chiudi | stampa

Raccolta di pensieri di guido brunetti
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Il male (2)

Guido Brunetti

Il male

 

Ancora sul male. Sono state le neuroscienze a mostrare come il cervello sia una combinazione di bene e male, egoismo e altruismo.

Esiste una inclinazione innata in materia. Una inclinazione "intellettuale", per Niezsche, verso ciò che è "raccapricciante, cattivo". Una profondità della "tendenza antimorale". "Un'attrazione verso l'orribile".

E' una disposizione che può procurare perfino un'eccitazione sensuale, la quale può essere, come sostiene Robert Musil nel suo libro "L'uomo senza qualità" (Einaudi), "dolce e forte come latte". In questa maniera, ci troviamo nel campo delle anomalie patologiche della psiche di un individuo. Un soggetto, per l'appunto, psicopatico.

*

Dio

Guido Brunetti

Dio

   Da sempre l’uomo avverte l’intimo bisogno di credere in Dio,  nella dimensione del trascendente e del sacro. E’ un bisogno biologico, innato.

  Citiamo per tutti Platone, il quale ha sostenuto che Dio è l’artefice del mondo, il mondo ideale e il mondo materiale, creando altresì un’anima in tutti gli uomini e un’anima universale.

   Ai numerosi autori che negano l’esistenza di Dio (ateismo), dobbiamo spiegare che la scienza non può dimostrare l’esistenza di Dio né negarla. La loro quindi è soltanto una opinione soggettiva, personale; congetture prive di validità scientifica.

*

Godere delle disgrazie altrui

Guido Brunetti

Godere delle disgrazie altrui

"Schadenfreude" è parola tedesca che significa godere, provare gioia per le sofferenze altrui. Il concetto è stato sottolineato anche da Adorno, Susan Santag e dal filosofo Schopenhauer, il quale ha sostenuto che provare invidia è umano, ma "assaporare" la Schadenfreud è "diabolico".

Molti studi recenti mostrano che l'essere umano ha una migliore considerazione di se stesso quando le persone attorno a lui sono vittime della cattiva sorte.

Confermiamo quanto abbiamo scritto altrove. L'uomo è una combinazione di bene e male, altruismo ed egoismo, miseria e nobiltà, odio e amore. Ha una pulsione "diabolica" (Freud) che si manifesta fin dall'infanzia. Il bambino- scrive Freud- è "un malvagio polimorfo".

La malvagità umana è antica quando l'uomo.

"Il Signore- afferma l'Antico Testamento (Genesi, 6,6)- vedendo che la malvagità degli uomini era grande sulla terra, si pentì di aver fatto l'uomo...". Un altro passo dell'Ecclesiaste precisa che "la superiorità dell'uomo sulla bestia è zero". Gli uomini? "Non sono altro che bestie" (Ivi, 3, 18, 19).

 

*

Graecia capta ferum victorem cepit

Guido Brunetti

Arte, letteratura e cultura come valori

 

Nel suo libro intitolato "Epistole", Orazio scrive: "Graecia capta ferum victorem cepit". Che significa: la Grecia conquistata (dai Romani) conquistò il selvaggio vincitore, riuscì cioè a civilizzare il rozzo trionfatore.

Con questo verso, l'autore riesce ad esaltare il valore della cultura, dell'arte e della letteratura. Che sono tra i massimi valori della civiltà.

E' un concetto particolarmente  rilevante in questa fase della nostra vita caratterizzata dal degrado umano, sociale e morale. Che elogia la mediocrità, l'ignoranza, la mancanza di competenza e l'arroganza in quanto funzionali  al pensiero ideologico dominante.

 

*

Il canto dell’usignolo. Una metafora dei giorni nostri

Guido Brunetti

Il canto dell' usignolo. Una metafora della nostra epoca

 

Nella  favola di G.E. Lessing "Il canto dell' usignolo", un pastore chiede all' usignolo: "Perché hai smesso di cantare?". "Ahimè, non senti- risponde l' usignolo- come gracidano forte le rane?. Fanno tanto chiasso e io ho perso la voglia di cantare. Ma tu le senti?". "Certo che le sento- dice il pastore- ma è il tuo silenzio che mi condanna a sentirle".

E' la metafora del nostro tempo. Una società caratterizzata dal gracidare di tante, tantissime persone che impegnano il loro tempo nel  ciarlare continuamente. Dicono il nulla, esaltano l'incompetenza e l'ignoranza. C'è solo il rumore delle banalità, degli interventi urlati, privi di senso. Uno scomposto, sgradevole e irritante cicaleccio.

 

*

Omnia mutantur

Guido Brunetti

Omnia mutantur

Una delle maggiori scoperte delle neuroscienze è stata quella di ritenere che il cervello umano si modella e rimodella continuamente (neuroplasticità cerebrale e neurogenesi).

Ma non solo il nostro cervello. I nostri principi, i nostri valori, la nostra cultura, la nostra identità: tutto è sottoposto a un processo di trasformazione. Ogni nostra esperienza modififica la coscienza e la mente.

L'essere umano è un divenire in continuo cambiamento, dovuto anche a differenze culturali, religiose ed etniche.

Secondo Ovidio (43 a.C.) "Omnia mutantur, nihil interit" (Le Metamorfosi). Una sola è la verità che permane nel tempo: tutto si trasforma.

Cambiano le forme delle cose, così come- precisa il grande poeta latino- i fiumi, le acque, il colore del cielo, la luna, le stagioni, gli uomini,, i popoli, le civiltà, i costumi. Insomm, le forme della vita non sono "fisse", ma " mutevoli e cangianti", cambiano continuamente, in un perenne processo di metamorfosi.

*

Male

Guido Brunetti

Male

L'essere umano è una combinazione di bene e male, egoismo e altruismo, odio e amore, miseria e nobiltà, bontà e malvagità.

L'istinto del cuore umano, per l'Antico Testameno, è "inclinato" al male fin da bambino. Anche Freud è d'accordo: il bambino-scrive- è un "malvagio polimorfo".

Il male, come il bene, ha una connotazione biologica, innata, che si modifica con l'esperienza e l'ambiente socio-culturale.

Gli uomini sono capaci, secondo J.Conrad, di "qualsiasi malvagità". Non esiste animale che superi l'uomo in "crudeltà" (Gracian).E molti godono nel procurare al prossimo sofferenza e malvagità. Il male poi non è mai così male come il male che riceviamo per le nostre qualità. La gelosia, l'invidia per le persone di qualità possono produrre una "grande malvagità".

"Post gloriam, dicevano i latini, invidiam sequi".

Il male ha una connotazione misteriosa che penetra silenzioso tra le pieghe della storia, prendendo forme diverse: dolore, sofferenza, inganno, ingiustizia, prepotenza, arroganza, odio...

*

Gentilezza

Guido Brunetti

Gentilezza

Mi piacerebbe vivere in un Paese in cui oltre all'osservanza delle regole e dei principi morali, si coltivasse la gentilezza, insieme con l'empatia.

 

*

Misologia, oicofobia, androfobia, fobia

Guido Brunetti

 

Misologia.

Il termine indica l'avversione (Platone) verso i ragionamenti, il pensiero, la conoscenza.

Oicofobia.

Deriva dal greco "oikos", che significa famiglia, casa e "fobia", paura.

E' il sentimento della paura per la propria sfera privata. Un senso di minaccia da parte di altre persone.

Sul piano clinico, l'oicofobia può assumere   forme di nevrosi fobica. In psichiatria, è la paura dello spazio fisico all'interno della propria abitazione. "Domatologia": paura della casa.

 La parola è stata coniata dal filosofo Roger Scruton nel 2004 con il significato di "disprezzo" per la cultura, denigrare i costumi e le istituzioni.

 La società di oggi non ama la cultura, che è conoscenza, ossia uno dei massimi valori dell'umanità. La civiltà non crede più in se stessa e nei propri valori. Una umanità che si odia.

Androfobia.

E' un disturbo fobico, uno stato di irrazionale paura verso gli uomini.

Fobia.

Paura ingiustificata provata dal soggetto in situazioni particolari o in presenza di oggetti.

La fobia deriva dalla parola greca "fobos" che significa "panico" e   fa parte del gruppo delle nevrosi. In psichiatria, il termine significa uno stato di angoscia legato a situazioni od oggetti che assumono per il paziente un senso di minaccia.

Sono state proposte diverse classificazioni delle fobie: di oggetti, luoghi, esseri viventi, fenomeni organici. Abbiamo, per esempio, claustrofobia, paura dei luohi chiusi, rupofobia, paura di sporcarsi, ereutofobia, paura di arrossire, ecc.

 La psicoanalisi ha messo in luce alcuni meccanismi psicopatologici inconsci  nella formazione dei sintomi fobici.

La prima descrizione del distubo fobico è stata formulata da Freud nel libro "Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (caso clinico del piccolo  Hans").

 

*

L’anima è un prodotto del cervello?

Guido Brunetti

L'anima è un prodotto  del cervello?

   Dire che l'anima- la mente- è un "prodotto" del cervello, come sostengono numerosi neuroscienziati, non soltanto è indimostrabile, ma è privo di senso.

   La mente è sostanza immateriale che trascende il corpo, sostanza materiale. L'anima- l'Io, la coscienza, lo spirito- non è il risultato di un'attivazione neurale, non è il cervello.

   Non è il mio cervello che prova gioia o rabbia, sono io. Sono io che penso, non i neuroni.

 

*

La conoscenza

La conoscenza è l'artefice del mondo.