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Raccolta di poesie di Angelo NGE Colella
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Cagnacci

- Cagnacci! 
Perché fate ancora la guardia? 
Non vi avevo detto di non abbaiare più
per non spaventarla casomai tornasse?
 
- Non è colpa nostra
ci viene da abbaiare se si avvicinano
gatti
altri cani
parenti ed amici di famiglia
anni nuovi
terremoti
e di recente abbaiamo spesso
questo sì
ma ci dispiace
non è mai lei.

*

Siamo sullo stesso piano come due punti

Siamo sullo stesso piano come due punti
e la distanza più breve tra noi
è stata un arco
a forma di arcobaleno.
 
Ci siamo incontrati a metà strada
sedotti dalla stabilità della chiave di volta
come due gravi che scivolano curiosi
ed ora
questo sampietrino che ci tiene separati 
di qua e di là
sembra il muro di Berlino.
 
D'altra parte
ogni volta che per toccarci lo spostiamo
come un'ernia
precipita tutto e subito. 
 
Non si regge questo legame
senza quell'equilibrio
lo so io e lo sai tu
ed io non so cosa sia meglio.

*

La cavalla aveva le tue ciglia

La cavalla aveva le tue ciglia
due corte frangette pettinate con cura
una su ogni occhio
morbide come polpastrelli
buone anche per fare il solletico.
 
Lei era al sole
come le foglie più in alto
e mi guardava come fanno i cavalli
pensando "io invece sono un cavallo"
le ho toccato la fronte
ed è stata come
un tavolo di legno sotto una tovaglia
il collo
una cosa viva e calda
come una corrente in mare aperto. 
Guardava me
che i tarli mi hanno scavato tutto dentro
e se ascolti su un punto del mio petto
puoi sentirli bene 
che ancora rosicchiano.
 
Il tuo
non è un corpo per esprimere collera
ad esempio non hai dita da serrare
hai quattro zampe
come le sedie di una volta
e puoi farci rumore
poi però
sai fare quella cosa con la bocca come
gli occhi dei bambini
quando li chiudono per non esistere più
ed hai fianchi stretti come un collo.
 
E quando cammini
stai mano nella mano con l'aria.

*

Ti avevo portato una rosa e non l’hai voluta

Ti avevo portato una rosa e non l'hai voluta
era adagiata nella sua plastica trasparente
in alto larga ed aperta
in vita stretta con un fiocco 
uguale ad un capo d'alta moda
e sembrava così serena
come il capolavoro di un becchino. 
 
Ti ho portato una rosa e non l'hai voluta 
dev'essere stato come quando
nei film
si cerca di far tornare buono un cattivo
ricordandogli le cose belle
perché un cattivo è soltanto
un buono che ha perso la memoria
ma con te non funziona. 
 
Ti avevo portato una rosa e non l'hai voluta
mi hai detto pensandoci bene
che i ragazzi non ti hanno mai regalato fiori
ed io mi sono detto che in effetti
dare tanto valore a
cocci di vetro
e pietre colorate 
credere che facciano la differenza
è qualcosa che fanno gli animali. 
 
Ti avevo portato una rosa e non l'hai voluta
mi hai detto che non potevi tenerla in casa
forse sei allergica ai peli che lascia in giro
forse non sapresti come spiegarlo ai tuoi
forse non s'intona con la tua nuova vita.
 
Ti avevo portato una rosa e non l'hai voluta 
e da allora non smette di morire. 

*

La malattia mentale odora di fiori

La malattia mentale odora di fiori
fiori rari e bizzarri che però 
attecchiscono bene
e poi quando ormai fanno capolino
non si riesce a far finta di niente
e si portano in giro con un po' di vergogna 
come una ragazzina coi suoi primi seni. 
 
Tu profumavi così 
ed il tuo vuoto mi eccitava
come un utero
solo che per me desiderare un utero
non ha nulla di sessuale
ma è la speranza che tu
mi ci diluisca dentro
come a rimestare col dito una stella. 
 
Perciò l'amore mio
ti sa di una pulsione contraria alla vita
è più una preghiera di darmi la morte
segreta
ma con gli ornamenti della festa grande
di farmi sparire dove si senta per sempre
il tuo profumo di fiori.

*

Ho di nuovo deluso una donna

Ho di nuovo deluso una donna
e, per punizione, smetterò di fumare.
 
Le ho chiesto un accendino
e mentre me lo passava
ha prodotto dalla sua bocca
con abilità di prestidigitazione
un sorriso
distraendomi dal gesto.
 
Lei ha fatto del suo meglio
per richiamarmi all'obiettivo dei suoi occhi
e guardare l'uccellino
che è un modo per dire l'anima
cioè un uccellino con ali d'angelo
ma io
me ne sono andato
lasciandola a sorridermi.
 
Ho di nuovo deluso una donna
e si spargerà la voce
che non le ho chiesto il nome
che ho indugiato a dirle che la amo
e per questo non sarò mai un buon marito
e non diventerò mai padre.
Non sono queste le scuse che si dicono
quando non si ama qualcuno? 

*

Se le ferite che ho dentro fossero visibili

Una volta da bambino
all'insaputa di mio padre
precipitai dalla mia bicicletta.
 
Lui pedalava davanti
insieme alla figlia
e non si accorse di me a terra che
lo chiamavo stridendo
come un suono di freni
per fargli capire e fermarsi. 
 
Caddi e nient'altro
però ebbi paura perché
ero rimasto indietro e da solo. 
 
Se le ferite che ho dentro fossero visibili
ed io me le auguravo in bella mostra
tutte sommate sarebbero taglietti
come per quei bambini che
il sangue che gli esce dalle ginocchia
li spaventa a morte e sono disperati.
 
Perché forse il dolore
come gli intoppi
può succedere e si va avanti
come per gli altri che
non mi chiedono più se mi fa male
perché sono abituati alle mie ferite
ed anche alle loro che sono molto peggio. 

*

Ricordo tutti i vestiti che ti ho tolto

Ricordo tutti i vestiti che ti ho tolto.

Speravo che insieme avremmo

sbucciato le stelle più luminose

smacchiati i sedimenti di scintille rapprese.

 

Ricordo tutti i vestiti che ti ho tolto

e quando è vento sento i tuoi passi

però non il suono

come uno zimbello 

ma le ripercussioni sul terreno

che vibravi

come l'epicentro di un terremoto

ed ora è soltanto

per i bradisismi della mia anima.

 

Ricordo tutti i vestiti che ti ho tolto

e perciò mi dai del matto

a volte per carità

e mi stai lontana

nel caso sia vero che

le malattie mentali si attaccano

e tu certo non vuoi

innamorarti anche tu.