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Raccolta di poesie di Anita Napolitano
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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la debolezza del buio

La debolezza del buio

Vorrei poter essere arco di Epiro

e far esplodere la prigione come fece Iperione per i Titani

Non ci sono Olimpi senza macchia e non sempre

il cielo stellato  illumina  vele d’ argento

Airone ferito, avventuriero dell’ ignoto

a cui è rimasta una sola ala,  non immalinconirti

non lasciare che la furia di Poseidone

inghiotta  le stanche piume

Guizza, guizza fuori come delfino

salta, salta si intravedono nuovi orizzonti  in dissolvenza

Il buio si arrende prima o poi, anche lui cade

e cede il passo al bagliore della luce

che abbaccina. Spezza le catene, ho provato a mettermi

dalla  parte del torto e tra il bianco e la coltre del nero

la differenza spicca

Non nascondere la debolezza, l’ onnipotenza

è degli Dei e alle volte nemmeno

Non Lasciare che il ramo offeso prenda

la sua via, solo tu  puoi assassinare con un colpo secco

il marcio, non c’ è prigione più angusta

del cuore, liberalo e fallo volare con una sola ala

e una soltanto, riuscirà a trovare la strada non temere

Dopo il lavoro estenuante dei campi

sotto i soli cocenti la carne è logora, ma

il raccolto delle messi sarà ancora

più prospero e saranno gli occhi dell’ anima

a mutare la visione, e solo così

che nasceranno i bimbi eredi universali

di un nuovo mondo

E quando le messi brilleranno al sole

laverai la tua giubba, laveremo le nostre giubbe sporche di sangue

solo così nasceranno i figli della speranza

dell’ alleanza che affratella. Fa che Acamante non guardi

più negli occhi la guerra né in terra, né in cielo

Cigno bianco

offeso non lasciare che la tempesta

accompagni il tuo respiro, impara a ballare

sotto la pioggia e  vedrai che l’ azzurro trafiggerà

la gabbia, lasciati alle spalle la condanna del nero,

il nero prima o poi si arrende

 

*

tu disteso io in piedi

 

Reparto di oncologia

 

è già tutto compiuto, ma

il cuore è vivo e batte

batte e sbatte contro l' agonia

dei fiori, bracca, aggroviglia

chiome nere e chiome canute

ma non arresta il passo

e tra le pareti vuote

acide di verde, tu disteso e io in piedi

come quadri appesi

a guinzaglio teniamo il male,

che lucido ruggisce e ci strattona

come bestia inferocita

E noi soldati dignitosi di trincea

porgiamo il nostro petto

senza esporci troppo,

camminiamo quatti quatti

Tu disteso e io in piedi “

 

Ho temuto l' arancio

così come ora temo il verde,

il drappo retto

che separa i vivi e i morti

E con le bende agli occhi

proseguo il mio cammino,

tu disteso e io in piedi attenti sulle mine,

aspettando ogni giorno un piccolo

raggio di speranza e congiungiamo in ieratico

silenzio le nostre mani che s' abbracciano

Tu disteso e io in piedi non sospiriamo

doloranti e non ci importa

del domani ogni giorno è santo

ogni ora, ogni minuto e se ci

sarà da ridere rideremo ancora

Il cielo oscuro non tappezzerà di ombre

il nostro volto, con il macigno in groppa

spezzeremo il pollice verso della morte