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Raccolta di pensieri di Loredana Savelli
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

All’indomani di una strage

 

 

All’indomani di una strage, il silenzio oscura i panni sul balcone e il vento si nasconde dietro i palazzi per non dover trovare frasi di circostanza.

Le piante assumono una fierezza nuova ma anch’esse tacciono.

Gli oggetti del reale si confrontano con l’ombra nera che si apposta dietro la normale opalescenza dell’esistere ed è una lotta senza quartiere tra le anime e le loro perse sembianze.

 

 

 

 

 

*

entomologia


un insetto muto spiega ali
buone per vederci attraverso

cosa hai detto l’ultima volta
a proposito del vento?

*

anagramma del proprio nome

Propongo un giochetto, l'idea mi è venuta da questo link:

http://www.cascinamacondo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=349:teoria-nomognomica-ritratti-anagrammatici-dimmi-come-ti-chiami-e-ti-diro-chi-sei&catid=102:news&Itemid=90


Anagrammare il proprio nome, tentando di fornire un mini-ritratto di sé. Ci ho provato col mio: Loredana Savelli = "darsi là, alle nove" (di mattina, in un'aula di scuola :))

Ciao a tutti, buona domenica

*

Nobel a Mo Yan

Propongo questo link:

http://poesia.blog.rainews24.it/2012/10/11/mon-yan-premio-nobel-per-la-letteratura-2012/

*

Il bosone di Higgs: chi è costui?

"Il bosone di Higgs era l'ultima particella elementare prevista dal modello standard della fisica non ancora osservata da un esperimento. Ora il quadro della materia a noi nota è finalmente completo. Peccato però che secondo gli scienziati l'universo sia composto al 96% da materia ed energia oscura, la cui composizione ed essenza ci sono completamente ignote. Per i fisici delle particelle il lavoro non termina certo qui. Anzi, ora si addentra in misteri ancora più grandi e affascinanti" (da Repubblica di oggi).

Chiedo ai fisici del sito se sia possibile spiegare ai non-addetti che cosa è la "particella di Dio" (alias il bosone di Higgs?).

Grazie!!! Buona giornata

*

Un pensiero di don Tonino Bello

«L’assassino non è un mostro, l’assassino è un nostro! Sì, questa è la vera tragedia: che chi ha sparato non è un mostro. Oh, come vorremmo che fosse un mostro, per poter scaricare unicamente sul parossismo della sua barbarie le responsabilità di questo assassinio! Ma chi ha sparato non è un mostro, e neppure un pazzo e forse neppure un criminale nel senso classico del termine. Non è un mostro. È un "nostro"! Un nostro concittadino, che, come ultima miccia, ha dato fuoco alle polveri che, almeno un granello, ci portiamo tutti nell’anima.»


(don Tonino Bello, dall'omelia del funerale del sindaco di Molfetta, Gianni Carnicella, ucciso nel 1992 )

*

la leggerezza

cercare poesie
che vorrei scrivere

cos'è scrivere o lèggere
rispetto a un aereo che decolla?


*

Pensieri, poesie o intenzioni?

Non è un mio pensiero, ma lo condivido in pieno. E' scritto in forma di poesia ma suona come un programma o almeno un'intenzione di programma.

Sentiero/ Jack Hirschman 

Vai al tuo cuore infranto
Se pensi di non averne uno, procuratelo.
Per procurartelo, sii sincero.
Impara la sincerità di intenti lasciando entrare la vita, perché non puoi, davvero, fare altrimenti.
Anche mentre cerchi di scappare, lascia che ti prenda e ti laceri come una lettera spedita come una sentenza all’interno che hai aspettato per tutta la vita anche se non hai commesso nulla.
Lascia che ti spedisca.
Lascia che ti infranga, cuore.
L’avere il cuore infranto è l’inizio di ogni vera accoglienza.
L’orecchio dell’umiltà ascolta oltre i cancelli. Vedi i cancelli che si aprono.
Senti le tue mani sui tuoi fianchi, la tua bocca che si apre come un utero dando alla vita la tua voce per la prima volta.
Vai cantando volteggiando nella gloria di essere estaticamente semplice.
Scrivi la poesia.



*

miasma

sì, fermarsi

- e catarsi -

*

Non so

Della Szimborska faccio mio il suo ironico "non so".
Un saluto commosso.

*

Sul tempo, sulla gravità, su Einstein

Vi riporto da "Espresso" di questa settimana un pensiero affascinantissimo del fisico Carlo Rovelli. Purtroppo non riesco ad afferrarlo completamente. Riguarda tematiche che nei prossimi giorni saranno discusse tra filosofi, fisici e artisti a Roma, al Parco della Musica, e riguarda il concetto di tempo:

"Dopo cento anni di successo della relatività, è ora di prendere sul serio l'idea che il tempo sia solo una struttura secondaria che emerge dai campi fisici". In particolare dalla forza di gravità, la vera protagonista delle teorie di Einstein, di cui tutti vediamo gli effetti su larga scala, ma di cui non si trova traccia a livello delle particelle elementari. Per capire da dove viene, secondo Rovelli, occorre andare a scale ancora più piccole, molto più piccole di quelle stesse particelle (e irraggiungibili da qualsiasi strumento di misura, a parte ipotesi matematiche). Dove si scoprirebbe una realtà fatta di "anelli", loop, unità minime di forza di gravità, intrecciate tra loro come una rete. (Nicola Nosengo)


Affascinante soprattutto l'idea dell'anello e della rete, mi fa pensare alle comunità virtuali.

*

La morte è nuda

 


Il poeta si chiama Jorge Debravo e la traduzione è a cura di Alessio Brandolini (vedi sito
http://www.filidaquilone.it/num021brandolini2.html)



"La morte è nuda"

La morte è nuda davanti all’uomo.
Nuda, semplice, franca.
Non è un occhio chiuso dall’ombra:
è una pietra bianca,
una parete schietta, una muraglia
dura e definitiva.
Morire è affidare la battaglia ad altre mani
come una mano viva.

La morte è nuda davanti all’uomo
ed è semplice come il passo,
il cuore, il labbro,
la sedia e l’abbraccio.

Semplice come i tavoli quotidiani,
come la cena giornaliera.

Viva come l’amore e, come il corpo,
concreta e necessaria.




*

stranieri

il prete

balbetta l’indiano
ma sa portare il ritmo
tra inspirazioni ed espirazioni 
scorrono le meditazioni

*

il muratore

al vino inneggia darius

il rumeno come alceo
non ne celebra solo il tono rubeo


*

il viveur

rabbi 
enumera baci
- novello catullo -
di uno ricorda
il materno sapore

o il nulla


*

il benzinaio

sul turno d'autunno in anticipo
licu spazza le foglie
davanti al distributore


*

il lavavetri

allah allah il lavavetri
e strizza l’occhio
come a dire “perché non credi?”


*

il fruttivendolo

amhed
si sposa
in regalo scaramantici meloni
.... ché non escano bianchi…

*

zibaldone inutile

epitaffio di uno scrittore

scemo chi non mi ha letto


*

il sonno dei giusti

dormono i giusti
giustificando i dormienti


*

il vizio del jazz

il tic di tamburellare le dita
e se louis il cornettista
mi proponesse quattro mani con lil?


*

orologio a cucù

esce solo con chi è puntuale


*

glysolid

nome inadatto a una crema emolliente


*


il padre dei vizi

dopo la disintossicazione dai figli
è rimasto in ozio


*

lo stretto della manica

la manica è stretta
il braccino è corto
non conviene
chiedere prestiti


*

divertimento

non credo all’industria
del divertimento
ma lei crede in me


*

voglia di pulito

chi deterge il detergente?


*

dialogo imbarazzante tra sole e luna (e sullo sfondo, poeti)

- alzati e cammina vecchia viziosa
togli le tende, smamma
la tua luce svenevole
il tuo pallore ubriaco
mal si addicono al mio splendore
fino al tramonto è mio il campo
- è scritto nei patti -
crepino pure le tue ancelle
sul mio mantello sono buchi

- parli come un arrogante
dimentichi la mia età
ma godi pure
di doman non c’è certezza
sotto il mio cielo anche i morti rivivono
t’inganni
non tutto è per la tua luce,
conosci i poeti?
ascoltali di giorno
la loro solare ipocrisia

potrebbe spegnerti















*

solstizio d’estate

nella luce della sera

pare di leggere un turbamento

quasi il rammarico di un fallimento

una foglia già si congeda

davanti alla sentenza di morte

pronunciata da ombre in uniforme

pronte all’attacco

 


*

questione di tecnologia!

at-tendo a registrare
ogni minima fluttuazione
della nostalgia
perché non diventi
senso di colpa o disperazione

creerò una cartella in cui ogni atto
- anche un insuccesso -
saranno come erano

prima di accadere
nella forma di una possibilità

*

previsioni del tempo

in mattinata
possibilità di lacrimazioni
(è un ciclo naturale)
nel pomeriggio addensamenti
di pensieri sparsi
temporali serali
notte bianca

si prevedono tempi lunghi
risolti in schiarite
all’alba di un nuovo giorno

*

pieno e vuoto

col sole è sparita anche l’ombra
si è persa così
la parte leggera del vero




*

seconda domenica di maggio - comunque figlia

corse all'indietro
per spacchettare il dono
di essere madre

*

post-it

aspetto ancora un poco poi mi muovo
non è pigrizia è voglia di bellezza
non fugga la poesia prima che tocchi
il lembo della sera sulla terra

*

Fuori dal coro

Condivido questo pensiero di padre Lombardi.

Padre Lombardi: "Gravi responsabilità, ma non odio" –"Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini e spera e si impegna perché ogni evento non sia occasione di una crescita ulteriore dell'odio, ma della pace". Lo ha dichiarato padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana.


da "Repubblica", 2 maggio 2011

*

pasquale

questo cielo spaesato
domanda segni nuovi
e rondini e rondoni
non fanno primavera


*

fiore di tomba - a vittorio arrigoni -

 

un fiore è sbocciato
rapidità di lampo
caldo nel seno

della pianta grigio-verde 
cresciuta sull'asfalto

per oggi non è in lotta

per la sopravvivenza

 


*

al contadino non far sapere…

altro seme è stato gettato
nel solco del dubbio

si adagia il contadino
masticando erba spagna
e intanto sogna... l’america

*

altre storie verdi

 

il garofano porpora

lo stelo s'inginocchia
al capo insanguinato
spezzandosi le ossa


*

le margherite

nel vaso aggettante
m’ama non m’ama:
abisso è il cielo
sopra e sotto


*

l’ibiscus malato

le foglie gialle
il sole le illumina
scuotendo la testa

 

*

storie verdi

senza età

il tronco nudo illanguidito

davanti alla giovane
foglia

*

pudore

l’odore di erba tagliata
e la formica inebriata
dissimula
il turbamento dei sensi

*

vecchia volpe

l'invidia del vaso
per il fiore:
fare buon
vaso
a cattivo gioco…

*

primavera

prima era vera
vera mente
non mentiva
primariamente
verità era
primavera
di menti vere

*

da La patria di Patrizia Cavalli

Propongo questa poesia di Patrizia Cavalli: la patria è un condominio!


Ostile e spersa
stranita dalle offese dei cortili,
dalle risorse inesauste dei rumori
per varietà di timbri e gradazioni,
braccata dalle puzze che sinistre
si alzano sempre non si sa mai da dove;
tentata senza esito di uccidere
i gabbiani che hanno occupato l’aria
e le terrazza con urla litigiose
- aerei condomini davvero troppo umani;
sbattuta in poche ore da un normanno
novembre a un greco agosto, sempre più
dubitando, eccomi qui obbligata
a pensare alla patria. Che se io l’avessi
non dovrei più pensarci, sarei nell’agio pigro
e un po’ distratto di chi si muove
nella propria casa, sicuro anche al buio
di scansare, tanto gli è familiare
ogni più scabro spigolo di muro.

*

buongiorno

nel batuffolo grigio del giorno
certa dell’anonimato
rido
ché i colori li ho visti nel riflesso di asfalto
che loperaio ha sparso
fischiettando

*

tsunami dei popoli

 

chi pensi di erigere dighe di cartone
nulla sa della potenza dell’onda di piena

di uomini e donne col magma nelle vene
chiedono pane e libertà

con la forza della tentazione

o del suo rovescio, la disperazione,

chi vuole
appianare deserti
per poi alzare castelli di menzogne?

*

tsunami

dov'eri devastazione?
quali mondi annunci
e capovolgi corpi?


*

Growl

Se la vita fosse maleducata, potrei permettermi - qualche volta - di prenderla a schiaffi e poi imprecare per le mani rosse.
Invece di mattina la porta si apre con un
ammiccante miagolio e di sera il citofono scodinzola prima di urtare la testa sul mensolone.

*

pesce quasi d’aprile

gli occhi del pescivendolo
brillano al primo cliente del giorno.
venti euro netti, netta la merce:
piglia pesci e persone con l'amo

*

non-figurativo*

segni sulla tela grezza
- balbettii primitivi -
un ritmo sul tappeto rifà i passi
lenzuola contro-luce
le tende filtrano esterni neoclassici
(l’arte è libertà)

la visione muove suggestioni
di suoni
superfici utili dentro spazi inutili
pensieri lubrificati in-formali
aspettano all’uscita
visitatori più astratti
figure/non-figure
puri colori



* impressioni sulla mostra di Carla Accardi "Spazio ritmo colore" presente a Roma al museo Bilotti



*

la prima mimosa

ho visto io la prima mimosa:
era rosa perché il giallo
aspetta un tempo più bello


*

appartenenza/inappartenenza

di che colore sono le meduse
di Lampedusa?
e le tuniche dei tunisini?
dove si radica l’Africa?
l’Europa è misantropa?
e noi mediterranei
di chi siamo conterranei?

*

carpe diem


starsene in casa
le sere d’inverno

pensando “domani è un giorno normale”
come se "normale" fosse per sempre

ogni d’inverno che passa

è meno inverno di ieri
al contrario la vita si sparge uguale


*

i particolari per il tutto

nel lavoro ho trovato
la mia collocazione
più verso la finestra
che verso la porta

mi stanno bene
il color prugna e il verde petrolio
il cielo è terso
accadono meraviglie

*

finestre aperte

è tornato l’azzurro
a perlustrare bocche
vogliose di colori


*

domenica

senza domenica non possiamo vivere
- lo dicevano
certi martiri che non ricordo -

e stiamo dentro questa domenica
come dentro l’eternità

*

larecherche - a Giuliano Brenna -

infine mescolare tutte le poesie
leggerne ad alta voce tre alla volta
sottolineare le parole in mezzo al verso
- le altre sottovoce e con tono differente -
destinarle all’ultimo arrivato
sospirare in fondo alla serata
onorando il piatto-unico
condito di onestà

*

Una classe normale

 

Giorgia chiacchiera
Paolo rosica
Marco è serafico
Luca suona
Chiara pontifica
Sara è timida
Francesco balbetta
Ilenia si trucca
Gianluca copia
Fabiana, assente.

Nel loro rumore
non si sente il chiasso.
E’ una classe normale
le finestre aprono male
sotto l’uscio corre voce
che tra poco si esce!

*

vedo passare il mio tempo

alla sera passo al setaccio
le fluttuazioni del cuore
immergo la mano nel fondo
ne studio il rimbombo
agito il flusso
analizzo il tesoro nascosto
confidando che tutto

torni al suo posto

*

ed è un sabato

può essere sgradevole talvolta
stare in compagnia di se stessi
- ed è un sabato -

 

una delle tue anime riposa
il lavoro non ti chiama
il cielo si è preso una pausa di riflessione

appoggiato su comode nuvole
il grigio annulla i contrasti 
visibili e invisibili
solo gli elettrodomestici
come animali da soma
si caricano di fatiche indefesse
e non si lamentano
- non è previsto dal contratto d’acquisto -
i giornali dicono
le medesime cose di ieri
"il fango ha superato il livello
di avantieri"
una campana suona a morto
- lo capisci dai rintocchi lenti -
e dentro di te hai quelle voci
che si sono insinuate
- più subdole sopra i 500 hertz di frequenza -

 

si stagliano su un rumore di fondo
un mix di natura e cultura
quasi come una litania
che ti accompagna di sabato in sabato,
saltando domenica
che per fortuna appartiene a un Altro

*

discernimento

offriti - sole - al cielo freddo
dirada l'invidia
gli uomini non ti faranno

ombra

*

davanti al monitor

mi esercito
nel digitare ritmicamente
i quotidiani passi della mia salita

il rumore secco dei tasti
mi ricorda che l’input
è stato dato
una volta per tutte

ne ascolto l’eco
ogni volta che vado a capo



*

in partenza

anche oggi è buono per radere altezze
nonostante gli schizzi dal basso

della pioggia

*

poesia

sono pensieri lasciati cadere
la gravità non è forza che attira -
è un prendere tempo


*

A testa in su - haiku -

Luna di giorno
E’ l’eclissi di sole
Occhi velati

*

luce dietro i palazzi

la luce dietro i palazzi
soffusa inganna la vista
-
dei palazzi solo il profilo

- e non si vede oltre -

le tenebre dilagheranno
aspetteremo
la luce

delle apparenze dietro cui nasconderci


anche il sole

*

La lepre e la tartaruga

Ho la sensazione che il tempo si sia dato alla fuga.
Ci aspetta al traguardo per farci credere che lo abbiamo in pugno.

*

Il 2010 è passato

Così sale ancora il Calvario.
La croce l’hanno bruciata i ricchi
per farci il fuoco di Natale.
Nel sudario sono conservati
i piatti del servizio buono.
I buoni sono quelli per lo sconto
al supermercato.

*

fuori dal seminato

captare l’amore
seminarlo su solchi tracciati
considerare delle perdite
confidare nei frutti

*

Biglietto d’auguri

Le parole, come sai,
si ingorgano spesso.
Quello che senti è l’inizio
dello scioglimento dei ghiacci.
Stanno per terra come pozzanghere.
Ci si possono bagnare le mani
e con l’umidità incollare le lettere
che non ti ho mai scritto.

*

Natale

come un parto
attraverso le secche del cuore
boccheggiante
coi polmoni immaturi
desiderando il ritorno
a bracciate furibonde
a capofitto nell’amore


*

Vorrei come Giuseppe

Vorrei come Giuseppe
fidarmi di un'idea.
Sentire voci.
Essere nella luce.
Un angelo sarebbe la chiave.

*

Burattinaia

Tutto è “l’altro”:
uno sgabello, una finestra,
ciò che inquadro distrattamente
ed esiste.
Il modo con cui strofino un piatto
risparmiando l’acqua corrente.
Tra le dita ragnatele d’argento
fili invisibili che manovro
e talvolta maltratto.
I nodi che non so sciogliere.
Anche persone, legami.

*

Imagine - ricordando John Lennon -

dovrei dirti grazie e ancora grazie
se ho imparato a vivere senz’altri testimoni che me stessa
segretamente e in faccia al mondo
e immaginare te
sepolto
a meditare sull’eterno giro
del tempo
e cantare sottovoce e senza strumento
e vedere l’amore agitarsi
e mordersi
e sorridere di tutto 
e non fare più niente



*

Effimero

Il cielo tende al rosa.
La nuvola, gonfia, medita
la propria metamorfosi.
Il rosa tiene.
Trascolorando, la nuvola
si deforma.
Cielo e nuvola si confrontano
su questioni sostanziali.
Poi tutto si perde
per un vizio di forma.

*

La regola prima

Non ricordo il primo pensiero
della mattina.
Se ho un programma in testa
o semplicemente ripassi 
consuetudini antiche.
E' una domanda oziosa.
Mi ritrovo a fare due conti
di sentimento
e un bilancio di umore
- è un calcolo irrazionale -.
Sposto i soliti nomi
come anagrammi
componendo frasi sempre più lunghe.
Ogni lettera è un volto
spuntato dal nulla:
e ancora cerco la regola prima.


*

Prima del Triathlon - a mia figlia -

Tituba.
Teme la tuba squillante e la
Torma concorrente.
Turbamenti e patemi di podista
Timida.


*

Vuotare il sacco

In sogno ho vuotato il sacco.
L’ascoltatore era distratto.
Ciononostante ho detto tutto.
Poi me ne sono andata.
Si sa che la morte si sconta vivendo.
Raccontarla è farsi lo sconto.

*

Fattore k*

Dov’è disciolto il potassio d’Etiopia
concrezione di lacrime dai colori fuori gamma
universale concime per commedianti accaldati di soldi
e di potere?



*titolo di un articolo apparso su Nigrizia (ottobre 2010), a firma di Andrea Semplici, che racconta una vecchia storia di affari e poteri multinazionali (l’Italia è stata la prima) riguardo i giacimenti di potassio etiopi.

*

Riso allo zafferano

Ho colorato di sole un piatto sciatto.
Con il riso in bocca i commensali 
prendono la tintarella naturale.

*

Al milite non ignoto - Francesco Vannozzi -*

Non credeva nel paradiso
il soldato ucciso.
Credeva nel dolore
nella paura
nella morte.




*parole dette da Francesco Giannozzi e riportate da Repubblica del 10-10-10

*

I folletti poetici

Leggo da un'antologia d'italiano delle scuole medie ("Il rifugio segreto"):

"Un folletto è una breve composizione di 5 versi liberi formata da 11 parole:
1° verso: il nome di un colore (una parola)
2° verso: qualcosa che è di quel colore (2 parole)
3° verso: ciò che il soggetto fa o è (3 parole)
4° verso: un personale modo di sentire, di essere, uno stato d'animo (4 parole)
5° verso: una parola conclusiva.

La cosa mi ha incuriosito. Ho subito provato:

"Rosa
Il volto.
E’ la rosa!
Hai bisogno di rifiorire?
Sì."



*

Ma bisogna proprio pubblicare tutto?

Consiglio vivamente la lettura del volume di Enzensberger-Berardinelli: "Che noia la poesia". Il titolo è ovviamente paradossale. Gli autori tentano di sfatare la diffidenza che molti hanno verso la poesia e di mostrare quanto la poesia faccia parte della nostra vita, oltre che del nostro retroterra culturale. Molti sono gli esempi d'autore. Vengono mostrati i "trucchi" del mestiere di poeta e proposti esercizi per cimentarsi in prima persona. Il libro è colto, nonostante lo stile un po' scanzonato.
Riporto un breve passo:
"Ma bisogna proprio pubblicare tutto? Beh, no. La lirica è l'unico mezzo di comunicazione di massa dove ci sono più produttori che consumatori. E' una circostanza che molti poeti considerano desolante, al pari del fatto che con la poesia non si guadagna quasi niente. Ma forse è proprio questo il bello della lirica: che non rende. Un lusso impareggiabile! I grandi guppi industriali non hanno chance: devono assistere impotenti alla perdurante, gioiosa fioritura della poesia."
Che ve ne pare?

*

Che fortuna!

Stiro panni con accanto
l'Opera in versi di Montale.
La fortuna aiuta chi osa 
unire il profano all'eterno umano.







*

La fine o l’inizio?

Il giorno è finito
e già penso all’inizio della notte,
vigilia di un altro incominciamento.
Chi è il motore primo?


*

Ferie d’agosto

RI poso!
PO sso
SO gnare
RI cercando
PO sizioni
SO porifere!

Riposo sopori-fero
(Fero = porto)
Parto?

RI me
PO rto
SO ltanto


*

Poetica e tecnica degli haiku

In una località presso Torino (Riva presso Chieri) è situata "Cascina Macondo": scuola di dizione, centro nazionale per la promozione della lettura creativa ad alta voce, direttore artistico Pietro Tartamella. In particolare insegnano la poetica e la tecnica degli haiku e attivano vari altri laboratori creativi (anche di manipolazione e interculturali) per ragazzi, insegnanti, disabili.  Su youtube ci sono anche alcune lezioni tenute da Pietro Tartamella presso l'Università di Caserta, sempre sugli haiku.
Scrivere un haiku non è cosa facile. Imparare a vedere e ascoltare quello che c'è dietro ogni singola parola poetica, cogliere "la piccola esplosione di luce", cioè l'intuizione, che fa comprendere il senso o associare campi semantici apparentemente lontani (come in ogni poesia avviene) è un tirocinio formidabile per affinare la nostra sensibilità e passione verso la poesia, la lettura in generale.

*

Discorso sulla poesia - contributo -

Faccio mio un pensiero di Patrizia Cavalli, tratto da un'intervista di Liza Ginzburg:


"La poesia secondo lei, da dove viene?

E' una cosa molto misteriosa. Credo provenga da una certa area del cervello che sta a metà tra quella della musica e quella della parola. Perché suona. E' una parola che suona. Ma in un modo tutto suo che non ha veramente a che fare con la musica, è un altro genere di sonorità. Io credo all'ispirazione, come a un'affezione biologica, una forma del patire, un essere esposti. Ma l'ispirazione da sola non basta alla poesia, bisogna saperla riconoscere e accoglierla.

Come si manifesta?

C'è qualcosa che percuote le mente e la commuove e forse la convince a sciogliersi, a uscire dalla sua compatta unità. E allora è come se la nostra sostanza si facesse volatile e staccandosi da quel che la tiene insieme esce dai propri margini per mischiarsi al mondo in uno spazio comune, perché anche il mondo si muove verso di noi: due empiti che s'incontrano a metà strada, né dentro né fuori, ma lì vicino o tutt'intorno, come un'aura. Ma nel vuoto che si crea per questo cedimento di sostanza resta scoperto un nucleo vibrante: lì stanno le parole, che bisogna andare a cogliere porgendo ascolto. E' uno strano esercizio di attività passiva o forse di passività attiva. Perché intanto il giudizio procede nelle sue funzioni: sceglie, accetta, elimina. Ma lo fa in un modo così veloce, anche se frigido, da trasformarsi quasi in istinto. Con questo non penso certo di rivelare la formula operativa o gli ingredienti della poesia. E' soltanto uno stato psico-fisico nel quale mi ritrovo abbastanza spesso, anche se non è sempre così. Certe poesie brevi, per esempio, sono lì già pronte, si sono formate a mia insaputa, arrivano tutte allegre cogliendomi di sorpresa, loro bussano e io apro, devo solo trascriverle. Senza nessuno sforzo."

Condivido e rispondo al contributo precedente di Anna Rita Armati. Ciao.