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Raccolta di pensieri di guido brunetti
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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Gesù e Socrate

 

Guido Brunetti

Gesù e Socrate

 

   Concordo con il giudizio di autorevoli studiosi nell'accostare  la figura di Socrate a quella di Gesù, sostenendo che esistano molti aspetti comuni.

   Entrambi infatti sono creatori di una nuova visione filosofica dell'uomo e del mondo. Entrambi  poi sono stati condannati a morte. Sia Gesù che Socrate affrontano la morte con fiducia e con la fede in una vita migliore nell' aldilà.

 

   Tutti e due sono "maestri"  nel senso più alto del termine (Citati). Sono dei guaritori di Anime, dotati di una "percezione sottilissima" del prossimo.

 

   Il pensiero filosofico antico, moderno e contemporaneo considera Socrate uno dei massimi esponenti della tradizione filosofica, uno dei modelli più alti di quella umanità ideale sostenuta nel mondo antico, una delle sorgenti perenni della riflessione filosofica.

 

   L'essenza dell'uomo- afferma Socrate- sta nella sua psyché, ossia nella sua anima. Occorre soprattutto avere "cura dell'anima" in modo che essa diventi migliore il più possibile. La virtù- precisa- non nasce dalle ricchezze. Tutte le ricchezze e tutti i beni degli uomini nascono dalla virtù.

 

 

 

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Un centro di Dio nel cervello

 

Guido Brunetti

Un centro di Dio nel cervello

 

   Autorevoli neuroscienziati hanno creduto di individuare un 2centro divino", un "centro di Dio" nel cervello (Schacter).

   Scoperte sorprendenti hanno mostrato l'esistenza di basi neuro biologiche delle credenze religiose, di Dio, spiritualità, dimensione del sacro e del trascendente.

 

   Dio, anima, coscienza, cervello. Sono il problema dei problemi. Il mistero dei misteri. Sono il "grande profundum" di sant'Agostino. Un grande enigma. Un abisso insondabile.

  

   Sono considerati così ardui e complessi che per definirli vengono usate per l'appunto parole come enigma e mistero. Un mistero che forse, come sostengono alcuni scienziati, non sarà mai risolvibile (Popper). Il problema più difficile e più profondo del pensiero speculativo, il problema centrale della metafisica.

 

   Il cervello? L'ultima frontiera, la più grande sfida della scienza biologica, la struttura più complessa ed elaborata dell'universo conosciuto.

 

  

 

 

 

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L’ anima

 

L'anima

Fin dall'antichità, la riflessione filosofica soprattutto con Socrate e Platone ha sostenuto che l'essere umano è costituito da due sostanze, l'una spirituale, l'altra materiale. L'anima- la mente, la psiche- è qualcosa di completamente diverso dal corpo, è qualcosa di non fisico, d'immateriale. Che manca di qualsiasi qualità fisica. E' la teoria del dualismo metafisico.

Le nuove neuroscienze invece affermano che la mente è una proprietà del cervello (riduzionismo materialistico): corpo e mente hanno una struttura unitaria.

Il termine anima è rigorosamente bandito dal dominio delle neuroscienze per essere sostituito dal termine cervello o sistema nervoso centrale.

Le neuroscienze tuttavia non sono in grado di dare una spiegazione della nostra "unicità".

Si pone a questo punto il seguente problema: come può una sostanza fisica- il cervello- modificare una sostanza spirituale, e a sua volta, come può una sostanza spirituale modificare una sostanza materiale? Il problema finora non è stato risolto. Rimane un mistero, per alcuni scienziasti e filosofi, un mistero insolubile.

                                                                                  Guido Brunetti

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Riduzionismo

 

Riduzionismo. L'essenza della persona umana

   Il termine riduzionismo indica il tentativo di "ridurre" tutto il sapere scientifico ad unità, poiché l'intero universo consiste di un'unica sostanza. La scienza è basata sull'esperimento, il "solo giudice" della verità scientifica (Feynman).

   Il riduzionismo o materialismo fisicalista riduce la mente al cervello. La mente e la coscienza rappresentano un'attività del cervello. Stati mentali e stati fisico-biologici sono identici. E' la teoria dell'identità tra mente e cervello. L'uomo, secondo il monismo, è composto da una sola sostanza, la materia.

   L'ipotesi riduzionista secondo cui la mente non è altro che un'attivazione dei neuroni è "indimostrabile" (J.J. Sanguineti).

   In realtà, la conoscenza scientifica non si identifica con tutto l'ambito dell'esperienza umana. La letteratura, l'arte, l'anima, l'idea di Dio, la felicità, l'amore non sono conoscibili con il metodo scientifico.

   La scienza non può spiegare l'origine ultima dell'universo, il senso dell'esistenza, la rossità del rosso, il significato ultimo dell'essere umano e del mondo, né può chiarirne lo scopo. Essa è uno dei modi di conoscenza, ma non è l'unico metodo di conoscenza dell'uomo e della realtà.

   Non si può quindi ridurre la sconfinata complessità e grandezza dello spirito umano a un dato scientifico, materiale, al cervello. Ogni evento umano poi ha in sé un margine di mistero.

   Ciò che fa l'essenza dell'uomo e caratterizza la sua posizione nel mondo si colloca ad un livello superiore a quello del cervello: si tratta dello spirito (Geist). La persona si espande nel mondo, trascende se stessa, in questo senso è veramente "essere  spirituale" ( Max Scheler).

   E' la concezione dualistica: l'uomo è costituito da due sostanze, la mente, definita da Cartesio "res cogitans", e il corpo, "res extensa".

                                                                                  Guido Brunetti

 

 

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Inconscio

 

Guido Brunetti

L' inconscio

 

   L'idea di fondo della psicoanalisi è che noi non siamo coscienti di gran parte dei nostri processi mentali, ossia della nostra vita.

   Una grande quantità di di ciò che noi esperiamo non ha accesso diretto alla mente e alla coscienza. Noi non possiamo pertanto spiegare ciò che motiva le nostre azioni.

    Freud usa il termine inconscio secondo tre modalità: 1. come costituito dall'Es, da pulsioni e conflitti; 2. come formato da contenuti rimossi; 3. come organizzato da tutte quelle attività mentali (pensieri, memoria) che possono entrare nella coscienza.

    Esiste, in materia,  una notevole convergenza tra psicoanalisi e neuroscienze. Kandel definisce questo inconscio "procedurale".

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Ancora su Dio

 

Guido Brunetti

Ancora su Dio

 

   Anche su sollecitazione di alcuni lettori, ritorniamo sull' ipotesi  Dio. La sua esistenza è una sfida alla scienza. Rappresenta, insieme con l'anima, la mente e l'origine dell'universo, l'ultimo baluardo di un mistero.

   Dio è un problema che resta al di là della scienza. Va oltre l'analisi, la comprensione e la spiegazione della scienza.

   La scienza, attraverso Dawkins, Krauss, Harris ed altri, nega l'esistenza di Dio.  Dicono che Dio non esiste.

   Riteniamo che gli argomenti discussi da questi "neoatei", d'accordo con altri autorevoli studiosi, non costituiscono alcuna validità scientifica. Non sono scienza, ma argomenti tendenziosi, superati e non sostenuti dalla forza dell'evidenza scientifica. Sono diretti a "screditare" la dimensione del trascendente e del sacro.

    Dio non è osservabile scientificamente, non può quindi essere indagato dalla scienza. La quale, per definizione, è "obiettiva", si basa sul principio rigoroso di verifica, attraverso l'uso di metodi sperimentali.

   L'ipotesi Dio non può essere pertanto provato secondo il procedimento scientifico.

   La scienza non è atea né teista, poiché deve attenersi ai metodi naturalistici. Essa non può negare o affermare l'esistenza di Dio, dell'anima, della mente o del soprannaturale.

   E' indimostrabile scientificamente.

   Dio trascende la nostra capacità di comprensione, resta al di là della riprova empirica.

 Sta di fatto che nell'essere umano c'è una tendenza innata, biologica a sostenere l'idea di Dio. Freud, che era una persona non religiosa, ammetteva che nella natura umana è "insito un profondo istinto" che ci spinge alla ricerca del trascendente e del significato dell'esistenza. E quanto sosteneva anche il filosofo Wittgenstein quando scriveva che "credere in Dio vuol dire vedere che la vita ha un senso".

   Si incontra Dio- scrive il filosofo Gabriel Marcel- "sullo stesso piano dell'altro, il piano del tu, con una partecipazione all'Essere vero".

 

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Aver cura e curare

 

Aver cura e curare

  

"Aver cura" non è lo stesso di "curare": infatti, la prima espressione indica "avere a cuore", descrive uno stato d'animo soggettivo. La seconda espressione invece significa  "usare una terapia" attraverso l'uso terapeutico di un farmaco o di un rimedio.

   Aver cura è curare la persona nella sua unità e totalità. E' cura dell'anima e del corpo. E' cura della persona, del suo benessere spirituale, morale e fisico.

   Medicina, scienza, filosofia e religione dovrebbero allinearsi su questa concezione. Dunque, curare, ma soprattutto "aver cura" da parte del medico della persona, condividendo sofferenza e dolore attraverso un atteggiamento non algido, scontroso, aggressivo, ma empatico, socievole, cordiale, cortese, di accettazione, accoglienza, benevolenza, superando ogni forma di comportamento che non sia in direzione di questa visione. Una visione che tende a recuperare il senso più profondo della dimensione umana e sacrale dell' essere.

                                                                   

 

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La società di oggi

Guido Brunetti

La società di oggi

 Viviamo un'epoca desacralizzata, secolare e sdivinizzata.

Assistiamo ad un'opera continua di rimozione nel campo del sacro, del trascendente, di Dio, dell' anima.

E' la dissoluzione dell' "Ordo christianus".

 Un mondo caratterizzato dal relativismo e dal determinismo.

 

 

 

 

 

 

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Le nostre idee

Guido Brunetti

Le idee

 Le nostre idee metafisiche nascono da un modello interiore.

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L’interazione uomo-cane ci rende più umani

Guido Brunetti

L'interazione uomo-cane ci rende più umani

 

 La ricerca nel campo delle neuroscienze mostra, tra l'altro, che gli animali hanno sentimenti emotivi.

Il cane, ad esempio, è pieno di emozioni e di affetti.

L'interazione uomo-cane ci rende più umani (T. Grandin).

Una grande quantità di dati sperimentali e la nostra esperienza maturata attraverso quattordici anni trascorsi con il caro "cucciolo" Kimi, che ci ha lasciato il 15 novembre 2021, determinando in famiglia un vuoto che non si può assolutamente riempire e una enome sofferenza nel cuore e nel cervello, indicano che il cane possiede una "gamma completa" di affetti ed emozioni (Panksepp).

Lo studio di questi meccanismi cerebrali nel cane  e negli altri animali costituisce un sicuro percorso scientifico per comprendere i sentimenti di noi esseri umani.

L'interazione con il cane è in grado di generare nel cervello sostanze, come la dopamina, definita la sostanza della gratificazione e del benessere.

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Analfabetismo funzionale

Guido Brunetti

Analfabetismo funzionale

   Soggetti che sanno leggere e scrivere, ma non sono in grado di analizzare, interpretare ed elaborare temi    più complessi. Leggono, ma non comprendono a fondo il senso delle questioni.

   Nell'epoca di Internet e dei social network, dove chiunque può diffondere notizie che possono raggiungere un grosso pubblico, la questione assume aspetti rilevanti.

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L’ uomo

Guido Brunetti

L’ uomo

L’ uomo non è solo il luogo della malvagità, dell’odio e dell’invidia. E’ molto di più. E’ il luogo dello spirito, definito da Carstesio “cogito” e da Platone “anima".

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L’ Io ipertrofico

 

Guido Brunetti

L' Io  ipertrofico

 

   Ogni giorno, la società postmoderna alimenta un Io ipertrofico, narcisista, aggressivo, infantile.

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Malessere cosmico

Guido Brunetti

Malessere cosmico

   Filosofi, artisti, poeti, scienziati hanno da sempre mostrato il mal di vivere dell'essere umano, l'assurdo, il male.

   Sono stati sottolineati, in particolare, questi moti dell'animo: sentimenti dell'assurdo (Camus), il senso di nausea verso la realtà (Sartre), il male di vivere (Montale), il male radicale (Kant), il vuoto esistenziale (Nietzsche), il dolore cosmico (Schopenhauer, Heidegger, Leopardi), l'inferno che sommerge il mondo, il senso di vergogna per la malvagità e l'egoismo dell'uomo (papa Francesco).

  Oggi poi la società è incapace di apprezzare, accogliere e comprendere la cultura. C'è ostilità per la cultura, un atteggiamento definito "oicofobia" e "antropofobia" (A. Finkielkraut).

   Una società secolarizzata, desacralizzata, sdivinizzata, caratterizzata da relativismo e riduzionismo. Non ci sono verità assolute o certezze, l'eclissi di tutti i valori. Abolito il logos. Un mondo disertato dal divino. La morte di Dio teorizzata dal nichilismo.

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Generosità

Guido Brunetti

Generosità, gentilezza

Un comportamento generoso, gentile, altrustico determina nel cervello il rilascio di neurotrasmettitori, che producono una sensazione di benessere psico-fisico, gioia, rilassamento, tranquillità nell'animo, piacere.

Il bene fa bene al mondo, ma soprattutto a se stessi.

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Paideia

Guido Brunetti

Paideia

   Con il termine paideia si indica un processo educativo sostenuto da Platone, Aristotele e dalla cultura romana, diventato nel tempo un paradigma di una crescita bio-psichica armonica e integrale del bambino. L'ideale di perfezione culturale e morale cui deve tendere l'individuo. E' un processo continuo, mai compiuto.

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Il male (2)

Guido Brunetti

Il male

 

Ancora sul male. Sono state le neuroscienze a mostrare come il cervello sia una combinazione di bene e male, egoismo e altruismo.

Esiste una inclinazione innata in materia. Una inclinazione "intellettuale", per Niezsche, verso ciò che è "raccapricciante, cattivo". Una profondità della "tendenza antimorale". "Un'attrazione verso l'orribile".

E' una disposizione che può procurare perfino un'eccitazione sensuale, la quale può essere, come sostiene Robert Musil nel suo libro "L'uomo senza qualità" (Einaudi), "dolce e forte come latte". In questa maniera, ci troviamo nel campo delle anomalie patologiche della psiche di un individuo. Un soggetto, per l'appunto, psicopatico.

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Dio

Guido Brunetti

Dio

   Da sempre l’uomo avverte l’intimo bisogno di credere in Dio,  nella dimensione del trascendente e del sacro. E’ un bisogno biologico, innato.

  Citiamo per tutti Platone, il quale ha sostenuto che Dio è l’artefice del mondo, il mondo ideale e il mondo materiale, creando altresì un’anima in tutti gli uomini e un’anima universale.

   Ai numerosi autori che negano l’esistenza di Dio (ateismo), dobbiamo spiegare che la scienza non può dimostrare l’esistenza di Dio né negarla. La loro quindi è soltanto una opinione soggettiva, personale; congetture prive di validità scientifica.

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Godere delle disgrazie altrui

Guido Brunetti

Godere delle disgrazie altrui

"Schadenfreude" è parola tedesca che significa godere, provare gioia per le sofferenze altrui. Il concetto è stato sottolineato anche da Adorno, Susan Santag e dal filosofo Schopenhauer, il quale ha sostenuto che provare invidia è umano, ma "assaporare" la Schadenfreud è "diabolico".

Molti studi recenti mostrano che l'essere umano ha una migliore considerazione di se stesso quando le persone attorno a lui sono vittime della cattiva sorte.

Confermiamo quanto abbiamo scritto altrove. L'uomo è una combinazione di bene e male, altruismo ed egoismo, miseria e nobiltà, odio e amore. Ha una pulsione "diabolica" (Freud) che si manifesta fin dall'infanzia. Il bambino- scrive Freud- è "un malvagio polimorfo".

La malvagità umana è antica quando l'uomo.

"Il Signore- afferma l'Antico Testamento (Genesi, 6,6)- vedendo che la malvagità degli uomini era grande sulla terra, si pentì di aver fatto l'uomo...". Un altro passo dell'Ecclesiaste precisa che "la superiorità dell'uomo sulla bestia è zero". Gli uomini? "Non sono altro che bestie" (Ivi, 3, 18, 19).

 

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Graecia capta ferum victorem cepit

Guido Brunetti

Arte, letteratura e cultura come valori

 

Nel suo libro intitolato "Epistole", Orazio scrive: "Graecia capta ferum victorem cepit". Che significa: la Grecia conquistata (dai Romani) conquistò il selvaggio vincitore, riuscì cioè a civilizzare il rozzo trionfatore.

Con questo verso, l'autore riesce ad esaltare il valore della cultura, dell'arte e della letteratura. Che sono tra i massimi valori della civiltà.

E' un concetto particolarmente  rilevante in questa fase della nostra vita caratterizzata dal degrado umano, sociale e morale. Che elogia la mediocrità, l'ignoranza, la mancanza di competenza e l'arroganza in quanto funzionali  al pensiero ideologico dominante.

 

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Il canto dell’usignolo. Una metafora dei giorni nostri

Guido Brunetti

Il canto dell' usignolo. Una metafora della nostra epoca

 

Nella  favola di G.E. Lessing "Il canto dell' usignolo", un pastore chiede all' usignolo: "Perché hai smesso di cantare?". "Ahimè, non senti- risponde l' usignolo- come gracidano forte le rane?. Fanno tanto chiasso e io ho perso la voglia di cantare. Ma tu le senti?". "Certo che le sento- dice il pastore- ma è il tuo silenzio che mi condanna a sentirle".

E' la metafora del nostro tempo. Una società caratterizzata dal gracidare di tante, tantissime persone che impegnano il loro tempo nel  ciarlare continuamente. Dicono il nulla, esaltano l'incompetenza e l'ignoranza. C'è solo il rumore delle banalità, degli interventi urlati, privi di senso. Uno scomposto, sgradevole e irritante cicaleccio.

 

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Omnia mutantur

Guido Brunetti

Omnia mutantur

Una delle maggiori scoperte delle neuroscienze è stata quella di ritenere che il cervello umano si modella e rimodella continuamente (neuroplasticità cerebrale e neurogenesi).

Ma non solo il nostro cervello. I nostri principi, i nostri valori, la nostra cultura, la nostra identità: tutto è sottoposto a un processo di trasformazione. Ogni nostra esperienza modififica la coscienza e la mente.

L'essere umano è un divenire in continuo cambiamento, dovuto anche a differenze culturali, religiose ed etniche.

Secondo Ovidio (43 a.C.) "Omnia mutantur, nihil interit" (Le Metamorfosi). Una sola è la verità che permane nel tempo: tutto si trasforma.

Cambiano le forme delle cose, così come- precisa il grande poeta latino- i fiumi, le acque, il colore del cielo, la luna, le stagioni, gli uomini,, i popoli, le civiltà, i costumi. Insomm, le forme della vita non sono "fisse", ma " mutevoli e cangianti", cambiano continuamente, in un perenne processo di metamorfosi.

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Gentilezza

Guido Brunetti

Gentilezza

Mi piacerebbe vivere in un Paese in cui oltre all'osservanza delle regole e dei principi morali, si coltivasse la gentilezza, insieme con l'empatia.

 

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Misologia, oicofobia, androfobia, fobia

Guido Brunetti

 

Misologia.

Il termine indica l'avversione (Platone) verso i ragionamenti, il pensiero, la conoscenza.

Oicofobia.

Deriva dal greco "oikos", che significa famiglia, casa e "fobia", paura.

E' il sentimento della paura per la propria sfera privata. Un senso di minaccia da parte di altre persone.

Sul piano clinico, l'oicofobia può assumere   forme di nevrosi fobica. In psichiatria, è la paura dello spazio fisico all'interno della propria abitazione. "Domatologia": paura della casa.

 La parola è stata coniata dal filosofo Roger Scruton nel 2004 con il significato di "disprezzo" per la cultura, denigrare i costumi e le istituzioni.

 La società di oggi non ama la cultura, che è conoscenza, ossia uno dei massimi valori dell'umanità. La civiltà non crede più in se stessa e nei propri valori. Una umanità che si odia.

Androfobia.

E' un disturbo fobico, uno stato di irrazionale paura verso gli uomini.

Fobia.

Paura ingiustificata provata dal soggetto in situazioni particolari o in presenza di oggetti.

La fobia deriva dalla parola greca "fobos" che significa "panico" e   fa parte del gruppo delle nevrosi. In psichiatria, il termine significa uno stato di angoscia legato a situazioni od oggetti che assumono per il paziente un senso di minaccia.

Sono state proposte diverse classificazioni delle fobie: di oggetti, luoghi, esseri viventi, fenomeni organici. Abbiamo, per esempio, claustrofobia, paura dei luohi chiusi, rupofobia, paura di sporcarsi, ereutofobia, paura di arrossire, ecc.

 La psicoanalisi ha messo in luce alcuni meccanismi psicopatologici inconsci  nella formazione dei sintomi fobici.

La prima descrizione del distubo fobico è stata formulata da Freud nel libro "Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (caso clinico del piccolo  Hans").

 

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L’anima è un prodotto del cervello?

Guido Brunetti

L'anima è un prodotto  del cervello?

   Dire che l'anima- la mente- è un "prodotto" del cervello, come sostengono numerosi neuroscienziati, non soltanto è indimostrabile, ma è privo di senso.

   La mente è sostanza immateriale che trascende il corpo, sostanza materiale. L'anima- l'Io, la coscienza, lo spirito- non è il risultato di un'attivazione neurale, non è il cervello.

   Non è il mio cervello che prova gioia o rabbia, sono io. Sono io che penso, non i neuroni.

 

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La conoscenza

La conoscenza è l'artefice del mondo.