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Raccolta di poesie di Davide Marchese
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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Il fiore della melagrana

Il fiore della melagrana

 

Coglierai la melagrana

per mostrarne la beltà

tanto profumata

quanto è la vanità.

Non sarà per uno svago

che ne orchestrerai giaciglio

s’un desco, non a caso,

per non darle nascondiglio.

La vorrai a Te accanto

in quel canto profumato

che ti sa mostrare il pianto

a cui altri vuoi celato.

Sarà quel gusto asprigno

sgusciato dagli arilli

a baciarti col cipiglio

che morsica a bisbigli

la voglia di sentirla,

quella voglia fra le mani

che incanta e disincanta

al tramar dei suoi richiami.

Vorrai perderti con me

quando poggerai le dita

trascendendo, allorché

ci separerà la cica.

Sentirai come di foglia

il mormorio d’un lontano

rossigno di memoria

disadorna. Ritrovato

scrigno in cui rimbomba

l’ombra di chi è stato

nel guardo che si volta,

per coglierlo, dal ramo.

 

 

 

*

La giostra

La giostra

 

Fra i sorrisi di una estate

riconosco quello tuo

mentre affiorano i miei passi

dove il fiume non è in piena.

Torna alla penombra

delle scale silenziose

quella musica di giostra

quando avevi gli occhi chiusi.

Dove un poco si alza il vento

s'ingialliscono le foglie

quand'è che le calpesto

scompigliandoti i capelli.

Sotto portici di pioggia

scappavano i bambini

alla fine della scuola

trovandosi al riparo.

Fu il Pavone a dimostrarti

il suo effimero segreto,

( tesori ai piedi scalzi

d'un sfuocato arcobaleno...)

ma non lo raggiungesti

mentre io...l'inseguo ancora.

La lenza si attorciglia

non appena l'esca affonda,

rimangon le tue ciglia

ma lo sguardo non le incontra...

e dove non hai volto

riconosco quello mio,

pur...se il tuo non lo ricordo

sai che quello sono io.

Adesso sopravvivi;

so che sei davvero

dietro quel pertugio

ad attendermi dal retro.

Il locale s'è affollato

d'una grande confusione,

il temporale ha rinfrescato

i gerani sul balcone...

 

affondano i miei passi

nella sabbia dei ricordi,

nel fruscio dei campi incolti,

nelle brevi sonnolenze.

Rammento il tuo sorriso

però non ti ricordo,

fra le nebbie sollevate

dai fumi dell'asfalto.

Escon dalla terra

umidi i lombrichi,

segugi dei segreti

che la vita non trattiene.

Sgretolan le sponde

di miniere luccicanti,

dove ora si confondon

con fiori appariscenti.

Cadono sgualciti

petali fra i tuoi

cani addormentati

in cortili di cascina.

Il sole si diverte

fra i giochi di prestigio.

Ghigna. E il diamante

mostra l'iride smarrito.

Dalle ante filtra ancora

un po' di quella luce,

alla sera riconduce

e s'accendono i lampioni...

altrove v'è il silenzio,

la notte che dispera,

il grano ancora intento

a divenire quel che era.

Il fiume torna in piena

dove l'orme s'inghiottisce.

Fra i sorrisi d'una estate

quella musica finisce.

 

 

 

*

Aguirre »
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