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Raccolta di pensieri di guido brunetti
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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Parola

 

Parola

Le parole sono "creature viventi"  che suscitano emozioni diverse e lasciano tracce nell'animo.

Soprattutto in medicina e psichiatria, le parole possono salvare o danneggiare una persona, causando ferite che "sanguinano" (Borgna). Secondo V. Hugo, la parola è il verbo e il verbo è Dio, concetto che richiama il pensiero di Giovanni, 1, 1-3. "In principio erat verbum; et verbum erat apud Deum, et Deus erat verbum": la parola è Dio.

Le parole senza pensieri "mai non giungono al cielo" (Shakespeare).

                                                                          Guido Brunetti

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Invidia

 

Invidia

Il termine invidia indica un'emozione negativa, sgradevole. Secondo un pensiero attribuito a Sallustio, l'invidia viene dopo la gloria, il successo: "Post gloriam invidiam sequi". Questo sentimento esprime un complesso di inferiorità e di impotenza verso una persona, la quale possiede un bene o qualità che il soggetto che invidia non ha.

Secondo la dottrina cristiana, è uno dei vizi capitali.

L'invidia comprende molti sintomi, come odio, ostilità, rancore, risentimento, aggressività. Il soggetto ha veri attacchi di bile.

La Bibbia afferma che il male, il diavolo è entrato nel mondo per invidia. La prima lettera di Giovanni dice:" Chi invidia, chi odia è un omicida". Papa Francesco ha aggiunto: "Chi calunnia, chi fa pettegolezzi, chiacchiera vuole uccidere".Solo la miseria- scrive Boccaccio- è "senza invidia".

                                             Guido Brunetti

 

 

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Essenza

 

Essenza

Il cervello sviluppa credenze: Dio, religione, anima, ecc. Esse nascono da un bisogno innato, il quale ci dice che abbiamo una essenza interiore non fisica, immateriale.

L'uomo non è solo il luogo del male, un essere "malvagio per natura", come credeva  il filosofo Hobbes, in quanto dotato di un cervello rettiliano caratterizzato da una pulsione autodistruttiva e distruttiva. E' molto di più, è il luogo del bene, la sede dello spirito. Quella dimensione che da sempre i filosofi, a partire da Socrate, Platone e Cartesio, hanno chiamato "anima, pensiero, cogito".

 

Siamo oggetti animati: abbiamo il nostro corpo, ma c'è anche la parte che non è visibile, lo spirito.

 

L'essere umano è quindi un corpo biologico ed è un'essenza non osservabile: due cose in una. Il corpo (il cervello) senza lo spirito è un nulla, un robot.

                                Guido Brunetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Abituazione

 

 Abituazione

 

L'abituazione è una forma di apprendimento in cui "ripetute presentazioni" di uno stimolo inducono l'indebolimento di una risposta.

Si sussulta la prima volta che si percepisce un forte rumore, ma se questo si ripete più volte, la reazione è minore (Thompson).

 

Le basi neurali di questo fenomeno sono state indagate in molti animali (api, mosche, molluschi, aragoste) e approfonfiti dal neuroscienziato Eric Kandel sul mollusco Aplysia californica.

 

E' una realtà già intuita dai latini: "Ab assultis non fit passio", le cose comuni, abituali non fanno impressione. E' un principio filosofico che ha riscontro nel pensiero di Aristotele: "Quod consultum est, velut innatum est", ciò che è consueto è come istintivo.

                                                     Guido Brunetti 

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Resilienza

 

Resilienza

   Il termine resilienza indica la capacità di reagire di fronte a difficoltà, disagi, stress, traumi, situazioni avverse. Deriva dal verbo latino "resilire", che significa "rimbalzare", "balzare indietro",

   La ricerca nel campo delle neuroscienze ha messo in evidenza  la capacità umana di "adattamento" e di "crescita" verso le sventure, sottolineando gli elementi genetici, neurologici, emotivi e culturali del soggetto.

    Questa parola è stata mutuata per la prima volta da M Rutter negli anni Settanta dalle scienze fisiche per designare la capacità di sopportare lo stress e di riprendersi da situazioni traumatiche. In fisica, è la resistenza di certi materiali che si piegano e non si spezzano. Il concetto di resilienza quindi è la capacità umana di affrontare le avversità dell'esistenza, superarle e possibilmente uscirne "rinforzato" (Grotberg).

   

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L’uomo tra spirito e malvagità

 

Guido Brunetti

L'uomo tra spirito e malvagità

 

   L' uomo non è solo il luogo della malvagità, il cervello rettiliano dei neuroscienziati. E' molto di più, è il luogo dello spirito. Quello che Cartesio ha chiamato " cogito" e che Platone ha definito "anima".

 

   Le nostre idee metafisiche sull'anima, la mente, coscienza, Dio nascono da un modello interiore, innato, il quale ci dice che abbiamo un'essenza interiore non fisica.

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Analfabetismo funzionale

 Guido Brunetti

Analfabetismo funzionale

Soggetti che sanno leggere e scrivere, ma non sono in grado di interpretare, intendere ed elaborare temi più complessi. Leggono, ma non comprendono. Si calcola che il 70 per cento degli italiani viva questa condizione.

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L’arte nel bambino

 

Guido Brunetti

L'arte nel bambino

 

L'arte è una delle massime espressioni del cervello umano, la manifestazione di due poli affettivi opposti: il piacere e la sofferenza, i quali sono le modalità principali dell'essere umano.

L'arte è il modo più antico cui ha fatto ricorso l'uomo.

L'infanzia dell'arte trova la sua origine nello sguardo del bambino o nel movimento delle sue mani. Osservare un bambino di due o tre anni mentre si sforza di riprodurre un animale o un oggetto con qualche linea su un pezzo di carta è un evento di grande fascino, L'alba di una feconda avventura emotiva e intellettiva.

 

E' sempre esistito un profondo rapporto tra due arti magiche, la poesia e la musica, a partire dai poemi omerici e proseguendo con i poemi classici e poemi cavallereschi.

Poesia e musica hanno legami stretti, c'è un'essenza che accomuna le due arti, cìè una fonte comune. Esistono affinità tra la poesia e la musica, in termini di ritmo e melodia.         

Di fronte a un brano musicale, il soggetto può subire illusioni corporee, come distorsioni illusorie della forma, peso e aspetto del proprio schema corporeo. L'esperienza musicale poi genera intense emozioni e variazioni della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca, della respirazione e di altre funzioni neurovegetative, come l'attività neuromotoria.

 

L'arte è un miracolo, è un mistero perché sta tra pensiero e fenomeno, tra spirito e materia.

La musica poi esprime l'inesprimibile, non possiamo esprimere in parole un'idea musicale. E' un sottile complesso di emozioni e sensazioni che il linguaggio non può nemmeno nominare o esprimere. E' un evento simbolico, la sua essenza non è l'espressione, ma l'espressività.

 

Le neuroscienze stanno cercando di comprandere il perché la musica riesca a commuoverci. Sta di fatto che la musica esprime tenerezza, passione, serenità, turbamento, gioia, dolore. E' il linguaggio delle emozioni.

La musica, per Nietzsche, si configura come "arte dionisiaca", la sua origine proviene dalla misteriosa unità creativa. Essa si pone come lingua primordiale, che esprime la verità essenziale della vita e "la terribilità del mondo notturno", simboleggiato da Dioniso.

Da parte sua, Freud aveva paura della musica, la considerava troppo vicina all' Es, il rettile che è nell'uomo, ossia alle strutture più arcaiche del nostro cervello.

 

E' l'universale ante-rem, viene prima delle cose. Una lingua primordiale.

Essa muove i sentimenti e genera le emozioni.

La musica, per Addison, è "il bene più grande che i mortali conoscono ed è tutto quanto di celeste abbiamo in terra".

 

Il talento artistico è l'esito di una combinazione di aspetti fondamentali, come quelli genetici, l'intelligenza generale, tratti della personalità e fattori speciali.

Alle sue radici affluiscono linfe provenienti da altri campi del pensiero, in particolare della poesia e del teatro drammatico.

 

Le scoperte delle neuroscienze mostrano che i bambini possiedono una sensibilità estetica, riescono a proiettare le proprie sensazioni e creano immagini di impressionante potenza espressiva. I bambini sono dunque portati biologicamente a svolgere attività creativa, artistica.

 

Alcune ricerche indicano che i feti rispondono alla musica con cambiamenti nel battito cardiaco. Fin dai sei mesi di vita, i bambini riconoscono una melodia.

Esperimenti di "brain imaging" mostrano che tutti i bambini sono geneticamente capaci di esprimere il senso musicale. Nel cervello di un  bambino ci sono reti neurali specifiche. Per  le neuroscienze, la musica risponde a un bisogno biologico, ha un'origine genetica, innata. C'è insomma un " cervello musicale" dotato dei aree cerebrali autonome.

 

Le reazioni al bello, alla poesia, alla musica sono capacità innate. Le quali rappresentano perciò un potente fattore nello sviluppo cognitivo, emotivo e sociale del bambino.

 

Circa poi il senso musicale, precisiamo che il genio musicale è raro, ma molti dati evidenziano comunque che tutti i bambini sono capaci di cantare. Nel cervello di un bambino o di un adulto esistono reti neurali specifiche. La musica risponderebbe a un bisogno neurobiologico. Essa ha una origine genetica, ereditaria Le reti nervose destinate alla musica comincerebbero ad organizzarsi progressivamente fin dalla più tenera età., ossia al momento delle prime relazioni vocali tra madre e bambino.

 

Ulteriori ricerche effettuate con i metodi di "brain imaging" dimostrano che c'è una differenza tra il cervello di un musicista e quello di un non musicista: l'attività musicale infatti aumenta l'apporto sanguigno e l'attività dei neuroni. 

Grazie alla stimolazione elettromagnetica nel cervello inoltre si è accertato che la superficie dell'area motoria collegata a ogni dito della mano può aumentare notevolmente dopo alcuni giorni di esercizio al pianoforte. La musica ha inoltre un valore profilattico e terapeutico nella pratica psichiatrica e e neurologica. Notizie in tal senso risalgono al 1350 a.C. con l'opera di Orfeo.

 

L'attività creativa nel bambino infine ha la grande peculiarità di scoprire nascoste qualità intellettive ed emotive e costituisce un valido strumento diagnostico e terapeutico nell'individuare disturbi psichiatrici.

 

 

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Eudaimonìa

 

Guido Brunetti

Eudaimonìa

 

Il termine eudaimonìa, in greco classico, esprime l'dea della miglior vita possibile, una condizione di prosperità e benessere bio-psichico e mentale. E' lo stato di chi si cura della propria anima. Prima di tutto, affermava Socrate, bisogna curare la propria anima e renderla la migliore possibile. Perché? Perché l'anima, precisava Platone, contiene la virtù.

Questa emozione in italiano è definita felicità, in latino felicitas, ashré in ebraico e happiness jn inglese.

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Anima (2). Definizioni

 

Guido  Brunetti

Anima (2). Definizioni 

 

  Il primo concetto di nus  (anima) compare con Anassagora, il quale contrappone al corpo, sostanza materiale, lo spirito.

  La parola greca psyché , anima, è un elemento etereo, aereo, fluttuante, invisibile, soffio vitale. Per Aristotele, principio di movimento.

    Anima come logos, nus, pneuma, spirito, incorporeo, immortale.

   Per Eraclito, l'animna è il logos, la ragione. Il logos dell'anima è lo stesso logos divino. Dobbiamo a Senofane la prima definizione di anima come pneuma, spirito. L'anima è spirito, soffio, alito, aria vitale.

 

   Il maestro dell'anima è Platone. L'anima è "immateriale, immortale" e dunque "eterna". Il corpo è la prigione dell'anima. Il cammino dell'anima si configura come una via del "distacco", cioè liberazione dai legami materiali,  purificazione. Questo distacco è la morte (Fedone). L'anima, per Platone, ha una dimensione divina. La virtù dell'anima è la sapienza, che è "simile a Dio".

   L'anima è pensata come una biga alata, composta da due cavalli, uno è nero e rappresenta le passioni istintuali, quelle meno nobili; l'altro è bianco e rappresenta le passioni più nobili. L'auriga è la ragione che governa la biga.

 

   Secondo una grande tradizione filosofica, avviata soprattutto da Socrate e Platone e proseguita con Cartesio e Hegel, conoscenza dell'anima e conoscenza di Dio sono strettamente legate e non è possibile l'una senza l'altro.

   Lo spirito è considerato come  realtà profonda ed essenziale dell'essere umano, costituisce tutta intera l'animo "pensante", che è poi la dimensione della coscienza.

   L'anima è il vero "sé" dell'uomo, dunque non solo il principio vitale omerico, ma quello che noi chiamiamo coscienza.

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La dimensione del sacro

Guido Brunetti

La dimensione del sacro

 

   Gli scritti dei mistici e dei santi presentano incontri con l' Assoluto, con Dio. Le Sacre Scritture rappresentano una fonte del pensiero e dell'insegnamento religioso. Offrono le basi morali che hanno "guidato" (Koch) il cammino dell'umanità per millenni.

   La vita culturale e sociale dei nostri tempi ruota intorno al principio del piacere, del consumismo e del primato dell'Io. Conflitti, degrado morale, degrado ambientale e guerre ci ricordano  le mete che dovremmo seguire.

 

   Il sacro è ovunque, dietro ogni angolo: nell'abbaiare di un cucciolo, nella vista di un cielo stellato, nella carezza della persona cara, nel sorriso di nostr figlio.

   Certamente, ci sono l'abisso esistenziale, la tragedia della vita, il mysterium tremendum, l'assenza di significato.

   Viviamo in un mondo di mistero, di bellezza e di angoscia.

 

   Anche l'arte esprime sentimenti legati alla dimensioner del sacro e dell'Assoluto.  La musica, la poesia, la letteratura e le altre espressioni creative fanno emergere la grandezza dell'essere umano. E riescono a dare un senso al mistero dell'esistenza.

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Gesù e Socrate

 

Guido Brunetti

Gesù e Socrate

 

   Concordo con il giudizio di autorevoli studiosi nell'accostare  la figura di Socrate a quella di Gesù, sostenendo che esistano molti aspetti comuni.

   Entrambi infatti sono creatori di una nuova visione filosofica dell'uomo e del mondo. Entrambi  poi sono stati condannati a morte. Sia Gesù che Socrate affrontano la morte con fiducia e con la fede in una vita migliore nell' aldilà.

 

   Tutti e due sono "maestri"  nel senso più alto del termine (Citati). Sono dei guaritori di Anime, dotati di una "percezione sottilissima" del prossimo.

 

   Il pensiero filosofico antico, moderno e contemporaneo considera Socrate uno dei massimi esponenti della tradizione filosofica, uno dei modelli più alti di quella umanità ideale sostenuta nel mondo antico, una delle sorgenti perenni della riflessione filosofica.

 

   L'essenza dell'uomo- afferma Socrate- sta nella sua psyché, ossia nella sua anima. Occorre soprattutto avere "cura dell'anima" in modo che essa diventi migliore il più possibile. La virtù- precisa- non nasce dalle ricchezze. Tutte le ricchezze e tutti i beni degli uomini nascono dalla virtù.

 

 

 

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Un centro di Dio nel cervello

 

Guido Brunetti

Un centro di Dio nel cervello

 

   Autorevoli neuroscienziati hanno creduto di individuare un "centro divino", un "centro di Dio" nel cervello (Schacter).

   Sorprendenti scoperte hanno mostrato l'esistenza nel cervello di basi neuro biologiche, riguardanti le credenze religiose, Dio, spiritualità, dimensione del sacro e del trascendente.

 

   Dio, anima, coscienza, cervello. Sono il problema dei problemi. Il mistero dei misteri. Sono il "grande profundum" di sant'Agostino. Un grande enigma. Un abisso insondabile.

  

   Sono considerati così ardui e complessi che per definirli vengono usate per l'appunto parole come enigma e mistero. Un mistero che forse, come sostengono alcuni scienziati, non sarà mai risolvibile (Popper). E' il problema più difficile e più profondo del pensiero speculativo, il problema centrale della metafisica.

 

   Il cervello? L'ultima frontiera, la più grande sfida della scienza biologica, la struttura più complessa ed elaborata dell'universo conosciuto.

 

  

 

 

 

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Anima (1)

 

L'anima

Fin dall'antichità, la riflessione filosofica soprattutto con Socrate e Platone ha sostenuto che l'essere umano è costituito da due sostanze, l'una spirituale, l'altra materiale. L'anima- la mente, la psiche- è qualcosa di completamente diverso dal corpo, è qualcosa di non fisico, d'immateriale. E' priva di qualsiasi qualità fisica. E' la teoria del dualismo metafisico.

Le nuove neuroscienze invece affermano che la mente è una proprietà del cervello (riduzionismo materialistico): corpo e mente hanno una struttura unitaria.

Il termine anima è rigorosamente bandito dal dominio delle neuroscienze per essere sostituito dal termine cervello o sistema nervoso centrale.

Le neuroscienze tuttavia non sono in grado di dare una spiegazione della nostra "unicità".

Si pone a questo punto il seguente problema: come può una sostanza fisica- il cervello- modificare una sostanza spirituale, e a sua volta, come può una sostanza spirituale modificare una sostanza materiale? Il problema finora non è stato risolto. Rimane un mistero, per alcuni scienziasti e filosofi, un mistero insolubile.

                                                                                  Guido Brunetti

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Un mondo desacralizzato. Riduzionismo

 

Riduzionismo. L'essenza della persona umana

   Il termine riduzionismo indica il tentativo di "ridurre" tutto il sapere scientifico ad unità, poiché l'intero universo consiste di un'unica sostanza. La scienza è basata sull'esperimento, il "solo giudice" della verità scientifica (Feynman).

   Il riduzionismo o materialismo fisicalista riduce la mente al cervello. La mente e la coscienza rappresentano un'attività del cervello. Stati mentali e stati fisico-biologici sono identici. E' la teoria dell'identità tra mente e cervello. L'uomo, secondo il monismo, è composto da una sola sostanza, la materia.

 

   Scompare l'idea di Dio, dell'anima, delle verità superiori.

   La visione del materialismo e del riduzionismo comporta l'immagine di un mondo sdivinizzato, desacralizzato, secolarizzato. Un mondo disertato.

   E' la dissoluzione dell' ordo christianus.

 

   Tuttavia, l'ipotesi riduzionista secondo cui la mente non è altro che un'attivazione dei neuroni è "indimostrabile" (J.J. Sanguineti).

   In realtà, la conoscenza scientifica non si identifica con tutto l'ambito dell'esperienza umana. La letteratura, l'arte, l'anima, l'idea di Dio, la felicità, l'amore non sono conoscibili con il metodo scientifico.

   La scienza non può spiegare l'origine ultima dell'universo, il senso dell'esistenza, la rossità del rosso, il significato ultimo dell'essere umano e del mondo, né può chiarirne lo scopo. Essa è uno dei modi di conoscenza, ma non è l'unico metodo di conoscenza dell'uomo e della realtà.

   Non si può quindi ridurre la sconfinata complessità e grandezza dello spirito umano a un dato scientifico, materiale, al cervello. Ogni evento umano poi ha in sé un margine di mistero.

   Ciò che fa l'essenza dell'uomo e caratterizza la sua posizione nel mondo si colloca ad un livello superiore a quello del cervello: si tratta dello spirito (Geist). La persona si espande nel mondo, trascende se stessa, in questo senso è veramente "essere  spirituale" ( Max Scheler).

   E' la concezione dualistica: l'uomo è costituito da due sostanze, la mente, definita da Cartesio "res cogitans", e il corpo, "res extensa".

                                                                                  Guido Brunetti

 

 

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Inconscio

 

Guido Brunetti

L' inconscio

 

   L'idea di fondo della psicoanalisi è che noi non siamo coscienti di gran parte dei nostri processi mentali, ossia della nostra vita.

   Una grande quantità di di ciò che noi esperiamo non ha accesso diretto alla mente e alla coscienza. Noi non possiamo pertanto spiegare ciò che motiva le nostre azioni.

    Freud usa il termine inconscio secondo tre modalità: 1. come costituito dall'Es, da pulsioni e conflitti; 2. come formato da contenuti rimossi; 3. come organizzato da tutte quelle attività mentali (pensieri, memoria) che possono entrare nella coscienza.

    Esiste, in materia,  una notevole convergenza tra psicoanalisi e neuroscienze. Kandel definisce questo inconscio "procedurale".

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Ancora su Dio

 

Guido Brunetti

Ancora su Dio

 

   Anche su sollecitazione di alcuni lettori, ritorniamo sull' ipotesi  Dio. La sua esistenza è una sfida alla scienza. Rappresenta, insieme con l'anima, la mente e l'origine dell'universo, l'ultimo baluardo di un mistero.

   Dio è un problema che resta al di là della scienza. Va oltre l'analisi, la comprensione e la spiegazione della scienza.

   La scienza, attraverso Dawkins, Krauss, Harris ed altri, nega l'esistenza di Dio.  Dicono che Dio non esiste.

   Riteniamo che gli argomenti discussi da questi "neoatei", d'accordo con altri autorevoli studiosi, non costituiscono alcuna validità scientifica. Non sono scienza, ma argomenti tendenziosi, superati e non sostenuti dalla forza dell'evidenza scientifica. Sono diretti a "screditare" la dimensione del trascendente e del sacro.

    Dio non è osservabile scientificamente, non può quindi essere indagato dalla scienza. La quale, per definizione, è "obiettiva", si basa sul principio rigoroso di verifica, attraverso l'uso di metodi sperimentali.

   L'ipotesi Dio non può essere pertanto provato secondo il procedimento scientifico.

   La scienza non è atea né teista, poiché deve attenersi ai metodi naturalistici. Essa non può negare o affermare l'esistenza di Dio, dell'anima, della mente o del soprannaturale.

   E' indimostrabile scientificamente.

   Dio trascende la nostra capacità di comprensione, resta al di là della riprova empirica.

 Sta di fatto che nell'essere umano c'è una tendenza innata, biologica a sostenere l'idea di Dio. Freud, che era una persona non religiosa, ammetteva che nella natura umana è "insito un profondo istinto" che ci spinge alla ricerca del trascendente e del significato dell'esistenza. E quanto sosteneva anche il filosofo Wittgenstein quando scriveva che "credere in Dio vuol dire vedere che la vita ha un senso".

   Si incontra Dio- scrive il filosofo Gabriel Marcel- "sullo stesso piano dell'altro, il piano del tu, con una partecipazione all'Essere vero".

 

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Aver cura e curare

 

Aver cura e curare

  

"Aver cura" non è lo stesso di "curare": infatti, la prima espressione indica "avere a cuore", descrive uno stato d'animo soggettivo. La seconda espressione invece significa  "usare una terapia" attraverso l'uso terapeutico di un farmaco o di un rimedio.

   Aver cura è curare la persona nella sua unità e totalità. E' cura dell'anima e del corpo. E' cura della persona, del suo benessere spirituale, morale e fisico.

   Medicina, scienza, filosofia e religione dovrebbero allinearsi su questa concezione. Dunque, curare, ma soprattutto "aver cura" da parte del medico della persona, condividendo sofferenza e dolore attraverso un atteggiamento non algido, scontroso, aggressivo, ma empatico, socievole, cordiale, cortese, di accettazione, accoglienza, benevolenza, superando ogni forma di comportamento che non sia in direzione di questa visione. Una visione che tende a recuperare il senso più profondo della dimensione umana e sacrale dell' essere.

                                                                   

 

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La società di oggi

Guido Brunetti

La società di oggi

 Viviamo un'epoca desacralizzata, secolare e sdivinizzata.

Assistiamo ad un'opera continua di rimozione nel campo del sacro, del trascendente, di Dio, dell' anima.

E' la dissoluzione dell' "Ordo christianus".

 Un mondo caratterizzato dal relativismo e dal determinismo.

 

 

 

 

 

 

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Le nostre idee

Guido Brunetti

Le idee

 Le nostre idee metafisiche nascono da un modello interiore.

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L’interazione uomo-cane ci rende più umani

Guido Brunetti

L'interazione uomo-cane ci rende più umani

 

 La ricerca nel campo delle neuroscienze mostra, tra l'altro, che gli animali hanno sentimenti emotivi.

Il cane, ad esempio, è pieno di emozioni e di affetti.

L'interazione uomo-cane ci rende più umani (T. Grandin).

Una grande quantità di dati sperimentali e la nostra esperienza maturata attraverso quattordici anni trascorsi con il caro "cucciolo" Kimi, che ci ha lasciato il 15 novembre 2021, determinando in famiglia un vuoto che non si può assolutamente riempire e una enome sofferenza nel cuore e nel cervello, indicano che il cane possiede una "gamma completa" di affetti ed emozioni (Panksepp).

Lo studio di questi meccanismi cerebrali nel cane  e negli altri animali costituisce un sicuro percorso scientifico per comprendere i sentimenti di noi esseri umani.

L'interazione con il cane è in grado di generare nel cervello sostanze, come la dopamina, definita la sostanza della gratificazione e del benessere.

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Analfabetismo funzionale

Guido Brunetti

Analfabetismo funzionale

   Soggetti che sanno leggere e scrivere, ma non sono in grado di analizzare, interpretare ed elaborare temi    più complessi. Leggono, ma non comprendono a fondo il senso delle questioni.

   Nell'epoca di Internet e dei social network, dove chiunque può diffondere notizie che possono raggiungere un grosso pubblico, la questione assume aspetti rilevanti.

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L’ uomo

Guido Brunetti

L’ uomo

L’ uomo non è solo il luogo della malvagità, dell’odio e dell’invidia. E’ molto di più. E’ il luogo dello spirito, definito da Carstesio “cogito” e da Platone “anima".

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L’ Io ipertrofico

 

Guido Brunetti

L' Io  ipertrofico

 

   Ogni giorno, la società postmoderna alimenta un Io ipertrofico, narcisista, aggressivo, infantile.

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Malessere cosmico

Guido Brunetti

Malessere cosmico

   Filosofi, artisti, poeti, scienziati hanno da sempre mostrato il mal di vivere dell'essere umano, l'assurdo, il male.

   Sono stati sottolineati, in particolare, questi moti dell'animo: sentimenti dell'assurdo (Camus), il senso di nausea verso la realtà (Sartre), il male di vivere (Montale), il male radicale (Kant), il vuoto esistenziale (Nietzsche), il dolore cosmico (Schopenhauer, Heidegger, Leopardi), l'inferno che sommerge il mondo, il senso di vergogna per la malvagità e l'egoismo dell'uomo (papa Francesco).

  Oggi poi la società è incapace di apprezzare, accogliere e comprendere la cultura. C'è ostilità per la cultura, un atteggiamento definito "oicofobia" e "antropofobia" (A. Finkielkraut).

   Una società secolarizzata, desacralizzata, sdivinizzata, caratterizzata da relativismo e riduzionismo. Non ci sono verità assolute o certezze, l'eclissi di tutti i valori. Abolito il logos. Un mondo disertato dal divino. La morte di Dio teorizzata dal nichilismo.

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Generosità

Guido Brunetti

Generosità, gentilezza

Un comportamento generoso, gentile, altrustico determina nel cervello il rilascio di neurotrasmettitori, che producono una sensazione di benessere psico-fisico, gioia, rilassamento, tranquillità nell'animo, piacere.

Il bene fa bene al mondo, ma soprattutto a se stessi.

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Paideia

Guido Brunetti

Paideia

   Con il termine paideia si indica un processo educativo  diventato nel tempo un paradigma di crescita bio-psichica armonica e integrale del bambino. L'ideale di perfezione culturale e morale cui deve tendere l'individuo. E' un processo continuo, mai compiuto.  Si tratta di una concezione sostenuta da Platone, Aristotele e dalla cultura romana.

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Il male (2)

Guido Brunetti

Il male

 

Ancora sul male. Sono state le neuroscienze a mostrare come il cervello sia una combinazione di bene e male, egoismo e altruismo.

Esiste una inclinazione innata in materia. Una inclinazione "intellettuale", per Niezsche, verso ciò che è "raccapricciante, cattivo". Una profondità della "tendenza antimorale". "Un'attrazione verso l'orribile".

E' una disposizione che può procurare perfino un'eccitazione sensuale, la quale può essere, come sostiene Robert Musil nel suo libro "L'uomo senza qualità" (Einaudi), "dolce e forte come latte". In questa maniera, ci troviamo nel campo delle anomalie patologiche della psiche di un individuo. Un soggetto, per l'appunto, psicopatico.

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Dio

Guido Brunetti

Dio

   Da sempre l’uomo avverte l’intimo bisogno di credere in Dio,  nella dimensione del trascendente e del sacro. E’ un bisogno biologico, innato.

  Citiamo per tutti Platone, il quale ha sostenuto che Dio è l’artefice del mondo, il mondo ideale e il mondo materiale, creando altresì un’anima in tutti gli uomini e un’anima universale.

   Ai numerosi autori che negano l’esistenza di Dio (ateismo), dobbiamo spiegare che la scienza non può dimostrare l’esistenza di Dio né negarla. La loro quindi è soltanto una opinione soggettiva, personale; congetture prive di validità scientifica.

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Godere delle disgrazie altrui

Guido Brunetti

Godere delle disgrazie altrui

"Schadenfreude" è parola tedesca che significa godere, provare gioia per le sofferenze altrui. Il concetto è stato sottolineato anche da Adorno, Susan Santag e dal filosofo Schopenhauer, il quale ha sostenuto che provare invidia è umano, ma "assaporare" la Schadenfreud è "diabolico".

Molti studi recenti mostrano che l'essere umano ha una migliore considerazione di se stesso quando le persone attorno a lui sono vittime della cattiva sorte.

Confermiamo quanto abbiamo scritto altrove. L'uomo è una combinazione di bene e male, altruismo ed egoismo, miseria e nobiltà, odio e amore. Ha una pulsione "diabolica" (Freud) che si manifesta fin dall'infanzia. Il bambino- scrive Freud- è "un malvagio polimorfo".

La malvagità umana è antica quando l'uomo.

"Il Signore- afferma l'Antico Testamento (Genesi, 6,6)- vedendo che la malvagità degli uomini era grande sulla terra, si pentì di aver fatto l'uomo...". Un altro passo dell'Ecclesiaste precisa che "la superiorità dell'uomo sulla bestia è zero". Gli uomini? "Non sono altro che bestie" (Ivi, 3, 18, 19).

 

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Graecia capta ferum victorem cepit

Guido Brunetti

Arte, letteratura e cultura come valori

 

Nel suo libro intitolato "Epistole", Orazio scrive: "Graecia capta ferum victorem cepit". Che significa: la Grecia conquistata (dai Romani) conquistò il selvaggio vincitore, riuscì cioè a civilizzare il rozzo trionfatore.

Con questo verso, l'autore riesce ad esaltare il valore della cultura, dell'arte e della letteratura. Che sono tra i massimi valori della civiltà.

E' un concetto particolarmente  rilevante in questa fase della nostra vita caratterizzata dal degrado umano, sociale e morale. Che elogia la mediocrità, l'ignoranza, la mancanza di competenza e l'arroganza in quanto funzionali  al pensiero ideologico dominante.

 

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Il canto dell’usignolo. Una metafora dei giorni nostri

Guido Brunetti

Il canto dell' usignolo. Una metafora della nostra epoca

 

Nella  favola di G.E. Lessing "Il canto dell' usignolo", un pastore chiede all' usignolo: "Perché hai smesso di cantare?". "Ahimè, non senti- risponde l' usignolo- come gracidano forte le rane?. Fanno tanto chiasso e io ho perso la voglia di cantare. Ma tu le senti?". "Certo che le sento- dice il pastore- ma è il tuo silenzio che mi condanna a sentirle".

E' la metafora del nostro tempo. Una società caratterizzata dal gracidare di tante, tantissime persone che impegnano il loro tempo nel  ciarlare continuamente. Dicono il nulla, esaltano l'incompetenza e l'ignoranza. C'è solo il rumore delle banalità, degli interventi urlati, privi di senso. Uno scomposto, sgradevole e irritante cicaleccio.

 

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Omnia mutantur

Guido Brunetti

Omnia mutantur

Una delle maggiori scoperte delle neuroscienze è stata quella di ritenere che il cervello umano si modella e rimodella continuamente (neuroplasticità cerebrale e neurogenesi).

Ma non solo il nostro cervello. I nostri principi, i nostri valori, la nostra cultura, la nostra identità: tutto è sottoposto a un processo di trasformazione. Ogni nostra esperienza modififica la coscienza e la mente.

L'essere umano è un divenire in continuo cambiamento, dovuto anche a differenze culturali, religiose ed etniche.

Secondo Ovidio (43 a.C.) "Omnia mutantur, nihil interit" (Le Metamorfosi). Una sola è la verità che permane nel tempo: tutto si trasforma.

Cambiano le forme delle cose, così come- precisa il grande poeta latino- i fiumi, le acque, il colore del cielo, la luna, le stagioni, gli uomini,, i popoli, le civiltà, i costumi. Insomm, le forme della vita non sono "fisse", ma " mutevoli e cangianti", cambiano continuamente, in un perenne processo di metamorfosi.

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Gentilezza

Guido Brunetti

Gentilezza

Mi piacerebbe vivere in un Paese in cui oltre all'osservanza delle regole e dei principi morali, si coltivasse la gentilezza, insieme con l'empatia.

 

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Misologia, oicofobia, androfobia, fobia

Guido Brunetti

 

Misologia.

Il termine indica l'avversione (Platone) verso i ragionamenti, il pensiero, la conoscenza.

Oicofobia.

Deriva dal greco "oikos", che significa famiglia, casa e "fobia", paura.

E' il sentimento della paura per la propria sfera privata. Un senso di minaccia da parte di altre persone.

Sul piano clinico, l'oicofobia può assumere   forme di nevrosi fobica. In psichiatria, è la paura dello spazio fisico all'interno della propria abitazione. "Domatologia": paura della casa.

 La parola è stata coniata dal filosofo Roger Scruton nel 2004 con il significato di "disprezzo" per la cultura, denigrare i costumi e le istituzioni.

 La società di oggi non ama la cultura, che è conoscenza, ossia uno dei massimi valori dell'umanità. La civiltà non crede più in se stessa e nei propri valori. Una umanità che si odia.

Androfobia.

E' un disturbo fobico, uno stato di irrazionale paura verso gli uomini.

Fobia.

Paura ingiustificata provata dal soggetto in situazioni particolari o in presenza di oggetti.

La fobia deriva dalla parola greca "fobos" che significa "panico" e   fa parte del gruppo delle nevrosi. In psichiatria, il termine significa uno stato di angoscia legato a situazioni od oggetti che assumono per il paziente un senso di minaccia.

Sono state proposte diverse classificazioni delle fobie: di oggetti, luoghi, esseri viventi, fenomeni organici. Abbiamo, per esempio, claustrofobia, paura dei luohi chiusi, rupofobia, paura di sporcarsi, ereutofobia, paura di arrossire, ecc.

 La psicoanalisi ha messo in luce alcuni meccanismi psicopatologici inconsci  nella formazione dei sintomi fobici.

La prima descrizione del distubo fobico è stata formulata da Freud nel libro "Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (caso clinico del piccolo  Hans").

 

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L’anima è un prodotto del cervello?

Guido Brunetti

L'anima è un prodotto  del cervello?

   Dire che l'anima- la mente- è un "prodotto" del cervello, come sostengono numerosi neuroscienziati, non soltanto è indimostrabile, ma è privo di senso.

   La mente è sostanza immateriale che trascende il corpo, sostanza materiale. L'anima- l'Io, la coscienza, lo spirito- non è il risultato di un'attivazione neurale, non è il cervello.

   Non è il mio cervello che prova gioia o rabbia, sono io. Sono io che penso, non i neuroni.

 

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La conoscenza

La conoscenza è l'artefice del mondo.