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Raccolta di poesie di Angelo NGE Colella
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Sul bus ho incontrato il mio Amore

Sul bus ho incontrato il mio Amore.

Parlando parlando mi ha chiesto dov’era

perché si era perso e cercava di ritrovarsi.

Gli ho detto che l’avevo visto prima

attraversare un altro incrocio.

Lui mi ha ringraziato e

prima di scendere e correre in quella direzione

mi ha chiesto se quello che avevo visto io era triste.

Io gli ho risposto di no, al contrario

e lui si è convinto del tutto, era lui

perché infatti prima era molto felice.

*

Al filosofo da tasca di qualcuno

Al filosofo da tasca di qualcuno
sfuggì una pagina
e lo strappo per poco non gli ruppe il braccio.
 
Io la raccolsi e la guardai:
l'avevo scritta io
ma non riuscivo a leggerla, 
era tutta sgonfia e si afflosciava.
Qualcuno dei fili aveva fatto falso contatto,
ma anche ad aprire la copertina
non avrei saputo dove mettere le mani.
 
Ci soffiai sopra 
e, per fortuna, i tizzoni si riebbero un po'
e brillarono come ex-fidanzate.
Qualcuno mi vide da lontano. 
e mi intimò di smettere di maltrattarla.
 
Venne chiamato un medium
che invece di leggere
ci sentì le anime inquiete dei morti
e disse che la pagina era stata scritta
su un vecchio cimitero indiano.
 
Da un tratto saltò fuori
un grosso gatto nero
e mi spaventai così tanto
che dimenticai un sacco di sinonimi. 
 

*

La Morte mi ha detto

La Morte mi ha detto

che nessuno le hai mai resistito:

io e lei passeremo molto tempo insieme

e riuscirà a farmi dimenticare di te.

 

Allora

perché non si faccia illusioni e mi lasci in pace

passo la vita a scrivere di te.

*

Quando restavamo a casa

Quando restavamo a casa mi specchiavo nei tuoi capelli
che toccavo con le mani come una fiamma.
 
Ora forse non indossi più il ditale col suo cielo notturno
e la cometa preferita spera invano
che io infili nel tuo ago la sua scia
prima che si sciolga o passi oltre.
 
L’ultima volta che ti ho vista
ti ho lanciato un sorriso soffiandomi sulla mano
anche se ti avevo solo immaginata.
 

*

Ti ho fatto una domanda con le mie mani

Ti ho fatto una domanda con le mie mani
tutto da solo
ma non ti andava bene
ti andava troppo stretta
era troppo grande.
Avevo anche fatto pratica con una montagna
per abbracciarti lungo tutta la tua altezza.

*

Siediti e andiamo

Siediti e andiamo
il tuo gatto ha finalmente partorito
tre gattini
ed un nuovo pianeta
e sta a noi dargli un nome.
 
Questo giorno non vuole proprio camminare
come un cane al guinzaglio
spremiti gli occhi
che contengono tante vitamine
io mi do qualche bacio mentre ti aspetto
sulla finestra c’è un bel po’ di condensa
e allora spremerò il vetro per berlo assieme
si riscalderà mentre ti prepari.
 
Mi piace il suono che fai quando sbadigli
ti dai qualche colpetto sulla bocca 
per fare una crepa con il cucchiaino
e poi spelli.
 
Sul giubbino hai tanti petali di sonno
come quando ci siamo conosciuti
che ti erano cadute delle lacrime e te le ho portate
per dirti qualche cosa di banale e invece
è fiorito il punto a fine frase.
 

*

Il tuo occhio caldo come un nido

Il tuo occhio caldo come un nido
profuma d’acqua come l’altro,
che è uguale.
 
Per il tuo compleanno
ti ho chiesto civettuolo quanti errori avevi compiuto
e tu hai riso come chi va in biblioteca.
La strada dal cancello al tuo citofono
è stata bella, apparecchiata di lampioni
come una tovaglia 
e tutte attorno le sedie
mansuete curiosavano brucando.
 
Nuvole di pioggia, non ne venivano
perché forse erano rimaste a secco
per la gioia del tuo vaso di ombrellini rotti,
tali e quali a ciclamini.
 
Però invece non ti ho detto
di quando ho scarabocchiato fino a fare un’ombra vera
e per questo ho vinto un premio prestigioso
che non ho ancora ritirato di persona
perché non riesco ad indossare una cravatta
senza mettermi a suonarla come una trombetta.
 
Così fischiavo anche dentro gli uccellini.
Non l’ho detto perché avevi già chiuso le orecchie a chiave,
allungando il passo come l’alfabeto con le lettere straniere,
e io ero come Romeo e Giulietta morta.
 
È già da un po’ che sto seduto sulla finestra a dondolo,
mi piacerebbe appoggiarmi la testa su una spalla per dormire.
 

*

Passavamo i pomeriggi a toglierti i denti

Passavamo i pomeriggi a toglierti i denti
per fare m’ama, non m’ama.
Come ridevamo
per i dispetti che mi facevi. 
 
Avevi un sorriso che
bloccava uno scrittore:
da un dente all’altro è un capitolo intero
e non sapevo cosa leggerci
né cosa scriverci.
 
Le parole che scrivi tu sognano.
E il tuo occhio aveva l’aroma di un nido
ed anche l’altro era uguale.
 
Se uscivamo ed era primavera
le persone si congratulavano con te per i boccioli
e ti facevano i complimenti
perché erano uguali a te in tutto e per tutto.
 
Ti avrei mostrato il posto dove l’acqua è potabile 
ci si arriva in barca perché è molto al largo.
 
Io ancora sento il passo dei tuoi capelli
quando la luna si arruffa le piume
quel grosso uccello con le mani.
 

*

Ti sei dimenticata la voce nel mio orecchio

Ti sei dimenticata la voce nel mio orecchio

che d’altra parte è fatto apposta

o forse sono le tue gambe che mi parlano sopra.

 

Comunque ho l’ombra screpolata per il caldo che fa

perché bevo poco e non ho più acqua nelle vene.

 

Mi fanno ancora male

tutte le dita che ho lasciato sulla tua schiena

scendendo dal campo base del tuo collo.

 

L’umore a te passa come le macchine per strada

e ci lanciamo i baci come quando si litiga nei film.

 

 

*

Ti ho messo la marea ai piedi del letto

Ti ho messo la marea ai piedi del letto
e scale per salirci 
e un ponte per attraversarle.
 
Il cuscino l’ho tagliato
e ricrescerà lavato di fresco
mentre le onde arrivano e passano
come le domeniche
una dopo l’altra. 
 
Ti aspetto per rimboccarti l’orizzonte
ma vieni presto
il letto parte tra pochi minuti.
 

*

Sono tornate le stelle anche stanotte

Sono tornate le stelle anche stanotte

e dovrò vestirmi per uscire a scacciarle

non riescono a starti lontane

si mettono lì e aspettano che mi addormenti.

Ma tu non credi all’astrologia

e quando guardi il cielo non le vedi.

 

Non abbiamo più finito di mangiarle

ed ora stanno ammuffendo

hanno un odore e un colore che non mi piacciono

e presto avranno anche una brutta influenza su di noi.

Ma tu non credi all’astrologia

e quando guardi il cielo non le vedi.

 

Che fame fa venire

il cielo sparpagliato di briciole di cena

gettate dalla finestra

più in alto.

Ma tu non credi all’astrologia

e quando guardi il cielo non le vedi.

 

Se l’astrologia non è vera

potremmo anche spostare le stelle

per non farti pensare più all’oroscopo

potremmo metterci un po’

quindi quando avrai tempo.

Ma tu non credi all’astrologia

e quando guardi il cielo non le vedi.

 

*

Mi sono finito dentro e ci ho trovato te

Mi sono finito dentro e ci ho trovato te.

 

Sono andato via per la noia sbattendo la luna

che è il pomello della porta del paradiso

perché in paradiso ti danno giusto un’aureola

e un paio d’ali della tua misura

come se io non avessi voglia di fare null’altro.

 

Me ne sono andato a bere interi bicchieri di fiori

e a cercare qualche gioia per il camino

perché riscaldano più del legno.

 

La luna mi si stava sempre davanti

pallida e con i capelli rossi

ed io ci nuotavo attraverso per ignorarla

ma non potevo scostare la tua voce.

*

Ho messo il nuovo anno dentro a un pacco

Ho messo il nuovo anno dentro a un pacco

e te l’ho spedito

ma non aprirlo tutto in una volta.

 

Per te ho scelto un anno in cui non litigheremo

perché io non ci sono

e per me ne ho preso uno uguale

ma senza te.

 

Provalo

togliti quello vecchio

che ti calza a pennello da troppo.

 

Più in là ne avrò un altro paio

se questo non ti sarà bastato fammi sapere.

*

Riassumendo le parole tue

Riassumendo le parole tue

tu sei la calamità

se una farfalla si sposta appena

- una iettatrice da evitare.

 

Un’antifona sprecata

io ti vedo instabile

ma instabile come

un quadro troppo sensibile appeso alla parete

che sobbalza se i camion passano troppo vicini.

 

Mi dispiace

io non posso più stare

ancora una volta

in una casa piena di rumore

dove di nuovo i muri tremano.

*

Nel dubbio se volgere l’altra guancia

Nel dubbio se volgere l'altra guancia
come una pagina nuova
o se bastava ricominciare a capofitto
finendo daccapo a testa in giù
abbiamo trovato 
nel giro di poche ore
la risposta deludente
ad un mistero vecchio di anni
in mezzo ai quali sono passato a malapena
perché tu non c'eri.
 
Il cuore ancora mi pulsa
come quello di una penna a scatto
per scrivere se m'ama
o non scrivere se non m'ama.
 
Tu non puoi più capire
intanto
ti sento forte
e chiamo. 

*

Le tue gambe come cuccioli bianchi

Le tue gambe come cuccioli bianchi
venivano se le chiamavo
già fremendo per le carezze meritate
per il loro essere cuccioli bianchi.
 
Ma più ancora le volevo predatrici
a lacerarmi istintivamente
perché non so come altro aprire il mio corpo.
La mia stessa pelle non distingue
si sutura perché nulla entri
ma senza fretta
come sperasse. 
 

*

Cagnacci

- Cagnacci! 
Perché fate ancora la guardia? 
Non vi avevo detto di non abbaiare più
per non spaventarla casomai tornasse?
 
- Non è colpa nostra
ci viene da abbaiare se si avvicinano
gatti
altri cani
parenti ed amici di famiglia
anni nuovi
terremoti
e di recente abbaiamo spesso
questo sì
ma ci dispiace
non è mai lei.

*

Siamo sullo stesso piano come due punti

Siamo sullo stesso piano come due punti
e la distanza più breve tra noi
è stata un arco
a forma di arcobaleno.
 
Ci siamo incontrati a metà strada
sedotti dalla stabilità della chiave di volta
come due gravi che scivolano curiosi
ed ora
questo sampietrino che ci tiene separati 
di qua e di là
sembra il muro di Berlino.
 
D'altra parte
ogni volta che per toccarci lo spostiamo
come un'ernia
precipita tutto e subito. 
 
Non si regge questo legame
senza quell'equilibrio
lo so io e lo sai tu
ed io non so cosa sia meglio.

*

La cavalla aveva le tue ciglia

La cavalla aveva le tue ciglia
due corte frangette pettinate con cura
una su ogni occhio
morbide come polpastrelli
buone anche per fare il solletico.
 
Lei era al sole
come le foglie più in alto
e mi guardava come fanno i cavalli
pensando "io invece sono un cavallo"
le ho toccato la fronte
ed è stata come
un tavolo di legno sotto una tovaglia
il collo
una cosa viva e calda
come una corrente in mare aperto. 
Guardava me
che i tarli mi hanno scavato tutto dentro
e se ascolti su un punto del mio petto
puoi sentirli bene 
che ancora rosicchiano.
 
Il tuo
non è un corpo per esprimere collera
ad esempio non hai dita da serrare
hai quattro zampe
come le sedie di una volta
e puoi farci rumore
poi però
sai fare quella cosa con la bocca come
gli occhi dei bambini
quando li chiudono per non esistere più
ed hai fianchi stretti come un collo.
 
E quando cammini
stai mano nella mano con l'aria.

*

Ti avevo portato una rosa e non l’hai voluta

Ti avevo portato una rosa e non l'hai voluta
era adagiata nella sua plastica trasparente
in alto larga ed aperta
in vita stretta con un fiocco 
uguale ad un capo d'alta moda
e sembrava così serena
come il capolavoro di un becchino. 
 
Ti ho portato una rosa e non l'hai voluta 
dev'essere stato come quando
nei film
si cerca di far tornare buono un cattivo
ricordandogli le cose belle
perché un cattivo è soltanto
un buono che ha perso la memoria
ma con te non funziona. 
 
Ti avevo portato una rosa e non l'hai voluta
mi hai detto pensandoci bene
che i ragazzi non ti hanno mai regalato fiori
ed io mi sono detto che in effetti
dare tanto valore a
cocci di vetro
e pietre colorate 
credere che facciano la differenza
è qualcosa che fanno gli animali. 
 
Ti avevo portato una rosa e non l'hai voluta
mi hai detto che non potevi tenerla in casa
forse sei allergica ai peli che lascia in giro
forse non sapresti come spiegarlo ai tuoi
forse non s'intona con la tua nuova vita.
 
Ti avevo portato una rosa e non l'hai voluta 
e da allora non smette di morire. 

*

La malattia mentale odora di fiori

La malattia mentale odora di fiori
fiori rari e bizzarri che però 
attecchiscono bene
e poi quando ormai fanno capolino
non si riesce a far finta di niente
e si portano in giro con un po' di vergogna 
come una ragazzina coi suoi primi seni. 
 
Tu profumavi così 
ed il tuo vuoto mi eccitava
come un utero
solo che per me desiderare un utero
non ha nulla di sessuale
ma è la speranza che tu
mi ci diluisca dentro
come a rimestare col dito una stella. 
 
Perciò l'amore mio
ti sa di una pulsione contraria alla vita
è più una preghiera di darmi la morte
segreta
ma con gli ornamenti della festa grande
di farmi sparire dove si senta per sempre
il tuo profumo di fiori.

*

Ho di nuovo deluso una donna

Ho di nuovo deluso una donna
e, per punizione, smetterò di fumare.
 
Le ho chiesto un accendino
e mentre me lo passava
ha prodotto dalla sua bocca
con abilità di prestidigitazione
un sorriso
distraendomi dal gesto.
 
Lei ha fatto del suo meglio
per richiamarmi all'obiettivo dei suoi occhi
e guardare l'uccellino
che è un modo per dire l'anima
cioè un uccellino con ali d'angelo
ma io
me ne sono andato
lasciandola a sorridermi.
 
Ho di nuovo deluso una donna
e si spargerà la voce
che non le ho chiesto il nome
che ho indugiato a dirle che la amo
e per questo non sarò mai un buon marito
e non diventerò mai padre.
Non sono queste le scuse che si dicono
quando non si ama qualcuno? 

*

Se le ferite che ho dentro fossero visibili

Una volta da bambino
all'insaputa di mio padre
precipitai dalla mia bicicletta.
 
Lui pedalava davanti
insieme alla figlia
e non si accorse di me a terra che
lo chiamavo stridendo
come un suono di freni
per fargli capire e fermarsi. 
 
Caddi e nient'altro
però ebbi paura perché
ero rimasto indietro e da solo. 
 
Se le ferite che ho dentro fossero visibili
ed io me le auguravo in bella mostra
tutte sommate sarebbero taglietti
come per quei bambini che
il sangue che gli esce dalle ginocchia
li spaventa a morte e sono disperati.
 
Perché forse il dolore
come gli intoppi
può succedere e si va avanti
come per gli altri che
non mi chiedono più se mi fa male
perché sono abituati alle mie ferite
ed anche alle loro che sono molto peggio. 

*

Ricordo tutti i vestiti che ti ho tolto

Ricordo tutti i vestiti che ti ho tolto.

Speravo che insieme avremmo

sbucciato le stelle più luminose

smacchiati i sedimenti di scintille rapprese.

 

Ricordo tutti i vestiti che ti ho tolto

e quando è vento sento i tuoi passi

però non il suono

come uno zimbello 

ma le ripercussioni sul terreno

che vibravi

come l'epicentro di un terremoto

ed ora è soltanto

per i bradisismi della mia anima.

 

Ricordo tutti i vestiti che ti ho tolto

e perciò mi dai del matto

a volte per carità

e mi stai lontana

nel caso sia vero che

le malattie mentali si attaccano

e tu certo non vuoi

innamorarti anche tu.