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Raccolta di pensieri di Martin Palmadessa
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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L’Amore ai tempi del coronavirus

 

Non sono un medico, non saprei fare una diagnosi e nemmeno consigliare una terapia. Ho una biro. Quello so fare. E voglio stare al fianco di chiunque si prende il tempo di leggere e riflettere su quello che sto scrivendo.

Abbiamo Uomini e Donne impegnate fino allo stremo delle forze per fronteggiare un nemico che non si vede. Questi Medici, Infermiere, Paramedici, Protezione Civile, Carabinieri, Volontari e tutti quelli che vedono morire la gente e non possono fare più di tanto. Mettiamoci in ginocchio e cerchiamo di guardare dai loro volti stremati ma fiduciosi di vincere, perché così sarà. Impensabile per gli Uomini non abbracciarsi e ritrovarsi a rinchiudersi per evitare contagi ulteriori.

Eppure va fatto.

Curare le persone non è un lavoro, è una missione. Lo fai perché lo senti, non per lo stipendio.

Aiutare il prossimo incondizionatamente lo fai perché non è un decreto, è il cuore rosso che hai.

È come sei. Quando hai davanti persone che hanno bisogno e tu hai solo due mani e pochi strumenti piangeresti come un Dio che non ha mezzi.

Questi Angeli piangono in silenzio ma sono lì a dare il loro tempo per il bene degli altri.

Dunque per carità di Dio vediamo di guardare in faccia a quello che succede e, ognuno con i mezzi che ha, dia un contributo, anche solo morale, per tornare a vivere normalmente, come prima.

Che magari dopo comprenderemo meglio che il tempo che ci è stato dato è più prezioso di un diamante.

La libertà ha un colore che si manifesta solo quando non ce l’hai più.

Ora a tutti quelli che si stanno facendo “il culo” per noi sarebbe opportuno dare supporto ed un saluto militare.

Questi sono gli EROI.

Grazie.

 

©Martin Palmadessa - 13 Marzo 2020

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Pensiero costante

Osservando il mondo ti si scioglie il cervello.
E sempre quel cervello che torna.
Vedevo ieri sera un’intervista all’appena morto Franco Zeffirelli.
Diceva qualcosa del tipo: “L’Artista è la persona più vicina a Dio”...
Mi trova d'accordo.
A lui spetta raccontare ciò che vede e come lo vede, per far comprendere certe sfumature instabili che può vedere solo chi dentro ad una farfalla ci vede un uragano di latte.
Solo che non è una fortuna, non è un lavoro, è una disgraziatamente fottuta meraviglia che TI IMPONE di doverlo fare. Sei stato creato per quello.
Sei costantemente incinta e abortisci di continuo perché non hai tempo di mettere fuori le tue creature.
Quelle che arrivano, appena fuori dalle tue viscere non sono più tue, sono “OPERE” a disposizione delle coccinelle e degli illuminati, delle madri e dei figli, dei cretini e dei geni.
Parole che restano, che non chiedono fama, che devono correre come i pensieri e come foglie in balia della corrente che scende a valle.
Arterie reticolate di un pianeta liquido che appoggia le sue vene vicino ad uno specchio di acqua che ti lambisce i piedi se ti siedi sulla riva di un ruscello.
Il sangue della terra scorre più o meno color traslucido.
I colori sono i tuoi. Prendili.
A me spetta solo cercare di farteli vedere, annusare, mangiare, trasformarli o solo farti capire che c’è qualcosa da vedere. Servo a questo.
Non è questione di saperlo fare, è questione che qualcuno ti sussurra nelle orecchie qualcosa di un colore che tu devi decifrare e usare una biro per scriverlo.
Quello che esce è quello che tu sei.
Quello che gli altri leggeranno.
Alla fine del sorriso, quando metti il punto, sei daccapo.
Qualcuno sussurra ora... DEVO ANDARE A SCRIVERE.
 
©Martin Palmadessa - 18.07.2019