi chiedevo cose stesse pensando ed in fondo io, fino allultimo, sognavo di poter occupare il suo posto perch lui non lo apprezzava ed io me lo meritavo.
Nella Provvidenza per bisogna sempre credere!
Mi trovavo un pomeriggio a casa ad elucubrare su ci che i miei amici stessero facendo in quel preciso momento in giro per lEuropa, quando giunge una telefonata: era Antonio, uno dei personaggi pi discussi della mia citt, un soggetto molto in vista per il suo attivismo politico; Antonio molto invadente tanto da non poter lasciare indifferenti chi lo conosce; o si ama o si odia.
In quel momento io lho amato profondamente, per la sua proposta: raggiungere presso un albergo di Londra, Andrea e i suoi amici.La proposta, non solo ha allettato me, ma anche mio padre che voleva in qualche modo premiarmi per lottenimento del diploma.
E stato come ho sempre sognato: partire di notte per una citt europea, che ha significato molto, non solo per la storia del continente, ma sembra anche per lo stesso Andrea, perch al nostro arrivo si present alla fermata della metropolitana londinese con una luce nuova.Nessuno riuscito a spiegarsi il motivo di questo cambiamento, direi quasi kafkiano, ma siamo pi contenti cos.Era sorridente, faceva delle battutine che noi non ci saremmo mai aspettati da lui: se lo guardavo bene, potevo scorgere in lui una luce diversa.
Ora Andrea bivacca alluniversit, pensando poco allo studio e molto al divertimento..

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Il giorno 13 ci si riunisce per la partenza: naturalmente le decisioni che si dovevano prendere (dove dormire, dove mangiare) non si prendevano, poich pass la proposta, da me non condivisa, di fare un viaggioon the road (unaspirazione del nuovo Andrea!).
Lunica cosa che si decise fu lorario della partenza.
Lorenzo sembrava quello pi deciso: Silvio (questo il mio nome), ho tutto sotto controllo!La macchina pronta, domani si parte presto, si far una tappa intermedia e nel primo pomeriggio ci troveremo a Sulmona per le sfide inizialipraticamente non ci sono problemi!
Va bene, io non mi preoccupo: lidea di fare il viaggio stata mia.Ora tocca a voi lorganizzazione.
Nonostante che, nelle mie parole, poteva trasparire sicurezza e fiducia nei miei compagni di viaggio, sapevo gi a che cosa andavo incontro; non riuscii a dormire molto la sera prima della partenza in quanto oscuri presagi, sotto forma di incubi, mi perseguitarono tutta la notte; nella mia mente un immagine rimase impressa: nella piazza principale di Sulmona, vi era gente che stava deridendo quattro sfigati senza casa ,praticamente barboni.Quelle quattro persone avevano i nostri volti.
Il sogno divenne realt nel momento in cui, tra le prime luci del mattino del 14 agosto, vidi sotto casa mia la FIAT Punto di Lorenzo che mi aspettava pazientemente.Andrea, Mario,Luca e lo stesso Lorenzo erano scesi dalla macchina per fumare la prima sigaretta, la prima di una lunga serie.Il sole non era ancora sorto,e, senza la luce dei lampioni, la notte sembrava pi nera che mai; si distinguevano solo le sigarette accese dei ragazzi.La nebbia che era calata a causa della forte umidit,sembrava la rivelatrice di uno oscuro presagio.
Dopo le prime battute di benvenuto, entrammo tutti in macchina; una volta dentro capimmo che i nostri primi calcoli erano sbagliati: forse i bagagli (se si possono chiamare cos sacchi a pelo e cinque zaini!) erano troppi ed in macchina non stavamo tanto comodi nonostante la Punto abbia, proprio nelle comodit, uno dei suoi punti di forza.
Andrea era laddetto alla musica, in altre parole il curatore di quella che doveva essere la colonna sonora di quel viaggio.Questa cassetta lho completata ieri alle due di notte, da novanta minuti spero che vi piaccia!; con senso dorgoglio la pass a Luca che, con la solita prepotenza si era messo davanti a fare da timoniere.
Con una colonna sonora molto movimentata, era quasi tutto punk-rock o hardcore se vogliamo, il nostro viaggio cominci molto flemmaticamente; avrei voluto chiedere, ai miei amici, cosa si aspettassero dai prossimi giorni, ma non dissi niente, per non sentirmi rispondere che era una domanda troppo intellettuale e che stavamo partendo senza avere punti di riferimento, appunto per vivere nellimprevisto.
Per questi motivi rimasi nel silenzio, soprattutto perch mi vergognavo di affermare che io un qualcosa dimprecisato cercavo.

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Quando si piccoli si ha la fortuna di non riconoscere la realt per quella che : tutto ci che gira intorno a noi sembra bello.E scontato sostenere, che pi si diventa grandi, pi le poche convinzioni e i punti di riferimento che avevamo, o non esistono pi o in ogni caso appaiono fragilissimi. Nel momento in cui capiamo che i nostri genitori invecchiano e muoiono, che anche noi non siamo immortali e che dovremo fare i conti con cose come la sofferenza e lingiustizia, diventa triste andare avanti. Il lettore non si metta in testa strane idee: non unistigazione al suicidio di massa, ma la realt dei fatti.La domanda fondamentale ora questa: come facciamo a rimanere immortali?La risposta, io penso, nota, vale a dire compiendo unazione tale da rimanere impressa nella storia dellumanit o anche di una comunit, un po come succede per i personaggi storici.
La mia giovent idealmente la passai insieme al leader dei Nirvana, al secolo Kurt Cobain, il quale con tre accordi e testi limitati, innalzava al cielo un nostro grido di dolore.Fu una scossa quando mi fecero sentire Nevermind, giacch io ero abituato ad un genere pi rilassato comera quello di Zucchero, Ramazzotti o Carboni.Passai da testi dove lamore era paragonato ad un fiore o una farfalla, dove si parlava dellamore eterno, a testi dove si cantava la violenza e la morte; il problema o, anche il vantaggio, dipende dai punti di vita, stava nel fatto che non capivo linglese e quindi non era influenzato negativamente da quella musica; quando cantavo a casa davanti allo stereo, le parole che uscivano dalla mia bocca erano solo urla che accompagnava la musica.
Non erano le parole quelle che mi attraevano ovviamente, ma era soprattutto quella chitarra distorta, quella batteria colpita con violenza, quel giro di basso sporco che rimbombava dentro le mie ossa.Quella sequenza di beat rappresentava una seconda voce, dopo quella vera e propria del cantante,che vomitava significati che ognuno di noi poteva interpretare e recepire diversamente in dipendenza della situazione in cui uno si trovava.
Kurt riusc a monopolizzare cinque anni, non solo della mia vita ma di tutta una generazione;
Lintroduzione di smell like teen spiritscambi radicalmente la mia vita: da quel momento in ogni sua apparizione televisiva cero anchio.
Ricordo, in particolare, una scena emozionante: era laprile del 1994; io e mio padre davanti al tubo catodico a veder la partita di pallone la domenica sera.Una mia compagna di classe mi aveva anticipato che su Rai Tre i Nirvana avrebbero suonato.Quella sera su quel canale davano un programma di satira nel quale si esibivano anche cantanti stranieri.Mio padre ed io guardavamo la partita, ma ogni tanto lo pregavo di mettere quel programma.
Lo chiesi alle 21; lo chiesi alle 21,30; lo chiesi ancora alle 22,00, ma dei Nirvana nessuna traccia ed il mio dito si era stufato di aspettar di premere il tasto del videoregistratore.Quando, oramai, avevo perso le speranze e tutto sembrava perduto, pregai per lennesima volta il mio buon padre di cambiar canale;in quel momento la presentatrice li introdusse con una breve apparizione.Il cantante aveva i capelli rosso fuoco; era un colore acceso che strideva con i suoi occhi.Cant, supportato dal gruppo, la prima canzone del loro ultimo album.Furono essenziali: cantarono, suonarono e se ne andarono.Quella fu la loro prima e ultima apparizione televisiva in Italia e se sbaglio lultima anche nel mondo giacch Kurt tent prima il suicidio con un misto di droghe e alcool (la pi classica fine per una icona del rock moderno) e poi in seguito si spar nella sua casa a Seattle.
Quellapparizione fu una gioia immensa per me; la gioia diviene ancor pi grande quando uno non se lo aspetta, o, a maggior ragione ,quando laspettativa di un evento scemata.
Penso che quel personaggio abbia influenzato numerose vite come fecero,per rimanere sempre nel campo musicale, i Beatles, Elvis e via di seguito.Lincisivit di un uomo sulla comunit si nota nel momento in cui quello non c pi ed, infatti,questo successe a Kurt; quando si tolse la vita fu un lutto gravissimo per tutti, ma in questo modo divenne eterno; fu come aver perso un gioiello cui si tiene in maniera particolare; ci che bisogna rilevare che il suo ricordo, come quello di tutti i miti, rimasto nel corso degli anni.
Questo quello che vorrei per me: il mio ricordo devr essere indelebile, non devr scomparire; le gesta che compir dovranno rimanere nella bocca di tutti e durante quel viaggio in macchina, sentivo che qualcosa doveva succedere.Avrei voluto emulare Kurt: diventare un cantante, un musicista, ma madre natura non mi ha dato il talento necessario per sfondare nel campo dello spettacolo.
Sono un ragazzo normale, senza doni particolari, ma il mio istinto mi assicurava che qualcosa doveva accadere e, nonostante io non fossi stato del tutto daccordo, fin dallinizio, col compimento di un viaggio alla Keruac, sapevo che il mio destino si sarebbe compiuto l a Sulmona.
Il mio istinto non fu lunico elemento che mi port ad accettare questo viaggio poich essere fatalista non la mia massima aspirazione, anzi sono sempre stato descritto come un materialista, un tipo pratico insomma; avevo uno scopo ben preciso, per andare in quella citt che prima dallora, io non avevo mai sentito nominare, se non per i confetti, elementi integranti di ogni matrimonio; uno scopo celato ai miei amici i quali, dispettosi come erano, avrebbero potuto anche boicottarmi: il problema era che avevo un incontro con una ragazza.
Questa ragazza aveva una particolarit: lavevo conosciuta in chat.
Dopo tante fatiche universitarie, avevo chiesto al mio pap di acquistare un computer: mi ero rotto di chiedere sempre agli altri la copia di un cd o qualche documento da scaricare da internet, quindi strappai la promessa del pc ai miei genitori, impegno condizionato dal fatto che dovevo superare lesame di procedura penale.Io mantenni il patto e loro fecero la stessa cosa: dopo pochi giorni il tecnico era a casa a montare il pc.
In quel momento mi ricordai di quando ero piccolo e mia nonna mi portava nel negozio di giocattoli pi vicino, ad acquistare lultima novit in fatto di divertimenti.
La bramosia davere tutto ci che mi si mostrava di fronte agli occhi era tanta, mi sentivo come un cane che vede il suo amato padrone con in mano la scodella piena di carne.
Ricordo che mi mettevo vicino alla nonna e, con un ritmo martellante, dicevo: Nonna questo, questo, questo.Ricordo che sapevo i trucchi dogni giochino, tanto da aiutare la signora dei giocattoli a spiegare ai bambini il funzionamento dogni gioco.La morale era che lunica a non essere troppa contenta, ogni volta che si usciva da quel negozio, era proprio mia nonna che aveva un conto aperto colla signora dei giocattoli.
Limmagine del cane si present di nuovo nella mia mente nel momento in cui vidi il tecnico del computer collegare la tastiera, poi il mouse, il cavo per internet ed infine la stampante.
Il primo approccio con la tecnologia non fu facile: ero come un bambino che stava imparando a camminare, il mio metodo era andare a casaccio; una volta prese le redini della situazione, cominciai a scaricare canzoni, a visitare i siti pi disparati, fino a quando non mimbattei in quella che, in gergo tecnico chiamata chat.
La chat pu essere considerata come una piazza virtuale nella quale ognuno pu inventarsi come una nuova persona: i brutti possono apparire belli, i ragazzi possono sentirsi donne e viceversa.
Dopo i primi tentativi dapproccio, mimbattei in una ragazza: pantera verde.
Questa ragazza aveva una scrittura molto vivace, spiritosa e sembrava capirmi come nessuna aveva mai fatto, ma vi era una difficolt notevole: abitava a circa duecento o trecento chilometri da me e,precisamente, viveva in un paese in provincia di Napoli.

5
Ciao, cominci pantera, da dove digiti?.
Era la prima volta che una ragazza mi chiamava in privato nella chat, le altre esperienze non furono molto gratificanti: alcune ragazze erano, in effetti, dei maschi, altre se la tiravano anche via computer.
A quella domanda io risposi cortesemente: Ciao mi chiamo Silvio e vivo a ********.
Dopo i primi quesiti, posti solo per capire, a grandi linee, con chi ci trovavamo a parlare(anni, studio o lavoro,fidanzato o no), cominciammo a parlare di tutto, dal sesso(era pi esperta lei),alla politica,alla musica(qui me la cavavo meglio io),alluniversit con la quale avevamo entrambi un rapporto di amore-odio.
Perch, disse lei, non ti descrivi?
Davanti a questa richiesta mi sorgeva il dubbio se asserire la verit o fingere di essere unaltra persona; questo dubbio amletico sorgeva a causa del mio non felice rapporto con le donne, imputando la mancanza dattenzioni femminili ad un fatto puramente estetico.Quando si dice che laspetto estetico un aspetto fondamentale di questa societ si sbaglia.I brutti nella storia sono sempre stati degli sfigati, basta pensar a Leopardi; era bello?Da quello che si legge di lui non credo proprio.Secondo voi perch dalle sue poesie traspare solo e sempre pessimismo?La risposta facile: nessuna donna se lo filava.
A parte gli scherzi la ricerca della bellezza stata sempre un elemento importante nella pittura, nella scultura e anche nella filosofia ateniese.
E da considerare un ipocrita quella persona che
In quella situazione avrei potuto inventare un personaggio nuovo, ma mi fidai della ragazza e quindi elencai i miei connotati fisici: Sono alto 1.75, occhi verdi, capelli castani anche se li ho rapati a zero, sono piacevole?.
La pantera rispose con gradimento: Saresti il mio tipo ideale!.La sua risposta non mi stup pi di tanto e la ragione sotto lattenzione di tutti: chiunque pu avere gli occhi verdi, capelli castani ed essere alto 1.75 ma poi bisogna vedere come si presenta dal vivo, in altre parole, se curato, se non ha difetti appariscenti.
Io, disse la pantera, sono alta 1.65, ho i capelli biondi,occhi verdi e peso 54 kg.Come ti sembro?.
Io non mi volli sbilanciare: Sembri carina!
I giorni passavano velocemente ed ogni volta che aprivo la posta eletttronica, aspettavo sempre, con speranza, un suo messaggio per fissare il prossimo appuntamento nella chat e, dopo tanto scrivere, un giorno tra noi inizi un discorso strano che ci avrebbe portato a cambiare le nostre vite e quelle dei miei amici.
La conversazione cominci con un semplice saluto; la pantera era molto brava con le parole; lei era abile a dosare le parole e anche attraverso il computer riusciva a trasmettere la sua umanit agli altri; i suoi intercalari, i punti sospensivi messi al punto giusto, i suoi silenzi; la si poteva immaginare, cercando di dare una voce femminile e un tono a quelle parole.La sua dolcezza nel chiamarmi sempre in un certo qual modo mi faceva impazzire; bisogna dire anche che dichiarare in giro come mi chiamava potrebbe essere deleterio tuttora; la mia immagine di ragazzo insensibile e freddo, almeno cos dicono, potrebbe crollare e questo non pu succedere, poich verrebbe meno il mio scudo difensivo nei confronti degli altri; mi sentirei nudo al cospetto di persone pronte a giudicare e criticare senza sentir ragioni e giustificazioni.Quellappellativo rimarr tra lei e il mio intimo mondo.
A lei scrivevo di tutto: delle mie sensazioni quando la vedevo in chat, delle mie voglie nascoste;la conversazione filava liscia come lolio,sembrava di star a parlar con la propria fidanzata, fino a che il discorso si pos su un terreno delicato; lei disse: Sono contenta di aver acquistato il computer.
Io risposi con un bel punto interrogativo poich non capivo il senso della sua affermazione.
Attraverso il computer ho conosciuto te, ma ho in ogni caso un cruccio.
Quale?, ero incuriosito.La pantera rispose in questo modo: Attraverso la chat non posso vedere i tuoi occhi, non posso capire le espressioni che dai alle frasi; non so se stai ridendo, piangendo, se sei concentrato su quel che ti dico e se rispondi seriamente ai miei quesiti.In pi nella chat non c possibilit di fare dicorsi pi complessi giacch la prima regola di scrivere frasi corte e stringate.
Rimasi spiazzato da questo discorso che conteneva in s una domanda ben precisa; io sapevo benissimo cosa la pantera voleva da me e questo minnervosiva poich la chat mi era servita per nascondermi dal mondo, col vantaggio di poter comunicare con la gente senza essere guardati negli occhi.La curiosit, per, gioca brutti scherzi e quindi digitai questa frase: Hai ragione tu.Perch non cincontriamo una buona volta?.
Mezzo secondo dopo aver premuto il tasto Invio, ricevetti subito la sua risposta affermativa.
Avevo fatto la cosa giusta?Non ero tanto sicuro di ci che stavo combinando.Poteva essere una bufala,poteva essere una maniaca alla Gleen Close in Attrazione fatale.Forse ero stato troppo impulsivo nel voler incontrare quella persona che, nonostante tutte le rassicurazioni del caso,non ero sicuro neanche del fatto che fosse una ragazza;forse la spinta a chiederle di incontrarmi stato il fatto che nella mia citt,la vita piatta,monotona e quindi uno stimolo di questo tipo,forse,mi serviva.

6
Ogni giorno il pensiero era questo: Come faccio ad incontrarla?. Il problema non era semplice da risolvere poich mi avrebbe dato fastidio portare la pantera nella mia citt.Il mio paese molto provinciale: dentro quelle quattro mura che la cingono, le parole volano, le cattiverie svolazzano nellaria ed io non avrei sopportato il giudizio degli altri, soprattutto dei miei amici, su quellincontro, ma soprattutto mi sarebbe dispiaciuto che fosse stata giudicata lei.
Anche adesso io non faccio fatica ad ammettere che i loro giudizi avrebbero pesato su quellincontro: non ho mai detto di essere un ragazzo forte!
Quellincontro doveva risultare, per chiunque, tranne che per lei, un incontro casuale.Il destino, in quel caso, fece la sua parte.
Quellestate, infatti, come solito, si bivaccava con Andrea, Luca e gli altri in un posto situato fuori la mia citt,in una frazione.Non si pu considerare quel luogo un locale vero e proprio giacch era fatiscente, pieno danziani del luogo e lunico passatempo consisteva nel giocare con le carte napoletane.I vecchi, infatti, passavano il tempo a litigare e a discutere sulle carte da scoprire con in mano un bicchiere di vino.La stessa cosa facevano i miei amici, me escluso; questo non significa che io non volessi giocare o che erano loro a tenermi fuori, ma ero allergico sia alle carte napoletane sia al vino con gran disappunto sia di mio padre sia dei suoi amici i quali, avendo delle vigne personali, erano sempre pronti ad offrirmi un bicchiere del vino buono.Quella bettola fu molto utile per iniziare una discussione importante: Che cosa facciamo questestate?.
Mario subito rispose alla mia domanda: Guarda, io posso partire solo per tre, quattro giorni.Lorenzo seguit: Io potrei prendere la machina.
Andrea simpose: Ok, deciso.Noi lo guardammo e Luca lo interrog: Scusa, deciso cosa?.Andrea, con calma, prese una Malboro, la accese, inspir ed espir, quindi parl, mentre noi pendevamo dalle sue labbra: Edeciso: faremo un viaggetto; la macchina c, noi la volont labbiamo,ma dobbiamo sciogliere solo un quesito..
Luca fu il pi lesto ad intuirlo: Dove andiamo?.
Nessuno mi guard in quel momento, ma se qualcuno avesse osservato il mio viso o i miei occhi, avrebbe notato una certa luce; era proprio cos: cera loccasione, da prendere a volo,per potere,finalmente,incontrare la mia pantera verde.Questa era loccasione giusta per inserirmi nel discorso: Certo che la meta non facile da trovare, ma tramite internet, oppure pi semplicemente, attraverso gli uffici del turismo, qualche idea ci pu venire.Naturalmente sapevo gi dove andare a parare.
Quello era il periodo in cui io ero interessavo agli spettacoli medievali ed avevo sentito parlare di una manifestazione che si svolgeva in una cittadina nellAbruzzo, chiamata Sulmona, nella quale da pochi anni si svolgeva una Giostra Europea.
La mia opera di convincimento fu degna dei pi grandi politici: la cosa da rilevare che feci arrivare i miei amici alla conclusione che quella era lunica meta possibile e praticabile per noi; ovviamente anche il nome della citt fu fatto per caso.
Lorenzo, Luca ed io eravamo in un internet-caf situato nel nostro centro storico.Io proposi di scoprire tramite il motore di ricerca, un luogo dove poter andare;eravamo daccordo nel trovare una citt nella quale ci fosse in quel periodo una manifestazioni.Avevo gi visitato a parte quei siti per cui, guidando Lorenzo,che aveva il comando delle operazioni, arrivammo l dove volevo arrivare io: a Sulmona.
Lultima fase delloperazione era avvertire la pantera verde.Le chiesi un appuntamento sulla chat ed ella, tramite email, fiss lincontro per le 22,00.
Ho una notizia per te
Quale?, disse lei.
Hai ancora intenzione di incontrarmi?, in cuor mio speravo in una risposta negativa in quanto non ero convinto ancora del tutto e la mia curiosit, che comunque era molta, veniva compensata dalla possibile delusione scaturente dallincontro al vertice tra la panterae germi.
Lei scrisse: Ho voglia di incontrarti e spero presto.
Io risposi: Ho pensato a tutto; io e i miei amici andiamo tra una settimana in una citt chiamata Sulmona; c una manifestazione simpatica.Potremo unire la curiosit con la cultura
Dovetti aspettare un attimo, prima di vedere comparire sul mio monitor la risposta: Mi organizzer con le amiche.Era fatta! Il mio piano era concluso.Tutto per il momento era filato liscio e, solo per questo motivo, sentivo in me come una sensazione dappagamento.
Dobbiamo per trovare un modo per riconoscerci, non so neanche il tuo nome, dissi io.
La pantera rispose: Valentina il mio nome.Ti ho descritto gi come sono. Mandami una foto: sar io a trovare te in quella citt.
Feci come disse lei.

7
Il nostro viaggio non prevedeva nessuna sosta, ma avevamo deciso, di comune accordo, di ammirare ed osservare il panorama entro cui, noi cinque ci stavamo muovendo. Eravamo concordi nelluscire, ad un certo punto, dallautostrada e attraversare le citt e i paesetti e notare il cambiamento del paesaggio.
Io non ricordo il nome del luogo, ma ricordo la canzone che, dentro la Punto F.I.A.T vi era in sottofondo: Dont call me white dei NOFX; pure questa faceva parte della colonna sonora fatta da Andrea.
La canzone, questo io lo ricordo, non andava molto daccordo con la musica che si sentiva fuori.Il suono si estendeva dallinterno di una vallata piena dalberi.Superando tale vallata si scorgeva, in profondit, un castello.Era un ritmo sempre uguale, direi quasi ipnotico; anche le parole erano sempre le stesse.Si doveva trattare di un rave.
Tra noi, Mario era quello pi attirato da quella situazione: quando eravamo pi giovani andavamo sempre in quello locale da ballo che era situato presso la villetta comunale. La discoteca, che noi frequentavamo, era molto piccola ed era piena solo nei periodi festivi e, forse, per questo che ha cambiato pi volte gestione: una volta divenne un locale per gruppi rock, con tanto di manifestazione natalizia, ora diventato un normalissimo pub dove il sabato e la domenica c il karaoke,perdendo la sua peculiariet rispetto agli due o tre locali presenti nella mia citt.
Quando il luogo era affollato, io e lui ci divertivamo ad inventarci delle coreografie degne del noto Franco Miseria (il coreografo di Pippo nazionale).Ricordo, in particolare, una serata dove la musica dominante era quella degli anni ottanta e, per questo motivo, il locale era pieno dadulti; Mario ed io ci mettemmo a ballare sulla pedana davanti a quegli adulti molto convenzionali, come, daltronde, lo sono stati gli anni della loro giovinezza.In poco tempo riuscimmo a riscaldare lambiente, organizzando trenini, suggerendo come muovere il corpo su determinate canzoni; penso che in quella serata facemmo anche unopera di bene in quanto molte dei quei trentenni o quarantenni capirono che,nonostante let,potevano ancora divertirsi giacch lo svago non deve,per forza di cose,concondare con lessere infantili.
Quello stato lunico periodo in cui ho amato la discoteca e in ogni modo il ricordo della musica house o commerciale legato soprattutto alle numerose feste di diciotto anni che si susseguivano in quel periodo: ogni sabato cera qualcuno che diventava maggiorenne; alcune volte eravamo tra gli invitati ma, molto spesso, i miei amici ed io pregavamo il buttafuori di turno per farci entrare.Le feste, dove noi figuravamo come imbucati, erano le migliori.Penso di conservare ancora una foto nella quale figuro insieme ad una ragazza, che probabilmente era la festeggiata e di cui non ho mai saputo il nome,e ai suoi genitori.Quelle feste erano lunico svago per noi soprattutto nel periodo in cui nessuno di noi possedeva la patente e, quindi, i nostri spostamenti erano limitati.Il mio animatore preferito era Alfredo Camerini, in arte Alfio Camacho, il quale,con la sua esperienza,sapeva far smuovere anche i pi timidi a suon di latino-americano o attraverso la musica anni ottanta.Quelluomo era mito per me: operaio il giorno,animatore la sera, non per scelta ma perch,forse,il suo stipendio da lavoratore non era sufficiente; questa,per, una mia considerazione personale che si basa sullatteggiamento che Alfio aveva nel mettere i dischi: mai un sorriso o una smorfia di felicit; aveva sempre la testa bassa tanto che si poteva notare la sua calvizie precoce.
Questi compleanni si svolgevano sempre alla stessa maniera: le ragazze erano tutte in tiro e, di solito, lunico adolescente vestito elegante era leventuale fidanzatino della festeggiata.Tra balli e scherzi vari, durante la festa, potevano nascere nuove coppiette, per di pi occasionali; vi era, naturalmente, il gruppo degli alcolizzati e dei drogati e,se la fortuna ci assisteva,potevamo anche assistere ad una rissa.Il lettore pu dedurre, da questa piccola descrizione, che ci divertivamo con poco: non esistevano i cellulari e ad ogni modo, non erano un genere dalto consumo come adesso; pochi avevano il computer e, tra quelli che lo possedevano, chi aveva internet era considerato un privilegiato.
Ricordo ancora che, con i miei amici del quartiere, giocavo con le barchette contruite con mezzi di fortuna, e si faceva a gara per vedere quale caravella, la cui chiglia era fatta con il guscio della noce e il cui albero maestro era composto di uno stecchino retto dalla cera, sarebbe arrivato al traguardo.Ricordo anche le partite a pallone nella strada o a nascondino.Quei tempi, nonostante si stia parlando di pochi anni fa, sembrano un lontano passato remoto.
I ragazzi di quattordici o quindici anni, che incontro ora per il mio centro storico, andando in giro con il mio cane,passeggiano tutti con il telefonino e lo sguardo rivolto verso quello strumento infernale in attesa di un messaggino o di uno squilletto.Hanno tutto ci che si pu desiderare e non lo apprezzano e per questo sono infelici.Sono i figli della televisione; glorificano il povero comandante Cheguevara, controllati da una cultura che si professa libera, e ci nondimeno non lo , ma poi sono i primi ad essere intolleranti nei confronti dei pi deboli; inneggiano alla liberazione delle droghe, ma non avendo neanche il coraggio di dire ai propri genitori che fumano, accendono una semplice sigaretta in un vicolo buio.Sono una generazione senza fantasie o idee.Il problema della nuova societ ,forse,che tutte le grandi battaglie sono state fatte,tutte le grandi idee sono state diffuse.La salvezza,secondo me, vincere i piccoli soprusi che la vita ci pone innanzi, senza pretese.


8
Vogliamo fermarci?disse Mario con un sorrisino sulle labbra; si vedeva che lidea di stare un po l lo solleticava.Lorenzo comment: Io mi fermerei, ho guidato per quattro ore, sono un po stanco, vorrei almeno fumarmi una sigaretta.Voi che dite?
Andrea e Luca erano daccordo anche se il loro motivo era pi futile: non erano amanti della musica da ballo ma cerano delle pulzelle niente male, molte delle quali indossavano pantaloni molto aderenti il cui taglio faceva risaltare il loro posteriore.Io ero il meno convinto del quintetto dato che non volevo far tardi allappuntamento con la pantera in quel di Sulmona,ma nello stesso tempo,non potevo far trasparire la mia insoddisfazione per la sosta non prevista per non farmi scoprire.
Il primo problema fu trovare parcheggio: il posto era bucolico e cera solo una viuzza lunga che arrivava fino al castello; le macchine erano poste lungo il lato destro della strada per cui,a causa della larghezza ridotta della via,si poteva procedere solo in un verso.La coda delle macchine parcheggiate era lunga molti chilometri e sembrava arrivare fino al castello posto in profondit.
Dopo aver parcheggiato, faticosamente, la macchina, dovemmo fare un ampio tratto di strada a piedi, salire lungo una via sterrata e, finalmente, dopo tutta quella marcia, cimbattemmo nel rave.
Ci trovavamo dentro un bosco molto fitto; la leggera foschia dava un tocco di teatralit al tutto; vi era un ampio spazio, in mezzo al bosco, limitato, ai margini, da dei grossi alberi.Allinterno di questa superficie vi era montato un palco sul quale c erano due o tre dj ed un numero imprecisato di ragazze in reggiseno che, suppongo, dovevano dare un tocco hard allevento.Queste ragazze erano o delle coraggiose incoscienti o erano pagate profumatamente poich la temperatura non era alta: sebbene ci trovavamo in piena estate il clima non era agevole giacch aveva piovuto; in pi vi era molta umidit amplificata dalla presenza degli alberi.Sembrava che nessuno sentisse la temperatura bassa; erano tutti eccitati nella danza: scuotevano le mani, la testa, i piedi ed ogni tanto facevano segni ai danzatori vicini;il tempo incauto non sembrava scalfire il ballo: la maggior parte dei ragazzi si trovava sotto il palco,accalcati,sporchi di fango,quasi come se fosse una grande orgia;quelli pi vicini al palco danzavano rivolti verso le signorine mezze nude,sperando che magari, offrissero sesso gratis.Le signorine guardavano questi maschietti eccitati, e quindi sorridevano anche se quelli sotto facevano uscire, dalla loro bocca , le parole pi irriverenti;ed intanto continuavano a ballare.Oltre quella gente, vi erano altri che erano situati al di fuori della confusione e del fango:alcuni ballavano, altri erano intenti a dormire nonostante la musica rimbombava al di fuori della valle.
Mi rimase impressa una coppietta: Guarda quei due!, mi disse Lorenzo; io mi girai dietro di me e vidi due corpi, che sembravano uno, dondolare a tempo di musica. Lei aveva le mani sul suo sedere e lui faceva la stessa cosa.Posso immaginare che il punto dunione era costituito dalla loro lingua, poich il bacio sembrava non dover finire.Il giovane aveva il viso coperto dalla chioma bionda della ragazza, la quale lo teneva stretto a s, come se qualcuno o qualcosa potesse portarglielo via.Lorenzo, Luca ed io avremmo desiderato essere al posto di quel fortunato, con tutto il cuore.Mi venne in mente che, forse, la pantera avrebbe potuto soddisfare questa mia fantasia: gi assaporavo il momento in cui avrei potuto cingere i fianchi della mia amica e poter gustare le sue labbra.
Intanto, senza essercene accorti, mancavano allappello sia Mario che Andrea; Luca, sfumacchiando la solita sigaretta,prese la decisione: Basta ora fare i guardoni!Dove sono quei due?.Guard Lorenzo e ricevette, come risposta, un no, scuotendo la testa; si rivolse verso di me, attendendo la mia risposta, ma anchio feci cenno di non sapere dove fossero. Era difficile parlare poich quella musica, che io chiamerei rumore, proveniente da quelle gigantesche casse poste ai lati e sul palco,era quantomeno assordante.
Ci dividemmo: Lorenzo ed io ci preoccupammo di trovare Mario, mentre Luca pens ad Andrea.
Accendendosi unaltra sigaretta, Luca sinoltr nel bosco, giacch sapeva bene i gusti del nostro amico: Andrea ha avuti sempre la mania di nascondersi, di star lontano dalla massa, stabilendosi sempre in luoghi appartati , convincendo anche gli altri a fare lo stesso; ci ha comportato che, la maggior parte della gente, tuttora ci considera un gruppo di snob a causa di questa mancanza di relazionarsi con gli altri .Questabitudine ci ha portato a passare numerosi sabati sera lontani da persone diverse dalle solite, parlando di calcio, di ragazze, di politica e spettegolando dei vari personaggi che la nostra citt sfornava a ripetizione.
Luca sapeva bene dove andare a trovare Andrea; girando tra i vari piccoli assembramenti, nascosti tra gli alberi,scov il compagno scomparso: era sdraiato sullerba asciutta, insieme a degli sconosciuti; appena vide Luca, gli fece cenno di mettersi accanto a lui.Luca acconsent e, una volta seduto, rivel: Andrea, mi sa che dobbiamo ripartire.Andrea lo invit alla calma. Aspetta, ti presento un amico
Un ragazzo basso con uno sguardo perso nel vuoto si trovava al suo fianco: Ciao sono Stefano.Luca pot notare i suoi denti rovinati ad un cenno di sorriso, ma soprattutto poteva sentire il suo odore denso di vinoStefano lho conosciuto ora: un tipo originale.Loriginalit di quel giovane stava solo nei suoi discorsi sconclusionati che Luca non riusciva proprio a capire;ovviamente erano discorsi che potevano comprendersi solo se non si era lucidi; solo Andrea riusciva, non soltanto, a capire quei discorsi ma anche a dar delle risposte!Di solito lalcool che fa tal effetto e sembrava che Andrea avesse abusato di qualche liquido.
Luca gir la testa verso lamico e gli chiese senza mezzi termini: Ma chi sto scemo?.
Dai simpatico, rispose Andrea con lo sguardo perso nel vuoto.Luca cap che la volont dAndrea era rimanere l, quindi, in silenzio, si alz e si diresse verso la bolgia danzante.
Nel frattempo Lorenzo ed io eravamo in cerca di Mario; sapendo delle sue abitudini ci recammo in mezzo al luogo dove era viva la festa; non ci volle molto a trovarlo poich Mario un tipo alto con una chioma lunga e nera.Allinterno della confusione potei scorgere una capigliatura che si agitava: era il nostro amico.
Una volta avvicinato Lorenzo gli chiese di andare, ma lui disse: Avrei intenzione di rimanere qui.
Avendo capito, dal labiale, cosa aveva in mente lo attaccai: Scusa, e il nostro viaggio?Lo mandi cos alla malora?; la musica era molto forte, quindi Mario mi parl nellorecchio e mi rese manifesto che lui si trovava bene l e che non cera da preoccuparsi, avrebbe trovato un modo per tornare a casa.Il mio pi caro amico mi voleva abbandonare! Riuscii neanche a controbattere la sua decisione per quanto fu una cosa improvvisa ed incalcolabile; ero deluso ed affranto e lunica cosa che, in quel momento, mi venne in mente fu dire a Lorenzo di andare a cercare Luca ed Andrea.
Non fu difficile trovare Luca giacch anche lui era alla nostra ricerca.Non crederai cosa mi ha detto Andrea.Ormai non potevo stupirmi pi di nulla e quindi provai ad indovinare: Rimane qui anche lui?.Perch anche lui?, chiese Luca.
Mario, anche, ha deciso cos.
Eravamo rimasti in tre e decidemmo di andare a visitare il castello, giusto per prendere un po di tempo.Rifacemmo la scarpinata al contrario e prendemmo la macchina.In quel momento lansia mi assal perch lintoppo posto da quei due poteva smorzare gli entusiasmi iniziali.
Certo abbiamo certi amici che non sono da raccomandare a nessuno!Come cazzo si fa a fermarsi insieme a degli sconosciuti?Aspetta, come fai a scegliere degli sconosciuti a noi?.
Esattamente!Non si pu fare una cosa del genere, dissi io, ma non la prima volta.Ricordate quando ad un capodanno ci lasci come due cretini in mezzo alla strada?Siamo noi gli stupidi; sembriamo come i cani quando vedono che il padrone vuole regalare loro un qualcosa.I cani si mettono seduti, immobili e aspettano che un cenno dellamato padrone.Noi siamo cos, siamo alle dipendenze di quei due,magari loro pensano che sono importanti per noi,quindi vi dico: andiamo via.Che ne dite?.
Lorenzo ferm la macchina a lato della strada e si volt verso me e Luca e disse:Facciamo cos: andiamo a visitare il castello e poi ritorniamo qui; se quei due sono ancora dello stesso avviso, partiremo senza di loro.Concordate?.
Queste erano parole che sembravano uscire pi dalla bocca di Luca piuttosto che da quella di Lorenzo, in ogni caso Luca ed io concordammo sulla condizione posta dal nostro autista e ci dirigemmo, di comune accordo, verso il castello.
Giunti al castello,parcheggiammo a fianco della torre pi vicina.Quel castello era deserto e, con qualche timore, ci recammo verso le scale che portavano verso lalto.
Ricordate i film su Merlino, i cavalieri di quella tavola.., questo disse Lorenzo.
Con un certo fiato insistente Luca rispose: Era la tavola tonda,ignorante!E lo sai perch era tonda?
Lo so io!, entusiasta di poter fare una lezione,risposi:Re art voleva essere considerato un cavaliere come gli altri e, con un tavolo tondo,nessuno poteva stare a capotavola.In tal caso avere un castello doveva essere faticoso!non potevano inventare un ascensore?.Nessuno rispose, non per cattiveria, ma perch non avevamo mai fatto quelle scale tutte in una volta.
Arrivati sulla torre, era ben visibile quel luogo perverso; il paesaggio sembrava essere estrapolato da un girone dellinferno di Dante, lunica cosa che non centrava nulla erano le macchine della polizia;notai anche le sirene accese,non tanto per il loro suono,che si confondeva colla musica da discoteca,ma perch lampeggiavano.
Mario e Andrea!, sbottai io, dobbiamo andare per vedere cosa successo!.
Ormai quelle scale non ci facevano pi paura,scendemmo in fretta e in furia,prendemmo la macchina, e facemmo il percorso al contrario.
Arrivati vicino al bosco,notammo due pattuglie della polizia,una marea di ragazzi che scappavano mentre i poliziotti si affannavano a fermarli.
Luca vide tra gli arrestati, Stefano, lamico dAndrea, che sembrava non rendersi conto di ci che stava succedendo intorno a lui: aveva lo sguardo perso nel vuoto e, in ogni modo, sul suo viso era sempre stampato un sorriso che non aveva nessuna giustificazione;era in manette e uno in divisa lo stava mettendo dentro il cellulare.Io mi domando, tuttora, quale sar stata la sua sensazione nel momento in cui, svegliandosi dentro ad una cella superaffolata,cominciava a rendersi conto del guaio nel quale si era cacciato.
Era ora di ripartire, anche senza i due compagni; rientrammo in macchina, Luca si mise alla guida e rifacemmo la stessa strada per lennesima volta, ma ci fu una novit: da un cespuglio spusto la folta chioma nera di Mario e la testolina bionda rasata dAndrea.
Ci fermammo e i due, con gran fretta cercarono di entrare in macchina, ma Luca blocc le porte, apr il finestrino e, con voce ferma, disse: B!Gi avete cambiato idea?, naturalmente era tutto condito da una nota polemica.Andrea rispose: Dai non fare lo stronzo!Apri, non vorrai che i polizziotti fermino anche Mario e me!.
Noi tre ci guardammo e un piccolo sorriso accomun i nostri volti:Luca chiuse il finestrino,riaccese la macchina e part.I due amici fuori cominciarono ad urlare le pi ignobili parolacce che questa terra non abbia mai vomitato, ma era tutto uno scherzo poich non ce la sentivamo di lasciarli come due pezzenti in mezzo la strada e, soprattutto, alle prese colle forze dellordine.
Senza parole entrarono nellauto e ripartimmo per una nuova avventura.

9
Ogni volta che ripenso a quel viaggio mi viene in mente sempre limmagine di quei camion con le gabbie piene di animali; noi alla fine eravamo in quelle stesse condizioni: cinque persone dentro una macchina senza aria condizionata, con un caldo torrido allucinante e con pochissimo spazio allinterno di quella gabbia che era la punto f.i.a.t.
A causa del vento non era possibile nemmeno tenere un discorso serio poich le parole volavano via, partendo dalla postazione di davanti e uscendo dai finestrini di dietro; per far capire una battuta al mio vicino dovevo ripeterla almeno due volte facendo perdere almeno met della comicit a quella situazione buffa; per non parlare della comunicazione che poteva esserci tra quei due davanti e noi tre dietro: ogni tanto si poteva carpire qualche parola, tra una folata e laltra di vento, tipo:RagazzetantelibereSilvio.
Al nome Silvio mi son tirato in avanti verso Lorenzo, lautista, e Mario facendo una domanda semplice quanto ovvia: Cosa si parla, ma soprattutto perch parlavate di me?.
Si parlava di ragazze.
Il mio dolente tallone dachille!, dissi io; Posso farti una domanda? chiese Mario, facendo un cenno con la testa io acconsetii,Come mai non ti vediamo mai con una ragazza?.
B Mario dopo il fattaccio nel quale eri coinvolto anche tu forse stato difficile ritrovare fiducia nelle persone, negli amici, ma soprattutto nelle ragazze
Naturalmente il fattaccio riguardava il mio rapporto con Erica


10
Io sono sempre stato un ragazzo chiuso in tutti sensi: non parlavo tanto, giacch si pu dire che il mio carattere era chiuso, ma il fatto di non essere aperto dipendeva anche dal mio comportamento quotidiano cio dal fatto che ero sempre chiuso nelle mie quattro mura, difficilmente uscivo e nonostante avessi tanti amici, anche di lunga data come appunto Mario, non riuscivo a trovare chi veramente poteva capirmi, tutti a guardare non oltre la punta del loro naso.Quando mi sentivo solo andavo a salutare qualche amico in un negozio di dischi; questi amici avevano il nome di Cobain , Vedder, Lennon, Freddy Mercury che cantavano di libert e liberazione, del senso di oppressione che attanaglia la nostra generazione che ha tutto quelle che si pu immaginare, dal punto di vista materiale, ma che non ha un punto di riferimento morale.
Io sento di far parte della categoria degli sfigati: non un termine dispregiativo ma voglio intenere quella razza di ragazzi, magari insicuri, timidi che sanno di non essere un faro per nessuno ma che avrebbero tanto da dire, una razza che laltro sesso disdegna al massimo li considera come animali da compagnia o loro confessori; si tratta essenzialmente di una categoria che sa di perdere il confronto con quelli fichi (quelli che sono cool come dicono in televisione) con quelli che vengono considerati i vincenti nella societ.Noi Sfigati sappiamo che la loro bellezza sar effimera, la loro arte sparir nel giro di poco e quindi spariranno, e forse e questo che ci d la forza di andare avanti: laspettare il momento nel quale quelle persone saranno cadute in disgraziaForse non la cosa pi cristiana da dire ma da parte nostra si tratta della realt oggettiva.
Quando mettevo la cuffietta e sentivo uno di quei pezzi che hanno fatto la storia della musica sentivo che loro mi dicevano questo:Fatti sentire, abbi il coraggio puoi fare quello che vuoi fare.
Per me era una liberazione, era come andare in chiesa dal confessore e in quella chiesa sconsacrata incontrai una ragazza cio Erica.
Aveva una competenza in materia lo capii quando prese un cd degli Who e chiese al proprietario del SOTTOMARINO GIALLO( cos si chiamava il negozio di dischi essendo, il proprietario un amante del beatles e forse lunico del mio paese ad averli visti dal vivo) di mettere Tommy.
Quanto part la chitarra di Peter osservai lei di nascosto: aveva gli occhi chiusi e dondolava la testa al ritomo della batteria che entra nella canzone dopo qualche battuta, sembrava facesse lamore colla canzone; i suoi capelli biondi le cadevano sulle spalle e nonostante dai suoi gesti e dai gusti di notasse la sua passione per la musica pesante il suo aspetto non lo dava a vedere: era una ragazza ben vestita che in unaltra situazioneavrei inquadrato come una giovane discotecara dedita a fare vedere come era bella a tutti i ragazzi arrapati che le ballavano vicino.
Non era cos perch chi sente la musica rock ha un animo grande cos, chi la sente veramente quella musica per,non chi fa di quella solo un ascolto superficiale.
Le sue mosse mi facevano pensare ad un serpente e i suoi fianchi andavano a ritmo seguendo anche il controtempo.Si avvicin a me e mi guard: Sentiti questa canzone al buoi con una candela accesa e capirai quello che il destino ti conceder o vuoi che ti concda.
Si gir al proprietario del negozio e lo ringrazi per lascolto e se ne and.
Io imasi di stucco, non dissi neanche grazie e naturalmente non le chiesi manco il nome, ma questo era una cosa normale per uno sfigato come me,ma comunque la poesia di quel momento, la magia di quellattimo si isolava da tutto e non cera spazio per una domanda idiota quanto inopportuna come quella.
Sentii in quello spazio di cinque o sei minuti, in altre parole il tempo della canzone, una forza vitale in me che mi spinse fuori di quel locale verso casa mia con in mano una cassetta vuota nella quale registrare una serie di canzoni.Per farla, dovevo indirizzarla o dedicarla a qualcuno perch fare una registrazione di quel tipo non significa mettere una canzone dopo laltra ma bisogna seguire certe regole.La prima regola sta nel ricordarsi che usi parole di una persona per esprimere qualcosa tu, quindi si d allopera un significato, un messaggio che con parole tue non riesci a far comprendere; bisogna anche rcordari che uno strumento del genere si pu usare solo con persone che sanno il significato di quel gesto, sanno che sei tu quello che canti anche se a volte la voce femminile.
La seconda regola riguarda essenzialmente la struttura dellopera: allo spettatore bisogna far conservare lattenzione necessaria per tutti i novanta minuti, perch la cassetta da usare di quella durata, giacch non possibile fare unopera complessa in minore tempo, diciamo sessanta o quarantasei minuti!Chi usa cassetta con durata minore non sa quello che deve dire.Bisogna cominciare con pezzi forti, almeno tre o quattro e finire con pezzi di altrettanto valore, ed in mezzo mettere canzoni di medio valore poich pezzi pi importanti non riuscirebbero a catturare lattenzione necessaria e richiesta, per cui tanto vale mettere alcuni motivi orecchiabili.
Lultima regola riguarda il destinatario; non poteva essere che lei, quellangelo maledetto, quel serpente incantatore che mi consegn quelle frasi stupende e stupefacenti.
Presi tutti i cd che avevo e li buttai sul letto rovistando tra loro per trovare quei titoli pi adatti a leileichiss qual era il suo nome; in ogni caso optai per canzoni con sonorit anni settanta in cui i suoni acidi della chitarra facevano da contraltare agli ideali da figli dei fiori: come si faceva a pensare ad un accostamento tra la chitarra dei LED ZEPPELLIN e un motto tipo non fare la guerra ma fare lamore?Rimane un mistero almeno per me.
Ilo problema ora era trovare il momento adatto per consegnarle la cassetta e, soprattutto, trovare il momento dato che quella ragazza non lavevo mai veduta, anche se in ogni caso era difficile vederla poich non era lei che rimaneva a casa,ma io!
Lunico posto dove ritrovarla era al SOTTOMARINO, ed infatti andavo sempre l sperando che la sorta mi fosse stata amica:in quel momento ripensavo a alla frase dettami dalla misteriosa ragazza, stavo seguendo il mio destino, pensavo in quei momenti, o al massimo lo sto costruendo.
Portavo sempre la cassetta nella tasca del mio giubbino preferito in modo tale da averla sempre a portata di mano e di consegna, nonostante non avevo pronto un discorso o almeno tre o quattro parole da comunicare a quella ragazza.
Quel giorno ricordo che pioveva come non aveva mai piovuto in quella citt deserta, la pioggia batteva duramente sulla mia faccia mentre cercavo di tornare a casa col motorino, perch,giustamente questa una prerogativa degli sfigati, ero uscito col motorino che faceva caldo e cera il sole e quindi Giove pluvio decise di accanirsi contro la mia povera personcina.Ero sul motorino quando cominciai a bestemmiare per la pioggia che mi colpiva violentemente e che stava lavando la citt non solo dalla sporcizia materiale ma da anche quella spirituale;ho sempre pensato allacqua e segnatamente ala pioggia come uno strumento di purificazione delluomo; questa convinzione forse era dovuta alla mia educazione cristiana che ricevetti.Giove sembrava accanirsi contro di me e io lo stavo maledicendo ma dovetti ricredermi: quel dio munifico stava aiutandomi ad incontrarla: era troppo pericoloso ritornare a casa e allora mi rifigiai al SOTTOMARINO , per parlare con qualcuno, per esempio, il vecchio Hendrix.
La canzone che stava suonando forse era Foxy Lady,ma non ricordo giacch i miei ricordi di quelle ore a seguire sono tuttora offuscati dagli avvenimenti che seguirono; i miei occhi si spostarono dalla copertina del vinile alla figura della ragazza danzante;stava guardandomi con i suoi occhi cercava qualcosa dentro me, ed io mi sentivo inerme come un bambino appena uscito dallutero della mamma, nudo e rannicchiato su se stesso e senza la possibilit di proferire parola se non versi o rumori incomprensibili.
Mi ricordai della cassetta e stavo rovistando nella tasca destra del giubbino blu ma senza riuscire a trovarla per il fatto che avevo cambiato giacca! Lunica cosa che riuscii a dire fu qualcosa del genere:Avevo una cosa da darti ma forse lho lasciata a casache fessoscusa.
Scusa di cosa? Andiamo a casa tua e me la dai.
B se ti va possiamo andarci ora, se vuoi, se non hai altri impegni, se non ti disturba,se, lei mi chiuse la bocca con la sua mano sinistra prese la mia mano per uscire dal negozio.
Pioveva, ma con lei dietro, sul sellino del mio scassato motorino, non sentivo pi il dolore sul mio viso a causa della pioggia, forse era langelo dietro di me che mi teneva stretto e aveva costruito uno scudo per prottegermi, forse aveva dei poteri magici quella ragazza.
Eravamo arrivati sotto casa mia e mentre cercavo le chiavi del portone notai che lei non si nascondeva dalla pioggia, ma anzi la cercava, aveva le braccia aperte e il suo viso era rivolto verso il cielo con occhi chiusi, chiss alla ricerca di cosa o di chi.
Salimmo le scale, la portai nella mia camera e, mentre cercavo di farfugliare qualcosa e dire frasi di senso compiuto per temporeggiare in modo che potessi tenere desta la sua attenzione fono a che non trovavo il maledetto giubbino blu, lei si aggirava in silenzio nella mia stanza.
La ragazza stava notando i poster, i libri soffermandosi su un testo dAsimov, poi pass ai dischi che io, in maniera accurata, avevo disposto secondo due criteri:lordine alfabetico e lanno di produzione.
Ti piace la mia stanza? Diciamo che qui vivo la maggior parte della giornataaspetta ecco il giubbino trovato!. Mi girai verso di lei e mi accorsi che lei mi stava dietro le spalle e profer queste parole, mentre le rendevo visibile la cassetta: Mettila, fammi ascoltare.
Infilai la cassetta da novanta minuti nello stereo di casa e lei fece come al negozio di dischi , incominci a dondolare al ritmo della musica, ed io solo in quel momento mi resi conto che le canzoni, sebbene molto ritmate, esprimevano troppo sentimento, forse ero stato un po sfacciato.
Lei mi venne incontro, io ero vicino allo stereo fermo come una statua ad osservare ogni suo movimento, ogni suo gesto.Sentivo unemozione dentro di me che non avevo provato, non era amore, non poteva esserlo,ma sicuramente si trattava di una profonda attrazione verso di lei che faceva ribollire il mio sangue, che riusc a mantenere calde le mie mani notoriamente due pezzi di ghiaccio.
La ragazza si avvicin a me e disse delle parole, sussurrando, per non rovinare la bellezza della canzone: Io mio nome Erica.
Io il mio 腔, non potei finire la frase, perch lei mi ferm con un bacio.UN BACIO! Io non lo avevo mai provato, non avevo mai assaggiato le labbra di una ragazza e non avevo mai sentito la lingua di unaltra persona nella mia bocca. Quando i miei amici mi dicevano che fare lamore era la cosa pi naturale del mondo avevano ragione , la spogliai, mi spoglia, facemmo lamore l vicno lo stereo. Non posso raccontarvi i particolari ma posso dire che fu lesperienza pi sconvolgente che mi sia potuta capitare; il corpo era bellissimo: non era magrissima ma la ciccia laveva nei punti giusti e il seno ero infinitamente pi bello di come me lo sarei potuto immaginare.Io ero alla prima volta e il risultato non fu impressionante, fui un po una frana.
Parlammo un p dopo; lei mi raccont qualcosa della sua vita e io le raccontai qualcosa di me, ma sembrava che Erica gi sapesse tutto o quasi della mia vita perch mi aveva notato sempre il quel negozio e mi trovava interessante; la cosa che mi sorprese di pi di quella chiacchierata fu quando afferm che non aveva lintenzione di far lamore con me, ma si convinse grazie alla mia decisione.Per la prima volta ero stato io ad aver rischiato!
La mia relazione con Erica fu molto intensa e piena di emozioni che non avrei mai pensato di poter provare nella mia vita; lei divent il centro dei miei interessi, dei miei pensieri, ogni movimento ed ogni attivit era finalizzata alla sua persona e forse fu questo mia pressante azione nei suoi confronti a fare in modo che si allontanasse da me.
Non cera pi comunicazione tra di noi come una volta, ma nessuno dei due aveva il coraggio di dire basta, perch sapevamo di essere fatti luno per laltra e che ci volevamo bene.
Erica ed io uscivamo regolarmente con i miei amici e, tra questi, soprattutto Mario era un nostro amico fidato: lui aveva avuto molte esperienze, mentre io ero alle prime armi per cui mi sembrava naturale chiedere consigli a lui ed anche Erica aveva Mario come confidente giacch era quello che mi conosceva meglio e che sapeva dare un significato ai miei comportamenti.
Quando si vive una situazione di stallo c sempre un episodio scatenante che rompe quellequilibrio instabile e rende le cose pi facili, ma anche dolorose da un certo punto di vista.
Mi sembr di morire nel momento in cui le parole di Erica si trasformarono in coltelli e lance per il mio cuore disperato;lei mi disse: Ho baciato Mario.
Li avevo visti mentre si baciavano, mentre lei lo stringeva in vita; li avevo visti eppur non dissi nulla in quel momento; rimasi nascosto e poi andai via, perch per me era un gesto cos inverosimile quanto inaspettato: quando capitano cose inaspettate non vi la possibilit di intervenire in quel preciso momento.Dovevo aspettare.
Erica non us n frasi di circostanza n cerc di giustificarsi, mi mise davanti la cruda e fredda realt, una volta messa al corrente del fatto che io avevo visto; non riuscii a proferire parola, ero impietrito mentre la guardai negli occhi per capire se lei mi odiava e aveva fatto questo per farmi del male, oppurenon sapevo che pensare; in quellintervallo breve che pass da quella confessione alla mia reazione non ricordo se ho detto o fatto qualcosa, ero troppo stordito; avete mai provato quella sensazione di inutilit e di impotenza nei confronti di una certa situazione imprevedibile? Mi alzai dalla sedia e cercai di andare via con grande dignit, a testa alta, mentre lei piangeva; lunica cosa che potei dire fu:Non ti odio, non ti preoccupare.
Il mio cellulare suonava e dalla musichetta personalizzata potevo dedurre che il mio ex amico provava a chiamarmi e gi immaginavo la scena penosa che avrebbe messo su.Il mio sangue ribolliva nel corpo come la lava che esce da un vulcano che ha dormito per millenni e dunque in quello stato, non mi era possibile ascoltare nessuno, tranne qualche amico immaginario come i componenti dei Pearl Jam.Una volta ritornato a casa mi ritrovai,invece,nella camera ad ascoltare il disco che mi consigli Erica cio quello degli Who.Spensi per lennesima volta e, forse anche per lultima, le luci;accesi una candela e nei quattro o cinque minuti di quella canzone, nel mio cervello,in versione masochista, vennero a galla i miei momenti passati insieme a lei e lunica cosa che riuscivo a domandarmi era: Come ho fatto a farmi fregare cos? Perch questo successo a me?.
Mi facevo delle domande che non avevano delle risposte ed, il fatto che un tipo razionale come me, non riiusciva a trovare una soluzione per quella situazione mi faceva impazzire.Quel fattaccio mi aveva riportato allinterno del mio guscio vuoto di sentimenti, ma in ogni caso tanto forte da tenermi lontano dalla vita reale; i mesi seguenti erano scanditi dalla scuola (era lultimo anno), dalle visite al SOTTOMARINO, dalle suonate col mio gruppo musicale.
Feci pace con Mario perch, analizzando tutta la situazione, riflettendo sul minimo dettaglio, sapevo che la colpa era anche mia: la mia freddezza e la mia mancanza di comunicazione avevano spinto Erica nelle braccia del mio amico.Erica, invece, era come scomparsa dalla mia vita, un fantasma, ma forse era meglio cos dato che non sarei stato prnto ad affrontarla perch ,in ogni caso, mi aveva ferito molto quel suo gesto e non avrei potuta perdonare.Quella esperienza amorosa mi insegn che vivere la vita pu essere anche doloroso e soffrire in quel modo non era adatto a me e, dunque, decisi, di non avere pi legami cos profondi con nessuno e, fu per questo che i miei rapporti con lesterno erano solo posti con degli emeriti sconosciuti incontrati nella via virtuale


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Dopo Erica non mi sono mai permesso di approfondire un discorso con una ragazza, prima di tutto perch mi sto ancora leccando le ferite come dopo un combattimento, poi perch non ho trovato, per adesso, nessuna allaltezza dErica.Si pu dire tutto di lei, ma sicuramente non posso affermare che mi abbia rovinato la vita, anzi mi ha dato una visione aperta del mondo.
Senti come parli?La verit che lamore vive in te; lamore che nutri ancora nei suoi confronti.Questo non lo puoi ignorare!, sentire Luca dire queste cose mi sorprese perch non era un tema che lui afforntava molto spesso, se non dal punto di vista prettamente sessuale.
B, risposi, io non dico di essermi dimenticato di quella ragazza, ma forse non voglio soffrire ancora per lei, fare come si vede in quel film, ragionando per assurdo, dove si vedono quelle attrici nellodioso ruolo della protagonista malmenata e ma ancora innamorata del suo carnefice: la loro un dolore materiale, fisico, il mio un dolore che nasce nellanimo e l ristagna, ma comunque non meno logorante.
Io non volevo metterli a disagio con la mia visione pessimistica della realt e della mia situazione amorosa, non ero affranto e quel viaggio liberatorio con i miei amici e, soprattutto , lo scopo di quella gita a Sulmona mi elettrizzavano, mi facevano sentire come un bambino alla scoperta del mondo e delle cose pi semplici; io sono il re degli ignoranti ma sapevo benissimo qual era la differenza tra un tipo come me e uno come, per esempio, Leopardi.Quellimmenso poeta era brutto, piccolo, con la gobba e quindi poteva essere solo un pessimista: cosa un uomo se sa gi che non pu aspirare allamore carnale e sentimentale di una donna?Essere consapevole fin dallinizodella tua condione e che nessuna ragazza verr a letto con te se non per secondi fini deve essere sconfortante per usare un aggettivo uefemistico.
Io non mi trovavo nella situazione di Giacomino, non avevo il suo genio, che per me era nato appunto dal fatto che era rifiutato fisicamente e quindi il suo vis la indirizzava verso altro come larte di scrivere, ma fortunamente avevo un bellaspetto, stavo bene di salute e ci mi aveva fatto covare la speranza di poter trovare una sostituta dErica.
Li sorpresi, dunque, quando dissi loro del motivo perch avevo spinto per Sulmona; Lorenzo ferm la macchina allautogrill per costrigermi a vomitare tutta la verit su quella faccenda; erano i miei amici e dissi loro quel che volevano.
Fu Mario a congratularsi con me per primo dicendomi che avevo fatto la cosa giusta e gli altri si accodarono a quella cosiderazione; io mi ero liberato da un peso poich non sarei risucito a trattenere pi quel segreto ai miei amici, infatti, la trasparenza la mia pi grande virt ed forse il fatto di non riuscire a nascondere un disagio, una considerazione, un certo stato emozionale, forse hanno fatto di me una persona evitabile; daltra parte si dice che siamo solo attori sulla terra, non riusciamo ad esprimere le nostre emozioni, forse per paura o per troppo formalismo, e chi lo sa viene considerato uno fuori dagli schemi nelle ipotesi pi estreme, un povero pazzo; io non sono un ammalato di formalismo, le mie emozioni io le mostro: mi agito, urlo, mi libero.
Il caldo imperava, e come nel pi tipico viaggio allavventura che si rispetti, non eravamo molto puliti, eravamo sudati, i nostri vestiti erano impregnati di nicotina; eravamo cinque persone alla deriva, cos forse apparivamo al mondo; la stazione di servizio ci serv anche per darci una ripulita generale e ,sebbene io avessi il magone, qualcosa di pesante sullo stomaco che mi portavo dietro, dopo aver rivangato la storia della bella Erica, dovevo anche pensare ad una ragazza che mi stava aspettando in quel di Sulmona.
Il rivivere quella faccenda mi faceva pensare che le incomprensioni sarebbe meglio evitarle, alcune volte si rischia davere soddisfazione,altre no e la ragione alle volte non serve, forse meglio avere torto.
Non cera nulla da fare, Erica sarebbe rimasta sempre nel mio cuore e nella mia mente; ogni tanto mi appariva davanti agli occhi,come in un film, mentre parla con altra gente che non ha idea della persona meravigliosa che ha davanti.Nonostante io sapessi di dover partire per una nuova avventura, lei rimaneva la mia ossessione, e il mio pensiero andava sempre verso lei per rivivire quelle emozioni che non avrei mai potuto scordare, ormai erano rimaste scolpite in forma indelebile nella mia mente.Tutto prendeva la forma di quella ragazza: una protagonista di un film, un oggetto caro, una parola; qualunque cosa mi faceva pensare a lei e, la gioia che rievocava quel nome, subito si scontrava con lanimosit per il suo tradimento, una collera che mi prendeva da dentro e mi rodeva lo stomaco; il tradimento non era tollerato bene dalla mia anima e dalla coscienza, io non potevo farci nulla! Erica me la ricordo cos: capelli neri color pece lunghi fino alle spalle, labbra rosse ed una posa regale che strideva con quella sua voglia di trasgressione.


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Non fummo tanto fortunati a scegliere la stazione di servizio poich il bagno non funzionava e mi accorsi subito della diversit tra il panoraama che stavamo vivendo, un contrasto tra la roccia presente sulla nostra sinistra fatta di montagne molto spigolose e il mare blu cobalto presente sulla nostra destra e lefficienza dei seirvizi che pu mostrare una regione.Nel nord, certo le stazioni di servizio si presentavano molto bene ma chi ha potuto vedere almeno una volta il sole in altItalia, alzi la mano.
Nella mia vita non sono mai riuscito a vedere il sole, il motore della nostra vita, quello da cui tutto deriva a cominciare, come ci hanno insegnato dalle prime lezioni di biologia, dalla fotosintesi clorofilliana,la base della vita, il motivo per cui Adamo ed Eva si ritrovarono nel paradiso dellEden,la giustificazione del perch possano esistere le rocce,le piante,luomo e gli odiati insetti.Il sole nei miei luoghi non si mai presentato per quello che : lucida e vibrante palla infuocata!Quella atmosfera cupa che si respirava a qualche chilometro di distanza dava, secondo la mia teoria, lo stimolo a tutti a oziare di meno e lavorare di pi; ci dovuto soprattutto al fatto che un tempo grigio come lo al nord non porta le persone ad andare in giro a riflettere su ci che sta loro intorno, anzi porta la comunit a far qualcosa che produca in quanto,oziare non serve a nulla se non c lambiente adatto; da qui deriva il corollario per il quale gli uffici sono desiderabili: l almeno c la luce!
Al sud una mentalit del genere sarebbe inconcepibile: ad eccezione dei casi nei quali anche nel meridione il tempo brutto, inverosimile che le persone vadano al lavoro, contenti, sapendo di lasciare una bella giornata alle spalle nei periodi caldi e di non potere andare a sciare linverno soprattutto quando il sole pigro anche nel periodo freddo non solo riscalda, ma soprattutto non si nasconde dietro linquinamento; il tutto si restringe ad una questione psicologica da cui pu trarsi anche una riflessione economica: impossibile invertire la tendenza che in Italia c sempre stata; al nord si produce e ci che si produce l non pu trovarsi nel sud ed anzi la cosa sarebbe deleteria, magari la gente del settentrione avr il denaro sonante ma la gente meridionale ha qualcosa in pi a mio avviso soprattutto a livello di spiritualit, potendo rilettere sulla natura che gli intorno.
La stazione di servizio aveva un unico bagno, piccolo, sporco e mal funzionante; non mi sembrava vero potere costatare che nella realt ci fosse un luogo cos ameno e, tanto maleodorante che non ci fu possibilit e la forza per entrare; il puzzo entrava allinterno del corpo e i nostri neuroni che recepivano gli odori erano cos disgustati che cera anche la possibilit di rimettere dalla bocca quello che avevamo mangiato fino a quel momento; a dir il vero un panino portato da casa.Quegli odori mi riportavano alla mente il giorno in cui per disperazione e per mancanza di attenzione da parte della gente feci entrare nel mio sangue un po pi del limite consentito di alcolici, limite che io non tolleravo dato la mia scelta di non toccare bevande di quel tipo; sebbene i ricordi di quel giorno sono, tuttora, sparsi nel fondo del mio cervello e non recuperabili, davanti a quel cesso una fotografia io avevo davanti agli occhi, cio quella del mio vomito stampato sul pavimento della mia amica e sulle pareti mentre cercavo disperatamente di andar nel suo gabinetto; mi ricordava anche il giorno dopo quando ogni tanto mi alzavo dal letto per espellere dal corpo quello che il mio stomaco non voleva: la puzza di quei giorni che persisteva sotto il mio naso lavevo ritrovata quel giorno.Quanto piccolo il mondo!
Andrea propose di mangiare quel poco che era rimasto allinterno del frigo portatile e ripartire, ma non tutti avevano il suo stomaco di ferro; quella fu unesperienza difficile da dimenticare!
La cosa ancor pi laboriosa fu trovar una sistemazione per la notte; cercavamo di avvicinarci il pi possibile alla nostra meta ma la stanchezza ciminciava a farsi sentire nelle ossa dei nostri puzzolenti e sudati corpicini.
Cercammo una spiazzo dove poter stabile il nostro accappamento notturno e per far ci girammo un po di paesetti siti nella via che portava a Sulmona che facendo rapidi calcoli, era ancor lontana dalla nostra vista.
Il posto fu individuato in uno spiazzale dietro un supermercato presso una citt sfigata di cui non ricordo il nome, ma non posso dimenticare la bruttezza di quel posto: cemento in ogni dove e la mancanza di spazi verdi allinterno della citt; non cerano neanche un po di ruderi antichi da far passar come monumenti significativi per la citt. Era tutto nuovo, anche la chiesa era in quello stile privo dintensit, che lo stile di morderno, sicuramente, pensai, la fece un architetto che non ha gusti artistici, magari amico del sindaco che gli diede lappalto!Era comunque una citt nuova.
Era notte quando arrivammo e per le strade non cera nessuno;quindi quel piazzale ci sembr il posto migliore dove piazzare la tenda e riposare un po.
La tenda concepiva solo tre posti letto e, quindi, due di noi dovettero adattarsi ai sedili della macchina; per decidere a chi spettava privilegio di giacere nella tenda, si fece a conta: tale onore spett a Mario, Andrea e a me.Gli altri due dormirono in macchina.
Non fu facile prendere sonno in tenda sia perch, nonostante il libretto distruzioni assicurasse che la tenda era per tre persone,molto probabilmente intendeva tre sardine per di pi deperite, sia perch quando hai uno che ti russa a fianco non mai una facile farsi trasportare dal dio del sonno..
Non fui solo io ad aver problemi a chiudere gli occhi e riposar un po ma anche i compagni di viaggio avevano l identico problema, poich lumidit rendeva la temperatura pi bassa e non avevamo lattrezzatura adatta, fu, per, soprattutto un evento spiacevole a rendere la nottata pi travagliata.
Accadde un evento che sconvolse noi tre nella tenda e per la paura non uscimmo se non dopo la conclusione di quellepisodio.Mi spiego meglio: la nostra tenda era posta sul giardinetto dietro quel gran supermercato. Quel giardinetto confinava con una casa abbastastanza spaziosa, direi un villino, ricoperto di piante rampicanti sulle pareti delledificio in questione.Si poteva notare, allinterno del prato, molto ben curato, la religiosit di chi ci abitava: infatti vi era una statua di Padre Pio e un’altra statuetta della Madonna l vicino.
Questo edificio, che chiamare mistico un eufemismo nascondeva un qualcosa di sadico e di misterioso; come i galli svegliano i contadini la mattina presto, urla di rabbia e di paura si diffusero nellaria come macigni.Mi alzai di soprassalto non rendendomi conto di cio che mi stava accadendo intorno.Quelle urla assomigliavano agli schiamazzi di mia madre quando, per andar a scuola, mi diceva di tutto pur di liberarmi dal vincolo tentacolare del letto e, quindi, affrontar la forza di gravit per alzarmi.
Una volta che presi veramente conoscenza della situazione e del posto in cui mi trovavo, svegliai i miei compagni per renderli partecipe dellavvenimento in corso.
Puttana!, diceva lui.
Tu sei un bastardo, diceva lei.
Si poteva intuire che si trattava di una lite tra coniugi o fidanzati circa la loro relazione.
MI risalt subito all occhio, bench fossero le cinque del mattino, orario per me inconsueto, la differenza tra la casa, piena di orpelli religiosi e chi labitava.
Dai rumori che provenivano dal casato, si potevano intuire che gli oggetti pi fragili presenti nelledificio avevano recitato lepitaffio.
Io personalmente non avevo mai assistito ad uno scontro cos duro tra due persone.
Cera chi, tra noi, c aveva preso gusto e, messosi ad origliare apertamente, si fum una bella sigarettina!Intanto potevano essere gli ultimi minuti di vita di uno, o, magari, di tutti e due, i contendenti.
Si affacci in tenda Luca con lintenzione di risolvere questa situazione: Telefoniamo ai carabinieri!.
Si potrebbe, risposi io, ma non sappiamo neanche dove ci troviamo, n la via!Cosa gli diciamo?- salve siamo cinque ragazzi accampati dietro un supermercato, in una citt sconosciuta,in una via sconosciutaa proposito: qui a fianco si sta consumando un delitto e per questo non riusciamo a dormire!- gli diciamo questo?.

Id: 9 Data: 05/12/2007