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Raccolta di poesie di Carla Vercelli
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

L’aria oltre il varco dell’inverno


Al di là delle stanze canterella bianca
l'aria dell'inverno, in note già vissute. Altrove

sarà il fruscio nella brezza delle gonne di mussola
e quello dei completi in shantung a spiegazzare
la voglia di vita nelle prossime stagioni.
Dovremo scegliere tra accessori e dolci apprensioni.
Opteremo per le seconde ché ben poco avremo con noi
-la lista è sempre più breve-
nessun rimpianto, nessun rimorso.

E ben poco d'altronde ci servirà
-sorrisi non richiesti tra i passi d'un ballabile,
sguardi di seta
verso il nido dei gufi
che misconoscono la notte.

*

Leziosa beatitudine

Ho imparato dai gatti
il mimetismo calmo e austero,
l’autentica ritrosia,
l’affetto centellinato e vero,
la memore riconoscenza.

Ho imparato l’autonomia
-implicita domanda,
lo sguardo che seduce
-riverbero di un regno di malizie,
lo scatto e la scorribanda
-estrema saggia irriverenza.

Ho imparato da loro
ad entrare ed uscire dalle tenebre,
l’attitudine
ad emergere da soverchie mischie

per sfolgorare in leziosa beatitudine.

Forgiata nel metallo la mia luce
è sempre più prossima all’alba

che ho cercato con le unghie.

*

Mitologica


Se potessi farti partecipe, Amore
delle trasformazioni che tu compi
in me, e dei tuoi stessi mutamenti.

Ah, se potessi dirti di quali amori
ho amato e sono stata riamata
-fra il privilegio e l’avventura.

Amori in eccesso. Pasifae
accecata dal desiderio.
Amori in fuga. Come Dafne
mutavo fattezze al solo pensiero.
Amori in ombra. Scomparivo
Euridice, al veto infranto di Orfeo...

L’amore mi trasforma e si trasforma
-gioca a rimpiattino col mio io
come i fiori che tralascio.

-Sì, aspiro alla mano immortale di Flora
che colga e non colga fiori divini.

*

Grafite

Io sono un segno di grafite
tracciato in supporto di nube.
(Sono la forma stabile del diamante,
di morbida untuosità al tatto
come punta sfaldata di matita.)

Esacerbata luminosità
distrugge il pallore e l’essenza
-
volatile, s’apre al Nulla.

Predilige, l’anima, per Essere
il chiarore intrinseco del foglio,
la tabula rasa dell’inconoscibile,
la possibilità del sogno -itinerari...

(e la giunzione di Venere e Marte
quando mi volto nuda e tu vi scorgi
-tra le ciglia nere- planetari.)

*

Sillabari

Se mantenessi lo sguardo per terra
mentre incedi sul sentiero del bosco
scorgeresti sassi di tutti i tipi
fogge e colori, bruniti, rotondi
come gatti acciambellati, rossicci
lucidi, aguzzi, albi avori di mammut.

La fantasia ha alla portata tutto
un bestiario di pietre fra le foglie,
una stranita vita nei contralti
degli scarafaggi e dei lombrichi,
un sillabario eloquente di bimbi
fra le eccelse parole dei rami alti

che già scrivono poesie.

*

Fleurs et chaise longue

("Tulipano rosso", olio su cartone telato, opera dell'autrice)

 

 

 

Rifiorire sulla tua bocca

profumata di parole nell'arcobaleno-

 

All'inizio, dopo l'ultravioletto di un addio

germogliai con la timidezza di una viola mammola

e la malinconia dei riflessi di un blues.

Poi spiccai un volo nell'indaco

tornai a correre su prati da verdi smaglianti.

Nell'infiorescenza di un giallo girasole, dunque

la mia eliotropia amorosa si compì.

E seguì l'arancio generoso dei gladioli,

la semplicità disarmante di quando si ama...

Ma domina in me, oltre il rosso

della devozione dei tulipani,

quello della superba infedeltà delle rose

quando sbocciano impertinenti

dello scarlatto più maestoso

occhieggiando a lidi alternativi,

incandescenti.

 

 Dall'ultravioletto all'infrarosso

la medesima evoluzione

da una dormeuse a una chaise longue

vuote:

 

lo stesso spettro d'amore invisibile,

in lontananza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Per un solo attimo di realtà


Mi domandasti serio -Cosa sono?
Identici ai fiori che dipinsi!-
Surfinie sono, surfinie oltremare
blu come la notte, come i lividi
sul cuore, le impronte dell'incontro
se approdi alla riconoscenza.

Qui sul terrazzo c'è l'ultimo tepore
e tutte le argille dei ricordi, i fianchi
si dilatano generando innocenza
strepitosa, le ali della pioggia ci fanno fiore
di murrina e braccia d'argano, ad alleviare
non so quale destino dalla furia del vento.

*

Caffè Florian

Lei entrò, riflessa nelle specchiere
la vaporosa nube bionda dei capelli,
la snella figura strizzata in un trench.

Lui l’aspettava sul velluto rosso
l’impeccabile leggerezza della giacca di lino,
davanti un libro aperto di D’Annunzio.

Girovagavano colombi incerti
nell’umido sorriso delle labbra
si distillavano gocce di rosolio.

Scorse in lei l’evanescente malia
dei cieli di Venezia, il soave languore
delle calli quando sale la foschia.

E la marea della sua voce d’angelo
era come l’eco della sua anima,
nel brusio della macinatura del caffè.

Con la magia delle sue forme disciolte
dal rigoglio spumoso degli stucchi
immaginò la via della seta e l’Oriente,
intero.

L’amò attraversando il tempo e lo spazio,
fra la vanità delle cose della terra
e l’immutabilità cangiante del cielo.

Divennero memoria e desiderio.

*

Preferisco che tu venga a prendermi


Col rammarico fasullo dei poeti
le dracene perdono foglie
-è normale in questa stagione
lasciare qualcosa, qualcuno_

Più facile dirsi addio che amare,
sfoltire invece di rinvigorire,
soffrire invece d'essere felici_

Contro ogni catalogazione
resta qualche sparuta venatura
attaccata, tenace; nessuno
così pervicacemente solare_

come fossimo noi quindicenni
-lo siamo sempre stati-
o, al massimo, avessimo trent'anni
e preferissimo paesaggi con figure_

ci dispiacesse non sperare
in cuori, in sogni, in tempi abitati.

*

Filigrane di betulle, simposi


Filigrane di betulle, simposi
di delicati passeri ciarlieri
che prediligono il tepore urbano
a fitte nebbie gelide e padane.

Piume, zampette, capini graziosi
fanno spole dai rametti ai sentieri
finché una dolce e minuta mano
non offre loro briciole di pane.

Allora tornano in guizzi giocosi
a vite di piccoli desideri,
a rimirare da molto lontano
le grandi ansie, smanie e angherie umane.

*

Aura d’artista

Rischioso aver a che fare con un artista
ti dipinge sempre a modo suo
col pretesto d'idealizzare
ti cinge i capelli della pagina bizzosa
di un tempo immobile

quando ancora non ti conosceva
e non eri rondine, né tramontana
né onda, né marea.
Eri afasia di parole

e con le tue e le sue parole mute
ti traccia
come l'espressione arcaica di un dubbio.

In uno studio poco o tanto illuminato
ti rinnova
la fiducia nell'esistenza-
giovane e scandalosa. Ancora.

E tu non stupisci neanche tanto
perché è così che tu vedi lui.

*

Killarney

Sul lago fermenta repertorio serale

e la brughiera irlandese stinge

nello specchio del sole lunatico

un anello di nuvole capricciose

distanti barlumi incastonati

nel cielo sempre in movimento.

 

Saranno gli spiriti del bosco

o un agnellino sfuggito al gregge

a belare di malinconia

sino al filo d'erba più verde

della mia anima?

 

Non è irraggiungibile Killarney

questa notte

che volge in ametista e agata

il placido stare attonito

del mio giorno scompigliato.

 

L'immagine è opera dell'autrice, "Lago di Killarney", acquerello.

*

Camouflage

Attendi, seduto sulla soglia della luce
-in questo tempo di dolina-
confuso tra gli oggetti senza nome-
ennesimi tentativi di trovarti.

La segreta corrispondenza delle e dalle cose
suscita missive nuove in cui esprimi la mancanza.
Ti manco, vivaddio, ogni giorno di più, dici.

Attendi intanto a qualcuno -suggerisco-
prenditene cura. Con amore.
La misura dell'amore è l'infinito.

Camuffati da sabbia, da prato, da nevaio.
Confonditi, confondimi.
Che tu sia più natura del deserto,
della collina, del monte, del fiume,
delle vespe, delle lantane, degli isomeri...

Ti troverò comunque, dovessi percorrere chilometri
e non ti sei mai mosso,
nido di piccoli adepti alla felicità
sul contraltare del dolore.

Ti troverò: non ti sei mai mosso
-per pudore incoercibile-
dal glucosio delle mie labbra.

*

Ondivaghi


Stiamo nel tardo pomeriggio, ondivaghi
dell'amore. Amanti. China su di noi
l'ombra sacra dai salici infuocati

s'alzano in volo germani reali-
rubini, lunghi gemiti del giorno.
Gli scoiattoli trepidano per noi
un concavo rifugio di mitezza.

Non ci scoveranno mai.
Abbiamo queste mura di ninfee
una canzone, l'occhio stupefatto del vento.
Stiamo sul verde abisso di un gioco felice.

*

La casa abbandonata


Sovraespone verde rigoglioso
l'ex frutteto di peschi e di ciliegi
quasi una giungla in stile rococò
a misura e prova di buon selvaggio.

Liane di arrampicanti bignonie
penzolano tra gli aranciati fiori
ravvivanti i ceruli pallori
della casa liberty anni 'trenta
dalle ossidate chiuse tapparelle
e i bei cornicioni sbriciolati
sotto la scrostatura dei fregi.

Avventurosi tordi e rondinelle
alle grondaie non nidificano più.
Qualche sparuto gattone curioso
bighellona nelle erbe alte infestanti
fra l'aristocrazia delle paulonie
appropinquarsi all'entrata tenta
-ove edera colonizza i mancanti
intarsi dell'ingresso a vetrata-
poi si guarda attorno e se ne va.

In notti di scolatura dal tetto
in mezzo al cortile -dimenticata
la gomma di una ruota di scorta
vorticizza tre sprovvedute stelle
come fosse un attivo pozzetto
invitandole al fantastico viaggio
in echi di trascorsa felicità
impilata su masserizia antica.

-Proprio fino alla sbarrata porta,
proprio proprio sino al tempo che passò
e non è più, e non è più, e non è più...-
un clacson pare imbonisca e dica.





*

Però quant’è vago il lago d’inverno


Però quant'è vago il lago d'inverno

con l'ornatezza bianca della nebbia

stenebra pensieri sino al silenzio.


Non triste, bensì raccolto bocciolo

di lilla ondeggia -diviene emozione

tutta la bellezza armoniosa d'un arpeggio

la soffice carezza di una cipride

_il dardo di Eros, scacco e saccheggio

alla pretestuosa ragione.

*

Presso l’acqua

Non posso stare lontano dall'acqua
torrente, fiume, rio, laghetto, stagno...
vi sono nata, porto il dolce segno
profondità scura che si dilegua

La contemplo, mi contemplo, dissolvo
scorro, trascorro, muoio e poi rinasco
limpida traspaio, di nuovo fluisco
cambio, muto, metamorfoso, evolvo...

Non sono altro che un riflesso fuggiasco.

*

Il tamburello


Ambrata pelle, la fanciulla in fiore
poggia angosce su musica silente.
Il tamburello e il ritmo del suo cuore
paiono taciti e non s’ode niente.

Il viso ha diffuso il suo rossore
nell’astenia dettata dall’assente
e dolgono membra pel mal d’amore
che le sconvolge l’anima e la mente.

Tintinna appena il bronzo dei sonagli
che ornano, con graziosa campanella,
il cerchio teso d’agreste strumento.

Si pente ella d’aver commesso sbagli
ché come foglia s’è zittita al vento
la sua storia e l'allegra tarantella?

Ma era ed è così bella
la vita nei suoi scalzati passaggi,
che note e dì le sembrano, alfin, saggi.

*

Coincidenze

Felice, la memoria
srotola giorni di tears and rainbows.

Ho scritto su un papiro il nome del mare
e sull'avambraccio il tuo.

Talvolta le coincidenze succedono,
la vita accade

senza aspettare
il ricordo è già onda, colore, lacrime,
carne, parola. Amore, dicono.

*

Terra di nessuno


Giungi da quel luogo, fluido e indefinito
dove io, femmina, relego talvolta gli uomini
per tedio, noncuranza, esperienza o saggezza;
da quella terra di nessuno che ti marchia negli occhi
una seducente non appartenenza a nulla.

Nelle tue contraddizioni sguazzo,
sfoltisco appena l'erba alta del percorso,
vi aggiungo le mie rigogliose antinomie;
mi soffia sul viso un'inquietudine creativa,
l'energia che si espande oltre i miei limiti.

In prossimità dei nostri confini
diventiamo sempre più differenti:

io ho gerani e petunie alle finestre,
qualche guizzo di materna comprensione,
una contenuta fittizia emotività da filosofa,
laghi calmi e sorrisi tra le ciglia;

tu hai le imposte semichiuse,
forse il sole abbagliante dei cicli di Monet
pagliai gialli e vivide cattedrali,
dinamismo da demone ogni volta che parli

molto da dichiarare
e una voglia matta di contrabbando...

*

Lou a Orta


Deve essere stata la stessa luce
che accolse Lou e Friedrich in un giorno di maggio
dopo la salita da Orta al Sacro Monte:

la luminosità rinviava all'effetto dei colori,
i colori rimandavano al profumo delle resine,
i profumi sottintendevano canzoni wagneriane dalle onde.

Sì, deve essere stata la stessa luce
che illuse Nietzsche e gli saturò la mente

la stessa luce che liberò crisalidi dal cuore di Lou
e ne generò farfalle, ostinatamente pertinenti.


*

Arrivai a Cordova

Arrivai a Cordova
che la mattina ancora assonnata
dipanava i suoi riccioli d’oro sul letto
scuro e caldo del Guadalquivir.

Chiare furono allora le parole
“...Cordova lontana e sola...”
Più ci si avvicina a Cordova
più essa è mai raggiunta

Sfugge nei giochi di luce
tra il Ponte Romano e la Sierra Morena,
nelle mille prospettive
della Mezquita Catedral,
nei dedali tortuosi dell’interno
dove i patios fioriscono d’ascese e decadenze.

“...Cordoba lejana y sola...”
Metafora della meta non intermedia,
del luogo non provvisorio.
Una bisaccia consunta per raccogliere olive e versi
e alla magnificenza forse giungere,
infine.

Concepimmo un poeta quella notte.

*

Sulle rive

Poesia che levighi,

con tempra furibonda pieghi,

deformi, risani, sino alle ossa.

 

Ne esultano i giorni

affastellati come sassi

in sponde alla vita

che stagna d'acqua sonnolenta.

 

Tu, poesia, onda ribelle

che t'incunei nella diaspora del tempo

nel logorio della parola

 

fra pietre di senso

t'avvali dell'ossigeno di un possibile dio

per espirare una genesi dirompente:

 

guizzano luci dalle branchie dei pesci

e si creano fiori dal limo e dal nulla

 

così lussuriosi e puri

da governare la corrente.

 

L'immagine è opera dell'autrice, "Amorino dormiente", olio su cartone telato.

 

*

Watteville


Maestro dimmi
a cosa sarà valso
posare per te
esibire la pelle avorio e seta
percepire la vertigine del turbamento
come un tulipano rosso
all'occhiello del tempo?

Avevamo dalla nostra
tutti gli azzurri di aprile
e i vigneti avvampati d'ottobre
per variare le vesti
al ritmo inusitato dell'amore.

Il destino si crea
come tu crei i colori
e placido li distendi
-paesaggi interni invisibili-
sul mio corpo di lolita
io assumo tutte le sfumature dell'iride
da un torpore bianco.

Ma cosa sarà valso
tutto questo zelo
nell'immortalarmi
se muore in te l'amore
e non sei ora dove importa
che tu sia, ad un passo
da quello che hai creato?

Se non fossi sicura di rivederti,
nel mio pensiero di sibilla
prevederei una letargia
senza arcobaleni

la rottura dell'alchimia
tra la terra e il cielo.

*

Delle tue mani

Delle tue mani
conosco il ritmo, l’umiltà,
l’andatura e il gesto
non allineati del coraggio.

Il concetto che si fa attuazione
colore, materia, legno, creta
bronzo. Leghe e legami.
Il pensiero cardato dalla scrittura.

So delle tue mani la carezza
sul viso e dentro. Più a fondo,
a fondo più di quanto appare
la minima luce, il minimo corpo.

Venero le tue mani forti e delicate:
il polso che congiunge alla terra,
il carpo dove si muovono strade,
il metacarpo, più invitante, di sentieri,

le unghie sono richiami felini,
i palmi coppe con miele delle nubi,
le falangi destinazioni per migratori.

Delle tue mani non conosco la rabbia,
il pugno scomposto,
il cambio repentino delle carte,
la falsità del baro.

Conosco l’autentico respiro dei tuoi pori,
la complessità delle articolazioni nervose
che obbediscono a un caso di scelte.
So i muscoli, i gangli e le sinergie celesti.

Celeste
so il caldo tepore delle dita
quando mi prendi per mano
e intrecci tenerezza alla tua.







*

Concerto (i miei morti)


Vi immagino nel giardino grande
d'una villa palladiana sul Brenta
con antichi strumenti musicali:
un clavicembalo, un flauto, un liuto,

la voce solista che si espande
fra le note di lieti madrigali,
l'acqua che scorre placida e lenta
su confidenze che vi ho taciuto.

Gli alberi ondeggianti al vento,
la ieraticità delle gorgiere,
ritmo e colore dai vostri vestiti,
un dio classico in marmo pregiato

a idealizzare il fugace momento.
Vi immagino eternamente adibiti
a felicità e sogno provvedere,
con chi, come me, avete amato.

*

La consistenza del voile


Avrei voglia della libertà
di un sogno -essere arborea
fronda, radura, terra,
come Dafne fuggire l’ingombro della carne,
in un voile di volant verde
ritornare incontaminato pensiero
-evento che deve realizzarsi ancora-
muovermi al soffio del grecale.

Nella cavea di un teatro antico
da una ripida gradinata
-alberello di lauro
assistere ad episodi salienti
della mia esistenza
snobbare le scelte compiute
i compromessi da commediante
gli imprevisti svincoli tragici.

Pigiare sull’acceleratore del tempo
e vedermi così -ragazza che ero-
a sentire ancora da te
-Ti dona immensamente il verde-
e in quell’immensamente
perdermi e rinascere
piccola foglia
nell’ombra allungata
dei tuoi occhi colmi d'amore.

*

Piccolezze

 

Le illustrazioni avevano la patina delle favole

e rosseggiavano i capelli tra le pagine, dolcemente

come quarantatré tramonti in un solo giorno,

la volpe e la rosa che volevano Esser-ci,

una addomesticata e l'altra innaffiata,

il legame e la cura,

nessuna solitudine, nessuna sopraffazione

-nessun controllo-

 

Le cifre erano righe sul pavimento,

giunchi centrifughi

-solo apparenze-

oltre le quali

sedersi a immaginare...

 

ed era ed è

questa la realtà.

 

 

 

(L'immagine allegata è dell'autrice del testo, "La volpe e la parola", olio su tela, particolare).

*

Grembo


S'addormenta l'amico sul mio grembo
di peonie e astri gentile lo sfioro
come una madre nulla gli domando-
è giunto dalla scintilla dell'aria

dal fosco rimuginare del tempo
ha con sé intrugli, polvere d'oro,
si è fatto verbo, incerto rimando
al miracolo o all'ombra immaginaria.

Come una madre il prodigio gli insegno
la mia carneanima, che è luce.

*

D’ora in poi


Tutte le cose che ho provato
ma non ho mai conosciuto del tutto:
la fotografia, il corso di danza e d'acquagym,
le lezioni americane di Calvino,
i monumenti, i musei e gli orizzonti all'alba,
quegli uomini che dicono adorabili bugie
per portarti con loro e, meno adorabilmente,
se ne vanno dalla tua vita

e soprattutto te,
d'ora in poi voglio vivere meglio;
un tentativo di discernimento mi compete
adesso che si è appianato quello strano conflitto
fra tempo e impazienza
e il tempo è il corpo e il corpo è la memoria
-tempo sedimentato

ora che impagino i miei giorni di vaniglia
e sentori dei mari del sud
sappi, mio amore,
che sei più di un fondale,
uno scenario, un atto...
Sei quel divenire delle cose che mutano,
e restano.

*

Optical

Talvolta siamo ai margini dell'emozione
sulla cornice sbrecciata di un quadro optical
osserviamo la minuziosa testura dei nostri incasellamenti
le nostre virtuosistiche spirali di riferimento
ci conducono appena con cinestesia illusoria
al nero sfumato del mistero.

Piuttosto che abbordare la mera illusione ottica
quanto sarebbe meglio sprofondare
nel sogno variopinto e incauto del cuore
e con un vigoroso movimento delle braccia
arrivare a sfiorare il viso di qualcuno
ravvisarvi l'immagine dell'amico
o dell'amore ritrovato
o anche di Dio.

L'Altro

Pigmento fermo
Insolubile pattern d'ogni moto
D'ogni commozione perno.