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Raccolta di poesie di Salvatore Armando Santoro
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Padre non fui

Padre non fui,
non sono,
né figlio fui
che ebbe padre e amò,
nulla io fui.
 
Neppure nonno,
limpida voce udii
o singhiozzo di notte
o pianto antico.
 
Cosa mai fui
vorrei saperlo un dì,
ma non c'è voce tacita
che parla e dice e spiega.
 
Quello che sono oggi
non lo so.
Vorrei sentirmi padre,
o amarlo un poco,
vorrei sentirmi me
ma non lo sono,
forse nulla sarò
e chi io sia
forse mai lo saprò.
 
Salvatore Armando Santoro
(2019)

*

Consuntivi

Di quale amor mi ornai nel mio passato,
con lancia in resta sopra un bel cavallo,
all’assalto andai sotto al castello
a circuir la dolce castellana.
 
E colsi affetti, almeno così penso,
che legger nella donna è affar complesso
ma che l’amor non si sa dare spesso
cosa reale e vera a volte appare.
 
Ma lei mi fu fedele tutto il tempo
almeno così lessi alle apparenze
certo infedele un poco io lo fui
ed anche col pensier spesso mi persi.
 
Ora è arrivato il di dei consuntivi
invano sfogli i tempi tuoi giulivi
ora ti affanni ed anche un poco gridi
sui tuoi difetti a volte piangi e ridi.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 28.10.2020 15:12)
 

*

Come un’onda di mare

 

https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/120359589_351336462976006_8064564058617952149_n.jpg?_nc_cat=107&_nc_sid=730e14&_nc_ohc=PnaEp9AADVEAX9ulHDS&_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&oh=25abdc8b35acec53517330f039d23b58&oe=5F950009

Sto sorridendo mentre penso al mare,
alla risacca che colpisce i massi
al frigolar dell’onda sulla sabbia
che sotto i piedi il suo risucchio scava.

E la mia mente dai pensieri lava
con se inghiotte anche la mia rabbia
il cuor vorrebbe che il livore passi
poterti come un tempo ancora amare.

Ma c’è l’inferno adesso nella mente,
la delusione è stata grande e tanta
non trova più l’accordo con il cuore

ed il ricordo lentamente muore
come l’onda che sulla roccia schianta
e in mare defluisce lentamente.

Lo strillo ascolto in volo d’un gabbiano
sembra la voce afflitta di un umano.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 5.7.2020 – 9:52)

 

La foto è di Antonio Fino (g.c.)

*

Pasqua di Resurrezione


https://blog.giallozafferano.it/lemilleunapassione/cudduraci/

Mi sono svegliato col suono di campane
ed ho pensato agli anni spensierati
con l’uovo in mano tutti sulla strada
bambini sparsi come una masnada.

Poi ho capito che non era Pasqua,
quella dei cudduraci* fatti in casa,
la Pasqua dei salumi e degli ovini
delle lasagne, dei buoni pecorini.

Questa è Pasqua solitari in casa
prigionieri di un male non cercato
le strade vuote, svolazzano gli insetti
ed i rondoni tornati sotto i tetti.

Solo loro regalano la vita,
chi potrebbe ancora regalarla
è chiusa in casa o gira nel giardino
ma oramai non è più a me vicino.

Allora ho alzato un muro sulla strada
non voglio più sentirla, né ascoltarla,
troppa è durata questa sofferenza
anche il Cristo ha perso la pazienza.

Finalmente sarà libera e felice
e non dovrà più favole contare
senza nessuno che le blocchi il volo
finalmente ora è sola, ed anch’io solo!

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 12.04.2020 – 14:12)

 

*Cudduraci, dolci pasquali tipici della zona di Reggio Calabria

*

Nuda

Ero con te,
nuda agli occhi altrui,
sentivo il vento frusciar sotto la gonna,
nuda ero sotto ma per te vestita,
fin quando non ti dissi:"Allunga e tocca".
 
E la mano allungasti,
il vibrare delle dita nude avvertii nella vagina,
ed ero tra la gente,
fine erotismo intenso,
travolgente.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 11.9.2020 - 18:53)
 
Sotto il vestito niente | Recensione film

La foto è tratta dal portale: http://www.darkveins.com/184069-vestito-niente-recensione-film/

 

 
 
 

*

Autunno 2020

Spoglio di nuvole è il cielo di Maremma
privo di voli di rondini e colombi,
anche i passeri tacciono silenti
tra i rami spogli
che la brina copre.
 
E già la nebbia su dal mare sale,
copre il bosco, occulta la collina,
e avverto un merlo che frullando vola
tra la siepe di more e biancospini.
 
Odo assordante il ciacciare della gente,
l'urlo gioioso e stridulo dei bimbi,
un rumore vibrante di motori.
 
Vivide luci splendono distanti
s'accendono i lampioni per le strade,
mugula un cane e un altro l'accompagna
con abbaiar stancante e rimbombante.
 
E l'ombra s'accompagna in questa sera,
umida e bigia che il colle affoga
che d'indolenza avvolge uomini e cose.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 11.9.2020 - 19:51)
 
 
Nella mia foto: Boccheggiano tra la nebbia.

*

Squaldrine

E non son stato al gioco e l’hai capito

allor per altro amore m’hai lasciato.

Altro amor?

Ma quando mai l’hai tu provato?

Un ovulo volevi fecondare

non t’importava mai chi fosse nato.

L’avresti bassamente barattato

come amor frutto d’amore

ad altri presentato.

 

Turpe mercato,

in mente di sgualdrina maturato,

infida e volgare donna da trivio,

priva di morale,

che d’amor parli,

come a me parlavi,

figlio di un vero amore barattavi,

amor che non provavi.

 

Ma non son stato al gioco,

nuova vita non ho poi generato,

l’istinto con il cuor ho soppesato

non ero il maschio idoneo alla sgualdrina

che con la paglia

frigge l’uovo in padella e lo cucina,

e allora hai spento il fuoco,

a capire chi sei ci vuole poco.

 

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 13.9.2020 – 5:29)

 

https://paroledalthiasos.files.wordpress.com/2014/10/messalina.jpg

La foto di Messalina è tratta da Wikipedia

*

Insipido pane

Callose e dure erano le mani
le rughe ricamavano il suo viso
da tempo aveva perso il suo sorriso
come l’oro teneva quei tre pani.
 
E già pensava forse al suo domani
tante lacrime nuove e poco riso
nel dramma della vita ancor più intriso
e sangue rosso come i melograni.
 
Di terra tanta per anni ne ha zappato
scarso era il grano e parte del raccolto
la grandine ed il freddo gli han gelato:
 
Chi governava il resto poi gli ha tolto
la guerra i figli tutti ha massacrato
or solo il pianto gli accarezza il volto.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 13.04.2’20 – 20:01)
 
- Sonetto
 
- L'immagine è stata presa dalla rete.
 
 
 

*

Travi di castagno



Travi di castagno sul mio tetto,
travetti e mezzane un poco smosse
cascan sovente briciole di cotto
le trovo poi al mattino tra i cuscini.

E' la miniera che m'è entrata in casa
si nota nei sassi dei muri di sostegno
emerge ad ogni scavo d'occasione
per far passare un cavo della luce
per ancorare un'anta alla parete.

A Boccheggiano parlano le pietre
da millenni s'è scavata la collina
ed ora sono sparse in ogni dove
ammucchiate ai margini dei boschi,
negli angoli ed ai bordi dei poderi,
lungo il Merse ed il torrente Farma
che scava le vene di schisto rilucente,
tra le brecce vermiglie di silicio.

Parlano anche i suoi boschi di castagni
che han dato nutrimento a tanta gente,
raccontano le lotte anche cruente
e quell'orgoglio che morir non vuole
d'una razza che si crede onnipotente.

Quella supremazia si manifesta
nelle dispute tra i borghi del paese,
vien sventolata in tutte le occasioni
nessuno vuole piegar schiena e ginocchi
dura l'alterco a lungo da millenni
l'ira fa lampeggiar pupille ed occhi.

Quando poi ognuno torna verso casa
il borgo piomba triste nel silenzio,
i vecchi se ne vanno giù in pianura,
i giovani si danno all'avventura.

Nei boschi riecheggiano i richiami
in un linguaggio per tutti sconosciuto
sono voci in macedone o albanese
son loro che ripopolano il paese.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 6.4.2016 . 21.11)

 

- Nella foto: il borgo di Boccheggiano nel comune di Montieri.

*

Siesta

http://www.poetare.it/santoro/santoro_siesta.jpg
 
Quelle sedie aspettano qualcuno,
sottovoce raccontano una storia
i tavoli li stanno ad ascoltare
una storia poi da rammentare.
 
E ne han sentite storie
vecchie e antiche,
chiacchiere e fantasie,
ne ha sentite baggianate,
battute allegre,
risate sgangherate ed argentine,
ne han sentite bugie.
 
Ne han visti giocatori,
carte nel mazzo sbattute,
schiaffeggiate,
con rabbia poi abbassate
in seguito ad una mano mal girata,
carte in aria volate.
 
Ne han visti bevitori,
bicchieri sul tavolo svuotati,
rumore di vetrame sui lastroni,
ne han visti brontoloni,
vagabondi col cane e col borsone,
ne ha visti ubriaconi
ridere da soli ed ai passanti
qualche volta imprecare
e poi dimenticarsi di pagare.
 
Se ne stanno adesso oziose,
le sedie insieme ai tavolini,
aspettano forse ancora d'ascoltare
qualche battuta nuova in allegria,
dei nuovi clienti senza fretta,
che si fermano ad oziare in quella via.
 
Salvatore Armando Santoro
(Donnas 20.10.2016 - 16,58)
 
- La foto è di Maria Pacoda (g.c.)

*

Occasi


La foto è di Antonio Fino (g.c.)

Nel rinverdire di visioni antiche
sfiorano il volto zeffiri sereni
che allieteranno ancora il mio domani
col volo pigro e dolce dei gabbiani.

E fisso l'orizzonte ed anch'io volo,
vago con il pensiero e sfioro l'onda
col sole che inargenta la marina
a Rìstola m'inebrio alla panchina.

Quella panchina che paziente aspetta
che io ritorni, ché si sente sola,
con quella statua sempre indifferente
che volge il dorso all'onda risplendente.

Mi sembra d'avvertir un frullar d'ali,
lo strido dei gabbiani mi colpisce
ma è il luccichio del mar che mi stordisce
e quell'azzurro profondo dei fondali!

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 20.11.2016 - 22,26)

*

Le puttane


La foto è tratta da un dipinto di Henri de Toulouse-Lautrec: “Il sofà”, 1894-’96
(New York, Metropolitan Museum of Art)

Le puttane non hanno mai cuore
cercano sempre e solo il piacere
quando a volte si fanno pagare
con una fava ancor da piantare
due piccioni san catturare.

Le puttane le vedi dal culo
bisogna soltanto saper osservare
se ce l’han largo lo muovono intorno
se tanto indugi o sei indifferente
né dietro e né avanti poi pigli più niente.

Le puttane cambiano spesso
hanno gli ormoni sempre in fermento
quand’è ottobre ed hai fatto vendemmia
come il mosto il vino fermenta
se non rimesti poi l’oste bestemmia.

Le puttane sono donne un po’ strane
sembrano tutte sante vestali
sia dietro che avanti c’è chi scende e chi sale
ma dopo giurano tra lacrime e pianti
che li han raggirate dei diavoli santi.

Le puttane, sono solo puttane,
nascono tali e ancor non son nate
a tutti fanno la serenata
ma dopo dicon che le hanno sfruttate
perché qualcuno non le ha poi pagate.

Per questo spesso non sono fedeli
e ti ripetono che sei duro a capire
forse era vero ed oggi lo dico
va sempre pagato chi mangia quel fico
che loro dicono sia dolce e pudìco

ma restano male se a fondo non spingi
perché tutti sanno che le puttane
nascono male e sono malsane
e se c’è poi chi sostien ch’è cambiata,
cambiata è di letto dove poi s’è infilata.

Morale di questa allegra storiella
è sempre la stessa sarà sempre quella
se dice è cambiata sei stato fottuto
se dice ch’è t’ama sei becco e cornuto
a meno che gratis non hai sempre fottuto.

Salvatore Armando Santoro

Boccheggiano 16.04.2020 – 1:34)

*

Rosa fresca aulentissima

“Rosa fresca aulentissima”
fosti te a dichiararmi amore
di notte in chat nuda ti mostravi
m’hai dato il tuo candore
i panni hai tolto dal tuo corpo
l’hai fatto con il sole e con le stelle
il primo giorno hai esposto
fresche, aulenti, le grosse tue mammelle.

 

Il giorno dopo hai passeggiato,
con me ignaro lungo la marina,
sì m’hai amato ma non ho capito
perché l’hai fatto, cosa progettavi,
forse pensavi che t’avrei costretta
ma tutto hai fatto senza costrizione
con me sei andata, come le mignotte,
in mini gonna e senza le culotte.

 

Sentivi il vento frusciare tra le cosce,
“rosa fresca aulentissima” tu eri,
e mi strusciavi a Santa Caterina
m’hai sussurrato che libera tu eri
da costrizioni, che ti ribellavi,
sapevi invece che mi stuzzicavi,
che nessuna penale avrei pagato
sapevi che soltanto tu hai peccato.

 

“Rosa fresca aulentissima”,
l’amore è poi passato e passan l’ore
fiera tu andavi per la trasgressione
mi proteggeva allor l’Imperatore
che tra i suoi menestrelli mi teneva
capiva lui l’affetto e la passione,
ma fresco vento intorno ti girava
tra le tue cosce e un po’ mi stuzzicava.

 

“Rosa fresca aulentissima”
su rocce nude poi tu ti sei data,
non ho capito ancora quegli ardori
le foto ti scattai sulla scogliera,
l’inferno tutto quanto mi mostravi
sullo Jonio splendevano gli umori,
gabella avrei pagato per amore
mi porteggeva allor l’Imperatore.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 4.9.2020 – 4:10)

 

Nella foto, dipinto di Federico II°

L'immagine può contenere: una o più persone

*

Quei geni maledetti

Quei geni maledetti mi tormentano,
son sempre in movimento, mai sereni,
quei geni viaggiano instancabili
nelle mie vene, e vanno dritti al cuore
ristagnano a momenti,
fluttuano e si ribellano incostanti.

 

Non son viandanti senza compagnia
lo so, lo so chi ancor li alleva in corpo,
non sono solo ma viaggiamo in coppia,
son nati nelle vene d’un parente
che avevo visto già in fotografia
lei m’ha sorriso e me li ha messi in mente.

 

Quei geni immuni sono anche al vaccino,
perché più volte mi son vaccinato
ma già erano ribelli appena nato
e m’han seguito su è giù per lo stivale
sempre attaccati al corpo come zecche
m’han sempre diabolicamente stuzzicato.

 

No, solo non sono, è come una infezione
che nel sangue della razza si è infilata
ed io non penso la mente sia ammalata,
anzi risveglia spesso le passioni
passa da un lucido pensare
ad una voglia intensa di trescare.

 

E non serve invecchiare,
anzi la mente sembra non sanare,
l’istinto resta sveglio e mai non muore
forte gli impulsi invia a mente e cuore,
ed il ricordo galleggia stancamente,
ragione non ascolta, età non sente.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 3.9.2010 – 00:12)

 

La foto è tratta dal portale: http://www.in-verso.it/i-poeti-maledetti/

Nessuna descrizione della foto disponibile.

*

Abbandonato

Abbandonato dalle ore

ad ascoltare il vento,

farsi carezzare la mente

dal suo fruscio

che cambia ad ogni folata

si modifica ad ogni soffio.

 

Osservarlo

mentre piega l'erba insecchita,

che lo schernisce,

ondeggia ma non si spezza,

gioca con lui,

lo confonde.

 

Fiutare

gli odori che trasporta,

la salsedine del mare,

quelli della macchia marina.

 

Ed io qui,

solitario,

perso nel buio della sera

a guardare le tue spiagge,

gli anfratti sulle rocce carsiche,

dove giaci con lui,

ti sublimi,

gioisci,

ignara dei miei tormenti,

della mia sofferenza.

 

Ed io maledico la vita

che mi ha negato un ultimo amore,

e ha spaccato il mio animo,

in bilico sull'abisso.

 

Salvatore Armando Santoro

(Scritta a Leuca nel Luglio 2009)

 

La foto è stata scattata a Punta Ristola e quell'erba è ricordata nella poesia!

L'immagine può contenere: pianta, spazio all'aperto, natura e acqua

 

*

Souvenir

L'immagine può contenere: albero, pianta, spazio all'aperto e natura
 
Nelle mie foto ci sono i miei ricordi
ci sei tu nuda calda e appassionata
i luoghi dove allegra mi hai portato
dove ricca di ormoni ti sei data.
 
Ci sono vecchie case ed i tratturi,
anche un muretto che ci riparava
ci si sdraiava all’ombra degli ulivi,
sull’erba secca che ci tormentava.
 
Conservo scioccamente anche i filmati
dove poi ritornavo a immortalare
e ascolto le parole, anche i miei pianti
incisi che mi fanno tormentare.
 
Che stupida persona che son stato,
eppur l’avevi detto tante volte
ma a quell’affetto m’ero ubriacato
e m’hai stordito con parole stolte.
 
Ora, tardi, ho capito, Dio che artista!
Stavi tentando di vendere il tuo corpo
sui vetri ancor ti stavi arrampicando
e ti donavi a un vecchio beccamorto.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 30.8.2020 – 22:46)
 
Nella mia foto: Campagna di Patù.

*

Maturità

Ora che sei adulta e più matura
di certo troverai un ragazzetto
ti parlerà d’amore, anche di Cristo,
e poi di strapperà il tuo reggipetto.
 
Flaccide e appesantite dall’età
fuori ti salteranno le mammelle
ma adesso non son sode ma cadenti,
saranno come tremule fiammelle.
 
Ti illuderai di poter donare
ancora amor ma poco durerà
è giovane e sospinto dagli ormoni
come lo eri tu tant’anni fa.
 
E dopo che avrà spento la fiammella
lo sai di certo ti abbandonerà
inutilmente la terrai accesa
su un fresco fiore altrove volerà.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 30-8-2020 – 00:29)
 

*

Amore perso

Frasi sull'Amore Finito: le 100 più belle | Frasi Mania
 
Avevi un amore e l’hai perso
adesso lo cerchi ma invano
per te lui non scrive più un verso
non serve distender la mano.
 
Rimane nel cuore tuo impresso
la voce di un lieve richiamo
lo cerchi ma è tardi, e adesso
non dice e ne scrive :”Ti amo”!
 
Ti sembra che dorma vicino
lo senti finanche russare
ai suoi baci pensi perfino
 
al giorno che hai smesso d’amare.
Di lui resterà un lumicino
e una foto in rete a guardare.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 21.8.2020 – 2:26)
 
- Sonetto

*

Amore senile


.moondo.info/files/2019/02/cibo-salva-cuore.La foto è tratta dal portale:
https://maniagre.jpg
 
L’amore mi confonde e mi stordisce
non serve ricordarmi la mia età
ché non s’accorge mai chi tanto n’ha
anzi il tempo, passando, istupidisce.

Ed anche se lo specchio rinsavisce,
quel che riflette guardare non si sta
e si galleggia su nuova voluttà
ma di illusione anche si perisce.

Ma il cuor riceve nuovo carburante
e avvia brillantemente il suo motore
che gira bene pur se riaggiustato

e ci ricorda quel che un tempo è stato
fornendogli la forza e nuovo ardore
per ricercare ancora un nuovo amante.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 9.3.2010 – 10:01)

 

- Sonetto
 

*

Illusioni

L'immagine può contenere: pianta, fiore, albero, spazio all'aperto e natura
 
Quel cuore che vaga in silenzio
esprime un pensiero sincero
ma è tardi, ormai più non spero,
di toglier di bocca l’assenzio.
 
A volte in un verso evidenzio
un mio segreto pensiero
mi illudo ma subito azzero
e i sogni dal cuore licenzio.
 
Mi guardo allo specchio, mi vedo,
ma nuoto incurante nei sogni,
nei sogni non spero e non credo
 
ma aiutano i nostri bisogni.
Allor chiudo gli occhi e ci vedo
i fiori sui melocotogni.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 5.8.2020 – 15:04)
 
- Sonetto (dedicato a Luciana)
 

 

*

Le mie sensazioni

 
L'immagine può contenere: nuvola, cielo, montagna, spazio all'aperto e natura
Le mie sensazioni
vulcani in piena eruzione,
fumo, magma, odori di zolfo,
respiro vitale che manca,
di cui si avverte il bisogno
come svegliarsi da un sogno.
 
E dopo ventate improvvise
che spazzano fumi ed odori
e spazi infiniti, azzurri di mare,
voli di bianchi gabbiani,
spruzzi di onde su rocce
labbra seccate e salate
linde giornate pensate e cercate.
 
Le mie sensazioni
figlie di mente e di cuore
d’un sorriso di donna
d’una frase per caso lasciata
su una pagina in rete silente
che parla di vita vissuta,
sussurra disagi e armonia,
che nuovo calore riaccende dal niente
e nuvole bianche in ciel sparge ed invia.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 5.8.2020 – 15:45)
 
- La foto è tratta dal portale: http://www.strettoweb.com
 
 

*

Passa una donna

      L'immagine può contenere: una o più persone, motocicletta e spazio all'aperto
Passa una donna su una motoretta
col casco in testa viaggia indifferente
la chiamo da lontano ma non sente
ondeggia e sulla moto un poco svetta.
 
Alla voce del cuor più non da retta
neppure più saluta con la mano
anche lei sta invecchiando piano piano
d'amarla è giunta l'ora che io smetta.
 
A cosa serve ancora ricordarla?
Qual frutto coglierò nel suo giardino?
Svolazza adesso come una farfalla
 
felice abbaia come un cagnolino
che più di me di certo saprà amarla
che con dei versi sciocchi la sviolino.
 
Salvatore Armando Santoro
(Valpiana 7.8.2020 - 19:02)
 
- Sonetto
 
 

*

Il tempo se ne va

Il tempo lentamente se ne va
anche volendo tu non puoi fermarlo,
quando siam nati poi a ricordarlo
qualche persona intorno a noi ci sta.
 
Il tempo vola, anche questo si sa,
è chi ci ama che non vuol scordarlo
tu invano proverai a dimenticarlo
lui in questo giorno ti ritroverà.
 
Ed anzi arriverà un giorno avanti,
il giorno che ha provato sofferenza,
di affanni in cuore ne teneva tanti
 
e sorrideva con indifferenza.
Tu avevi smesso d’invocare i santi
ed anche il Cristo persa la pazienza.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 7.8.2020 – 9,05)
 
- Sonetto
 

*

Crepuscolo

Campo di grano con cipresso verde - Vincent van Gogh - pittore ...
 
Ricerco dentro l'anima, in me stesso,
pezzetti di coscienza colorati
han sete l'erba e i fiori sopra i prati
geme sul colle l'ultimo cipresso.
 
Affido al vento un mormorio sommesso
si spengono le idee e gli apparati,
gli estremi sono anch'essi scolorati,
arduo è capire il nuovo, lo confesso.
 
Anche il popolo nulla più capisce,
cerca una guida, che in salita arranca,
che un giorno dice sì e poi smentisce.
 
Questa crisi ch'ogni coscienza stanca,
ch'ogni decoro e ideologia sbiadisce
pure l'uomo più forte spacca e scianca.
 
Salvatore Armando Santoro
 
- Sonetto
 
- Il dipinto (campo di grano con cipresso) è di Van Gogh.
 
L'erba ed i fiori dei prati sono una metafora e rappresentano il popolo, mentre il cipresso
solitario sopra il colle rappresenta la ragione, l'uomo saggio che ormai è in balia del vento e delle intemperie ed è destinato a piegarsi ed a soccombere. Questa idea, in fondo, percorre tutto il sonetto ed il concetto è ripreso in modo più chiaro e meno metaforico dalla seconda quartina in avanti per evidenziarsi in modo concreto nel finale dove la crisi della leadership diventa reale e passa dall'allegoria alla realtà.

 

*

Spavaldo ed incosciente

Spavaldo e spensierato in par misura,
illuso, disilluso ed incosciente
conoscevo già favola e fattura
la storia finì poi miseramente.
 
Penso che lei non fosse ancor matura
(era fuori di testa o adolescente?)
mi illuse, poi prevalse la paura
che nell’animo umano è ognor presente.
 
La mia spavalderia finì in dolore
le sue certezze sol fuoco di paglia
il dubbio rese incerto anche l’amore.
 
Per giorni poi vagai tra la boscaglia
tracce cercavo di quel tanto ardore
ma sol due facce aveva la medaglia.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 01.08 2020 – 14:30)
 
- Sonetto
 
- Nella foto: Nelle campagne di Taviano (Lecce)
 
https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-0/p180x540/117107503_306233464152973_444443210266095683_n.jpg?_nc_cat=100&_nc_sid=730e14&_nc_ohc=hVJl2rioqj4AX8tFqld&_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&_nc_tp=6&oh=39949d495927212a2aee9dc0ca242d67&oe=5F4B5D37

*

Quando nel mio silenzio

 
 
Quando nel mio silenzio sto silente
lo so, lo so che ella ancor mi sente
ma non potrà far finta di ignorare
il frusciare dell’onda in riva al mare.
 
L’orgoglio spesso offusca cuore e mente
si finge di ignorar, spesso si mente,
ma è l’onda che sa lenta ricamare
e nella roccia dura sa scavare.
 
Giorno verrà, se ancora sarò vivo,
che io risentirò una voce stanca,
presenterà il tempo il consuntivo
 
quando la treccia nera sarà bianca;
ritornerai allor sotto l’ulivo,
là, cercherai l’amore che ti manca.
 
Riascolterai le mie parole spente
ricorderai le mie lacrime lente.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 31.07.2020 – 15:41)
 
- Sonetto ritornellalto
 
- Nella mia foto: Ulivi a San Gregorio di Patù (Lecce)

*

Sintesi

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Ricordo tutto di te
frasi e pensieri,
filmati e foto indecenti,
a tua voce,
i tuoi sospiri nuda sul letto,
il tuo piacere che hai filmato,
tutto ho archiviato.
 
Ricordo tutto di te,
le tue pazzie sotto la pioggia,
sotto il sole cocente,
in mezzo ai grilli della tua campagna,
l’ultima foto e un dito
che più non ho toccato
ma per sempre è scolpito.
 
Se vuoi tutto ti faccio riascoltare,
solo per ricordare,
per non dire bugie ai nuovi amici occasionali.
 
Anche al nuovo cretino ora racconti
dell’ultima tua distrazione,
e ripeti quello che a me ripetevi:
“Non so cosa m’è preso,
non l’amo, mai l’amerò, sempre lo tradirò”.
Acquieti la coscienza,
ma le stesse cose tu hai fatto,
sempre farai,
dici che cambi ma non cambierai.
 
Io a volte mi confesso
discuto con l’ultimo tuo amante che hai tradito,
con me lui si confida, mi confido.
Dopo io rido, insieme noi ridiamo
d’una donna infedele discorriamo
che tutti tradisce e si tradisce,
e non si stanca mai delle bugie
che senza alcun pudor sempre costruisce.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 23.07.2020 – 00:57)
 

*

Lavandaie

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C’è gente che ha nulla da fare tutto il giorno,
insudicia il bianco di un quaderno
col nero inferno d’una penna.
 
Pensieri strizzati sul torrente che scorre,
acqua gelida che le mani tormenta
e schizza negli occhi, nella mente,
e dice: “Che freddo che fa, quant’è opprimente”.
 
C’è gente immersa in onirici pensieri
gode per frasi dette e fatte
vuole stupire e si stupisce
sciacqua pensieri,
impazzisce.
 
Poi il pirla di turno che insegue la sua preda
ragno nascosto tra molli cortecce
di platani che cambiano la pelle
che saltella, traballa,
legge e costruisce critiche indecenti
cerca lo scoop innaturale
ed io mi chiedo: “Alfine, cosa vale?”
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 22.07.2020 – 23:58)
 

*

Controcorrente


Uno solo nel mucchio
controcorrente
nessuno mi ascolta
mi sente
ma il vero io succhio
mi riempio la mente
intorno candore raccolgo
come concime disperdo
m’incanto a guardare una siepe
tra i rovi risplende
da solo un bianco vilucchio.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 15.3.2020 – 10,44)

 

 

*

Turbamenti

Ci son momenti nella nostra vita
che non sappiamo quello che facciamo
e il nostro amore allora regaliamo
a chi col sesso al letto suo ci invita.
 
E il vero amor ci sfugge dalle dita
perché con lo squallore lo scambiamo
ma tanto dopo poi ci vergogniamo
d’aver la nostra vita immiserita.
 
L’amore vero l’abbiam buttato via
per una donna rozza e dozzinale
che, sì, ci ha dato un poco d’allegria
 
ma l’amor suo era un canto di cicale
che ha lasciato un senso di asfissia
in chi l’aveva inteso celestiale.
 
Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 22.7.2020 – 13:18)
 
- Sonetto
 
- Nel dipinto di Ciro Ferri: Gesù e la Maddalena
 
Gesù e la Maddalena? Erano marito e moglie, assicura un libro
 
 

*

Nuovi approcci

“Non posso farci nulla, non ti amo”,
tu me l’hai ripetuto: “Non importa,
dammi per ora un poco del tuo tempo,
non chiudere anzitempo cuore e porta”.

 

“Conosco la tua storia e ti capisco,
la mia la sai e te l’ho già spiegata
ho dato affetto, ma il mio tempo ho perso
perso dietro una donna esagitata”.

 

“Ed ora è tardi. Ricordi la cantante
che un di cantava che non ha l’età?
Ora non ho l’età neppure io
è tardi e indietro non si tornerà”.

 

“Vicino ti starò, te l’ho promesso,
di molte cose sì, discuteremo,
non mi parlar di storie complicate
si parlerà se vuoi del più e del meno”.

 

“Vedremo che deciderà il destino
lasciamo l’acqua scorrere alla fonte
gustiamoci sereni il bel miraggio
del sole che tramonta all’orizzonte”.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 7.7.2020 – 23:58)

 

Nella mia foto tramonto a Valpiana 23.6.2020.

L'immagine può contenere: cielo, albero, pianta, spazio all'aperto e natura

 

*

Leggendo i tuoi versi

Ho letto quei versi d’amore
(che incanto!)
e ci ho intravisto una grande emozione
sembravano versi un po tristi di pianto
ma mi han colpito
sembravano musica e canto.

E m’ha sconvolto la tanta passione
che tra le righe hai detto e nascosto
ma son poeta e leggo il pensiero
forse ad amare son frivolo è vero.

Non sono costante, e spesso saltello,
ed amo più donne con gran devozione
e tutte tradisco, non sono costante,
ma tante ne amo che gran mascalzone.

E soffro in silenzio ma dono l’amore
illudo e m’illudo con grande imbarazzo
m’incendio ed attizzo trasporto e furore
e poi mi commuovo ed archivio disagio.

Ma leggo i tuoi versi dolci e dolenti
soffri per tutto l’amor che hai donato
ho letto i tuoi versi e mi hai coinvolto
hai perso tutto, amore sprecato.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 13.02.2020 : 1:11)

*

Vi sono notti

Vi sono notti che tu mi svegli
avverto il suono del mio cellulare
e vi leggo un messaggio:
vecchi messaggi
lasciati in archivio a torturarmi
a interrogarmi su un amore ormai spento.

Come può una piccola fiamma
distruggere un bosco di larici?
Come può la sua brace covare
tra tanta cenere che sembra spenta
e riaccendere sempre quel fuoco
che non vuole morire?

Ah, l’amore, che malattia contagiosa
e non esiste ancora un vaccino
che possa immunizzarci?

Eppure sono certo che il prodotto
sarebbe davvero venduto.

Io lo cerco sui banchi del supermercato
ma odo la tua voce maledetta
che urla una frase sconcia al viva voce
e che fa girare i clienti.

Qualcuno sorride guardando i miei capelli
qualcuno sembra inquietarsi
solo io son felice per essere tornato giovane.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 14.02.2020 : 12:28)
 

*

Partenze


La foto è tratta dal portale:
https://www.picclickimg.com/d/l400/pict/273861134589_/cartolina-REGGIO-CALABRIA-LO-STRETTO.jpg

Cruda mia terra
che un giorno ho abbandonato
che ho amato e tanto odiato,
ricca di gente allegra e rumorosa
che nel pensier sol rabbia m’hai donato
eppure sempre t’ho cercata,
distesa e abbandonata fra due mari,
fra due differenti territori,
inseguendo dei geni
persi tra razze antiche e tra persone
ricche di estro e fantasia
che poi il destino ha sparso per la via.

Ti cerco oggi,
mi manchi,
ma ti sogno ancora in bianco e nero
con i tramonti traguardati con un filtro giallo
che un mondo fa sognare ormai scomparso
ma che nel cuore mio sempre ricerco
e penso sia lo stesso
disteso sullo Stretto ad aspettare
splendente in una terra rossa
che nel Salento nessuno più vuol coltivare.

Vi cerco amici miei dì un tempo,
ricerco i miei parenti,
le vostre voci mi pare di sentire
piene di amore,
colme di rancore
per un dissidio che non può guarire,
per una gioia che non può tornare.

Giorni di festa andate
bimbi ridenti e lunghe tavolate
pasti frugali in casa preparati
ed allegrie fuggenti d’altri tempi
quando bastava poco per gioire
vi cerco oggi
scavo tra i pensieri
ma vedo solo croci e dei lumini
e allor m’affretto a cogliere i ricordi
insieme ammucchio gli ultimi miei affetti
che chiudo in cuore prima di partire.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 16.02.2020 – 8:34)

*

Bruma autunnale

Pioviggina la nebbia, mentre sale
dal cuore, che patisce, il tuo ricordo,
ti insulto, maledico, poi m'assale
l'affetto che cancella l'odio sordo.

Tanta dolcezza a volte mi pervade
quando ricordo le care tue parole,
neve tardiva che sul prato cade
e che non scalda più raggio di sole.

A volte rileggo qualche tuo messaggio,
parole scritte senza mai pensare
che di quel dire poi si resta ostaggio

che basta poco a farci disprezzare,
essere oggetti di rancore e oltraggio
e nell'indifferenza poi annegare.

E sembra un peso da non sopportare
scordar l'amore e fingere di odiare

quella persona che ami immensamente
che ti tortura ancora cuore e mente

che è stata per noi fonte di bene,
ed ora partorisce solo pene.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 11.9.2011 - 10.19)

- Sonetto ritornellato

*

Haiku - Opaco raggio


La foto è tratta dalla rete (Livio Gec)

Opaco raggio -
tra rami secchi filtra
luna di notte

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 15.02.2020 – 9:35)

*

Azzurra

Azzurra non lo sei e non ti vedi
il nome non vuol dire proprio niente
te l’han messo, s’accetta per com’è
qualcuna avrebbe scelto Giosuè.

 

Questa sera viaggio tra i ricordi
e vago su e giù per lo stivale
mi fermo in cerca dei miei vecchi amori
del seme sparso colgo sol dolori.

 

Un sol splendente acceca la tua casa
che sempre guardo quando vò al Vereto
tu poverina sei del tutto ignara
ma a sol guardare fò la vita amara.

 

Io amore ho seminato tra le zolle
anche loro son rosse come il sangue
rossi papaveri poi il terreno ha dato
con il mio sangue tutto l’ho bagnato.

 

Volano i petali, farfalle rosseggianti,
con le rondini volteggiano sul colle
passano gli anni, imbiancano i capelli,
e tocca a te portar gli altrui fardelli.

 

E manco sai che a te io sto pensando
sapessi quante cose che ho archiviato
ma i segreti con me poi moriranno
e orecchie estranee mai nulla sapranno

 

di quello che nel tempo mi ha narrato
la strana figlia che tu hai generato
perché a me non interessa ormai
di seminare quello che non sai.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 20.05.2020 – 23:07)

 

La foto è di mio cugino Santoro Enrico delicato pittore di Cutrofiano (g.c.)

L'immagine può contenere: fiore, pianta, cielo, albero, spazio all'aperto e natura

*

La verità fa male

Renato Natali (It, 1883-1979) - Mondana - Degas, Case, Painting, Painting Art, Paintings, Draw

 

Mi ripetevi: “Tu non hai capito”,
l’hai detto tante volte e non son sordo
al fine ho inteso, è vero ho inteso, eccome,
bastava utilizzare il giusto nome.

Eppure nel vocabolario esiste,
c’è la parola giusta e universale
ed una notte in macchina l’hai detta
ti riportavo a casa e avevi fretta.

C’era un blocco notturno là a Gagliano
tu eri in sottoveste e sotto ignuda
neppure avevi dietro un documento
io rallentai viaggiando un po’ più lento.

Tu mi dicesti allor di non temere
nel caso che ci avessero fermati
e la risposta mi sembrò assai strana
avresti detto: “sono una puttana”!

Ancor ci penso dopo tanto tempo
finsi di non capire e allontanai
il vero che avvolgeva i miei pensieri
per una volta bugiarda non lo eri.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 04.02.2020 – 15:31)

 

Il dipinto "Mondana" è di Renato Natali (1883-1979)

*

Cicli


La foto e di Maria Recupero (g.c.)

In quella antica casa di campagna
cigolano finestre e porte consumate
battito d’ali in tane impolverate.

Ed il silenzio zitto s’accompagna
in quelle stanze con ancor gli strilli
di bambini urlanti insieme ai grilli.

E un albero fiorito ora disegna
l’arrivo d’una nuova primavera
e pare d’ascoltare una preghiera

in quella pace che d’intorno regna
mentre il suono del vespero lontano
insegue il buio che copre il colle e il piano.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 15.02.2020 – 00:39)

*

Fischia il vento

Il vento fischia e scuote la mia porta
gelido s’aggira per un borgo
che spesso sol silenzio mi regala
a tratti rotto dal grido d’un passante;
la gara di Sanremo è già finita
ma lui l’ignora pensa sia un cantante.

Un foschia leggera cela il mare
pioviggina incostante sui lastroni
di questa strada in parte rinnovata
chiudo la porta e nella stufa getto
un ciocco d’acero o quercia stagionato
poi sul PC dei nuovi versi immetto.

Parlo di sole, di mare, anche di passioni,
che ormai da anni ho dimenticate,
parlo di qualche donna che s’infiamma
a leggere i miei versi disperati,
con me lei si commuove e mi consola
ma i veri amori li ho dimenticati.

Rimane sempre in mente il bel ricordo
dei tanti sentimenti seminati,
e mi diletto di narrare in versi
un bacio, una carezza che ho donato,
una pelle lucente che vibrava al tocco
che ancor ricordo, che m’ha emozionato.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 10.02.2020 – 10:23)

*

Riflessioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al giorno del rimpianto non pensare

scopri la carne laida nel letto

larghe le gambe tieni e metti in mostra

il sesso che a molti da diletto.

 

Eccita pure ancora la mia mente

nella notte fai squillare il cellulare

sussurrami le frasi trasgressive

che tanto mi facevano eccitare.

 

Non importa che fossero bugie,

tu le sapevi bene raccontare,

quel povero ragazzo t’ha creduta

per bene lo sapevi cucinare.

 

Ma dalle sbornie poi ci si risveglia

per un poco si prova mal di testa

se prendi un’aspirina tutto passa

“gabbi lo santo” e passa anche la festa.

 

E festa è stata ma con tante spine

come colui che a Pasqua utilizzava

per penitenza, e il corpo si copriva,

se un palo urtava poi bestemmiava.

 

E sono state proprio quelle spine

che alla fine mi hanno risvegliato

col tappo ho chiuso bene la bottiglia

e sobrio e ben cosciente son tornato.

 

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 15.06.2020 – 23:03)

 

Nella foto: Dipinto di Egon Schiele, donna nuda seduta con gambe aperte, 1912

*

Mareggiata

 
La foto è tratta da:

https://it.wikipedia.org/wiki/Tiresia

La foto della mareggiata a Leuca è di Antonio Fino (g.c.)


Leuca ricordo con il cuor contento
l’onda bianca che sfiora la falesia
il volo dei gabbiani contro vento
per il destino mio ci va Tiresia*.

Tra queste rocce del color d’ardesia
Enea approdò con il suo cuor sgomento
forse di lui narrò anche Milesia**
dopo che Ilio, Ulisse, aveva spento.

Rimane nel mio cuore una gran pena
tanti ricordi, la mente mia turbata,
ma un poco di sollievo infonde Atena***.

che l’anima alla tua ha incatenata
ma spezzerò un dì questa catena
che a te la dea mi lega da ostinata.

 

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 17.01.2019 - 12:23)

- Sonetto

* Tiresia – Indovino della mitologia greca
**Fabula Milesia – raccolta novelle mitologiche greche
*** Atena (Minerva) – Dea protettrice di Enea il cui tempio sorgeva a Castro (LE) dove Enea, in fuga da Troia, sbarcò.

*

Qual fosse, qual ero


L'immagine è tratta dal portale: https://ilfastidioso.myblog.it/tag/gesu/

Qual fossi di certo lei forse ha capito
sicuro dormiente per niente assopito

di certo lei era di molto più sveglia
nata in Salento non certo ad Oneglia.

Mi illuse, da uomo immaturo m’illusi
ma dopo lei ammise con te mi confusi

anch’io alle volte confuso chiedevo,
qual’ero e qual sono assai bene vedevo.

Ma lei non vedeva o si era invaghita
dopo ho capito, forse era impazzita.

Non proprio pazza ma fusa di testa
forse assonnata comunque non desta.

Ora analizzo, mi chiedo qual fosse
“del senno di poi sono piene le fosse”

esamino adesso tra arguto e severo
mi chiedo anch’io quel fesso che ero.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 22.01.2019 – 14:37)

*

Scavando tra i ricordi


- La foto è di Massimo Pisa (g.c.)

Ed è la giovinezza che va via

che ci riporta nel bel tempo andato

a chi ha avuto e a chi qualcosa ha dato

e a me ha lasciato tanta nostalgia.

 

Il cuor tra questi Alburni ancora spia

una traccia che un tempo ci ho lasciato

e spesso poi ritorno a quel passato

per ritrovar passione e frenesia.

 

E il vento suona ancora tra i castagni

tra quei silenzi vado a ripararmi

ricerco un volto caro o i miei compagni.

 

Ma quel che provo non può consolarmi

sembra che un suon di fonte mi accompagni

tra quelle vecchie case ritrovarmi.

 


Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 12.01.2020 – 6:30)

 

- Sonetto

*

Pinocchio


La foto è tratta dal pagina:
https://www.linkuaggio.com/2018/08/frasi-per-le-persone-bugiarde-aforismi-citazioni.html

Non sento alcuno intorno a me
quando a te penso,
né mi distrae tramonto,
neppure voce nuova che m’alletta,
sfarfalla intorno a me l’Amore
e non l’avverto,
più non sento il rumore
neppure l’affannarsi della gente,
a te penso, indolente,
bugiarda e intransigente,
Pinocchio
che un dì al cuore mio hai bussato
seduttrice e insistente.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 14.01.2020 – 10,25)

*

Un nido per la luna


La foto condivisa da FB è di Lina Monte (g.c.)

La luna è un po’ assonnata questa sera
tra i rami sta cercando un posticino
e si comporta come un uccellino
per riposare in mezzo alla brughiera.

Dei vecchi non ascolta la preghiera
ma a loro rende lucido il cammino
perché è compagna d’ogni pellegrino
che nei suoi raggi luminosi spera.

Ma è troppo vecchia ed anche troppo stanca
è dura scavalcar fiumi e colline
di strada in cielo ormai ne ha fatta tanta

e un posto cerca in mezzo a scrasce e spine
poi abbassa un poco la sua luce bianca
lasciando accese poche candeline.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 10-1-2020 – 3,13)

 

- Sonetto

*

Una casetta dal colle

Per me l’amore tuo un dì hai scordato,
eri impazzita più non ragionavi
e in fondo io sol poco avevo dato
ma a letto volentieri con me stavi.

 

Ma quel che avevo tutto ho regalato
affetto e amore e non ti lamentavi
quand’ero triste tu m’hai consolato
e a volte lui lasciavi e me cercavi.

 

Mi ero illuso, ma sempre cosciente,
era forse l’età che alimentava
tutto quel fuoco che avvampava in mente

 

ma anche il cuore mio ti ricambiava
l’amor che davi e fu riconoscente
ma già intuiva il prezzo che pagava.

 

Ora il mare è tacito e tranquillo
ma a volte ancor di te sono un po’ brillo

 

perché vado a guardar dal colle antico
una casetta che oggi maledico.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 4.06.2020 – 15:13)

 

- Sonetto ritornellato

 

Nella mia foto: Patù vista dal Vereto.

L'immagine può contenere: albero, cielo, pianta, erba, spazio all'aperto e natura
 

 

*

Mangiavamo carrube

 

Mangiavamo carrube e castagne
fichi secchi, patate bollite,
certamente oggi poco capite
nel sughetto annegate lasagne.

Non bevevo di certo champagne
ma acqua fresca in brocche sparite
le carrube son tutte finite
già scordate le fave terragne.

Oggi è facile tutto trovare
surgelati e frutta importata
col carrello ora basta cercare

non ti chiedi da chi è coltivata
si sta sempre poco a pensare
tanta povera gente sfruttata.

E la guerra chi più la ricorda?
Eppure si sente se apri la porta.

Si pensa che sia sempre lontana
nel sacco era della befana.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 15.01.2020 – 7:51)

 

- Sonetto ritornellato

*

Luci nella brughiera

Luci nella brughiera e all’orizzonte
da questo poggio spazio fino al mare
godo gli spazi che mi stan di fronte
come un assiuolo proverei a volare.

M’annaffierei nel fresco d’una fonte
che in questi boschi è facile trovare
acqua che ancora scende giù dal monte
che aiuta bestie e gente a dissetare.

Ed il silenzio questo borgo affoga
infonde in cuore un senso di sereno
or non mi serve praticar lo yoga

in questa pace l’animo incateno
degli affanni lo spirito si sfoga
senza ascoltare chiacchiere e veleno.

Mi illudo che finita sia ogni guerra
presto ritorno con i piedi in terra

ché un volo cupo su nel ciel rimbomba
e il frullar d’ali non è d’una colomba.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 22.01.2019 – 13,12)

-Sonetto ritornellato

 

Nella mia foto: panorama sulla Maremma da Boccheggiano.

*

Notti di Puglia

Il sole dentro il mare s'é tuffato
privo di spruzzi e senza mormorare
prima di rosso il cielo ha colorato
per non dovere al buio poi restare.

 

Depresso dal Vereto ho riguardato
una finestra che non vuol brillare,
ormai resto col cuore desolato
deluso perchè lei non sa più amare.

 

Soffice il bianco tra gli ulivi impera
un cane si lamenta alla catena
ed il chicchirichì d'un gallo a sera

 

nel cuore scava triste la mia pena.
L'ultimo canto sembra una preghiera
che scivola indolente sulla rena

 

d'una spiaggia pietrosa e desolata
che non accetta d'esser carezzata.

 

Sorride in cielo splendida la luna
non brilla per chi è privo di fortuna.

 

T'ho amata forse in modo scellerato
e un prezzo doloroso ho già pagato.

 

Ma in cuore ho conservato col dolore
un impulso che più non chiamo amore.

 

Penso fosse libidine e mania
ed il tramonto li ha portati via.

 

Di tanto affetto resta sol la traccia
d'un sole fiacco che si spegne in faccia.

 

- Sonetto ritornelllato

*

Grazie, nonno!

(A mio nonno Salvatore)

 

Grazie nonno,
chissà dove mai sei,
se ancor m'ascolti e mi passi mille lire,
o mi porgi il tabacco
dalla pianta raccolto e poi seccato,
in tasca scartocciato:
"Lento vai, infilaci il tabacco e dopo gira
lenta la cartina,
con la lingua bagna il suo bordo
scorri le dita e incolla"!
Semplici gesta un'esperienza antica,
un misto di lavoro e di sudore,
pella grinzosa nera
e il sole la cucina a suo piacere.


Ti guardo in quella foto
con me col grigio verde militare,
si nonno, anch'io un cavaliere come te,
anche se con grado diverso,
tu da caporale,
io da ufficiale,
un caso della della vita non voluto,
dal destino però a noi pur riservato.


Ed io riguardo quella foto,
tu con la testa appena piegata a destra,
un vezzo che ho notato in tante mie fotografie.


Dove sarai nonno mio adorato?
Penso alle tue giornate,
a quello che alla terra hai tu donato,
quello che la terra t'ha rubato.
Tanto a noi dato hai,
in cambio quasi nulla ricevuto.


Ed ora stranamente tu mi manchi,
poco io t'ho goduto, poco con te gioito,
ma dentro me ci sei,
t'amo più di mio padre,
il figlio tuo,
che non ha saputo darmi quello che tu m'hai dato.


Dovunque sei, ascoltami se puoi,
leggi queste righe se ancora ce la fai
e cerca di tiraci fuori
il tanto amore
che non t'ho potuto donare al tempo giusto
ma che è messo da parte solo per te
in questo povero mio cuore
che sta vivendo giornate di dolore.

 

*

Ogni cosa a suo posto (ad Anna)

Quando la sbornia sfuma
e la ragione
ritrova l'orma sana non smarrita,
ogni cosa al suo posto
poi ritorna,
ed anche tu, amore antico,
riprendi il posto tuo dentro il mio cuore.
Perché l'affetto e il sentimento
galleggiano nel tempo,
resistono all'usura.
Sol l'edonismo becero e volgare
di certe donnette vuote e dozzinali
si scioglie come neve al sole,
al tempo non resiste,
al confronto non regge,
e traccia alcuna nell'anima non lascia.
Ed anche tu ritorni
occupi il posto che nel mio cuor già avevi,
di nuovo con me serenamente parli,
mi consoli,
mi regali una carezza pura
non lo squallore laido e banale
di una pervertita,
senza decoro alcuno e ne morale.
Ecco ora ci sei,
mi parli col linguaggio d'altri tempi,
mi parli di futuro e di famiglia
mi parli col linguaggio del pudore,
del sentimento,
e non dello squallore.
Ad una sbornia fatta di sesso e trasgressioni
ora ritorna la normalità d'un affetto ritrovato,
rinnovato,
che mai dal cuore mio scomparirà,
mai sarà cancellato!

 

*

Nidi disfatti

 

 

In tutti noi esiste un posto amato
dove da bimbi abbiam cercato pace
era forse una semplice collina,
un terrapieno che sembrava un colle.
L'abbiamo perso e dopo ricercato
l'erba è stata tagliata, il vento tace,
il sole più non sorge la mattina
son sorte case al posto delle zolle.

Quella serenità senza pensieri
tra prati verdi ed alberi da frutto
soli col cane, senza soldi in tasca,
ad apprezzar quel bene posseduto.
Ora confuso tra problemi seri,
tra discussioni prive di costrutto,
mi sento perso in mezzo alla burrasca
quella pace ricerco che ho perduto.

Più non la trovo e neppur ci provo,
la sogno però, l'ho sempre in cuore,
quando ne ho voglia pochi passi muovo

in gran silenzio senza far rumore,
il colle sempre verde ancor ritrovo,
la mano allungo e vi raccolgo un fiore.

 

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano)

 

- Sonetto con quartine doppie

 

3.a Classificata al Bando Letterario "Colle Armonioso" organizzato dall'Accademia Alfieri di Firenze.

*

Illusioni




la foto Sasso di Costaldo è di Teo Nigro

(tratta dal portale https://www.ilmeteo.net)

Neve sui miei pensieri
sepolcri imbiancati
lungo la strada del ricordo,
uniformità di linguaggio,
apparenze sommerse,
illusioni.

E poi un sole nascente
che scioglie il colore
riscopre l’esistente:
precarietà della natura umana,
immodificabile realtà.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 10.1.2020 – 9,36)



*

Piange la luna

Piange la luna
e già sul mar distende
il suo abbraccio lucente
tremula sfiora l’onda
leggermente!

 

Scivola nella notte
una carretta in mare
con disperati in ansia
che cullano innocenti,
scappano dagli stenti.

 

Ed il gabbiano posa,
sulla scogliera ripida,
splendente,
la testa sotto l’ala
indifferente.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 26.05.2020 – 10:39)

 

La foto è tratta dal portale: https://www.repubblica.it

 
 

*

Guerra e pace


- La foto è di Gregorio Costa tratta da FB

Due rose incatenate nel presente
guerra e pace s’affacciano al mattino
ma è scritto degli umani ormai il destino
solo il rancore insegue ognor la gente.

E si palesa folle un Presidente
che agisce come fosse un assassino
prima utilizza e muove un burattino
poi se ne disfa s’è disubbidiente.

Ancor così è l’amor che accende il cuore
concima e fa sbocciar rose e rosai
se la trascuri quella pianta muore

dietro un filo spinato nei vivai
appassirà senza più dar colore
anche il profumo più non sentirai.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 10.01.2010 – 20:05)

 

- Sonetto

*

I sogni dei poeti


La foto è tratta dal portale:
https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=41191

I grandi poeti profumano di mare
lasciano spuma bianca passando
i loro versi scavano nel cuore
come i marosi colpiscono le mente
la inondano di clamori musicali.

I grandi poeti celebrano gli amori
spesso incrociano donnette impudiche e volgari
i loro versi sublimano quei corpi
ne fanno figure celestiali
le rivestono di virtù e di santità.

I grandi poeti poi si svegliano perché
aprono gli occhi, smettono di sognare,
vedono davanti a se quell’anima qual è
una donnetta squallida e volgare.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 2.1.2020 – 00:25)

*

Gli entusiasmi

 

Gli entusiasmi sono fascine di asfodeli
da secchi alimentano la fiamma
innescano la brace
ma poi ci vuol la legna
un ceppo grosso che dia forza e ardore
ed al fuoco vigore.

Ci va sempre un innesco adatto
che fornisca la spinta alla partenza
serve fuoco adeguato per potere i pasti cucinare
soltanto l’entusiasmo non sempre può bastare.

Anche in amor ci va tanto fervore
la fiamma dell’affetto va sorretta
accesa va tenuta senza fretta
solo così sviluppa un grande amore.

Si sa che una leggera pioggerella
spegne della passione la fiammella.

Salvatore Armando Santro

(Boccheggiano 1.1.2020 – 17:15)

*

Istante

Ride il fiore
sbocciando
alla vita
che già muore.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 22.5.2020 - 8:50)

L'immagine può contenere: pianta, fiore, natura e spazio all'apertoNella mia foto: Carpobrotus o fico degli Ottomani.

*

Consuntivi


La foto è di Antonio Fino di Leuca (g.c.)

Furono giorni di tenero amore
furono giorni di gioia e di festa
di notte s’andava a correre a mare
anche con pioggia, con la tempesta.

Furono giorni di grande passione
il cuore era chiuso ad ogni tristezza
parole dolci e tanta attenzione
bastava un bacio e una lieve carezza.

Poi venne il buio abbiam perso la meta
al vento urlavo ma tu non sentivi
io m’ero perso tra sassi e scogliere
un tempo il dolore prima avvertivi

e mi chiamavi di notte, di giorno,
con lui vicino fremeva il tuo cuore
andavi in bagno per dir sottovoce:
“volevo ascoltare un po’ la tua voce”.

Eri un tormento perché ero lontano
e tu ripetevi che io ti mancavo
a me bastava una stretta di mano
a far del sesso neppure pensavo.

Mi stuzzicavi in tutti i momenti
non ti stancavi a ripetermi “amore”
e mi dicevi: “ho in corpo un tremore,
e un languorino che stuzzica il cuore”.

Poi all’improvviso finì la passione
cosa che già avevo messo nel conto
la dolce stella era ormai quasi spenta
anche la luna era giunta al tramonto.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 30.01.2020 . 18,15)

*

Giuggiola (Ad Anna)


La foto è tratta dal portale:

https://www.oggi.it/cucina/wp-content/uploads/sites/19/2014/07/giuggiole-slide-610x339.jpg

Nei miei silenzi ci sei
ti vedo seduta, stordita,
sei stanca, invecchiata,
ma sempre al tuo piano legata
sui tasti fai scivolare le dita
e musica s’alza, m’avvolge,
mi turba, stordisce, sconvolge.

Non parli, rimani in silenzio,
il tuo sguardo si perde lontano
anch’io scruto ma non so cosa guardi
forse una spiaggia pietrosa traguardi
anche tu, mi stringi la mano,
tra vecchie baracche di legno
oh, sì, era il nostro povero regno.

E vedo i tuoi capelli imbiancati
le rughe che scavano il volto,
sorridi, io vedo il tuo viso d’allora
ma un altro giorno già muore, scolora,
su quella spiaggia l’amore ho sepolto
chiedo un poco di luce al Dio che governa
lui spegne sprezzante la vecchia lanterna.

Nel buio inseguo i vecchi giochi di mare
mi sembra di udire una voce lontana
che mi rinfresca i ricordi e la mente
quel complimento ritorna sovente
ma un tocco m’opprime di tetra campana
allungo la mano il tuo volto accarezzo
un gesto usurato che più non ha prezzo.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 8.1.2020 – 23,48)

*

Turbamenti

Vorrei poter dormire nel tuo letto
penso che tu lo sai ma un dì t’ho amata
ma una volta forse te l’ho detto
la pelle bianca lieve avrei sfiorata.

 

Un dì a nudo ho riportato il petto
una tuo foto avevo ritoccata
ancor oggi mi illudo e ancor non smetto
di sognar quella pelle mai lisciata.

 

E cogliere i tuoi baci oggi innocenti
ricchi di una passione ormai silente
ché il tempo dei fervori s’è chetato

 

ma dirti “amore” avrei desiderato
vederti come sempre sorridente
libera da pensieri e turbamenti.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 19.05.2020 – 01:10)

 

- Sonetto

 

Nel dipinto di Edouard Manet, Bionda con seno nudo.

L'immagine può contenere: una o più persone

*

Tatti

TATTI
di Santoro Salvatore Armando
 
 
https://www.tattifattoria.com/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/tatti_piazza_600x483.jpg
Sotto gli archi ,
che i mattoni e il travertino
ricamano,
corrono le vecchie strade
dissestate.
Borghi silenti
che celano nel cuore
odio e rancori
antichi ad osteggiare.
Secolari manieri,
finestre semichiuse
prigioniere di grate
e di cancelli
dove il sole randagio
e pigro appare.
Gradini erti,
litigiosi e lisi,
che raccolgono
ancora le invettive
di vecchi claudicanti
e decadenti.
E i mancati richiami,
adesso spenti,
si sono dispersi
sui tetti ricamati di embricini,
rotti e consunti,
dove il sole brilla
e lo sguardo si distende
sorridente.


Boccheggiano 04/03/2005

 

La foto è tratta dal portale: ttps://www.tattifattoria.com/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/tatti_piazza_600x483.jpg






*

Iconografie

Soffre il pensiero a volte a te pensando,
a te che amore un giorno m’hai giurato
mi chiedo con chi sei, dove stai andando,

 

mi chiedo adesso a chi prometti amore
amor che poi non dai e mai tu dato.
Hai scelto tu la via dello squallore

 

lanci in rete messaggi sublimali
sui tronchi urini per lasciar gli odori
e ti comporti come gli animali.

 

Con me l’hai fatto ed ancor lo fai
in cerca sempre vai di nuovi ardori
tradisci perché sempre tradirai.

 

E non mi dire:”Adesso son cambiata,
cresci perché sei sempre un ragazzino”
mai cambierà chi è cortigiana nata.

 

Anche se poi diffonderai in rete
la foto insieme a un povero cretino
mai scoprirà le tue “virtù” segrete.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 15.05.2020 – 15:38)

 

Nella foto:

Veronica Franco, famosa cortigiana veneziana, in un ritratto di Tintoretto

L'immagine può contenere: 1 persona

*

Si riparte da uno

Mi regalò la vita, un dì, l’amore,
ed io ancora ne ricordo tanti,
non li ho scordati e li conservo in cuore,
di alcuni son rimasti sol rimpianti.

 

Altri ricordo con un gran calore
perché son stati cari ed importanti
son quelli che ancor oggi fan rumore
e nella mente mia stan sempre avanti.

 

Gli altri sono candele quasi spente,
non li ho scordati ma mi danno pena
ma a volte sono come un salvagente,

 

una tisana a base di verbena
che l’ansia scioglie e libera la mente
che qualche donna di passione ha piena.

 

L’anno che passa si porta via gli affanni
quello arrivato indossa nuovi panni

 

porta in regalo un senso di sereno
e un verso nuovo già germoglia in seno.

 

Regala fiori anche l’asfodelo
meravigliosi sul suo scarno stelo.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 1.1.2020 – 13,07)

 

- Sonetto ritornellato

 

La foto è stata condivisa da FB:
https://www.facebook.com/…/a.149677369760…/153787199349595/…

L'immagine può contenere: uccello

 

*

L’amore sprecato

Chi ha l'amore nel cuor cerca di darlo
pensa che un bel bicchiere d'acqua pura
in gola ad altri scioglierà l'arsura
e quel pensier gli scava come un tarlo.

Ma se si dona a chi non può scambiarlo
subentra anche una certa delusione
la cosa è vero che potrà irritarlo
ma utile poi torna la lezione.

S'accorgerà che il tempo sta svendendo
con chi non può capir le sue premure
ch'è gente morta oppure sta morendo.

Che non merita affatto le sue cure.
E può capir che nulla sta perdendo
ad inseguir persone un po' immature.

Salvatore Armando Santoro

 

- Sonetto

*

Speranza

Qui mi persi e pace ritrovai
Oasi e nido alle tristezze mie
sangue che pulsa e che colora il volto
sera che arriva e anticipa l'aurora.

 

Da Ristola quel faro un dì osservai
che sopra l’onde traccia lunghe scie
tante le pene che dal cuore ha tolto
e mare, cielo e mente ancor colora.

 

Mi perdo sempre solo a una panchina
penso a un amor che tale non è stato
soltanto la mia mente l’ha donato
a una donnetta squallida e meschina.

 

E ancora albeggia a volte nei mie sogni
ma non mi pento un dì d’averla amata
e a dare amor nessuno si vergogni.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 12.05.2020 – 11:49)

 

La foto è di Anna Rosa Potenza di Taurisano (g.c.)

L'immagine può contenere: cielo, oceano, spazio all'aperto, natura e acqua

*

Moto armonico

I giorni mi passano in fretta
vorrei come un tempo volare
e inseguo le rondini in volo
ch’io voli mi fanno sognare.

 

Lasciate ch’io viva di sogni
se ancora mi fanno sperare
in fondo sognando e sperando
i guai potrò sopportare.

 

Son proprio le rondini in volo
che tante lezioni san dare
si svegliano presto al mattino
e volano senza sostare.

 

Li senti squittire nel cielo
in corsa gli insetti afferrare
poi tornano al nido più volte
i piccoli a volo imbeccare.

 

E sembra sia tutta armonia
che sol la natura sa dare
in cielo v’è un mondo perfetto
in terra c’è l’uomo a penare.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 10.05.2020 – 00:13)

 

La foto di Cristian Tognarelli è tratta dal portale: https://www.giornaledibarga.it

L'immagine può contenere: cielo, montagna, spazio all'aperto e natura

 

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Squaldrina


La foto è tratta dal portale:
https://melogrande.wordpress.com/2014/02/15/un-educata-ipocrisia/

Volgare e irriverente
povera ed immorale
mi fai restare male
saperti tra la gente.

Eppure a chi ti sente
appari celestiale
sei docile e clemente
ma dentro un animale.

Non vali proprio niente
sboccata e dozzinale.
Povera e fuor di mente

eppur sembri innocente
invece sei un maiale
sgualdrina ed indecente

professionale a letto
ma priva di intelletto.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 21.12.2019 – 6:08)

 

- Sonetto ritornellato

*

Albe e tramonti

Con un sorriso inizia e si gioisce
Purtroppo poi finisce e si patisce

 

Si idolatra qualcosa che blandisce
Che come rosa estiva poi avvizzisce

 

Non so cosa all’inizio ci colpisce
Ma come il fiume lento defluisce

 

Eppure inizialmente ci addolcisce
Solo che la passione illanguidisce

 

Chissà cosa ci attira incuriosisce
Ma dopo poco tempo infastidisce

 

Di gran fervore l’animo imbottisce
L’autunno poi alla fine l’oscurisce

 

Le foglie secca tutto affievolisce
Anche l’amor promesso poi finisce

 

Nel cuore langue più non attecchisce
Ed anche il sentimento si insecchisce

 

Il verde sopra i rami si ingiallisce
L’affetto smorza il bigio lo ghermisce

 

E l’entusiasmo in petto deperisce
Il suo sorriso più non ti rapisce

 

Come un tramonto infine scolorisce
Il cuore più non canta e si zittisce

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 09.05.2020 – 06:22)

 

- Nella mia foto: tramonto a Felloniche di Patù (Lecce)

L'immagine può contenere: oceano, nuvola, cielo, crepuscolo, spazio all'aperto, acqua e natura

*

Pensiero dicembrino

Amar non serve mai, stammi a sentire,
al cuor darai sol guai, potrai morire,
a questo mondo sai, meglio non dire
un di tanto t’amai, mai non scandire.

 

Eppur d’amore vivo, e lo rammento,
e l’animo è giulivo, no, non mento,
d’affetto non mi privo e ogni momento
l’amore non lo schivo, in cuor lo sento.

 

E son felice anche di soffrire
ma il cuor patisce e si potrà morire.

 

Morir d’amor non è più conveniente
se dai l’amore a chi non vale niente.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 1.12.2019 – 9,37)

 

L'immagine può contenere: il seguente testo "Ricorda: Non annegare per chi per te non si bagnerebbe nemmeno i piedi. Lidilianny www.Passionefolleit"

*

Naufrago

Un po’ d’amore cerco, a te ne ho dato,
tu l’hai raccolto un dì, ma l’hai sciupato
non so se amore il tuo fosse od è stato
a Venere un agnello anch’io ho immolato.

 

Di rosso sangue s’imbrattò l’altare,
t’ho amato come allor sapevo amare
dal colle si vedeva il piano e il mare
nel piano sono andato a naufragare.

 

Non so cosa mi è preso in quel momento
forse era notte e forse il faro spento
forse quel dì soffiava forte il vento
che insieme al sole splende sul Salento.

 

Penso che fu proprio il troppo sole
che scavò in testa come le tignole
e pur fui sempre accorto alle parole
sugli occhi avevo messo due braciole.

 

Scambiai il feriale per un dì di festa
mutò il sereno lei con la tempesta
giurava ch’era limpida ed onesta
vuota era invece in cuore e nella testa.

 

Sul colle seminai amore e versi
ma inchiostro e carta inutilmente persi.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 07.05.2020 – 00:05)

 

L’immagine è tratta dal portale: https://hangoskonyv.eu/robinson-crusoe-hangoskonyv-letoltes/

L'immagine può contenere: una o più persone e persone sedute

*

Pensieri tardivi

Tardi per me capire che scherzavi
non lo capisco poi perché l’hai fatto
di certo non hai avuto gusto e tatto
hai finto che di me ti innamoravi.

Per farlo Cristo e i santi utilizzavi,
per un credente questo è un gran misfatto,
ti sei messa con chi forse inadatto
a soddisfarti mentre ti spogliavi.

Ora ti vedo ancora dondolarti
in quel giardino dove, sì l’ammetto,
affetto di donai, dissi d’amarti,

in quella casa mi portasti a letto
forse l’hai fatto solo per distrarti
vuota eri e sei e priva di intelletto.

Lo fai ancor per dispetto
perché tu vuota sei di mente e cuore
non so perché tradivi quel tuo amore

mancandogli rispetto.
Penso tradivi per gusto e vocazione
perché tu priva sei d’ogni emozione.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 8.12.2019 – 00:50)

 

- Sonetto caudato

*

Mondane e mondine


La foto del dipinto di L. Galedi è tratta dal blog: http://quandofacevolamondina.blogspot.com/2006/

Purtroppo sei mondana e non mondina
e poco incanti col tuo Cristo in croce
ed anche se il mio sangue al tuo hai mischiato
sei figlia di mondana più di prima.

Non serve più cambiare la sottana
sempre la stessa sei non cambi mai
sotto la nuova veste sei mondana
a tutti tu regali solo guai.

La rete è vasta ed offre un nascondiglio
ma ci son oggi dei navigatori
che scovano imbroglioni e truffatori
e a commerciare in chiaro ti consiglio.

Ormai puoi far stampare la targhetta:
“Quello che vuoi si dà senza aver fretta”

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 12.12.2019 – 12,00)

*

Soffia il vento


Nella mia foto: Boccheggiano oggi 13 dicembre 2019.

Soffia il vento come un forsennato
Boccheggiano mai così era stato
soffiava il vento ma solo il maestrale
oggi c’è vento ed anche un temporale.

Ed urla come i matti forsennati
corre tra questi vicoli invecchiati
anche il tuono adesso si accompagna
non è giornata da andarsene in campagna.

Anzi sapete cosa io vi dico?
Infilo ancora un ceppo nella stufa
chiudo persiane e porte
mi infilo dentro il letto e buona notte.

Salvatore Armando Santoto

(Boccheggiano 13.12.2019 – 15:42)

*

Sogno mattutino


Nella foto: Via Trieste oggi a Reggio Calabria

Mi son svegliato con un peso al cuore
d’un colpo, all’improvviso da un bel sogno,
sognavo per la mia città vagare
salir le scale della Via Trieste,
“tu sogni sempre” forse mi direste.

Dalla cima della gradinata
spingevo lo sguardo sopra la città,
il Castello vedevo e dei palazzi
c’era il silenzio, non c’erano schiamazzi.

E mi chiedevo davvero dove fossi
perché da quella vecchia scalinata
solo palazzi sempre ci son stati
e dei pezzenti al sole accovacciati.

E ci passavo tutti i santi giorni
quando uscivo bambino dalla scuola
ma allora ero nel fiore dei miei anni
oggi ci son gli acciacchi e un po’ di affanni.

Mi son trovato dopo all’improvviso
nella mia vecchia casa al Trabocchetto
un’ombra si muoveva là in cucina
insieme ad una tenera bambina.

“Quanti anni hai?” - ho chiesto all’improvviso
alla bambina dalla treccia nera?
Lei mi rispose: “Son del quarantuno”;
sì, era un sogno, io ne ho ottantuno.

E mi svegliai, d’un colpo: eran le nove
d’un nuovo giorno ed oggi splende il sole
ma forte avverto ancor l’agitazione
e dentro il cuore un poco di emozione.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 3.12.2019 – 9,57)

*

I perbenisti

Di perbenisti clerico bigotti
è pieno il mondo e spesso lo si sa,
la bocca s'empion sempre di perdono
ma non sanno neppure dove sta.

Astio e veleno riempie il loro petto
penso che stiano per davvero male
s'impennano, s'increstano, balbettano
finiscono sovente all'ospedale.

Ho pena davvero e proprio tanta
per loro, poveri esseri mortali,
vivono le giornate tanto male,
non s'accorgono d'essere anormali.

Parlan da soli, s'innalzano nel cielo,
condannano, giudicano, sentenziano
colmi di tanta grande umanità
l'umanità sprezzano e dileggiano.

Loro sono perfetti, superdio,
negli altri vedono migliaia di difetti
ma ascoltandoli bene poi si scopre
che d'ira e cattiveria sono infetti.

Salvatore Armando Santoro

*

Ansietà

Nell’ansia sto vivendo questi giorni
la maschera, tenere la distanza,
poi noto di ignoranti un’abbondanza,
tanti incoscienti, senza, nei dintorni.

 

Di fiori, siepi e poggi sono adorni,
la primavera pur se tardi avanza
di rondini nel ciel vedo una danza
fischiano i merli come i filicorni.

 

E la natura va per la sua strada
solo nel cuore umano c’è il tormento
come sui prati all’alba la rugiada

 

che spesso non asciuga manco il vento.
Forse sorgendo il sole la dirada
e porrà fine al nostro patimento.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 30.04.2020 – 14:36)

 

- Sonetto

 

Poesia declamata a Populonia il 25 Luglio 2020 su iniziativa di www.culturacommestibile.com e pubblicata sulla Rivista "Poeti in quarantena".

 

Nella foto il dipinto “Campo di grano” di Van Gogh.

 

Vincent van Gogh, Campo di grano con cipresso | Posterlounge.it

*

Una madre

Lei non vedeva il figlio adulto e sposo
sempre lo ricordava piccolino
quando a lei s’attaccava pauroso
era per lei ancor oggi il suo piccino.

 

E gli negai finanche una carezza,
alla barba mi dava un gran tormento,
ma in quel gesto c’era la dolcezza
dei tempi in cui addolciva un mio lamento.

 

Ma lei probabilmente non capiva
che di fronte adesso aveva un uomo
di certo dentro il cuore un po’ soffriva,
non m’accorgevo ch’ero un poveruomo.

 

Non ricordavo quando ad un balcone
piangendo la chiamavo disperato
ma lei cercava ingiro nel rione
del cibo anche per me ch’ero affamato.

 

E adesso provo male a ricordare
quella carezza a cui mi son sottratto
ch'oggi m’opprime e mi fa tormentare
anche se lei sorride da un ritratto.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 30.04.2010 – 13:35)

 

La foto è tratta dal portale:
https://spiraglidiluceorg111659.r.worldssl.net/…/mamma-e-ba…

L'immagine può contenere: cielo, crepuscolo, nuvola, spazio all'aperto e natura

 

*

Metafore


La foto è tratta dal portale: https://www.unoetre.it/radici/libri-e-racconti/item/2444-qual-e-la-metafora-della-vostra-vita.html

Scrivere versi partendo dalla fine
non è una pratica tra i poeti usuale
vai a piedi per scendere le scale
per il ritorno un paio di ragazzine.

E t’alimenti con le vitamine
non puoi alla tua età farti del male
se abiti su un poggio anche si sale
e servono bevande zuccherine.

Ma cosa c’entra con la poesia,
cosa c’entra, direte, col finale?
C’entra perché chi va, lungo la via,

incontrare può a volta un animale
che ti devasta vita e fantasia
t’offre da bere succhi con il sale.

Bischero chi quel giorno l’ha creduto
pensava fosse dolce e l’ ha bevuto.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 18.12.2019 – 13:04)

 

- Sonetto ritornellato

*

Risveglio



S’accese un fiore sul ramo,
poi si spense
ed una foglia accarezzò quel tralcio
la linfa inturgidì il virgulto
diede forza
nuova vita spuntò dov’era sonno.
Poi un volo d’insetti animò quel ramo
e una farfalla sopra il fiore plana
un’ape arriva e dopo s’allontana
ma dopo un poco un gran ronzio s’avverte
sopra l’albero l’ape danza e chiama.
E quel segnale sollecita la linfa
nuovi germogli ricamano quel ramo
corolle colorate il sol riscalda
lontane sono ormai le nevicate
il primo frutto dondola pian piano
maturerà la pesca e il melograno.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 28.11.2019 – 16:04)

*

Maestrale in Maremma


La foto è tratta dal portale:
https://terrauomocielo.net/2012/03/20/maremma-ventilata/

Ruggisce questa notte il maestrale
sento che spinge l’uscio e vuole entrare
a farmi compagnia qui alla tastiera
è quasi l’alba, andata è ormai la sera.

Non prendo sonno e conto alcune gocce
lunga è la conta ho voglia di dormire
con il pensiero a te sta ancor correndo
quest’anno è quasi andato e non mi arrendo.

Giuro e spergiuro, più non m’interessi,
ma poi scorro le pagine e ti leggo
penso alle tue parole, ai tuoi silenzi,
con i tuoi pessimismi mi influenzi.

Cerco di interpretar qualche pensiero,
di capire questo o quello assillo,
ti sento insoddisfatta ed io vorrei
darti quel po’ di amor che ancora avrei.

Ma dopo mi vergogno di me stesso
di questo mio tornare a quel ch’è andato
e so che ormai mi resta poco e allora
un po’ di affetto ancor la mente implora.

Soffia sotto la porta il maestrale,
afferro qualche sillaba ondeggiante
mi insulta per quel che penso e dico,
d’averti conosciuta maledico.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 17.12.2019 – 5:34)

*

La solitudine


Nella mia foto: Il fiume Reno a Pracchia.

Solo il brusio del vento
ed acque chiare
che scrosciano tra gore mormorando,
le rive secche lieve accarezzando
e si riflette il ciel di quando in quando
nel fiume senza voli di zanzare.

Il sibilo che ascolti in lontananza
sarà del falco
che volteggiando la sua preda adocchia,
non fa girar la vecchia la conocchia
né i grani del rosario più sgranocchia
e il mantice ha ormai spento il maniscalco.

Anche il fischio del cuculo è più rado
nella radura;
più non lancia quel verseggiar stancante
che d’estate echeggiava tra le piante;
ora vicino sembra, ma è distante,
solo il frusciar del vento a lungo dura .

Ed il silenzio avvolge il mio pensare
regala pace.
Quel gorgoglio m’infonde dentro il petto
il suono d’armonia d’un ruscelletto
pari a un violino sfiorato dall’archetto:
poi anche il fiume si addormenta e tace.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 5.12.2019 – 1:28)

*

Giocoliere della parola


La foto è tratta dal portale:
http://www.portfoliopoetico.com/poesia.php?poesia=278166

Non ditemi poeta, non lo sono
sono un uccello che nel cielo vola
io la parola intreccio ed impersono
son solo un giocolier della parola.

Da esperto un bel tessuto confeziono,
colori stendo su una bianca stola
ai sogni di parole mi abbandono
dipingo in mezzo all’erba una viola.

Un sol ricamo sopra ad un tramonto,
un sol che affonda lentamente in mare
le sillabe ad una ad una conto

ché l’armonia non devo abbandonare.
Infine un po’ di sentimento monto
perché la mente devo emozionare.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 2.12.2019 – 13,18)

 

- Sonetto

*

Sora Maria

Mi fa un certo effetto
posso dire che forse è commozione
l’ho vista già due volte
andare avanti e indietro sul balcone
anche lei prigioniera
in questa via che oggi allieta una canzone.

 

Forse anche lei si perde nei pensieri
e insegue primavere andate
la gioventù ricorda
le lunghe e tranquille camminate
le corse a piedi scalzi
sull’erba in mezzo ai prati.

 

Ed ascoltava forse altre canzoni
inseguendo i sogni dell’età
pensando forse al primo filarino
che gli frullava in testa
e cinguettava come un uccellino.

 

Tristi sono i ricordi in questi giorni
piaghe scavano nel cuore
riportano pensieri ormai archiviati
magari ci ridi anche sopra
pensando ai tempi andati.

 

E ti regali vecchie felicità
forse anche qualche lieve affanno
lo paragoni a quelli d’oggi
e ti chiedi del perché il tempo passa
e nuovi affanni in cuore sempre ammassa.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 22.04.2020 – 18:33)

 

Nella foto: La Sora Maria sul balcone di casa nella zona della Tiburtina di Roma ripresa dall'appartamento della mia amica Sabrina Balbinetti, che in questi giorni ha diffuso musica dal vivo dal suo balcone lungo la strada.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

*

Infezioni

Tanto questo seme sul muro non germoglierà,
se foglie darà al mattino
di sicuro il verde non vedrà la sera
si ripiegherà sul proprio dolore
la mascherina non sarà servita
non l’ha riparato dalla infezione dell’aridità.

 

È inutile cantare dai balconi
non si sveglierà quel dormiente altruismo
che riposa sul cuscino dell’egoismo.
Il lenzuolo è troppo corto
confezionato da un avaro
che è stato attento alle spese,
anche a tirarlo lascia scoperti i piedi
ed anche la fragilità umana.

 

Finito l’allarme
ognuno ritornerà nel proprio guscio
e conterà i morti allineati nei cimiteri

dicendo: “Io non ci sono”!

 

Solo la tartaruga non avrà tentennato:
lei il suo guscio l’ha sempre trascinato dietro
e non lo ha mai abbandonato.
Nessuno gli chiederà l’affitto arretrato.
Ma io ho già messo in conto il canone non pagato
ed anche il costo della mascherina mi sarà conteggiato.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 22.04.2020 – 12:21)

 
Polemica per l'immagine postata dal popolare cantante sulla sua pagina ufficiale che lo ritrae con la mascherina che 'protegge se stessi ma non gli altri.

 

*

Fumogeni


La foto è tratta dal portale: Anime fumose: https://www.smartstartinc.com/wp-content/uploads/2017/07/stockvault-smoke115490-1030x686.jpg

Quando arriverà quel giorno,
che adesso attendo con rassegnazione,
forse starò scrivendo una poesia,
o forse ne starò leggendo una già scritta in passato,
forse mi starò commuovendo per un ricordo
per un pensiero che vola ad inseguire altri ricordi,
per situazioni che rivivo guardando una vecchia foto
cercando un sasso che ho fatto rotolare lungo un muro,
una scritta lasciata sulla facciata di una casa sgretolata
dove la sera fantasticavo storie mai vissute con gli amici.

Quando arriverà quel giorno
spero di stare solo rileggendo quello che ho scritto
l’ultima emozione che ho lasciato alla lettura futura
magari osservando un tramonto sullo Stretto
un sole morente dietro i Monti Peloritani,
o qui, dalla Maremma, oltre l’Isola d’Elba.

Non tocca a me decidere
ne scegliere il posto adeguato per farlo,
la nera signora decide lei il giorno del raccolto,
ha solo dietro un leggero contenitore
ché le anime non hanno peso,
neppure mi è consentito di conoscere il contenuto.

Magari troverò una persona antipatica in vita,
che mi ha annoiato per la sua stupidità,
ma ormai essenza fumogena senza più memoria
senza più voce.

In fondo che m’importa di conoscere il contenuto della scatoletta?
Buoni e cattivi saremo tutti confusi
ammucchiati nella nostra diversità
ed il bianco ed il nero più non ci farà discutere e litigare
anche perché i colori non li potremo più vedere.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 7.12.2019 – 16,37)

*

Cromatiche visioni

Sole che muore tra colline e forre

su un mare variopinto a sera corre,
sull’onda si distende e pavoneggia
forti colori come in una reggia.

 

Bruna la notte piano piano accorre
mentre l’azzurro lentamente scorre
qualche barcone al molo stride e ondeggia
l’ultimo raggio coccola e vezzeggia.

 

S’inebria anche la mente in questo specchio
dove sbuffa e s’affanna vita e morte
a un canto d’usignol tende l’orecchio

 

che s’accompagna al suon d’un pianoforte
che armonie diffonde anche se vecchio
e al sentimento ancor apre le porte.

 

Salvatore Armando Santoro

 

- Sonetto

 

Nella mia foto: Tramonto a Follonica (GR)

 

 

*

Il rimorso


La foto è presa dal portale: http://www.inchiestasicilia.com/2018/02/19/l-era-del-rimpianto/#comment-30518

Il rimorso è come una frustata
d'improvviso ti prende e il cuore assale
e, più pesante d'una tonnellata
d'angoscia preme la mente e ti fa male.

Riflette sulla vita già passata
e non tentenna mai, sempre è puntuale,
annota sia in uscita che in entrata
quanto sei stato un dì superficiale.

Ti riporta gli affetti che hai perduto
l'aver donato poco allor t'affanna
ancor di più il distacco che hai tenuto

verso l'ansia assillante d'una mamma
a cui più volte sei rimasto muto
pur sapendo che lei giammai ti inganna.

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 14.5.2018 – 20,14)

 

- Sonetto

*

Fine anno in Piazza Italia

Fine anno in Piazza Italia


Immagine tratta dalla rete per il capo d'anno in Piazza a Reggio Calabria

In silenzio
sognando
rumori lontani

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 31.12.2019 – 23,59)

*

Il tempo delle nespole

Era il tempo delle dolci nespole
e le guardavo a Leuca maturare
mentre fioriva già l’acetosella
ma già era morta la mia dolce stella.

 

Quante parole vuote sparse al vento
quanti messaggi pieni di dolcezza
parole che mi davano vigore
oggi tramonti d’un bel di che muore.

 

E m’incantavo a Ristola a sognare
su una panchina immobile e guardare
le vele bianche in mare scivolare
ed una bianca scia dietro lasciare.

 

Una scia che poi sfumava come i sogni
mentre schizzava il sole raggi ardenti
li rifrangeva poi una lieve brezza
sull’onda il vento come una carezza.

 

Erano i giorni ultimi d’Aprile
e già mi preparavo alla partenza
mi regalò il Creatore un nuovo affetto
di certo non fu un dono ma un dispetto.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 20.04.2020 – 15,50)

 

La foto è di Rocco Castrignano di Brindisi (g.c.)

L'immagine può contenere: frutta, pianta, cibo e spazio all'aperto

 

*

Fredde pietre a San Gregorio


Nella mia foto la pietraia di San Gregorio di Patù.

Sei stata tu a bussare forte un giorno,
m’hai risvegliato mentre ormai dormivo
poi m’hai disteso ai piedi d’un ulivo
con il pensiero ancora ci ritorno.

Ripenso a quel terrazzo disadorno
tra tante pietre ma col cuor giulivo
e mi sentivo ancor giovane e vivo
perso nel mare che brillava intorno.

Rivedo te e la tua pelle bianca
distesa su un asciugamano rosso
quel giorno eri assonnata e un poco stanca,

oggi l’amor dal petto hai tutto scosso
ed anche in me il sentimento or manca
ma il bene avuto ancor non l’ho rimosso.

Scalda un sole sbiadito a San Gregorio
le fredde pietre di quel territorio

mentre un gabbiano urla e forte chiama
la gabbianella che più ormai non ama.

Anche il vento borbotta mentre spazza
il mirto che adorna la terrazza.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 5.12.2019 – 18,37)

 

- Sonetto ritornellato

*

Storie complicate

Vorrei poterle dare un po’ d’amore
l’hanno pestata e son pestato anch’io
ma so lo specchio quello che regala
l’immagine usurata ormai immortala.

 

Ma un mantice c’è acceso dentro il petto
che pompa un soffio che di rosso accende
quel fuoco che riprende a fiammeggiare
non appena d’amor gli sto a parlare.

 

Sono le storie nate complicate
che attizzano la fiamma sotto brace
vorrei allor donare un po’ d’affetto,
se non gradito soffrirei l’ammetto.

 

Allor lascio morire il nuovo sogno
che nella notte i miei pensier ravviva,
ma la vado a trovar mentre riposa
sul suo cuscino lascerò una rosa.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 19.04.2020 – 22:52)

L'immagine può contenere: 2 persone, incendio, cibo e spazio all'aperto

L'immagine è di Levi Pira Fabbro di Dorgali (g.c.)

*

Amo

Amo
ancora di più
questo silenzio,
questo tuo sordo rancor
che mi stordisce.
 
Amo
il tuo odio
che mi tiene legato
ancor più dell’amor,
che non sfiorisce.
 
(Boccheggiano 14/05/2009 18.22)
 
(Dal volume “Ad occhi chiusi – Poesie d’amore” EditSantoro 2010 – Galatina)

*

La maschera del tempo

Attraverso quella maschera
che oggi è il tuo viso
tu mi guardi,
ma io vedo ancora il tuo sorriso
d’un tempo,
e un vezzo antico ancora vi traspare.
 
Ti ascolto,
come allora,
con la tua erre moscia immutata,
con quelle soste e sospensioni
rimaste invariate dopo quasi cinquant’anni.
 
È buffa la vita!
Ritrovarti ancor dopo tanto tempo!
 
Ho colto i tuoi umori
e quella tua prima goccia di sangue,
che aveva ornato la tua verginità violata,
oggi mi addolora.
 
Ti osservo in silenzio!
Rivedo il passato ritornare
proprio attraverso quella maschera
che oggi è il tuo viso.
 
Una tenerezza immensa m’invade
e, forse, ti amo ancora!
 
Salvatore Armando Santoro
(Donnas 27.8.2011)
 
  • Salvatore Armando Santoro - Questa cara amica non c'è più. Ma il ricordo è davvero struggente perché ci eravamo separati giovani (lei si era trasferita in Svizzera) e l'ho rivista tantissimi anni dopo ed il tempo aveva molto lavorato sul suo viso e sul suo corpo. Ma la tenerezza che l'incontro aveva generato mi aveva fatto scrivere questi delicati versi che sopravvivono all'usura del tempo!

*

Fantasmi notturni

M’aggiro tra i fantasmi
immagini diafane, trasparenti,
ormai gli affetti veri sono spenti
quello che in mente bolle ormai non serve
quello che un cuore prova, altro non sente.

Non si riesce mai di abbandonare
un tratturo che non è più amico
un ulivo in mente torna, a volte un fico,
un sentiero in mezzo alla tempesta o illuminato
una chiesetta che adesso han rinnovato.

Vedi anche una immagine fugace
di una donna che un di t’ha amato,
a cui tu pensi ancora disperato
poi i fatti analizzi, nel suo cervello scavi,
come Pilato le tue mani lavi.

Non giudichi, ormai è indifferente farlo,
certe persone non le puoi cambiare
è inutile, da solo puoi parlare,
quando il cervello è vuoto e irrazionale
solo a te stesso infin farai del male.

E allora chiudi in fretta quella porta
non lasciare aperto lo spiraglio
dell’asino ti resta solo un raglio
non puoi neppure lavare a lui la testa
acqua e sapone sprechi e nulla resta.

Così ho provveduto anche stavolta
a chiudere del cuor finestra e porta
meglio ignorare di parlare al muro,
ad un cervello ancor più vuoto e duro.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 20.12.2019 – 6:25)

 

https://www.giornalelavoce.it/wp-content/uploads/2014/12/fantasmi-e1407409820179.jpg

 

La foto è tratta dal portale: https://www.giornalelavoce.it/storie-fantasmi-nel-canavese-112484

*

Pajare e Tratturi

Cercai amore vero
con convinzione un giorno lo cercai
tra zolle rosse ed alberi di ulivi
tra le pagliare ed i muretti eretti
con pietre bianche dai poderi tolte
che le emozioni in petto ormai han sepolte.

 

Ho seminato un giorno,
in quel tuo cuore arido, dei semi,
rossi papaveri e margherite bianche
ma tutte le ha bruciate poi il grecale
tardi è arrivato un soffio di scirocco
salvò la rosa nata dentro un ciocco.

 

Com’eri allora dolce
semplice nel parlare e verseggiare
pensavo fossi un angelo del cielo
a quello che dicevi allor credevo.

 

Mi illusi: ma mi sconvolse dopo la tempesta
eri diversa ed anche vuota in testa.

Ma nel mio cuore resta
quella ragazza tenera e bizzarra
che mi scioglieva in cuore ogni tristezza
che una lacrima sovente m’asciugava,
quella ragazza che filava in fretta
per i tratturi con la motoretta.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 10.12.2019 – 16:43)

 

L'immagine è tratta da un dipinto di mio cugino Santoro Enrico di Curtrofiano (Lecce)

L'immagine può contenere: pianta, fiore, albero, spazio all'aperto e natura

*

Catuzza (Caterina)

Quando i pensieri mi opprimono la mente
mi ricordo di te, appena come in un sogno,
Catuzza!
Cosa mai sei per me?
Un attimo giulivo di una frazione di tempo
che si è estinto;
un lampo velocissimo che si è spento
sopra un mare in tempesta;
un correre spensierato a piedi scalzi,
sopra un prato fiorito!
Eppure tu esisti, in me;
tu, sporca ed ingenua,
coi tuoi capelli arruffati,
le tue gote rosate, Catuzza!
Quanto tempo è fuggito dietro di noi?
Quanti arcobaleni iridati sono svaniti sopra di noi?
Dietro di noi, sopra di noi,
che non sappiamo più nulla di noi!
Eppure tu sei qui, ora,
in uno spazio irripetibile d’un tempo sconosciuto,
prigioniero lontano.
Siamo qui, tu ed io!
E mentre i ricordi scorrono veloci,
immagini sbiadite si rincorrono
nel turbine dei pensieri
che m’opprimono il cuore,
intercalando affanni e gioia insieme.

 

Salvatore Armando Santoro

(Dedicata a Caterina De Pino di Polistena-RC)

Pubblicata da "Cantiere poesia" il 17.07.2017
(ma scritta molti anni indietro)

 

La foto è tratta dal portale: https://wips.plug.it/cips/supereva/…/2020/03/20212568_l.jpg…

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, bambino, cielo, erba, spazio all'aperto e natura

*

Glicini

 

Glicini a muri decrepiti abbracciati
sinfonie di colori su pietre usurate
pennellate di luce ad abbellire
vicoli antichi ed erte gradinate.

 

 

Balconi senza panni stesi al vento,
finestre traballanti e sgangherate
con vetri rotti senza inferriate
odore di muffe antiche, di camini.

 

 

Mentre io cerco qualche traccia antica,
un monile, un quaderno, quattro versi
una panca consunta e impolverata,
un treppiedi, una cucina ormai smurata.

 

 

Un po’ di carbonella, qualche traccia
di una vita che ormai giace silente
in qualche cimitero senza un fiore
con un lumino che appena dà chiarore.

 

 

Ed il silenzio muto m’accompagna
mentre sul muro v’è una salamandra:
se ne sta ferma con la pelle scura,
con le zampe allargate fa paura.

 

 

Ma ascolto un cinguettio di passerotti
che animano quel vicolo silente,
volteggiano soltanto i miei ricordi
in questo mondo antico decadente.

 

Salvatore Armando Santoro

(Publicata l'11 febbraio 2015)

*

Insonnia


La foto è tratta dal portale: https://www.istitutobeck.com/wp-content/uploads/2017/04/insonnia-e-disturbo-borderline-di-personalita.jpg

La notte dormo poco ma ti penso
sbiadita poi un’alba nuova arriva
apro la porta e do un’occhiata fuori
c’è tanto vento e nuvole nel cielo.

E nel mio cuor s’aggira sempre il gelo
si son calmati in petto ormai i bollori
ma a te io penso ancor, donnetta infida,
che mi regali ancora affanno intenso.

Poi vado a controllar qualche tuo scritto,
le tue insoddisfazioni ricorrenti,
non ti capisco con chi a volte parli
mi illudo ancora che mi stai pensando.

Tra i messaggini a volte vo’ scavando,
nella mia testa sembrano dei tarli,
pensavo un tempo fossero innocenti
nell’olio caldo invece tu mi hai fritto.

Domande pongo sull’ipocrisia,
perché mi chiedo sia morto l’affetto
poi mi rassegno, è stata una pazzia,
e con un dolce verso mi diletto.

 

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 17.12.2019 – 17,43)

*

Resurrezione 2020

Da solo volerò sul mio Vereto
quand’è finita questa pandemia
tra quei silenzi andrò nell’oliveto
a pompare nel cuor nuova euforia.

 

Le bianche case al piano vedrò lieto
i tratturi e quella stretta via
che nella notte percorrevo inquieto
quando assalito fui dalla follia.

 

Lo Jonio abbraccerò dalla collina
che ancor m’ispira sentimenti e versi
mentre una gazza gracida vicina

 

sembra stia canzonando i giorni persi
ricchi però di sogni e adrenalina
che come avaro in cuor tutti ho sommersi.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 14.04.2020 – 19,06)

 

- Sonetto

 

Nella mia foto: Patù (Lecce) visto dal Vereto.

L'immagine può contenere: albero, cielo, erba, pianta, spazio all'aperto e natura

3

*

Cerco un’amica

Cerco un’amica che mi capisca
cerco un’amica che me lo dica
cerco un’amica senza la lisca
un po’ moderna e un poco antica.

Cerco un’amica che sia sincera
che ancora creda nella famiglia
quella che un tempo unita c’era
che non aveva sciolta la briglia.

Cerco un’amica tradizionale
che accetta i ruoli ben definiti
nel bene uniti ed anche nel male,
fatta di mogli, figli e mariti.

Cerco un’amica con dei valori
che condivida anche il piacere
cerco un’amica senza bollori
con tanta testa e poco sedere.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 13.12.2019 – 15:14)
 

*

Aspettava la notte

Aspettava la notte
per ascoltar la voce degli ormoni
che adesso son ridotti
a misere abluzioni.
E si scopriva in chat senza pudore
raccontava di un amor che non amava
lui la seguiva, lei era anche eccitata
gli ripeteva ognor la serenata.
“Ti voglio bene, anzi è una cosa grande,
non devi vergognarti di svelarlo
tu sei maturo ed hai tanta esperienza
dammi il tuo amor, non posso stare senza”.
 
La storia ripeteva come un tarlo
e lui cedette alle lusinghe alfine
ed alle sue promesse truffaldine,
affetto gli ha donato
doveva per forza ricambiarlo.
 
Adesso non c’è più, c’è una svedese
che nella notte appare e lo consola
anche lei dice d’esser triste e sola
ma almeno sembra d’essere leale.
Sa cosa vuole e non ci gira intorno
non gli racconta favole e novelle
regala qualche semplice illusione
allenta l’ansia e abbassa la tensione.
 
Salvatore Armando Santoro
Boccheggiano 13.04.2020 – 16:49)
 
La foto è tratta dal portale:
L'immagine può contenere: una o più persone e notebook

*

Una rondine non fa primavera


La foto è tratta dal blog:
http://www.veronasera.it/speciale/blog/rondine-alcenago.html

Le diedi amore come ad un gattino
in braccio la cullavo notte e giorno
non mi stancavo mai, le stavo intorno,
e ci giocavo come fa un bambino.

E ci soffrivo anche ad ogni addio
negli occhi qualche lacrima scendeva
a volte anche lei si commuoveva
ma a soffrire di più ero sol io.

Lei mi chiedeva del perché soffrivo,
capivo la stranezza del rapporto
senz’altro Dio m’aveva fatto un torto
che fosse un amor breve già intuivo.

E come tutte le cose più belle
cerchi il più a lungo di farle durare,
al meglio li vorreste conservare
ma polvere anche resta dalle stelle.

Ma quello che donava amor non era,
forse non lo saprà neppure Iddio,
ma un proverbio lo ricordo anch’io:
una rondine non fa mai primavera.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 1.12.2019 – 10,59)

*

Albe e tramonti

Ci son donne che cercano l’amore
quello che hanno in cuor tutto lo danno
ma infine sono prese dall’affanno,
le sfiora ma son colme di terrore.

 

Come un virus indugia a lor vicino,
ma non l’infetta più, son vaccinate,
credono d’esser sole e sfortunate
ed hanno in mente l’ultimo aguzzino.

 

Eppur l’amore vive e non è morto
svolazza nella mente chissà a quanti
a dare amore ancora sono in tanti
dal Cristo in croce amor nuovo è risorto.

 

Non ti stancare a coltivarlo in cuore
anche il tramonto è solo un dì che muore.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 10.04.2020 – 9:11)

 

Nela mia foto: Tramonto a Leuca Aprile 2014

L'immagine può contenere: cielo, nuvola, albero, oceano, pianta, crepuscolo, spazio all'aperto, natura e acqua

*

Carteddrate e porceddruzzi


La foto è presa dal portale: https://i0.wp.com/www.lavocedimaruggio.it/wp/wp-content/uploads/2017/12/maxresdefault-1.jpg

Era il nostro dolce di Natale
da preparare in casa
povero di ingredienti,
farina, lievito, un pizzico di sale,
l’impasto messo al caldo a lievitare
la pasta a stendere e poi confezionare
in padella infine rosolare,
nel miele riscaldare
in un vassoio poi stendere e adagiare
con confetti guarnire e decorare.

Occhi lucenti, attese di bambini,
semplicità di un povero Natale
di tempi andati in cui si stava male
senza televisione o cellulare.

Oggi rincorro quei giorni d’allegria,
rivedo quegli occhi limpidi e lucenti
e quell’impasto di poveri ingredienti
che davano però il senso del Natale
che oggi s’è perduto nella gente
che sfoggia un’abbondanza inesistente
perché il vuoto oggi inonda il cuore
ricco sol d’egoismo e povero d’amore.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 23.12.2019 – 9,16)

*

Dettagli (Dedicata a Rossella Ricciardi di Aosta)

E sto cercando ancora dei dettagli

spigoli nudi come questo cuore
eppur dicevi ch’era ardente amore
erano invece puerili abbagli.

 

Ora mi dici: “Perché tu non sbagli?
Non hai anche tu mai fatto qualche errore?
Sbagliare non sarà un gran disonore
perché una pietra sul mio viso scagli?”

 

Di errori se ne fanno in vita tanti,
ma se fai danni a chi presenti il conto
e se sbagliando un’altra vita schianti?

 

Nasce la vita e poi s’avvia al tramonto
pochi sono i sorrisi e molti i pianti
al male che si fa non c’è mai sconto

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 09-.04.2020 – 16:20)

 

- Sonetto

 

La foto è di Rosella Ricciardi di Aosta (g.c.)

L'immagine può contenere: pianta, fiore e natura

*

Arida e volgare

Arida e volgare ancor lo sei
cerchi di celar le tue sembianze
sotto il mantello d’un falso perbenismo
simuli d’esser casta,
oh, non l’hai a noia?
Io preferivo ricordarti troia.

 

E quella trasgressione che esibivi?
Quei tuoi programmi arditi
d’inventar situazioni piccanti e stuzzicanti,
tutto è permesso costi quel che costi,
mi dici in quale casa li hai nascosti?

 

A Nardò, a Gallipoli o a Gagliano?
A Monteroni, a Lecce o sul Vereto?
Tra gli ulivi o tra i mirti a San Gregorio?
In Chiesa più non preghi e all’offertorio
non infili una misera moneta,
non si paga con quella il purgatorio.

 

Ora non sei più dolce,
mai lo sei stata,
forse eri soltanto sdolcinata,
e, scusa il linguaggio che non mi appartiene,
forse eri già prima una puttana nata
che fingeva l’amor pulito dare
ma invece eri arida e volgare.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 09.04.2020 – 11:34)

 

L'immagine può contenere: una o più persone

*

Ho il vizio

Ho il vizio sulla pelle,
sotto pelle
e forse sono un finto perbenista
con lei
io mi sentivo in pista
con lei l'unica stravaganza
era la devianza.
E tutte le provai
lei spesso programmava le finte esibizioni
io la seguivo, ne ero ormai condizionato,
appassionanti sono state le lezioni.

Ho il vizio sulla pelle,
lo sapevo e lei pur lo sapeva,
la notte mi chiamava
con la bufera e il tuono che importava
bagnato il suo bel viso
disfatti i suoi capelli
profondo il suo sorriso.

E lei mi travolgeva
nessuna gabbia mai ci imprigionava
e poi nel cuore della notte
sulla sabbia nuda si sdraiava,
ronzava una zanzara
ma lei mi accarezzava
violenti amplessi ognor mi regalava.

Diceva che un amore si coltiva,
si stuzzica la notte al punto giusto
un rapporto non dura
senza l'adrenalina pura,
ci vuole un po' di gusto
bisogna per durare
ogni giorno cambiare
trovare il punto giusto.

Non si curava della gelosia,
la mia la infastidiva,
alla sua neppure ci badava,
ormai io l'accettavo,
accettavo quel modo suo di esporsi,
col suo seno prosperoso i maschi stuzzicava
vedevo libidine nei volti
e dentro me soffrivo.
Ma lei poi mi spogliava
gli istinti suoi perversi
tutti su me poi scaricava.

Avevo il vizio sulla pelle
poi la nebbia calò e scese il buio
arrivò anche nel cuore suo l'inverno
la neve scese e sotterrò ogni cosa,
dal ramo spinoso si staccò la rosa,
morì sul muro il glicine,
seccò nel vaso pure il gelsomino,
il freddo mi gelò la mente,
si aprì anche nel cuore mio l'inferno.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 13.10.2018 – 22,41)


 

*

Pensieri sparsi

Una manciata di versi ho sparso al vento
in un campo seminati alla rinfusa
il seme ha preso e grano ha regalato,
un chicco ha reso, farina mi ha donato.

 

Ed è sbocciato anche un gelsomino
ed una rosa con tante, tante spine,
rose ho raccolto, profumate a sera,
ho colto anche ginestre di brughiera.

 

Nel sacco dei semi la mano sprofondavo,
e non sapevo cosa avrei trovato,
ma la terra non sa cosa mai coglie
un seme prende e poi da fiori e foglie.

 

Anche i versi che spargo notte e giorno
non so se un giorno fiori mi daranno
ma so che al fiore seguirà una foglia
al verde seguirà una pianta spoglia.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 08.04.2020 – 12:08)

 

L’immagine di Alessio di Leo è tratta dal portale:
https://www.naturamediterraneo.com/…/Pettirosso-002.jpg_200…

L'immagine può contenere: uccello, cielo e spazio all'aperto

*

Attrici e comparse

Lei era quel che era e lo sapeva
più volte me l’aveva pure detto
a me fra l’altro comodo faceva
nulla spendevo e la portavo a letto.

Solo che m’ero un poco innamorato
e lei poi recitava il teatrino
s’era convinta che amor gli ho dato
rinforzava la dose col filmino.

Filmini rosa tutti artigianali,
girati in casa, ed uno in compagnia,
sembravano davvero originali
che ho conservato e non buttato via.

Vuol far la pura invece è una gran scrofa
s’ispira al Cristo, lei dice che ci ama,
e coglie in giro tutto quel che trova
ma poi c’è chi anche parla e la sputtana.

E intanto passa il tempo e si diletta,
un nuovo merlo ancor si porta a letto
un poveraccio che l’amore aspetta
a cui regala, simulando, affetto.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 8.12.2019 – 11:04)

*

Senza amore nulla voglio


Senza amore nulla io chiedo e voglio:
se volevi un approccio materiale
con me sarai rimasta un poco male,
detesto rotolarmi nel trifoglio.

Se poi sospetto che ci sia un imbroglio,
o ci leggo qualcosa di venale,
allor posso restare un po' glaciale
mi s'addormenta il mascolino orgoglio.

Che ci vuoi far? Io forse son diverso
non sono il maschio da combattimento
a letto senza amore io sono perso.

Se tu controlli sol l'accrescimento
io d'amor parlo e scrivo prima un verso
e nulla faccio senza sentimento.

 

Salvatire Armando Santoro

 

- Sonetto

*

Occhi azzurri



Occhi azzurri, occhi di mare,
specchio di cielo
cosa stai a guardare?
Osservi il mondo,
ancor leggiadra sei
rifletti nel mio sguardo
gli occhi tuoi.
Guardi il futuro che ti sta d'innanzi,
t'inebri d'uno scatto lampeggiante
che illumina la vita,
splendente rende il viso
e immortala nel tempo il tuo sorriso.

 

Salvatore Armando Santoro

*

ἔλαιον (Elaion)



Sono io, Elaion,
spirito vegetale che resisto al tempo,
padre di ogni tempo e di Japigia,
la tormenta mi modella,
la salsedine mi brucia,
i fulmini mi spaccano e resisto,
rinasco alle radici,
vivo, esisto,
il vento mi contorce,
le mie chiome distorce,
mi piega e non m'arrendo,
a terra striscio, mi distendo,
e poi la chioma svetto al sole,
accarezzo e mi cullo con la luna.


Io sono Elaion,
spirito vegetale che non muoio
padre delle genti
dei Dauni, dei Peuceti, dei Messapi
io sono zaitun,
io sono aceite,
sono l'ulivo che resiste al tempo
unico, quello vero,
da millenni su questa terra sparso,
le radici diffondo,
tra le rocce carsiche sprofondo
alla vita m'attacco,
succhio la linfa in fondo.


E regalo queste mie bacche oleose,
un rito che nel tempo si ripete
come la fatica che accompagna il tempo
al suono di grancassa e tamburelli,
al canto lieve che tra i tronchi si diffonde.


Io sono Elaion,
spirito vegetale e sfido il tempo
io svetto in cielo
neppure Dio più prego,
io vivo e resisto
su questa terra ingrata insisto,
resisto e non mi piego,
sono la storia di questa terra antica,
di una civiltà che mai non muore
che vive e riproduce il suo calore.


Io sono Elaion
di questa terra antica,
di questa gente il solo creatore.

 

Salvatore Armando Santoro

*

Vagando per Leucasia


- Nella foto, l’interno del Ristorante Costa di Ponente di Leuca

Un giorno leggerai il nome mio
nero inciso su un biancheggiante marmo
ma anche tu ormai sarai in disarmo
e non ricorderai l’ultimo addio

che mi donasti in mezzo al luccichio
intermittente che arrivava scarno
da Leucasia che nel cuore incarno,
ch’oggi mi manca ma che non oblio.

E ti ricorderò bugiarda e infìda
mentre si pranza al Costa di Ponente
dove rinnoverai l’ultima sfida

d’un amore consunto e deludente
che s’è disperso tra le opache grida
d’un gabbiano dal volo intermittente.

Può darsi allor farai un consuntivo
e forse mi vorresti ancora vivo

ma la rete che in mare hai tu distesa
ormai è consunta e in molte parti lesa

la preda ormai dai fori è già scappata
ma tu ricorderai quanto t’ho amata.

Ricorderai quel che detto avevi:
“l’ultima goccia di un amor suggevi”.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 12.12.2019 – 10,47)

 

- Sonetto ritornellato

*

Attimi d’atunno 2018


La foto è tratta dal portale: https://www.terranuova.it/Chiedi-all-esperto/Uva-ursina-proprieta-e-controindicazioni

Dal fascio dell'erba sotto il muro
un grillo canterino m'ammaliava,
un asino ruzzava tra il trifoglio
e un merlo sopra un ramo modulava.

Qualche foglia sui rami già moriva,
gialla frullava in aria e poi finiva
sotto il castagno ad umiliarsi in terra
insieme ai ricci rossi s'adagiava.

A monte la campagna raccoglieva
la prima brina che imbiancava i prati
l'avrebbe sciolta il sole del mattino
che s'alzava sul cielo cinerino.

E l'asino ragliava (per amore?)
volava un po' pesante quel clamore
il contadino a volte lo zittiva
ma lui ragliava a chi non ascoltava.

Già cambiava sugli alberi il colore
il vento profumava un po' d'inverno,
brillava sulla siepe, là in collina,
l'ultimo grappo rosso d'uva ursina.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 12.10.2018 – 15,47)

*

Primavera 2018

Ti ricordi?
Ti ricordi quando il rosso
avvampava nelle nostre vene?
Ti ricordi, quando l'età novella
suonava in cuore come campanella?

Sui prati il verde tenero brillava,
il rosso dei papaveri allagava
tra margherite dondolanti e gialle,
tra il candido color di bianche galle.

E noi giulivi tra l'odor di fave,
sdraiati sotto mandorli fioriti
coi fili d'erba in bocca e sognatori
già pensavamo ai nostri primi amori.

E con in cuore già le prime pene
la penna in mano lieti a verseggiare
versi infuocati in forma di poesia
di passione ricchi e nostalgia.

Vorrei essere erba a primavera
papavero che indossa sempre il rosso
e rinnovare ogni anno il mio cappotto
che invece è pien di toppe e mezzo rotto.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 12.4.2018 – 10,13)

 

 https://www.lavozdeltajo.com/fotos/49/efectos-psicologicos-y-para-la-salud-de-la-primavera-en-las-personas-mayores.jpeg

 La foto è tratta dal portale: https://www.lavozdeltajo.com

*

Mio padre (Anniversario 2018)


Foto di famiglia: mio padre a 29 anni nel 1942

Mio padre è stato ruvido e cattivo,
forse assomigliava alla sua terra
secca e indurita
quando d'estate il sole la forgiava.

E la sua pelle a volte traspirava
sudore vero, forse un'emozione,
a volte sembrava arido e crudele:
la guerra è una compagna occasionale
con la quale bisogna fare i conti
la lista dei rancori ci presenta
trasforma in un lupo affamato
chi era un tempo come agnello nato.

Mio padre aveva il senso del lavoro,
fermo non stava ed era presuntuoso
quello che lui faceva lo esaltava
con arroganza anche si vantava.

Quello che lui m'ha dato l'ho raccolto:
la presunzione a volte mi accompagna
l'amore che io provo non so dare
la solitudine spesso mi è compagna.

Mio padre aveva forse i suoi rimorsi
quando una lacrima negli occhi gli spuntava,
era orgoglioso e ruvido a momenti
come la terra dura un dì scavata
a me di certo assai rassomigliava.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 10.5.2018 – 10,09)

*

Tracce antiche


La foto del Cervino è tratta dal portale:https://www.teatrofrancoparenti.it/spettacolo/viaggio-nelle-alpi/

Spesso ritorno al mio tratturo antico
alle albe antiche bagnate di salino
seduto sopra tavole sconnesse
di quella spiaggia vuota del reggino.

E ascolto ancora l’onda sopra i sassi
viscidi, scivolare pigramente,
con la sirena delle navi in porto
e l’urlo d’un gabbiano intermittente.

Lo scintillio dell’acqua ancor ricordo,
le case addormentate di Messina
ed i riflessi tremuli sul mare;
triste studiare Augusto e Messalina.

Ma a scuola ero sempre esuberante
poco incline ad ascoltare le lezioni
fantasticavo, ad altro anche pensavo,
e poi costretto alle ripetizioni.

A settembre però recuperavo
ma quel mare sereno e luccicante
mi trasportava in giro coi miei sogni,
di strade nuove poi ne ho fatte tante.

Dalla marina sono andato all’Alpe
in mezzo allo splendore dei ghiacciai
un panorama senz’altro differente
ma oggi fo’ l’elenco dei miei guai.

Sono guai che il cuore ha generato
figli di tanta antica esuberanza
li curo con un paio di pastigliette
ma il tempo passa ed anche la speranza.

La speranza che tanto fa sognare
Che l’uomo poi sospinge alle avventure
ma dopo il tempo ti presenta il conto
ti elenca tante stupide bravure.


Quando infine dal sonno ci svegliamo
anche l’amore perso ricerchiamo.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 22.11.2019 – 9,48)

*

Sognando Postiglione

Son quelle case vecchie che ricordo
e quelle porte sempre cigolanti
lo spumeggiare dei torrenti sordo
il bosso e le betulle verdeggianti.

 

Dei suoi colori sempre sono ingordo
insieme alle sue acque zampillanti
coi suoi silenzi ancor oggi m’accordo
rivedo ognor sfilar Madonne e Santi.

 

Era un mondo con tanta sofferenza
gente alla buona con il cuore in mano
privi di soldi e ricchi di pazienza

 

tra loro a volte torno, e son lontano,
penso a quel mondo e non so stare senza
ma ormai mi sto spegnendo piano piano.

 

Il vento soffia ancor nel castagneto
dove ho dormito spensierato e lieto

 

ed accarezza quel mio petto nudo
dove ricordi e gioie ancor rinchiudo.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 05.04.2020 – 18:49)

 

- Sonetto ritornellato

 

La foto di Postiglione è di Massimo Pisa (g.c.)

L'immagine può contenere: montagna, cielo, albero, spazio all'aperto e natura

*

Tappeti di foglie


La foto è tratta dalla rete (sulla pagina di Silvana La Penna)

E cascano le foglie tutte intorno,
le conto ed a qualcuna affibbio un nome,
son certo meno delle donne amate,
ormai il mio tempo è corto come il giorno.

Già le ombre si abbracciano ai querceti
e il sol tramonta presto dietro l’Elba
sul mare i raggi stende come foglie
l’onde colora, simili ai tappeti

che d’autunno colorano i sentieri
sui quali un dì rincorsi una ragazza
che ancor volteggia e a terra poi si stende,
e dal suo nuovo amor coglie i piaceri.

Più non mi vede, a me più ormai non pensa,
lieve quel tremolare mi accarezza,
quel volteggiare ancor di più m’affoga
più delle foglie che l’autunno addensa.

E guardo il nuovo autunno che regala
l’ultimo fiore è un lieve batter d’ala.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 1.11.2019 – 21:41)

*

La pignata


La foto è di Saverio Tripodi (g.c.)

La pignata oramai solo è un arredo
tace e più non borbotta sul carbone
quando mia zia con cura e dedizione
al caminetto acceso cucinava
i fasuli, li ciceri e la fava.

Non mai sul fuoco,
ma al bordo della brace
al riverbero ardente della fiamma
che scoppiettava nei vecchi camini,
centro d'un benessere diffuso
che oggi s'è perso coi legumi pronti
sugli scaffali dei supermercati.

Quelle delizie a volte ho ritrovate
in qualche vecchia osteria del mezzogiorno,
piatti essenziali con cura preparati,
con aromi genuini mescolati,
sapori antichi mai dimenticati.

La nostalgia a volte poi t'assale
rivedendo certi utensili scordati
d'un mondo di fatiche non pagate
alleggerite da un pasteggiar frugale
di pasta e fagioli e cotiche lessate
con un bicchiere di rosso accompagnate.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 19.11.2016 - 11,23)

*

Come ogni sera (A Liana)

Ogni sera m’arriva il tuo saluto
con una frase dolce ed un pensiero
con un dipinto o una fotografia
eppure tu non sei la donna mia.

 

Mi sei vicina, da sincera amica
cerchi di addolcir la mia nottata
questa sera m’hai dato anche un abbraccio
questa sera che son come uno straccio.

 

E tu lo sai a chi penso, ma ho gradito
questo pensiero che giunge da distante
ti sto sciogliendo quella treccia piano
la schiena t’accarezzo con la mano.

 

E dormirò sereno questa notte
mi girerò a dormir volto a sinistra
mi illuderò d’averti nel mio letto
penso che avvertirai forte il mio affetto.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 03.04.2020 – 22:14)

 

Nella mia foto del 2019: Tramonto sulle Colline Metallifere da Massa Marittima.

L'immagine può contenere: cielo, nuvola, albero, crepuscolo, spazio all'aperto e natura

 

*

Tramonti

Sono questi tramonti che mi fan sognare
che disegnano la notte dentro il cuore
lo so che che sono umano e non uccello
questi tramonti però mi fan volare.

 

Gli occhi chiudo e vo’ come i gabbiani
plano su un mare dal vento accarezzato
con il pennello mischio bei colori
spalmo la tela, pennello anche le mani.

 

All’orizzonte l’ultimo sole cala
dietro una nube gioca a nascondino
striscia sull’onda, si stende sulla sabbia,
ultimo volo è come un frullar d’ala.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 03.04.2020 – 23:33)

 

La foto del tramonto è di Silvia Pellizzari (g.c.)

L'immagine può contenere: oceano, nuvola, cielo, spiaggia, spazio all'aperto, acqua e natura

*

Semine

Volevo toglierti dal fango
ma a te piace star fresca nel limo
non ero stato l’ultimo
non sarei certo stato il primo
ma amor mi dichiaravi
sincera allor sembravi.


Pura non eri,
non lo sei mai stata,
ho perso il conto a quanti l’hai già data,
lo vedo negli elenchi degli amici
e ve ne sono anche stagionati
son come il pecorino
pronti con le pere ad essere gustati.

Ma a te piace la mediocrità,
a volte hai detto ch’eri missionaria
in fondo quel che hai fatto non è male
qualche illusione l’hai distribuita
con l’amore di Cristo anche farcita,
hai seminato solidarietà.

Un angelo non sei
e l’hai voluto anche dimostrare
l’hai ricamato a tutti sul profilo
ma sul rasoio è un rischio scivolare
il rischio di tagliarsi è assai frequente
ma un po’ di sangue in fondo è necessario
serve per poi mischiarlo allegramente
per certe sceneggiate squallide e indecenti.

Va bene, ormai la strada tua l’hai scelta,
la mia è già segnata dal destino,
io non mi drogo, neppure bevo vino,
le mie illusioni ormai han vita breve
nulla ti devo, nulla tu mi devi,
quello che ho nel cuor non è banale
l’amor che si coltiva mai fa male.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 19.11.2019 – 8,23)

 


 

La foto è tratta dal portale:
http://www.nondisolopane.it/wp-content/uploads/2015/07/parabola-seminatore.jpg

*

Un grillo sul mare

Perché tra queste rocce stai a cantare,
mossa non fo’ per ascoltare il trillo
ma proprio in spiaggia qui vicino al mare
la tua tana hai creato, oh sciocco grillo?

 

Là quelle rocce resteran per poco
sulla rena le hanno accatastate
ma dopo finiranno in altro loco,
tra i flutti saran tutte inabissate.


E tu ci fai tranquillo la tua tana?
E te ne stai a frinire allegramente?
Io già lo so ma avrai una vita breve

 

e questo tuo trillare è cosa vana.
Ma il grillo non lo sa, neppur mi sente,
che se non scappa via poi l’acqua beve.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 11.11.2019 – 22:12)

 

- Sonetto

 

- Nella mia foto: particolare delle rocce sul mare

*

Sfide

 

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, cielo, nuvola, oceano, crepuscolo, spazio all'aperto e natura

 

 

Quando mi cerchi colgo i tuoi sospiri
tu mi racconti delle tue emozioni
provo una pace che non puoi capire
mi sciogli in petto ansie e delusioni.

Mi parli del volo di farfalle
di passeri e di piogge mattutine
del rosso dei terreni e degli ulivi
delle nebbie e delle prime brine.

Ed ogni dì attendo la chiamata
cerco di contenere i miei entusiasmi
albe non vedo ormai ma sol tramonti
risuscitar non voglio più fantasmi.

Son le esperienze dure da scordare
e le lezioni aiutano a capire
l'inverno senza neve se n'è andato
la primavera i prati rifiorire.

Ritornerò a breve nel Salento
e ci accarezzerà sul mare il vento.

Insieme fiuteremo l'aria nuova
sarà una sfida metterci alla prova!

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 24.4.2016 - 00,27)

 

La foto è tratta dal portale:

https://twitter.com/deangreyskylab/status/773464523512680448?lang=cs

*

Perversione


 
Ancor mi opprimi il cuore brutta stronza
mi chiedo del perché t’abbia creduta,
ma nella testa il dubbio non ti ronza
che la tua dignità tutta hai perduta?

Ai figli che dirai? Ch’eri un po’ sbronza?
Che non ricordi chi t’ha posseduta?
Di peggio c’è la Monaca di Monza
e tu sai bene quanti t’han sbattuta.

E non l’hai fatto per il grande amore
che in me nutrivi, e che mi dichiaravi,
neppure t’ha sfiorato un po' il pudore

anzi su Cristo giuravi e spergiuravi
che era affetto; invece era squallore,
per perversione a un vecchio ti donavi.

Ed oggi ancor ti doni a chi non ami
ma con indifferenza: “amore”, esclami.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 30.11.2019 – 15,11)

 

- Sonetto ritornellato

 

Il dipinto è tratto dal portale:
https://www.racconticonmorale.it/rifiutarsi-amare-paura-soffrire-rifiutarsi-vivere-paura-morire/

*

Come farfalla

Come farfalla andò di fiore in fiore
e non guardava dimensione e odore
solo l’istinto sempre la guidava
quale che fosse il fiore non badava.

 

Quello che l’attirava era il colore
scambiò lui la passione per amore
ma lei era farfalla e svolazzava
all’amore non so se mai pensava.

 

Vinse l’istinto, vinsero gli umori,
ormai aveva perso la speranza
ogni incontro finiva in libagione.

 

Ma in lui prevalse sempre la ragione
già avvertiva la fine della danza
e la farfalla andò su nuovi fiori.

 

Ma il fiore che ormai era seccato
quel che credeva amor non ha scordato.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 30.03.2020 – 9:17)

 

- Sonetto ritornellato

 

La foto è tratta dal portale: https://www.parcodolomitifriulane.it

L'immagine può contenere: pianta, fiore, natura e spazio all'aperto

*

L’ultima carezza

Viver felici a volte è cosa dura
amor donò e volle essere amata
con me lei si sentì realizzata
tutta si diede come donna impura.

 

Si perse poi con me tra la calura
sotto gli ulivi nuda e abbandonata
con la sua pelle giovane e sudata
ma ero già profeta di sventura.

 

Lei non capiva la mia commozione
ma doloroso era ogni distacco
e prevedevo già la delusione.

 

Di giorno in casa come in un bivacco
pensavo al lento calo di passione
ero impotente come un gran vigliacco.

 

E poi arrivò lo stacco
fermo su una piazzola a Corigliano
a ricordar quel dito stretto in mano.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 30.03.2020 – 00:10)

 

- Sonetto caudato

L'immagine può contenere: 1 persona, primo piano e spazio all'aperto

*

Facebook


La foto è presa dal portale: https://www.investireoggi.it
 
In tutto il mondo abbiamo il riso in bocca
parole ascolto, che spesso non capisco,
vedo la gioia che appartiene al mondo
vedo il dolore che spesso l’accompagna.

In tutti c’è un sorriso e il volto allegro
Gente che cerca spesso di apparire
si camuffa e vuol qualcosa dire
a volte parla a vuoto e si tradisce.

Mette in rete le cose più segrete,
pensa di star scrivendo sul diario
invece apre il suo cuore al mondo intero
e appare allora l’uomo, quello vero.

Coi suoi difetti, le sue inibizioni,
con gli egoismi difficili a morire
con la sua voglia sempre di mostrarsi
del negativo ignora le lezioni.

Anch’io a volte scrivo cose orrende
offendo anche, e poi qualcuno offende!

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 1. 11 2019 – 11,58)
 

*

Era bella Marisa


La foto è tratta dal portale: https://www.cineclandestino.it/notte-nuda/

Era bella Marisa, ancor me ne ricordo,
con la sua gonna sopra le ginocchia
scolpite le sue gambe come un marmo
bianche come la neve valdostana.

Era giovane Marisa, con gli occhi azzurri
e coi capelli lisci sul collo abbandonati
coi seni sodi bianchi e affusolati
con i suoi fianchi sul corpo modellati.

Provocava Marisa, ma lei già lo sapeva,
pensieri lussuriosi risvegliava
con me si confidava, anche si confessava,
ma ero troppo furbo e mi evitava.

Era dolce Marisa, a volte si scioglieva in pianto
negli occhi brillavano due perle,
col fazzoletto dopo le asciugava
chiedevo cosa avesse e lei rideva.

Era triste Marisa, l’ultima volta che l’ho vista
mi raccontò una storia allucinante
lei nuda in mezzo al bosco in mezzo ai monti
la vita è buffa e non ci fai mai sconti.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 16.11.2019 – 23,23)

*

Come un tarlo

Mai un amore fu così profondo
mi chiedo come faccia a non notarlo
ci gira e ci rigira sempre in tondo
non c’è morbo che possa un po’ fermarlo.

 

A volte fa un sussulto e poi un affondo
lui reagisce ma è peggior di un tarlo
che scava dentro il legno furibondo
neppure un repellente può bloccarlo.

 

Sì, lo stordisce poi con qualche insulto
ma dopo un poco ancor gli gira intorno
lui sempre cede non si sente adulto

 

ai giorni dell’amore fa ritorno
quando era ancora verde quel virgulto
di fiori rosa e di colori adorno.

 

Non vede adesso più che il ramo è spoglio
neppure i fiori in mezzo all’agrifoglio.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 28.03.2020 – 21:38)

 

- Sonetto ritornellato

 

*

Quando il silenzio sale

Ti amo ancor quando il silenzio sale
e pervade questa mia stanza bianca
mentre la stufa irradia il suo calore
ed accarezza la mia pelle stanca.

T’amo in silenzio che nessuno senta
anche se intensamente batte il cuore
ma son geloso e voglio che il mio amore
solo tu colga e lo vezzeggi ancora

come lo vezzeggiavi nel passato
e tu lo sai in te giammai ho creduto
avevo già intuito che eri pazza
ed io appartenevo a un’altra razza.

Ed hai guardato in fondo agli occhi miei
non so cosa leggesti al primo acchito
io solo amor nel cuore custodivo
solo d’amor la vita tua ho arricchito.

Ma come sai l’amor non ti bastava
ed altro non volevi hai ripetuto
forse davvero io non l’ho capito
altro volevi ma non l’hai ottenuto.

Ora ti perdi dietro nuovi amori,
tanti hanno affollato già il tuo letto
io l’ho capito che per te è un diletto
ma nel mio petto restano i dolori

perché l’amor poi nella mente dura
e tu l’hai incoraggiato ed anche spinto
io te lo dissi son di età matura
ma tu col Cristo in croce l’hai dipinto.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 18.11.2019 – 00:09)

 

Nella foto: La mia stufa che irradia calore per l'ambiente ma lascia freddo il cuore.

 

L'immagine può contenere: spazio al chiuso

 

 

*

Ricordando Mošcenicka Draga

Nella mia foto vista dell'Isola di Cres (Cherso) in Croazia dalla collina di Mošcenicka Draga

 

Vola un gabbiano tra le barche in porto
vola lungo i viali ora silenti
il suo verso ripete,
Cherso poi sfiora
garrisce mentre il sole bacia il mare
sembra anche lui ad un perduto amore urlare.

Guardo sereno dal bosco su in collina
il luccichio dell’onda
qualche nave lenta le acque sta sfiorando,
vedo la scia, non sento il suo rumore,
in questo posto adesso regna pace
dopo la guerra ora il cannone tace.

Tace anche il mio cuore, a un nuovo amore tende,
ma lo specchio rivela il tempo che s’invola
penso agli anni passati
tutto l’affetto chissà dove mai è andato
qualche rimpianto bussa dentro il petto
ma inutilmente un nuovo amore aspetto.

Ora aspetto la nera compagna
la incrocio a volte e scruta indifferente
cerco con simulato affanno
tutte le cose mie di sistemare
tante volte il mio volto ha accarezzato
le ho chiesto tempo e tempo m’ha lasciato.

Salvatore Armando Santorlo

(Boccheggiano 15.10-2019 – 7,24)

*

Vicoli bui (A Carmelina)


La foto è di Massimo Pisa, condivisa dalla rete.

Quel sottopasso mi è tornato in mente
fulmine in cielo quando c'è il sereno
luce improvvisa che sveglia i ricordi
e sei tornata bimba all’improvviso
acqua argentina che rinfresca il viso.

Quella tua voce mi ritorna a volte
diafana, confusa tra i tuoi monti,
quelle fughe serali nel silenzio
a rubare una carezza ardita
quella passione dove è mai finita?

Nel buio sfioro ancora le tue mani
giovani e dure, del sapor di terra,
riprovo anch’io quei semplici tremori
che tu provavi per la trasgressione,
ritrovo fresca ancora la passione.

Dove sarà finita la tua vita?
Sapessi quante volte t’ho pensato
quegli attimi ricerco ma non trovo
nell’indice d’un libro ormai invecchiato
con le scritte che il tempo ha cancellato.

Spesso risento l’eco d’una voce
che ancor mi chiama col mio primo nome
ma io nulla più salvo, sol conservo
qualche ricordo che mi spezza il cuore
confuso tra la folla e il suo clamore.

Ma tu ancor ci sei, col dolce viso
che illuminava il buio della notte
col batticuore che avvertivo a tratti
quando a me ti stringevi nel silenzio
di quelle notti che non passan mai
e ancor oggi sei qui con i miei guai.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 11.11.2019 – 9,20)

*

Dannato all’inferno

Sentire il suo respiro a me vicino
sembra tornare indietro ad un passato
che ancor rivivo, lieto e spensierato,
con quel fugace amore salentino.

 

Ora è silente il mio telefonino
quel suo trillare ormai s’è addormentato
lei mi ripete quel che è stato è stato,
ed io mi sento un logoro zerbino.

 

Mi illudo a volte d’avvertir lo squillo
ma ormai anche la pila è scaricata
e provo dentro il cuor forte uno spillo

 

quando mi scrive e sembra ritornata
ma lei più non ascolta ed il mio strillo
è come un urlo d’anima dannata.

 

Salvatore Armano Santoro
(Boccheggiano 27.03.2020 – 00:55)

 

- Sonetto

 

Nella foto: Dipinto di Paolo e Francesca di Gustave Dorè

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

 

*

Sguardi

Quegli occhi
mi danno da pensare
mi scrutano
traguardano
scavano nel cuore.
Quegli occhi
mi fanno anche sognare
ad una ingenuità svanita
rigenerata da un tratto di matita.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 25.3.2020 – 18:58)

 

La foto del pastello è di Simonetta Fontani di Prato (g.c.)

L'immagine può contenere: una o più persone e primo piano
L'immagine può contenere: una o più persone e primo piano

 

*

Apatica e banale

Quando l’aurora m’accarezza all’alba
e il sole ancor non vedo all’orizzonte
va il mio pensiero alla tua vita scialba.

 

Inaridita ormai è la tua fonte
e l’acqua più non scorre chiacchierina
sol pietre e massi vedo sotto il ponte,

 

pietre come nella mia Valle alpina
(dove il Lys tra i sassi si sbalestra)
identiche alla terra salentina.

 

Vedo il sol che accarezza la finestra
e tu pigra girarti sul cuscino,
secca è nel tuo giardino la ginestra

 

secco è il tuo amor, non serve l’indovino,
maestra sei d’inganno e di squallore
e il certo l’hai buttato nel camino.

 

Ed ora speri ancora in un amore
a cui tu poco credi e che hai perduto,
a quel che avevi hai prosciugato il cuore.

 

Adesso tra le pietre giace muto
e senza l’acqua l’arido prevale
non lo rinfresca l’ultimo venuto

 

tu sai cantare come le cicale
e ripeti la solita canzone
monotona, asfissiante e demenziale

 

a cui sol crede l’ultimo cialtrone.

 

Salvatore Armando Sanoro
(Boccheggiano 9.11.2019 – 9,27)

 

Nella mia foto: Il fiume Lys a Pont. St. Martin (Aosta)

L'immagine può contenere: ponte, pianta, spazio all'aperto, natura e acqua

*

Un fiore abortito

Visto che oggi finanche mi disprezzi
dopo che un figlio un dì da me volevi
sono contento d’esser stato accorto
d’avere concimato sol nell’orto.

 

Un figlio in mano a chi oggi non stimo
chissà che fine dopo avrebbe fatto
davvero è stato un bimbo fortunato
nel ventre tuo non è poi germogliato.

 

Ma un po’ quel figlio un giorno lo volevo
e lo sognavo mano nella mano
dopo all’asilo lo avrei accompagnato
dei versi a declamar gli avrei insegnato.

 

Ma forse avrei creato un infelice
con sentimento e ricco di emozioni
forse anche lui poi sperso sul Vereto
a volte triste e volte pago e lieto.

 

Forse sarebbe stato un gran poeta
che avrebbe illuso donne coi suoi versi
forse sarebbe stato un disilluso
da aride donnette preso in uso.

 

Forse anche lui avrebbe lacrimato
e sofferto un giorno per amore,
allora è meglio che non sia mani nato
anche se quel bambino l’ho sognato.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 19.10.2019 – 21,12)

 

La foto è tratta dal portale:
https://www.papaseparatiliguria.it/la-relazione-padre-figl…/

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, cielo, spazio all'aperto e natura

*

Fuoco di paglia

Gran fiamma generò la poca paglia
che come neve al sol dopo si squaglia

 

ma lei ci mise impegno a fare fuoco
si sa che con la paglia dura poco

 

e dato che calore poco dava
per riscaldarlo tutta si spogliava

 

poi invocava Gesù Cristo e i Santi
a cascare nel fuoco sono in tanti.

 

Lui le ha donato quello che poteva
solo di un grande amore disponeva

 

lei ripeteva: “io non cerco sesso
anche senza per me sarà lo stesso”.

 

Si disperava lui per tanto amore
che gli debilitò la mente e il cuore.

 

Soffrire per amore è un gran malanno
si sa che al cuore spesso crea l’affanno

 

lei ripeteva: “Cogli ora gli istanti
goditi l’oggi e non guardare avanti”.

 

Si conosceva, forse, e anticipava
il giorno di partenza che arrivava.

 

Ed arrivò l’estate e lei rideva
quel dolce amore già si riduceva.

 

Lui se ne accorse, era già rassegnato
fu dalla paglia il fuoco generato.

 

Ancor la pensa, questo è regolare,
ma lei poi diventò anche volgare

 

e infine lui capì che quella pasta
era un impasto di farina guasta

 

ma a volte torna a quell’amore antico
fiorito tra gli ulivi e sotto un fico.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 22.03.2020 – 11:50)

 

La foto è tratta dal portale:
https://www.vvox.it/…/cansiglio-incendi-mafia-unesco-testi…/

L'immagine può contenere: incendio e notte

1

*

Si chiamerà Giosuè?

 

Sarà maschio o femmina,
non so,
lei un giorno con me si confessò:
“Volevo essere nata maschio. Il Perché?
Ancora non lo so,
ma avrei preteso il nome di Giosuè”!

Ora lei aspetta un piccolo bebè
la pancia ha gonfia ma non so di chi,
con me un figlio allor forte implorava
figlio di un grande amore, dichiarava.

Forse le stesse cose ha ripetuto
al nuovo amore che adesso la accompagna
la vedo a volte in motoretta andare
su pel Vereto o lungo la campagna.

Con i capelli al vento, dondolando,
sembra che il tempo ancor non sia passato
invece, il tempo passa e corre in fretta
solo l’amor non passa, sempre aspetta.

Ora si gioca sul futuro nato,
sarà un maschio oppure una donzella?
Son certo che sia femmina e se azzecco
al lotto giocherò poi un terno secco.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 19.10.2019 – 16,11)

*

Quella strada

L'immagine può contenere: pianta, cielo, albero, nuvola, ponte, spazio all'aperto, natura e acqua

 

Quella strada non so più dove porta
la cerco ma non trovo più il sentiero
mi perdo per i campi e solo ascolto
sul mio Vereto un cicalar ciarliero.

 

Quella strada che ancora porto in mente,
che di giorno ho percorso e nella notte,
quella strada ancor porta a una chiesetta
che le emozioni in cuor tutte ha interrotte.

Ancor la luna illumina gli ulivi
dietro il cancello all’ombra stan gli affreschi
ma le muffe disegnano inattese
miraggi e fantastici arabeschi.

Ma vi leggo la storia di un amore
ma come la Sibilla non prevedo
quello che il Fato solo può cambiare,
ma nel destino ormai neppur più credo.

E so che il mio sentiero ormai s’accorcia
poco ormai vedo e quel che vedo è opaco
anche se lei chiamasse non l’ascolto
su quel sentier da sordo e cieco vago.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 22.10.2019 – 23,15)

 

Nella mia foto: Il sentiero delle escursioni del Vereto di Patù.

*

Parlar tacendo

Parlar tacendo ho detto molte cose
con un sorriso poi t’ho ripagata
con un rimpianto in cuore custodita
se pur continui a raccontar mentendo.

 

Ed una ruga scava la mia fronte
dovrebbe dirti che con te dissento
ma ancora pensi che pur tu parlando
tutto quello che dici accetto e sento.

 

Invece penso e con me stesso parlo
il mio silenzio dovrebbe far capire
che non dissento ma silente archivio
e tutto quel che dici sto vagliando.

 

Infin stringo le labbra e fo’ una smorfia
pur non parlando forte sto strillando
ma ancora pensi che silente accetti
quello che invece è falso o stai falsando.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 11.10.2019 – 13,33)

 

- La foto è tratta da un dipinto di Paul Cezanne

L'immagine può contenere: 1 persona

*

Pietre

Ritrovare noi stessi in una foto
l’anima vedere volteggiare
in un sorriso stanco che s’è perso,
nelle parole che hai dimenticato.

 

No, non le scordo mai le tue parole,
pietre che in mare un giorno hai tu lanciato
che la risacca a riva ha riportato
che rotolano tra l’alghe e le conchiglie.

 

E rammentano la storia di un amore
che si è dissolto perché falso e acerbo
perché davvero mai tu ci hai creduto
che dentro il cuore intero ancor conservo.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 29.10.2019 – 10:48)

 

La foto è tratta dal blog:
http://hellenicglotta.blogspot.com/2015/07/blog-post_66.html

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

*

Un pesco in fiore

Ed era primavera, e ti ho pensato
mentre sul campo il pesco rifioriva,
il tuo ricordo ancora è riaffiorato
e la tristezza sul mio cuore è scesa.

 

Ero nel poggio dove mi fermavo

quando uscivo fuori dal paese

allor la linea ancora ritrovavo

e mi stordivi con i tuoi pensieri.

 

Che stupido poeta d’altri tempi
che ancor coltivo in petto la passione
che ancor ricamo versi sugli scempi
che dov’è buio ci vedo sempre il sole.

 

Ma quella pennellata color rosa
mi ha ricordato quella primavera
allor la vita era gaia e ariosa
intorno a noi aleggia ora la morte.

 

E siamo adesso entrambi indifferenti
abbiamo sotterrato le emozioni
anche gli affetti in cuore ormai son spenti
non ci interessa se si vive o muore.

 

Sì, meglio pensare ora a noi stessi,
tanto cosa potremmo adesso fare?
Fra l’altro noi non siamo più gli stessi
da un pezzo abbiamo smesso anche d’amare.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 17.03.2020 – 19:28)

 

Nella mia foto: Pesco in fiori sulla provinciale per Montieri

*

Pensieri salentini


- La foto è di Antonio Fino (g.c.)

M’accorgo che non vedo nulla intorno
quello che cerco sepolto è dall’oblio
inutilmente penso a te amor mio
ormai di pietre il cuore tuo è adorno.

E vedo e ascolto quando spunta il giorno
il mare salentino e il suo fruscio
Leuca lontana e l’ultimo tuo addio
e la tua voce senza più ritorno.

Ma dopo te nessuna donna ho amato
ho avuto solo celeri avventure
ma ora son sereno e rassegnato

non vado più a cercarmi fregature
a nuovi amor non sono interessato
e scanso donne sciocche ed immature.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 31.10.2019 – 9,56)

 

- Sonetto
 

*

Parla il silenzio

Non dico nulla
ma tanto vorrei dire
poche parole che sgorgano dal cuore
e una parola in più di quel che dissi,
quella che un dì ascoltai ed era “amore”!

Non dico nulla
quel che dico adorno
con candidi pensieri e pochi versi
a raccontare quei sogni
che nella notte hai persi.

Non dico nulla
quel che un di ascoltai era passione
che l’onda pigra trasportò poi a terra
che a Ristola continua a biancheggiare,
quell’onda che sa solo mareggiare.

Cosa accarezzi adesso?
Io lo so e lo sai,
un ventre che ogni giorno si distende
un seno che riprende il suo vigore
latte darà, come mi ha dato amore.

Amore, frase abusata e vinta,
facile da farcire e da impastare,
che ormai più non riesce a germogliare,
capace solo nel ventre lievitare
e nuova vita dare.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 28.10.2019 – 23:08)

 

Risultato immagini per donna incinta

*

Agnostico

M’ero confuso in mezzo alla natura
ne ascoltavo i suoni suoi lontani
il sibilo del vento
il suo frusciar tra i rami
lo scrosciare dell’acqua sopra i sassi
il cinguettio dei passeri loquaci.

 

Ed affondavo i piedi sopra l’erba
soffrivo per un fiore calpestato
scansavo qualche insetto
che tra il verde del prato era spuntato.

 

E mi chiedevo del perché la vita
avesse tante forme e dimensioni
perché scorresse in fretta il tempo mio
e dentro il cuor fiorivano incostanti
mille tremori e tenere emozioni
da agnostico indagavo nei pensieri
sui dubbi umani che son sempre tanti
e mi chiedevo dove fosse Dio.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 14.03.2020 – 16,05)

 

La statua del Pensatore è di Rodin

Auguste Rodin, Le Penseur

*

Ore 4

Mi svegliavi a quest’ora di notte
abbracciata ai cuscini e chattavi,
sussurravi delle frasi d’amore
che a parole più sexy mischiavi.

“Gioia mia, mia vita” - dicevi
e la cosa sembrava un po’ strana,
mi chiedevo che cosa accendesse
quella giovane amante lontana.

Mi ponevo mille domande
m’adulava quel giovane affetto
mi sembrava eccitante la cosa
e pulsava l’amore nel petto.

“Nulla voglio, dicevi esaltata,
voglio darti l’amor che ti manca
il mio amore è fresco e sincero”,
soddisfatta tacevi poi stanca.

Quell’amore a quanti hai donato?
Di Gesù con quanti hai parlato?
Nuovi amori il tuo cuore han scaldato
del maturo ti sei alfine scordato.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 22.10.2019 – 04,07)

*

La gazza di Valpiana



Una foglia cascò sul tavolino
gialla e morente fisso mi guardava
mentre solo facevo uno spuntino
ed una gazza ladra mi adocchiava.

“Cra, cra” urlava da un albero vicino
paura non aveva ed aspettava
che le buttassi un pezzo di panino
e con coraggio intorno mi girava.

Io la guardai, le feci anche il suo verso,
lei sospettosa mi girava intorno
ancora le buttai della frittura.

Sembrava mi dicesse: “il tempo hai perso
aspetto che tu vada e dopo torno
da sola io mi sento più sicura.

Quindi finisci in fretta di mangiare
e quando sarai via potrò tornare”.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 17.10.2019 – 8,15)

 

- Sonetto ritornellato

*

Arida come mai

Arida come mai
arida sei
sabbia dal sole non baciata mai
l’onda è lontana, neppure t'ha sfiorata,
e certamente non ricorderai
l’ultima mia carezza
che alla tua pelle fredda regalai.

 

Resta il ricordo ancor tra le mie mani,
una passione che ormai si è insecchita
non so più nulla ormai della tua vita
ed io galleggio e il sole m’accarezza
un altr’anno adesso sta passando
non so neppur chi adesso stai abbracciando
rimane l’urlo e il volo dei gabbiani
tremule canne volteggianti in cielo
spero felice che ti sia il domani.

 

In fondo amor t’ho dato
anche se falso amore ho ricevuto
l’ultimo giorno che poi t’ho baciato
con un sorriso m’hai dimenticato.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 11 Marzo 2020 – 15:39)

 

Nella mia foto: Collina di San Gregorio di Patù (7.8.2010)

L'immagine può contenere: pianta, cielo, nuvola, spazio all'aperto e natura

 

*

Compleanno 2020

Solo tu, oh madre pia,
da qualche ora mi volteggi in mente,
ed or mi sogno inconsapevolmente,
rotolarmi nel liquido indecente.

Sui rami già spuntavano le foglie
a te nella tua casa spasmi e doglie.

 

E m’agitavo ansioso nel tuo ventre
mentre un nuovo mondo fuori mi aspettava
la gente nel rione già si domandava
sul sesso del bebè ch’ora arrivava
se fosse stato un bimbo o una bambina
un matto o sottomessa signorina.

 

E venne fuori un matto
che non si stanca mai d’amare il mondo
che sogna mentre fuor c’è il finimondo
che scrive versi e spesso da l’affondo
ai tanti incantatori di serpenti
che parlano d’amore e son fetenti.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 10.03.2020 12,08)

 

Nella foto: Lettera di Sant'Agostino sull'ipocrisia.

L'immagine può contenere: 1 persona

*

La razza

La razza è lì,
abbandonata sui barconi,
in balia dell'onda immane,
soli col mare
con la sua desolazione.

Il nostro seme
s'é sparso in ogni dove,
seme di civiltà che colonizza,
che porta civiltà col gas iprite,
col suono tenebroso dei cannoni.

Il nostro gineceo sparso pel mondo,
gambe allargate,
virtù sempre violate,
quei geni in ogni dove seminati.

Ma come rondini tardive, a primavera,
son lì su quei barconi
nella promiscuità ammucchiati,
alla ricerca di radici antiche,
l'istinto li comanda e li sospinge,
figli di una progenie squallida e crudele
che gli occhi chiude e non li riconosce,
che oggi ancora in mare li respinge!

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 04.03.2010 – 16:09:56)

La foto è tratta dal portale:
https://www.newnotizie.it/.../immigrati-fermato-barcone.../

L'immagine può contenere: oceano, cielo, acqua e spazio all'aperto

*

La pace

 

La quiete in quel filare
fluir lieve del vento sulla pelle
un mormorio sottile
che vola e si disperde
nota di corde che d’archetto sale.
Silenzio intorno e pace
un volo di gabbiani
e batter d’ali.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 4.10.2019 – 10,51)

 

Nella foto: Località Ca' Bianca di Chioggia quasi alle foci del Fiume Brenta dove sono stato ospite in un B&B di un'amica immerso nella campagna e circondato da pace e silenzio.

*

Il profumo del caffè

 

Ed il profumo del caffè tostato
s’espande brontolando in caffettiera
mi pare d’avvertire sulle rocce
odor di mare
e il sordo borbottio della bufera.

E il sole la tua casa ha già baciato
tu guardi il mare dalla tua finestra
i seni tuoi la luce ha accarezzato
so che sei sveglia
ma a me non pensi più che t’ho pensato.

Il tempo passa e vola e mi ricordo
dei tuoi messaggi all’alba pien d’amore
ora tutto hai scordato e cancellato
ma non m’importa
io non mi scordo il bene che m’hai dato.

Ed anche se tu hai resettato il tuo,
se hai installato un forte protettore
quel che m’hai dato lo conservo in cuore
quel che m’hai dato
è sempre vivo e ancora chiamo amore.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 27.10.2019 – 8,52)

 

Nella mia foto: vista del mar Jonio da San Gregorio di Patù (Lecce)

*

Historia

In fondo a Reggio quanto ci restai?
Ci nacqui e dopo sono andato via
a quasi dieci anni ci tornai.

Cambiai tre case,
dopo me ne andai,
ed ero ancora un bimbo che giocavo,
prima a casa di Dante mi fermai
per ambientarmi dopo tra i ghiacciai.

E quell’amore-odio,
le tempeste sullo Stretto,
quei sordi scuotimenti della terra,
con me nel cuore per sempre li portai,
cordone ombelicale mai tagliato
fuga di notte
ma poi non son tornato
ingrata madre a cui resto legato.

Ma dentro mi rimangono i rumori,
urla sgraziate, odio e gelosia,
lo scrosciar d’acqua
i fulmini tra i monti
l’Etna fumante
la lava rosseggiante
quel mio mare che mi resta in mente
e una bambina ingenua e sorridente.


Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 28.10.2019 – 6,07)

 

L'immagine può contenere: cielo, montagna, spazio all'aperto e natura

La foto dell'Etna è di Angela Rainieri (g.c.)

 

 

*

Era d’agosto


 
L’alba mi regalò un sorriso rosa
che disegnò di tracce il nostro mare
tracce cangianti e luci risplendenti.

Ed io capì che il sole s’era alzato
e dava luce ai fiori sopra il prato
illuminò il vecchio campanile
e un suono si versò sulla campagna
ricca di brina e di vapor velato.

Dalla serranda mi colpiva un raggio
ed era lungo il giorno da passare
la notte amavo, detestavo il giorno,
perché la notte mi ronzavi intorno.

Alzai la tapparella lentamente
e mi colpì quel roseo all’orizzonte
sulle pupille il sole rifletteva
timido mi baciava volto e fronte,
ancor mi brilla in mente e mi confonde.

Ed era sciocco l’uomo,
che tal era,
non era un maschio,
ma lo simulava,
ai suoi richiami poi accorreva tosto
tra le zanzare al caldo…
al buio d’agosto!

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 26.10.2019 – 21,45)

 

L’immagine è tratta dal portale:
http://www.salveweb.it/images/varie/notizie/2010/torrepali_2.jpg

 

*

Ad Alda Merini

Oltre le brume del Naviglio
il fumo d’una sigaretta
fende l’aria e la intorba.
La mano scorre su un foglio
bianco:
disegna pensieri osceni
come piccoli cerchi
che sfumano dalla bocca
dopo aver aspirato
il cancerogeno miasma
d’una bionda.

 

La rimatrice assorbe
gli odori dell’acqua stagnante,
le impasta al tabacco,
cementifica i polmoni
e crea melodie
che impregnano
fogli e libri che alla rinfusa
ammiccano dagli scaffali
impolverati.

 

E dalla genialità
nasce il pensiero
che scopre la carne
che se ne sta negletta
a mostrare i capezzoli sfioriti.

 

Il latte dell’immensità succhio,
quasi a provare a me stesso
il gusto delle messi andate
ed il sapore del meglio che riposa,
che il sangue rimescola e riscalda
e i sensi avvince.

 

Santoro Salvatore Armando
(Boccheggiano 30/07/2006 18.14)

L'immagine può contenere: 1 persona

*

Anna Rita

 

Lei mi buttò sul letto senza amore
io senza amor non vivo, anzi ci muoio,
voleva un maschio e ci trovò un omino
voleva un gallo e ci trovò un ovino.

Ma a lei mi ero affezionato un poco
e spesso la cercavo sul lavoro
nell’intervallo insieme abbiam pranzato
cercavo amore ma non l’ho trovato.

Lei mi diceva che ero un uomo strano
(aveva avuto tanti maschi intorno)
maschi abbastanza facili al rapporto
io ero un uomo e con il fiato corto.

Senza amore trovavo assai volgare
a letto rotolar con una sgualdrina
ma lei cercava il maschio e non amore
io nulla davo senza un po’ di ardore.

Non lo capì, ma forse è colpa mia,
non l’ho saputa a fondo appassionare
in fondo ci son tanti maschi al mondo
maschio non sono e non lo nascondo.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 26.10.2019 – 7,52)

*

Cinque lustri dopo a Carema


La foto di Carema (TO) è di Sonia Menegozzo (Sullo sfondo il fiume Dora Baltea).

Cinque lustri sono andati via
non sono tanti eppure son passati
il tempo va e cosa vuoi che sia
la nostra vita va, sassi buttati.

Di quei bambini pieni di allegria
restano in mente ormai urli archiviati,
di quelle corse e tanta frenesia
restano genitori affaccendati.

Ma li ricordo tutti quei bambini
perché ad altri tempi m’han portato,
al tempo dei chiassosi canarini

quando bambino libero ho volato.
Ora c’è un gran volar di moscerini
per l’uva che nei tini ha fermentato.
 

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 25.10.2019 – 9,04)
 

- Sonetto

*

Trincea

Ci sarà forse un altro Carso,
forse anche una montagna che non sarà più il San Martino,
ci saranno ancora pulci e pidocchi
e il sudore indecente del vicino.

 

Saremo li per terra
in mezzo al fango tra urine puzzolenti ed escrementi
e chiederemo un po’ meravigliati
del perché di quella stolta guerra.

 

L’avevo conosciuto Franz
al bar del confine mentre giocava a carte con gli amici
e tra un bicchiere e l’altro
capito avevo ch’era un uomo scaltro.

 

Ora è lì disteso tra le pietre
con gli occhi aperti sta guardando il cielo
che anch’io vedo stellato
mi chiedo chi la testa gli ha forato.

 

E mi rotolo sui pensieri
mentre sonnecchio e sto pensando ai miei
provo a sognare un pasto al caldo
ed un piatto di polenta e osei.

 

* Osei = Uccelli in dialetto veneto.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 7.9.2019 – 5,54)

 

La foto è tratta dal portale di Wikipedia:
https://www.google.it/search…

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

*

Insonnia

Tu dormi
ed io son sveglio,
ma a te io penso ancora
sul sonno tuo ora veglio,
lo so che t’addolora
ma l’amor tuo vorrei.

 

Vorrei che a me pensassi,
ma questo amor tuo insano
sol danno ti farà
e non andrai lontano.

 

Invece s’allontana
questo mio amore strano
che verso te io provo
anche se sei lontano.

Ma io sono incostante,
mi stanco facilmente
ed ora son distante
ma ancor ti tengo in mente.

 

Di lui mi parli male,
e lui come ti tratta?
Penso che tu ami solo
colui che ti maltratta.

 

Vedrai che manca poco
a spegner la passione
dell’acqua stai buttando
e spegnerai il mio fuoco.

 

Salvatore Armando Santoro

(2016)

*

Conclusioni

Si può scegliere e leggere gli scritti da approfondire
senza che alcuno ce li consigli.
Non dovrò ringraziare nessuno per le ovvietà proposte,
nessun maestro che indichi la lavagna
e mi costringa di stare in piedi dietro la porta
se non leggo quello che vuole lui.

 

Mille volte sono stato asino:
ma io esisto e di lui non ricordo neppure più il nome
ed io pubblico i miei pensieri
che nessuno leggerà per non rubarmeli.

 

Tanto non riuscirò ad influenzare le masse,
nuove sardine nasceranno là dove il pesce azzurro è finito.
E tutti diranno che il loro sapore è migliore,
la loro carne ricca di proteine e di sostanze nutrienti.

Io so che di nutriente c’è solo quello che appaga il mio spirito.
Lo cerco sfogliando la rete,
togliendo le alghe,
la plastica rimasta impigliata.
E questo mi basta per capire dove siamo andati a finire,
dove ci hanno portato senza aver mai protestato davvero.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 01.03.2020 – 18:58)

 

La foto è tratta dal portale:
https://www.corriere.it/…/0ba57d76-4cb4-11ea-abdf-2e1b18f87…

L'immagine può contenere: testo
 

*

Sogno erotico (Limerik*)



M’hai detto che da anni eri cambiata
ma ho già ascoltato questa serenata,
poi tempo fa hai ridetto
è vero mi bendavo a volte a letto
sognavo esser da un negro deflorata.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 11.9.2019 – 19,15)

 

*Limerik è una composizione ironica inglese composta da 5 versi endecasillabi ed un settenario con schema AAbBA

 

La foto è tratta dal portale:
https://www.google.it/search?biw=1366&bih=605&tbm=isch&sa=1&ei=IS95XfeiDLuCjLsP-b2AkAI&q=Innamorarsi+di+un+negro&oq=Innamorarsi+di+un+negro&gs_l=img.3...36369.40127..40569...0.0..0.148.2658.2j21......0....1..gws-wiz
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*

Nel vecchio borgo

Nel vecchio borgo volo tra la gente
osservo il passeggiare e i monumenti
forse ho tristezza ricordo quei momenti
che anch’io tra lor vagavo indifferente.

 

Osservo adesso quel che non vedevo
i muri ed i ricami dei balconi
gli affreschi antichi e splendidi rosoni
mi vedo in carrozzella e anch’io piangevo.

 

E piango ancor per quello che ho lasciato
la gente mia e quel parlar sommesso
a volte anche l’urlo dei garzoni.

 

Luce rivedo tenue negli androni
a illuminare debole l’ingresso
della casa che un giorno ho abbandonato.

 

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 1.9.2019 – 11,11)

 

- Sonetto

 

La foto è tratta dal portale:
http://nellaseminara.altervista.org/il-palazzo-spinnato-ve…/

L'immagine può contenere: pianta e spazio all'aperto

*

Madrigale salentino

Mi fai girar la testa son sincero
ma cosa potrei darti alla mia età?
Di quel che posso non ne fo mistero

ognuno in fondo dona quel che ha.
Ma ancor possiedo un sentimento vero,
è un dono che regalo in quantità.

Alla tua età so che tant’altro serve
non sol l’amore tenero che ferve.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 9.9.2019 – 11,21)

 

https://static-www.senzacolonnenews.it/wp-content/2017/10/17223937/Schermata-2017-10-17-alle-22.38.50-653x367.png

*

I cipressi che a Bolgheri...

"I cipressi che a Bolgheri alti e schietti

vanno a San Guido in duplice filar"...

L'immagine può contenere: cielo, albero, nuvola, spazio all'aperto e natura

 

Quando bambino tentennando i versi
a mente ripetevo a volte assente,
mentre a pensare tanto tempo persi

e l’ore mie passavan tristi e lente,
per la marina spesso mi perdevo
inseguendo una bimba sorridente

e i versi del Carducci ripetevo
svolazzando su tremuli cipressi,
mentre i pensier nei nidi nascondevo

tra gli agrifogli verdeggianti e spessi,
sovente dietro ai sogni mi sperdevo
che mai non son cambiati son gli stessi.

Crebbi così tra slancio e indecisione
ma anche tra indolenza e delusione

ma in cuor stretti portai quei cipressetti
e in mente anche quei teneri versetti.

Salvatore Armando Santoro

(Bolgheri 3 settembre 2019 – 17,01)
 

- Madrigale di tipo petrarchesco.

 

- Nella mia foto dell'11 Febbraio 2020 i cipressi di Bolgheri.

 

*

Desolazione


L'immagine è presa dal portale:
https://it.aleteia.org/2016/03/04/i-sintomi-della-desolazione-e-i-consigli-per-affrontarla/

Son stanco e stanco guardo questo mondo
dove la melma e il fango mi sommerge
neppure più pazienza e amore emerge
in mezzo alla fanghiglia nuoto e affondo.

E vago come un vecchio vagabondo
che ormai il suo passo al limite converge
e non c’è più un affetto che deterge
ormai siamo sommersi dall’immondo.

Mi chiedo a volte quale torto ho fatto
ma poi mi accorgo che l’imbuto è stretto
provo a passarci ma divento matto

e sento una gran fitta in fondo al petto
dintorno a me ormai tutto è disfatto
inutilmente un’alba nuova aspetto.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 2.9.2019 – 10,52)

 

- Sonetto

*

Ho un’amica che fuma la pipa (Limerik*)


Ho un’amica che fuma la pipa
sta lungo il fiume, è seduta alla ripa
prova a lanciar la lenza
ma senza l’amo ci vuole pazienza
ma lei di calma spesso strarìpa.

 

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 10.09.2019 - 14,23)


*Limerik è una composizione ironica inglese composta da 5 versi endecasillabi ed un settenario con schema AAbBA

 

La foto è tratta dal portale:
https://www.ebay.co.uk/p/Photo-Painting-Monkey-Smoking-Pipe-Funny-Art-Print-Poster-Hp1852/1669368957

*

Odor d’antichi pozzi

Oh, terra mia che ancor gli effluvi effondi
delle acque stagnanti lunghi i fossi
tra gli ulivi giganti della Piana
in mezzo alla calura verdeggianti.

 

Sgradevole saliva il denso odore
fino al piano, l’olfatto mi colpiva,
eppure a volte il viso ho rinfrescato
l’arsura ho spento e l’acqua vi ho bevuto.

 

Ma resta nella mente l’acre odore
che ammorbava l’aria e mi disgustava
tra l’alghe verdi e viscide dei fossi
il passo a volte anche vacillava.

 

Ed avvertivo il sibilo nocivo
delle zanzare in volo sulla pelle,
mio padre afflitto da febbre quartane
disteso lamentoso tra gli ulivi.

 

Oh qual ricordo dei miei dì giulivi
di strade bianche ancor distese in mente
da Polistena fino a Melicucco
tra siepi di rovi e bianche campanelle.

 

Le cerco e a volte desidero un ritorno
ma tempi duri in cuore vi ho archiviato
eppur si sogna ancora quel passato
per ritrovare amici e affetti intorno.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 22.02.2020 – 20:54)

 

L'immagine può contenere: spazio all'aperto, natura e acqua

*

Audaces fortuna juvat

 

Quanto potrei amarti non lo so,
siamo volubili ed infidi talvolta
il nostro amor talor presto si spegne
come in città di notte luci e insegne.

 

L’amor senile spesso tanto dura,
ci si attacca alla vita che ci sfugge
è sempre intenso e ricco di passione
perché si vuol scacciar la delusione.

 

Spesso non si ha il coraggio di svelarsi
l’affetto che si prova si camuffa
a sterili battute chiedi aiuto
si teme di ricevere un rifiuto.

 

E allor per anni ho nascosto in petto
quello che a volte invece è condiviso
ma titubante di incrociare il peggio
nel dubbio del rifiuto sempre ondeggio.

 

Ci andrebbe invece un poco di coraggio
rendere audace e esplicito il messaggio.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 10.09.2019 – 13,15)

*

Amor che crea follia


 
Dammi un poco d’amor dammene appena
ch’io lo possa gustare a pranzo e a cena

regalami se puoi una carezza
rinfresca la mia la fronte come brezza

fammi goder felice il levantino
che appena increspa il mare salentino

dammi un chicco di cuor ch’io l’alimenti
e faccia germogliar grano e frumenti

il cuor mi stai riempiendo di pazzia
mi porterà l’amore alla follia

e soffrirò, lo so che soffrirò
ma l’attimo va colto e coglierò

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 9.9.2019 – 12,52)

 

La foto è tratta dal portale:
http://www.lanuovabq.it/it/alla-riscoperta-del-significato-autentico-del-carpe-diem

*

Alba Romagnola

All'alba,
quando il mar schiude i cancelli,
e l'onde abbraccia striate di rosino,
scivola lenta in mare una paranza
sospinta da un debole garbino.

 

Voci distanti
lambiscono la rena,
un "issa"
urlato giunge da lontano,
un "tira" s'accompagna
e il verso strano
dei puffini
dal ciel ridonda al piano.

 

Sguazzi attorno al timone,
e la carrucola che gira,
la prua che solca il mare e lo scolora,
l'ombra che si distende sopra l'onda
che s'allunga, si frange
e poi s'affonda.

 

L'occhio proteso a misurar la rete,
le prede che sguazzano,
ormai invano,
l'odor del pesce fresco
e della morte
che impassibile arriva piano piano.

 

E il sole, alfin,
che già raddrizza i rai
e la spiaggia che s'affolla di bagnanti,
di bimbi gioiosi
che guazzano tra l'alghe

mentre un odor di piade si diffonde
e corre appetitoso sopra l'onde.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 19/08/2006 13.04)

 

Garbino = vento di Libeccio (così chiamato sull'Adriatico)
Puffini = Sono una sorta di uccelli marini (le cosiddette Berte)
Paranza= è un barcone da pesca simile ad un peschereccio

 

La foto di Cervia di Fabio Ferrari è tratta dalla pagina:
https://travel.fanpage.it/il-mare-della-romagna-non-e-solo…/

L'immagine può contenere: nuvola, cielo, oceano, spazio all'aperto, natura e acqua

 

*

Povero di spirito

Il mio pensar lo so a te non serve,
ed anche a meditare è tempo perso
allor compongo a volte qualche verso
che nella mente mia matura e ferve.

 

Spesso nel mio parlar non ho riserve
e rischio d’apparir anche estroverso
ma il mio pensiero è come un cielo terso
ed a guidarmi è solo cuore e verve.

 

Ma ormai non puoi capire ed anche è tardi
quello che tu m’hai dato l’ho perduto
anche ho tagliato gli ultimi traguardi,

 

non certo primo e né da uomo astuto,
ma pur se sveglio come i gattopardi
meglio fossi rimasto sordo e muto.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 17.02.2020 – 20:20)

 

- Sonetto

 

La foto è tratta dal portale: https://paginesparsesite.files.wordpress.com/…/povertc3a0-6…

L'immagine può contenere: una o più persone e primo piano

*

Turbamenti

 

Alla mia età non si ricerca il sesso
anche se da piacer l’accarezzare
il corpo d’una donna e fornicare
ma come un tempo non è più lo stesso.

L’istinto sempre è vivo ancora adesso
ma oggi è l’emozione a trionfare
sempre voglia si ha l’amor donare
ma ora è sentimento e non amplesso.

Sia mente e corpo ne hanno un godimento
e si rincorre l’ebbrezza del piacere
che degli umani è vita e nutrimento

sempre ricrea le dolci atmosfere
che eran fonte d’intenso turbamento
delle nostre pulsioni giornaliere.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 6.8.2019 – 12,04)

 

- Sonetto

*

Sapeva di niente



Sapeva d'amore
sapeva di mare
di acqua frizzante
di fresco torrente.

Sapeva di flutto
di onda avvolgente
che batte insistente
che urla potente.

Sapeva di vento
di soffio ruggente
di alito lento
carezza languente.

Sapeva di sole
di luce brillante
di fuoco bruciante
che scalda silente.

Sapeva di tutto
riempiva la mente
ma dopo alla fine
sapeva di niente.

 

Salvatore Armando Santoro

 

Nella mia foto: Mareggiata a Leuca

*

In quei filmati

L'immagine può contenere: una o più persone, persone che dormono e primo piano


In quei filmati non è solo il tuo corpo imprigionato,
lo sono anche i tuoi gesti,
il tuo goder selvaggio,
lo son le tue espressioni ardite,
quelle affettuose che un giorno hai pronunciate,
quelle che la foga d'amore t'ha ispirate.

In quei filmati è impressa la tua pelle,
la gioventù, che ormai da te è fuggita,
v'è la tua schiena bianca ed inarcata,
i tuoi seni ancora prosperosi,
v'è la tua voce che per me è immutata
d'ogni rancor svuotata.

In quei filmati vi sono i miei vestiti,
quelli che appassionata mi sfilavi,
quelli che lentamente anch'io ti ho tolti,
v'è la tua nudità senza pudore,
i movimenti del tuo corpo ansante,
v'è anche il tuo sudore.

In quei filmati ci son le mie ciabatte
che agitavi ai tuoi piedi, sorridente
e dicevi d'amarmi immensamente,
ci son parole come neve liquefatte,
ci sono le parole che hai scordate,
quelle vuote che al sol si son disfatte.

 

Salvatore Armando Santoro

(2013)

 

 

*

Sciogliamore


L’immagine è presa da: https://lascuoladirosa.net/wp-content/uploads/2012/07/pinocchio-e-geppetto-3.jpg

Rincorse l’amore
per giorni per orerincorse l’affetto
ma fece Geppetto.

 

Finì in mezzo al mare
i pesci a guardare

in una balena
a pranzo ed a cena.

 

Poi venne Pinocchio
che come un ranocchio

salto nella pancia
Geppetto poi aggancia

e salta sul mare
a terra a remare

col tonno cortese
che in mare lo prese.

 

Alfin s’é svegliato
in terra portato

i cocci raccolto
un poco sconvolto.

 

Ma non apprende
al vecchio ritende

perché nel suo cuore
cova ancora l’amore.

 

Per questo si danna
e il mondo lo inganna,

ma, niente, persiste
e sbaglia ma insiste.

Salvatore Armando Santoro

(14.8.2019 – 10,19)

*

Tracce

 

Tracce d’un passaggio antico
ombre di luci e chiaroscuri
rampicanti che s’aggrappano alla vita
felicità nascenti
tra vetri di finestre inesistenti
e muri fatiscenti.

 

Colori vivi riaccendono la mente
ridanno nuovo fulgore
alle serenità da tempo spente
voci lontane fan tornar la vita
in stanze ormai silenti
dove è sparito il canto
il lieto rumor di tanta gente.

 

E l’allegria ravviva ancora i cuori
la stasi riporta in movimento
ed è bastato l’estro d’un artista
e poche pennellate di colori
per ridonar fulgore a quello che era spento.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 13.02.2020 – 11:48)

 

La foto del dipinto è di mio cugino Santoro Enrico di Cutrofiano (g.c.)

L'immagine può contenere: pianta e spazio all'aperto

*

Risvegli


Nella foto “Pulpito di Nicola Pisano”della Cattedrale di Siena (da https://www.sienacomunica.it/risvegli-arte/ )

Dormivo quel giorno, dormiva anche il mare,
pigra era l’onda sulla scogliera
io ero solo, lei più non c‘era,
aveva smesso per sempre d’amare.

E nella notte, poi avevo capito,
solo il vizio l’aveva guidata
di fornicare si era stancata
anche l’entusiasmo era finito.

A volte si è ciechi pel troppo amore
e ci vediamo una pura bambina
ma nel tuo letto c’è una sgualdrina
che sopravvive vendendo squallore.

Dormivo allora, ma oggi ancor penso,
e non è facile dimenticare
ma chi ci crede si fa spesso ingannare
da un affetto senza alcun senso.

Dopo la torta finita è la festa
di tanto amore nulla più resta
ma a lei è rimasta vuota la cesta
era mondana non fuori di testa.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 5.8.2019 – 9,05)
 

*

Carezza

Brucia ancor la mia pelle
ed è la mano tua che l’accarezza
la fonte del calor
che sento ancor
che i sensi tiene svegli,
come il gusto solletica i papilli
e tu sempre tremante
piena d’amore t’agiti e fibrilli.

 

Freddo è il mio letto adesso
tolto ho l’asciugamano rosso,
è spento il tuo brucior
che mi scaldava allor,
ed anche è spenta la tua voce
più non sussurra le tue frasi oscene
che m’eccitava i sensi
che sangue pompava intenso nelle vene.

 

Tace anche quel lento cigolio
delle molle di un talamo dormiente
e tardi ormai, e adesso più non posso
per riattizzare il fuoco,
neppur bruciare quell’asciugamano rosso.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 12.02.2020 – 20:43)

 

Nella foto l'asciugamano rosso che se potesse parlare ne racconterebbe di storielle.

*

Precarietà


Un giorno il cigno mio spiccò il volo
tra libri polverosi se ne stava
ma forse un poco Lorca l’annoiava
con Leopardi si sentiva solo.

Quel volo durò poco e cadde al suolo
il becco picchiò in terra e ancora sbava
sol l’acqua pura il danno non lo lava
io invano l’accarezzo e lo consolo.

Lo so che lui era instabile e precario
ma quanti a questo mondo non lo sono?
Non serve aver vicino un dizionario,

se son precario come tal ragiono
per Nagel* è un principio prioritario
a questo ragionar non v’è condono.

Potrò con il pensier libero andare
ma la precarietà non puoi ignorare.

* Thomas Nagel il filosofo della precarietà

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 19.8.2019 – 23,16)

 

Il cigno di legno è un regalo ricevuto da un ragazzo che tantissimi anni indietro era rimasto a piedi ad Aosta perché aveva perso il pulmann e lo accompagnai a casa in un paese distante una ventina di km dal capoluogo. Per ricompensarmi mi ha regalato un cigno in legno che aveva scolpito con le sue mani e che ancora oggi galleggia in mezzo ai miei libri.

*

L’inganno del tempo


La foto è presa dal portale: http://www.noisiamofuturo.it/2018/02/05/linganno-del-tempo/

Se potessi cancellare l'inganno del tempo
lo farei solo per te.

Non vorrei che i tuoi anni diventino un peso,
non lo sono, non lo saranno mai.

Gli anni sono fonte di saggezza:
non ascoltare chi ti dice che sei vecchio.
Nessuno è vecchio
ma è maturo sotto tutti gli aspetti.

Non sprecare i tuoi anni,
inseguendo chi non vuole un po' averti.

Dai il tuo cuore a chi lo merita veramente:
il mio te lo sei meritato.

Continuerò a scriverti dolci frasi
fino all'ultimo dei miei giorni.
Anonima Salentina

- Adattamento poetico di S.A. Santoro
(31.10.2007 – 4:18:51)

 

- Quante balle si scrivono quando il cervello non funziona come dovrebbe!

*

Osservando la Maremma


L'immagine è tratta dal portale:http://www.martiniimmobiliare.it

Or che la sera imbruna e il vento tace
tra gli embricini più non si disperde
in fondo il mar Tirreno terso appare
più ai fumi di Piombino non soggiace.

Sulla Maremma senza gli acquitrini
intensi or sono i voli dei gabbiani
saettano in un ciel di voli sgombro
su prati spopolati di caprini.

Ed or m’allieta quel bel litorale
l’Elba disegna pigro l’orizzonte
di luci si colora la costiera
sullo sfondo la Corsica riappare.

E l’Argentario in fondo adesso brilla
per quel soffiar del vento tutto il giorno
lieve tra il verde sventola un vessillo
sul promontorio dondola ed oscilla.

In questa pace che avvolge la mente
affogo questo spirito ribelle
e spero proprio sempre soffi il vento
le nebbie al piano sempre lasci spente.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 13.8.2019 – 23,05)

*

Lu suli, lu mari, lu jentu

Mi svegliava nel cuore della notte
ora m’appare in sogno e mi tormenta
triste la vedo e senza prospettiva
sotto la pioggia con la voce spenta.

 

L’acqua scende dal cielo inaspettata
lucidi i suoi capelli ed inzuppati
ma lei sorride con gli occhi lucenti
quanti sorrisi che m’ha regalati.

 

Ed io felice tutto ho conservato
quante parole ha seminato al vento
anche le lacrime ancora sto contando
mentre volteggio ancora sul Salento.

 

Il sole ancora al vento s’accompagna
che urlando spazza a Ristola la costa
e avverto ancora un volo di colombe
sono i marosi che lo fanno apposta.

 

Anche il sole brucia la mia pelle
e m’accarezza ancor mente e pensieri
il tempo passa, lei dice ch’è cambiata
per me è ancor la stessa e sembra ieri.

 

Solo che la sua voce or se confusa
con l’eco nelle grotte di Melisso
bugie racconta ancor, ha raccontato,
ma ormai sta sprofondando nell’abisso.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 4.02.2010 – 6,15)

 

- Nella mia foto: Mareggiata a Punta Ristola di Leuca

L'immagine può contenere: oceano, acqua, cielo, spazio all'aperto e natura

*

Nevica


La foto è tratta dal blog:
https://riccardovarini.it/wp-content/uploads/2017/10/la-Neve.jpg

Oggi è giorno di versi
forse un po’ estemporanei,
forse diversi,
nevica la mente
sfarfalla l’emozione
le ammucchia come foglie
finita la stagione.

Spalo parole, invano,
altre s’ammucchiano incostanti
sfarfallano nel cielo
fiocchi bianchi vaganti.
E il cuore m’accarezza
un nuovo verso scrivo
penso a un amore andato
che cerco e che son privo.

Ma poi verrà l’estate
e il sol riporterà nel cuore
è inutile cercare
l’amore mai non muore.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 27.8.2019 – 11,12)

*

Letto, amore e fantasia


L'immagine è tratta dal portale:
http://1.citynews-today.stgy.ovh/~media/original-hi/46804531103612/sesso-6-22.jpg

Ormai io ti conosco mascherina,
è nel cervello che s’aggira il male
un giorno ti volevo anche curare
e m’hai mandato le foglie a scopare.

Tu sei infelice e tale resterai
forse già ti sei fatta analizzare
ma come vedi non ti serve a niente
ed ogni dì sei ancor più deficiente.

Da quando ti conosco ognor ripeti
che hai trovato infine l’uomo giusto
che ha del senno ed anche schiena dritta:
le tue parole? San sempre d’aria fritta.

Dopo mi spiegherai se t’ ha aiutato
quella tua stravagante fantasia
quando mi ripetevi con diletto
che occorre fantasia quando si è a letto.

Se sol bastasse di fantasticare
sarei già un grande mago ricercato
invece affogo nelle mie passioni
vivo infelice e ricco di illusioni.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 16.8.2019 – 10,11)
 

*

La voce del bosco

La voce del bosco conosco
silenzio
e poi il fischiare del vento
stormire di foglie
frusciare di acque tra gore
dopo ancora silenzio
il bramito di un cervo
e un canto di uccelli in amore.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 26.01.2020 – 22:59)

La foto è tratta dal portale:
http://www.turismofriuliveneziagiulia.it/img_appuntamenti/8704283b67256522_2317391335
 
L'immagine può contenere: albero, pianta, notte, spazio all'aperto e natura

*

Smarrimenti

In quel tuo bel giardino mi son perso
per quanto tempo dopo lo sognai?
Verde il Vereto sotto un cielo terso
da te ad amar quel luogo anche imparai.

 

A toglierlo dal cuore non c’è verso
ogni tanto riappar, ma non lo sai
insieme a te per me fu l’universo
ma per la strada adesso sola vai.

 

E tutti inganni, inganni anche te stessa
quando riappari con un nuovo amore
sei triste e in volto ancora più depressa,

 

più non borbotti come un bollitore,
sembri vecchia ed anche più diversa
da quando ero di luce portatore.

 

Nel tuo giardino adesso regna il gelo
e qualche pianta triste di asfodelo.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 01.02.2020 – 14:09)

 

- Sonetto ritornellato


Nella mia foto il Vereto di Patù (Lecce) il 2 Luglio 2010

L'immagine può contenere: pianta, albero, cielo, erba, spazio all'aperto e natura

*

Le temps passe


La foto è tratta da: http://www.galatina.it/mano-nella-mano

Ed erano queste allora le parole
“Le temps passe, le temps de l’amour
et déjà nous avons oublié“,
le ricordo, le ricordo bene
inseguendo colei che più non c’è.

E passa il tempo, passa
e noi scordiamo
i giorni in cui si stava bene insieme
e si cantava e s’era felici,
tu mi dicevi “amore“
ed io “ti amo“.

Ora non trovo più quelle parole,
più non le scrivo,
neppure più le dico,
ad altre no, non provo manco a dirle,
e a me non interessa di sentirle,
tutto quel bene non so più dov’è andato,
ora tu sei un’estranea ed io nemico
le cose belle abbiamo già scordato..

Ma ogni tanto risuona il motivetto
e mi regala un po’ di nostalgia
dell’età bella ch’è volata via
del tempo che l’amore ha cancellato,
ogni tanto a te penso e ripenso al tempo
dell’amor vero che per te ho provato.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 9.8.2019 – 8,40)

*

Santi

Nella mia mente sempre tu ci sei
il tuo squallore l’ho dimenticato
ed ho oscurato tutti i neri nei
sol pelle bianca ho sempre accarezzato.

 

Non ti ho mai tolta dai pensieri miei
col tuo squallore hai sempre galleggiato
quando apparivi e mi dicevi “Ehi”
in quelle chat che ho tutte conservato.

 

Adesso hai ben lavato il tuo cervello,
ma hai solo pulito le apparenze
in fondo sei rimasta un gran budello

 

hai sol represso alcune ambivalenze
le hai pennellate con un acquerello,
vive son sempre in te le incongruenze.

 

Invano vuoi apparire come i santi
solo te inganni, me più non incanti.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 31.01.2020 – 9:37)

 

- Sonetto ritornellato

 

L’immagine è tratta dal portale: http://www.sarnotelling.com/…/le-incantatrici-del-sarno-da…/

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*

Il pianto dell’assiuolo

Il canto mi svegliò dell’usignuolo
nella scarpata risuonò tra i rovi
insieme al pigolare di un assiuolo
e nel mio tempo antico mi ritrovi.

 

Riascolto l’accettar di un boscaiolo
vecchi rumori che nel cuor rinnovi
col verseggiar di un vate romagnolo
accenti ed armonie in cuor promuovi.

 

E qualche verso tenti a modulare
tra il dormiveglia che ancor t’avvolge
come in un sogno sembra d’ascoltare

 

antichi suoni che il pensier risvolge
inutilmente provi a cancellare
le dolci frasi che il mio cuor sconvolge.

 

E mentre lento un po’ di pace bramo
come tormenta giunge il tuo richiamo.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 18.01.2020 – 10:05)

 

- Sonetto ritornellato

 

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Consuntivi

Furono giorni di tenero amore
furono giorni di gioia e di festa
di notte s’andava a correre a mare
anche con pioggia, con la tempesta.

 

Furono giorni di grande passione
il cuore era chiuso ad ogni tristezza
parole dolci e tanta attenzione
bastava un bacio e una lieve carezza.

 

Poi venne il buio abbiam perso la meta
al vento urlavo ma tu non sentivi
io m’ero perso tra sassi e scogliere
un tempo il dolore per prima avvertivi

 

e mi chiamavi di notte, di giorno,
con lui vicino fremeva il tuo cuore
andavi in bagno per dir sottovoce:
“volevo ascoltare un po’ la tua voce”.

 

Eri un tormento perché ero lontano
e tu ripetevi che io ti mancavo
a me bastava una stretta di mano
a far del sesso neppure pensavo.

 

Mi stuzzicavi in tutti i momenti
non ti stancavi a ripetermi “amore”
e mi dicevi: “ho in corpo un tremore,
e un languorino che stuzzica ilcuore”.

 

Poi all’improvviso finì la passione
cosa che già avevo messo nel conto
la dolce stella era ormai quasi spenta
ed anche la luna era giunta al tramonto.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 30.01.2020 . 18,15)

 

La foto è di Antonio Fino (g.c.)

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Il mondo è dei matti

Tu paffutella e languida che appari
e mi accarezzi i versi nella mente
se scrivo vorrà dir che mi emozioni
ma è meglio non crear nuove tensioni.


Sto bene adesso, da poco ho cancellato
un falso amor che tanti danni ha fatto
forse è meglio tenere aperti gli occhi
piuttosto che far nuovi incontri sciocchi.

 

Quest'organo che ho in petto è un assassino
gli basta poco e in fretta si emoziona
si scalda a volte senza una ragione
e devo, poi, curar la delusione.

 

È meglio allor tenere sotto chiave
certi ormoni che scalzano incostanti
ma questo non è facile spiegare
a un cuor che non si vuole rassegnare.

 

Infatti questo cuor viaggia a tratti,
scalpita perché ancora prova affetto
ed io sono impulsivo e poco aspetto
ed alla fine incontro sempre matti.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 14.8.2019 – 3,27)

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Come un aquilone

Or come un aquilone volo in cielo
ondeggio tra le nubi i miei pensieri
come fiammella tremula sui ceri
ma sul passato ho già calato un velo.

 

Ma non son stanco e a nuovi amori anelo
ma più non domerò bradi destrieri
m’han demolito gli affetti sinceri
e come rosa m’ha seccato il gelo.

 

Ora l’animo mio vive sereno
più non m’importa dei miei antichi amori
e non aspetto più che arrivi un treno

 

che mi riporti i candidi tremori
del tempo ingenuo dell’arcobaleno
che ancor fa emozionare menti e cuori

 

e che si stende sempre a colorare
la mente che l’età non può oscurare.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 12.8.2019 – 8,30)

 

- Sonetto ritornellato

 

 

La foto è tratta dalla pagina: https://www.luccaindiretta.it/…/aquilone-jpg-55959.660x368.…

 

L'immagine può contenere: nuvola, cielo e spazio all'aperto

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Verrà giorno, verrà

Verrà giorno, verrà,
già lo prevedo
e tu ricorderai gli anni passati
i tuoi pupazzi in fila metterai
un voto, più o meno, mi darai.

 

Forse a letto mi ricorderai
felice il giorno che m’hai conosciuto
quel dì m’hai detto che non t’ho deluso
e tanto amor m’hai dato
forse poco capito e immeritato.

 

Ricorderai i miei capelli bianchi
le lucciole splendenti dentro gli occhi
la tenerezza che t’ho regalato
ma ormai anche i tuoi occhi saran stanchi.

 

Agitare vedrai i tuoi pupazzi
al vento sventolare, e voterai
quello che è stato più di me potente,
lo squallido e il fetente,
ricorderai dei nostri giorni pazzi
delle fughe notturne nel Salento
forse un rimpianto rinfrescherà la mente
e tu rincorrerai la giovinezza
velata tra una nube di tristezza.

 

Soltanto me, però, ricorderai
rifiorirà l’affetto mio e il mio amore
troppo tardi per regalarmi un bacio
gesto tardivo nel donarmi un fiore.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 26.01.2020 – 9:40)

 

La foto è tratta dal portale:https://www.liberacittadinanza.it/posta-dei…/verra-il-giorno

 

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La voce del bosco

La voce del bosco conosco
silenzio
e poi il fischiare del vento
stormire di foglie
frusciare di acque tra gore
dopo ancora silenzio
il bramito di un cervo
e un canto di uccelli in amore.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 26.01.2020 – 22:59)

 

La foto è tratta dal portale:
http://www.turismofriuliveneziagiulia.it/…/8704283b67256522…

L'immagine può contenere: albero, pianta, notte, spazio all'aperto e natura

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Alba sul Salento

Questo silenzio ancora mi stordisce
bussa nel ciel rosato
pennellato
scivola dentro il mare illuminato
di un giallino che colora i sensi.

 

Nel cuore mio si sciolgono i dissensi
una pace m’avvolge
mi sconvolge
ed il pensiero a quelle sponde volge,

mentre la nuda roccia mi sorregge.

 

 

Contro tante brutture lotta e regge
questa mia stanca mente
dolcemente
ritorna al tempo andato, adolescente,
ricco di sogni e facili progetti.

 

Ritorna anche ai miei perduti affetti
che coloro di inutili versetti.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 29.01.2020 – 15:40)

 

La foto “Alba sull’Adriatico” è di Salvatore De Giorgi (g.c.)

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Tempesta

Allerta meteo previsti forti temporali nelle prossime ore - Prima Como

 

Luce abbagliante illuminò l’istante
poi cadde il tuono rintronò la sera
il bosco apparve e poi sparì distante
nuvole nere e un salice piangente
finestre chiuse e le lanterne spente.

 

E un luccichio tra i rami delle piante
gocciolio lento come di preghiera
e quel frusciar di quercia tremolante
canto di capinera spento o assente
scrosciare di fiumara, urlo di gente.

 

Infine un borbottio in lontananza
e ancora un lampo illuminò la stanza.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 10.12.2019 – 1:19)

 

La foto è presa dal portale:https://primacomo.it

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Canne al vento

Canne al vento s’agitano nel cuore
dolci ricordi ondeggiano di mare
mi incanto a volte ancora ricordare
un rosso sole che agonizza e muore.

 

E mi confondo a quel pigro tremore
di quei pennacchi stesi a colorare
un cielo che di notte vuol parlare
ma ancor regala un ultimo chiarore.

 

In questo mare il mio pensier s’affoga
mi ritrasporta ai giorni dell’incanto
momenti lieti mi rinnova, invoca,

 

ed io avevo solo lei d’accanto
che tanta linfa diede e nuova foga
ad un amor che ancora in versi canto.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 28.01.2020 – 12:48)

 

- Sonetto

 

- Nella mia foto: Tramonto a Punta Ristola (Leuca)

L'immagine può contenere: cielo, spazio all'aperto e natura

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Colori di Calabria

Colori di Calabria sopra il mare
mai la natura fu così benigna
ci regalò del mar l’intenso odore
pennellate d’amore.

 

Ci regalò il caldo del suo sole
un mare azzurro mischiato col viola
del vento sempre tenera carezza
ed anche la sua brezza.

 

Ci regalò i suoi monti
i boschi verdeggianti d’Aspromonte
i laghi della Sila, i monti del Pollino,
il rosso del suo vino.

 

Ci regalò il sorriso che ci onora
e l’accoglienza che sempre fu leale
ci regalò finanche la pazienza
mai resteremo senza.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 28.5.2019 – 10,29)

 

La foto è di Mariella Amodeo di Reggio Calabria (g.c.)

L'immagine può contenere: fiore, pianta, cielo, natura e spazio all'aperto

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Don Tonino Bello

(Ricordando Sarajevo 11.12.1992)

 

Aveva addosso solo il suo mantello
in cuor la pace e dentro il corpo il male
ma è la pace che dal cuore sale
che il male copre come fa il cappello.

 

Certo che non copriva il mal quel vello
ché il freddo della guerra spesso assale
questo mondo ipocrita e immorale
che ignora spesso il pianto del fratello.

 

Quel freddo inverno del novantadue
Anche Tonino in Bosnia al vento alzava
quelle bandiere che erano anche sue,

 

quella di Bosnia con forza agitava
ma ancor più forte, ed eran solo due,
quella di Pace al mondo sventolava.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 8.10-2019 – 14,15)

 

- Sonetto

 

L’immagine è tratta da:
https://www.avvenire.it/…/don-tonino-bello-la-vita-visita-p…