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Raccolta di testi in prosa di Valentina Rosafio
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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II Larrivo a Galway

Era quasi giorno e Galway ancora dormiva nel tepore del suo ventre verde. Scendemmo dal pullman e caricammo le nostre valigie sul taxi. Luomo alla guida ci chiese dove eravamo dirette e Giulia prontamente rispose:Old Seamus Quirke Road, number eleven. Nonostante i nostri occhi tendessero a chiudersi per la stanchezza non potemmo fare a meno di osservare, attraverso i finestrini appannati del taxi, i deliziosi quartieri di Galway e di scoprire con immenso stupore che la maggior parte delle case aveva un proprio nome racchiuso in una targhetta affissa sulla porta.
Finalmente arrivammo al numero eleven. Laiuola incolta e lerba alta del giardino davano un tocco personale a una casa che da tempo era stata affidata dai legittimi proprietari a giovani provenienti da chiss quale parte del mondo. Nella targhetta sulla porta il nome Hawthorn dava invece un non so che di letterario a quella casa sciatta pensando al nome di Natalien Hawthorne, il celebre scrittore de La lettera scarlatta che aveva invece solo una e in pi nel cognome.
Pagammo il tassista ringraziandolo e suonammo il campanello, ma nessuno venne ad aprire, poi suonammo ripetutamente e luscio lentamente si apr. Saffacci barcollante una ragazza dai capelli castano chiari che ci salut in inglese per poi presentarsi in francese scusandosi per averci fatto aspettare ma, disse, si era addormentata sul divano, quindi ci fece entrare.
Il piccolo ingresso che ci si present davanti terminava a sinistra davanti a una rampa di scale e a destra confluiva in unampia cucina, bench lammasso di piatti, pentole, bicchieri e la sporcizia sparsa dappertutto, ne limitassero lo spazio.
Charlne, cos si chiamava, ci disse che per il momento potevamo sistemare le nostre valigie in cima alle scale, dato che la nostra stanza era, ancora per poco, occupata da un ragazzo pakistano che avrebbe dovuto lasciarla molto prima del nostro arrivo, poich non aveva pagato laffitto.
Cos, nellattesa, Charlne ci offr un po di latte caldo e cominci a chiacchierare. Agata ed io non capimmo una sola parola di quello che disse mentre Giulia sembr cavarsela anche con questa lingua bench poco dopo chiese alla nostra neo-coinquilina di poter conversare in inglese. Capii che Charlne ed Iris erano amiche da un paio danni ma non riuscii invece a spiegarmi come avessero fatto a diventarlo se Iris era sempre i giro, da qualche parte nel mondo.
Lambiente unico della cucina comprendeva dallaltra parte della stanza un tavolino in mezzo a due divani sui quali trovammo ristoro per le nostre povere gambe affaticate da tante ore di viaggio.
Finalmente linadempiente ragazzo pakistano lasci la casa dopo aver litigato animatamente con Charlne, che fino a quel momento era stata direttamente responsabile, di fronte ai proprietari, degli affitti e delle bollette di tutti gli inquilini della casa.
Intanto Agata, Giulia ed io entrammo nella stanza e vi trovammo solo un enorme e polveroso tappeto. Lasciammo le nostre valigie in un angolo, poi Giulia and a chiedere a Charlne se potevamo trovare da qualche parte dei materassi per dormire e lei rispose che li avremmo trovati nellarmadio in fondo al corridoio, vicino alla stanza dopo la nostra e di fronte a quella dove, al momento, viveva un musicista italo - francese, Claudio.
La stanza di Claudio era molto piccola, il letto era accostato al muro e una grossa valigia giaceva sotto la finestra.
La nostra invece era molto grande e dentro cera anche un piccolo bagno.
Aprimmo larmadio e restammo stupefatte dalla quantit di valigie che conteneva. Trovammo i letti, li trasportammo in camera e, molto presto, scoprimmo che non cerano cuscini, lenzuola, n co-perte per scaldarsi,cos usammo i nostri sacchi a pelo invernali.
Erano le tre di pomeriggio quando Giulia mi svegli, lei ed Agata si erano riprese dalla stanchezza, io invece mi sentivo poco bene, il viaggio mi aveva spossato a tal punto che avrei voluto dormire per giorni e giorni, ma Giulia quasi mi butt gi dal letto e cos dovetti arrendermi.
La tenacia che riversava nelle cose e nelle persone era rimasta inalterata sin da quando ai tempi della scuola ogni cosa che aveva in mente di fare, pur complicata che fosse, la incominciava e, senza nessuna esitazione, la portava a termine.
Agata, a modo suo, scoprimmo essere ostinata ma non nello stesso verso di Giulia. Essere ostinati nel caso di Agata equivaleva a considerare sempre le sue opinioni inconfutabili, prive di qualsiasi errore di giudizio.
Al contrario, lelemento che caratterizzava me era la timidezza, o peggio ancora, la paura di confrontarmi con gli altri,ragione per cui speravo che alla fine di questa esperienza avrei abbandonato per sempre lombra che mi portavo dietro da anni.
Giulia propose di uscire a fare quattro passi. Obiettai che ancora non conoscevamo la strada ma Charlne, che evidentemente capiva un po ditaliano, dalla sua stanza aveva ascoltato la nostra conversazione, cos ci si present davanti con un foglio e una matita e cominci a disegnare la stra-da per il centro: poche linee e saremmo arrivate.
Naturalmente le cose non sono mai come sembrano, e cos ci perdemmo lungo la strada. Un signore dallaria buffa ci vide perplesse e ci chiese se avessimo bisogno di qualcuno che ci indicasse la strada. Quando sent dove eravamo dirette si mise a ridere animosamente e ne capimmo subito la ragione. Per sbaglio avevamo imboccato una via secondaria che ci aveva portato esattamente sulla parallela di Shop Street, la pi importante e affollata strada del centro. Arrivammo in un batter docchio.


Id: 1279 Data: 25/11/2011 12:05:56

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Galway -Incipit

Negli ultimi rintocchi di un giugno pallido e nostalgico Dread e i suoi occhi lucidi s'allontanano.
Metallica si arrotola la strada nelle uscite buie. Segnali di fumo dai tamburi a suggellare il confine tra nido e volo dissentito.
Il giovane rifugio sibila nella pioggia il suono tiepido delle innate grazie e Dread non c pi e con esso il dolce Jude, il pio Igor e la rude Pascal, il saggio Ratnesh e il pungente Sanah, la straordinaria musica di Iris e Charlne e la famiglia dello strano Rafael: gli zii Carlos, Mary e le loro dispettose bambine Vivian e Lucia, e poi le colline, le strade, la baia, il ponte, il parco dirimpetto allo Spanish Arch, teatro delle mie pause di riflessione e ragione di una pace interiore mai pi ritrovata.
Lungo la baia i cigni stavano risvegliandosi al sorgere di un nuovo sole mentre Giulia ed io caricavamo le nostre grasse valigie sul pullman e, con gli occhi gi pieni di nostalgia, salutavamo Agata invidiandola un tantino per aver deciso di restare ancora un po nella deliziosa citt di Galway, per mesi meta delle nostre avventure.

Id: 1277 Data: 24/11/2011 11:32:49