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Raccolta di poesie di Anna Guzzi
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Malinconia

 

Una rugiada malinconica

ha immerso i miei pensieri.

Non tutto è come vorremmo.

Bisogna, allora, farsi strada

tra le gocce fresche che creano

 mantelli pesanti di roccia.

 

Lentamente, però, il mantello

diventa velo

e il velo diventa

filo di seta 

che si alza in volo,

leggerissimo,

come una lampada cinese,

così splendente e bianca

da mozzare il fiato.

 

*

Il dito della luna

 

Un dito di luna

ha toccato le case,

le ha impregnate di notte.

 

Non vedi?

Il silenzio percorre a zig-zag

le vie tortuose

del mio paese in collina.

 

Un ramo di ciliegio

copre il mare lontano,

lo taglia a metà

come un rigo su un foglio.

 

Troppo sottile è adesso quel dito di luna,

troppo pallido, troppo esile.

La notte forse lo spezzerà.

Cosa mi rimarrà allora?

 

 

*

La bella scuola

Le note di un flauto

dondolano sulle pareti della scuola...

vengono da lontano?

 

Portano aromi di girasole,

ombre esili di libellule,

nascoste tra le ninfee degli stagni. 

 

E il giallo ricorda il grano

perso nel tramonto estivo;

e il verde dei banchi richiama

le linee degli ulivi sbiaditi

sulle pendici dei colli.

 

Nell'acqua di una fiumara

il riflesso di una scuola:

bella come un diamante

che ha un tremito

fra le gole della montagna.

 

Dovrebbe essere bello

tutto ciò

che è essenziale

a uno Stato.

 

 

*

Rosa è il cielo

Rosa è il cielo fra barriere di metallo contorto; 

sfuma in bianco avorio

il colore dell'origine dove piombano

fili abissali di gardenie,

i petali profondi degli iris

raccolti in collina.

 

Dove?

Scompaiono le linee della terra

e solo resta un foglio candido:

sopra scrivo lettere

e salgono leggere,

verso l'alto,

bucano le nubi,

lettere aeree e precipitose...

racchiudono

il sapore fresco della libertà.

 

Rosa è il cielo...

 

*

Si farà fiore

"Tutto si semina,
Persino la poesia
Che sgorga dal cuore ferito!
Chi seminò le stelle ed i fiori?
E Dio, chi lo seminò?

Tutto dà frutto,
Persino il bacio rosso
In cui l’anima intera si fa fiore".

Federico García Lorca, Tutto si semina,
in Maria Maddalena e altri inediti,
a cura di Pietro Menarini,
Nuova Compagnia Editrice, 1995, p. 31

Seminai, in un tempo antico,
grossi pezzi di limo e corolle di giglio;
seminai polveri luminose
sulle nebulose di roccia in Calabria.
Seminai sale ardente:
aveva il sapore di una vecchia conchiglia
striata di viola, perduta in un antro marino;
gettai grani ruvidi di sabbia: si fecero
fiore nei castelli, costruiti
in riva al mare da dita fragili d’infanzia.

Si faranno fiore anche
il corpo e l’anima
nel bacio purpureo di Dio.

*

Richiusi papaveri

Guardo da un finestrino in viaggio:
non sarà, l’oceano, solo il bordo pieno d’acqua
di un piccolo stagno perduto tra universi?
Le luci degli astri separano gli atomi neri della volta,
come paillettes cosmiche su un vestito d’aria,
a distrarre dal buio intenso.
Ma l’oscurità è dentro, non fuori.
La pioggia ha, ormai, punto il vetro; una corolla
di papavero si chiude in sé nei campi d’orzo in Calabria.
Per nascondersi da chi la ferirà.

*

Cuore di marinaio

Sentì un soffio d’ala sulla pelle il feroce
marinaio che nulla sapeva di Ulisse,
e immaginò le acrobazie dei gabbiani
nel cielo velato di rosa, così lontano
dal suo cuore marino, intessuto d’alghe,
di tentacoli, di conchiglie solitarie
mandate in frantumi dal mare troppo denso,
incastrato tra scogliere a picco. Continuare?
Arriverò forse, un giorno, al fondo dove la schiuma
e il sale sporco attraversano nubi sfilacciate.

*

Amore di Neruda »
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*

Proust nell’e-book della Recherche

Gli occhi vividi sono accesi
su segni intermittenti di umanità:
profumi di salotto amori percezioni.

Ma un bagliore di fiamma
esplode dal fondo
di una cattedrale sognata
nella stanza di sughero
che percorri, Proust,
per intero, con le dita.
E diventa un respiro ampio
la tua pagina; ti respira,
come un girasole sente l’aria
che gli manca tra le argille
ventose del Sud.

Ora, volano batuffoli di ovatta
che dal tuo petto spezzato
ti portano al chiarore freddo
d’una neve parigina, tra librai
e musicanti di strada pronti
a eseguire quartetti di note,
al crepuscolo. Non senti?

Rivolto a questo tramonto purpureo,
uno specchio raccoglie i grumi di terra
che noi siamo, ora lucenti,
ora offuscati da lunghe distanze.
Riusciremo a stare sul filo circense
che ci conduce al nostro io sommerso?

Le carezze toccano un telo diafano
impenetrabile; non servono a uscire
fuori da sé. E i corpi opachi
gridano come boccioli chiusi
di papavero ardente, nel grano ventoso.

Inciampo nei ciottoli del cortile che parlano
dalla loro epifania, nel selciato di Venezia,
nelle pietre dei campanili intarsiati nel sole
di Firenze, nei pasticcini a conchiglia:
chissà quali ricami di senso
disegneranno questi fili nelle pagine
che Proust non ha scritto ancora.

*

Coriandoli purpurei fra le crete di Calabria

Danzano foglie d'ulivo argentate
in un paese fangoso di Calabria,
nei vichi tetri che si confondono
con gli speroni di roccia dove
solo un falco triste, veloce,
crea piccoli nidi d'avorio.

Sono aperte nell'aria assolata le sue ali,
a respirare il più possibile la vita rovente
che pulsa intorno al corpo e che, presto,
dileguerà, come un soffio di nube,
uno svolazzo rosa nel cielo d'agosto.

Ma si piega un papavero dei campi,
quasi vedesse già la falce impietosa
che reciderà la sua radice,
lasciando sulla creta deboli
e spauriti coriandoli purpurei. 


*

Silenzio di fiumane. Omaggio a Calogero


Si dirada il corpo e si assottiglia la pelle
sui nervi dell’anima, scoperti:
fanno male a ogni soffio di vento, entrato fra roselle,
vento che li affatica, come forza di fiumare aperte.

Non tengono i confini dell’acqua e il corpo sfatto
lascia vedere il silenzio dell’anima inumana,
scossa dal sibilo sonoro ch’è fatto
da un abisso tra sassi di una foce gremita di maggiorana.

Il pieno del corpo non è più: resta il vuoto
percorso da tormenti e pensieri rimossi.
La terra argillosa si frantuma come loto
in piani sconvolti su cui aggiornano i cieli rossi

nella luce del mattino quando un fulgore
di ignote verità appare nell’istante eterno,
ma subito è disperso dalle nubi nei cieli in colore
già pallidi ormai, come nei geli d’inverno;

il mondo subitaneo si dirada; coperto dal cielo sbiadito, diventa
sotterraneo in cui la luce vitrea più non scava
né distingue, nelle piene di fiumana, piccolissime pietre magenta.

Questa poesia si ispira al poeta calabrese Lorenzo Calogero, in particolare al testo "Nel silenzio si combatte ogni fatica" compreso nella raccolta "25 poesie" del 1932-1933.