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I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.
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Una Solitudine Duale
Nessun essere di buon cuore, in accordo con il pensiero lucido e dotato non necessariamente d'ingegno, può sottovalutare ciò che persiste d'inquieto nella solitudine. L'uomo solo, con una lingua che non può esprimere, sente una vertigine che soffoca ogni proponimento positivo. La solitudine, ab antiquo, è la paralisi o l'abisso più intimo e inevitabile che sia toccato in sorte: di statuto non intercambiale, è pura necessitas. Rozzi e filosofi, tutti indistintamente figli della semplice umanità mortale priva di redenzione. Abbandonati a noi stessi nessuno ci vuole bene: nulla ci tocca perché niente culla le nostre afflizioni. Ma a piccoli passi, procedendo per gradini, questa tediosa catena di turbamenti soffoca e implode sulla stessa struttura che la reggeva. Lio gravita nel non-io tra la vita e la morte, e tra vaghe e confuse sensazioni di cumuli di carcasse questo limite infrangibile si dimena; accoglie nella sua prepotenza occulta, talvolta, un miracolo che agita il vagabondaggio-foglia della sua cittàdella interiore. La torre d'avorio, che includeva l'errare nei monti al di là dell'orizzonte immanente, incontra contro ogni aspettativa un'irreligiosa profezia messianica. Come accade a Nietzsche con Spinoza, anch'io sono suggestionato! Stupito e sbalordito come il fascino di un bambino sedotto dai suoi nuovi giochi: tali avventure da apprendere, nonché sperimentare, per immergersi fino a "dimenticare" la parte blanda di sé stesso! Sono rapito dall'esistenza di un uomo che mi ha preceduto in forza della sua indescrivibile rarità. Che razza di persona ero senza di lui! Pessoa non lo conoscevo minimamente. Che perdita ho subito per anni a causa della mia incomparabile solitudine! Essa, spessissimo, mi ha fatto mancare il respiro, sudare fino alla malattia e sputare il sangue dell'abbandono a me stesso, questi divenuto "numinoso". Da tempo, ormai, convivo in una solitudine duale, un destino intercambiabile. Coesisto intensamente con il luccichio di un mio simile, lottando quotidianamente contro il brulichio sistematico dell'esistenza-panna e amorfa. Senza Pessoa sarei un insignificante atipico: un'anomalia struggente.
Id: 5987 Data: 20/03/2026 22:22:12
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Perdita d’Aureola: Dialoghi
-Baudelaire: In tal luoghi sconci non si beve più il nettare degli dei. D'ogni genere d'infamia non sono più sorpreso poiché nulla mi trascina oltre lo sconforto. Carmina non dant panem! Il nostro cuore non vive più di vocazione e ambizione, ciò che ci distingue è una maledizione d'ironia e di cinismo. -Vittoria Colonna: Di rancori indigesti siam colti, sprovveduti di aureole. A chi dobbiamo l'oblio della nostra specie? Dapprima ebbri e sazi d'ambrosia, dappoco senza patria né lode. -Pessoa: caos multiforme, qual è il nostro nuovo destino? La morte estirpa ogni aureola, camminiamo avanti e indietro, trasciniamo la stanchezza nei boulevard, nei circhi della triviale società industriale... Al minimo movimento brusco, tutto è perduto. Noi, il mondo e il mistero di entrambi! Tutto è superfluo. -Cioran: la pochezza mi strazia, la grandezza mi annoia. L'intellettuale è una prostituta nel marciapiede, ridotto com'è ad uno sgradevole parassita di massa, un idolo multiforme senza passione. In un attimo cadde la grandezza, perì la sapienza di questa eterna noia. Noi, soli, viviamo in un inferno dove ogni attimo pare un miracolo sprovveduto. Abbiamo la testa dentro il fango, ridotti a vivere come una persona qualunque: caduta l'aureola, ci sveliamo soli. Sgradevoli e inetti, poco importa cosa sappiamo. Figli di un'incognita! Dove andremo d'ora in poi? Se solo ci fosse ancora un po' di senno, avvertiremmo la crudeltà inaudita di questo orrore!
Id: 5980 Data: 18/02/2026 13:48:26
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L’Estate
Bisogna riconoscere ciò che si vuole da quello che non si sopporta; non è così? Io ritengo intollerabile l'estate, checché ne dicano i più: la stagione peggiore di tutte, la più perfida e instancabile. Il fatto è che, in un misto di amarezza e malinconia, la sensazione che provoca in me nausea tuttavia ridesta ugualmente il suo dolce sentimento di giovinezza, il trionfante eroe a cui non posso desistere. Ciascuna stagione mi rende moribondo, ma l'estate occupa un ruolo di rilievo, un tedio primario nella misura in cui il suo prestigio mi turba e mi confonde. Mi duole il tribalismo delle genti, la trivialità dei ricordi dai quali traccio un esito sconfortante, alienanti com'erano. In estate l'attimo faustiano tiranneggia giacché tutto si perde nell'angolo buio del proprio cuore. A discapito della primavera di Tonio Kröger, durante la stagione estiva si è interamente sommersi dalle passioni, la cui viva essenza si manifesta in ogni circostanza della quotidianità, tanto da determinare con i suoi vincoli assordanti la sottomessa azione individuale. Si vive male perché si è presi da ogni genere di sensazione, persino la più riluttante, e sebbene il suo gusto estetico sia invadente e seducente, nondimeno travolge ogni genere di natura artistica.
Id: 5978 Data: 15/02/2026 14:22:40
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