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afonia
Alla fine, il fallimento fatale! Limmateriale non consente traduzione, lidea non permette trasmigranti metafore. Giace a terra, esangue, il cadavere del verbo: straziato nella carne, rivoltato, rigirato, fatto a pezzi. Esanime ha esalato lultimo soffio, silenzioso, compreso, decifrato. Tentativi ciclopici, a costo di sangue, a costo di delirio, non hanno partorito che detriti e macerie. Il giorno del Giudizio ha decretato lestrema sentenza: la parola non concede riscossa. Ci appare col volto divino ed il corpo plasmabile, sorride, illudendoci di nuove vittorie, blandisce, carezza, consente; si allarga, si chiude, si stringe. Dilata il senso, lo comprime, allunga il significato a vette astrali. E argento fuso, oro sciolto, magma primordiale ammantata di maschere di vento. Cedevole, prende la forma della nostra superbia , ne assume il volto, ne assorbe personalistici connotati. Falsa, si burla di presunzioni austere, di certezze manifeste, di assiomi codificati, di verit incise nel fuoco. Le nostre verit. Materia immateriale, forgiata da nani, si eleva a giudice spietato col ghigno del cinismo e ride, alla fine dellopera, guardando il sudore della fronte, indulgendo alla contemplazione del peso sotto cui, schiacciato, tenta lestrema sfida lumana gloria. Lidea, concepita senza lingua, musica afonica paga di se stessa, sorride beffarda al misero frutto partorito da prometeo, ancora una volta dilaniato nelle viscere per aver troppo osato. Riposa quieta, in silenziose verit, lintuizione: grazia di per s, unica panfonia , sinfonica armonia. Essa illumina con uguale voce lillusione di vivere, quella di comunicare, la stessa di trasmettere. Con unico canto, in ingannevole, inequivocabile, indistinto, ammanta di luce irradiata da se stessa: nessuna traduzione richiesta, nessuna spiegazione necessaria. Solo il silenzio trasmettitore di parole , solo esso non equivocabile strumento per ascendere agli dei. Simili a titani scacciati, ci cimentiamo nellimpresa inumana di dare un nome a ci che nome non possiede: la bellezza, la gioia, lamore, la disperazione, lossessione, la deriva, la morte. Il domandarsi, il chiedersi, linterrogarsi, non sono domande, ma assiomi. Simili a schiavi, illusi di condivide leterno, armeggiamo con armi spuntate per uscire dalle nostre solitudini, incapaci di capire che solo la solitudine la nostra dimensione. E cos, tentiamo limpossibile impresa credendoci demiurghi nel disperato tentativo di eterizzare la sezione di un istante, incontabile, invisibile nel magma indecifrabile del tempo senza tempo.
Id: 905 Data: 04/03/2011 22:29:21
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