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Raccolta di pensieri di Dario Caldarella
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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7 verticale: compagnia aerea

 

Due sono le folgorazioni che mi hanno raggiunto in questi ultimi giorni.

La prima è che i libri di inglese per le scuole sono finanziati – ne ho la quasi certezza – da quei massoni de La settimana enigmistica (difatti nessuno ha mai imparato una lingua con cruciverba, anagrammi e quant'altro).

Sarà stato il mio recente viaggio nella patria della regina a darmi tutti questi input, altrimenti avrei davvero dovuto ascoltare il mio simpaticissimo – e per nulla rispettoso degli spazi – vicino di sedile. Seppure le teorie sulle scie chimiche rincoglionenti trovino seguaci in ogni angolo del globo, non credo siano ottimi argomenti per evitare di essere considerato pazzo, e normalmente spetta a me la figura del pazzo, forse è per questo che lo odio.

Geheime* sogghigna, adora gli aerei e la possibilità di farmi ricostruire la trama di Donnie Darko.

Credo di possedere una faccia che invita al dialogo, sarà per questo che il nostro ayurvedico amico parla a ruota libera.

Siamo fatti di energia, tutti collegati!”. Eccallà, un altro richiamo a Donnie Darko, complimenti Geheime.

Sdenta.

Seppur sia insistente e del tutto privo di fondamento scientifico, non è il mio compagno d'aereo a mandarmi in bestia – anzi riesce persino ad addormentarsi a metà discorso – ma i due portatori sani di stupidità alle mie spalle.

Completamente inebetiti dal consumo continuo e compulsivo di Jack Daniel's, hanno deciso di affrontare una terribile questione sociale con un povero steward: la fame nel mondo, la loro.

Credo di non aver mai visto tanta noncuranza nello spendere metà dei soldi di una vacanza in cibo comprato sull'aereo, forse viaggio poco.

Forse dovrei viaggiare meno.

All'ennesima pietanza di cui l'aereo era sprovvisto, è scattata pure la battuta: “Ma almeno la banana ce l'avete?”. Grasse risate d'insieme, le loro.

Ok, sono entrato in un film dei Vanzina e nessuno mi avvertito.

Geheime non riesce a trattenersi, io nemmeno. Per la rabbia pizzico il braccio del dormiente cacciatore di complotti che, ridestatosi, riprende il discorso dal punto in cui si era interrotto, senza fare una grinza.

La mia testa, completamente ripiena di aria fritta, può essere salvata solo da un miracolo, o dalla infinita uggiosità di un cielo inglese pieno di turbolenze.

God save the queen.

 

Appunti personali: ricorda di fare l'imbarco prioritario con Ryanair la prossima volta.

 

Quasi dimenticavo, la seconda folgorazione è che esiste gente che usa il woofer dell'auto per ascoltare – e far ascoltare – Gelato al cioccolato di Pupo (ma questa è un'altra storia).

 

*inquilino che vive in un interstizio del mio cervello.

*

Un applauso di silenzi

Applausi, sento riecheggiarli tra le pareti della mia testa. Sono scroscianti, interminabili, insaziabili.

Divorano la pelle ruvida di mani troppo grandi per accorgersene, come quell'uccellino che sta sopra agli elefanti. Mi ha sempre fatto una certa impressione, come fosse completamente noncurante del pericolo, ma adesso ho capito. Ho capito la necessità del volatile, così come ho capito il terrore che si cela in un batter di mani. Ho sentito il rumore di un albero che cade in una foresta deserta – o forse omertosa.

Geheime* abbozza il suo solito sorriso a pettine, mentre la rabbia si impossessa di ogni cellula del mio corpo. Ogni istante che passa è un capillare che non sopporta più la pressione. Stavolta gli sarà facile vincere – all'ospite, intendo – stavolta non c'è nemmeno bisogno di spronarmi, bastano le mani: le mie, strette attorno allo schienale di una rancida sedia girevole; le loro, che continuano ad applaudire.

Rischio di impazzire “Non era un albero” sussurro, ma aumentando a ogni parola il tono della voce “non avete niente da applaudire. Non doveva essere abbattuto, non era un albero. Non creava nessun intralcio”.

Urlo con tutto il fiato che ho in gola, Geheime si aggrappa a una sporgenza per evitare di essere trascinato fuori.

Silenzio. Anche gli applausi ne vengono assorbiti.

Penso che piangere in silenzio sia la forma più alta di orgoglio, anche se spesso serve a poco.

Forse un albero avrebbe potuto resistere meglio. È un essere passivo, abituato a subire. Un uomo no – non di base almeno. Un uomo ha dentro troppe cose per riuscire a saldarsi al terreno. Qualche volta cade, altre viene abbattuto.

Non c'è niente da applaudire, perché l'avete fatto?”.

È stato come veder vincere una partita truccata. Tutti sanno che è sbagliato, che il risultato è diverso, ma si fa silenzio, in questa maledetta foresta omertosa.

Ho cercato di sovrastarli con tutta la mia voce Federico, ma questo bosco è troppo spoglio per trattenere un suono.

Domani racconterò la tua storia a un frutto, a un fiore, a tutte le dannatissime foglie di questa selva, e pianterò un seme di quercia.

 

 

 

*Inquilino che vive in un interstizio della mia testa.